Vittoria bis di Cannizzaro: eletto Fabio Roscioli (51%)
Il campo largo non risponde (36,59%)
Vannacci infranto il sogno della Sassonia (10,94%)
Affluenza al 22,34%

di SANTO STRATI – Un distacco pesante dall’avversario di centrosinistra rimarca la vittoria di Fabio Roscioli su Frank Benedetto: è in realtà la vittoria-bis di Cannizzaro che ci ha messo la faccia (oltre a tutta l’animosità che lo caratterizza da sempre) con accanto il Presidnente Occhiuto. Una scommessa per due pienamente riuscita e un futuro nazionale (non c’entra niente Vannacci) che adesso viene riscritto con un’altraottica. La vittoria marcata del centro destra indica che la colazione sa essere coesa e inattaccabile e rappresenta in Calabria la punta di diamante del futuro di Forza Italia. Occhiuto, che continua a ripetere di non essere interessato, può puntare al prosimo congresso del partito (a gennaio) a spodestare l'”amico” Tajani (che a Reggio non si è visto) dalla segreteria giocando la carta del liberalismo democratico che può (e deve) fare a meno di Vannacci e dei suoi sodali. E Cannizzaro può vantare, ancora una volta, di essere davvero una “macchina da guerra” nelle elezioni. Ha riconquistato la fiducia dei suoi elettori (a Reggio città Fabio Roscioli ha stravinto) sostenendo che votare Roscioli equivale confermare la fiducia nel nuovo Sindaco.

I dati definitivi danno il 51,02% dei voti (38.359) a Fabio Roscioli (cdx), il 36,59% a Frank Benedetto (27.511 voti) (csx),il 10,94% a Domenico Giannetta (8.226 voti) e l’1,44% a Francesco Toscano (1.085 voti) (Dsp). Hanno votato 77.165 elettori su 345.486 aventi diritto al voto, e sono stati convalidati 75.181 voti. 1.387 le schede nulle, 596 le schede bianche, 1 scheda contestata.

In questa tornata elettorale ha votato appena il 22,34% degli aventi diritto al voto (ma oltre 58.000 caòabresi iscritti all’anagrafe esterna non hanno potuto votare, ma il loro numero ha concorso nella statistica dell’affluenza). In pratica ha votato un elettore su cinque. C’è chi grida alla lesione democratica, ma nelle suppletive in genere va sempre così, una partecipazione modesta al voto, e in questo caso – a mio avviso – è mancata anche una comunicazione “virale” sull’appuntamento elettorale. Ancora ieri c’era tanta gente che non sapeva delle elezioni. Gli ultrasettantenni non guardano i social, molti non leggono i giornali, le vecchine sedute fuori della porta in molte aree interne si scambiano pettegolezzi sulle cose del paese, ma ignorano i media, da cui sono a loro volta ignorate. Un tempo arrivava il certificato elettorale a casa, difficile dimenticarsi dell’appuntamento con le urne: oggi con la tessera elettorale, dimenticata in qualche cassetto, la memoria si perde…

Nella segreteria di Cannizzaro attendendo la vittoria

L’elemento più rilevante è il “crollo” della colazione del campo largo. Giusto due giorni fa, un nsondaggio sulle intenzioni di voto dava il 43% al “campo largo”: bene, qui al collegio 05 il campo largo non ha risposto come avrebbe dovuto. C’era una coalizione gioiosa di dodici liste, ma ha prevalso il fuoco amico e il rifiuto di andare alle urne. Il risultato dovrebbe stimolare quanto meno un acceso confronto tra i “reggenti” del centrosinistra calabrese e il territorio. Evidentemente, manca questo elemento di dialogo e di discussione, senza il quale il risultato è una continua batosta elettorale. Il centrosinistra va – regolarmente – a perdere, quasi gioiosamente, ogni consultazione elettorale e nessuno si domanda perché. Forse è arrivato il momento di una seria riflessione e di un dibattito fuori dai denti. Ma, sicuramente, nessuno si aspetti le (dovute) dimissioni di chi è responsabile di questo continuo disastro elettorale. E se si andrà a votare – come si sussurra nei Palazzi romani – in primavera, con questa pochezza di idee e l’assenza continua di una figura leader in grado di coagulare gli impegni, sarà una nuova débacle, pur avendo la vittoria molto vicina viste le debolezze meloniane nella coalizione.

L’altro elemento da considerare riguarda Vannacci. I calabresi hanno votato Giannetta (l’uomo “moderato”) e non il generalone? Difficile poterlo affermare, ma non sono questi i risultati che i futuristi del generalone si aspettavano per dettare condizioni alla coalizione di centrodestra. Vannacci non ha sottratto voti al centrodestra, forse li ha levati al campo largo (che in questo caso si è ristretto a insaputa dei suoi mancati elettori), ma le analisi politiche è ancora troppo presto per vederle assumere contorni precisi.

Intanto, lo “straniero” (cavallo di battaglia – perdente – del csx) ha conquistato il seggio e raccolto il consenso dei reggini che hanno ridato fiducia a Cannizzaro. Adesso per l’avvocato romano ci sarà ui vero tour de force per portare a compimento i tanti dossier aperti che stanno sui tavoli romani. Un’impresa non facile, né tantomeno semplice ma Reggio, il suo territorio metropolitano, e, soprattutto, l’intera Calabria non possono attendere oltre. È il momento buono per cambiare radicalmente le cose e trasformare le promesse-miraggio in solide realtà. Lo vedremo nei prossimi mesi. (s)

(courtesy foto LaCnews24)

Suppletive Camera: affluenza al lumicino. Alle 23 ha votato il 14,97%

Secondo giorno di votazione nel Reggino per le suppletive della Camera: si vota fino alle 15 per scegliere il successore di Francesco Cannizzaro alla Camera dei Deputati. L’affluenza ieri è stata molto modesta: a mezzogiorno aveva votato appena il 3,43%, alle 19 il 10,26% e alle 23, alla chiusura dei seggi, la percentuale è arrivata a poco sotto il 15% (14,97%). Non è possibile fare il confronto con le passate elezioni del 2022 (49,40% alla stessa ora) perché allora si è votato soltanto in un  giorno, ma il segnale di una scarsa attenzione a queste elezioni è abbastanza evidente.

Il comune più virtuoso fra i 71 del Collegio 05 è stato Laganadi con il 40,19% di votanti (nel 2022 era stato il 68,44%), il più  “assenteista” Platì con appena il 2,34% (nel 202 votò il 31,30% degli elettori). Reggio città non ha brillato per la partecipazione al voto: a mezzogiorno aveva votato appena il 4,21% degli elettori, alle 19 il 12,55% con la chiusura, alle 23, del 19,29%: nel 2022 ha votato il 52,21% degli aventi diritto al voto.

Gli scrutini cominceranno subito dopo la chiusura dei seggi, alle 15. Quattro i candidati in lizza: Fabio Roscioli (centrodestra), Frank Benedetto (centrosinistra), Domenico Giannetta (Futuro Nazionale) e Francesco Toscano (AVS): risultato secco, vince chi prende più voti. Ma il risultato di quello che viene ormai considerato un test nazionale per le future consultazioni (si voterà a marzo?) dirà quanto “pesa” il campo largo della sinistra e quanto vale la “forza” dei futuristi di Vannacci. Due elementi davvero determinanti per la strategia futura di maggioranza e opposizione.

Una curiosità: dei quattro candidati solo Frank Benedetto ha potuto votare (gli altri tre non sono residenti nel collegio: Roscioli a Roma, Giannetta a Oppido Mamertina, e Toscano a Gioia Tauro. (s)

Suppletive Camera. Il voto in 71 comuni del Reggino: è un test a valenza nazionale

di SANTO STRATI – Non è per un semplice “rimpiazzo” che i cittadini di Reggio (e del collegio 05) sono chiamati ad esprimersi oggi, domenica 27 e lunedì 28: c’è in ballo qualcosa di molto più importante che un semplice “ricambio” in Parlamento. È tecnicamente una surroga, una sostituzione di un parlamentare (Francesco Cannizzaro) che si è dimesso da Montecitorio perché eletto sindaco: per l’attuale legge elettorale vanno fatte elezioni suppletive per eleggere il sostituto. Ma, per una strana combinazione politico-astrale, una semplice consultazione locale si è trasformata in un test importante che ribalta Reggio nello scenario nazionale della politica.

Gli elementi da tenere in considerazione sono soprattutto due: dando per quasi scontata (almeno dal punto di vista numerico) l’affermazione del candidato di centrodestra Roscioli (definito il suo “alias” dallo stesso Cannizzaro), resta da vedere che tipo di risultato porteranno a casa gli altri due competitor (non se ne abbia a male Toscano, onnipresente mister zerovirgola a ogni elezione).

Per quel che riguarda la sinistra questo voto rappresenta un test significativo sul “campo largo”: esiste con i numeri che verranno fuori o è solo utopia per gli ultimi benpensanti orfani di una politica che ha smarrito la strada? Se il risultato di Frank Benedetto sarà rilevante (nel caso dovesse vincere) lo scenario del  centrosinistra e dello pseudo campo largo diventa plasticamente più concreto: significherebbe che tutte le forze di sinistra (ripeto tutte, quindi dando per scontato che non ci saranno i quasi certi “dispettucci” del fuoco amico) hanno trovato un comune intento per un percorso politico che possa contrastare il centrodestra. Farà testo (in caso di sconfitta) il distacco dal vincitore: più sarà stretto, meno la vittoria del centrodestra apparirà un successo elettorale. Se il distacco tra Cannizzaro, ops Roscioli, e Frank Benedetto sarà grande ci sarà il de profundis per il campo largo: è una formula che gli scettici ortodossi di una sinistra che non esiste più considerano del resto impraticabile. E le ripercussioni sul piano nazionale non sarebbero certamente lievi. In verità, Benedetto si è speso molto in questa campagna elettorale, ma ha sbagliato strategia: «non passi lo “straniero”» ha lasciato indifferenti molti che aspettano ancora di ascoltare progetti e programmi. E anche questo depone a sfavore di una sinistra che dovrà fare un serio esame di coscienza per recuperare e  riavvolgere il nastro di un passato che non ritorna per le troppe illusioni perdute.

La tanta conclamata “unità” (a Reggio a sinistra hanno sbandierato 12 liste, ma si vota per il candidato non per la lista!) rimane una pia illusione che potrebbe, forse, dissolversi, azzerando gli attuali vertici (non solo regionali) e individuando forze fresche, energie nuove, con idee, passione e quell’entusiasmo che sembra ormai dissolto. Eppure gli orfani infelici della sinistra che non amano l’attuale dirigenza (regionale e nazionale) non sono pochi e dovrebbero tentare di confrontarsi in una assise popolare con il vago sapore di congresso.

Ma siamo nel campo delle ipotesi e delle suggestioni. E qui veniamo all’altro protegonista della sfida reggina, che non è il buon Giannetta che continua a dichiararsi un “moderato” alla corte del generalone (vero e proprio ossimoro della politica!), bensì Vannacci che ha osato in piazza Duomo a Reggio, davanti alla Cattedrale che ospita momentaneamente l’adorata patrona dei reggini, parlare di diavolo e di Barabba, parafrando Ponzio Pilato fino a rasentare la blasfemia. “Volete Barabba o Reggio?”, ha detto provocando non poca indignazione. Ma ahimè, lo scadimento della politica porta anche a questo e chi stava in piazza ad ascoltare il generalone avrà da fare qualche considerazione dopo questa piazzata, davvero di cattivo gusto.

Torniamo a Vanancci: se il suo candidato (Giannetta) ottiene una percentuale a due cifre, il generalone vince la sua sfida alla Meloni: senza di lui la Premier può dimenticarsi la vittoria (?) alle prossime politiche. Senza i suoi voti il centrodestra non può farcela, ma se la Meloni accetta i suoi voti scoppia l’inferno con Forza Italia e gli altri moderati di destra. Come si possono conciliare le inaccettabili dichiarazioni di Vannacci (un vero e proprio tuffo al passato) con l’attuale linea di governo che la sorella d’Italia vorrebbe riproporre per le consultazioni del 2027?

Bella domanda, ma non ce n’è una di riserva. E allora bisogna considerare quale percentuale di voto Giannetta (leggi Vannacci) ricaverà dalle urne dei 71 comuni del Reggino per poter delineare il ptossimo scenario nazionale. Abbiamo visto che, in caso di una discreta affermazione (a due cifre) non c’è storia e, anzi, bisognerà cominciare a dare peso ai vari sondaggi che – su scala nazionale – gli assegnano un 8-10%. Ma se – e sottolineo se – Gian-nacci  non prende (prendono) voti pesanti, allora il generalone dovrà tornare a più miti consigli e fare solo il rompiscatole di turno senza alcuna capacità politica. Ma chi vota Vannacci-Giannetta? Sicuramente i nostalgici fascistoni che sognano il ritorno all’ordine (ma quando mai?) e i delusi e fuoriusciti della Lega e di altre formazioni di centrodestra in cerca di un quarto d’ora di notorietà. I reggini che hanno la testa sulle spalle faranno sicuramente il giusto ragionamento e, probabilmente, non premieranno Gian-nacci , ma ricordiamoci che la democrazia si basa sui numeri e questi andranno rispettati.

Ovviamente, c’è anche lo scenario più fosco per il centrodestra: se la carica prorompente di Cannizzaro e Occhiuto non produrrà risultato, i sogni “nazionali” di entrambi svaniranno nel tardo pomeriggio di domani, lunedì 28 settembre. Occhiuto dovrà dimenticarsi la segreteria nazionale (anche se continua a ripetere che gli interessa solo continuare a fare il governatore della Calabria) e Cannizzaro dovrà tentare di risolvere i mille problemi di Reggio, da solo, senza il suo alias in Parlamento.  Buona domenica.

Suppletive Camera per il seggio lasciato da Cannizzaro: le incertezze e i dubbi del centrosinistra cercano aiuto a Roma

di GIUSEPPE MAZZAFERRO – A pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle candidature, la fotografia delle elezioni suppletive nel collegio uninominale di Reggio Calabria restituisce due situazioni profondamente diverse. Da una parte un centrodestra che sembra avere individuato la strada, dall’altra un centrosinistra ancora alla ricerca di una sintesi, alle prese con nomi che entrano ed escono dalla partita nel giro di poche ore.

Il centrodestra ha infatti orientato la propria scelta su Fabio Roscioli, tesoriere nazionale di Forza Italia e avvocato di Fininvest, professionista che gode della fiducia della famiglia Berlusconi. Una candidatura che porta con sé anche un elemento destinato inevitabilmente ad alimentare il dibattito politico: Roscioli è un nome di peso nazionale, ma non espressione diretta del territorio chiamato alle urne.

Nel centrosinistra, invece, il problema sembra essere esattamente opposto: i nomi non sono mancati, ma è mancata finora la capacità di trasformarne uno nel candidato dell’intera coalizione.

La vicenda di Carmine Fotia è probabilmente l’esempio più evidente. Il giornalista reggino ha accettato pubblicamente l’invito alla candidatura proveniente da un gruppo di intellettuali, sindacalisti, professionisti e militanti dell’area progressista. Ma il segretario metropolitano del PD, Peppe Panetta, aveva già chiarito a Telemia che Fotia non era né il candidato del Partito Democratico né quello della coalizione.

Una candidatura, dunque, partita dal basso – o, secondo la lettura più critica, una vera e propria autocandidatura – che invece di chiudere la discussione ha finito per complicarla ulteriormente.

Accantonato almeno temporaneamente Fotia, nelle ultime ore l’attenzione si sarebbe concentrata sul dottor Frank Benedetto, primario di Cardiologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, presentato come possibile espressione della società civile. Una definizione che, tuttavia, racconta soltanto una parte della sua storia politica: Benedetto ha infatti già avuto un’esperienza elettorale nell’area del Partito Democratico ed è stato consigliere comunale. Più che un volto completamente esterno alla politica, quindi, rappresenterebbe una figura civica con un passato politico ben riconoscibile.

Sul suo nome si sarebbe registrata una convergenza importante, con il sostegno anche di Alleanza Verdi e Sinistra e dell’area rappresentata da Pignataro. Ma proprio quando la candidatura sembrava poter diventare il punto di caduta della coalizione sarebbero emerse nuove perplessità nell’area centrista e riformista.

E così il centrosinistra è tornato al punto di partenza.

In questo continuo gioco di candidature proposte, ritirate, rilanciate e congelate è finito anche Vittorio Zito, sindaco di Roccella Ionica e componente dell’Assemblea nazionale del PD. Una parte dei democratici aveva indicato proprio Zito come possibile alternativa a candidature percepite come calate dall’alto. Lo stesso sindaco, però, ha chiarito di non avere chiesto alcuna candidatura e di non avere ricevuto dal partito alcuna richiesta ufficiale di disponibilità.

Ed è proprio il caso Zito a mettere in evidenza uno dei paradossi di questa vicenda. Un amministratore del territorio viene evocato come possibile candidato, entra nel dibattito politico per qualche giorno e poi scompare dal tavolo senza che sia mai esistita una vera proposta ufficiale.

Resta allora una domanda politica: perché?

Una possibile lettura è che nel Partito Democratico e nel campo largo nessuno voglia intestarsi fino in fondo una candidatura di partito in un collegio che sulla carta parte in salita. Se questa interpretazione fosse corretta, la ricerca insistente di una personalità civica assumerebbe un significato molto preciso: allargare il consenso, certamente, ma anche evitare che un’eventuale sconfitta possa essere caricata direttamente sulle spalle di una singola componente della coalizione.

Ed è qui che la questione diventa politica prima ancora che elettorale.

Perché il centrosinistra non deve soltanto trovare qualcuno disposto a candidarsi. Deve spiegare agli elettori quale progetto politico vuole rappresentare in questo collegio e con quale identità intende affrontare una competizione che si annuncia difficile.

L’incontro tra gli alleati previsto per questa mattina non avrebbe prodotto la riunione decisiva attesa. Il confronto si sarebbe così trasferito sul tavolo nazionale, dove nelle prossime ore potrebbe arrivare quella sintesi che il territorio non è riuscito finora a costruire.

E a questo punto nessuna ipotesi può essere considerata definitivamente tramontata. Persino Carmine Fotia potrebbe tornare nella partita, dopo essere stato prima indicato, poi frenato e infine apparentemente superato.

È il segno di una coalizione che continua a cercare il proprio punto di equilibrio mentre il tempo corre.

Il contrasto con il centrodestra appare evidente. Forza Italia si prepara a difendere il seggio lasciato vacante da Francesco Cannizzaro puntando su Roscioli, mentre il campo largo continua a discutere su chi debba rappresentarlo. Le elezioni sono fissate per il 27 e 28 settembre, dopo la dichiarazione di vacanza del seggio alla Camera conseguente alle dimissioni di Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria.

Naturalmente scegliere più tardi non significa necessariamente scegliere peggio. Una candidatura capace realmente di unire PD, Movimento 5 Stelle, AVS e le altre anime progressiste potrebbe ancora cambiare il quadro. Ma il ritardo politico ormai esiste, ed è difficile nasconderlo.

Perché mentre da una parte si è già cominciato a ragionare su come affrontare la campagna elettorale, dall’altra si continua ancora a discutere su chi dovrà farla.

Fotia, Benedetto, Zito. Nomi diversi, profili differenti, candidature lanciate e poi raffreddate. Sullo sfondo rimane soprattutto l’impressione di una coalizione che, anziché costruire una candidatura partendo dal territorio, rischia adesso di attendere che sia Roma a sciogliere un nodo che Reggio Calabria non è riuscita a sciogliere.

E forse è proprio questo il dato politicamente più significativo.

Il centrosinistra si prepara a chiedere agli elettori di Reggio Calabria e della Locride la fiducia per rappresentare il territorio in Parlamento, ma a poche ore dalla chiusura della partita delle candidature non è ancora riuscito a decidere chi debba rappresentarlo.

Il candidato arriverà, inevitabilmente. La vera questione sarà capire se arriverà come il risultato di una scelta politica condivisa o semplicemente come l’ultimo nome rimasto sul tavolo.

E, soprattutto, quanto peseranno queste giornate di incertezza quando finalmente comincerà la campagna elettorale vera. (gma)