DOPO ELEZIONI / Reggio, faccia a faccia con l’avv. Paolo Zagami sulla sconfitta del centrodestra

di LUIGI PALAMARA – Paolo Zagami, reggino, avvocato d’affari e analista finanziario, era stato in predicato tra i candidati a sindaco di Reggio. Ecco, nell’intervista anche video, la sua valutazione sulla consultazione elettorale che ha visto la vittoria di Falcomatà, cui i reggini hanno concesso un secondo mandato, e la débâcle del centro-destra, dato per vincente.

– Quale la sua posizione prima della.presentazione delle liste?

«Sulla mia posizione la mia unica ed ultima dichiarazione che ho fatto riguardo alle elezioni di Reggio risale al 20 Maggio quando diedi una generica disponibilità a servire la mia città. Dopo di allora ho letto e sentito tante inesattezze e pettegolezzi sul mio conto ma ho preferito tacere per evitare ogni strumentalizzazione.

Ho fatto una prima dichiarazione dopo le elezioni lunedì scorso ed ho letto sui social che certe cose avrei dovuto dirle prima e che è facile parlare con il senno di poi ma rispondo che se avessi detto certe cose durante la campagna elettorale sarei stato preso per matto e destabilizzatore. Diciamo adesso tutto quanto e poi basta si volta pagina e si guarda al futuro».

– Facciamo chiarezza su quali sono stati i rapporti con Lega di Matteo Salvini.

«La sola verità è che in passato ho avuto rapporti professionali con la Lega tramite la Camera di Commercio Americana con la quale lavoro e quando il 22 Giugno si è deciso che il candidato lo avrebbe scelto proprio la Lega sono state fatte delle consultazioni anche con me pur non avendo io la tessera di “leghista” ma essendo di area di centrodestra. Mi risulta che siano stati vagliati oltre 40 curriculum ed il mio nome era il secondo della lista dopo quello di Minicuci tra i quattro ufficialmente proposti dalla Lega alla coalizione di centrodestra».

– Quali le reazioni della politica reggina?

«So per certo che il mio profilo non era gradito ad alcuni leader reggini del centrodestra forse perché sarei stato difficilmente “manovrabile”, perché io faccio sempre le cose per bene e perché certe logiche non mi appartengono. Inoltre e comunque io stesso ho preferito non insistere perché avevo ben compreso sin dall’inizio come il centrodestra reggino fosse lacerato al suo interno e la unità era solo di facciata e perché con quei presupposti incerti avrei dovuto cambiare la mia vita ed il mio lavoro che mi da tantissime soddisfazioni e mi piace».

– Perché alla fine la scelta è  ricaduta su Nino Minicuci e non su di lei?

«Io non sono stato scelto perché non sono facilmente manovrabile e non sarei sceso a patti con nessuno e perché pur essendo reggino sono fuori dal sistema di scambi, favori etc. Comunque non me la sono sentita di insistere vista la situazione e pur rispettando molto un partito che ha milioni di voti ma non ho la tessera leghista e ringrazio comunque per la considerazione. Non ho spinto perché vedevo il centrodestra poco unito, perché mi era giunta voce che non ero gradito e perché non ero convinto io. Mi ha fatto male leggere che non andavo bene perché nemmeno io ero radicato a Reggio: io che ho casa a Reggio da sempre, insegno alla Università Mediterannea, ho il mio ufficio a Reggio, sono iscritto all’Ordine degli Avvocati di Reggio, ho costituito la Associazione Reggio Viva, ho l’abbonamento allo stadio Granillo con mio padre ininterrottamente da 35 anni e sono stato Presidente della Pro Pellaro! Non valeva nemmeno l’obiezione per cui non avrei avuto esperienza politica considerato che in passato sono stato uno dei fondatori di Italia Futura in Calabria e da candidato di “bandiera” molto giovane alla Camera ho preso praticamente da solo quasi 15 mila voti».

– Com’è andata davvero sulla scelta del dottor Minicuci?

«Sulla scelta del candidato il punto chiave è che non è vero che è stato detto o Minicuci o niente come si è detto. Era stata presentata una rosa ufficiale di quattro persone. Insomma la Lega aveva proposto ai partiti alleati quattro nomi tra cui scegliere insieme il migliore. Ma si ha l’impressione quasi che qualcuno o più di qualcuno avesse interesse a portare a casa il risultato del proprio partito e poi volesse che tutto rimanesse come prima. Insomma sembra quasi che al netto di false iniziali barricate in nome della regginità si voleva perdere a tutti i costi forse per preservare le proprie posizioni di leadership che sarebbero state altrimenti intaccate dall’avere un sindaco di centro destra».

– E sull’Onorevole Francesco Cannizzaro?

«Su Francesco Cannizzaro – con il quale peraltro ho un ottimo rapporto personale – ho letto le dichiarazioni di Bombino e Lamberti, sono stati molto cattivi nei suoi confronti ma realisti e condivido le loro posizioni».

– Qual é il rapporto tra lei e Nino Minicuci?

«Nino Minicuci lo ho incontrato presso la sede di Reggio Viva il 6 e il 7 agosto alla presenza anche di altre persone che possono testimoniare circa quello che affermo. Durante il nostro secondo incontro io gli ho offerto la mia più ampia e massima disponibilità alla condizione di essere coinvolto attivamente nel progetto di ricostruzione della città qualora si fossero vinto le elezioni. Mi sembrava una richiesta legittima considerato quello che ho fatto nella mia vita professionale e quello che avrei potuto fare per Reggio. Lui mi rispose che il mio ruolo sarebbe stato deciso in base ai voti che avrei portato: in quel momento ho capito che avrebbe perso ed ho deciso di defilarmi rispetto ad una sconfitta annunciata perché – al netto delle dichiarazioni di facciata – la logica che gli apparteneva era sempre la solita del “diamo il posto a chi porta voti” a prescindere dalle qualità e dalle competenze. Poi ho letto che più volte ha detto che sarebbe stato premiato il merito e quindi devo dedurre che anche per lui il merito va riconosciuto soltanto ai portatori di voti che per carità siamo in democrazia è giusto così ma io credo che purtroppo l’Italia e Reggio in particolare è nelle condizioni in cui si trova perché valgono queste logiche. Aggiungo anche che mi salutò dicendomi che ci avrebbe pensato su perché qualora avesse “chiuso” altri accordi politici per me non ci sarebbe stato spazio. Sulla porta dell’ufficio disse che mi avrebbe chiamato entro ventiquattro ore. Da quel momento non lo ho più sentito né visto ma ho letto che ha fatto altre scelte. Peccato, forse se avesse valorizzato anche la mia persona e il mio gruppo le cose sarebbero andate diversamente per lui.

«È stato molto presuntuoso, scappava dagli incontri, ha avuto atteggiamenti poco istituzionali. Anche non credo sia stata una buona idea festeggiare sul palco a Taurianova: se perdi la Champions League e vinci il campionato di serie D… Mi è sembrato in confusione, prima si è fatto candidare dalla lega e poi ha preso le distanze. La sua presunzione credo che in realtà mascherava la insicurezza di fondo. Ha detto prenderò più voti delle mie liste e vinceremo al primo turno…».

– Secondo lei perché il centrodestra ha perso le elezioni?

«In ogni caso il centrodestra ha perso per vari motivi. In primis perché è stata fatta una campagna elettorale pessima e priva di un minimo di fair play, soprattutto proprio da parte di Minicuci che nel secondo dei due unici confronti ha mostrato una volgarità poco consona a una figura istituzionale. E anche perché – ripeto – l’unità e la coesione erano solo di facciata. Mi ha fatto molto sorridere che ancora dopo ferragosto – e quindi a pochi giorni dalla chiusura della lista – molti leader del centro destra reggina sotto banco facevano ferro e fuoco per tentare di spodestare Minicuci e poi appena qualche giorno dopo quelle stesse persone erano costrette a dichiarare pubblicamente che “il caro amico Nino era la persona giusta al posto giusto”. Ho letto comunicati del tipo mai con Minicuci di consiglieri e liste civiche e poi una settimana dopo quelle stesse persone dicevano “il caro amico Nino è un super manager…“

«Io e tanti amici non abbiamo fatto la lista come Reggio Viva perché la situazione non ci piaceva,  del resto ho visto il disimpegno anche di formazioni storiche come Reggio Futura. I partiti principali del centro destra comunque e nonostante tutto hanno fatto molto bene ed ottenuto tantissimi consensi se si comprendono anche i voti ottenuti dalle liste civiche collegate. Quindi una grossa fetta di responsabilità è stata del candidato».

– Polo Civico, una occasione mancata per la città tutta?

«Quando ho compreso che il progetto del centro destra sarebbe naufragato ho provato insieme ad altri amici a creare un polo civico. Ci siamo incontrati la prima volta il 10 Luglio presso la sede di ReggioViva io, Eduardo Lamberti, Angela Marcianò e Giuseppe Bombino. Poi sono seguiti altri incontri con altri esponenti ma la quadra non è stata trovata. In particolare io e Giuseppe Bombino avevamo lasciato spazio agli altri ma né Eduardo Lamberti né Angela Marcianò se la sono sentita di fare il secondo all’altro. Entrambi volevano essere il candidato sindaco e la loro pretesa del resto era per entrambi legittima perché uno si era affidato alle parole di chi gli aveva promesso mari e monti e l’altra ha poi dimostrato di essere elettoralmente molto forte combattendo tra mille difficoltà. Sono entrambi miei cari amici che stimo molto e chissà magari in futuro ci saranno altre possibilità di lavorare insieme per Reggio. Comunque è stato un peccato perché – come io gli dissi più volte – ove ci fossimo uniti tutti quanti questo Polo Civico avrebbe vinto le elezioni facendo leva sulla regginità: ciò è certificato sia dal fatto che al primo turno un terzo dei voti non è andato né al centro destra né al centro sinistra sia guardando quello che è successo a Crotone.

– Quali le sue considerazioni su Angela Marcianò e Giuseppe Falcomatà?

«Sappiamo tutti che se si votava direttamente per il sindaco probabilmente vinceva Angela. Io e tutta la famiglia e tantissimi amici nostri abbiamo votato per lei al primo turno, per Giuseppe Falcomatà al secondo turno perché lui era la persona che ci rappresentava di più. Angela è una amica e la stimo moltissimo e ha fatto un risultato straordinario in mezzo a tante difficoltà. Sul discorso della sospensione non entro nel merito anche perché Angela lavora nel mondo del diritto e quindi queste cose le sa o dovrebbe saperle bene. Rispetto la magistratura ma obiettivamente la vicenda di Angela è paradossale perché lei ha denunciato.

«Giuseppe Falcomatà ha meritato di vincere queste elezioni per come ha condotto la campagna elettorale. Gli faccio i miei più sinceri auguri e sono sicuro che il secondo tempo lo giocherà molto meglio del primo perché adesso ha tanta più esperienza. È una persona molto per bene che tra l’altro durante la sua amministrazione si è reso protagonista di un gesto molto importante per la mia famiglia che dunque gli sarà sempre grata. Lui stesso ha riconosciuto di avere fatto molti errori ed adesso certamente saprà condurre Reggio verso una nuova dimensione partendo dalla risoluzione delle problematiche ordinarie per poi dare finalmente una impronta turistica e commerciale alla nostra città».

– Quale il suo futuro “politico” e quale quello della città di Reggio Calabria?

«Non ho la presunzione di dire che con me si sarebbe vinto ma certamente avrei impostato la campagna elettorale in modo molto diverso rispetto a quanto fatto da Minicuci. Riguardo al mio eventuale futuro in politica dipenda anche dal fatto che si voglia o meno lasciare spazi ad altri come me che in caso lo farebbe veramente per spirito di servizio rimettendoci in termini di tempo, salute e denaro. Sino ad oggi negli ultimi 20 anni il popolo e la magistratura hanno certificato che a Reggio non sono state fatte cose fenomenali e quindi chi sta attaccato alle posizioni di comando farebbe forse bene a lasciare spazio anche agli altri. Io ho ancora voglia di dare il mio contributo perché mi piace e perché è nella mia natura, visto che mio nonno è stato il primo assessore regionale alla sanità ma se non sarà possibile amen, continuate voi. Senza presunzione io credo di potere essere una risorsa straordinaria per la mia città perché io come avvocato vivo e lavoro da 14 anni tra Roma, Londra e New York e ho esperienze, competenze e relazioni  con tanti potenziali investitori e curato transizioni per milioni di euro.

«Reggio deve aprirsi all’Europa e deve battere cassa anche a Roma per avere ancora più risorse. Vanno risolte il prima possibile le problematiche essenziali e poi bisogna dare una impronta perché Reggio oggi non è turistica e non imprenditoriale: adesso non è né carne né pesce». (lpa)

Il video dell’intervista

Il web ride di Reggio e scatena le vignette sullo spoglio delle elezioni

Ormai è un fiume in piena: continuano a crescere i cosiddetti “meme” ovvero le vignette sul web che si utilizzano per prendere in giro o ridicolizzare personaggi e avvenimenti. È, purtroppo, Reggio la protagonista in questi ultimi giorni di una campagna vignette che ridicolizzano gli interminabili scrutini delle elezioni comunali tenutesi il 20-21 settembre scorsi. Come riferisce la testata Spot and Web  specializzata in marketing e comunicazione, ivignettisti del web si sono scatenati all’indomani delle dichiarazione del presidente della commissione elettorale di Reggio Calabria, il magistrato civile Giuseppe  Campagna, secondo il quale tutto è stato ‘regolare’ e la sua Commissione avrebbe lavorato ‘duro’. «Non sono di questo avviso – scrive Spot and Web – i vignettisti del web che nella rete ergono l’episodio reggino a un esempio di pessimo coordinamento  di una cosa importante con le elezioni e proiettano la  (mala) gestione a livello nazionale. A oltre tre settimane dalla chiusura delle urne  previste per le elezioni locali,  non sono ancora disponibili i dati delle liste, perché Campagna ha rilasciato ampie interviste per tutta la giornata di ieri, ma non ha fornito ancora i dati. Colpisce il totale silenzio della Prefettura (che dovrebbe preoccuparsi anche della reputazione dei presidi statali sul territorio ) che dovrebbe in qualche modo chiedere lumi a Campagna sul vistoso caos ingenerato».

Intanto, a stigmatizzare l’episodio ci pensano il presidente Trump e quello cinesi Xi Jinping che in una vignetta che circola massicciamente sui social e su internet fanno sarcasmo sul ‘modello elettorale Reggio Calabria”. “I Cantoni del sud rompono le balle che vogliono elezioni democratiche” dice il Capo di stato cinese. La replica di Trump :”e chi se ne frega my friend adotta il modello elezioni che hanno usato a Reggio Calabria.” E tutto il web ride della città dello Stretto. (rrm)

REGGIO – Alle 10 in piazza Italia la proclamazione degli eletti al Consiglio comunale

Stamattina, sabato 10 ottobre, alle 10.00, in piazza Italia davanti a Palazzo San Giorgio, si terrà la cerimonia di proclamazione degli eletti alla carica di Consigliere Comunale.
Nel pomeriggio, alle ore 18.00, il sindaco Giuseppe Falcomatà terrà un comizio di ringraziamento alla città in piazza Duomo.
In attesa dei risultati definitivi che saranno comunicati stamattina dal presidente della Commissione elettorale dott. Giuseppe Campagna, ecco il riepilogo dal Report ufficiale del Comune del 24 settembre 2020.
Nella foto di copertina la maestra Fortunata Violi 96 anni che ha votato per il ballottaggio al seggio della Scuola “Corrado Alvaro”, dove ha insegnato per 40 anni.

REGGIO – Nuccio Pizzimenti su elezioni: «Minicuci silurato dalla maldicenza»

È un politico con grande esperienza a parlare, Nuccio Pizzimenti, presidente dell’Associazione “Cittadini per il Cambiamento”, nonché fiduciario-mandatario del candidato sindaco Nino Minicuci. «La storia personale – dice Pizzimenti – parla per ognuno di noi: il candidato-sindaco, Antonino Minicuci, è stato indicato da Matteo Salvini e dopo condiviso da tutta la coalizione di Centro-Destra, ma non prima di essere stato ingiustamente attaccato e denigrato e con puntigliosità scientifica, contrastato e dipinto falsamente addirittura come un “alieno” e “straniero”, ancora prima di scendere nell’agone politico, in un modo tanto sconcertante, quanto autolesionista, da una nefasta parte dello stesso Centro-Destra».

Forzista dal 1994 con incarichi politici importanti, Pizzimenti esprime l’amarezza per il trattamento riservato a Minicuci dalla sua stessa parte politica. «Per capirci meglio – ha scritto in una nota –, avremmo potuto dire, – (ma ovviamente non lo pensiamo), – che l’on. Santelli “cosentina”, che è stata candidata a Reggio Calabria ed eletta nel nostro collegio-elettorale, fosse “forestiera”! Queste bassezze non ci appartengono e le troviamo deleterie, basti pensare soltanto all’attacco fatto a Minicuci anche da parte di quattro Consiglieri Comunali di Forza Italia al Comune di Reggio Calabria, definibile come un fortissimo contrasto, sul quale si è innescato poi un indecoroso e barbaro turpiloquio, infarcito da epiteti irripetibili sui social e sui vari mezzi di comunicazione, diretti all’uomo, alla persona, ancor prima che al politico! Noi ci chiediamo, come ciò sia possibile? Questa è una strategia, ordinata ed intenzionale, messa in campo con il contributo nefasto di altre “voci” del panorama politico del Centro-Destra! Questa nefasta strategia, però, come un boomerang ha punito proprio gli artefici della disfatta, non essendo stati essi riconfermati in consiglio. Adesso, dopo la sconfitta, che costoro sparino a zero, su tutti, è veramente allucinante! A costoro consigliamo un bagno di umiltà, e possibilmente buttandosi a mare, onde rinfrescare le loro idee! Perché essere infallibili non è cosa giusta, poiché la storia ci insegna che saggezza, umiltà e serietà ripagano sempre! Noi “umili” non ci siamo risparmiati mai, ci abbiamo sempre creduto, anche quando sembrava tutto impossibile, siamo stati sempre vicini a Minicuci, ci siamo difesi come “leoni”, dando il nostro contributo, adesso faremo opposizione costruttiva nell’interesse della nostra amata città». (rrc)

Reggio, il caso Klaus Davi. La Marcianò si farà supplire in Consiglio, in caso di sospensione

Sabato mattina ci sarà la proclamazione ufficiale degli eletti al Consiglio comunale di Reggio. Con due clamorose sorprese: l’esclusione per mancanza del quorum della lista di Klaus Davi – che era dato per certo – e la quasi certa sospensione di Angela Marcianò da parte del prefetto per l’applicazione della Legge Severino, per la condanna di un anno subita al processo Miramare. Un processo che ha provocato con le sue dichiarazioni e nel quale – avendo chiesto il rito abbreviato – è stata fino ad oggi l’unica condannata per abuso d’ufficio e falso ideologico con pena sospesa).

Klaus Davi annuncia iniziative per far luce sui voti “spariti”, mentre ben più agguerrito appare il capolista Nico Pangallo al quale era stato comunicato il raggiungimento del quorum in via ufficiosa prima della scadenza del termine di apparentamento, e al quale hanno comunicato dalla Commissione elettorale solo l’8 ottobre che il quorum non era stato raggiunto. L’errata attribuzione del quorum (documentata da Eligendo e sostenuta da fotografie dei dati pubblicati) ha, obiettivamente, danneggiato lo psichiatra reggino, impedendogli di scegliere l’apparentamento che lo avrebbe (con entrambi i candidati) portato in Consiglio comunale. Sarà materia per i tribunali, ma una lesione dei diritti civili sul piano elettorale davanti al Tar potrebbe avere esiti disastrosi, non escluso l’annullamento delle stesse elezioni. Staremo a vedere.

Intanto, la Marcianò ha fatto conoscere il suo pensiero a proposito del rischio sospensione. «Io sospesa? – ha dichiarato la docente reggina, già candidata sindaca con quattro liste – La nostra opposizione è già pronta. Mi batterò perché non passi l’idea che in Italia denunciare sia inutile o controproducente. In occasione della proclamazione del Sindaco neoeletto, nel corso di un’intervista il Presidente della Commissione Elettorale Centrale, dr. Giuseppe Campagna, ha fatto cenno all’eventualità della mia sospensione dalla carica di Consigliere fino al 7/8 gennaio 2021, in ossequio alla legge Severino, chiarendo però che tale provvedimento resta esclusivamente e funzionalmente assegnato al Prefetto, ma dopo la mia proclamazione, alla quale non ostano altre ragioni. Resto perciò in attesa dell’iniziativa prefettizia, nei termini e nelle forme in cui sarà modulata, che accetterò, riservandomi di impugnarla nelle sedi opportune».

«Preciso – ha aggiunto Angela Marcianò – che, nel caso fossi stata eletta Sindaco, avrei immediatamente chiesto la fissazione dell’udienza di discussione dell’appello da me proposto, ma in questa circostanza (da consigliere di minoranza) mi pare più rispettoso, per chi ha lottato assieme a me, candidandosi e ottenendo lusinghieri risultati di consenso, farmi “supplire” per un paio mesi, per come indicato dal Presidente della Commissione Elettorale, nell’ipotesi – ancora eventuale – di mia sospensione. Ritengo doveroso riconoscere il lavoro della squadra che mi ha coadiuvato nella  battaglia di moralizzazione dell’amministrazione pubblica, stimolo ideale al quale la collettività reggina si è mostrata sensibile. È già pronta anche la nostra “Giunta ombra” che opererà in ogni settore dell’amministrazione, vigilando su ogni attività e agendo da pungolo rispetto alle inadempienze o ai ritardi e denunciando i profili di illegittimità, che dovessero essere intravisti nella nuova gestione dell’Ente. Ed il mio fiato sul collo, chi mi conosce non ne dubita, lo farò sentire lo stesso, così come continuerò a non prestarmi al silenzio complice o codardo.  Ricordo a tutti i miei concittadini che sono stata io a denunciare precise condotte di reità e ho consentito che si procedesse ad ulteriori accertamenti, sfociati poi in altrettanti addebiti penali a soggetti prima neanche indagati (il procedimento  “Miramare” era stato oggetto di archiviazione, e poi fu riattivato solo grazie a me), producendo tutte le prove possibili sull’abuso e il falso riferibili al Sindaco, al resto della Giunta ed ai funzionari. Questo ha comportato che, in una prima fase, io risultassi parte offesa per calunnia ad opera di altri indagati, che avevano reso dichiarazioni menzognere a mio carico. Poi però l’epilogo è stato diverso e mi sono ritrovata condannata in abbreviato (rito scelto da me al solo fine di far emergere immediatamente la mia innocenza). In sostanza sarei anche io colpevole perché pur avendo dato prova, documentale e testimoniale, di essermi decisamente opposta alla delibera (circostanza confermata sia dal PM che dalla stessa sentenza) non avrei vigilato per impedirne la pubblicazione o attivarmi a rimuoverne gli effetti. Non so bene cosa avrei potuto fare per impedire la pubblicazione della delibera incriminata più che denunciare i fatti alla Procura e, quanto agli esiti, è noto a tutti, che quella delibera non ne ha avuto affatto, avendo il beneficiario rinunciato all’affidamento. Visto che alle comode strategie processuali della dilazione ho preferito l’immediatezza della decisione, confidando nella mia innocenza, credo sia mio diritto pretendere che i coimputati siano giudicati nel più breve tempo possibile, auspicando  che il Collegio penale che in rito ordinario sta giudicando il Sindaco e i 4 ex Assessori, tutti rieletti anch’essi nella maggioranza, si pronunci senza indugio, perché è ovvio che l’interesse degli imputati è di pervenire alla dichiarazione della prescrizione dei reati. Nel giudizio Miramare, per la prescrizione dell’abuso d‘ufficio, reato che porterebbe alla sospensione di tutti i neo eletti, mancano appena ventisette mesi, e ne sono trascorsi ben sessanta da quando l’hanno commesso!

«Io sto pagando per coerenza e rispetto ai valori in cui ho sempre creduto, perché ho voluto con tutte le mie forze far emergere la verità ed ho creduto, come sempre farò, nella Giustizia. Ma non consentirò che con la prescrizione dei reati, ascrivibili al Sindaco e agli altri ex assessori,  venga vanificato il mio sacrificio e che possa  prevalere l’idea che in Italia denunciare sia inutile o addirittura controproducente. Confido nella rettitudine e nella capacità professionale dell’Organo giudicante, da me già verificata quando mi sono presentata in aula ed ho reso dichiarazioni estese e diffuse sui fatti, pur potendomi astenere dal deporre, come era mio diritto. Sono certa che, trattandosi di giudicare soggetti investiti in atto della rappresentanza dell’Ente Comunale, risulterà evidente quanto la questione in disamina rivesta un significato socialmente ed eticamente pregnante. Mi batterò perché  non abbia a diffondersi nei cittadini il mortale convincimento che la Giustizia non sia uguale per tutti o peggio che i veri colpevoli (scaltri) restino sempre  impuniti». (rp)

LETTERE / Giuseppe Smorto (la Repubblica): «Ma cos’è diventata la politica?»

Da Giuseppe Smorto, giornalista di Repubblica, reggino che vive a Roma da moltissimi anni, una sentita, condivisibile, opinione a Calabria.Live sul dopo elezioni.

Caro Direttore,

ma cosa è diventata la politica? Una volta era impegno, attenzione verso il Paese, verso la propria città. Era militanza, voglia di mettersi in gioco, era porta a porta con la minuscola, solidarietà. La cronaca del voto alle Comunali mi ha appassionato, come spesso succede ai reggini che vivono fuori. Ma ci sono stati alcuni comportamenti sconcertanti, che vorrei sottolineare.

Partiamo dal centrodestra, silente dopo le elezioni. Detto che a Reggio ha vinto il congiuntivo, ritengo scandaloso il modo in cui Minicuci è stato trattato un attimo dopo il risultato. È stato lasciato letteralmente solo, lo hanno perfino filmato sul Corso che parlava al telefono, nessuno insieme a lui. Credo che coerenza significhi anche vivere e ragionare insieme sulla sconfitta. In quanto a Minicuci, ho visto che si è poi materializzato sul palco di Taurianova insieme a Salvini. Ma io, con le mie orecchie, lo avevo sentito dire mercoledì scorso “Non sono leghista!”. Ma cos’è diventata la politica?

Veniamo ad Angela Marcianò, docente che ho sempre apprezzato da lontano. Credo sia la prima volta: un candidato sindaco manda in giro un tutorial per il voto disgiunto, e si arrabbia anche perché i siti non lo mandano online. Come hai giustamente sottolineato tu, i candidati della lista Marcianò non avranno apprezzato. Poi, subito prima e subito dopo il voto, presunti endorsement a Minicuci, mezze smentite, sfoghi via Facebook che hanno il sapore del dispetto, commenti censurati.

Io spero ora che Minicuci e Marcianò facciano il loro dovere dai banchi della opposizione. Ce n’è bisogno, chiedo troppo?

La terza annotazione, sempre a proposito della politica, per i candidati delle liste che hanno appoggiato il sindaco Giuseppe Falcomatà. Spero e voglio sperare che l’impegno e l’attenzione non si esaurisca con la campagna elettorale. In quelle liste c’erano tante donne e tanti giovani. Sono persone di cui la città ha bisogno. Dimostrino che la loro discesa in campo non è durata lo spazio di un primo turno.

Grazie, Giuseppe Smorto

[Nella foto di Luigi Palamara, l’abbraccio dello sfidante Minicuci all’appena proclamato sindaco Falcomatà a piazza San Giorgio, a Reggio]

UN’INTESA TRASVERSALE PER LA CITTÀ
L’IMPEGNO COMUNE PER IL BENE DI REGGIO

di SANTO STRATI – «Avete voluto Falcomatà? Tenetevelo!»: l’infelice e greve battuta dello sconfitto Nino Minicuci al ballottaggio, consegnata ai giornalisti e alle tv a fine di una livorosa conferenza stampa, dà la misura della totale mancanza di stile del non-politico. I reggini non potranno far finta di non avere ascoltato con le proprie orecchie quest’insulsa conferma dell’astio che ha caratterizzato una bruttissima campagna elettorale, caratterizzato da un livore senza precedenti. Ma nonostante la dichiarazione d’intenti di Falcomatà sulla “cessazione delle ostilità”, visto che è finita la campagna elettorale, si deve registrare una caduta di stile anche del primo cittadino rieletto.

Falcomatà, il 22 settembre scorso, all’indomani del primo turno e a inizio del ballottaggio, a una domanda dei giornalisti sulla Marcianò per eventuali apporti di preferenze, aveva risposto accomodante: «Siamo aperti a tutti per affrontare il ballottaggio nell’interesse della città». Ieri, su ReggioTv, al primo incontro pubblico, via stampa, s’è invece fatto scappare che con la Marcianò non ci può essere alcuna collaborazione perché «non è una civica in quanto vicina all’estrema destra». Il riferimento alla lista Fiamma Tricolore che la Marcianò, inavvedutamente ha accolto nel suo gruppo però non c’era stato da parte di Falcomatà quando serviva l’apporto della sua ex assessore. La Marcianò gli ha replicato con un post al vetriolo dove lo accusa di «incoerenza, opportunismo, ipocrisia e arroganza». Ora è evidente che la rottura fra i due, dopo la “cacciata” dalla giunta della Marcianò da parte di Falcomatà, sia insanabile, ma alla provocazione di Eduardo Lamberti Castronuovo che lo invitava a richiamare in Giunta la professoressa di diritto, i reggini avrebbe gradito un maggior fair play. Identico a quello – elegantemente – mostrato durante queste due settimane di campagna per il ballottaggio.

Il punto è che la Città non si può più permettere di assistere a scontri e scambi di contumelie, a volte gratuite, spesso finalizzate solo a distrarre i cittadini dai problemi reali. Occorre un atto di coraggio e Falcomatà, nel suo discorso immediatamente post risultato, è stato puntuale, preciso e aperto a un comune obiettivo per il reale interesse della città. Noi che siamo inguaribili ottimisti crediamo che serva alla città un’intesa trasversale, con l’impegno di tutti, maggioranza e opposizione, per il bene di Reggio. Questo non significa, evidentemente, che Falcomatà debba chiamare in Giunta i suoi oppositori, ma indica la necessità di rompere quel clima di guerriglia politica permanente che ha caratterizzato la precedente Amministrazione comunale. Occorre uno sforzo non usuale e probabilmente fin troppo impegnativo, ma sarebbe la conferma della vittoria della città contro il ridicolo tentativo di “invasione” della Lega Nord. Uno spauracchio risibile, se vogliamo, visto il miserevole risultato delle urne del partito di Salvini (appena il 4% meno di Klaus Davi) ma ha funzionato. Questo leit-motiv di “non consegnare la città a Salvini”, per tramite dell’incauto Minicuci (ma ha obiettivamente valutato a cosa andava incontro con l’investitura di Salvini?), ha favorito una mobilitazione generale, di quelle che solo Reggio, quando serve, riesce ad attivare. Ma questa mobilitazione racchiude, in verità, un altro significato che il rieletto Sindaco non può ignorare: esprime una vigile partecipazione e il rifiuto di scelte politiche e personali che non hanno fatto brillare i sei anni di sindacatura Falcomatà. Ingessati da posizioni discutibili, da scelte non sempre condivisibili dai cittadini stessi, da una confusa gestione del “potere” amministrativo che non forniva risposte ai cittadini.

Questa mobilitazione a favore di Falcomatà richiede dunque un cambio di rotta, un’inversione di tendenza che si vedrà nell’immediato, con la scelta della Giunta. Falcomatà ha annunciato ai reggini di attendersi sorprese. Quali, lo scopriremo presto, ma già oggi che cominciano le frenetiche consultazioni dei partiti e dei movimenti che hanno sostenuto la coalizione il non-nuovo primo cittadino farebbe bene a guardarsi intorno e aprire alla società civile, alla minoranza, alle capacità e alle competenze, prim’ancora che al peso politico dei consiglieri eletti o alla particolare vicinanza personale.

La vera sfida per Falcomatà comincia oggi guardando alla trasversalità non come un’ambascia bensì come un’opportunità per guidare coralmente, e positivamente, una città che è molto difficile da governare. Quattro uomini e tre donne o. cinque uomini e quattro donne, per il rispetto della parità imposta dalla legge, ma non devono necessariamente essere tutti della sua parte politica. Circola il nome di Klaus Davi per un assessorato di grande rilievo per la città: Reputazione? Turismo? Comunicazione? E chi meglio del massmediologo italo-svizzero per far parlare di Reggio (e della Calabria) tutti i santi giorni sui media nazionali e internazionali? Ma Falcomatà riuscirà a dimenticare gli attacchi frontali alla sua amministrazione che sono arrivati proprio da Klaus Davi? Il quale, peraltro, con perfetto fair play politico ha fatto «i migliori auguri al al sindaco Falcomatà. Ha vinto nettamente e la sua  campagna elettorale è stata svolta in modo egregio, va riconosciuto. Quindi complimenti e in bocca al lupo al sindaco scelto dai cittadini con una netta maggioranza». In altri termini, trasversalità significa aprire a persone e protagonisti della scena politica, economica, sociale, senza avere il timore di essere messi in ombra. Un altro nome circolava ieri sera: Tonino Perna, un apprezzato economista, firmatario, peraltro, del manifesto pro Falcomatà siglato da professionisti e docenti universitari che vivono lontano da Reggio. Due teste pensanti in grado di dare un serio contributo alla città e prestigio all’amministrazione. Ma Falcomatà avrà il coraggio di respingere le pretese dei “portatori di voti” che, giustamente a parer loro, esigono un posto in Giunta?. Sarebbe il segnale che davvero il giovanotto di sei anni fa è cresciuto anche politicamente e può degnamente aspirare a un grande avvenire nelle stanze del potere. Si tratta di fare scelte senza condizionamenti e i reggini che lo hanno riconfermato vogliono dargli credito. Non faccia l’errore di ripercorrere gli errori passati perché i reggini, sia quelli che l’anno votato sia quanti non gli hanno confermato la fiducia, stia certo, non glielo permetteranno. (s)

Klaus Davi (5mila voti), commenta le elezioni di Reggio. L’intervista di Spotandweb

Klaus Davi “vincitore morale” di questa consultazione elettorale ha rilasciato un’intervista al sito Spot and Web, raccolta da Mario Modica. Eccola.

«Oggi si saprà chi, a Reggio Calabria vincerà il ballottaggio tra il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà e Nino Minicuci candidato del centro destra. Una sfida aperta che decreterà chi dei due ‘vincitori’ del primo turno svoltosi 15 giorni fa,  guiderà la città dello Stretto di Messina (250 mila abitanti)  per i prossimi cinque anni. Una competizione  importante visto che la città che diede i natali a Gianni Versace intercetterà cospicui fondi destinati alla città metropolitana. Ma per gli osservatori la competizione ha già un vincitore morale : il giornalista e massmediologo Klaus Davi titolare delle omonima agenzia di comunicazione. Da solo ha messo in piedi una lista di sole 25 persone ( erano all’origine in 33 ma in otto hanno dato forfait poche ora prima della chiusura della presentazione dei candidati) dichiaratamente civica e anti Ndrangheta in una terra in cui oltre 30 famiglie considerate multinazionali del narcotraffico,  controllano ogni lembo del territorio. Per avere una idea : il centro destra e il centro sinistra avevano schierato  rispettivamente 12 liste  civetta e più di   900 candidati.

D: Klaus Davi, uno svizzero del cantone di Berna, che vive e lavora a Milano,  che si presenta a Reggio Calabria e porta a casa il 5% dei voti. Un bel risultato

R: Assolutamente . In pochissimi ci credevano. Ma abbiamo fatto un miracolo. Un risultato importante se si considera che abbiamo preso più voti della Lega a Reggio che esprime il candidato sindaco del centro destra  e dei M5s.

D: Una spiegazione?

R: Ho fatto il consulente per molte campagne elettorali e per quasi tutti i partiti. Pur avendo pochissimo  tempo perché siamo partiti a luglio , potevo contare su una certa esperienza tecnica.

D: Si ma la Calabria è un territorio difficilissimo. Il voto d’opinione è marginale.

R: Abbiamo intercettato il vento che cambiava. Il mio lavoro per le aziende consiste nella capacità di registrare gli umori dei consumatori e di tarare le strategie di comunicazione di conseguenza. Ho capito che la gente non ne poteva più del malaffare e della prepotenza mafiosa e ho formulato proposte in positivo per liberare il territorio dai condizionamenti mafiosi.

D: Quale è stata la mossa vincente?

R: Non limitarsi ai social. E’ un grave errore. Nel nostro paese contano molto gli  over sessantenni  e con loro ci parli solo andando in giro. Nico Pangallo, un autorevole  criminologo che lavora con le più importanti procure, ha messo insieme  con me  la lista dei candidati ,   e mi ha  subito  avvertito :  “qui la politica da salotto non paga. Vai in giro solo cosi prenderai voti.” Aggiungo che anche le donne io contatto diretto è determinante.

D: Detto fatto…

R:  Ho fatto di tutto : attaccato i manifesti, distribuito i volantini, bazzicato mercati, vissuto in  quartieri off limits, incontrato la società civile. Quello che deve fare un politico che si candida a interpretare le esigenze del territorio. E anche i miei 25 candidati si sono dati altrettanto da fare con il massimo impegno . Per loro la sfida era ancora più complessa perché li ci vivono.

D: Nel corso della campagna elettorale alcune testate dubitavano del successo ?

R: Carlo Valentini di ‘Italia Oggi’ ha definito la nostra impresa ‘disperata’. Tommaso Labate sul suo blog  le nostre campagne ‘stupide’, Gianfranco Turano sull’Espresso ci ha descritto come votati  al  fallimento. Sono state critiche utili per migliorare,  che abbiamo accolto  con il massimo  interesse e attenzione.

D: Critiche ma anche incoraggiamenti?

R: Paolo Liguori in primis . Se questa lista ha preso vita è indirettamente anche merito suo   perché ha sempre creduto nel lavoro che faccio. E’ un giornalista che viene dalla gavetta e giudica le cose completamente privo di pregiudizi. Non risparmia critiche ma non sono mai pregiudiziali. La stampa locale,  in primis la ‘Gazzetta del Sud’, ha seguito  con interesse vigile  le nostre iniziative.

D: Lei ha preso cinquemila voti  sfiorando  il 5% ma per entrare in consiglio comunale la Lista dovrà  superare lo sbarramento del   3%….

R: Era la partita più ardua, ancora non c’è la conferma ufficiale ma ce le stiamo battendo.  A seguito di una pessima gestione delle schede da parte  di molti presidenti del seggio la Prefettura di  Reggio Calabria  non ha ancora comunicato i dati ufficiali e sono passate due settimane. Peggio delle elezioni Usa del 2000.

D: Lettere aperte contro i boss, una tenda brandizzata nei quartieri difficili, le sue  azioni di viral marketing sono comunque servite….

R : Si. Abbiamo fatto una campagna che può tranquillamente entrare nei libri di testo.  Abbiamo dimostrato che anche nelle terre belle ma   complesse come la Calabria  gli elettori anche più riottosi possono reagire agli stimoli giusti. Resto sempre, nell’animo,  un uomo di comunicazione aziendale. E il giornalista che è sempre vivo in me mi ha reso aperto, curioso, partecipe delle richieste della gente.

D: Tradotto ?

R: A differenza di sinistra e ‘radical chic’ che si parlano addosso , so ancora  ascoltare.

D: Ora cosa farà?

R: La vita di sempre, solo ancora più movimentata. Ho rinnovato il mio contratto con Mediaset, a breve uscirà il mio libro per le edizioni Piemme (Mondadori).

D: Tema ?

R: Top secret. Ma non sarà un libro tranquillizzante….»

[Courtesy Spot and Web / Klaus Davi]

Reggio: il confronto mancato con il sindaco Falcomatà, Minicuci non partecipa

Poteva essere un confronto a due, importante per gli elettori, per chiarirsi le idee in vista del ballottaggio tra i due aspiranti sindaci, l’uscente Giuseppe Falcomatà (centrosinistra) e lo sfidante Nino Minicuci (centrodestra). Ma quest’ultimo, adducendo altri impegni («non ho tempo da perdere») ha disertato l’invito rivolto – in tempi adeguati – dal giornalista Luigi Palamara (L’Arciere) per un incontro con il nostro giornale Calabria.Live e l’emittente televisiva Telemia. Due testate autorevoli nel panorama regionale e, soprattutto, indipendenti, che hanno dedicato e stanno dedicando con assoluta imparzialità l’adeguata informazione sul voto reggino.

L’avv. Minicuci, probabilmente, ha idee un po’ particolari sul rapporto con la stampa, visto che domenica, nella segreteria politica di Forza Italia, ha testualmente dichiarato di essere disponibile al confronto con Falcomatà previo accordo con lo stesso, riservandosi di scegliere la data, la testata e i giornalisti. In democrazia, nei confronti, non si scelgono i giornalisti con cui discutere, ma si accetta di ricevere domande dalla stampa – di qualunque testata – alle quali si dovrebbe essere tenuti a rispondere. Nella trasparenza assoluta e nel rispetto totale di chi ascolta, ovvero degli elettori che hanno diritto della mediazione della stampa per parlare ai candidati e ascoltare i loro programmi.

Minicuci, dispiace dirlo, ha sbagliato e ha perso un’opportunità importante per far sentire, in libertà, le sue idee e rispondere alle domande sicuramente non concordate prima (!) di tre professionisti dell’informazione. Accanto a Luigi Palamara, in streaming, c’erano il direttore di Calabria.Live Santo Strati e il direttore di Telemia Giuseppe Mazzaferro. E dall’altra parte il sindaco Falcomatà che, con la correttezza che gli è da sempre riconosciuta, non ha rifiutato il fuoco di domande al quale l’hanno sottoposto i tre giornalisti.

Falcomatà dimostra di essere un politico, Minicuci sta studiando forse per diventarlo, ma dovrebbe cominciare a capire come funziona il confronto dialettico mediato dalla stampa: i giornalisti non sono al servizio di alcun candidato o di alcun partito (salvo a dichiararlo espressamente e agire di conseguenza) ma soprattutto non si scelgono. È andata male al presidente Trump che ha cercato di far allontanare una cronista “scomoda” da una sua conferenza stampa, figurarsi come andrà peggio (figurativamente parlando) al candidato Minicuci. La “malafigura” – come dicono a Reggio – avrebbe potuto risparmiarsela. (s)

Di seguito la registrazione dell’incontro con il sindaco uscente Falcomatà, trasmesso in streaming via Facebook: