di SANTO STRATI – Non è per un semplice “rimpiazzo” che i cittadini di Reggio (e del collegio 05) sono chiamati ad esprimersi oggi, domenica 27 e lunedì 28: c’è in ballo qualcosa di molto più importante che un semplice “ricambio” in Parlamento. È tecnicamente una surroga, una sostituzione di un parlamentare (Francesco Cannizzaro) che si è dimesso da Montecitorio perché eletto sindaco: per l’attuale legge elettorale vanno fatte elezioni suppletive per eleggere il sostituto. Ma, per una strana combinazione politico-astrale, una semplice consultazione locale si è trasformata in un test importante che ribalta Reggio nello scenario nazionale della politica.
Gli elementi da tenere in considerazione sono soprattutto due: dando per quasi scontata (almeno dal punto di vista numerico) l’affermazione del candidato di centrodestra Roscioli (definito il suo “alias” dallo stesso Cannizzaro), resta da vedere che tipo di risultato porteranno a casa gli altri due competitor (non se ne abbia a male Toscano, onnipresente mister zerovirgola a ogni elezione).
Per quel che riguarda la sinistra questo voto rappresenta un test significativo sul “campo largo”: esiste con i numeri che verranno fuori o è solo utopia per gli ultimi benpensanti orfani di una politica che ha smarrito la strada? Se il risultato di Frank Benedetto sarà rilevante (nel caso dovesse vincere) lo scenario del centrosinistra e dello pseudo campo largo diventa plasticamente più concreto: significherebbe che tutte le forze di sinistra (ripeto tutte, quindi dando per scontato che non ci saranno i quasi certi “dispettucci” del fuoco amico) hanno trovato un comune intento per un percorso politico che possa contrastare il centrodestra. Farà testo (in caso di sconfitta) il distacco dal vincitore: più sarà stretto, meno la vittoria del centrodestra apparirà un successo elettorale. Se il distacco tra Cannizzaro, ops Roscioli, e Frank Benedetto sarà grande ci sarà il de profundis per il campo largo: è una formula che gli scettici ortodossi di una sinistra che non esiste più considerano del resto impraticabile. E le ripercussioni sul piano nazionale non sarebbero certamente lievi. In verità, Benedetto si è speso molto in questa campagna elettorale, ma ha sbagliato strategia: «non passi lo “straniero”» ha lasciato indifferenti molti che aspettano ancora di ascoltare progetti e programmi. E anche questo depone a sfavore di una sinistra che dovrà fare un serio esame di coscienza per recuperare e riavvolgere il nastro di un passato che non ritorna per le troppe illusioni perdute.
La tanta conclamata “unità” (a Reggio a sinistra hanno sbandierato 12 liste, ma si vota per il candidato non per la lista!) rimane una pia illusione che potrebbe, forse, dissolversi, azzerando gli attuali vertici (non solo regionali) e individuando forze fresche, energie nuove, con idee, passione e quell’entusiasmo che sembra ormai dissolto. Eppure gli orfani infelici della sinistra che non amano l’attuale dirigenza (regionale e nazionale) non sono pochi e dovrebbero tentare di confrontarsi in una assise popolare con il vago sapore di congresso.
Ma siamo nel campo delle ipotesi e delle suggestioni. E qui veniamo all’altro protegonista della sfida reggina, che non è il buon Giannetta che continua a dichiararsi un “moderato” alla corte del generalone (vero e proprio ossimoro della politica!), bensì Vannacci che ha osato in piazza Duomo a Reggio, davanti alla Cattedrale che ospita momentaneamente l’adorata patrona dei reggini, parlare di diavolo e di Barabba, parafrando Ponzio Pilato fino a rasentare la blasfemia. “Volete Barabba o Reggio?”, ha detto provocando non poca indignazione. Ma ahimè, lo scadimento della politica porta anche a questo e chi stava in piazza ad ascoltare il generalone avrà da fare qualche considerazione dopo questa piazzata, davvero di cattivo gusto.
Torniamo a Vanancci: se il suo candidato (Giannetta) ottiene una percentuale a due cifre, il generalone vince la sua sfida alla Meloni: senza di lui la Premier può dimenticarsi la vittoria (?) alle prossime politiche. Senza i suoi voti il centrodestra non può farcela, ma se la Meloni accetta i suoi voti scoppia l’inferno con Forza Italia e gli altri moderati di destra. Come si possono conciliare le inaccettabili dichiarazioni di Vannacci (un vero e proprio tuffo al passato) con l’attuale linea di governo che la sorella d’Italia vorrebbe riproporre per le consultazioni del 2027?
Bella domanda, ma non ce n’è una di riserva. E allora bisogna considerare quale percentuale di voto Giannetta (leggi Vannacci) ricaverà dalle urne dei 71 comuni del Reggino per poter delineare il ptossimo scenario nazionale. Abbiamo visto che, in caso di una discreta affermazione (a due cifre) non c’è storia e, anzi, bisognerà cominciare a dare peso ai vari sondaggi che – su scala nazionale – gli assegnano un 8-10%. Ma se – e sottolineo se – Gian-nacci non prende (prendono) voti pesanti, allora il generalone dovrà tornare a più miti consigli e fare solo il rompiscatole di turno senza alcuna capacità politica. Ma chi vota Vannacci-Giannetta? Sicuramente i nostalgici fascistoni che sognano il ritorno all’ordine (ma quando mai?) e i delusi e fuoriusciti della Lega e di altre formazioni di centrodestra in cerca di un quarto d’ora di notorietà. I reggini che hanno la testa sulle spalle faranno sicuramente il giusto ragionamento e, probabilmente, non premieranno Gian-nacci , ma ricordiamoci che la democrazia si basa sui numeri e questi andranno rispettati.
Ovviamente, c’è anche lo scenario più fosco per il centrodestra: se la carica prorompente di Cannizzaro e Occhiuto non produrrà risultato, i sogni “nazionali” di entrambi svaniranno nel tardo pomeriggio di domani, lunedì 28 settembre. Occhiuto dovrà dimenticarsi la segreteria nazionale (anche se continua a ripetere che gli interessa solo continuare a fare il governatore della Calabria) e Cannizzaro dovrà tentare di risolvere i mille problemi di Reggio, da solo, senza il suo alias in Parlamento. Buona domenica.
