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PRIMARIE: GRILLINI NEL CAOS, PD CONFUSO
E NESSUNO PENSA AL VOTO DEI FUORISEDE

Dalila Nesci

di SANTO STRATI – Non si sa ancora la data esatta del voto per il Consiglio regionale: a spanne mancano quattro mesi e più e l’incertezza regna sovrana, con continui colpi di scena di chi cerca, a tutti i costi, qualcosa che possa garantire visibilità. L’argomento del giorno primarie sì-no che sembrerebbe mettere d’accordo almeno i democratici, con la benedizione della “papessa” pentastellata Danila Nesci, in realtà non entusiasma i cittadini, sconfortati, per non dire sconcertati da queste baruffe da cortile che poco hanno a che vedere con la politica d’un tempo. Manca, si sa, una classe dirigente che capisca di politica e la sappia applicare, nel solco di rispettabilissimi predecessori: c’è una costante di improvvisazione e di instabilità che caratterizza, in maniera trasversale, tutti i partiti politici impegnati in questa tornata elettorale. Tutti, nessuno escluso.

Basta cominciare dal centro-destra, dove c’è un candidato di tutto rispetto, il forzista Roberto Occhiuto, che il partito di Berlusconi ha chiaramente designato e indicato come migliore opzione per vincere le elezioni. L’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera, in effetti, potrebbe vincere a piene mani, data la confusione sovrana che regna a sinistra, ma gli altri componenti della coalizione che amano perdere facile stanno facendo di tutto per creare ulteriore disordine. Non si spiega diversamente la necessità di rimettere in discussione il candidato di Forza Italia (secondo i vecchi accordi toccherebbe ai forzisti la poltrona di governatore in Calabria) portando avanti la “disponibilità” dell’inossidabile Wanda Ferro (che ha sempre voglia di riscattare la solenne sconfitta del 2014 contro Oliverio) e dell’attuale facente funzioni Nino Spirlì, che – diciamolo chiaro – ci ha preso gusto a fare il Presidente e amerebbe continuare, sperando nella benedizione di Matteo Salvini. Questo lo scenario prossismo venturo, nel caso in cui si verifichino situazioni complesse per le prossime amministrative di città “pesanti” come Roma e Milano, dove i candidati di centrodestra continuano a recitare un rosario di no che dà il senso della chiarezza di idee che sta alla base dei capi politici. Salvini deve difendersi dall’avanzata, apparentemente inarrestabile dei Fratelli di Giorgia e la stessa Meloni già s’immagina prossima inquilina di Palazzo Chigi.

Se Atene piange, Sparta non ride: se nel centro destra, con la vittoria praticamente in tasca di Roberto Occhiuto, stanno lambiccandosi a individuare il sistema migliore per perdere, il centro-sinistra è assediato da Luigi De Magistris e liste civiche collegate. L’attuale sindaco di Napoli che punta a fare il Governatore (con evidenti scarse probabilità di successo se gli mancano i voti dei dem, della sinistra e del centro), respinge “inorridito” l’idea delle primarie (che non vincerebbe, ovviamente) e insiste col fuoco amico nei confronti dei potenziali alleati nella “guerra” alla destra. La riconferma del patto con Tansi (almeno fino a nuovo ordine) non fa che complicare una situazione assai gravosa per i i dem che spingono (senza molta convinzione) sulla candidatura di Nicola Irto e immaginano di poter offrire un tandem a De Magistris (la vicepresidenza della Regione?) in cambio del ritiro della lista. Il che sarebbe, alfine, la soluzione più logica e più intelligente a una questione assai complicata. De Magistris è alla ricerca di una “occupazione” politica e bisognerà vedere se la lusinga di una vicepresidenza potrebbe sovrastare l’aspirazione a un probabile seggio di consigliere di minoranza. Questa ipotesi (la politica – ricordiamocelo – è l’arte del possibile e dell’impossibile) significherebbe una rottura clamorosa con Tansi e con l’amico Mimmo Lucano che ha già pronta la sua lista di sostegno a DeMa.

Nè va sottovalutata la guerra interna che sta crescendo dentro i grillini: Dalila Nesci si è, nuovamnente, detta disposta “al sacrificio” (come aveva detto per le passate elezioni, prima di essere “cancellata” bruscamente dal Movimento 5 Stelle), ovvero pronta a candidarsi per la Presidenza, anzi alle primarie proposte dai dem, sparigliando totalmente una situazione regionale già convulsa di suo. La Nesci ha un ruolo prestigioso in questo momento (sottosegretaria al Sud e alla Coesione territoriale): chi glielo fa fare? Lei – con convinzione – si sente obbligata nei confronti della Calabria, («L’esperienza del M5s ha dimostrato plasticamente che per cominciare a scardinare “sistemi” e quindi avere idee su come riformarli, l’azione di testimonianza non basta. Bisogna prendersi l’onere di Governare»). ma sa già che i vertici pentastellati le opporranno un nuovo inflessibile stop. Ma quali vertici? Il Movimento è in via di dissoluzione, con la nuova realtà politica che il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra e l’ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, stanno preparando, invocando «spirito solidaristico e francescano, dove non ci siano cani pastori ma persone che credono nell’intelligenza collettiva» (dice Morra). E i deputati di Alternativa c’è? E soprattutto l’ex premier Giuseppe Conte che ogni giorno fa due passi avanti e tre indietro nel suo tentativo di nuova “composizione” del Movimento?

Chi sarà disposto a occuparsi della sempre più scomoda Calabria, dove i problemi crescono in misura proporzionale all’impossibilità di individuare soluzioni? C’è il Movimento 5 Stelle che predica contro il Ponte, ma il suo sottosegretario Cancellieri è diventato un entusiasta fan. Forse sarebbe il caso di fermarsi un momento e riflettere. E ricordarsi che, quello che conta, in qualsiasi elezione sono i numeri. Se non ci sono non si fa nulla: il consenso non si conquista con promesse e impegni (che già si sa di non poter rispettare), ma con programmi. E ancora stiamo aspettando, in tanti, di poterne leggere qualcuno. Programmi, con numeri reali, individuazione e utilizzo delle risorse, non il solito libro dei sogni che i politici provano a illustrare con grande convinzione.

E a proposito di numeri, c’è una questione che i più sembra non abbiano alcuna voglia di affrontare: il Collettivo Valarioti ha espresso la necessità di permettere agli studenti fuorisede di poter votare per posta. Il suggerimento – allargato a tutti i fuori sede, inclusi i lavoratori – è diventato una proposta di legge che potrebbe avere un iter veloce. E sarebbe una cosa adeguata e giusta. I calabresi iscritti all’Aire (che è l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) si calcola sono oltre il 20%, il che significa che alla massa di astensioni che si registra ad ogni elezione andrebbe sottratto almeno un 15% di elettori che sono forzatamente astenuti (ovvero non hanno le disponibilità economiche per venire a votare, o hanno altre difficoltà logistiche). Se si permettesse l’utilizzo del voto per corrispondenza lo scenario sarebbe completamente differente. Ma a qualcuno potrebbe fare paura. Questo impegno dovrebbe essere al primo posto per chi vuol concorrere a guidare la Regione: tra voto di genere e voto per corrispondenza (se passasse nei tempi giusto la legge) potremmo registrare qualche sorpresa. E la Calabria ne avrebbe proprio bisogno. (s)

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