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CALABRIA GIALLA, TROPPI IRRESPONSABILI
DIMENTICATA ANCHE LA MINIMA PRUDENZA

Folla sabato sera a Reggio (Foto di Luigi Palamara)

A guardare la foto del corso Garibaldi di Reggio o di corso Mazzini a Cosenza di sabato sera, quando ancora non era stata declassata la zona rossa in Calabria, con la gente che si accalca per lo shopping natalizio, sorge immediatamente una stizza irrefrenabile: ma quanti irresponsabili ci sono ancora in giro? Quanti hanno interpretato l’attenuazione della zona da rossa a gialla come un “liberi tutti” per anticipare di un giorno a tornare a fare quello che si faceva abitualmente durante le feste di Natale? Si faceva, quando non c’era il Covid ospite ingombrante delle nostre giornate a macinare morti e spargere nuovi positivi, con il serio rischio di non riuscire a garantire le opportune e adeguate cure per tutti. Niente è più come prima, ma i calabresi – che pure hanno avuto la fortuna di essere quasi gli unici italiani a vivere un una regione quasi covid-free prima, durante e dopo l’estate – non si rendono conto che i numeri della pandemia sono allarmanti anche in Calabria. Anche se il picco delle scorse settimane si è abbassato drasticamente e l’indice di rischio contagio è sceso sotto l’1, questo non vuol dire che si deve o si può abbassare la guardia. Anzi, l’attuale situazione dovrebbe suggerire a maggior ragione la massima prudenza se non si vuole innescare una terza, pericolosissima fase, il cui esito potrebbe rivelarsi incontrollabile.

È necessario che tutti facciano la loro parte e soprattutto comprendano che quest’anno non è Natale, non almeno nel senso tradizionale: non cambia nulla per i credenti, che santificano le feste e sentono di poter esprimere al meglio la propria devozione, anche rinunciando alla messa di mezzanotte, ma deve, invece, cambiare tutto per i cosiddetti consumatori laici delle festività natalizie. Occorre dimenticarsi delle feste: è brutto dirlo, ma meglio un Natale mesto oggi che una primavera in pieno lockdown che manderà a carte quarantotto non solo la salute (priorità numero uno) ma anche l’economia. I medici, gli specialisti degli ospedali regionali non fanno gli allarmisti di mestiere, sono semplicemente realisti, con le competenze che permettono loro di valutare i rischi di un contagio in progressione geometrica. Ovvero, incontrollabile, inarrestabile, senza limiti, a fronte dei comportamenti irresponsabili che sono già emersi il primo giorno di “zona gialla”. Negozi pieni (e siamo felici per gli esercenti che stanno pagando in misura spaventosa gli effetti dell’emergenza) ma affollamenti e assembramenti non leciti, non autorizzati, da punire, decisamente, perché rappresentano un invito all’emulazione. C’è troppa leggerezza e superficialità nel considerare che il rischio pandemia non è scomparso, né si è abbassato: ci sono i numeri che indicano uno scenario da paura su cui c’è poco da scherzare.

Eppure quello che si è visto a Reggio non è un fatto isolato e circoscritto alla Città dello Stretto. Lo stesso, più o meno, si è verificato un po’ dovunque: folla per le vie dello shopping, affollamento nei centri commerciali o nei supermercati, negozi al limite della capienza autorizzata. Almeno consola il fatto che quasi nessuno è senza mascherina, ma se continua questo trend c’è da immaginare che non saranno le mascherine a impedire la diffusione massiccia dei contagi.

Le regole della zona gialla ammorbidiscono i divieti, ma non autorizzano affollamenti e ressa nei negozi. Ricordiamole: ristoranti, bar gelaterie possono servire i clienti all’interno dei propri locali dalle 5 alle 18, facendo sedere al massimo quattro persone allo stesso tavolo: alle 18 scatta l’obbligo del solo consumo con asporto o con consegna a domicilio dalle 18 alle 22. Da domenica – aveva auspicato il presidente ff della Regione Nino Spirlì – «occhi aperti e self control» per permettere la ripresa delle attività commerciali che fino a sabato erano state bloccate. Ma basta un niente a far tornare la Calabria da zona gialla a drammaticamente rossa. Ci vuole senso di responsabilità per sé e per i propri cari, ma anche per tutti. Sarebbe bello pensare che quanto visto ieri è stato un errore di valutazione della gente, da correggere subito, anche con l’impiego delle forze dell’ordine anche: il rigore necessario non è un optional. (rrm)

[La fotografia di copertina è di Luigi Palamara]

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