COVID-19 – Il Bollettino del 28 maggio
Dati ufficiali della Regione Calabria

Il bollettino medico del 28 maggio, ore 17

In Calabria ad oggi sono stati effettuati 64.697  tamponi. tamponi.

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 1.158 (+1 rispetto a ieri), quelle negative sono 63.539.

Territorialmente, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: 25 in reparto; 1 in rianimazione; 4 in isolamento domiciliare; 154 guariti; 33 deceduti.

– Cosenza: 2 in reparto; 99 in isolamento domiciliare; 333 guariti; 34 deceduti.

– Reggio Calabria: 3 in reparto; 25 in isolamento domiciliare; 229 guariti; 18 deceduti.

– Crotone: 1 in reparto; 5 in isolamento domiciliare; 105 guariti; 6 deceduti.

– Vibo Valentia: 0 in reparto, 0 in rianimazione, 5 in isolamento domiciliare; 71 guariti; 5 deceduti.

Il totale dei casi di Catanzaro comprende soggetti provenienti da altre strutture e province che nel tempo sono stati dimessi.

Le persone decedute vengono indicate nella provincia di provenienza e non in quella in cui è avvenuto il decesso.I soggetti in quarantena volontaria sono 9.469 così distribuiti:

– Cosenza: 1.544

– Crotone: 2.913

– Catanzaro: 2.847

– Vibo Valentia: 281

– Reggio Calabria: 1.884

Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare il rientro alla residenza sono +129; quelle registratesi per motivi di lavoro, salute e attività istituzionali sono +103 per un totale di 232

Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile Nazionale.

Report-del-24-maggio-2020

Fase 2. Amarelli, Confindustria Cosenza: ripartenza a rischio in assenza di aiuti

Sono troppi i rischi di un inevitabile ritardo nella ripartenza per la cosiddetta Fase due: imprenditori, esercenti e commercianti hanno grosse difficoltà di cassa e il bilancio della prima settimana di riapertura delle attività commerciali e produttive non è brillante. Lo sostiene il presidente degli industriali di Cosenza Fortunato Amarelli secondo il quale «Le aziende devono gestire un ritorno non facile. Complicato perché denso di procedure, formazione, approvvigionamenti ed organizzazioni interne nuove. Il tutto con la difficoltà di dover affrontare queste novità dopo due mesi di fermo, con evidenti problemi di flussi di cassa. Con grande dignità gli imprenditori si stanno facendo carico di questa grave situazione in attesa di strumenti concreti che possano permettere di pensare al futuro in maniera positiva. La paura di non reggere quest’onda d’urto – denuncia il presidente di Confindustria Cosenza – rischia di indurre a ridurre costi, investimenti e progettazione. Questo l’Italia non può permetterselo. Le misure messe in campo dal Governo che riguardano la cassa integrazione o l’accordo sulla moratoria sui prestiti, hanno funzionato e sono fondamentali in questa crisi. Il decreto liquidità invece sta presentando non poche criticità nella gestione operativa. È stato chiesto alla banche – ricorda Amarelli – di fungere da intermediarie nell’erogazione per arrivare con rapidità a ristorare gli imprenditori. In realtà il sistema si è inceppato. Le banche, non sentendosi garantite a sufficienza, non hanno voluto cedere sulla loro discrezionalità. Quello che sembrava essere un ottimo strumento sulla carta, nell’attuazione pratica è servito quasi a nulla. La speranza è che attraverso le modifiche apportate possa tornare ad essere utile. In ogni caso, arriverà in forte ritardo».

In un’intervista all’Adnkronos – Amarelli ha detto che «La burocrazia non permette di porre in essere azioni che poi abbiano effetti immediati sul sistema produttivo. Gli strumenti messi in campo sono sufficienti, ma sulla capacità di arrivare presto nell’economia bisogna ancora lavorarci. I ritardi comportano la difficoltà delle aziende di far fronte alle proprie scadenze ed il rischio di fallire per il Covid-19. Non possiamo pensare – sottolinea il presidente di Confindustria Cosenza – che società già in difficoltà che stavano per cessare le attività si risollevino ora, però non dobbiamo far chiudere quelle che funzionavano. Se un’azienda muore, perdiamo la capacità di produrre ricchezza e di erogare stipendi. Il presidente di Confindustria in maniera decisa aveva chiesto ad inizio pandemia  di dare liquidità alle imprese, di poter sottoscrivere dei mutui trentennali garantiti dallo Stato, di saldare i debiti con i privati maturati dalle pubbliche amministrazioni e si sbloccare i 150 miliardi di euro stanziati per le opere pubbliche. Atti che se posti in essere in tempo sarebbero stati sufficienti per superare questo periodo creando anche posti di lavoro. Servono con urgenza strumenti nuovi di sostegno al consumo: imprenditori e cittadini devono essere incentivati ad investire nel futuro altrimenti tenderanno al risparmio. Ai miei colleghi – conclude Amarelli – dico di avere fiducia nel futuro perché gli imprenditori devono mantenere l’ottimismo che è alla base del nostro lavoro. Possiamo essere noi in questa fase a fare la differenza, se continueremo a progettare e a far crescere le imprese, risolleveremo l’occupazione e l’economia del Paese».  (ed)

La Calabria ha il tasso più basso di contagiosità
Ma per le imprese i 2.000 euro solo il 15 giugno

Pur con cautela, viene accolto con entusiasmo il dato che indica la Calabria la regione col tasso più basso di contagio in Italia (0,17). È un segnale che le misure di contenimento hanno funzionato e può diventare un importante elemento di attrazione turistica. Domani, intanto, viene pubblicato il bando definitivo di Riparti Calabria e le aziende potranno registrarsi sul sito della Regione, in attesa del click-day previsto per il 29 maggio. I 2000 euro, però, arriveranno alle 20.000 aziende (che ce la faranno a richiederli col click) solo il 15 giugno: prima dovranno essere contabilizzati come “aiuti” nell’apposito registro UE.

Bollettino Regione Calabria 23 maggio

La Calabria emerge nel report settimanale sull’indice di contagiosità come regione col tasso più basso: appena lo 0,17. È un dato confortante, mentre è in calo il trend nazionale sui valori di contagio, ma per la Calabria questo dato non solo conferma la validità della strategia adottata dalla presidente Santelli che ha “chiuso” il territorio calabrese al rischio di contagi dal rientro di calabresi dal Nord, ma diventa un punto essenziale per creare attrazione turistica nei confronti del territorio calabrese. È evidente che – se continuano questi valori – la Calabria possa aspirare a venir considerata una regione Covid-free: quale miglior richiamo per il turismo nazionale che, dimenticando obbligatoriamente le vacanze esotiche o in località estere, sarà alla ricerca di località “sicure” in Italia.

L'andamento del contagio

Nel grafico accanto è possibile notare la curva dei guariti in costante ascesa, mentre il livello di contagio si mantiene quasi inalterato ormai da diversi giorni. (rrm)

Aerosol contro Covid: la ricerca targata Reggio
Dal ‘Grande Ospedale’ una via per salvare vite

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Un grande segnale di speranza per la cura contro il coronavirus arriva dal Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. I primi risultati di una semplice, quanto rivoluzionaria, terapia a base di un comune farmaco antivirale, sono sorprendenti: su 14 pazienti trattati in 120 ore, 13 hanno reagito positivamente, confermando l’efficacia dell’intuizione dell’equipe specialistica del Gom  guidata dal dottor Pierpaolo Correale, Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia, e il dott. Sebastiano Macheda, Direttore dell’Unità Operativa di Rianimazione. Lo studio, confortato da seri riscontri clinici, si configura come un trattamento efficace del danno polmonare acuto legato a Covid19 mediante una tecnica innovativa, basata sulla somministrazione del farmaco per via aerosol, adottata proprio per evitare effetti collaterali. Adesso si attende il via libera dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) per la sperimentazione e lo studio clinico sulle tecnica utilizzata a Reggio: in questo momento, in attesa del vaccino, vanno percorse tutte le strade possibili alla ricerca delle cure necessarie per salvare vite umane. La ricerca del formidabile team di cui il Grande Ospedale Metropolitano va fieramente orgoglioso, per la competenza e la capacità dei suoi componenti, sarà brevettata come modello e troverà spazio in un’importante pubblicazione scientifica. L’aspetto ulteriormente interessante è che questa tecnica che ha utilizzato l’aerosol al 21% di ossigeno per la somministrazione del farmaco potrebbe avere implicazioni anche al di fuori dell’epidemia Covid in situazioni di danno infiammatorio polmonare, aiutando a risolvere altre gravi patologie polmonari non legate all’emergenza coronavirus.

Sebastiano Macheda
Il dottor Sebastiano Macheda: con il dottor Pierpaolo Correale e l’équipe medica del Gom ha sperimentato per via inalatoria un comune antinfiammatorio

«Sicuramente un’idea originale – ha detto il dott. Macheda – nata da uno scambio di vedute e un confronto col dottor Correale che si occupa da molto tempo di immuno-oncologia. Da esperto di immunologia mi ha manifestato in uno dei tanti incontri la possibilità di utilizzare l’adenosina, questo farmaco noto a noi come potente antinfiammatorio. E noi l’abbiamo messo in atto per via inalatoria, che non è quella utilizzata abitualmente: in genere si usa la via venosa, prevalentemente in cardiologia. Come antinfiammatorio ci siamo riferiti ai dati sperimentali sugli animali fatti soprattutto dal prof. Sitkovsky a Boston. Abbiamo quindi avuto la possibilità con un’idea mia e dei miei collaboratori di utilizzare il farmaco per via inalatoria. Questo ci ha consentito di non avere effetti collaterali che purtroppo si hanno per la via endovenosa e allo stesso tempo di vedere dei risultati, a nostro avviso positivi»

A questo proposito, il dott. Macheda ha detto che lo studio è stato presentato all’Aifa: «Speriamo dia esito positivo per cui sarà fatto uno studio in più centri clinici, uno studio multicentrico sperimentale, per verificare se questa azione,  sia antinfiammatoria, quindi di risoluzione del quadro clinico, sia anche antivirale perché c’è una negativizzazione del tampone, è reale o meno. Noi l’abbiamo vista, a noi sembra esserci, però i dati vanno confermati con metodo scientifico».

Il dott. Correale ha illustrato come si è giunti a sperimentare questa tecnica assolutamente innovativa: la terapia ha permesso di risolvere 13 casi di danno polmona­re acuto, con presenza di infiammazione che «non si manifesta solo per il CoVid-19 ma anche a seguito di ischemia, in presenza di infezione da vi­rus di influenza, o in caso di febbre. In un primo momento – ha detto il dott. Correale – si manifesta una polmonite interstiziale cui segue una tempesta infiammatoria dove ci troviamo tutta una serie di cellule e sostanze che, mentre prima agivano in maniera coordinata, ora agiscono in maniera totalmente scoordinata e tendono a peggiorare il caso. Esistono per questa fa­se già diverse speri­mentazioni. In questa situazione il paziente ha bisogno di ossigeno. Una circostanza che pone grossi problemi perché mette fuori gioco i meccani­smi di sicurezza auto­nomi del nostro orga­nismo. Quando le cel­lule muoiono liberano nell’organismo, in ma­niera massiva ATP dando così un segnale di pericolo. Si tratta di utilizzare un metodo con un farmaco naturale che è adibito a spegnere il sistema immunitario o altre indicazioni mediche mediante il quale stimoliamo il recettore dell’adenosina che è il più potente immunosoppressore, antagonizzando gli effetti pro-infiammatori dell’ossigeno. La terapia è stata capace di ridurre l’infiammazione in molti dei pazienti in un tempo molto breve, circa 120 ore e ha dato il via alla presentazione di uno studio clinico razionale che è poi sfociato nella ricerca presentata all’Aifa».

«Abbiamo trattato – ha dichiarato il dott. Massimo Caracciolo del reparto di Terapia Intensiva post-operatoria del G.O.M. – 14 pazienti con questa nuova metodologia, non solo con il farmaco, e i risultati sono stati incoraggianti: in 13 pazienti abbiamo ottenuto risultati positivi sia in termini di riduzione dell’infiammazione e quindi di miglioramento del quadro radiologico e, quello che era inaspettato, anche sulla negativizzazione del virus o sull’abbassamento importante della carica virale. Un solo paziente ha avuto degli effetti collaterali – ha avuto un broncospasmo – per cui non è stato possibile continuare la terapia. Noi ci aspettavamo dalla somministrazione di questo farmaco una possibile influenza sul ritmo cardiaco: in realtà, durante tutto il periodo della somministrazione non abbiamo avuto alterazioni della frequenza cardiaca e questo è un elemento molto importante».

La ricerca è stata condotta in collaborazione con il dott. Michail Sitkovsky, della Nor­theastern University di Boston, il prof. Antonio De Lorenzo del Department of Biomedicine and Prevention, dell’Univer­sità di Roma Tor Vergata, il prof. Fede­rico Bilotta del Department of Anesthe­siology, Critical Care and Pain Medicine del Policlinico Umberto I dell’Universi­tà La Sapienza di Roma, il prof. Michele Caraglia Department of Precision Medi­cine, dell’UniversitàVanvitelli di Na­poli. Nella ricerca sono stati coinvolti, oltre a Correale e Macheda e Caracciolo, gli altri medici e specialisti del Gom: Eleonora Iuliano e Rocco Giannicola di Oncologia Medica; Antonella Morabito dell’ Uoc Farmacia; Giuseppe Foti e Carmelo Mangano di Malattie infettive; Antonio Armentano, Nicola Arcadi e Carmela Falcone dell’Uoc Radiologia; Marco Conte di Microbiologia, Corrado Mammì di Genetica Medica e Giuseppe Romeo dell’Uosd Laboratorio di Tipizzazione Tissutale, tutti affiancati dai rispettivi team.

Grande soddisfazione è stata espressa dal Commissario straordinario del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio, l’ing. Iole Fantozzi: «Il Gom ha reagito con grande professionalità, tempismo e coerenza davanti a quella che si temeva potesse essere una pandemia disastrosa». La Fantozzi, nel corso di un incontro con la stampa, ha tenuto a ringraziare tutti coloro che con vari ruoli, hanno lavorato assiduamente affinché tutto funzionasse per il meglio. Dagli «infermieri ai dirigenti, sanitari, medici, amministrativi, tecnici, tutti, con uno spirito di squadra che non si era mai visto – ha detto – si sono uniti per portare un contributo determinante alla gestione dell’epidemia».

A conferma della validità del modello adottato, il Gom ha voluto pubblicare un compendio ragionato di tutte le misure, le procedure ed i protocolli adottati dall’Ospedale di Reggio Calabria per fronteggiare con efficienza l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Un lavoro frutto di équipe, coordinato dallo stesso Commissario Fantozzi. Il libro, pubblicato da A.L.E. edizioni e i cui proventi saranno interamente devoluti all’Unità Operativa di Oncoematologia Pediatrica del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio, si caratterizza per una duplice valenza: quella antologica, perché raccoglie tutte le attività del Gom in relazione al Covid-19, e quella di programmazione e prevenzione, nell’eventualità di dover fronteggiare una nuova emergenza dello stesso tipo. Per questa ragione, sarebbe opportuno considerare questa pubblicazione come la piattaforma di un piano pandemico. (mcg)

L’amara drammatica verità del post-riapertura
Per negozianti e bar a fine giornata casse vuote

di SANTO STRATI – Quando a fine serata, il primo giorno di riapertura, hanno guardato il registratore di cassa, lo sconforto di molti esercenti, di troppi negozianti, ha raggiunto dimensioni inimmaginabili. Dopo 70 giorni di chiusura forzata (legittima e dovuta, per carità), il giorno della ripartenza, pur con molte incognite, sembrava dovesse riportare qualche timido sorriso sulle facce sconsolate di chi non vedeva né clienti né quattrini da troppo tempo. Invece, il disastro annunciato si è rivelato ancor più grave di quanto si potesse immaginare. Sette su dieci hanno riaperto (la percentuale nazionale si attaglia anche alla realtà calabrese) e di questi sette, dopo lo choc (pur se ipotizzato) del registratore di cassa con numeri a una cifra negli scontrini emessi, in molti – sfiduciati – stanno seriamente pensando di chiudere. Del resto, come si può dar loro torto? Non ci sono aiuti seri, le provvidenze annunciate con grande enfasi sono irraggiungibili se non totalmente impossibili, l’accesso al credito uguale a zero e il peso fiscale identico se non superiore a prima. Oltre, naturalmente, ai costi fissi su cui il Governo non ha ha avuto il minimo senso pratico di intervento. Continuare con la logica del credito d’imposta, pari al 60% delle spese di affitto è un’ignobile risposta a chi fatica da anni e versa regolarmente tasse e contributi e permette allo Stato di garantire i lauti stipendi ai burocrocrati ormai integrati nelle strutture dei ministeri. Funzionari che vivono una dimensione tutta loro, incapaci di valutare, capire,o appena immaginare la gravità della situazione.

Perché non ci vuole molto a comprendere che ci sono due ordini di problemi: da un lato agli esercenti viene richiesta l’adozione di misure di sicurezza che non sono gratis, dall’altra le stesse misure scoraggiano i clienti e fanno rinviare consumi e acquisti in tempi migliori. Veniamo agli esercenti: comprare gel, mascherine, plexiglas, disinfettanti, richiedere interventi di sanificazione, ecc. ha un costo. Già da 70 giorni baristi, ristoratori, artigiani, parrucchieri, barbieri, estetiste, ecc. non battono un centesimo sul proprio registratore di cassa e devono pure affrontare altre spese per iniziative di cui non si sa per quanto tempo saranno richieste. Facciamo un esempio pratico: il ristoratore Pippo che aveva venti tavolini per 80 coperti, dovrà rinunciare a due terzi di clienti (25 clienti al massimo) e garantire le dovute distanze di sicurezza. Ha un colpo di genio, ordina lastroni di plexiglas che facciano da divisorio tra un tavolo e l’altro. Siccome di 20 tavolini potrà utilizzarne appena sei, gli serviranno almeno cinque lastroni di plexiglas trasparente (non può mica mettere il polistirolo o il cartongesso…). Costo medio di ogni lastrone da 250 a 400 euro  oltre l’eventuale montaggio. Alla fine del giorno prima della ripartenza il nostro ristoratore avrà speso almeno 2/3000 euro per mettere in sicurezza il locale. Col rischio, naturalmente, che tali misure, a distanza di qualche mese possano non essere più considerate adeguate e dovranno essere sostituite o modificate. A fine giornata, il nostro ristoratore con due-tre giri di coperti avrà realizzato 75 coperti, se gli butta bene, contro i 240 del periodo pre-covid. Come farà a gestire il locale, gli affitti, il personale e tutto il resto? Se ha una cospicua somma da parte e vuol fare il missionario non avrà alcun ripensamento. Ma se è un onesto lavoratore che si spezza la schiena tutto il santo giorno facendo salti mortali per mantenere la famiglia e garantire il lavoro ai propri dipendenti, cadrà nello sconforto più totale. Già, perché c’è l’altra faccia della medaglia: il cliente. Scoraggiato da un servizio spesso poco funzionale e da obblighi che, pur se legittimi, risultano demoralizzanti (lunghe file per l’accesso nei locali o nei negozi, gel per le mani, guanti, mascherine, distanze da mantenere, ecc) finisce per rinunciare agli acquisti o ai servizi cui era abituato. Escludendo la cura del corpo (barbieri, parrucchieri, manicure, pedicure, massaggi) tutto il resto risulta persino superfluo, oppure – disgraziatamente per i dettaglianti – si può ordinare ad Amazon o a chiunque faccia e-commerce, restandosene tranquillamente a casa, senza file da fare, senza obbligo di mascherine, senza sentirsi addosso il rimprovero della cassiera perché ci si attarda nella scelta dei prodotti. Questo significa – in assenza di una seria politica di aiuti che compensi lo squilibrio provocato dal covid alla piccola impresa, al negoziante, al gestore di bar o di trattoria, che non c’è futuro altre che per il 30% (quelli che hanno deciso momentaneamente di non riaprire) ma per una larghissima fetta di operatori commerciali. Chiudono i negozi, le attività al dettaglio, se ne avvataggiano i grandi del commercio on line, e ci ritroveremo con centinaia di migliaia di disoccupati prima che arrivi l’autunno. E non parliamo qui del personale addetto al cosiddetto turismo balneare: quanti giovani quest’estate non avranno neanche l’opportunità di un lavoro part-time come bagnini, assistenti di spiaggia, aiutobanconisti, camerieri, ecc.? A piangere non sono solo i gestori dei lidi, abbandonati e trascurati, ma saranno migliaia di famiglie.

C’è, insomma,  una bomba sociale che sta per esplodere e il contagio della crisi economica non ha né eparina né plasma autoimmune che possano alleviare il rischio di morte: qui – scusate il macabro raffronto – avremo migliaia di aziende destinare a morte certa. E nessuno fa nulla. A cominciare dal Governo che offre solo le funamboliche capacità del premier Conte di restare sempre in equilibro sul filo delle promesse e degli annunci, quando in realtà servono fatti concreti. Serve denaro fresco e qui continuano a parlare di credito d’imposta. Ma quale imposta, quali tasse ci saranno da pagare se le aziende esalano l’ultimo respiro? Chi verserà i contributi previdenziali e assistenziali se la platea degli aventi diritto, i lavoratori, diventerà sempre più assottigliata, come se a uno spettacolo, pur importante e degno di attenzione, si recassero quattro spettatori soltanto.

Gli attori protagonisti, negozianti, esercenti, liberi professionisti, non solo non hanno visto il becco d’un quattrino da 70 giorni. L’elemosina dei 600 euro ha offerto, nella sua drammatica funzione, comiche surreali. La cassa integrazione è ancora un miraggio per oltre due terzi di lavoratori che a casa non hanno niente da mangiare, mentre continuano ad accumularsi bollette, utenze, affitti, spese di ogni genere. In Calabria, almeno, la metà di chi aveva diritto alla cassa integrazione l’ha ricevuto in tempi “umani”, ma non è sufficiente, serve tempestività e un minimo di buonsenso. Che i nostri governanti mostrano di non avere la più pallida idea di cosa possa essere.

Anche in Regione, per la verità, le cose non brillano: il 7 maggio in pompa magna sono stati annunciati 120 milioni di aiuti “immediati” da tradursi in 20.000 assegni da 2000 euro da destinare ad altrettante aziende indebolite dal coronavirus e impossibilitate a produrre reddito da 70 giorni, più il pagamento di un terzo dei contributi dovuti per i lavoratori cui viene garantito il mantenimento del posto di lavoro. Siamo al 20 maggio, il primo preavviso di bando pubblicato ha provocato una marea di proteste per l’assurdità dei requisiti richiesti (incluso il documento di regolarità amministrativa, ossia la dimostrazione di essere in regola con il versamento di tasse e contributi e, per buttarla sul comico, una certificazione firmata da apposito perito (con pagamento ovviamente a carico del beneficiario dell’aiuto) attestante la perdita di reddito. Ieri è apparso il preavviso numero due e, ancora una volta, si ha la concreta dimostrazione che a scrivere questi bandi siano funzionari privi di senso pratico (che avranno probabilmente fatto le scuole serali con Crudelia Demon). Non si capisce che ogni giorno in più che si rinvia ci sono decine di aziende che non riaprono più. Non si comprende che qui non si sta facendo beneficenza, ma si cerca, in misura abbastanza modesta, di rendere meno amara la vita di chi è rimasto fermo 70 giorni (pensiamo a parrucchieri, estetiste, artigiani, negozianti, baristi, ristoratori, ecc.). E per distribuire la miseria di 2000 euro (importanti, per carità, in un momento di panico totale) si continua a chiedere di certificare “lo stato di povertà” e quantificare le perdite. Poteva aver senso se a disposizione di questi imprenditori aspiranti morituri ci fossero 20-30mila euro ciascuno: ti dò il 50-60% di quello che hai perso, per farti riaprire, per farti recuperare la fiducia in uno stato che non è solo un “rapinatore autorizzato” a mezzo tasse, ma provvede concretamente a far ripartire il Paese. Invece no, per il contributo a fondo perduto l’azienda dovrà autocertificare che la sua “attività economica è stata sospesa ai sensi dei D.P.C.M. 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020” e che il contributo non eccede il “fabbisogno di liquidità determinatosi per effetto dell’emergenza Covid-19”: che significa? Chi farà corsi accelerati per insegnare a comprendere le scritture dei bandi regionali si farà d’oro.

L’assessore al Lavoro Fausto Orsomarso, uno degli ideatori di “Riparti Calabria”, sostiene che per la misura flat dei 2.000 euro «sono richiesti una semplice autocertificazione e un documento di identità». Quando apparirà il bando e il relativo modello di autocertificazione ne riparliamo. L’altro bando, invece, riguarda le aziende con fatturati superiori a 150 mila euro (previsto un bonus fino a 15mila euro come sostegno all’occupazione). «Le due misure – ha dichiarato Orsomarso – sono accomunate dalla facilità di accesso attraverso piattaforme informatiche sulle quali sarà sufficiente caricare pochi documenti per completare la procedura e accedere direttamente agli aiuti. Niente obbligo di rivolgersi ai consulenti, niente firma digitale, diamo fiducia agli imprenditori calabresi, avviamo subito i pagamenti e rinviamo ad una fase successiva i controlli, sia quelli a campione da parte della Regione, sia quelli demandati a prefetture e Guardia di finanza cui invieremo i report delle domande. Abbiamo cercato di coniugare le regole alla semplicità e alla rapidità di intervento. La procedura prevede un ordine cronologico, che è quella che garantisce maggiore trasparenza, ma il sistema impedisce invii massivi e richieste multiple». Sembra un film già visto, ci perdoni l’assessore il nostro inguaribile scetticismo. Sarà una lotta all’ultimo (anzi “al primo”) click tra i mouse più veloci della regione. Su oltre 100mila piccole imprese potenziali destinatarie di questi miserevoli 2000 euro, una su cinque vincerà la medaglietta, sempre che, nell’attesa non abbia definitivamente abbassato la saracinesca e mandato a casa anche l’unico dipendente rimasto. (s)

 

«Ripartenza con responsabilità», l’ottimismo della presidente Santelli

La presidente della Regione Calabria ha inviato un messaggio pieno di ottimismo e di speranza ai calabresi, in occasione del primo giorno della cosiddetta Fase 3.

«Oggi – ha detto – inizia una nuova fase per la Calabria e per tutta l’Italia, una fase che dovrà essere contrassegnata dalla voglia di ripartire ma anche da un grande senso di responsabilità individuale e collettiva. I calabresi, in questi due mesi e mezzo di lockdown e di distanziamento sociale, hanno fatto tanti sacrifici e rispettato come meglio non avrebbero potuto le prescrizioni governative e regionali per il contenimento dell’epidemia. Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto e del modo in cui siamo riusciti ad affrontare una crisi sanitaria, sociale ed economica senza precedenti.

La Calabria ha scritto una bellissima pagina di responsabilità civile, nel pieno e consapevole rispetto delle regole a tutela della salute di tutti. Eroici sono stati i commercianti che hanno dovuto chiudere le loro attività; eroici sono stati i liberi professionisti, gli operai e gli ambulanti rimasti da un giorno all’altro senza lavoro; ed eroici sono stati gli studenti che hanno fatto fino in fondo il loro dovere pur con le scuole chiuse, gli imprenditori che hanno continuato ad assicurare i diritti dei loro dipendenti, i giornalisti che ci hanno puntualmente informato su ciò che accadeva nella nostra regione e nel resto del Paese. Eroici, straordinariamente eroici, sono stati i nostri medici, i nostri infermieri e tutti gli operatori sanitari che, per quasi tre mesi, hanno combattuto in una trincea pericolosissima pur di continuare a garantire assistenza a una terra che aveva bisogno più che mai di sicurezza e di speranza.

Grazie, ancora una volta, a tutti i calabresi che hanno tenuto duro e non si sono arresi.

Ora inizia una nuova fase, quella della ripartenza, che dovrà essere graduale e dovrà avvenire all’insegna della prudenza e della massima responsabilità. Le nuove misure che ripristinano gran parte dei diritti sospesi e che dispongono la riapertura delle attività commerciali non possono essere in alcun modo considerate un “liberi tutti” e un ritorno alla quotidianità ante-epidemia.

Il Coronavirus non è stato ancora sconfitto, purtroppo. Ed è per questo che la necessaria ripartenza dovrà essere accompagnata da quello stesso senso di responsabilità che ha caratterizzato i giorni più bui di questa emergenza. Oggi più che mai è doveroso usare quel buonsenso che i calabresi hanno dimostrato di possedere in grande quantità e di renderlo parte costitutiva della vita di tutti i giorni. Non possiamo permetterci di vanificare gli sforzi e i sacrifici fatti in questi mesi. L’attenzione di tutti deve rimanere sempre alta, perché la situazione era e resta molto complicata.

Dunque, ripartiamo, e ripartiamo con forza ed entusiasmo, ma facciamolo nel pieno rispetto di tutte le regole fissate dal Governo e dalle Regioni e delle norme sul distanziamento sociale e sulla protezione individuale. Siamo un grande popolo. Sono sicura che lo dimostreremo anche stavolta». (rp)

L’Aifa autorizza sperimentazione della plasmaterapia. Il commento del prof. Pino Nisticò

  • Dopo gli appelli della comunità scientifica all’Aifa per dare il via libera alla sperimentazione ufficiale della plasmaterapia, abbiamo chiesto al prof. Pino Nisticò, ex presidente della Regione Calabria e insigne farmacologo, un commento. L’Aifa, peraltro, raccogliendo l’appello di ieri mattina del sen. Marco Siclari, ha incluso nella sperimentazione anche il prof. Giuseppe Di Donno di Mantova. È un buon segnale, in attesa dei provvedimenti del ministro Speranza. È stato lo stesso Siclari a comunicarlo al prof. De Donno che si è messo subito a disposizione del direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini. 

«Dopo i ripetuti gridi d’allarme – scrive il prof. Nisticò – da noi lanciati al nostro Governo e persino ad altri Paesi, tramite le comunità dei Consultori della Regione Calabria e delle associazioni dei calabresi nel mondo, finalmente la nostra Agenzia nazionale del Farmaco (Aifa) si è risvegliata dal torpore primaverile concedendo l’autorizzazione ad uno studio sperimentale nazionale per valutare l’efficacia e la sicurezza del plasma iperimmune da pazienti già guariti da Covid-19.

Sia in Inghilterra che negli Stati Uniti il Governo e la Food Drug Administration (FDA) avevano già dato il via libera alla sperimentazione del plasma iperimmune.

È noto da anni ed è stato confermato anche in questo periodo di emergenza da autorevoli ricercatori su riviste prestigiose come Nature, Pnas, Jama, come pure da studi sperimentali in corso e dall’uso compassionevole che il trattamento con plasma iperimmune è quello di scelta per le gravi forme di Covid.

Sorprende, pertanto, che l’Alfa abbia ritardato nel decidere di lanciare uno studio controllato su scala nazionale pur disponendo in seno alle sue Commissioni di farmacologi molto qualificati che sono ben consapevoli del ruolo terapeutico dell’infusione di plasma iperimmune.

Ad ogni modo oggi non possiamo fare altro che dare il benvenuto al nuovo studio dell’Aifa. La delibera, in particolare, prevede l’autorizzazione di uno studio denominato Tsunami di cui è capofila l’Università di Pisa. Con quali criteri sono stati scelti i centri universitari e ospedalieri che partecipano allo studio? Sembrava naturale includere in primis i centri con maggiore esperienza. Infatti, ottimi risultati terapeutici sono stati riportati nei mesi scorsi in circa 80 pazienti trattati con siero iperimmune dalla rete coordinata del prof. Cesare Perotti del San Matteo di Pavia e dal prof. Giuseppe De Donno dell’Ospedale di Mantova, rete che comprende anche le aziende ospedaliere di Crema, Lodi, Padova e Novara. Sembra, invece, che questi centri siano stati esclusi dallo studio Tsunami autorizzato dall’AIfa. Un vero e proprio “tsunami”? Speriamo di tratta di una tempesta di breve durata.

Il ministero della Salute avrebbe dovuto, nel suo indirizzo politico, chiedere all’AIfa e all’Istituto Superiore di Sanità di organizzare uno studio il più ampio possibile, coinvolgendo i centri più qualificati delle singole regioni, specie di quelle dove c’è ancora la più elevata incidenza di decessi. Anche perché è evidente, sulla base dell’esperienza finora maturata, che tanto più centri saranno autorizzati per la plasmaterapia, tanto più saranno i pazienti salvati da morte.

Pertanto, in Italia lo studio dovrebbe essere un’occasione da cogliere e cioè accanto allo specifico significato scientifico volto alla valutazione rigorosa dell’efficacia e della tollerabilità, da un punto di vista pragmatico bisognerebbe usarlo anche come strumento efficace per salvare il maggior numero possibile di pazienti gravi che rischiano la morte.

Ecco perché a mio avviso – dice il prof. Nisticò – il ministro dovrebbe integrare lo studio Aifa ed estendere quanto più possibile questa sperimentazione, coinvolgendo tutte le città più importanti con policlinici universitari o ospedali di grande prestigio, come, per esempio, lo Spallanzani di Roma e il Cotugno di Napoli, ecc. Sono sicuro che il ministro Speranza saprà con la sua sensibilità e intelligenza politica assicurare un’integrazione dello studio Tsunami, facendo organizzare centri qualificati per l’infusione di plasma sull’intero territorio, nell’interesse dei pazienti affetti da grave forme di Covid.

Questo il ministro lo potrebbe decidere molto rapidamente, anche chiedendo il parere ad suoi consulenti di altissimo prestigio scientifico come il prof. Walter Ricciardi, già presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e professore stimatissimo dell’Università Cattolica di Roma oltre che rappresentante del nostro Paese in seno all’Organizzazione Mondiale della Sanità, e il prof. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, infettivologo clinico che è considerato un vero colosso in tutto il mondo avendo per primo sconfitto l’Ebola oltre che far guarire i primi pazienti affetti da Coronavirus.

Walter Ricciardi e Giuseppe Ippolito
Walter Ricciardi (presidente dell’Istituto Superiore di Sanità) e Giuseppe Ippolito (direttore scientifico dell’Ospedale Spallanzani)

Prima di chiudere, vorrei fare una breve considerazione. Tutta questa vicenda che stiamo vivendo, tipicamente “italiana” sta a dimostrare che ancora non abbiamo imparato la lezione che ci viene dal coronavirus. Quando finalmente avremo un mondo in cui domina l’umiltà, la fratellanza, il rispetto reciproco senza personalismi e prime-donne?  Questa è la vera lezione che dovremmo apprendere dalla pandemia da coronavirus». [Pino Nisticò]

 

Lettera aperta di Riviera e Borghi: un passaporto per una vacanza protetta

L’Associazione Operatori Turistici “Riviera e Borghi degli Angeli”, impegnata in questo periodo di emergenza sanitaria per dare un impulso all’economia turistica dell’area del basso Ionio, scrive una lettera aperta alla presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, affinché «disponga un protocollo interregionale per fare tamponi e test obbligatori a viaggiatori e turisti diretti in Calabria prima della loro partenza».

Un protocollo necessario per l’Associazione, che «garantirebbe la sicurezza degli operatori, per la  nostra Regione, permetterebbe un censimento (anonimo) degli arrivi di turisti nell’estate del Coronavirus».

«Così – scrive Riviera e Borghi – si trasmetterebbe il senso di una Regione Calabria che si muove per tutelare i suoi cittadini, i turisti e viaggiatori sani che, non bisogna dimenticarlo, sceglieranno la nostra regione perché tra le più sicure e forse adatta, viste le sue peculiarità naturalistiche, a vacanza salutari. Una ordinanza così emessa permetterebbe infatti, senza alcun costo per la nostra Regione, di garantire una ulteriore scrematura ai rischi di contagio».

«Riflettendo un attimo – prosegue la lettera – nessuno si meraviglia se per entrare in palestra ci chiedono un certificato medico, in questi momenti credo che la nostra Regione possa richiedere a chi vuole visitarla un “documento” che ne attesti la salute. Logicamente a tutto ciò, va assolutamente accompagnato un urgente e strutturato lavoro di organizzazione del sistema medico-sanitario regionale e territoriale, quale migliore occasione per potenziarlo e migliorarlo per sempre, con un coordinamento virtuoso tra Regione, Comuni, ASP Provinciali, Forze dell’Ordine, Organi di controllo e ONG per: Garantire e tutelare prioritariamente la salute pubblica. Potenziare la rete ospedaliera ed il sistema medico-sanitario territoriale in ottica di rafforzamento anti-Covid: servono interventi da effettuare per continuare ad affrontare le fasi emergenziali ed azioni/attività ad ampio raggio e di medio-lungo termine in risposta dei diritti delle comunità locali; Organizzare Ospedali COVID con relativi servizi; Programmare con Asp/Comuni/Organi preposti/Organizzazioni Ong-volontariato azioni di screening di massa, servizi di assistenza e controllo/monitoraggio e trattamento territoriale (aree free-Covid) con servizio di assistenza domiciliare; Prevedere servizio di Guardia Medica Turistica con poli territoriali con unità mobili, coinvolgendo Croce Rossa Italiana e Protezione Civile per assistenza medico-sanitaria capillare ed organizzata di turistici/bagnanti/cittadini ecc.». (rcz)

Il sindaco Occhiuto: per il post-Covid completiamo piste ciclabili e il Parco del Benessere

Il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, ha lanciato un appello alla Regione Calabria, chiedendo «una forte accelerazione per il completamento dei lavori della ciclopolitana e del Parco del Benessere».

La richiesta di Occhiuto è stata fatta in funzione della immediata fruibilità delle opere da parte dei cittadini, alla luce della nuova fisionomia che la città di Cosenza, come tutte le città italiane, dovrà assumere nel post emergenza Covid-19.

«In tutto il Paese – ha dichiarato il sindaco Occhiuto – dovranno prevalere un nuovo modello di città ed un nuovo orientamento che porterà ad un modus vivendi completamente diverso nel quale intere aree o porzioni di città dovranno essere attraversate dalle famiglie, dai giovani o da chiunque altro, senza le auto e dove i cittadini potranno ritrovarsi per andare al lavoro, per passeggiare o andare in bici, rispettando le disposizioni sul distanziamento sociale».

«Questa “piccola rivoluzione” – ha aggiunto Occhiuto – è stata da noi anticipata già da quando abbiamo investito molto su alcuni progetti e alcune idee che ci vedono oggi avanti, rispetto ad altre realtà urbane, nella marcia di avvicinamento a questa nuova visione complessiva di città. Non è un caso che Cosenza, già da diverse settimane, è stata indicata, da uno studio qualificato, tra le città italiane più attrezzate per la ripartenza e maggiormente pronte ad affrontarla più facilmente, anche in virtù della presenza di adeguate infrastrutture in grado di incentivare la mobilità sostenibile».

«Quando abbiamo iniziato i lavori della ciclopolitana, in parte realizzati – ha sottolineato ancora il sindaco Occhiuto – abbiamo dovuto compiere delle scelte per certi aspetti impopolari, fronteggiando anche chi guardava a questa opera con scetticismo e diffidenza, considerandola persino inutile. Invece, noi siamo andati comunque avanti. Adesso questa nostra realizzazione, nella visione delle città che dovranno affrontare il post Covid-19, tornerà non solo utile, ma ridiventa prepotentemente attuale, rappresentando un vero e proprio modello che tutte le città del nostro Paese dovranno adottare nella mutata realtà successiva all’emergenza. Il Ministero dei trasporti sta per rendere operativi degli incentivi (bonus di 500 euro per chi acquista bici elettriche, bici e monopattini, o di 1500 euro per la rottamazione di altri mezzi) che rappresentano una buona soluzione per affrontare, in modo intelligente e sostenibile, la Fase 2 dopo il lockdown».

«Siamo stati tra i primi – ha proseguito Occhiuto – a puntare decisamente sulla pedonalizzazione ed oggi più che mai siamo convinti che tra l’inquinamento atmosferico e la diffusione del virus possa esserci una correlazione anche abbastanza stretta, perché la presenza nell’aria di polveri sottili e del particolato aiutano la persistenza del virus. Con la ciclopolitana, che dovrà essere completata prima possibile, abbiamo immaginato un sistema integrato di piste ciclabili in grado di collegare tutti i punti di interesse della città. Un sistema cui si aggiungerà a breve anche un servizio di bike sharing che è stato già aggiudicato e che presto entrerà in funzione. Per tutte queste ragioni chiediamo alla Regione e alla presidente Jole Santelli che venga impressa una accelerazione ai lavori per il completamento della ciclopolitana ed al quale è collegata anche la realizzazione di altre piste ciclabili su via Panebianco e Viale della Repubblica. Eguale attenzione chiediamo alla Regione per l’accelerazione dei lavori di completamento del Parco del Benessere che dovrà avere anch’esso, nella nuova fisionomia che la nostra città assumerà da qui in avanti, una sua centralità ed un ruolo estremamente importante».

«Con il Parco del Benessere – ha aggiunto Occhiuto – abbiamo progettato e in parte già realizzato, una sorta di Central Park lineare, all’interno del quale il verde diventa elemento strutturale e non più elemento di risulta. Il verde, nella concezione ottocentesca e novecentesca, era un elemento progettato. Lo dimostrano a Cosenza la Villa vecchia prima e quella di Piazza della Vittoria poi (villa nuova). La città contemporanea, invece, non contempla il verde come elemento strutturale. Ecco che il Parco del Benessere diventa elemento propulsore del cuore della città, quella che ne attraversa la parte contemporanea, e nella quale non devono trovare più posto le auto, mentre il verde ridiventa parte del disegno urbano. I cittadini, senza più l’auto, arriveranno a piedi o scenderanno dalla metro tranvia per ritrovarsi direttamente nella città più densamente popolata. Il completamento del Parco del Benessere è ancora più importante alla luce di quello che sta avvenendo oggi».

«La nuova fisionomia di città del post Covid – ha aggiunto Occhiuto – impone di avere spazi pedonali sempre più allargati, aree verdi e piste ciclabili che si riconnettono con le parti di città densamente popolata. Ecco perché l’accelerazione dei lavori che chiediamo alla Regione con la massima urgenza, va proprio nella direzione di completare quella parte del Parco del Benessere ricompresa tra il Centro commerciale “I Due Fiumi” e l’area parallela a Corso Mazzini che arriva fino all’Austostazione. Poiché la città dovrà essere utilizzata e attraversata in un certo modo, seguendo le disposizioni dettate dall’emergenza, chiediamo al più presto che questa parte centrale venga ultimata. Confidiamo nella sensibilità della Presidente Santelli, affinché tanto la ciclopolitana quanto il Parco del Benessere vengano consegnati prima possibile alla fruizione dei cittadini». (rcs)

Istat, sul turismo pre-covid in Calabria

La stagione turistica estiva è alle porte, ma la riapertura delle attività è soggetta a molte incertezze legate agli effetti determinati dall’epidemia del coronavirus. Gli interrogativi sono moltissimi: come cambieranno i comportamenti delle persone nei confronti del turismo? Quale sarà l’effetto della crisi economica? La percezione del rischio favorirà i flussi turistici verso le aree di prossimità e più sicure – ossia a più bassa densità del contagio – come com’è la Calabria? Si eviteranno i luoghi affollati, a favore dei territori che possono fare leva sul bene di lusso, qual è oggi, lo spazio fisico, che è diffusamente disponibile in Calabria? L’incertezza sulla ripresa delle attività turistiche è anche alimentata dalla capacità del sistema di offerta regionale di poter cogliere le sfide e le opportunità della fase post-covid. E’, quindi, importante capire le condizioni strutturali dell’offerta di servizi turistici della Calabria. In questa nota ci si limita a descrive alcune caratteristiche del turismo calabrese utilizzando i dati recentemente pubblicati dall’ISTAT.

Unità locali e addetti. In Calabria, cosi come in tutto il paese, il lockdown ha interessato tutta la filiera dell’offerta di servizi turistici. Formalmente il Dcpm non ha determinato la chiusura degli alberghi, ma l’operatività degli stessi è stata di fatto bloccata. Pertanto, la chiusura delle attività ha riguardato 1613 imprese turistiche che occupano 6225 persone: la dimensione media degli operatori turistici è di 2. occupati per unità locale. La quota delle imprese turistiche rispetto al totale delle imprese regionali è pari all’1,4%, mentre gli occupati settoriali sono il 2,2% dell’occupazione totale censita dall’ISTAT. Rispetto al settore turistico italiano, quello calabrese pesa per il 2.3% delle imprese nazionali e per l’1.9% dell’occupazione totale settoriale.

I diversi comparti dell’offerta turistica. La tabella 1 mostra come il settore alberghiero sia quello più importante in termini numerici all’interno dell’intera filiera turistica regionale: gli alberghi in Calabria sono 580 (il % del unita totali regionali) con un livello occupazionale di 2991 unità (il % dell’occupazione settoriale in regione). Importante è anche il ruolo dei 164 Villaggi turistici censiti dall’ISTAT in cui lavorano 1318 persone. Così come avviene in Italia, anche in Calabria si registra una significativa presenza dell’ospitalità diffusa che fa riferimento all’aggregato “Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, B&B, residence, alloggio in agriturismi”: nel 2017, che è l’ultimo anno disponibile, le unità locali erano 483  e gli occupati 1103.

In Calabria, le aree di campeggio e le aree attrezzate per camper e roulotte sono 90 con 194 totali. Relativamente poco presente (il % delle imprese totali) è l’offerta che proviene da ostelli della gioventù (4 in tutta la regione), rifugi di montagna (3) e di colonie marine e montane (4).

La dimensione media delle imprese. Un aspetto importante del turismo è la dimensione delle imprese che in esso operano. Sia in Italia, sia in Calabria il numero medio di addetti per impresa è basso: un’impresa turistica italiana occupa mediamente 4.8 addetti che diventano 3.86 in Calabria (figura 1). Considerando i comparti più importanti del turismo regionale , la dimensione media degli alberghi è 5.1 occupati, mentre nei villaggi turistici aumenta a oltre 8 addetti per unità locale. In entrambi i casi, la dimensione è minore di quella che si osserva in Italia, in cui negli alberghi lavorano in media 9.8 addetti e nei villaggi 11.7 addetti (vedi  tabella sopra).  (fa)

[courtesy opencalabria.com]