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ELEZIONI REGGIO / Analisi del voto disgiunto: battaglia sul fil di lana

Angela Marcianò

Mai lettura del voto disgiunto è stata così semplice e scientifica come a Reggio Calabria. Il che può aiutare per capire i flussi che prevedibilmente si verificheranno nel ballottaggio, esperienza peraltro assolutamente inedita in riva allo Stretto.

Il “fenomeno Marcianò”, che ha preso il 7,41% in più delle sue liste, ha colpito inesorabilmente i due principali contendenti, ma non nello stesso modo. La “professoressa terribile” ha fatto più male a Nino Minicuci che non a Giuseppe Falcomatà. L’andamento del voto disgiunto è talmente plastico che non si presta a dubbi interpretativi. D’altronde, la presenza di una lista di estrema destra, come Fiamma Tricolore, nella coalizione della Marcianò, la dice lunga sulla sua caratterizzazione alternativa alla sinistra.

Facciamo un po’ di conti. Nino Minicuci perde, rispetto alle sue fortissime liste, il 7,41%, qualcosa come più di 5.000 voti. Giuseppe Falcomatà perde il 4,27%, tradotto in voti quasi 3.000 preferenze.

Poiché il candidato-bandiera della sinistra, Saverio Pazzano, ha preso l’1,45% più delle sue liste, è presumibile che questo dato sia stato eroso al consenso di Falcomatà. Il restante 2,61% di scostamento del sindaco uscente è stato assorbito da Angela Marcianò.

Il restante 4,80% di voto disgiunto in quota Marcianò ha invece colpito Nino Minicuci che, in aggiunta, ha prevedibilmente perso più di 1 punto e mezzo a favore del giornalista Klaus Davi, non sgradito all’elettorato di destra, che ha registrato poco meno di 2.000 voti in più della sua lista.

Quasi ininfluenti i minimi scostamenti, dell’ordine di decimali, nel voto disgiunto dei candidati Foti dei Cinquestelle, Tortorella, Putortì e Siclari.

I flussi che registriamo non fanno pensare ad un voto disgiunto organizzato, ad un “fuoco amico” che ha colpito Falcomatà e Minicuci, piuttosto ad un fisiologico spostamento di opinione pubblica rispetto a due candidati evidentemente non pienamente graditi dalle rispettive coalizioni. Ciò riguarda maggiormente il candidato del centrodestra Minicuci, il che è spiegabile con le polemiche che hanno accompagnato la sua indicazione e con il fatto che non è stato percepito come “reggino doc”.

I flussi da noi analizzati saranno decisivi per capire l’andamento del complicato ed incerto ballottaggio, al netto di possibili accordi o apparentamenti.

Possiamo intanto dire che alle urne del ballottaggio ci sarà una flessione di votanti  di almeno il 30%, secondo una tendenza che si è registrata in tutte le esperienze similari in Italia e in Calabria. Vale a dire prevedibilmente che si recheranno a votare per Falcomatà o Minicuci tra i 60.000 e i 70.000 reggini.

L’astensionismo colpirà entrambi i candidati, ma probabilmente non nella stessa maniera. E questo sarà un elemento decisivo. I due “eserciti”, costituiti dai candidati delle rispettive liste, si muoveranno per portare al seggio quanti più elettori possibile, anche perché la vittoria porterà in dote il premio di maggioranza e scatteranno 8 consiglieri in più. L’organizzazione sarà fondamentale.

Passiamo ai flussi, a prescindere da eventuali apparentamenti.

Su Falcomatà, è assai prevedibile che convergeranno gli elettori dei Cinquestelle, di Pazzano e Siclari, candidati sindaci della “sinistra-sinistra”, potenzialmente un 10% e solo una piccola parte dell’elettorato della Marcianò (1-2%).

Su Minicuci potrebbe confluire il consenso della maggior parte dell’elettorato della Marcianò (9-10%) e in parte quella del massmediologo Klaus Davi (2-3%).

Se consideriamo che al primo turno la differenza tra i due contendenti è stata di appena 3 punti, si comprenderà che il ballottaggio, sulla carta ovviamente, è incertissimo e si giocherà probabilmente sul filo delle percentuali. A meno che uno dei due contendenti non troverà la “chiave” per fare pendere la bilancia nettamente a suo favore, magari con un colpo di teatro come potrebbe essere la presentazione in anticipo della squadra, cioè della Giunta. (dr)

 

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