COVID-19 – Il Bollettino del 19 gennaio. Dati ufficiali della Regione Calabria

Il bollettino medico del 19 gennaio 2021: in Calabria + 191 casi

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 462.406 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 485.497 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 29.520 (+191 rispetto a ieri), quelle negative 432.886.

Sono questi i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dal dipartimento Tutela della Salute.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

– Cosenza: CASI ATTIVI 4.154 (67 in reparto AO di Cosenza; 15 in reparto al presidio di Rossano; 14 al presidio ospedaliero di Acri; 16 al presidio ospedaliero di Cetraro; 12 all’ospedale da Campo; 10 in terapia intensiva, 4.020 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.391 (4.161 guariti, 230 deceduti).

– Catanzaro: CASI ATTIVI 1.910 (29 in reparto all’AO di Catanzaro; 6 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 28 in reparto all’AOU Mater Domini; 7 in terapia intensiva; 1.840 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 2.452 (2.369 guariti, 83 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 407 (20 in reparto; 387 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 2.099 (2.060 guariti, 39 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 1.048 (16 ricoverati, 1.032 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 1.466 (1.434 guariti, 32 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 2.483 (79 in reparto all’AO di Reggio Calabria; 3 in reparto al PO di Gioia Tauro; 7 in terapia intensiva; 2.394 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 8.751 (8.596 guariti, 155 deceduti).

– Altra Regione o stato estero: CASI ATTIVI 93 (93 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 266 (266 guariti).

I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza 23, Catanzaro 57, Crotone 0, Vibo Valentia 14, Reggio Calabria 97, Altra Regione o stato estero 0.

Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare la loro presenza sul territorio regionale sono in totale 120.

Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile.

IL REPORT DI OGGI 19 GENNAIO 2021

L’UMG di Catanzaro partecipa alla rete di ricerca internazionale dell’Harvard School

È motivo di grande orgoglio e soddisfazione la partecipazione dell’Università Magna Graecia di Catanzaro alla rete internazionale di ricerca coordinata dalla Harvard Medical School.

4CE – Consortium for Clinical Characterization of COVID-19 by EHR”, è una rete collaborativa internazionale che coinvolge 342 ospedali e policlinici universitari in Europa, Stati Uniti e Asia, per lo studio del COVID-19 tramite tecniche di Intelligenza Artificiale e Data Science applicate ai dati delle cartelle cliniche elettroniche.

In via preliminare, sono stati recentemente pubblicati i primi risultati scientifici di uno studio multicentrico internazionale, retrospettivo osservazionale, sulle caratteristiche della popolazione affetta COVID-19. L’obiettivo della ricerca è poter confrontare, a livello internazionale, le traiettorie dei principali valori di laboratorio di pazienti ospedalizzati con COVID-19 che sviluppano una forma grave della malattia e identificare i tempi ottimali della raccolta dei valori di laboratorio per prevedere la gravità tra ospedali e regioni.

Lo studio è basato su dati aggregati e anonimizzati riguardanti circa 36.500 pazienti COVID-19 raccolti nei 342 ospedali della rete 4CE. I pazienti sono stati classificati in due sottoinsiemi (“sempre gravi” o “mai gravi”) utilizzando criteri di severità validati. Sono stati esaminati diciotto test di laboratorio e alcuni di essi sono stati riscontrati come predittivi del livello di gravità.

In particolare, il 43,7% dei pazienti sono stati classificati come sempre gravi. La maggior parte dei pazienti (78,7%) aveva 50 anni o più ed era di sesso maschile (60,5%). Le traiettorie longitudinali di proteina C-reattiva, albumina, LDH, conta dei neutrofili, D-dimero e procalcitonina, hanno mostrato associazione con la gravità della malattia. Sono state riscontrate differenze significative dei valori di laboratorio al momento del ricovero tra i due gruppi. Ad eccezione del D-dimero, la discriminazione predittiva dei valori di laboratorio non è incrementata dopo il ricovero. L’analisi dei sottogruppi utilizzando età, D-dimero, proteina C-reattiva e conta dei linfociti come predittivi di gravità al ricovero, ha mostrato una discriminazione simile a quella di altri lavori in letteratura (AUC = 0,88 e 0,91, rispettivamente). In media, non è stata trovata alcuna differenza nella previsione della gravità tra i siti nordamericani ed europei.

In definitiva, lo studio ha dimostrato che i valori dei test di laboratorio al momento del ricovero possono essere utilizzati per prevedere la gravità nei pazienti con COVID-19 e ha evidenziato la necessità di sviluppare nuovi modelli predittivi da applicare durante l’intero corso della malattia nei pazienti ospedalizzati.

Il progetto 4CE è un esempio di condivisione intelligente dei dati delle cartelle cliniche elettroniche sotto forma di Big Data che, tramite opportuni algoritmi di Intelligenza Artificiale e Data Science, permette di comprendere meglio le differenti tipologie di gravità dei pazienti COVID-19 e di offrire un’arma in più per combattere il COVID-19.

Nello specifico, l’Università di Catanzaro e il Policlinico Universitario “Mater Domini” partecipano alla rete 4CE tramite l’Unità Operativa di “Malattie Infettive e Tropicali” diretta dal Prof. Carlo Torti e il Centro di Ricerca “Data Analytics” – Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, diretto dal Prof. Mario Cannataro, confermando l’impegno dell’Ateneo nella lotta contro il COVID-19.

I professori Torti e Cannataro ringraziano i numerosi colleghi che hanno contribuito al progetto ed in particolare il Magnifico Rettore, prof. Giovambattista De Sarro, che ha coordinato la partecipazione dell’Ateneo alla rete 4CE, il prof. Pietrantonio Ricci, che ha seguito l’approvazione dello studio presso il Comitato Etico della Regione Calabria, ed i componenti dell’Unità Operativa di “Malattie Infettive e Tropicali” e del Centro di Ricerca “Data Analytics”.

Oltre 15 mila dosi già arrivate in Calabria. Avviate da ieri le nuove vaccinazioni

Già da ieri è partita la nuova campagna vaccinale nelle aziende sanitarie e ospedaliere della regione: sono 15.210 le dosi arrivate l’ultimo dell’anno in Calabria, è la prima tranche importante, dopo le 280 dosi pervenute il 27 dicembre, battezzato v-day.

«È la prima fornitura massiccia che arriva nella nostra regione – ha commentato il presidente pro-tempore Nino Spirlì – ed è un carico che porta in sé una speranza per i calabresi: quella di uscire al più presto dal giogo della pandemia. È una fornitura benaugurante perché arriva a poche ore dall’inizio del nuovo anno. Lo considero come un buon auspicio e, soprattutto, come il segno di addio di un 2020 che tanto dolore e tante ansie ha portato dentro le case dei calabresi».

«Per la regione Calabria – ha spiegato il delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid-19, Antonio Belcastro – si tratta di 15.210 dosi, dopo che, in seguito alle note dell’Aifa e del ministero della Salute, è stata autorizzata l’estrazione della sesta dose da ogni flacone. Le dosi sono state assegnate ai sei centri di stoccaggio, tutti dotati di ultra freezer. In particolare, 1.170 dosi ciascuno per l’Azienda ospedaliera-universitaria “Mater Domini” di Catanzaro, l’Asp di Crotone e l’Asp di Vibo Valentia; 2.340 per l’Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”, che dovranno essere utilizzate anche dall’Asp di Catanzaro; 3.510 per il Grande ospedale metropolitano, che saranno utilizzate anche dall’Asp di Reggio Calabria; 5.850 per l’Azienda ospedaliera ”Annunziata”, che dovranno essere usate anche dall’Asp di Cosenza».

«Le aziende – ha concluso Belcastro – sono pronte e proseguiranno con le somministrazioni del vaccino già a partire da domani [1° gennaio, ndr]. Le categorie interessate, in questa prima fase, continuano a essere gli operatori sanitari e sociosanitari e il personale e gli ospiti dei presidi residenziali per anziani. Nelle settimane del 4, dell’11, del 18 e del 25 gennaio arriveranno le ulteriori dosi di vaccino previste». (rcz)

PAURA E SPERANZA PER L’ANNO CHE VIENE
COVID, VAX, ELEZIONI, LAVORO, SVILUPPO

di SANTO STRATI – C’è un desiderio comune che accompagnerà questa mesta fine d’anno, tra la lontananza degli affetti e l’oppressione della “zona rossa”: “che si torni al più presto ala normalità”. Ma quale normalità? Quella pre-covid che, alla luce di un anno disgraziato, non ci appare più come tale e anche lo scambio di una carezza – un gesto tenero e innocuo giusto lo scorso capodanno – appare foriero di malefici e, soprattutto, di possibili contagi. Un San Silvestro spento come quello che passeremo stasera dovrebbe indurci a riflettere sulla caducità dei gesti semplici, quelli che oggi ci mancano di più, ma anche sull’irresponsabile condotta di alcuni che hanno provocato ulteriori danni e non sappiamo se causeranno una nuova, temibile, insidiosa, terza ondata. Nulla sarà più come prima, questo dev’essere chiaro. Ci vorranno anni prima che si possa ritornare a quelli che eravamo e quest’afflizione dovrebbe quantomeno indurci a ripensare ad atteggiamenti, ad arroganze, a stupidi pregiudizi che ci sembrano/ci sembravano “normali”. No, non erano normali, era semplicemente la suggestione dell’immenso senso di libertà che ci accompagnava, prima del maledetto coronavirus, a farci sentire invincibili e indiscutibili. Ed era un errore. Riusciremo a fare tesoro della straordinaria abnegazione e solidarietà espressa da medici, personale sanitario, tecnici, barellieri e quant’altri che non si sono risparmiati un istante pur di salvare qualche vita, che non hanno mai smesso di combattere, anche a mani nude, un nemico terribile e, apparentemente, invincibile. Invece non esistono nemici invincibili, esiste la coesione, il senso di aggregazione, di umanità, di condivisione, che aiutano a combattere contro ogni male, contro ogni sciagura o calamità.

Apparteniamo alla generazione che, grazie a Dio, non ha conosciuto la guerra se non nei racconti dei padri o dei nonni: ebbene, quanti giovani sono morti per restituire la libertà al Paese, quanti per difendere il senso di Patria, per garantire quel futuro di cui abbiamo poi goduto? Il Covid è come una guerra, non uccide più come prima ma fa troppi prigionieri e ha congelato il futuro delle nostre e delle future generazioni che dovranno tentare di ricostruire un nuovo umanesimo. Con un rinnovato senso del rispetto del prossimo che deve travalicare ogni qualsiasi barriera, di etnia, di religione, di ceto, per rendere più vicini Paesi ricchi e poveri, per avvicinare l’umanità verso un nuovo rinascimento sociale, dal momento che la forzata asocialità cui siamo stati e siamo, forse saremo ancora per un po’, costretti, ci dovrebbe far capire che il concetto di condivisione, di fraternità e di amicizia dev’essere necessariamente rivalutato. Dobbiamo tornare a guardarci negli occhi, senza ignorare l’uno i problemi degli altri. Con molta fatica, sia ben chiaro, ma sarebbe una bellissima rivoluzione spirituale, forse l’unica nota lievemente positiva di questo disastro epocale.

Del resto, bastano i numeri a farci capire che ci saranno sempre più poveri e sempre più ricchi, nel senso che chi ha meno avrà ancora di meno, chi gestisce miliardi continuerà ad accaparrarne, secondo il puro spirito capitalista. E, invece, l’esempio e le invocazioni di papa Francesco, la sua rivoluzionaria modernità, dovrebbero indicare un percorso diverso per una nuova coscienza sociale, con e dentro la dottrina della chiesa, ma anche senza per chi non è credente, con uno spirito illuminato dalla semplice constatazione di essere scampati alla pandemia. Saremo tutti dei sopravvissuti senza futuro se non cambieremo atteggiamento nei rapporti sociali, tra amici e sconosciuti, negli affetti e nelle comuni preoccupazioni, contro l’indifferenza, che è il male peggiore del nostro secolo.

In Calabria tutto ciò assume un valore ancora più rilevante. Perché è una terra di partenze e di pochi ritorni, è una terra ricca ma dalle risorse inespresse e, soprattutto, inutilizzate. Dove i nuovi poveri (e saranno tantissimi) avranno ulteriori ostacoli per risalire la china e tornare a vivere e non più sopravvivere. Dicevamo dei numeri: in Italia sono spaventosi. Sono stati persi 420 miliardi di fatturato, il prodotto interno lordo (ovvero la ricchezza del Paese) in questo orribile 2020 ha perso il 10%. Hanno patito le strutture del turismo (-81%) con perdite per alberghi, ristoranti, locali tra il 60 e il 73%. Sono stati persi 900 mila posti di lavoro e hanno chiuso definitivamente quasi 400 mila imprese. L’economia debole crea e mantiene in vita i conflitti sociali, distrugge la fiducia nel domani, alimenta il divario. Le regioni ricche avvertono di più la crisi perché hanno industrie e occupazione, il Mezzogiorno sognava nuovi posti di lavoro, ne ha visti sfumare centinaia di migliaia. E l’immagine più terribile di questo anno che tra poche ore, finalmente, ci lascia, è la fila interminabile, a Milano, della gente che aspetta di ricevere e prendere qualcosa da mangiare per sé e per i propri figli. È un’immagine che non deve farci dormire, che ci deve portare a non restare inerti, intervenendo ognuno per come può, a dare una mano. La ricostruzione avviata subito dopo la guerra ha rivelato di che tempra sono fatti gli italiani. E i calabresi, non dimentichiamolo, hanno una molla in più.

L’anno che viene ci fa paura, ammettiamolo, ma deve prevalere non l’ottimismo – che è merce rara di questi tempi – ma la speranza. Il nuovo anno apre un nuovo decennio che dovrebbe-potrebbe essere di svolta per la nostra regione: non solo la salvaguardia della salute, che è prioritaria e fondamentale per tutti – nessuno escluso – ma un nuovo modo di intendere la politica che faccia della legalità il suo unico faro. Per creare nuova occupazione, crescita e sviluppo, opportunità per i giovani, per mantenere ed esaltare dignità e attenzione per le donne e gli anziani. Le prossime consultazioni elettorali offriranno una chance forse unica, alla luce dell’anno appena finito.

Le vaccinazioni ci metteranno, quasi certamente, al sicuro dal contagio del virus, ma occorre essere certi di non subire quell’altro contagio non meno insidioso dell’indifferenza e della tentazione del malaffare. Questo decennio servirà a costruire il futuro ai bambini cui sta venendo sottratta l’esperienza principale della vita, i rapporti umani che nascono e crescono intorno a un banco di scuola. Servirà a restituire il futuro che è stato rubato ai nostri giovani, negandogli lavoro e crescita sociale nella propria terra. Serve l’impegno di tutti, sia ben chiaro: ricominciamo dal ventunesimo anno del terzo millennio, e con convinzione difendiamo il nostro orgoglio, le nostre radici, per consegnare al nuovo decennio le nostre speranze. Ottimismo a buon mercato? No, un obiettivo possibile, un sogno realizzabile, se si lavora insieme per il bene comune di tutti. Buon anno. (s)

IL PROF. LAMETINO LIBRI GUIDA A LONDRA
PROGETTO COVID D’IMMUNITÀ IMMEDIATA

È di Lamezia Terme il prof. Enzo Libri, direttore del Centro Ricerche cliniche all’University College di Londra, a capo della sperimentazione di un sensazionale farmaco anticovid prodotto da AstraZeneca, con funzioni neutralizzanti, in grado di fornire un’immunità immediata. La notizia della sperimentazione è stata anticipata dal Guardian che ha riportato le prime dichiarazioni del prof. Libri: «Questo farmaco potrebbe dare un’immunità immediata. Se diamo degli anticorpi già attivi che riconoscono il virus e quindi non dobbiamo aspettare i tempi tecnici del vaccino che stimola gli anticorpi naturali, l’effetto è immediato, posto che gli studi diano i risultati desiderati, siamo ancora all’inizio».

Il prof. Libri fa parte della prestigiosa scuola medica dell’ex Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale, il quale fra i suoi allevi annovera con orgoglio il prof. Giovambattista De Sarro, attuale Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Enzo Mollace, cardio-farmacologo di fama internazionale il quale ha lavorato a Londra anche sotto la guida del premio Nobel John Vane, Domenico Rotiroti, già preside sin dalla nascita della Facoltà di farmacia a Catanzaro, Mino Pelaja pneumologo di fama internazionale, Michelangelo Iannone attuale direttore scientifico Arpacal, la dott.ssa Maria Mena Arbitrio, Direttore Centro di Farmacologia del CNR di Catanzaro. Il prof. Nisticò aveva portato a Londra una schiera di future eccellenze tutte formatesi a Catanzaro. Oltre a Enzo Libri (che prima di passare all’University College dove è direttore della Farmacologia Clinica,  era stato all’Imperial College) attualmente vivono a Londra anche Giuseppe Rosano Direttore Cardiologia del St George University Hospital e Luigi Camporota allievo del prof. Marsico e del prof. Pelaia. Camporota, come si ricorderà – primo laureato alla Facoltà di Medicina di Catanzaro – è il medico che ha curato e salvato dal Covid il premier inglese Boris Johnson.

Un profondo legame con la Calabria è ancora vivo per il prof. Libri, che su invito del Rettore dell’Università Magna Graecia, va spesso a Catanzaro a tenere corsi di aggiornamento. Eccellenze italiane, con in comune la stessa origine (la Calabria) e la stessa matrice formativa: lo stesso Libri fa parte del Consiglio Scientifico Internazionale del Renato Dulbecco Institute che sta nascendo a Lamezia Terme sotto la guida del prof. Nisticò e che sarà diretto dal prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, che tornerà in Calabria dopo 40 anni vissuti in California, a San Francisco. Il Dulbecco Institute – è bene ricordarlo – fa parte dei tanti progetti che la compianta presidente Jole Santelli stava predisponendo per la Calabria. Aveva già già dato indicazione ai suoi collaboratori, fra cui l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, di mettere a disposizione parte dei locali della Fondazione Mediterranea Terina e aveva convinto il prof. Crea a venire a dirigere quello che diventerà uno dei più prestigiosi e importanti centri di ricerca non solo della Calabria e del Mezzogiorno ma di tutta l’Europa. Purtroppo, la presidente Jole non potrà vedere la realizzazione del suo sogno: investire sulla ricerca per offrire opportunità di formazione e crescita ai giovani calabresi. E il Dulbecco Institute dovrà ricordarne l’impegno e la determinazione con cui la Santelli ha avviato la sua realizzazione.

Non deve dunque stupire che dalla Calabria vengono idee e ricerche che fanno onore all’Italia intera. Il prof. Enzo Libri, che rivendica con soddisfazione la sua “calabresità” ha affermato che lo studio continuerà per un anno. «L’aspettativa – ha specificato – è che ci sia una protezione per almeno 6 mesi-un anno, un po’ come per tutti gli anticorpi neutralizzanti anche in altre patologie. In base a chiarissimi risultati positivi intermedi dello studio si potrebbe chiedere un’urgente approvazione anche prima della formale conclusione dello studio. Che potrebbe in linea teorica verificarsi per marzo-aprile, più probabile per l’estate, nella peggiore delle ipotesi alla fine del 2021, in base al numero dei volontari che accedono al programma».

Nel contempo, il prof. Nisticò ha comunicato che «il prof. Roberto Crea, direttore scientifico del Renato Dulbecco Institute, in collaborazione con il prof. Giovambattista De Sarro e qualificati ricercatori dell’UMG come il prof. Antonio Procopio e il prof. Alfredo Focà e dell’Unical come il prof. Francesco Puoci stanno preparando un progetto di ricerca volto a valutare gli effetti delle pronectine, prodotti biotecnologici di cui il Renato Dulbecco Institute possiede il brevetto, in senso anticoronavirus. Va sottolineato come le pronectine siano molecole più piccole, più biodisponibili e più potenti rispetto agli anticorpi monoclonali. Ci si augura – ha concluso Nisticò – che nel prossimo anno dalla Calabria, anche in collaborazione con il prof. Enzo Libri dell’University College di Londra, partiranno scoperte di farmaci innovativi per debellare completamente le malattie da coronavirus».

Neanche il tempo di formulare la proposta che il prof. Libri ha già accettato l’invito del prof. Nisticò a collaborare su questo importante progetto che sarà guidato dal prof. Roberto Crea e dal rettore De Sarro. Sarà la Calabria, con la sua carica vitale di eccellenze in campo medico-scientifico, a individuare e trovare le soluzioni al “male del terzo millennio”. Un obiettivo che pone la ricerca al centro della rinascita, anche scientifica, del Mezzogiorno, con la Calabria protagonista. Con tantissimo orgoglio. (s)

 

Oggi il V-Day: la prima vaccinazione al Mater Domini di Catanzaro

Oggi, domenica 27, è il VDay, il giorno in cui saranno somministrate le prime dosi contro il covid-19 in tutta Italia. Una giornata ‘storica’, che è iniziata con l’arrivo ieri allo Spallanzani di Roma, del furgone contenente le prime dosi, che sono 9.750, riservate ai medici e al personale sanitario, alle forze dell’ordine, agli anziani e a tutte le categorie a rischio.

Anche in Calabria, nella giornata di oggi – come in tutta Italia – partiranno le vaccinazioni per 280 tra medici, sanitari e ospiti delle Rsa.

Nello specifico, a Catanzaro, sono 119 i sanitari che saranno vaccinati (11 infermieri del Policlinico Universitario Mater Domini e 28 dell’Ospedale Pugliese-Ciaccio) . Il primo ad essere vaccinato sarà l’infermiere Francesco Cristiano, che lavora al Reparto di Immunologia, che ha dichiarato a Carlo Macrì del Corriere della Sera «Quando la Direzione sanitaria ha chiesto chi fosse interessato a sottoporsi al vaccino, io sono stato uno dei primi a farsi avanti. Da marzo sono in trincea, assieme ad altri colleghi, per far fronte all’emergenza Covid. Ho fatto circa trentamila tamponi e gestito in un solo giorno circa 100 pazienti Covid in reparto» – mentre a Cosenza saranno 80 le dosi distribuite tra medici e infermieri dell’Ospedale Annunziata.

Al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, invece, saranno 30 tra medici, infermieri e microbiologi a ricevere le prime dosi.

Soddisfatta Iole Fantozzi, commissario del Gom che, in una intervista alla Gazzetta del Sud a firma di Cristina Cortese, ha dichiarato «abbiamo fatto di tutto, è un giusto riconoscimento per i nostri operatori». «Aderire a questa giornata fortemente attesa, in questo momento legata alla speranza concreta di debellare il virus terribile, lo consideriamo un giusto e dovuto riconoscimento per i nostri operatori che da tanti mesi ormai si adoperano con amore e professionalità per curare pazienti molto difficili perché ancora in buona parte sconosciuto è questo virus che, tra l’altro, proprio in questi giorni, in Inghilterra, ha sviluppato una variante che ha destato molta preoccupazione. Tornando al personale del Gom, mi sento di ricordare che è andato avanti giorno dopo giorno con tanti sacrifici, sobbarcandosi turni di lavoro molto duri con alto senso di responsabilità» ha detto ancora il commissario a quotidiano, assicurando che «sarà nostra cura, in accordo con le due farmacie ospedaliere, prendere tutte le precauzioni per non interrompere la catena del freddo. I vaccini arriveranno al Mater Domini di Catanzaro nello stesso giorno nostro. Ci verranno consegnate sei fiale da cinque dosi ciascuna per un totale di trenta dosi. Alla prima dose, ne seguirà una seconda di richiamo dopo circa ventuno giorni e solo dopo che questo doppio passaggio sarà completato, la persona potrà considerarsi vaccinata contro il Covid, acquistando così la tranquillità tanto attesa».

«Decisiva, a fini del risultato finale – ha detto ancora la Fantozzi – la giornata di domenica scorsa in cui si è lavorato senza sosta proprio perché il Gom di Reggio potesse essere parte attiva di questo grande appuntamento con la storia, che riveste un valore inestimabile dal punto di vista scientifico e sociale. Aggiunge la Fantozzi: «Per il momento, i vaccini sono previsti solo per il personale sanitario all’interno dell’ospedale e a tal fine è stata redatta una lista di priorità per chi dovrà sottoporsi prima degli altri. Abbiamo comunicato, inoltre, i nominativi di chi si occuperà della somministrazione la prossima domenica e il personale di farmacia, medici, infermieri e Oss in questi giorni saranno formati dall’Istituto Superiore di Sanità online e pertanto verranno instradati per l’inoculazione corretta».

Per Vibo Valentia, sono 30 i sanitari che saranno vaccinati al Mater Domini di Catanzaro.

Dopo questa prima fornitura, ne arriverà una seconda, di cui 53.131 dosi sono destinate alla Calabria.

 

LOCKDOWN DI NATALE, TUTTI IN GUARDIA
DOMENICA IL VACCINO PER 280 CALABRESI

Un Natale mesto, ma non triste. Siamo in pieno lockdown, da oggi fino a domenica la Calabria – come il resto del Paese – torna zona rossa e augurandoci che prevalga il senso di responsabilità fino adesso dimostrato, ci prepariamo alle prime vaccinazioni. Il giorno cruciale per le prime somministrazioni del vaccino sarà domenica 27, un “V day” a livello europeo, riservando le prime vaccinazioni ai medici e al personale sanitario, alle forze dell’ordine e quindi agli anziani e a tutte le categorie a rischio. Il vaccino funziona se rispettiamo le attuali prescrizioni di distanziamento e di utilizzo dei dispositivi di protezione. La mascherina, in fondo, è giusto un fastidio, ma serve a preservare l’estendersi del contagio.

Il primo a essere vaccinato, in Calabria, sarà un infermiere dell’Ospedale Mater Domini di Catanzaro, Francesco Cristiano, di 59 anni, che da 41 lavora al reparto di immunologia al Policlinico universitario. «Quando la Direzione sanitaria ha chiesto chi fosse interessato a sottoporsi al vaccino – ha dichiarato Francesco a Carlo Macrì del Corriere della Sera – io sono stato uno dei primi a farsi avanti. Da marzo sono in trincea, assieme ad altri colleghi, per far fronte all’emergenza Covid. Ho fatto circa trentamila tamponi e gestito in un solo giorno circa 100 pazienti Covid in reparto».

L’infermiere del Mater Domini sarà il primo di 280 tra medici, sanitari e ospiti delle RSA che domenica riceveranno il vaccino. Sono le prime dosi (9750 in totale in Italia) del vaccino che da gennaio comincerà a essere somministrato con una vera e propria campagna di sensibilizzazione: non è obbligatorio (per le prime dosi sono stati scelti dei volontari) ma fortemente raccomandato per le categorie e rischio, gli anziani e per chi soffre di particolari patologie. A somministrare il vaccino ai primi 280 calabresi saranno squadre composte da un medico e tre infermieri.

Come si diceva prima, non basta solo il vaccino: occorre un forte senso di responsabilità da parte di tutti se si vuole evitare una terza ondata di contagi, su cui pensa anche l’incognita della variante inglese appena scoperta. In questi giorni di festa bisognerà stare a casa e rispettare le prescrizioni previste dal Governo.

Cerchiamo di ripetere qui  cosa si può e non si può fare in questi giorni, fino al 6 gennaio: sono dieci giorni totali di zona rossa e quattro di zona arancione per tutto il territorio nazionale. Il coprifuoco scatta sempre alle 22 per tutti, salvo comprovate ragioni di lavoro o motivate urgenze e necessità (da certificare con l’autodichiarazione).

Il calendario delle festività

ZONA ROSSA:  sarà vietato qualsiasi spostamento tra regioni e comuni il 24-25-26-27 e 31 dicembre, e poi il 1°, 2,3, 5 e 6 gennaio. È possibile spostarsi anche all’interno dello stesso comune solo con l’autocertificazione e sempre solo per i motivi previsti dal modulo, compresa l’assistenza ad anziani e persone non autosufficienti. Sono, però, previste due deroghe agli spostamenti:

— Possibilità di invitare per pranzi e cene delle festività solo due congiunti non conviventi, con eventuali minori sotto i 14 anni o disabili a carico. Questi possono spostarsi “una sola volta al giorno” e “verso una sola abitazione”.

— Possibilità di uscire dai confini dei piccoli comuni sotto i 5 mila abitanti e in un raggio di massimo 30 chilometri, ma non per recarsi in capoluoghi di Provincia.  Sul modulo di autodichiarazione è possibile motivare uno spostamento, oltre che per i motivi già citati, anche sbarrando la voce “altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio”, come in queste eccezioni previste dal decreto di Natale.

Confermate le sanzioni per eventuali violazioni, che potranno essere contestate anche nei giorni successivi al controllo.

La zona rossa delle feste natalizie

CHIUSURE. IN ZONA ROSSA: durante la zona rossa saranno chiusi i centri estetici, bar e ristoranti. Saranno invece aperti i supermercati, negozi di  alimentari e di prima necessità come farmacie e parafarmacie, parrucchieri e barbieri.

SECONDE CASE: si può andare nelle seconde case all’interno della stessa regione durante l’intero periodo delle feste, ovvero dal 24 al 6 gennaio.

ATTIVITÀ MOTORIA – Si può fare sia attività motoria, “individualmente” e “in prossimità della propria abitazione purché nel rispetto della distanza di almeno un metro e con l’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione”, sia attività sportiva, ma anche questa solo in forma individuale ed “esclusivamente all’aperto”.

ZONA ARANCIONE: sono quattro i giorni della cosiddetta zona arancione.  L’intero territorio nazionale sarà zona arancione il 28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio. In queste giornate ci si potrà spostare esclusivamente all’interno del proprio comune senza giustificarne il motivo nei comuni fino a 5.000 abitanti fino a 30 km ma sono esclusi i capoluoghi di provincia.

La zona arancione delle feste natalizie

AUTOCERTIFICAZIONE:  sarà comunque necessaria il 28, il 29, il 30 dicembre e il 4 gennaio. Si applicano a tutto il territorio nazionale le limitazioni della zona arancione, con il divieto di uscire dal proprio comune se non per comprovati motivi di lavoro, salute, comprovata necessità e urgenza. Anche in questi casi è necessario utilizzare l’autocertificazione.

CHIUSURE IN ZONA ARANCIONE: rimangono chiusi bar e ristoranti tranne che per asporto e consegne a domicilio. I negozi saranno aperti fino alle 21.

OSPITI IN CASA: massimo due. Nei giorni prefestivi e festivi è possibile ricevere nella propria abitazione due persone (non compresi i minori di 14 anni, persone disabili o non autosufficienti) oltre ai conviventi. Lo spostamento sarà possibile solo una volta al giorno dalle 5 del mattino alle 22 di sera (poi c’è il coprifuoco). Insomma non si potrà andare a trovare più di un solo ‘parente’ o amico durante le festività e chi violerà le restrizioni incapperà in una sanzione da 400 euro a mille euro e, nel caso di attività commerciali, la chiusura da 5 a 30 giorni. (rrm)

CALABRIA GIALLA, TROPPI IRRESPONSABILI
DIMENTICATA ANCHE LA MINIMA PRUDENZA

A guardare la foto del corso Garibaldi di Reggio o di corso Mazzini a Cosenza di sabato sera, quando ancora non era stata declassata la zona rossa in Calabria, con la gente che si accalca per lo shopping natalizio, sorge immediatamente una stizza irrefrenabile: ma quanti irresponsabili ci sono ancora in giro? Quanti hanno interpretato l’attenuazione della zona da rossa a gialla come un “liberi tutti” per anticipare di un giorno a tornare a fare quello che si faceva abitualmente durante le feste di Natale? Si faceva, quando non c’era il Covid ospite ingombrante delle nostre giornate a macinare morti e spargere nuovi positivi, con il serio rischio di non riuscire a garantire le opportune e adeguate cure per tutti. Niente è più come prima, ma i calabresi – che pure hanno avuto la fortuna di essere quasi gli unici italiani a vivere un una regione quasi covid-free prima, durante e dopo l’estate – non si rendono conto che i numeri della pandemia sono allarmanti anche in Calabria. Anche se il picco delle scorse settimane si è abbassato drasticamente e l’indice di rischio contagio è sceso sotto l’1, questo non vuol dire che si deve o si può abbassare la guardia. Anzi, l’attuale situazione dovrebbe suggerire a maggior ragione la massima prudenza se non si vuole innescare una terza, pericolosissima fase, il cui esito potrebbe rivelarsi incontrollabile.

È necessario che tutti facciano la loro parte e soprattutto comprendano che quest’anno non è Natale, non almeno nel senso tradizionale: non cambia nulla per i credenti, che santificano le feste e sentono di poter esprimere al meglio la propria devozione, anche rinunciando alla messa di mezzanotte, ma deve, invece, cambiare tutto per i cosiddetti consumatori laici delle festività natalizie. Occorre dimenticarsi delle feste: è brutto dirlo, ma meglio un Natale mesto oggi che una primavera in pieno lockdown che manderà a carte quarantotto non solo la salute (priorità numero uno) ma anche l’economia. I medici, gli specialisti degli ospedali regionali non fanno gli allarmisti di mestiere, sono semplicemente realisti, con le competenze che permettono loro di valutare i rischi di un contagio in progressione geometrica. Ovvero, incontrollabile, inarrestabile, senza limiti, a fronte dei comportamenti irresponsabili che sono già emersi il primo giorno di “zona gialla”. Negozi pieni (e siamo felici per gli esercenti che stanno pagando in misura spaventosa gli effetti dell’emergenza) ma affollamenti e assembramenti non leciti, non autorizzati, da punire, decisamente, perché rappresentano un invito all’emulazione. C’è troppa leggerezza e superficialità nel considerare che il rischio pandemia non è scomparso, né si è abbassato: ci sono i numeri che indicano uno scenario da paura su cui c’è poco da scherzare.

Eppure quello che si è visto a Reggio non è un fatto isolato e circoscritto alla Città dello Stretto. Lo stesso, più o meno, si è verificato un po’ dovunque: folla per le vie dello shopping, affollamento nei centri commerciali o nei supermercati, negozi al limite della capienza autorizzata. Almeno consola il fatto che quasi nessuno è senza mascherina, ma se continua questo trend c’è da immaginare che non saranno le mascherine a impedire la diffusione massiccia dei contagi.

Le regole della zona gialla ammorbidiscono i divieti, ma non autorizzano affollamenti e ressa nei negozi. Ricordiamole: ristoranti, bar gelaterie possono servire i clienti all’interno dei propri locali dalle 5 alle 18, facendo sedere al massimo quattro persone allo stesso tavolo: alle 18 scatta l’obbligo del solo consumo con asporto o con consegna a domicilio dalle 18 alle 22. Da domenica – aveva auspicato il presidente ff della Regione Nino Spirlì – «occhi aperti e self control» per permettere la ripresa delle attività commerciali che fino a sabato erano state bloccate. Ma basta un niente a far tornare la Calabria da zona gialla a drammaticamente rossa. Ci vuole senso di responsabilità per sé e per i propri cari, ma anche per tutti. Sarebbe bello pensare che quanto visto ieri è stato un errore di valutazione della gente, da correggere subito, anche con l’impiego delle forze dell’ordine anche: il rigore necessario non è un optional. (rrm)

[La fotografia di copertina è di Luigi Palamara]

Aiutiamo l’economia: confronto online a Reggio su come fronteggiare la pandemia

Un dibattito, on line, pieno di spunti e di interessanti prospettive, moderato da Luigi Palamara con la partecipazione dell’assessore comunale Irene Calabrò, Antonio Squillace, il presidente della Camera di Commercio Antonino Tramontana, il presidente della Confesercenti di Reggio Claudio Aloisio, la presidente A.I.Parc Irene Tripodi e Antonio Squillace.

Luigi Palamara

Da vedere e seguire in video da qui

Emergenza Covid: dalla Regione 1000 euro di aiuto ai lavoratori dello spettacolo

Per iniziativa dell’assessore regionale al Lavoro Fausto Orsomarso, la Regione Calabria prevede l’erogazione di 1000 euro come  “indennità di sostegno una tantum” per l’emergenza ai soggetti iscritti al Fondo pensioni dei lavoratori dello spettacolo (con almeno sette giornate contributive versate).

Il presidente della Sezione Cinema, Spettacolo ed Intrattenimento di Unindustria Calabria, Giuseppe Citrigno, ha espresso plauso e soddisfazione per l’iniziativa intrapresa dall’Assessore tesa a sostenere i lavoratori dello spettacolo che, a causa dell’emergenza epidemiologica determinata dal Covid-19, abbiano subito un rallentamento o una sospensione delle proprie attività lavorative.

«La richiesta da noi avanzata ed accolta dall’Assessore Orsomarso – ha dichiarato il presidente Giuseppe Citrigno – va nella giusta direzione di consentire a questi tecnici del settore cinema di provare ad andare avanti, pur tra mille difficoltà, restituendo loro la speranza di un auspicabile ritorno alla normalità in tempi ragionevolmente brevi. A questo punto occorrerebbe dare completezza ed organicità alla misura d’aiuto dando corpo ad analoghe provvidenze a favore delle sale cinematografiche e dei piccoli teatri privi di sostegno pubblico. Sostenere il settore dell’intrattenimento, del cinema e dello spettacolo – ha concluso il presidente Citrigno – è opera significativamente meritoria perché equivale a dare impulso ad uno dei maggiori e più efficaci divulgatori di cultura in tutte le sue sfaccettature ed in ognuna delle possibili filiere sottese». (rs)