Covid, Regione: Avanti con quarta dose per soggetti a rischio

La Regione Calabria invita la popolazione più a rischio a non abbassare la guardia nella lotta al covid, evidenziando la necessità di proteggersi con la quarta dose.

«Per questo – viene spiegato in una nota – la Regione Calabria non ha mai chiuso i Centri vaccinali e ha attivato un programma di vaccinazione domiciliare per raggiungere anche quelle persone che non sono in grado, per motivi di salute, di muoversi da casa. Basterà contattare, anche via mail, uno dei referenti indicati sul sito internet della Regione, oppure direttamente il gruppo tecnico regionale per l’emergenza Covid-19 (gtc.regionecalabria@gmail.com)».

«Il virus continua a circolare tra la popolazione e in determinate categorie di persone può essere molto pericoloso se non letale – continua la nota –. Lo dimostra uno studio dell’Università di Catanzaro condotto insieme alla Regione Calabria nelle terapie intensive del nostro territorio. Il 75% dei ricoverati in rianimazione che ha sviluppato la malattia in forma grave non ha completato il ciclo vaccinale. E il restante 25% con 3 dosi di vaccino era over 80 o con elementi di fragilità».

Sul sito della Regione Calabria è consultabile l’elenco dei centri divisi per Provincia, con i rispettivi orari di apertura, al seguente link: https://www.regione.calabria.it/website/portaltemplates/view/view.cfm?28853. (rcz)

COVID-19 – Il Bollettino del 2 giugno 2022: + 528 nuovi casi in Calabria

Il bollettino medico del 2 giugno 2022

in Calabria + 528 casi

In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 3.129.380 (+3.679).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 390.867 (+528) rispetto a ieri.

Questi sono i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.PP. della Regione Calabria.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: CASI ATTIVI 3.793 (48 in reparto, 3 in terapia intensiva, 3.742 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 56.993 (56.679 guariti, 314 deceduti).

– Cosenza: CASI ATTIVI 24.120 (51 in reparto, 0 in terapia intensiva, 24.069 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 78.685 (77.577 guariti, 1108 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 1.274 (14 in reparto, 0 in terapia intensiva, 1.260 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 39.647 (39.416 guariti, 231 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 3.218 (42 in reparto, 1 in terapia intensiva, 3.175 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 140.745 (139.966 guariti, 779 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 2.223 (9 in reparto, 0 in terapia intensiva, 2.214 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 37.525 (37.354 guariti, 171 deceduti).

L’ASP di Catanzaro comunica 168 nuovi soggetti positivi di cui 2 fuori regione. L’ASP di Cosenza comunica 171 nuovi soggetti positivi di cui 3 fuori regione.

L’ASP di Crotone comunica 20 nuovi soggetti positivi di cui 1 fuori regione.

L’ASP di Catanzaro comunica 10 nuovi soggetti positivi di cui 1 fuori regione.

IL REPORT UFFICIALE DELLA REGIONE DEL 2 GIUGNO 2022

Le Consulte studentesche calabresi e la mascotte per la lotta al covid-19

di PINO NANOPer Franca Falduto, la Responsabile delle Consulte studentesche calabresi è un successo mediatico senza precedenti, almeno tra gli studenti calabresi. Una intuizione che va nella direzione sperata.

Dopo il lancio, avvenuto in occasione del primo anniversario della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus indetta dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, la mascotte delle Consulte della Calabria continua infatti a riscuotere successo, diventando sempre più popolare e non solo tra i ragazzi. Coordinati dalla loro Responsabile Franca Falduto, infatti, gli studenti Rappresentanti hanno voluto rinnovare il loro impegno sociale con un gesto altamente simbolico, ovvero la creazione di un simpatico personaggio allo scopo di offrire un’ulteriore, rinnovata chance alla promozione della campagna vaccinale.

L’iniziativa segue le precedenti, ovvero la realizzazione di originali locandine rese “virali” dall’uso delle tecnologie perché diffuse attraverso i social, ma anche distribuite in tutte le scuole con metodi più tradizionali unitamente alla riproduzione delle stesse in miniatura su supporti con funzione di pen drive. Tali attività sono state rese note ad un ampio parterre di persone in vari ambiti, nonché ai massimi vertici istituzionali sia a livello locale che nazionale. Tutti concordi nel condividerne la valenza e gli obiettivi: dal Presidente della Regione Calabria al Ministro dell’Istruzione e tante altre autorevoli Personalità che si sono congratulate con gli studenti calabresi il cui impegno costante e plurimo, sviluppato in stretta sinergia istituzionale, è stato più volte oggetto di apprezzamenti.

«La realizzazione della mascotte e delle altre iniziative intraprese, – dichiara Franca Falduto – rendono testimonianza, materializzandolo, del percorso degli studenti attraverso l’enorme disagio causato dalla pandemia e non solo, affermando contestualmente la ferma volontà degli stessi di reagire e sostenere i più deboli. Nel caso specifico, dando vita ad un divertente peluche, è stato più facile diffondere un messaggio fondamentale attraverso uno slogan, che campeggiando in bella mostra, è divenuto ormai virale: “Come l’ago del riccio Riccino, non fa male, è solo un vaccino».

Con questa semplice ma ingegnosa trovata i nostri studenti hanno voluto “fare la loro parte” accanto a: scienziati e ricercatori, medici ed infermieri, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari e Forze dell’ordine, volontari”.  E così, anche le nostre Consulte studentesche, citando il Presidente Mattarella «dopo lo smarrimento dinanzi ad una minaccia così insidiosa, hanno lasciato spazio ad una reazione tenace, fatta di coraggiose scelte collettive e di avveduti comportamenti individuali, che ha consentito di affrontare una sfida senza precedenti nella storia recente dell’umanità». (pn)

 

La Regione ha autorizzato alla prenotazione e somministrazione per gli over 80 della quarta dose in Farmacia

Dal 26 aprile, sarà possibile prenotare la seconda dose booster di vaccino contro il covid-19, nelle Farmacie che hanno aderito alla campagna vaccinale. L’Autorizzazione è stata data dalla Regione Calabria.

Poiché per la dose aggiuntiva, il medesimo CTS ha previsto la somministrazione di uno dei due vaccini a mRNA autorizzati in Italia (Pfizer e Moderna), le farmacie, in lineacontaleindicazione,potrannoprocedereallasomministrazionedelvaccinoModerna e Pfizer,messo a disposizione dalle strutture regionali.

«La somministrazione della quarta dose in farmacia per gli over 80 sarà possibile dalla prossima settimana prenotandosi nella propria farmacia di fiducia che ha aderito al progetto della Vaccinazione anti-Covid», hanno dichiarato Vincenzo Defilippo, Presidente di Federfarma Calabria e Alfonso Misasi, Segretario Regionale Federfarma Calabria. Per Defilippo e Misasi. I farmacisti calabresi sono  pronti a contribuire anche a questa nuova fase della campagna vaccinale.

«Per i cittadini – hanno concluso – soprattutto quelli più anziani, la farmacia è un presidio di salute su cui fare sempre più affidamento, grazie alla sua capillarità e alla facilità di accesso. Poter ricevere qui la quarta dose di vaccino, scegliendo la farmacia più vicina alla propria abitazione, non solo faciliterà gli over 80 da un punto di vista logistico ma offrirà indubbi vantaggi anche sul piano emotivo, avendo la possibilità di essere accolti dal farmacista di fiducia, con il quale c’è un rapporto ormai consolidato». (rcz)

 

PERCHÉ NON SI PARLA PIÚ DEL COVID-19? IN CALABRIA 4-5MILA CONTAGI AL GIORNO

di FILIPPO VELTRI – A distanza di una settimana, senza fare allarmismi ma senza nemmeno mettere la testa sotto il tappeto, siamo costretti a ritornare sull’argomento Covid, del quale non parla quasi più nessuno, presi come siamo dalle analisi ponderose di geopolitica (sigh).

Eppure il covid non solo non è sparito in Europa, in Italia, nel Sud ma in Calabria viaggia a ritmi folli di 4-5 mila contagi in più al giorno e ricoveri (per fortuna non in terapia intensiva) negli ospedali, dove peraltro il virus sta prendendo piede e dove le condizioni sono note (o dovrebbero essere) a tutti.

Ma – ripetiamo – non pare che questo argomento interessi seriamente a qualcuno. Siamo a pochi giorni dalla fine dello stato d’emergenza, da Roma Draghi e Speranza dispensano ottimismo ma se questi dati fossero stati diffusi, che so, sei mesi fa mi chiedo cosa sarebbe accaduto!

Qui in Calabria, invece, dalla task force che la Regione ha messo al lavoro due anni fa e che il presidente Occhiuto ha praticamente riconfermato in toto c’è chi, come detto, invita a non fare allarmismi. Mi chiedo se i dati della diffusione del contagio e le situazioni nei vari ospedali costoro li conoscano.

Del resto che i paesi europei stiano attuando un allentamento delle restrizioni anti Covid troppo “brutale” non lo pensiamo solo noi ma è di questa opinione il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge il quale proprio l’altro ieri, durante una conferenza stampa tenuta in Moldova, ha detto che «18 Paesi su 53 della nostra Regione europea hanno visto un aumento di Covid-19 nella scorsa settimana, mentre la mortalità sta ancora diminuendo».

Fra i Paesi in cui si registra un aumento ci sono “l‘Italia, il Regno Unito, la Francia, la Germania e altri”. Due ragioni, per Kluge, sono dietro questo fenomeno: da un lato la variante BA.2,detta anche Omicron 2, del virus SARS-CoV-2, che è molto più trasmissibile delle varianti precedenti, benché – ha aggiunto – non sia più grave. Dall’altro il fatto che alcuni Paesi «stanno allentando le restrizioni in maniera brutale. Da troppo a troppo poco».

Kluge ha poi aggiunto che «dovremo convivere con Covid-19 per un certo tempo, ma questo non significa che non possiamo uscire dalla pandemia». Uno studio inglese ha mostrato che in media ci vuole meno tempo perché una persona infettata con Omicron 2 ne infetti un’altra rispetto alle varianti precedenti. E uno studio effettuato a Hong Kong mostra che durante un focolaio di Omicron 2 in un condominio, il contagio raddoppiava ogni 1,28 giorni. 

Lasciamo le domande, che sono numerose, agli esperti: il vaccino protegge contro questa nuova variante? E l’immunità acquisita con una infezione precedente protegge? Inoltre, la malattia causata da Omicron 2 è più o meno grave rispetto a quella causata da Omicron 1? Kluge nel suo intervento ha suggerito 4 mosse per uscire dalla pandemia che si possono aggiungere alla richiesta della comunità scientifica rivolta a chi si occupa dei vaccini: proteggere i vulnerabili, rafforzare i sistemi di sorveglianza e sequenziamento dei virus, avere accesso ai nuovi antivirali, occuparsi del carico long Covid e del carico sulle altre patologie.

Il punto centrale per noi resta, però, quello segnalato all’inizio: in Calabria qualcuno ha contezza di quello che sta accadendo? Restiamo solo all’ultimo bollettino noto al momento in cui scrivo: tasso al 30 per cento, 4 mila nuovi casi, 9 morti, 5 nuovi ingressi in reparto e 1 in intensiva. Basta fare come gli struzzi, qualcuno dica una parola.! Qualcuno faccia finta di non fare l’allarmista ma dica e soprattutto faccia! (fv)

 

Sanità, PD Calabria: Sia fatta chiarezza su irregolarità sui fondi destinati a emergenza covid

Il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Calabria ha chiesto che venga fatta chiarezza sulla grave irregolarità segnalata dalla relazione della Corte dei Conti relativo alla spesa dei fondi destinati all’emergenza covid.

«Secondo quanto esposto nella relazione della Corte dei Conti – hanno dichiarato i consiglieri del Pd Nicola Irto, Ernesto Alecci, Domenico Bevacqua, Franco Iacucci e Raffaele Mammoliti – nel 2021 la maggior parte delle risorse assegnate per l’emergenza Covid, pari ad 115 milioni di euro, non sono state utilizzate, in quanto ben 77 milioni sono ancora accantonati nei bilanci delle Aziende. Secondo i magistrati, è mancata un’adeguata tempestiva pianificazione, perché alcuni interventi programmati si concluderanno a 2022 inoltrato e anche nel 2023. Pertanto si tratta di un’emergenza che proseguirà nei prossimi anni e che il governo regionale non ha ancora affrontato».

«Uno spreco incomprensibile – hanno detto ancora i consiglieri – se poi si valuta anche lo stato in cui versa la sanità calabrese nel suo complesso e che evidenzia una superficialità di gestione posta in essere durante l’emergenza che non può non essere stigmatizzata».

«La Corte dei Conti– ha proseguito – più in generale poi offre un quadro di caos contabile nel comparto sanitario che non lascia ben sperare per il futuro. Per questo avevamo chiesto all’avvio della legislatura che venisse compiuta una ricognizione complessiva della situazione, per dare poi il via ad una riforma di sistema che possa mettere in ordine i conti e dare una sterzata alla gestione con l’obiettivo di rendere i servizi sanitari efficienti e optare in maniera decisa per una sanità pubblica che sappia fare dei servizi di prossimità il proprio punto di forza». 

«In ogni caso – hanno concluso i consiglieri del Pd – non si può proseguire a rimanere in una situazione di inerzia: è indispensabile chiarire subito le ragioni per le quali le risorse destinate all’emergenza Covid sono ancora disponibili e non spesi e attraverso quali strumenti si possa procedere rapidamente a investirli per recuperare il terreno perduto. L’emergenza non è ancora finita e occorre che si faccia tutto il necessario per essere nelle condizioni di potere affrontare nuove ondate di contagio». (rrc)

 

SANITÀ, «NO A UNA VISIONE CENTRALISTA»
L’ALLERTA DEL COMITATO MAGNA GRECIA

Le immagini video dei malati covid, al Gom, fatti passare in barella in mezzo a chi era in attesa del vaccino ha fatto il giro del web e creato un’indignazione generale. Da un lato c’è l’impegno costante e davvero encomiabile del Presidente Occhiuto, dall’altro c’è chi – come il Comitato Magna Grecia – vede aspetti che rivelano criticità non superate. Certamente, quello che Roberto Occhiuto ha fatto nei suoi primi 100 giorni da Governatore non è cosa da tutti, questo va riconosciuto. D’altronde, ereditare un sistema sanitario regionale distrutto dal commissariamento che dura 12 anni non è un fardello facile da portare, soprattutto se si vuole cercare di sopperire alle grave mancanze che, purtroppo, hanno costretto tanti, troppi calabresi ad emigrare per curarsi altrove.

Il fatto che Occhiuto sia riuscito, in appena 100 giorni di governo, a riaprire tre ospedali, ad aumentare i posti letto in terapia intensiva e ad avviare con Enel X e il Policlinico Gemelli di Roma una importante partnership per quanto riguarda la telemedicina per la gestione in remoto dei malati covid-19 è un touché più che dovuto a un uomo – e poi politico – che si è rimboccato le maniche per la sua terra, ma non è abbastanza per il Comitato Magna Graecia che ricorda, ancora una volta, come «la visione centralista in Calabria continua a produrre danni, anche, in materia sanitaria».

L’allocazione di alcuni posti letto per medicina covid nel presidio di Cariati e Trebisacce, oltre che a Rogliano, Praia e Tropea, «disattende – spiega il Comitato – quelle che, già nel lontano gennaio 2020, furono le linee guida prescritte dal Ministero della Salute in tema di trattamento delle patologie derivanti da infezione Covid 19 che tendeva all’accertamento esclusivo dei Polo Covid negli ospedali Hub, svuotandoli dei ricoveri ordinari da destinare agli ospedali spoke ed, eventualmente, nelle strutture private convenzionate».

«Tale disegno era stato ripreso, anche – spiega il Comitato – dalla già compianta Presidente Jole Santelli, in occasione del primo Consiglio Regionale. La storia, come tutti sappiamo, è andata diversamente. Si è preferito commistionare gli ambienti di (quasi) tutti gli ospedali con la risultanza sistemica del tracciamento, puntualmente, saltato. Se le disposizioni fossero state rispettate, durante i picchi pandemici, la Calabria avrebbe avuto oltre 1600 posti letto Covid localizzati nei 4 Hub (che di per sé ospitano infettivologi, virologi, etc etc, diversamente dagli ospedali spoke). Invece si è preferito agire in maniera confusa, contaminando tutti gli ambienti ospedalieri e generando il panico nelle strutture sanitarie. Soprattutto quelle di periferia, svuotate già di competenze e maestranze a seguito del piano di rientro operato circa 15 anni fa».

«In una condizione, ormai degenerata – scrive il Comitato – le strutture sanitarie dismesse, avrebbero potuto dare sollievo agli Hub ed agli Spoke, ormai stremati, se in queste fossero stati resi operativi pronto soccorso e reparti di medicina generale.  Fortunatamente, la variante omicron, non sembra particolarmente letale, ma, sicuramente, è altamente contagiosa. Questa, con svizzera puntualità, ha fatto registrare le problematiche che verifichiamo, quasi costantemente, da circa due anni: pronto soccorso promiscui ed intasati, file chilometriche di ambulanze, operatori sanitari stremati e digressione di ogni tracciamento».

«Come Comitato – viene ricordato – abbiamo proposto la riapertura dei Presidi dismessi di Cariati e Trebisacce e la rifunzionalizzazione dei Presidi di Acri e San Giovanni in Fiore, sin dai tempi non sospetti e ben prima che il problema pandemico fosse avvertito dall’opinione pubblica. Solo un’adeguata risposta sanitaria di primo intervento sui micro-ambiti avrebbe potuto alleviare il carico di lavoro su Hub e Spoke. I primi, qualora fossero stati già destinati ad ospedali di base, avrebbero potuto filtrare il carico di lavoro pendente sugli ospedali di primo e secondo livello, alleviando le inevase domande sanitarie, soprattutto, per le Aree Interne direttamente afferenti ai presidi di cui sopra».

«E mentre sullo Jonio – viene evidenziato dal Comitato – si continua a brancolare nel buio, preferendo spostare figure sanitarie da un reparto all’altro e da un presidio all’altro, sugli ospedali Hub si pianificano le assunzioni di nuovo Personale.  È di qualche settimana fa l’annuncio di ben 221 unità al Presidio dell’Annunziata. Siamo felici del rimpinguo in Val di Crati, ma gradiremmo che pari trattamento venisse riservato alle strutture joniche. A quelle storiche ed a quelle che si spera possano essere riaperte come ospedali e non, semplicemente, per le cure Covid a bassa intensità».

«A fianco a questo – viene spiegato – registriamo che il recente investimento regionale sulle nuove apparecchiature sanitarie, a fronte di 86 milioni d’investimento, riserva allo Spoke di Corigliano-Rossano, semplicemente, un mammografo destinato al plesso Ausonico.  Ed ancora, nelle ultime ore si è deciso di chiudere l’unico reparto di terapia intensiva presente tra Crotone e Policoro, salvo riaprirlo dopo qualche ora, ma con all’attivo 6 anestesisti su una pianta organica che ne prevederebbe almeno 12. La classica toppa peggiore del buco».

«Per quanto ci riguarda la visione sanitaria sullo Jonio – spiega ancora il Comitato – dovrebbe essere chiara e lampante: tutto l’ambito compreso tra il Crotonese e la Sibaritide, non può continuare a restare sguarnito di un’Azienda Ospedaliera. Questa dovrebbe ottimizzare i presidi Spoke esistenti, rilanciando, definitivamente, i presidi di Cariati e Trebisacce come ospedali di base e non certo come lazzaretti. Pari trattamento dovrebbe essere riservato ai presidi di montagna di Acri e San Giovanni in Fiore, partendo dal presupposto che tali strutture andranno rimpinguate di personale (così come a breve avverrà per il Presidio di Cosenza) e dotate, in primis, di pronto soccorso efficienti e quindi dei servizi di chirurgia e medicina di base».

«Fatto ciò, si dovrà innalzare – suggerisce il Comitato – il costruendo presidio di Corigliano Rossano a ospedale di secondo livello predisponendo, immediatamente, i lavori di risanamento PS e rimpinguo maestranze sul Presidio di Crotone.

«La visione centralista in Calabria continua a produrre danni, anche, in materia sanitaria – conclude il Comitato –. E non è un caso l’incremento preoccupante del dato riconducibile all’emigrazione sanitaria verso strutture del nord. È questa la vera cartina tornasole: guardiamo il dato di quanti cittadini calabresi si recano fuori Regione con grave dispendio di risorse sia per le casse regionali sia per il cittadino stesso costretto ai viaggi della speranza e a sobbarcarsi di spese per raggiungere mete lontane. E qui abbiamo persino chi plaude per qualche posto letto in più. Appare evidente la scarsa qualità di una certa classe politica che mal rappresenta le esigenze dell’Arco Jonico nelle stanze che contano». (rkr)

 

 

MORIRE DI COVID A DUE ANNI IN CALABRIA
QUANTO PESA QUESTA SANITÀ DI SERIE B

La Calabria ha un bisogno urgente di terapie intensive pediatriche e di un piano strategico per l’assistenza dedicata ai bambini. Un bisogno che, all’indomani della tragica morte della piccola Ginevra di Mesoraca, si rende necessario e non più rinviabile. Una necessità, una urgenza, perché anche i bambini calabresi hanno diritto, come gli adulti, di poter essere curati nella propria regione, senza dover “scappare” perché ci sono carenze strutturali, tecnologiche e organizzative.

Il presidente della Società Italiana Pediatri – sezione Calabria, Domenico Minasi, ha lanciato l’allarme della mancanza di un piano organico per la gestione dell’emergenza-urgenza in età pediatrica e, soprattutto, «della mancata attivazione  di una unità operativa complessa di Terapia Intensiva pediatrica regionale».

«Nonostante quanto indicato dall’Accordo Stato Regioni 248/CSR del 21.12.2017 e, in particolare – spiega in una nota – quanto stabilito dal DCA 89/ 2017 con cui era stata autorizzata l’attivazione nella Regione Calabria di una U.O di Terapia intensiva Pediatrica ad alta specialità con quattro posti letto. La conseguenza è che i bambini calabresi che necessitano di elevata intensità di cure vengono oggi trattati impropriamente nelle Terapie Intensive dell’adulto o, molto più frequentemente, trasferiti in strutture extra regionali, come, come nel caso della piccolo deceduta ieri al Bambin Gesù di Roma, con tutte le problematiche assistenziali ed i gravi rischi per la salute dei bambini che un trasferimento in condizioni di emergenza comporta».

«Tutto questo si inserisce, purtroppo – conclude la nota – nel più ampio contesto delle criticità relative all’attuale gestione delle cure pediatriche nella nostra Regione, legate soprattutto all’assoluta mancanza di un piano strategico rivolto a migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’intera rete assistenziale dedicata ai bambini calabresi».

Come poi spiegato al Corriere della Calabria, Minasi ha spiegato lo scopo del suo appello: «la creazione di una unità operativa complessa di terapia intensiva pediatrica che abbia una valenza regionale», in quanto «in questo momento – ha spiegato – ci sono dei posti di terapia intensiva pediatrica all’AO di Cosenza, ma una parte si trova all’unità di neonatologia, un’altra nella terapia intensiva dell’adulto».

«Si tratta però di strutture semplici, non complesse, e dunque non si tratta di un reparto autonomo con medici, infermieri dedicati solo a quella attività e con competenze specifiche» ha aggiunto.

«Mi sto battendo – ha spiegato ancora – affinché questo avvenga e che venga dato seguito a quel famoso decreto di Scura che istituiva, in Calabria, l’unità operativa complessa di terapia intensiva pediatrica. E ho già avuto molti riscontri, comunicazioni da figure istituzionali interessate e ai quali ho detto che abbiamo già pronto un documento con delle linee di indirizzo per la riorganizzazione dell’intera rete assistenziale pediatrica».

«Perché – ha riferito Minasi – ci sono tanti altri problemi da affrontare come quello della neuropsichiatria infantile, l’oncoematologia pediatrica, la strutturazione e l’organizzazione e la creazione di una rete complessa che possa poi dare risultati dal punto di vista qualitativo e l’efficacia assistenziale».

«Al di là della polemica – ha concluso – deve essere sempre e comunque perseguita la proposta, quello che bisogna fare. Insomma, serve un cambio di mentalità. Occhiuto è già stato informato, già ha dato disponibilità per un prossimo incontro, abbiamo avuto riscontri molto positivi in questo senso».

A fargli eco, il sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Verace, che ha evidenziato la necessità di costruire un piano strategico per l’assistenza dedicata ai bambini».

«Non è possibile che, in tutta la regione, manchi una Rianimazione pediatrica» ha denunciato il sindaco f.f., spiegando che «dal Pollino allo Stretto non esiste un’unità operativa complessa di terapia intensiva per i bambini. È pazzesco!».

«Lo dico da uomo – ha spiegato – da persona impegnata per la mia comunità ma, prima di tutto, lo grido forte in qualità di padre. E’ dal 2017 che l’allora commissario alla Sanità, Massimo Scura, aveva disposto l’attivazione di 4 postazioni. Ancora stiamo aspettando».

«E sempre in attesa – ha proseguito Versace – restiamo per l’attivazione di 2 posti letto pediatrici nei tre grandi ospedali calabresi decretati da un altro ex commissario, Saverio Cotticelli, nei primi mesi dello scoppio della pandemia. Per questo motivo, ancora oggi, i nostri bambini, sono purtroppo costretti ad emigrare fuori regione per poter tentare di salvare la vita».

«Anche noi ci rivolgiamo al presidente Roberto Occhiuto – ha concluso – neo commissario straordinario per la Sanità calabrese: si intervenga e lo si faccia subito. Non mancano le professionalità, né le competenze seppure il comparto, più in generale, soffra di carenze croniche di personale. Manca un piano strategico per l’assistenza dedicata ai bambini. Lo si faccia per la Calabria, lo si faccia per i nostri figli, lo si faccia per la piccola Ginevra».

Ad appellarsi al commissario ad acta, il deputato de L’Alternativa c’èFrancesco Sapia, ribadendo che «servono subito ulteriori sforzi, occorrono più personale e dotazioni complete».

«Dobbiamo lavorare tutti – ha concluso – perché i nostri bambini abbiano risposte in Calabria e perché nella regione ci siano le dotazioni e il personale che occorrono. È il momento di mettere da parte le logiche dei numeri e di far prevalere il diritto alla salute. Serve anzitutto la volontà politica, perché i bambini sono la speranza e il futuro della Calabria». (rrm)

MA IL GOVERNATORE DICE CHE I POSTI IN TERAPIA INTENSIVA CI SONO

Secondo il Presidente della Regione Calabria i posti di terapia intensiva per i bambini in Calabria ci sono. «Siamo – ja detto – ovviamente sconvolti dalla vicenda della piccola Ginevra, la bimba calabrese di appena due anni deceduta a Roma a causa di gravi complicazioni causate dal Covid. Tutta la comunità regionale si strige alla famiglia, in questo difficilissimo momento. Ma in queste ore stiamo leggendo tante inesattezze, e corre l’obbligo di evitare una pericolosa disinformazione.
Non è vero che la Regione Calabria non ha posti di terapia intensiva pediatrica. Presso l’ospedale di Cosenza ci sono 6 posti letto attualmente attivi: 4 per bambini con peso oltre i dieci chili, e 2 per bambini con un peso inferiore.
E nel corso del 2021, in Calabria, sono stati curati con ottimi risultati 38 bambini in terapia intensiva pediatrica.
Già da alcune settimane poi, in collaborazione con il Policlinico universitario di Catanzaro, la Regione sta lavorando per ampliare ulteriormente il numero dei posti letto in terapia intensiva, quelli in terapia intensiva pediatrica, e per abilitare per questi ultimi anche la ventilazione in Ecmo.
Quanto al dramma di questi giorni, purtroppo le condizioni della piccola Ginevra, da quanto appreso, sembravano davvero disperate, e per questa ragione è stato reso necessario il trasporto d’urgenza presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma.
Su questo e sui passaggi precedenti al trasferimento fuori dalla Regione, ho avviato immediatamente, tramite il Dipartimento Salute della Cittadella, un’indagine per accertare i fatti ed eventuali responsabilità da parte del sistema sanitario regionale». (rcz)

L’EX GARANTE DEI MINORI MARZIALE: «HO LOTTATO PER OTTENERLA»

Il già Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, è intervenuto a seguito della nota del presidente della Società Italiana di Pediatria della Calabria, Domenico Minasi.

«Come opportunamente richiamato da Minasi – ha spiegato Marziale – l’ex commissario regionale per il rientro del deficit sanitario, Massimo Scura, dietro mia sollecitazione, ha istituito nel novembre del 2016 la Terapia intensiva pediatrica, che per ragioni strutturali è stata allocata presso l’ospedale Annunziata di Cosenza; benché io l’avessi chiesta a Reggio Calabria e dopo essere stata individuata in quasi tutto il percorso istitutivo, fatto di molteplici tavoli di lavoro, a Catanzaro».

«In ogni caso, per quanto mi riguarda – ha proseguito – avrebbe potuto essere istituita anche a Taurianova, purché i bambini l’avessero ed all’uopo ho messo a disposizione anche metà di un mio budget annuale, ammontante a 50mila euro, che mi risulta sia stato attinto in parte infinitesimale».

«Leggendo la dichiarazione del dottor Minasi – ha detto ancora Marziale – stamattina l’ho chiamato al telefono per sostenere la sua giusta rivendicazione, ossia l’applicazione del decreto istitutivo che vuole la struttura essere complessa “ad alta specialità” e non “semplice” come è adesso. Infatti, affermare che non ci sia non è corretto, solo che non si capisce perché ancora oggi, a distanza di ben sei anni, non la si faccia diventare per come è stato decretato». 

 «È necessario che della vicenda venga informato il presidente Occhiuto, anche nelle vesti di commissario straordinario regionale alla sanità, e mi dico certo che ai bambini sarà garantito questo diritto che in nome e per conto loro sono riuscito ad ottenere. La Calabria è carente di servizi, ma quando si ottengono non li si può gettare alle ortiche». (rrm)

Anche in Calabria si sperimenta l’uso della pillola anti-Covid

 

Il Dipartimento Salute della Regione ha comunicato che anche in Calabria è stato avviato l’utilizzo della cosiddetta pillola anti-Covid. Si tratta di antivirali orali e nella tipologia endovenosa impiegati per un ciclo breve di somministrazione della durata di tre giorni. 

In particolare, sono stati già prescritti 11 trattamenti su altrettanti pazienti con antivirali orali, mentre 3 pazienti sono stati trattati con antivirali endovenosi. Gli antivirali orali per il trattamento del Covid rappresentano un’alternativa terapeutica importante, da poco disponibile per le Regioni. Si utilizzano nei pazienti colpiti da una malattia ad uno stato moderato, ma che possono rischiare di svilupparla in modo grave.

L’Agenzia italiana del farmaco ha stilato precise linee guida per le modalità di utilizzo di questi farmaci, chiedendo alle Regioni di individuare gli adeguati percorsi per effettuare la prescrizione e la somministrazione. (rcz)

Emergenza covid, Occhiuto firma ordinanza su diagnosi e testing per fine isolamento, quarantena e autosorveglianza

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha firmato una nuova ordinanza, con le nuove disposizioni relative alla diagnosi e alle attività di testing per fine isolamento, fine quarantena e di fine auto sorveglianza, nonché per il sequenziamento genomico nei laboratori pubblici abilitati.

«Per l’esecuzione dei tamponi di fine isolamento e/o quarantena e di auto sorveglianza (nei casi indicati) SARS-CoV-2/Covid-19, in alternativa all’Azienda Sanitaria Provinciale, è prevista la possibilità di esecuzione di un test rapido antigenico o molecolare, presso gli erogatori pubblici e privati, anche in modalità domiciliare, autorizzati e/o riconosciuti come abilitati».

Nell’ordinanza, «raccomanda ai Commissari dell’Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, dell’Azienda Ospedaliera Annunziata di Cosenza, dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria e dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Materdomini di Catanzaro, di garantire, anche utilizzando eventualmente le procedure in deroga consentite per l’emergenza, la puntuale acquisizione dei reagenti necessari alle attività di sequenziamento genomico dei campioni, con cadenza settimanale, per i rispettivi laboratori che già eseguono tale attività».

Viene, inoltre, raccomandato a tutti i Management delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, «di garantire, anche utilizzando eventualmente le procedure in deroga consentite per l’emergenza, la puntuale acquisizione dei DPI, inclusi i tamponi molecolari, antigenici e i kit diagnostici di laboratorio stimati come necessari ad affrontare le successive fasi dell’emergenza». (rcz)