È CRONICA LA MANCANZA DI POSTI LETTO
IN CALABRIA LA SANITÀ È SOTTOFINANZIATA

di GIACINTO NANCI – Il giornale radio regionale delle ore 12 del 22 luglio 2022 di Rai Tre ci ha informato che la saturazione dei posti letto in area non critica occupati da malati covid in Calabria è salita al 33,3% in area arancione e che ciò è dovuto ai turisti giunti nella nostra regione e che si sono contagiati con il covid. 

Una notizia del genere assolutamente non vera contribuisce ad allontanare la comprensione dei veri motivi della disastrosa condizione della sanità calabrese e, quindi, della sua soluzione. 

Il vero motivo per cui siamo la regione con la percentuale più alta di saturazione dei posti letto è che in Calabria i posti letto sono cronicamente insufficienti. La saturazione in media più alta delle altre regioni, nonostante che la percentuale dei contagi covid da noi è la più bassa in assoluto, è stata sempre presente anche nelle altre ondate di pandemia e lo era già in questa ondata già prima dell’arrivo dei vacanzieri. La domanda vera è come mai abbiamo meno posti letto delle altre regioni? 

La risposta è che la Calabria è la regione che ha il suo sistema sanitario sottofinanziato da più di 20 anni a questa parte ed è la regione che da ormai 12 anni è sottoposta al giogo del piano di rientro sanitario che impone e ha imposto tagli alla spesa sanitaria con la chiusura di una diecina di ospedali e la riduzione proprio dei posti letto ospedalieri. Per rendere chiaro quanto finora scritto basta un semplice confronto con la regione Emilia Romagna, che è l’esatto opposto della Calabria. 

Infatti, ogni abitante della regione Emilia Romagna ha avuto nell’ultimo riparto dei fondi sanitari alle regioni un finanziamento pro capite di 400.5 euro in più di ogni calabrese. 

Se la Calabria avesse avuto lo stesso finanziamento pro capite dell’Emilia Romagna avremmo ricevuto ben 779.773.500 in più di quanto avuto. E, se si considera che questo ingiusto metodo di finanziamento sanitario alle regioni dura da più di 20 anni e che l’imposizione del piano di rientro alla Calabria nel lontano 2009 è stato fatto per un presunto deficit di due miliardi e duecento milioni di euro, si può concludere che, con un giusto finanziamento, avremmo potuto chiudere il piano di rientro nel giro di tre anni o non farlo imporre del tutto.

Ed è questo il vero motivo per cui la Calabria con 319 ricoveri di malati covid ricoverati nei reparti ordinari si trova al 33,3% di saturazione dei posti letto covid e invece l’Emilia Romagna con 1760 si trova al 19.6%. L’Emilia Romagna ha solo il 19,9% di saturazione dei posti letto con un numero di ricoverati covid 5,5 volte superiore alla Calabria, con una percentuale di contagi covid del 38,5% sempre maggiore della Calabria che ha il 25% e con una popolazione solo poco oltre due volte quella della Calabria. Inoltre, l’Emilia Romagna ha la possibilità, in caso di necessità, di attivare fino a 9001 posti letto covid mentre la Calabria puo’ arrivare a 957, l’Emilia può, quindi, attivare posti letto oltre nove volte la Calabria pur avendo una popolazione poco oltre due volte la nostra. 

Tutto questo nonostante che la Calabria è la regione con una percentuale di malattie croniche (e quindi di necessità di finanziamenti e cure maggiori) molto più alta della media italiana per come risaputo dal governo nazionale i cui ministeri dell’Economia e della Salute hanno vidimato il DCA n. 103 del lontano 30/09/2015 dell’allora commissario Scura che con tanto di tabelle calcolava in 287.000 malati cronici in più della media italiana. Cosa fare allora? Ognuno per la sua parte dobbiamo prendere coscienza che il vero male della sanità calabrese è il suo grave e ultraventennale sottofinanziamento aggravato dall’ingiusto, dannoso e perfino beffardo piano di rientro sanitario con il commissariamento e i suoi tagli alla spesa sanitaria.

Ad aggravare il tutto vi è il fatto che i governi nazionali hanno commissariato da ormai 5 anni tutte le aziende sanitarie calabresi e perfino i tre nostri maggiori ospedali. La domanda che tutti ci dovremmo porre è come mai, dopo 12 anni di commissariamento regionale e 5 anni delle ASP e degli ospedali, il deficit invece di azzerarsi continua ad aumentare e continua ad aumentare la spesa dei calabresi per le cure fuori regione che ha raggiunto la stratosferica cifra di 329.000 milioni di euro?

Tutti questi commissari non sono certo degli incompetenti, il vero motivo è quindi il grave sottofinanziamento e i tagli proprio del piano di rientro per cui amministratori, politici, operatori della sanità, sindacalisti, associazioni e anche i giornalisti dobbiamo concorrere a far si che vengano chiusi i commissariamenti e che il riparto dei fondi sanitari alle regioni venga fatto non in base alla demografia (età) e costi standard ma in base alla numerosità delle malattie presenti nelle varie regioni. 

Per cui dobbiamo spingere il governatore Occhiuto a dimettersi da commissario e di andare al prossimo tavolo di riparto dei fondi sanitari alle regioni battendo i pugni sul tavolo e bloccare qualsiasi riparto che non preveda un giusto finanziamento sanitario alla Calabria visto che il voto alla Conferenza Stato Regioni deve essere alla unanimità. (gn)

SEMPRE IN PRIMA LINEA CONTRO IL COVID
PUR CON I TAGLI ALLA SANITÀ CALABRESE

Non è certamente quantificabile l’impegno e la dedizione che i medici, non solo in Calabria ma in tutta Italia, per tutta la pandemia hanno profuso per garantire assistenza a tutti, stando in prima linea di fronte a un nemico inizialmente sconosciuto. Nella nostra regione, poi, dove il sistema sanitario presenta problemi che sono giganteschi, i medici, gli infermieri, e tutto il personale sanitario ha fatto un vero e proprio miracolo, garantendo, con i pochi mezzi a disposizione e le criticità persistenti, assistenza continua ai calabresi.

E, proprio sulle criticità rilevate sul sistema sanitario calabrese, l’Associazione Medici di Famiglia di Catanzaro ha voluto dare i propri suggerimenti ed evidenziare i problemi a cui hanno dovuto far fronte i medici di famiglia.

«Mentre i medici di famiglia – spiega l’Associazione in una nota – erano in prima linea a combattere il covid la dirigenza Asp, invece di attivarsi a limitare i contagi e diminuire i morti per covid, ha trovato il tempo di spendere energie “burocratiche” nel controllo di chi combatteva il virus. L’Asp ha, inoltre, pensato, sempre durante la pandemia, ma poi ci ha ripensato, di trasferire ai medici di famiglia funzioni burocratiche di altre unità operative come la prescrizione dei presidi per i diabetici».

MediAss ha rilevato che «un altro fattore che ha aggravato il lavoro del medico di famiglia è stata la netta diminuzione dei ricoveri degli assistiti MediAss passati dai 100 del 2019 ai 42 del 2020. I medici MediAss hanno dovuto gestire a casa circa 58 pazienti che avrebbero necessitato il ricovero ospedaliero. Tutta questa maggiorazione di lavoro i medici MediAss lo hanno dovuto fare senza l’ausilio degli esami di laboratorio e strumentali, infatti nel 2020 ne sono stati prescritti solo 17310 (e molti neanche eseguiti) ben il 52% in meno rispetto ai 35490 del 2019».

«E, come se tutto questo non bastasse – si legge – i medici di famiglia hanno dovuto curare i propri assistiti, durante la pandemia, con meno farmaci 32535 (il 13,5% in meno) rispetto ai 37316 del 2019, perché il commissario al piano di rientro sanitario calabrese Cotticelli, invece di impegnarsi nella lotta contro il coronavirus (infatti dei suoi innumerevoli decreti emanati durante la pandemia solo uno fa riferimento al covid) ha trovato il tempo di emanare il 6 marzo 2020 il decreto n. 63  ..”azioni di contenimento della spesa farmaceutica…” che in pratica toglie i farmaci ai malati calabresi. L’assunto di questo decreto è che la Calabria consuma il 14,6% di farmaci in più della media italiana».

«Questo assunto sarebbe logico – hanno spiegato – se il numero dei malati calabresi e delle loro malattie fosse sovrapponibile alla media italiana ma si da il caso che in Calabria ci sono proprio il 14,5% di malati cronici in più del resto d’Italia per come certificato dal commissario Scura (predecessore di Cotticelli) con il suo decreto n. 103 del 15/09/2015. Il commissario Cotticelli quindi, proprio durante la pandemia, con questo decreto ha posto delle limitazioni alla prescrivibilità di molti farmaci per le patologie croniche più diffuse, raggiungendo il suo obiettivo risparmiando proprio il 13,5% di spesa farmaceutica, ma impedendo una corretta cura dei malati calabresi esponendoli, proprio perché impossibilitati a curarsi bene alle conseguenze di una eventuale infezione di coronavirus».

«Il commissario lo ha fatto applicando pedissequamente il piano di rientro sanitario – hanno spiegato i medici di famiglia – che lo “obbliga” a pensare solo al risparmio anche durante la pandemia, anche se sa che il malato cronico che non si cura bene peggiora si complica e poi per poterlo curare bisogna spendere molto di più proprio come lo dimostra il fatto che dopo 10 anni di piano di rientro il deficit sanitario della regione Calabria invece di diminuire è raddoppiato raggiungendo 160 milioni di euro, e anche se sa che a parità di patologia in Calabria si muore prima che non nel resto d’Italia e anche se sa che dopo 10 anni di piano di rientro, per la prima volta nella storia della Calabria l’aspettativa di vita invece di aumentare è diminuita».

«Tutti questi dati – hanno evidenziato – indicano che il medico di famiglia è stato, anche in questa pandemia, un punto di riferimento, uno dei pochissimi, per gli assistiti dando loro assistenza qualificata infatti gli studi MediAss sono stati sempre aperti, e dalle ore 8 alle ore 20  uno di essi è stato sempre a loro disposizione nonostante che abbiamo ricevuto solo scadenti mascherine e in numero quanto la conta delle dita di una mano e i tamponi ci sono stati fatti a partire dall’11 giugno 2020».

«L’assistenza, anche in sostituzione delle visite specialistiche, con pochi esami, con pochi ricoveri e meno farmaci è stato possibile farla grazie alla qualità dei dati archiviati nel server MediAss legata ad una forma di teleassistenza (ricette telematiche, telefono, email, sms, whatsapp ) e i deceduti nel 2020 sono stati gli stessi del 2019».

L’Associazione, infatti, composta da sette medici di famiglia, cura oltre 10mila catanzaresi e, attraverso la piattaforma Medico ricercatore Healt Search – utilizzata da altri mille medici d’Italia – hanno potuto estrarre i dati dei loro assistiti per verificare la qualità dell’assistenza durante il covid.

«I dati estratti sono dal 01/03/2019 al 31/05/2019 confrontati con quelli dal 01/03/2020 al 31/05/2020 – hanno spiegato – Abbiamo estratto le prescrizioni dei seguenti indicatori: accessi (per accesso si intende che il medico apre la cartella clinica di un assistito e compie in essa un atto medico), esami ematochimici e strumentali, visite specialistiche, terapie farmacologiche, ricoveri ospedalieri, assistiti deceduti e numero delle telefonate al numero fisso confrontandole con quelle dello stesso periodo del 2019. Per ogni indicatore il primo numero si riferisce al 2019 e il secondo al 2020. Accessi 26.344 verso 20.371, esami 35.490 verso 17.310, visite specialistiche 5.016 verso 1.764, terapie 37.316 verso 32.535, ricoveri 100 verso 42 decessi 8 verso 8 e le telefonate 12.026 verso 21.252».

«Da questi dati si evince che la somma degli accessi e delle telefonate degli assistiti con i medici Mediass è superiore nel periodo della pandemia (20371+21252) 41623 verso (26.344+12.026) 38370 del 2019 e se a questi accessi si aggiungono quelli via email, sms e whatsapp (tutti in naturale aumento durate la pandemia) si può concludere che gli accessi dei medici Mediass con i propri assistiti durante la pandemia è nettamente aumentato». 

«Un secondo dato che dimostra un maggiore lavoro del medico di famiglia durante la pandemia – viene spiegato ancora – è la forte diminuzione delle visite specialistiche prescritte durante la pandemia 1764 (e di queste la gran parte neanche eseguite) rispetto alle  5016 del 2019. Una diminuzione del 65% per cui il medico di famiglia ha dovuto fare il monitoraggio dei malati cronici e gestire le loro riacutizzazioni in prima persona. E, visto che la prescrivibilità delle visite specialistiche era solo in modalità “urgente,” la dirigenza Asp ha creduto bene di verificare se l’apposizione dell’urgenza fatta dai medici di famiglia era appropriata per eventuali contestazioni agli stessi».

«L’associazione MediAss, molti anni fa – ha concluso l’Associazione – aveva già proposto alla Asp (e la vorremmo riproporre) una “unità di cure primarie telematica” che in questa occasione sarebbe stata in grado di attivare quei settori oggi rimasti in disparte per la lotta contro il coronavirus». (rrm)

Da oggi è possibile fare la quarta dose in farmacia per gli over 60

Da oggi, 14 luglio, è possibile per gli over 60 prenotarsi per la somministrazione della quarta dose in Farmacia, che ha aderito al progetto della Vaccinazione anti-Covid. Lo hanno reso noto Vincenzo Defilippo, Presidente di Federfarma Calabria e Alfonso Misasi, Segretario Regionale Federfarma Calabria.

Per Defilippo e Misasi «i farmacisti calabresi sono  pronti a contribuire anche a questa nuova fase della campagna vaccinale. Per i cittadini, soprattutto quelli più anziani, la farmacia è un presidio di salute su cui fare sempre più affidamento, grazie alla sua capillarità e alla facilità di accesso».

«Poter ricevere qui la quarta dose di vaccino – hanno concluso – scegliendo la farmacia più vicina alla propria abitazione, non solo faciliterà gli over 60 da un punto di vista logistico ma offrirà indubbi vantaggi anche sul piano emotivo, avendo la possibilità di essere accolti dal farmacista di fiducia, con il quale c’è un rapporto ormai consolidato».

Si ricorda che il protocollo del 16 aprile 2021, in riferimento alla nota congiunta Ministero della Salute, Aifa, Iss e Css,  che raccomandano la seconda dose di richiamo (seconda booster o quarta dose) a tutte le persone di età superiore a 60 anni, con vaccino a mRNA nei dosaggi autorizzati per la dose booster, purché sia trascorso un intervallo minimo di almeno 120 giorni dalla prima dose di richiamo o dall’ultima infezione successiva al richiamo. (rcz)

Covid, Regione: Avanti con quarta dose per soggetti a rischio

La Regione Calabria invita la popolazione più a rischio a non abbassare la guardia nella lotta al covid, evidenziando la necessità di proteggersi con la quarta dose.

«Per questo – viene spiegato in una nota – la Regione Calabria non ha mai chiuso i Centri vaccinali e ha attivato un programma di vaccinazione domiciliare per raggiungere anche quelle persone che non sono in grado, per motivi di salute, di muoversi da casa. Basterà contattare, anche via mail, uno dei referenti indicati sul sito internet della Regione, oppure direttamente il gruppo tecnico regionale per l’emergenza Covid-19 (gtc.regionecalabria@gmail.com)».

«Il virus continua a circolare tra la popolazione e in determinate categorie di persone può essere molto pericoloso se non letale – continua la nota –. Lo dimostra uno studio dell’Università di Catanzaro condotto insieme alla Regione Calabria nelle terapie intensive del nostro territorio. Il 75% dei ricoverati in rianimazione che ha sviluppato la malattia in forma grave non ha completato il ciclo vaccinale. E il restante 25% con 3 dosi di vaccino era over 80 o con elementi di fragilità».

Sul sito della Regione Calabria è consultabile l’elenco dei centri divisi per Provincia, con i rispettivi orari di apertura, al seguente link: https://www.regione.calabria.it/website/portaltemplates/view/view.cfm?28853. (rcz)

COVID-19 – Il Bollettino del 2 giugno 2022: + 528 nuovi casi in Calabria

Il bollettino medico del 2 giugno 2022

in Calabria + 528 casi

In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 3.129.380 (+3.679).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 390.867 (+528) rispetto a ieri.

Questi sono i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.PP. della Regione Calabria.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Catanzaro: CASI ATTIVI 3.793 (48 in reparto, 3 in terapia intensiva, 3.742 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 56.993 (56.679 guariti, 314 deceduti).

– Cosenza: CASI ATTIVI 24.120 (51 in reparto, 0 in terapia intensiva, 24.069 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 78.685 (77.577 guariti, 1108 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 1.274 (14 in reparto, 0 in terapia intensiva, 1.260 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 39.647 (39.416 guariti, 231 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 3.218 (42 in reparto, 1 in terapia intensiva, 3.175 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 140.745 (139.966 guariti, 779 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 2.223 (9 in reparto, 0 in terapia intensiva, 2.214 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 37.525 (37.354 guariti, 171 deceduti).

L’ASP di Catanzaro comunica 168 nuovi soggetti positivi di cui 2 fuori regione. L’ASP di Cosenza comunica 171 nuovi soggetti positivi di cui 3 fuori regione.

L’ASP di Crotone comunica 20 nuovi soggetti positivi di cui 1 fuori regione.

L’ASP di Catanzaro comunica 10 nuovi soggetti positivi di cui 1 fuori regione.

IL REPORT UFFICIALE DELLA REGIONE DEL 2 GIUGNO 2022

Le Consulte studentesche calabresi e la mascotte per la lotta al covid-19

di PINO NANO – Per Franca Falduto, la Responsabile delle Consulte studentesche calabresi è un successo mediatico senza precedenti, almeno tra gli studenti calabresi. Una intuizione che va nella direzione sperata.

Dopo il lancio, avvenuto in occasione del primo anniversario della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus indetta dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, la mascotte delle Consulte della Calabria continua infatti a riscuotere successo, diventando sempre più popolare e non solo tra i ragazzi. Coordinati dalla loro Responsabile Franca Falduto, infatti, gli studenti Rappresentanti hanno voluto rinnovare il loro impegno sociale con un gesto altamente simbolico, ovvero la creazione di un simpatico personaggio allo scopo di offrire un’ulteriore, rinnovata chance alla promozione della campagna vaccinale.

L’iniziativa segue le precedenti, ovvero la realizzazione di originali locandine rese “virali” dall’uso delle tecnologie perché diffuse attraverso i social, ma anche distribuite in tutte le scuole con metodi più tradizionali unitamente alla riproduzione delle stesse in miniatura su supporti con funzione di pen drive. Tali attività sono state rese note ad un ampio parterre di persone in vari ambiti, nonché ai massimi vertici istituzionali sia a livello locale che nazionale. Tutti concordi nel condividerne la valenza e gli obiettivi: dal Presidente della Regione Calabria al Ministro dell’Istruzione e tante altre autorevoli Personalità che si sono congratulate con gli studenti calabresi il cui impegno costante e plurimo, sviluppato in stretta sinergia istituzionale, è stato più volte oggetto di apprezzamenti.

«La realizzazione della mascotte e delle altre iniziative intraprese, – dichiara Franca Falduto – rendono testimonianza, materializzandolo, del percorso degli studenti attraverso l’enorme disagio causato dalla pandemia e non solo, affermando contestualmente la ferma volontà degli stessi di reagire e sostenere i più deboli. Nel caso specifico, dando vita ad un divertente peluche, è stato più facile diffondere un messaggio fondamentale attraverso uno slogan, che campeggiando in bella mostra, è divenuto ormai virale: “Come l’ago del riccio Riccino, non fa male, è solo un vaccino».

Con questa semplice ma ingegnosa trovata i nostri studenti hanno voluto “fare la loro parte” accanto a: scienziati e ricercatori, medici ed infermieri, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari e Forze dell’ordine, volontari”.  E così, anche le nostre Consulte studentesche, citando il Presidente Mattarella «dopo lo smarrimento dinanzi ad una minaccia così insidiosa, hanno lasciato spazio ad una reazione tenace, fatta di coraggiose scelte collettive e di avveduti comportamenti individuali, che ha consentito di affrontare una sfida senza precedenti nella storia recente dell’umanità». (pn)

 

La Regione ha autorizzato alla prenotazione e somministrazione per gli over 80 della quarta dose in Farmacia

Dal 26 aprile, sarà possibile prenotare la seconda dose booster di vaccino contro il covid-19, nelle Farmacie che hanno aderito alla campagna vaccinale. L’Autorizzazione è stata data dalla Regione Calabria.

Poiché per la dose aggiuntiva, il medesimo CTS ha previsto la somministrazione di uno dei due vaccini a mRNA autorizzati in Italia (Pfizer e Moderna), le farmacie, in lineacontaleindicazione,potrannoprocedereallasomministrazionedelvaccinoModerna e Pfizer,messo a disposizione dalle strutture regionali.

«La somministrazione della quarta dose in farmacia per gli over 80 sarà possibile dalla prossima settimana prenotandosi nella propria farmacia di fiducia che ha aderito al progetto della Vaccinazione anti-Covid», hanno dichiarato Vincenzo Defilippo, Presidente di Federfarma Calabria e Alfonso Misasi, Segretario Regionale Federfarma Calabria. Per Defilippo e Misasi. I farmacisti calabresi sono  pronti a contribuire anche a questa nuova fase della campagna vaccinale.

«Per i cittadini – hanno concluso – soprattutto quelli più anziani, la farmacia è un presidio di salute su cui fare sempre più affidamento, grazie alla sua capillarità e alla facilità di accesso. Poter ricevere qui la quarta dose di vaccino, scegliendo la farmacia più vicina alla propria abitazione, non solo faciliterà gli over 80 da un punto di vista logistico ma offrirà indubbi vantaggi anche sul piano emotivo, avendo la possibilità di essere accolti dal farmacista di fiducia, con il quale c’è un rapporto ormai consolidato». (rcz)

 

PERCHÉ NON SI PARLA PIÚ DEL COVID-19? IN CALABRIA 4-5MILA CONTAGI AL GIORNO

di FILIPPO VELTRI – A distanza di una settimana, senza fare allarmismi ma senza nemmeno mettere la testa sotto il tappeto, siamo costretti a ritornare sull’argomento Covid, del quale non parla quasi più nessuno, presi come siamo dalle analisi ponderose di geopolitica (sigh).

Eppure il covid non solo non è sparito in Europa, in Italia, nel Sud ma in Calabria viaggia a ritmi folli di 4-5 mila contagi in più al giorno e ricoveri (per fortuna non in terapia intensiva) negli ospedali, dove peraltro il virus sta prendendo piede e dove le condizioni sono note (o dovrebbero essere) a tutti.

Ma – ripetiamo – non pare che questo argomento interessi seriamente a qualcuno. Siamo a pochi giorni dalla fine dello stato d’emergenza, da Roma Draghi e Speranza dispensano ottimismo ma se questi dati fossero stati diffusi, che so, sei mesi fa mi chiedo cosa sarebbe accaduto!

Qui in Calabria, invece, dalla task force che la Regione ha messo al lavoro due anni fa e che il presidente Occhiuto ha praticamente riconfermato in toto c’è chi, come detto, invita a non fare allarmismi. Mi chiedo se i dati della diffusione del contagio e le situazioni nei vari ospedali costoro li conoscano.

Del resto che i paesi europei stiano attuando un allentamento delle restrizioni anti Covid troppo “brutale” non lo pensiamo solo noi ma è di questa opinione il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge il quale proprio l’altro ieri, durante una conferenza stampa tenuta in Moldova, ha detto che «18 Paesi su 53 della nostra Regione europea hanno visto un aumento di Covid-19 nella scorsa settimana, mentre la mortalità sta ancora diminuendo».

Fra i Paesi in cui si registra un aumento ci sono “l‘Italia, il Regno Unito, la Francia, la Germania e altri”. Due ragioni, per Kluge, sono dietro questo fenomeno: da un lato la variante BA.2,detta anche Omicron 2, del virus SARS-CoV-2, che è molto più trasmissibile delle varianti precedenti, benché – ha aggiunto – non sia più grave. Dall’altro il fatto che alcuni Paesi «stanno allentando le restrizioni in maniera brutale. Da troppo a troppo poco».

Kluge ha poi aggiunto che «dovremo convivere con Covid-19 per un certo tempo, ma questo non significa che non possiamo uscire dalla pandemia». Uno studio inglese ha mostrato che in media ci vuole meno tempo perché una persona infettata con Omicron 2 ne infetti un’altra rispetto alle varianti precedenti. E uno studio effettuato a Hong Kong mostra che durante un focolaio di Omicron 2 in un condominio, il contagio raddoppiava ogni 1,28 giorni. 

Lasciamo le domande, che sono numerose, agli esperti: il vaccino protegge contro questa nuova variante? E l’immunità acquisita con una infezione precedente protegge? Inoltre, la malattia causata da Omicron 2 è più o meno grave rispetto a quella causata da Omicron 1? Kluge nel suo intervento ha suggerito 4 mosse per uscire dalla pandemia che si possono aggiungere alla richiesta della comunità scientifica rivolta a chi si occupa dei vaccini: proteggere i vulnerabili, rafforzare i sistemi di sorveglianza e sequenziamento dei virus, avere accesso ai nuovi antivirali, occuparsi del carico long Covid e del carico sulle altre patologie.

Il punto centrale per noi resta, però, quello segnalato all’inizio: in Calabria qualcuno ha contezza di quello che sta accadendo? Restiamo solo all’ultimo bollettino noto al momento in cui scrivo: tasso al 30 per cento, 4 mila nuovi casi, 9 morti, 5 nuovi ingressi in reparto e 1 in intensiva. Basta fare come gli struzzi, qualcuno dica una parola.! Qualcuno faccia finta di non fare l’allarmista ma dica e soprattutto faccia! (fv)

 

Sanità, PD Calabria: Sia fatta chiarezza su irregolarità sui fondi destinati a emergenza covid

Il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Calabria ha chiesto che venga fatta chiarezza sulla grave irregolarità segnalata dalla relazione della Corte dei Conti relativo alla spesa dei fondi destinati all’emergenza covid.

«Secondo quanto esposto nella relazione della Corte dei Conti – hanno dichiarato i consiglieri del Pd Nicola Irto, Ernesto Alecci, Domenico Bevacqua, Franco Iacucci e Raffaele Mammoliti – nel 2021 la maggior parte delle risorse assegnate per l’emergenza Covid, pari ad 115 milioni di euro, non sono state utilizzate, in quanto ben 77 milioni sono ancora accantonati nei bilanci delle Aziende. Secondo i magistrati, è mancata un’adeguata tempestiva pianificazione, perché alcuni interventi programmati si concluderanno a 2022 inoltrato e anche nel 2023. Pertanto si tratta di un’emergenza che proseguirà nei prossimi anni e che il governo regionale non ha ancora affrontato».

«Uno spreco incomprensibile – hanno detto ancora i consiglieri – se poi si valuta anche lo stato in cui versa la sanità calabrese nel suo complesso e che evidenzia una superficialità di gestione posta in essere durante l’emergenza che non può non essere stigmatizzata».

«La Corte dei Conti– ha proseguito – più in generale poi offre un quadro di caos contabile nel comparto sanitario che non lascia ben sperare per il futuro. Per questo avevamo chiesto all’avvio della legislatura che venisse compiuta una ricognizione complessiva della situazione, per dare poi il via ad una riforma di sistema che possa mettere in ordine i conti e dare una sterzata alla gestione con l’obiettivo di rendere i servizi sanitari efficienti e optare in maniera decisa per una sanità pubblica che sappia fare dei servizi di prossimità il proprio punto di forza». 

«In ogni caso – hanno concluso i consiglieri del Pd – non si può proseguire a rimanere in una situazione di inerzia: è indispensabile chiarire subito le ragioni per le quali le risorse destinate all’emergenza Covid sono ancora disponibili e non spesi e attraverso quali strumenti si possa procedere rapidamente a investirli per recuperare il terreno perduto. L’emergenza non è ancora finita e occorre che si faccia tutto il necessario per essere nelle condizioni di potere affrontare nuove ondate di contagio». (rrc)

 

SANITÀ, «NO A UNA VISIONE CENTRALISTA»
L’ALLERTA DEL COMITATO MAGNA GRECIA

Le immagini video dei malati covid, al Gom, fatti passare in barella in mezzo a chi era in attesa del vaccino ha fatto il giro del web e creato un’indignazione generale. Da un lato c’è l’impegno costante e davvero encomiabile del Presidente Occhiuto, dall’altro c’è chi – come il Comitato Magna Grecia – vede aspetti che rivelano criticità non superate. Certamente, quello che Roberto Occhiuto ha fatto nei suoi primi 100 giorni da Governatore non è cosa da tutti, questo va riconosciuto. D’altronde, ereditare un sistema sanitario regionale distrutto dal commissariamento che dura 12 anni non è un fardello facile da portare, soprattutto se si vuole cercare di sopperire alle grave mancanze che, purtroppo, hanno costretto tanti, troppi calabresi ad emigrare per curarsi altrove.

Il fatto che Occhiuto sia riuscito, in appena 100 giorni di governo, a riaprire tre ospedali, ad aumentare i posti letto in terapia intensiva e ad avviare con Enel X e il Policlinico Gemelli di Roma una importante partnership per quanto riguarda la telemedicina per la gestione in remoto dei malati covid-19 è un touché più che dovuto a un uomo – e poi politico – che si è rimboccato le maniche per la sua terra, ma non è abbastanza per il Comitato Magna Graecia che ricorda, ancora una volta, come «la visione centralista in Calabria continua a produrre danni, anche, in materia sanitaria».

L’allocazione di alcuni posti letto per medicina covid nel presidio di Cariati e Trebisacce, oltre che a Rogliano, Praia e Tropea, «disattende – spiega il Comitato – quelle che, già nel lontano gennaio 2020, furono le linee guida prescritte dal Ministero della Salute in tema di trattamento delle patologie derivanti da infezione Covid 19 che tendeva all’accertamento esclusivo dei Polo Covid negli ospedali Hub, svuotandoli dei ricoveri ordinari da destinare agli ospedali spoke ed, eventualmente, nelle strutture private convenzionate».

«Tale disegno era stato ripreso, anche – spiega il Comitato – dalla già compianta Presidente Jole Santelli, in occasione del primo Consiglio Regionale. La storia, come tutti sappiamo, è andata diversamente. Si è preferito commistionare gli ambienti di (quasi) tutti gli ospedali con la risultanza sistemica del tracciamento, puntualmente, saltato. Se le disposizioni fossero state rispettate, durante i picchi pandemici, la Calabria avrebbe avuto oltre 1600 posti letto Covid localizzati nei 4 Hub (che di per sé ospitano infettivologi, virologi, etc etc, diversamente dagli ospedali spoke). Invece si è preferito agire in maniera confusa, contaminando tutti gli ambienti ospedalieri e generando il panico nelle strutture sanitarie. Soprattutto quelle di periferia, svuotate già di competenze e maestranze a seguito del piano di rientro operato circa 15 anni fa».

«In una condizione, ormai degenerata – scrive il Comitato – le strutture sanitarie dismesse, avrebbero potuto dare sollievo agli Hub ed agli Spoke, ormai stremati, se in queste fossero stati resi operativi pronto soccorso e reparti di medicina generale.  Fortunatamente, la variante omicron, non sembra particolarmente letale, ma, sicuramente, è altamente contagiosa. Questa, con svizzera puntualità, ha fatto registrare le problematiche che verifichiamo, quasi costantemente, da circa due anni: pronto soccorso promiscui ed intasati, file chilometriche di ambulanze, operatori sanitari stremati e digressione di ogni tracciamento».

«Come Comitato – viene ricordato – abbiamo proposto la riapertura dei Presidi dismessi di Cariati e Trebisacce e la rifunzionalizzazione dei Presidi di Acri e San Giovanni in Fiore, sin dai tempi non sospetti e ben prima che il problema pandemico fosse avvertito dall’opinione pubblica. Solo un’adeguata risposta sanitaria di primo intervento sui micro-ambiti avrebbe potuto alleviare il carico di lavoro su Hub e Spoke. I primi, qualora fossero stati già destinati ad ospedali di base, avrebbero potuto filtrare il carico di lavoro pendente sugli ospedali di primo e secondo livello, alleviando le inevase domande sanitarie, soprattutto, per le Aree Interne direttamente afferenti ai presidi di cui sopra».

«E mentre sullo Jonio – viene evidenziato dal Comitato – si continua a brancolare nel buio, preferendo spostare figure sanitarie da un reparto all’altro e da un presidio all’altro, sugli ospedali Hub si pianificano le assunzioni di nuovo Personale.  È di qualche settimana fa l’annuncio di ben 221 unità al Presidio dell’Annunziata. Siamo felici del rimpinguo in Val di Crati, ma gradiremmo che pari trattamento venisse riservato alle strutture joniche. A quelle storiche ed a quelle che si spera possano essere riaperte come ospedali e non, semplicemente, per le cure Covid a bassa intensità».

«A fianco a questo – viene spiegato – registriamo che il recente investimento regionale sulle nuove apparecchiature sanitarie, a fronte di 86 milioni d’investimento, riserva allo Spoke di Corigliano-Rossano, semplicemente, un mammografo destinato al plesso Ausonico.  Ed ancora, nelle ultime ore si è deciso di chiudere l’unico reparto di terapia intensiva presente tra Crotone e Policoro, salvo riaprirlo dopo qualche ora, ma con all’attivo 6 anestesisti su una pianta organica che ne prevederebbe almeno 12. La classica toppa peggiore del buco».

«Per quanto ci riguarda la visione sanitaria sullo Jonio – spiega ancora il Comitato – dovrebbe essere chiara e lampante: tutto l’ambito compreso tra il Crotonese e la Sibaritide, non può continuare a restare sguarnito di un’Azienda Ospedaliera. Questa dovrebbe ottimizzare i presidi Spoke esistenti, rilanciando, definitivamente, i presidi di Cariati e Trebisacce come ospedali di base e non certo come lazzaretti. Pari trattamento dovrebbe essere riservato ai presidi di montagna di Acri e San Giovanni in Fiore, partendo dal presupposto che tali strutture andranno rimpinguate di personale (così come a breve avverrà per il Presidio di Cosenza) e dotate, in primis, di pronto soccorso efficienti e quindi dei servizi di chirurgia e medicina di base».

«Fatto ciò, si dovrà innalzare – suggerisce il Comitato – il costruendo presidio di Corigliano Rossano a ospedale di secondo livello predisponendo, immediatamente, i lavori di risanamento PS e rimpinguo maestranze sul Presidio di Crotone.

«La visione centralista in Calabria continua a produrre danni, anche, in materia sanitaria – conclude il Comitato –. E non è un caso l’incremento preoccupante del dato riconducibile all’emigrazione sanitaria verso strutture del nord. È questa la vera cartina tornasole: guardiamo il dato di quanti cittadini calabresi si recano fuori Regione con grave dispendio di risorse sia per le casse regionali sia per il cittadino stesso costretto ai viaggi della speranza e a sobbarcarsi di spese per raggiungere mete lontane. E qui abbiamo persino chi plaude per qualche posto letto in più. Appare evidente la scarsa qualità di una certa classe politica che mal rappresenta le esigenze dell’Arco Jonico nelle stanze che contano». (rkr)