COVID-19 – Il Bollettino del 21 ottobre
Dati ufficiali della Regione Calabria: + 136 casi

Il bollettino medico del 21 ottobre: in Calabria + 136 casi

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 243.043 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 245.158 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test).

Le persone risultate positive al Coronavirus sono 3099 (+136 rispetto a ieri), quelle negative 239.944.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:
– Catanzaro: CASI ATTIVI 152 (21 in reparto; 3 in terapia intensiva; 128 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 312 (278 guariti, 34 deceduti).

– Cosenza: CASI ATTIVI 333 (26 in reparto; 2 in terapia intensiva, 305 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 586 (549 guariti, 37 deceduti).

– Reggio Calabria: CASI ATTIVI 623 (31 in reparto; 1 in terapia intensiva; 591 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 437 (416 guariti, 21 deceduti).

– Crotone: CASI ATTIVI 26 (26 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 148 (142 guariti, 6 deceduti).

– Vibo Valentia: CASI ATTIVI 24 (3 ricoverati, 21 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 119 (113 guariti, 6 deceduti).

– Altra Regione o stato Estero: CASI ATTIVI 222 (222 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 117 (116 guariti, 1 deceduto).

È compresa anche la persona deceduta al reparto di rianimazione di Cosenza che era residente fuori regione.

I ricoverati del setting Fuori Regione e dei migranti sono stati inseriti nelle colonne dei rispettivi reparti di degenza; tra i 21 ricoveri presso l’Ospedale di Catanzaro, 5 sono riferiti a persone non residenti.

Tra i ricoverati presso l’Azienda ospedaliera di Cosenza tre sono non residenti; la paziente dimessa a Cosenza è stata inserita tra i guariti del setting fuori regione. I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza: 49, Catanzaro 25, Crotone 7, Vibo Valentia 5, Reggio Calabria 50.

Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria pe comunicare la loro presenza su territorio regionale sono in totale 821.

Nel conteggio sono compresi anche i due pazienti di Bergamo trasferiti a Catanzaro, mentre non sono compresi i numeri del contagio pervenuti dopo la comunicazione dei dati alla Protezione Civile.

IL REPORT DELLA REGIONE DI OGGI 21 OTTOBRE

COVID IN OSPEDALE: MAI PIÙ MALATI SOLI
COSÍ CORBELLI HA VINTO LA SUA BATTAGLIA

È un’altra battaglia vinta, questa delle visite in ospedale per i familiari dei degenti Covid: Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili, che da 25 anni si batte dalla Calabria in difesa delle minoranze, ha ottenuto quello che chiedeva a nome dei tantissimi malati di Covid. Poter avere un familiare accanto, cosa prima impossibile.

«In Calabria – ha detto Corbelli – è stata vinta, grazie al Movimento Diritti Civili, una importante battaglia di Civiltà, di straordinario valore umano. Cancellata una inaudita crudeltà. I familiari possono incontrare i parenti ricoverati negli ospedali della regione. Per un’ora, tre volte la settimana, a giorni alterni. Ma la battaglia va avanti ininterrottamente da mesi, per far cancellare la disumanità dei poveri malati (non Covid), che continuano a morire negli ospedali senza un familiare accanto».

La battaglia non si ferma e dopo aver ottenuto questo primo, importante e significativo risultato, Corbelli punta ad annullare completamente «la crudeltà con il ritorno alla normalità», che consente ai parenti di recarsi in ospedale tutti i giorni per far visita ai loro congiunti, negli orari previsti e nel rigoroso rispetto, naturalmente, di tutte le norme anti Covid. Oggi i familiari possono, su formale richiesta e regolare autorizzazione della autorità sanitaria, vedere i loro parenti ricoverati tre volte la settimana, per un’ora la volta (a loro scelta in uno dei due orari previsti, a mezzogiorno o il pomeriggio) e a giorni alterni (martedì, giovedì e sabato, quelli che vengono indicati, ad esempio, nel modello predisposto dall’ospedale Annunziata di Cosenza, il più grande nosocomio della regione).

La comunicazione, con un video messaggio sulla pagina Fb di Diritti Civili, sta facendo registrare migliaia e migliaia di adesioni e visualizzazioni da tutta la Calabria, lo stesso Corbelli, che esprime la sua “soddisfazione per questo primo, «importante risultato, che fa finalmente vedere una piccola luce in fondo al tunnel della disumanità dei malati ricoverati, senza poter vedere e avere un parente accanto! Una grande conquista civile ottenuta in Calabria. Nel resto del Paese, purtroppo, pare, da come si apprende e legge anche sulla stampa, ancora no».

Corbelli spiega cosa ha ottenuto con le sue sollecitazioni e l’impegno del suo Movimento Diritti Civili: «Nella nostra regione c’è la possibilità per i familiari di poter incontrare i loro parenti ricoverati in ospedale. Quello che occorre fare è recarsi all’ingresso principale degli ospedali, come si sta facendo ad esempio al nosocomio dell’Annunziata di Cosenza (ma questo vale naturalmente anche per tutti gli altri ospedali della Calabria), chiedere di poter andare presso la direzione medica per presentare la richiesta di una visita e un incontro con il parente ricoverato. Il familiare deve compilare un modello e naturalmente nel rigoroso rispetto delle norme anti Covid, viene concessa l’autorizzazione per incontrare il proprio parente tre volte la settimana, a giorni alterni e per un’ora la volta, che sceglie il richiedente (alle ore 13 o alle 18.). È questo un grande, importante risultato, di straordinario valore umano, che si è ottenuto. In attesa che l’autorizzazione per la visita sia estesa a tutti i giorni della settimana e non solo tre volte ogni sette giorni – afferma Corbelli.

«Ricordo solo che sulla pagina Fb di Diritti Civili, da dove abbiamo promosso questa battaglia di civiltà, umanità e giustizia, ci sono le drammatiche testimonianze di alcuni familiari (le figlie) che hanno perso la mamma, malata (non Covid) e ricoverata, senza poterla vedere. Una crudeltà inaudita, contro cui Diritti Civili continua da oltre un mese a combattere, purtroppo da solo, nell’indifferenza generale delle istituzioni, dei partiti e della cosiddetta società civile». (rrm)

 

Il video di Franco Corbelli su Facebook

 

 

Vono (IV): Mes indispensabile per Sanità dell’Italia e della Calabria

Per la senatrice di Italia Vivai, Silvia Vono, il Mes è indispensabile per la sanità dell’Italia e della Calabria, e «va inquadrato in un discorso di emergenza ed esigenza sanitaria».

«Da parlamentare calabrese ritengo – ha dichiarato la senatrice – consapevole dei disagi della nostra sanità, commissariata da troppo tempo, che sia arrivato il momento di assumersi la responsabilità delle decisioni e per questo continuerò a stare in prima linea a difesa della necessità di una sanità pubblica che tenga in debito conto i fabbisogni dei cittadini». (rp)

HA FUNZIONATO LA PROTESTA DEI SINDACI
NON C’È PIÙ LA DELEGA SUL “COPRIFUOCO”

Alla fine nella versione finale del nuovo Dpcm varato ieri dal Governo e illustrato direttamente dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte è scomparsa la parola delega. Riguardava e implicava la responsabilità dei sindaci di attuare, ove necessario, la chiusura di strade e piazze, dopo le 21, in caso di affollamento. Questa improponibile chiamata di responsabilità (mancano risorse, mezzi e uomini per il controllo capillare di strade e piazze) è stata subito contestata dai primi cittadini di tutt’Italia e, ovviamente, ha visto in prima linea i sindaci calabresi, alle prese con un territorio difficile da controllare e con personale ridottissimo.

Quando Conte aveva detto da Palazzo Chigi in diretta televisiva «I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private», tantissimi primi cittadini dal Piemonte alla Sicilia, passando per Roma e la Calabria, erano sobbalzati, parlando chiaramente di “scaricabarile” del Governo sulle amministrazioni locali.

Uno dei primi a reagire è stato il sen. Ernesto Magorno che è il sindaco di Diamante: «Chi governa – ha scritto su Twitter – deve decidere, non delegare. Lo scaricabarile relativo al #coprifuoco sui Sindaci è un qualcosa di inaccettabile anche perché ogni territorio ha le proprie problematiche relative a un adeguato controllo del territorio. I Sindaci vanno rispettati».

Il presidente dell’Associazione dei Comuni italiani (Anci)  Antonio Decaro, sindaco di Bari, ha subito contestato la posizione del Governo. «Non possiamo accendere la tv – ha dichiarato – e trovare il presidente del Consiglio che ci dice che dobbiamo mettere il coprifuoco: perché abbiamo fatto tre riunioni tra sabato e domenica e dobbiamo sentire questo. Abbiamo ricevuto una bozza, abbiamo scoperto che c’era questo tema dei sindaci, abbiamo detto che era inapplicabile, ci è poi stato assicurato che non c’era. E abbiamo visto che non c’era poi nel Dpcm. Siamo abituati a prenderci tutte le responsabilità, ho scritto al prefetto e ci devono dire chi dovrà far rispettare l’ordine pubblico. Non è previsto nei decreti che la polizia locale si occupi del contrasto al covid 19. Solo dopo il coordinamento del questore».

Simile l’atteggiamento del sindaco di Napoli Luigi De Magistris: «Il Dpcm mi sembra complessivamente equilibrato, ma potrebbe essere l’inizio di un’escalation. Molto deludente il primo impatto del Presidente: dopo 9 mesi di pandemia ascoltare un premier che scarica la responsabilità su chi sta combattendo a mani nude, l’ho visto come un segno o di scarsa sensibilità o di resa. Conte dice che noi sindaci possiamo chiudere le piazze, le vie dalle 21, come se avessimo le risorse per farlo. Se un generale arroccato nel suo palazzo non si rende conto che i soldati sono allo stremo, senza armi, senza munizioni, un po’ di preoccupazione ci sta».

Poi, con la distribuzione del comunicato ufficiale si è scoperto che la parola sindaci è scomparsa. Il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà aveva affidato a twitter il suo commento: «Lo scaricabarile non risolve nulla: è un errore scaricare sui sindaci la responsabilità sulle zone in cui applicare il coprifuoco. In un momento difficile come questo le istituzioni dovrebbero collaborare, lo scaricabarile non risolve nulla. Il Governo si ravveda e modifichi la norma del Dpcm».

Anche il sindaco di Cosenza ha sottolineato la politica dello scaricabarile del Governo. «Non si risolvono – ha scritto Mario Occhiuto su fb – i problemi con lo scaricabarile e con la demagogia. E infatti è stato tolto dal DPCM il riferimento ai sindaci dopo il discorso di Conte grazie alla protesta del presidente di Anci».

Da parte sua,  il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo ha voluto esprimersi sull’argomento con una dichiarazione all’Ansa: «Sulle nuove misure del Governo per il contenimento della diffusione del Covid, sono sulla posizione di De Caro: si sta scaricando troppo la problematica sui sindaci. Abbiamo problemi ad effettuare i controlli perché non abbiamo personale sufficiente per poterli eseguire. Abbiamo troppe cose da fare e troppi controlli da eseguire a fronte di una disponibilità di personale assolutamente insufficiente. Il coordinamento con i Prefetti funziona, ma c’é da tenere conto delle difficoltà che dobbiamo affrontare come Amministrazioni comunali».

Chiarita la non responsabilità dei sindaci anche dal ministro per le Regioni Boccia, resta il problema principale dei contagi. Qualunque iniziativa non potrà avere successo se non ci sarà la piena coscienza da parte dei cittadini che le misure, ancorché impopolari, vanno rispettate se si vuole contenere la pandemia. In Calabria risulta chiaro che la popolazione ha capito e si adatta a non violare le norme di base: la mascherina sempre e tenersi lontani da locali affollati e da assembramenti.

I numeri parlano da soli, ma c’è di conforto l’abbassamento della percentuale tra prognosi positive e morti o ricoveri in terapia intensiva. Questo può significare due cose: da un lato il personale medico e gli scienziati hanno fatto tesoro dell’esperienza passata e attuano protocolli più efficaci per  affrontare la pandemia; dall’altra è che – disgraziatamente – il virus si è fatto più pericoloso e non uccide, ma punta a diffondersi quanto più possibile. La morte dei pazienti equivale alla morte del virus e questo maledetto mostro che si è impadronito delle nostre vite, in qualche modo, lo ha capito. (rrm)

 

REGGIO – Il dibattito pubblico “Coronavirus – Calendario di una crisi”

Oggi pomeriggio, a Reggio, alle 16.30, al Parco Ecolandia, il dibattito pubblico Coronavirus – Calendario di una crisi. Riflessione per comprendere l’impatto della pandemia sulla struttura sanitaria, l’economia e la vita quotidiana.

A discutere sull’argomento saranno l’infettivologo Rubens Curia, il dottore Lino Caserta, responsabile del Centro di Medicina Solidale, il sociologo Tonino Perna e lo psicologo Pino Zoccali. Modera il giornalista Franco Arcidiaco.

L’evento si svolgerà all’aperto, con ingresso libero e muniti di mascherina. (rrc)

COSENZA MODELLO DI CITTÀ POST-COVID
L’ITALIA RIPARTE DA QUESTA ESPERIENZA

di FRANCO ROSSI – In tempi di pandemia e dintorni si riprendono attività, riflessioni, si rimettono in ordine appunti, si legge e si riflette su quello che è stato, che potrebbe essere, su errori fatti, su speranze future. Sono ormai mesi che quotidianamente si leggono proposte, previsioni, idee, progetti tutti affannosamente rivolti ad occupare spazi sulle testate, inviti nelle televisioni, dibattiti in convegni “da remoto”. Si leggono proposte banali e semplicistiche come quella dell’urbanista Lahoz secondo il quale una delle principali conseguenze, a breve termine, sarà inevitabilmente un maggior ricorso al trasporto privato e l’avversione per il trasporto pubblico proponendo la bicicletta quale alternativa più economica ed efficace, e per rendere disponibili le piste ciclabili non è necessario cambiare la morfologia delle città.

Ma l’Italia ripartirà da Cosenza. Un report di Ernst & Young afferma, infatti, che nella città calabrese, nella fase 2 che farà seguito all’emergenza coronavirus e che dovrebbe allentare il lockdown dovuto alla pandemia, sarà più facile ripartire. Il report ha condotto uno studio per verificare la situazione delle città italiane  alle prese con la cosiddetta Fase 2, incrociando gli indicatori di resilienza (fattori sanitari, economici e sociali) con i dati del contagio Covid-19. La città di Cosenza  sembrerebbe possedere le condizioni per proporre un modello propositivo e condivisibile  per la Fase 2. La Città sta attraversando un periodo di rinnovato interesse nei confronti di esperienze  riconducibili al tema dell’uso informale, spontaneo, temporaneo degli spazi urbani e del territorio, promosse direttamente dal basso, dalla cittadinanza attiva, in una logica di condivisione e collaborazione.

L’Università della Calabria ha accelerato il processo di supportare  lo sviluppo di imprenditoria  sul territorio, promuovere lo sviluppo della cultura imprenditoriale, dell’occupazione e del reddito attraverso la creazione di un ambiente fisico in cui possano essere concentrate tecnologie e competenze, per favorire aggregazioni di imprese, sviluppare sinergie e, in generale, per creare condizioni favorevoli per  lo sviluppo di attività economiche a carattere innovativo.

Il processo pandemico ha toccato pochissimo la Calabria ed attualmente l’intera regione risulta sostanzialmente zona meno colpita dal Coronavirus.

La Calabria potrebbe così avviare una fase di sperimentazione  avanzata prospettando modelli, tipologie, soluzioni in una  situazione di privilegio avvalendosi di esperienze consolidate. 

Una regione che si è avviata verso un percorso virtuoso esaltando la bellezza dei suoi paesaggi, la qualità della vita dei suoi insediamenti, la capacità storica di essere terra di accoglienza, e che si affaccia nel Mediterraneo ed in Europa in modo moderno, propositivo candidandosi ad essere una regione a servizio della pace, dell’eguaglianza e del progresso. 

Appare pertanto opportuno a chi scrive, sollecitare una riflessione su come è andata, quali innovazioni si sono determinate, quali risultati raggiunti, ma soprattutto come si deve andare avanti.

In tale quadro la Calabria si è caratterizzata per una attenta cura del proprio territorio sviluppando negli ultimi anni una esperienza significativa nel tentativo di ridare spazio alla società civile e ad una classe dirigente attenta ai processi di innovazione e rigenerazione. Le azioni e la stretta collaborazione che si è determinata tra i Comuni, le Università, le Imprese ed i loro territori rappresenta sicuramente una strada importante da perfezionare, meglio definire e sperimentare. 

D’altra parte la Calabria appartiene  a pieno titolo al novero dei  territori fragili e, proprio per questo motivo, rivolgere lo sguardo al territorio calabrese è  un esercizio sempre affascinante che si presta a differenti chiavi  interpretative. Una delle possibilità è quella di elencare alcune delle dicotomie che caratterizzano la regione, le quali forniscono spunti di riflessione e discussione di notevole interesse. In particolare  ne abbiamo selezionato due: Fragilità (fisica, sociale, economica) vs Qualità (ambientale e paesaggistica), Marginalità (rispetto all’Italia) vs Centralità (nel Mediterraneo). D’altronde se si guarda al passato il rapporto tra la malattia/e e i progressi nella progettazione delle città è andato storicamente di pari passo. All’inizio del XX secolo gli architetti hanno preso più idee da medici e infermieri che dalle teorie architettoniche. 

Le prime leggi urbanistiche sono nate nel XIX secolo durante la Rivoluzione Industriale per controllare le malattie infettive. Sono state introdotte per aumentare le dimensioni delle case, in modo da ottenere una maggiore ventilazione e più luce. Un po’ quello che sta per accadere ai nostri giorni. La paura della folla, il distanziamento sociale, il telelavoro, il divieto di andare a più di un chilometro da casa. La pandemia di coronavirus e il confinamento hanno cambiato il nostro modo di rapportarci alla città.

Le prime modifiche sono state rapide e circostanziali, come le restrizioni riguardanti gli spostamenti, i divisori nei supermercati, i segnali sui pavimenti o i balconi convertiti in centri di attività  sociale. Ma questi provvedimenti non possono essere sufficienti. Bisogna riflettere e immaginare come può essere il futuro dei nostri territori e delle nostre città, quali provvedimenti adottare, come  dare risposte certe. Abbiamo bisogno di comprendere i sogni delle persone, cambiare il mondo da quello ordinario a uno che non c’è ancora. Questo è essenziale se vogliamo vivere in un mondo sostenibile.  Una società sostenibile può scaturire solo da visioni che sappiano guardare oltre l’oggi, oltre i problemi immediati. 

Una consulta tra le Università, gli Enti Locali, le Imprese, e le Istituzioni con lo scopo di avviare poche ma incisive azioni:

– Sviluppo e innovazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali (agro-alimentari, artigianali e manifatturieri),

– Sviluppo della filiera  dell’energia rinnovabile, 

– Cura e tutela del paesaggio, dell’uso del suolo e della biodiversità, 

– Valorizzazione e gestione delle risorse ambientali e naturali, Valorizzazione di beni culturali e patrimonio artistico legato al territorio,“Reti e comunità  intelligenti. 

Non resta che metterci al lavoro. 

Franco Rossi, ex assessore della Regione Calabria, è docente all’Unical.

Arrivano gli aiuti della Regione per il Covid a favore degli imprenditori agricoli

Arrivano i fondi Covid della Regione in aiuto di agricoltori e le aziende del comparto che hanno subito gravi perdite a causa dell’emergenza coronavirus. I termi di presentazione delle domande sono scaduti il 9 Ottobre e già si è insediata la Commissione di valutazione per permettere di effettuare i pagamenti a partire già da dicembre.

Questo lo stato della Misura Covid, promossa con fondi Psr (e l’aiuto determinante dei Gal calabresi), per uno stanziamento complessivo di 21 milioni di euro, dall’Assessorato regionale all’Agricoltura con l’intento di assicurare un sostegno alle aziende dei settori agricoli per i quali, nei mesi scorsi, la giunta presieduta da Jole Santelli ha dichiarato lo stato di crisi a causa delle conseguenze negative della pandemia. Per la precisione, sono state 1.608 le domande presentate in relazione ai due interventi della misura 21 “Sostegno temporaneo eccezionale a favore di agricoltori e PMI particolarmente colpiti dalla crisi di Covid-19”. Nel dettaglio, per quanto riguarda l’intervento 21.1.1, rivolto agli agricoltori, sono 554 le domande pervenute relative al settore lattiero, 143 relative al settore florovivaistico e 383 relative al settore agrituristico, inclusivo di fattorie didattiche e fattorie sociali; per quanto concerne invece l’intervento 21.1.2, destinato alle piccole e medie imprese di trasformazione, sono 260 le domande relative al settore lattiero-caseario e 268 quelle del settore vitivinicolo DOP e IGP.

La Commissione di valutazione, avvalendosi dell’incrocio di banche dati e di istruttorie informatizzate, curerà adesso la fase istruttoria, in tempi ben definiti. «Avevamo scelto la strada della semplificazione – commenta l’Assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – per dare risposte rapide e sicure agli agricoltori, al fine di consentire loro almeno di attutire le drammatiche ripercussioni derivanti dall’emergenza sanitaria e ricevere ristoro rispetto alle perdite subite. Si continuerà a lavorare alacremente, con l’obiettivo prioritario di iniziare a pagare quanti più beneficiari possibili già a partire dal mese di Dicembre, se possibile anche in anticipo rispetto al cronoprogramma stabilito». (rcz)

DALL’UNICAL ANTICORPI CONTRO IL COVID
IMPEDISCONO LA REPLICAZIONE DEL VIRUS

Nella lotta contro il Covid, la Calabria, e più specificamente l’Unical, sta ritagliandosi una posizione di grande rilievo nel panorama scientifico internazionale. Inibire significativamente la replicazione del Covid: è questo ciò che fanno gli anticorpi anti Covid progettati e sintetizzati dai ricercatori dell’Università della Calabria e dello spin-off Macrofarm. Una notizia che fa inorgoglire, sopratutto se risultati così importanti provengono da una regione che, attualmente, si trova in difficoltà e, che fin dall’inizio della pandemia, si è rimboccata le maniche e si è messa a disposizione, con impegno e dedizione, della comunità per combattere questa terribile malattia di cui ancora non si riesce a intravvedere un decorso definitivo.

Questi risultati, che appaiono molto promettenti, provengono dai primi test, condotti sul virus isolato da pazienti. Sono stati raggiunti dal gruppo del prof. Serena DelbuePasquale Ferrante presso il laboratorio di Virologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano Statale. Il team dell’Unical sta avviando ora gli studi di sicurezza per la sperimentazione in vivo, necessari per passare allo sviluppo della terapia.

I ricercatori calabresi hanno svolto anche test in silico – simulazioni al computer – in collaborazione con la dottoressa Roberta Galeazzi, presso il Laboratorio di Modellistica Molecolare del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche. Sulla base dei dati ottenuti dagli studi in silico, sono stati progettati e sintetizzati differenti anticorpi “monoclonal-type” diretti contro diverse porzioni della proteina spike del Coronavirus (le proteine che ‘decorano’ la superficie del virus), uno dei bersagli più interessanti per lo sviluppo non solo di anticorpi ma anche di vaccini e agenti terapeutici e diagnostici.

Il team di ricerca dell'Unical

«Abbiamo progettato e sintetizzato in questi mesi cinque anticorpi “monoclonal-type2”, lavorando a ritmi serrati – ha spiegato Francesco Puoci, professore associato del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Unical – La ricerca è ancora lunga e non possiamo ancora dire di aver trovato un trattamento efficace contro il Covid, ma i risultati sono stati finora incoraggianti. Sviluppare una possibile terapia è essenziale, perché il vaccino da solo potrebbe non bastare, almeno in questa prima fase. I nostri anticorpi avrebbero poi un importante vantaggio: proprio perché ‘sintetici’ hanno, rispetto a quelli ‘biologici’, una maggiore stabilità e costi di produzione più contenuti».

«La nostra tecnologia si basa sull’ingegnerizzazione 3D di polimeri a memoria molecolare – ha spiegato ancora il prof. Puoci – che riescono a riconoscere e captare differenti porzioni della proteina spike tra cui il dominio RBD e la subunità S1».

Rbd è la ‘chiave’ con cui il Coronavirus forza l’accesso alle cellule del nostro organismo; S1 è la subunità contenente il dominio Rbd ed è responsabile, quindi, del riconoscimento e del legame al recettore Ace2 presente sulla cellula ospite, nell’organismo umano.

Dei cinque anticorpi sintetici sviluppati dai ricercatori Unical, tre hanno inibito con percentuali superiori all’80% la replicazione del Coronavirus, e uno oltre il 90 %. Impedendo, quindi, l’interazione tra la proteina spike e il recettore Ace2, questi anticorpi sono potenzialmente in grado di bloccare il processo di infezione e di prevenire e/o contrastare la malattia prima che si attivi la cascata citochinica.

Il team che ha contribuito allo sviluppo dei nuovi anticorpi sintetici è composto, insieme al professor Puoci e alla dottoressa Ortensia Parisi, anche dal professor Vincenzo Pezzi, ordinario di Biologia Applicata, e dal dottor Rocco Malivindi, che hanno curato gli aspetti biologici della ricerca. Nel team anche il dottorando Marco Dattilo e il borsista Francesco Patitucci(rrm)

PREOCCUPAZIONE PER I DATI DEL CONTAGIO
MA IN CALABRIA SOLO 8 SU 100 USANO L’APP

Il commissario straordinario Domenico Arcuri, in tv, ha ribadito ieri sera che non ci sono le condizioni per tornare al lockdown. Rassicurante, ma è palpabile la preoccupazione per i dati del contagio che, per fortuna, in Calabria, ancora sono a due cifre. Ma è evidente che non si può abbassare la guardia. Un dato significativo è il download (lo scaricare) dell’app “Immuni” sui telefonini: la Calabria si colloca penultima, prima della Sicilia, con una percentuale modesta, 8,2% quasi la metà della regione più virtuosa, la Toscana, dove la percentuale tocca il 15,7%.

Cosa significa che solo otto calabresi su cento hanno scaricato l’app che il Ministero della Salute raccomanda di utilizzare per monitorare il contagio e tenere sotto controllo i cosiddetti “positivi”? La prima considerazione riguarda la funzionalità dell’app: il suo funzionamento non convince molti potenziali utilizzatori (serve comunque un telefonino di nuova generazione) ma non per il rischio privacy, bensì per il meccanismo di mappatura previsto.

Come funziona Immuni? Secondo quanto riferisce il Ministero della Salute che ne sta promuovendo l’utilizzo massiccio «è un’app creata per aiutarci a combattere l’epidemia di Covid-19. Utilizza la tecnologia per avvertire gli utenti che hanno avuto un’esposizione a rischio, anche se asintomatici». Usiamo dei nomi di fantasia per spiegare meglio il funzionamento di Immuni: se Pippo è ha installato l’app Immuni e scopre di avere sintomi da covid, quindi è potenzialmente positivo, deve comunicare il suo status attraverso il telefono. In maniera anonima, nel pieno rispetto della privacy.

Succede che se Pasquale incontra Pippo che, appunto, è positivo e può averlo contagiato, qualora abbia installato l’app riceverà un messaggio di allerta che lo avverte di essere stato a contatto con una persona positiva al virus. Quindi gli segnala l’opportunità di isolarsi, mettendosi in quarantena per dieci giorni, contattare il proprio medico di base e fare subito il tampone. Tutto questo presuppone che Pippo, da buon cittadino, coscienziosamente, dichiari il suo status di positività al Covid attraverso il telefonino. Ma se non lo fa, la sua app Immuni, scaricata sul proprio smartphone, non avrà alcuna funzione di avvertimento nei confronti delle persone con cui verrà in contatto.

La tecnologia bluetooth invia dunque una notifica a chi è venuto a contato con un soggetto positivo al virus. Sempre che questi l’abbia comunicato. A oggi sono state scaricate sui telefonini degli italiani 8.316.353 copie di Immuni. Risultano inviate 8.887 notifiche e si sono registrati 499 utenti positivi. In buona sostanza uno su mille ha ricevuto la notifica del potenziale contagio subito e ciascun positivo registratosi regolarmente potrebbe aver contagiato circa 18 persone.

Il punto fondamentale è se chi scarica Immuni sul proprio telefonino ha la coscienza di comunicare la sua eventuale positività in modo che i contatti tracciati possano venire a conoscenza del rischio contagio. Quando due persone che hanno installato l’app Immuni si incontrano, l’app di entrambi i telefonini invia un codice che viene captato dai due dispositivi, registrando in maniera anonima, la durata del contatto e l’eventuale distanza tra le persone coinvolte. Se uno dei due scopre di essere positivo e comunica all’app di esserlo, permette a quest’ultima di inviare un messaggio a tutte le persone con cui è stato a contatto. Tecnicamente eccellente se solo si scaricassero 50milioni ai Immuni, diversamente – scusate la franchezza – è un terno al lotto per due motivi: il primo perché non è detto che il potenziale portatore di contagio registri la sua positività (dichiarando quasi pubblicamente di essere un “untore”, con tutte le conseguenze del caso: isolamento, quarantena, tampone, etc); il secondo è che se il positivo ha Immuni sul telefono ma frequenta persone che non hanno installata l’app, non riuscirà ad allertare alcuno.

E qui sorge subito una domanda: ma se qualcuno scopre di essere positivo come fa ad andare in giro a contagiare gli altri? Non dovrebbe, perché avrebbe il dovere di restare isolato e seguire le istruzioni del medico curante. Quindi la funzionalità di Immuni è limitata alla scoperta successiva di un incontro in cui si potrebbe essere rimasti contagiati o si ha potenzialmente contagiato qualcuno. E poiché l’app non usa – a quanto dicono – sistemi di tracciamento (la famosa geolocalizzazione che Google fa continuamente sul nostro smartphone) come fa ad avvisare i potenziali contagiati se non conosce l’eventuale area di rischio?

Senza contare che fare il tampone sta diventando un’impresa quasi impossibile: il test dà risposte in 12 ore, ma non ci sono macchine sufficienti a garantire l’analisi oltre un certo quantitativo di tamponi. Per fare un esempio, a Reggio l’Asp di via Willermin nell’apposita unità anticovid riesce a processare al massimo 40 tamponi l’ora. Valutando 8 ore di lavoro si ha l’esito per 320 tamponi al giorno; quelli che eccedono questo numero finiscono in frigorifero e non è detto che non perdano gli eventuali dati di positività al virus. Come si fa? Forse questo nessuno lo dice alla presidente Santelli che sta, giustamente, studiando nuovi provvedimenti per contenere il rischio di contagio: probabili chiusure di “frontiere” regionali, divieto – ahimé – di ballo e altri intrattenimenti di gruppo, etc). Probabilmente risulterebbe più utile controllare alla partenza i viaggiatori diretti in Calabria o chiedere l’esibizione di una certificazione medica che attesti il loro stato di salute: si eviterebbero i contagi d’importazione che sono gli unici che hanno provocato e provocano nuove prognosi di positività al virus.

Ma torniamo a Immuni: per quanto fondamentalmente ingegnosa, non funziona in termini di protezione individuale e non garantisce la correttezza di chi si scopre positivo e dovrebbe comunicarlo via telefono al server incaricato di memorizzare i dati. Si ritorna, inevitabilmente, a suggerire di adottare tutte le opportune precauzioni individuali per tenere lontano il contagio: sempre e immancabilmente la mascherina (e chi non la usa è un criminale), pulizia costante delle mani, evitare gli assembramenti. Impresa quest’ultima pressoché impossibile per chi deve prendere i mezzi pubblici per spostarsi (le immagini della Metro di Milano e di Roma sono fin troppo eloquenti) e per chi ha bambini o ragazzi che vanno a scuola.

Le cause maggiori di rischio contagio sono, purtroppo, la mobilità con i mezzi pubblici e gli istituti scolastici, dove, nonostante l’impegno e le mille precauzioni di presidi e personale, è praticamente impossibile controllare il contatto ravvicinato tra gli studenti. Ancora più difficile con i bambini delle materne e delle elementari, più complicato con i ragazzi del liceo che in classe rispettano il distanziamento imposto dagli insegnanti, ma fuori della scuola, incoscientemente, fanno capannelli alla vecchia maniera, come se nulla fosse accaduto. La miglior difesa è usare la testa: evitare contatti ravvicinati, disertare locali pubblici affollati, modificare, in altre parole, il modo di vita pre-covid. Se non faremo tutti così, difficilmente riusciremo a liberarcene in tempi brevi. (s) 

Tabella riassuntiva anticovid

la tabella è stata preparata dal farmacista dott. Domenico Polimeni

Obbligo delle mascherine anche all’aperto: la nuova ordinanza della Santelli

Da ieri, su ordinanza della presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, per la prevenzione e gestione dell’emergenza Covid-19, è obbligatorio utilizzare le mascherine anche all’aperto per tutti i cittadini, esclusi i bambini  al di sotto dei 6 anni e le persone con disabilità non compatibile con l’uso del dispositivo di protezione.

Si tratta dell’Ordinanza n. 68 la quale, ferme restando le misure statali e regionali di contenimento del rischio di diffusione del virus già vigenti, nel territorio regionale, fino a tutto il 7 ottobre 2020, prevede tra l’altro: l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di indossare correttamente la mascherina o altra idonea protezione a copertura di naso e bocca, oltre che in tutti i luoghi chiusi accessibili al pubblico e sui mezzi di trasporto pubblico, anche in tutti i luoghi all’aperto, per tutto l’arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale, fatte salve le deroghe previste dalle norme vigenti.

Possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso. Sono comunque esentati dall’obbligo di usare protezioni delle vie respiratorie, i bambini sotto i sei anni e i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina, ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti e le persone durante l’esercizio in forma individuale di attività motoria e/o sportiva.

Sono confermati il divieto assoluto di assembramento, il rispetto delle misure di distanziamento interpersonale e delle misure igieniche di prevenzione; è disposto, a modifica di quanto previsto in allegato A all’Ordinanza n. 55/2020 come integrato dall’Ordinanza n. 58/2020, per tutte le attività economiche, produttive e ricreative e per gli uffici pubblici ed aperti al pubblico, l’obbligo di rilevazione della temperatura corporea per dipendenti ed utenti, impedendo l’accesso nei casi in cui venga rilevata una temperatura superiore a 37,5 C° e comunicando la circostanza al Dipartimento di Prevenzione dell’ASP territorialmente competente per gli adempimenti di consequenziali.

Resta in capo alle Autorità Competenti, attraverso i propri Organi di controllo, anche in coordinamento, la verifica del rispetto delle disposizioni previste nella presente Ordinanza e delle altre misure di prevenzione e contenimento del contagio vigenti, applicando le sanzioni da € 400,00 a € 1000,00.

Rimangono inoltre efficaci e vigenti le ulteriori misure del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 agosto 2020, prorogate dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e le misure previste nelle precedenti Ordinanze del Presidente della Regione emanate per l’emergenza Covid-19, ove non in contrasto con la presente, o da questa modificate. (rrm)