Site icon Calabria.Live

VIBO – Il progetto del Liceo Capialbi: Istituire il Comitato Scolastico per i Diritti Umani

Il progetto del Liceo Capialbi: Istituire il Comitato Scolastico per i Diritti Umani

È un ambizioso quanto importante progetto, quello che si vuole realizzare al Liceo Capialbi di Vibo Valentia: realizzare il Comitato Scolastico per i Diritti Umani. Una idea nata dopo due anni dalla pandemia  e di didattica a distanza grazie ad una “folle” intuizione della Professoressa Anna Murmura e alla fattiva collaborazione del dirigente, Ing. Antonello Scalamandrè e dell’Associazione Pro Fondazione Antonino Murmura.

Tra gli obiettivi, avanzare proposte relative alla tutela e al rispetto dei diritti umani e civili; curare il Giardino dei Giusti ospitato nel Liceo Capialbi (dove sono già stati piantati tre alberi dedicati ad altrettanti Giusti) e organizzare le celebrazioni collegate alla Giornata Europea dei Giusti che si svolge ogni anno il 6 marzo; istituire una Giornata Scolastica della Pace; fare una ricerca di taglio scientifico su una tematica scelta; questa ricerca sarà curata da gruppi di lavoro costituiti da studenti che, sotto la guida dell’insegnante proponente, affronteranno ciascuno un aspetto della tematica; i lavori svolti confluiranno in un volume che verrà dato alle stampe e presentato a fine anno in occasione della istituenda Giornata della Pace.

Gli studenti coinvolti hanno mostrato, fin da subito, la necessaria dose di entusiasmo e un forte spirito collaborativo con l’intento precipuo di instillare in tutti i loro coetanei l’esigenza e il desiderio di battersi in nome dei diritti umani oggi, come ieri spesso violati.  

«Per collegarci al tema dei giusti, a cui abbiamo accennato sopra e che ci è particolarmente caro anche per la sua valenza didattica – si legge in una nota di Federica Asturi, del Comitato – vogliamo ricordare alcuni personaggi che ieri, come oggi e, speriamo, anche domani trovandosi ad un bivio tra la via del bene e quella del male hanno scelto senza tentennamenti e senza paura la prima, anche a rischio della loro vita. I primi a cui abbiamo pensato sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che con le armi della loro intelligenza e senza poteri speciali hanno sfidato il mostro più terribile che affliggeva e affligge l’Italia: la mafia; alla fine non ce la hanno fatta e sono stati uccisi, ma mai nessuno ha dimenticato la loro missione. Altro Giusto è il giornalista e attivista siciliano ucciso tra l’8 e il 9 maggio 1978, Peppino Impastato, che tutti ricordano per la sua audacia; sono passati 42 anni dalla sua morte, vivono ancora nel cuore e nella mente di tutti gli amanti della giustizia e del bene le sue parole: “Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda. Noi ci dobbiamo ribellare prima che sia troppo tardi, prima di abituarci alle loro facce, prima di non accorgerci più di niente”».  

«Dalla mafia alle guerre il passo è breve – continua la nota – e per questo il pensiero corre a Gino Bartali, un campione di ciclismo di cui molti ricordano le vittorie sportive, ma famoso anche per aver contribuito a salvare a Firenze molti ebrei perseguitati tra 1943 e il 1944. A proposito di ebrei ricordiamo anche Primo Levi le cui parole sono molto importanti “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”».

«Questo è il nostro auspicio – conclude la nota – che docenti e studenti imparino a conoscere e riconoscere le violazioni dei diritti umani del passato ed anche e, soprattutto, del presente perché, per dirla una frase antica, ma sempre valida “la storia non abbia a ripetersi” e si gettino le basi per un mondo ispirato alla pace e all’amore». (rvv)

 

Exit mobile version