Luigi De Magistris presenta il suo libro “Fuori dal sistema”

di MARIACHIARA MONACO – Da qui si è partiti, per poi narrare vicende che farebbero tremar le vene e i polsi anche ai più coraggiosi.

E proprio da qui, Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia presso l’Università della Calabria, ha presentato, ai numerosi studenti presenti nell’aula “D.Dolci”, un uomo che si è battuto in prima persona, prima da giovane magistrato, poi da sindaco, per la legalità, e lo smembramento di un ingranaggio criminale, che continua a portare sul nostro territorio nazionale, e calabrese, un grigiore instancabile. Stiamo parlando di Luigi De Magistris, che nel suo ultimo libro intitolato “Fuori dal Sistema”, racconta la sua esperienza, in un mondo gerarchico, e complesso, come quello della magistratura.

Lo fa rivolgendosi ai giovani volti, che ha davanti, e che probabilmente non erano ancora nati, quando da ventiseienne, arrivò a ricoprire la carica di Pm presso la Procura di Catanzaro.

«Bisogna tradurre questo racconto attraverso parole come Democrazia, Costituzione, e come questo paese le ha ridotte. Perché esiste una Democrazia inquinata, una Costituzione tradita, e queste aggettivazioni hanno senso se noi proviamo a collegarle alla parola Massomafia, sinonimo di Sistema», introduce Costabile.

Gli anni spesi in Calabria dal dottor De Magistris, vanno studiati in una cornice interpretativa, come un tentativo di resistenza, partendo però dalla legalità. L’Homo novus, in poco tempo, aveva intuito un meccanismo di sottrazione di risorse pubbliche Europee e locali, a beneficio di una rete clientelare di matrice massomafiosa, che aveva, come i tentacoli della piovra, luoghi di espressione in ogni settore politico, sociale, imprenditoriale e giudiziario.

Si era aperto un vaso di Pandora, dal quale, negli anni è uscito il putrido, la materia grigia di questa regione.

«Sono entrato in magistratura nello stesso periodo in cui la mafia aveva ucciso Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ricordo di aver consegnato gli scritti del concorso nelle mani di Francesca Morvillo il 22 maggio del ’92, il giorno prima dell’attentato di Capaci. Fu uno shock per me, che però mi fece capire l’importanza dell’andare in direzione ostinata e contraria, proprio come cantava De Andrè».

In Calabria, De Magistris, combatté per quindici anni, consapevole che il sistema criminale spesso sedeva accanto a lui. Nel libro, spiega infatti, che molte volte fu tradito da chi in realtà avrebbe dovuto proteggerlo, arrivando a scoprire mese dopo mese, che la corruzione ed il fare criminale, abitavano stabilmente nel cuore della res publica.

Un meccanismo fatto di luci e di ombre, dove il bene ed il male utilizzano gli stessi strumenti, che possono essere salvifici, o deleteri. Ma come si può stare all’interno delle istituzioni, stando fuori dal sistema? E poi, cos’è il sistema?

Il sistema è un gruppo di persone, le famose “mele marce”, che utilizzano i ruoli di potere non per perseguire il bene comune, ma per finalità criminali o eversive. Perché la mafia non spara più con la lupara, ma è diventata imprenditrice, agendo nel totale silenzio della società, che non la riconosce, in giacca e cravatta.

Tutto questo può essere arginato, secondo l’ex Pm, attraverso degli eventi imprevedibili.

«Io sono stato il cigno nero, avevo scoperto come diversi gruppi criminali, sottraevano miliardi di euro ai servizi di questa terra, come la depurazione, la raccolta dei rifiuti, la costruzione di infrastrutture digitali e materiali. Miliardi di euro nel 2005 -2007, che oggi sarebbero decine.

Le indagini avevano dimostrato che c’era un sistema occupato dalla politica e dai professionisti, legati a pezzi deviati dello Stato, che drenavano questi soldi. Ma proprio quando stavano venendo a galla queste cose, mi hanno fermato dai piani alti della magistratura. Con il tempo ho saputo discernere i comportamenti criminali che ho visto all’interno delle istituzioni, e quello che una parte importante del popolo calabrese fece, perché quando venni trasferito, circa 100.000 calabresi firmarono, per tenermi a Catanzaro».

I ricordi continuano ad emergere, in un uomo forte ma allo stesso tempo provato, che ha visto il sogno della sua vita, la magistratura, infrangersi in un tela ingarbugliata da un nemico troppo grande, che sa togliere e sa dare, come lo Stato.

«Ogni tanto mi ritorna alla mente, la domanda che un avvocato mi fece, durante il periodo alla procura di Catanzaro: “Ma lei a chi appartiene?” Ho dimostrato in questo libro – continua – che c’è gente come me, in questo paese strano, che non ha padroni, non ha prezzo. Preferisco la libertà, che viene concessa ad ogni cittadino, attraverso l’articolo 21 della Costituzione, che non rappresenta un alfabeto astratto dei diritti, ma una vera e propria grammatica pedagogica, da difendere, oggi più che mai».

Le mafie incidono sulla vita di ognuno di noi, e l’indifferenza è un male implacabile. Chi si gira dall’altra parte fa male a sé stesso, è complice e vittima allo stesso tempo, è luce ed ombra.

«In una delle inchieste più delicate, scoprimmo che in determinate scuole di una città calabrese, c’era stato un aumento esponenziale di ragazzi morti di tumore. La mafia con la collusione di politici e funzionari, realizzava interi poli scolastici smaltendo lì l’amianto. Nella stessa indagine scoprimmo, che una quantità immensa di ferriti di zinco veniva interrata nelle campagne dello Jonio, poi bonificate».

La ricetta per smuovere una situazione statica come questa, sta nello scuotere le coscienze, attraverso una sana ribellione culturale e pacifica, come quella tenutasi sui banchi dell’Unical in una mattinata di novembre.

La prefazione del volume, scritta da un esponente di spicco della magistratura italiana, Nino Di Matteo, è molto preziosa, come questa frase: «Il sistema pensa di comprare tutto e tutti, di poter attirare nella sua orbita ogni individuo, ma a volte può sbagliare, si può riuscire a stare con dignità e onore nelle istituzioni, ma stando fuori dal sistema».

L’ultima domanda del professor Costabile, è quella che probabilmente ognuno di noi farebbe: «Come si fa a resistere a tutto questo?»

«Attraverso gli ideali il sentimento della paura diventa meno forte, ed impari a conviverci, a volte ci litighi, altre volte no, ma l’importante è rimanere autentici e fedeli a sé stessi, senza trovare scorciatoie inutili. Io sono nato per fare questo, ed anche se oggi non faccio più il magistrato e non indosso più la toga, rifarei tutto daccapo senza ripensamenti», conclude De Magistris. (MM)

RENDE (CS) – Sabato assemblea pubblica con Luigi De Magistris

Sabato 13 novembre, al Palacultura di Rende l’ex candidato alla Regione Calabria, Luigi De Magistris, terrà un’assemblea pubblica aperta a cittadini, associazioni e movimenti per fare il punto della situazione.

L’iniziativa è promossa dalla coalizione civico popolare guidata da de Magistris.

«Ci attendono sfide decisive in Calabria e nel Paese – ha dichiarato De Magistris – che vanno affrontate con motivazione e determinazione – afferma de Magistris. Insieme si devono decidere contenuti ed organizzazione. Uniti, ci siamo, per liberare la Calabria dalla politica che ha soppresso diritti e mortificato la democrazia». (rcs)

AL VIA LA GIUNTA OCCHIUTO: ADDIO SPIRLÌ
IL PRIMO CONSIGLIO IL 15, CON 3 INCOGNITE

di SANTO STRATI –A una prima valutazione delle scelte del Presidente Roberto Occhiuto per la sua Giunta, il giudizio non può che essere positivo, fermo restando che bisognerà vedere all’opera le singole deleghe e capire se il “modello del fare” che il neogovernatore ha mostrato di voler adottare sarà seguito in toto. Già, perché risulta evidente che abbiamo (finalmente, dopo quasi un anno di precarietà governativa) un presidente “politico” che realizza le cose nel momento stesso in cui le pensa: non è piaggeria, ma evidenza che proviene dalle prime mosse che hanno caratterizzato la dodicesima legislatura, quella di Roberto Occhiuto. Il tempo di dire che voleva farsi assegnare il commissariamento della sanità della regione per restituirla ai calabresi ed ecco, d’incanto, che Draghi gliel’ha concesso subito, d’intesa con il Consiglio dei ministri. Ha detto che non voleva perdete tempo per la Giunta, ed ecco, nei tempi previsti, il nuovo governo. Sicuramente, Occhiuto, mostra di conoscere a menadito come funziona la politica (nazionale) e come va gestita quella regionale. Manca solo una pedina: l’assessore all’ambiente, ma Occhiuto lo presenterà a breve.

Le sue scelte per la Giunta si caratterizzano soprattutto per due elementi. Il primo riguarda il mancato rispetto dell’accordo pre-elettorale con Salvini circa la riconferma di Spirlì. Avevamo facilmente pronosticato, diversi mesi fa, che i patti in politica spesso durano lo spazio di una notte e che l’imbarazzante riconferma del facente funzioni avrebbe creato un grande disagio a un governo che ha bisogno di competenze e di capacità che si mettano a disposizione dei calabresi e della Regione. Così, Nino Spirlì esce di scena (con molta malcelata contentezza dei suoi stessi sodali di partito) e al suo posto va una donna, che dovrà difendersi da un pregiudizio parentale: è cugina del deputato Francesco Cannizzaro, quindi il pensiero corrente sarà quello che l’onorevole ha piazzato non solo una sua pedina, ma persino una parente. Niente di più sbagliato. Giuseppina Princi, meglio conosciuta da tutti come Giusy, è una donna con gli attributi, che in dieci anni ha trasformato il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Reggio in un modello imitato, con grande soddisfazione, da molti istituti. Basta solo l’indirizzo biomedico inventato dalla Princi per preparare gli studenti orientati verso medicina a sostenere i test di ammissione all’università. Guardate che è un’idea geniale, tanto che l’hanno subito presa a modello persino a Milano. Certo gestire una Regione non è come gestire un istituto scolastico, ma la Princi ha temperamento, capacità e talento e saprà dimostrarlo. Dimentichiamoci, quindi, della parentela e valutiamo serenamente quanto la vicepresidente sarà in grado di fare per i calabresi.

Il secondo elemento caratterizzante della Giunta Occhiuto è una delega nuova, quanto coraggiosa: “Azioni di sviluppo per la Città Metropolitana di Reggio Calabria”, affidata anche questa alla nuova vicepresidente Princi. Ebbene, si consideri che Reggio era l’unica Città Metropolitana a non avere ancora ricevuto dalla Regione le necessarie deleghe. Non c’era riuscito Falcomatà durante il governo di Mario Oliverio (pur militando nello stesso partito), ci ha pensato Occhiuto. Mostrando, oltretutto, di avere ben chiara una visione di futuro che non può dimenticare o lasciare indietro alcuna città calabrese e men che meno la MetroCity alla quale fanno riferimento il Porto di Gioia Tauro e il progetto (che Occhiuto sostiene con convinzione) del Ponte sullo Stretto.

È un segnale evidente che l’azione del nuovo governo sarà orientata a sovvertire le sonnecchiose pratiche che creavano figli e figliastri nella stessa regione: bisogna remare tutti insieme per governare non solo il territorio ma anche le prospettive di sviluppo, le istanze di crescita irrinunciabili che il PNRR potrebbe permettere di accogliere e realizzare. Certo, servono competenze e talenti (lo scouting del Presidente Occhiuto probabilmente ci sorprenderà ancora) non soltanto per ridare la sanità ai calabresi, il giusto diritto di curarsi a casa propria, il giusto diritto di avere cure adeguate, attrezzature moderne, ospedali e case della salute in linea con le altre realtà del Paese. Il personale medico è di eccellente livello, qualcuno tornerà in Calabria dal Nord e dal Centro, per dare il suo utile e fondamentale aiuto per garantire la salute dei calabresi. Servono, appunto, capacità e talento, personalità in grado di affrontare e demolire il debito monstre che si è via via consolidato, ma anche professionisti della sanità, in grado di interpretare le esigenze terapeutiche insieme con quelle amministrative e ridare fiducia a una popolazione avvilita e delusa. Già fermare i “viaggi della speranza” (anche per una semplice appendicite) significa risparmiare più di 300 milioni di trasferimenti alle altre regioni per pagare le prestazioni, ma anche far risparmiare una somma probabilmente pari al doppio ai malati e ai familiari al loro seguito: viaggi, soggiorni, etc. E in questa nuova progettualità che riguarda la sanità serviranno risorse umane in tutti i campi professionali e, soprattutto, servirà un’opposizione che faccia adeguatamente la sua parte. Nessuna necessità di cercare inciuci o accordi trasversali, ma un serio contributo per un fine comune.

Tornando a parlare della Giunta, Occhiuto ha voluto riconfermare nel loro precedente ruolo sia Gianluca Gallo (Agricoltura) che Fausto Orsomarso (Turismo). Gallo, oltre ad essere il più votato in Regione, ha lavorato in modo “pesante” a favore degli agricoltori e del comparto agro-alimentare, scontentando forse gli olivicultori, ma facendo arrivare subito gli aiuti necessari a superare la crisi dovuta alla pandemia. Gallo dovrà rinforzare il suo staff e proseguire nell’impegno già dimostrato perché tutto il comparto può usufruire in modo adeguato delle risorse del PNRR e giocare un ruolo principe nel processo di sviluppo. Analoga scelta per Fausto Orsomarso, già assessore al Turismo, sovraccaricato di troppe deleghe nella passata Giunta. Sul Turismo – ci permettiamo di suggerire – occorre investire più sul capitale umano che su azioni spot e comparsate in manifestazioni che non creano attrazione turistica. Evitiamo nuove “muccinate” e progetti fatti solo di belle parole. Per intenderci, La terra dei padri  è un progetto di turismo del ritorno che dovrebbe – e non lo ha fatto – sfruttare la grande risorsa dei calabresi nel mondo: la Consulta c’è, attende di essere riconfermata – e può fornire tutto l’aiuto necessario senza bisogno di nominare “ambasciatori” che girino per le comunità, spendendo soldi che possono essere utilizzate in modo diverso. La risorsa dei calabresi all’estero è, però,ben presente nei programmi di Occhiuto, sia per quel che riguarda il turismo delle radici, sia per l’utilizzo dei testimonial (illustri) che la Calabria si ritrova in ogni angolo del pianeta: tutti innamorati della propria terra, pronti a fare quel che serve per combattere preconcetti e ricreare quella buona reputazione di cui non si può più fare a meno.

Da segnalare nella “ripescata” (non è stata eletta) Tilde Minasi una delega importante, quella delle Politiche sociali: è un’avvocato esperto di diritto amministrativo e vanta un’ampia competenza a difesa delle disabilità e delle pari opportunità. Precise anche le sue prese di posizione per l’aeroporto di Reggio Calabria: sicuramente avrà modo di far pesare in Giunta l’assurda situazione dello scalo reggino, destinato a un vergognoso abbandono. Filippo Pietropaolo è un altro ex consigliere non rieletto: a lui va l’organizzazione della burocrazia regionale e dovrà inoltre occuparsi delle risorse umane. È un commercialista con esperienza gestionale: potrebbe anche fare miracoli nelle tante incongruenze della Regione nei bandi e nelle procedure. Infine la new entry, Rosario Varì, avvocato di Vibo, a cui Occhiuto ha assegnato le deleghe dello Sviluppo economico e agli Attrattori culturali: non avrà di che annoiarsi, c’è tantissimo da fare nell’ambito della promozione culturale, a partire da Vibo, capitale italiana del Libro, occasione che va immediatamente presa in carico dalla Regione e il 50° (nel 2022) del ritrovamento dei Bronzi, tanto per citare due grandi importanti scadenze culturali.

Il Presidente ha trattenuto per sé deleghe pesanti come Legalità e sicurezza, ma anche le Azioni di sviluppo del Porto di Gioia e la Valutazione degli investimenti pubblici. Presentando il suo governo, Occhiuto ha parlato di «un mix di politici e di figure esterne che penso possa fare un buon lavoro per cambiare la nostra Regione». Occhiuto ha parlato anche delle formazioni politiche della coalizione che «non avranno purtroppo rappresentanza in giunta, e me ne dispiace, perché tutti hanno contribuito al massimo delle proprie forze per conseguire la grande vittoria del centrodestra alle scorse elezioni. Penso a Coraggio Italia, a Forza azzurri e all’Udc. Questi partiti chiaramente avranno la priorità nell’indicare le figure che riterranno le migliori per i ruoli chiave nell’Assemblea legislativa. Ad eccezione della presidenza del Consiglio regionale, che per decisione della coalizione di centrodestra, sarà guidata da un rappresentante della Lega».

A questo proposito, è pressoché scontata l’elezione a Presidente del Consiglio regionale di Filippo Mancuso (Lega, di Catanzaro) nel ruolo cui aspirava Giuseppe Neri (Fratelli d’Italia). Il Consiglio farà la prima riunione lunedì 15 novembre con le incognite che riguardano tre consiglieri la cui elezione pare in bilico per la manifesta ineleggibilità. Sembrerebbe non siano state rispettate le norme di aspettativa e relative dimissioni obbligatorie prima della consultazione elettorale. Si tratta di due esponenti di Forza Italia, Michele Comito e Valeria Fedeli, e della candidata a presidente Amalia Bruni. Per tutti e tre esisterebbero fondati motivi di ineleggibilità a norma della vigente legislazione per chi occupa incarichi pubblici e intende presentarsi alle elezioni. Mentre nel caso di Comito e Fedeli, qualora fosse accertata l’ineleggibilità, è automatico il subentro dei primi non eletti, per la Bruni si creerebbe una situazione assolutamente inedita. Il suo ingresso in Consiglio è nella qualità di “miglior perdente”: se dovesse venire accertata la sua ineleggibilità, chi prenderà il suo posto? La risposta, per nulla scontata – visto che non ci sono precedenti – appare una sola: il secondo miglior perdente. Ovvero toccherebbe a Luigi De Magistris? Non sarà una cosa breve dirimere la questione. Né facile, come la domanda che sorge spontanea: ma si può mai peccare di tanta ingenuità (con ignoranza della legge elettorale) cercando un’elezione (poi centrata) al Consiglio regionale? (s)

Luigi De Magistris: resto in Calabria a battermi contro le mafie e la corruzione

Luigi De Magistris, ex sindaco di Napoli e candidato alle elezioni regionali, ha reso noto che «faccio politica per il bene comune e sarò in Calabria sempre, al fianco dei nostri consiglieri e dei cittadini onesti, a battermi per tutti i diritti, contro le mafie e la corruzione».

«In molti – ha spiegato – mi chiedono increduli il motivo perché non sarò consigliere regionale, nonostante il 16.5 % dei voti e 2 consiglieri eletti, con ben 130.000 voti, il secondo partito dopo Forza Italia. La legge elettorale per la Regione Calabria prevede che il candidato presidente che arrivi terzo, anche se si supera la soglia minima dell’8%, non ha diritto a sedere in consiglio regionale».

De Magistris, poi, ha spiegato i motivi per cui non si è candidato a consigliere regionale: «Il primo perché avrei precluso la possibilità alle candidate e ai candidati di avere possibilità di essere eletti al posto mio. Quindi l’ho fatto per spirito di squadra e di coalizione e anche per una mia naturale generosità politica».

Poi, «perché ritengo che, chi come me fa politica per passione, per il bene comune e come una missione, debba dare il messaggio forte che non si cerchi mai un paracadute personale e che non si possa mai pensare che ci si candidi per interesse personale. Nonostante stessi per finire la mia esperienza di sindaco non ho mai pensato di candidarmi per una poltrona, pur sapendo di rinunciare ad un compenso complessivo oscillante tra i 10.000 e i 15.000 euro mensili».

«A quelli che temono – ha proseguito – che una mia assenza in Consiglio regionale possa indebolire l’unica opposizione esistente veramente, atteso il consociativismo cronico ed opaco tra centro destra e centro sinistra in Calabria, li rassicuro dicendo loro che i nostri consiglieri eletti sono i migliori e che sarò sempre e comunque presente in Calabria. A lottare per i diritti, contro le mafie e la corruzione, per la giustizia sociale, contro ogni forma di disuguaglianza, per un ambiente salubre, per la sanità pubblica e per tutto quello per cui ci eravamo candidati a guidare la Regione».

«Lotteremo – ha sottolineato – fino a quando la Calabria non si sarà totalmente liberata dalla malapolitica e dal malaffare. Lo faremo partendo dai nostri 130.000 soldati della rivoluzione e dalle nostre candidate e candidati, che con la matita hanno saputo usare il fucile della democrazia».

«Al Presidente Occhiuto – ha concluso – non faremo nessuno sconto e non saremo mai distratti, gli staremo con il fiato sul collo per impedire che ancora una volta la Calabria e il suo popolo vengano depredati». (rrm)

Elezioni: l’uso dei social dei candidati presidente e le cadute di stile

È decisamente una scelta di comunicazione di cattivo gusto quella della candidata Amalia Bruni (che probabilmente – vogliamo sperare – non guarda o controlla l’operato del suo ufficio comunicazione & social). Definire nemici gli avversari politici e abbinare l’ex presidente Oliverio con Salvini, Spirlì e Occhiuto ha provocato dure reazioni di gran parte della sinistra, inclusa quella che non “ama” l’ex governatore. Una strategia di comunicazione totalmente sbagliata e che mette dalla parte del torto chi si propone come alternativa al passato e faro per il futuro. La probabile bocciatura (se pesante), a nostro avviso, risentirà non poco di tutta l’insulsa campagna di comunicazione che Amalia Bruni e il suo staff hanno condotto. (s)

dalla REDAZIONE ROMANA – Nei giorni in cui infuria la polemica su Luca Morisi, l’inventore della “Bestia” di Matteo Salvini e quindi precursore del marketing politico attraverso i social, è forse possibile fare un’analisi dell’uso che in Calabria i quattro candidati alla presidenza stanno facendo sui loro profili facebook e instagram.

È un altro elemento di valutazione a pochi giorni dal voto per capire l’andamento di questa strana e silenziosa campagna elettorale, caratterizzata più dai “botta e risposta” al veleno che non dai programmi e dalle proposte sul futuro della Regione.

Anche in questo caso, analizziamo i quattro candidati in rigoroso ordine alfabetico.

AMALIA BRUNI  5000  follower su FB, 700 su Instagram

È arrivata più tardi degli altri sui social (la sua candidatura è dei primi di agosto) con un profilo chiamato semplicemente “Amalia Bruni. Candidato politico”, in cui compaiono lo slogan “Mai più soli” e un lungo profilo autocelebrativo. I follower sono aumentati esponenzialmente in queste settimane. La filosofia della pagina è stata piuttosto aggressiva, con alcune cadute di stile notevoli, come la vignetta dedicata a un De Magistris che chiede l’elemosina davanti alla Cittadella o il fotomontaggio dei competitor bollati come “nemici della Calabria”. Non eccessivi i numeri su instagram, circa 700 follower, non male però se si considera che era partita da appena 82.

LUIGI DE MAGISTRIS 8200 follower su FB, 1100 su Instagram

Una premessa. Luigi De Magistris ha una pagina facebook con quasi mezzo milione di follower, ma noi analizziamo solo il profilo aperto per la campagna elettorale calabrese, dal titolo “Luigi De Magistris Presidente per la Calabria” che in pochi mesi ha già 8.200 seguaci, con un incremento giornaliero di circa 40. Sulla pagina, a parte qualche attacco a testa bassa, si concentra soprattutto sulle tappe nei vari Comuni della Calabria. Il profilo instagram si attesta sui 1100 folloyer.

ROBERTO OCCHIUTO 20.106 follower su FB, 4330 su instagram

Appare molto attenta ai social la campagna elettorale di Roberto Occhiuto. La pagina facebook, che però è antecedente alla candidatura, ha raggiunto e superato i 20.000 follower. Molto misurati i post, quasi inesistenti le polemiche, illustrati alcuni punti programmatici e le varie tappe del tour elettorale. Occhiuto va meglio degli altri su instagram dove i follower sono 4330. Sembra pertanto privilegiare questo social, anche attraverso un uso costante delle stories.

MARIO GERARDO OLIVERIO  26.300 follower su FB, 1175 su Instagram

Ha una buona dote di follower su facebook l’ex governatore Mario Oliverio, ma questo numero deriva dal periodo in cui lo stesso era presidente della Regione. Resta comunque una platea a cui parlare ed Oliverio lo fa, anche se con un linguaggio un po’ lento e superato. Su instagram supera di poco i 1000 follower a testimonianza di una certa riluttanza ad utilizzare i social.

Conclusioni

Dai numeri illustrati, appare chiaro che le elezioni regionali in Calabria non si giocheranno sulla forza di penetrazione dei social. 

I quattro candidati non snobbano questo nuovo canale di propaganda, ma si capisce bene che non sarà questo l’elemento decisivo. 

Occhiuto sembra quello che ci punta maggiormente, mentre De Magistris e la Bruni si attestano su numeri appena sufficienti, con l’attenuante per quest’ultima di avere iniziato più tardi.

Sul piano dei contenuti, le pagine di Occhiuto sono sobrie e senza scossoni, quelle di De Magistris una via di mezzo tra la proposta e la lotta, quelle della Bruni piuttosto ripiegate sugli attacchi frontali – qualche volta di cattivo gusto – verso gli avversari. Né carne né pesce quelle di Oliverio che evidentemente continua a prediligere ancora il rapporto personale con gli elettori. (rrm)

Elezioni / Ampa RC incontra Oliverio e De Magistris che condividono le proposte avanzate

L’Associazione Meridionale di Partigiani e Antifascisti ha incontrato i due candidati alla presidenza della Regione, Mario Oliverio e Luigi De Magistris, che hanno condiviso «il giudizio negativo sulla legge elettorale calabrese (probabilmente la peggiore d’Italia) e di impegnarsi a modificarla in senso democratico nel solco dei principi fondamentali della nostra Costituzione».

I rappresentanti dell’Associazione venticinqueaprile AMPA, infatti, si sono soffermati sulla negatività dell’attuale legge elettorale calabrese (votata dal Consiglio Regionale) per quel che riguarda le soglie di sbarramento che regolano l’elezione dei candidati presidenti e dei candidati consiglieri (8% per le coalizioni e 4% per le singole liste collegate alle coalizioni) ed il premio di maggioranza  a vantaggio del Candidato Presidente, che ottiene un voto in più rispetto agli altri candidati.

«Cosa che è avvenuta nelle ultime elezioni regionali – viene spiegato in una nota – quando la candidata vincitrice Jole Santelli, pur avendo ottenuto soltanto il 55% del 44,3% dei votanti (pari al 24% degli elettori calabresi), grazie al premio di maggioranza, ottenne 19 consiglieri regionali su 30 (pari al 63% dei seggi,) mentre il candidato presidente Carlo Tansi, pur avendo ottenuto il 7,2% dei voti, a causa della soglia di sbarramento dell’8%, non ebbe rappresentanza alcuna nel Consiglio Regionale».

Entrambi i candidati, infatti, hanno dichiarato di condividere la tesi dell’Ampa, che ritiene che dovrebbe esserci un’unica legge nazionale per disciplinare, in modo uniforme, tutte le elezioni regionali. Ancor meglio sarebbe, secondo i rappresentanti dell’Ampa, una legge elettorale istitutiva di un doppio turno di voto, riservato ai due candidati più votati al primo turno, per evitare che ad essere eletto Presidente della Giunta Regionale sia un candidato con un consenso elettorale di gran lunga inferiore alla metà più uno dei votanti.

Sia che Oliverio che De Magistris, infatti, «hanno assunto un preciso e convinto impegno – viene spiegato nella nota – per contrastare qualunque ipotesi di Autonomia Regionale Differenziata“, non a caso voluta proprio dalle Regioni che già oggi purtroppo sono “più eguali delle altre”. I rappresentanti dell’Ampa hanno sottolineato la negatività dell’assordante silenzio su questo tema nel corso della campagna elettorale, silenzio che potrebbe essere utile al vincitore delle elezioni (magari con un solo voto in più rispetto agli altri) per consentirgli di aderire alle proposte di ulteriore differenziazione delle autonomie regionali».

Piena convergenza dei due candidati con le proposte dell’Ampa anche sulla terza questione: la necessità di un preciso impegno per realizzare la nostra Costituzione (bellissima ma tra le meno attuate) ed in particolare sul tema dell’antifascismo ed in genere della violenza, attraverso l’adozione di una “delibera Antifascista” che escluda la possibilità di utilizzare sale e spazi pubblici per coloro che non si riconoscono nei valori fondamentali della nostra Carta Costituzionale.

Sia Luigi De Magistris sia Mario Oliverio, nella fase conclusiva dell’incontro, hanno espresso piena condivisione della proposta di realizzare, in occasione dell’80° anniversario della Strage di Rizziconi (6 settembre 1943), un evento nazionale di commemorazione delle vittime della più efferata strage avvenuta nel Meridione. (rrc)

LUIGI DE MAGISTRIS, RABBIA E ORGOGLIO
DEL MASANIELLO ARANCIONE IN CALABRIA

dalla REDAZIONE ROMANA – L’accostamento a Masaniello, il mitico capopopolo che nel 1647 rovesciò dal nulla il viceré spagnolo di Napoli, un po’ lo infastidisce e un po’ lo inorgoglisce. Perché Masaniello è stato sì una meteora, il capo di una rivoluzione appena accennata, ma è stato comunque l’incarnazione della ribellione degli ultimi verso i soprusi e le ingiustizie. Già, la Rivoluzione! Luigi De Magistris l’ha sempre avuta nella testa, non come atto violento ovviamente, ma come passaggio, trasformazione, evoluzione. Fin dai tempi del liceo “Pansini”, roccaforte della contestazione studentesca, dove con i “compagni” si interrogava se era giusto votare il PCI piuttosto che Democrazia Proletaria di Mario Capanna. Quel 7 in condotta, guadagnato sul campo per avere criticato il preside, deve averlo inteso come una medaglia al valore rivoluzionario. E poi le prime letture impegnate, tra cui “I Rivoluzionari” dello storico inglese Eric Hobsbawn, una raccolta di saggi su marxismo, anarchia e lotte di classe.

Discendente di una famiglia di magistrati (lo erano il bisnonno, il nonno e il padre, autore della sentenza d’appello sul “caso Cirillo”), Luigi De Magistris – che oggi tenta l’impresa impossibile di scardinare l’assetto politico-istituzionale della Calabria – si sente una sorta di “predestinato” a combattere i mali della società. Non importa se per via giudiziaria o per via politica.

Non è un caso che, in conclusione del suo libro Attacco al PM. Storia di un cattivo magistrato (prefazione di un altro controcorrente come Marco Travaglio), abbia pronunciato una sorta di giuramento dedicato alla memoria del padre: “A mio padre dedicherò il mio sogno più grande, contribuire con tutte le forze a ridurre le ingiustizie e cercare di realizzare un’Italia più pulita”. Roba da film.

Nato a Napoli nel 1967 sotto il segno dei Gemelli, vanta tutte le caratteristiche astrali narrate dai manuali: arguto, intelligente, veloce, comunicativo, capace di esprimersi in campi diversi, grande curiosità e forte senso teatrale.

È stato un magistrato scomodo (e, secondo i suoi denigratori, superficiale, con metodi investigativi discutibili e solo smanioso di protagonismo), un politico altrettanto scomodo che ha fatto saltare, contro tutto e contro tutti, il consolidato sistema consociativo nella città di Napoli. La bandana arancione, sfrontatamente ostentata il giorno dell’incredibile vittoria del maggio 2011, è una delle sue bandiere distintive.

Difficile raccontare in poco spazio le vicende avventurose, surreali e sul filo della tensione dell’aspirante Governatore della Calabria. Le inchieste celebri, poi finite puntualmente nel cestino (per insufficienze investigative o, più probabilmente, per la reazione dei poteri forti), gli scontri con i vertici delle Procure, il suo allontanamento dalla magistratura, le amicizie con personalità “contro” come Marco Travaglio, Michele Santoro, Beppe Grillo, Antonio Ingroia.

La Calabria nel suo destino. Già nell’infanzia, nelle vacanze giovanili tra Diamante e Belvedere Marittimo, ma soprattutto nel 1995 quando, fresco vincitore del concorso in magistratura (in commissione c’era Francesca Morvillo, la moglie di Giovanni Falcone), venne chiamato alla scelta della prima sede. Convocato all’hotel Ergife di Roma, De Magistris scelse la Puglia, la Procura di Brindisi. La stessa sera della scelta, il destino si presentò da lui sotto le sembianze di una giovane magistrata pugliese che lo implorò di rinunciare ed optare per altra Procura in modo da consentirle di avvicinarsi a casa. Per il giovane giudice napoletano, una sede valeva l’altra ed optò per la Calabria, scegliendo Catanzaro che aveva una discreta fama di prestigiosa sede giudiziaria, essendo anche Corte d’Appello. In passato aveva ospitato celebri processi come quelli di piazza Fontana e delle cosche palermitane.

E fu così che il brillante e ambizioso napoletano legò per sempre la sua vita a quella terra così lontana e misteriosa. Senza quella scelta, come ama ricordare, non avrebbe incontrato la futura moglie, Mariateresa Dolce, e non sarebbero nati i suoi adorati figli. Ma soprattutto non sarebbe nata la leggenda del giudice inflessibile che sfida i poteri forti, che indaga a tutto campo, smuovendo la sonnecchiosa vita della Procura di Catanzaro dove i fascicoli prendevano la polvere nei cassetti. De Magistris, avvalendosi a piene mani dello strumento delle intercettazioni, ha indagato presidenti di Regione, parlamentari, leader di partito, perfino il premier Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Come sia finita la sua storia in magistratura lo sanno tutti: trasferito e privato della funzione investigativa.

Esaurita la via giudiziaria, non restava che quella politica per tentare di riscattare gli ultimi e scardinare il potere. Parlamentare europeo con Antonio Di Pietro e poi sindaco di Napoli per due mandati consecutivi.

Ora la sfida si sposta nella “sua” Calabria. Da solo, in autonomia, senza legami con i partiti, sicuro che la gente è con lui. Ricorda che quando gli venne sottratta d’imperio l’inchiesta “Why Not”, ci fu una mezza rivoluzione. Trecento persone si presentarono davanti al Palazzo di Giustizia di Catanzaro per manifestargli solidarietà (quante analogie con l’esperienza di Nicola Gratteri), ci furono centomila firme su un documento che chiedeva al Governo di farlo restare in Calabria, schiere di intellettuali e giornalisti dalla sua parte, interviste a go go, compresa una puntata esplosiva di Annozero con Michele Santoro. Oggi l’ex pm cerca una rivincita nella terra che lo ha adottato e dove ha avuto amare delusioni e subito cocenti sconfitte.

Sarà nuovamente così ? De.Ma. ci crede. Accanto a lui, come al solito personalità “contro”, come l’avvocata Anna Falcone e l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Perfino una schiera di intellettuali di area PD si sono schierati con lui. Energico, positivo, abbigliamento giovanile e l’irrinunciabile zainetto sulle spalle, ha battuto palmo a palmo la Calabria. Nessun candidato ha marcato il territorio come lui. Dovunque ha sprigionato la sua capacità oratoria, spiegando come intende rivoluzionare la Regione. De.Ma. lo si ama o lo si odia, non ci sono mezze misure. Come un protagonista assoluto nel teatro della vita. (rrm)

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IDENTIK DEL CANDIDATO LUIGI DE MAGISTRIS

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Luogo e data di nascita: Napoli 20 giugno 1967

Segno zodiacale: Gemelli

Stato civile: sposato, 2 figli

Professione: magistrato in aspettativa, sindaco di Napoli

PUNTI DI FORZA

Immagine di candidato anti-sistema e paladino della legalità

Equidistanza dai partiti e dagli schieramenti

Indiscutibile popolarità televisiva

PUNTI DI DEBOLEZZA

L’essere “non calabrese”

Il piglio giustizialista

Liste senza grandi portatori di voti

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Bruni-De Magistris, un acceso scontro sui social tra i candidati alla presidenza

“Volano stracci”, tra i candidati alla presidenza della Regione Calabria, Amalia Bruni e Luigi De Magistris, il cui «populismo non aiuterà la Calabria e invece aiuta il centrodestra. Penso che se lui avesse dichiarato dall’inizio che voleva un posto di lavoro, glielo trovavamo» ha dichiarato la Bruni, in una intervista a Lacnews 24.

Immediata la risposta di De Magistris, «Amalia ‘Bruno Bossio’ campa grazie ai finanziamenti della politica con la quale poi, guarda caso, si candida, per poi magari volersi finanziare da sola in Regione con un conflitto d’interessi davvero imbarazzante. Il vostro tempo è finito, ora tocca alla Calabria dalle mani pulite», a cui la Bruni ha controbattuto nuovamente: «Chi mente sapendo di mentire non merita considerazione e i cittadini sapranno sicuramente scegliere tra chi è rimasto sempre vicino alla sua gente e chi invece, ha scelto questa terra per comodità, per vantaggio personale e per un posto di lavoro».

«Dopo aver portato il debito di Napoli da 300 milioni a circa 3 miliardi – ha concluso – senza risolvere un solo problema della capitale del Sud, ora vorrebbe esportare il modello disastro qui in Calabria. Sarò ben felice di partecipare alla festa che stanno organizzando a Napoli per essersi liberati di lui». (rrm)

INTELLETTUALI E LA CRISI DELLA SINISTRA
IL NO AL PD, AMMALIATI DA DE MAGISTRIS

di SERGIO DRAGONE – Uno degli aspetti più controversi di queste elezioni regionali è la posizione di numerosi intellettuali calabresi, tradizionalmente collocati nella sinistra, che hanno voltato le spalle al PD, sostenendo apertamente la battaglia anti-sistema di Luigi De Magistris. 

Cade un altro mito, quello del legame stretto e quasi ombelicale tra il principale partito della sinistra (PCI, poi PDS, poi DS, infine PD) e la schiera di pensatori presenti nelle Università e nel mondo della cultura e dello spettacolo. Una spaccatura che ha del clamoroso, ma forse meno imprevedibile di quanto non sembri a prima vista.

Una lettura brutale l’ha data uno dei più autorevoli intellettuali che si sono schierati apertamente con l’ex pm di Catanzaro, il prof. Piero Bevilacqua, che non ha esitato a definire il PD e le destre, indistintamente, «non più partiti, ma aggregati di potere, gruppi clientelari portatori di pacchetti di voti, la cui azione di governo si traduce, di legislatura in legislatura, nella continua mediazione per soddisfare le richieste eterogenee e particolari di tali raggruppamenti. Con i risultati, sulle condizioni della regione, storicamente constatabili da tutti».

Il professor Bevilacqua è in buona compagnia. A condividerne l’analisi sono fior di intellettuali come Domenico Cersosimo, Vito Teti, Dino Vitale, Maria Adele Teti e tanti altri. All’appello pro DeMa hanno risposto giornalisti, editori, docenti, perfino due raffinati musicisti come Brunori Sas e Salvatore De Siena del Parto delle Nuvole Pesanti. E poi i cantastorie Otello Profazio e Francesca Prestia, l’attore e regista Marcello Fonte.

Un dato che dovrebbe fare riflettere la sinistra nel suo complesso e in particolare il Partito Democratico. Perché si è spezzato in Calabria lo storico feeling tra il mondo della cultura e la sinistra ? Cosa spinge un tale numero di intelligenze a sposare una battaglia anti-sistema e “fondamentalista/meridionalista” impersonata dal “masaniello” arancione?

Il Pci faceva di questo rapporto una questione vitale. Basti ricordare l’esperienza degli “indipendenti di sinistra” a cui Botteghe Oscure riservava il 10% dei seggi, permettendo anche la costituzione di gruppi parlamentari autonomi. 

Anche in Calabria – mi sembra in particolare durante la segreteria di Pino Soriero dall’87 al ’92 – le liste di Camera e Senato erano arricchite da personalità indipendenti come Stefano Rodotà, Sergio De Julio, Simona Dalla Chiesa, Enzo Ciconte, Luigi Lombardi Satriani, Luigi Saraceni, Aldo Corasaniti. L’elaborazione politico-programmatica della sinistra, in quell’epoca, era affidata a questo brain trust, considerato molto più importante dei portatori di voti. Oggi tale rapporto si è completamente ribaltato.

Anche il PSI di Giacomo Mancini ha sempre tenuto un forte rapporto con il mondo della cultura, in particolare attraverso il Premio letterario “Sila” e varie iniziative editoriali.

L’attuale grigia gestione commissariale del PD calabro sembra avere prodotto più che altro divisioni e lotte intestine feroci, tutte imperniate sulla mediazione tra correnti, che hanno definitivamente allontanato un ceto politico-intellettuale più portato all’elaborazione e alla programmazione che non alla guerriglia per l’accaparramento di poltrone.

Ma c’è anche qualcosa di più profondo, anche questo messo crudamente in rilievo dal prof. Bevilacqua nel suo impietoso post. Il Pd è accusato, sostanzialmente, di avere accettato la narrazione di un Sud “palla al piede del Paese” e di avere assecondato il disegno secessionista della Lega. 

La sinistra che si presenta rassegnata e spezzata a queste elezioni regionali dovrebbe riflettere più sul perché ha perso il collegamento con questo mondo piuttosto che sugli scontri tribali per trovare un posto in lista. (sd)

Cara Giusy… De Magistris risponde all’appello della scrittrice Staropoli Calafati

di LUIGI DE MAGISTRIS – Cara Giusy, facciamo insieme appello ai giovani andati via: “Tornate a votare per liberare finalmente la Calabria”.

“A partecipare al peccato, si va all’inferno. La Calabria non può più essere terra di spolpo, né di spopolo”. Leggo con grande coinvolgimento e partecipazione le righe che la scrittrice calabrese, Giusy Staropoli Calafati, ha voluto rivolgere ai candidati alla presidenza della Regione Calabria, in una lunga e appassionata lettera.

Un bel documento-riflessione, in cui ricorre al pensiero di nomi illustri, tra intellettuali, scrittori e poeti della terra di Calabria e non solo. Una donna che si presenta, giustamente, come figlia, moglie e madre, a sua volta, di 4 figli che, scrive, «non riesco più a trattenere, perché questa terra chiede il doppio di quello che dà, non fa niente per farti restare. È incapace di trattenerti. Quaggiù chi si strafoga di potere e chi muore di fame».

Mi viene in mente una canzone del cantautore cosentino Brunori Sas, bel volto recente che dalla Calabria parla a tutta l’Italia: «Devo prendere il treno per scappare perché qui in Calabria non c’è niente, proprio niente da fare, c’è chi canta e chi conta e chi continua a pregare».

Cara Giusy, quando sono stato eletto europarlamentare a Bruxelles incontravo, ogni giorno, giovani, donne e uomini emigrati dal sud Italia, in tanti dalla Calabria, e mi raccontavano il dramma della fuga. La costrizione e mai (solo) la scelta di partire. Con loro mi confrontavo, ascoltavo le storie, i percorsi. È stato questo che mi ha spinto a tornare al sud, per candidarmi a sindaco di Napoli, dove in giunta ho nominato diversi assessori giovani. Molti di loro alla prima esperienza.

Giusy, il suo sentimento è anche il mio, di amore e dolore per la Calabria. Questa terra, in un certo senso, ha espulso anche me, quando da magistrato della procura di Catanzaro, indagavo per difendere le meravigliose ricchezze naturali, i mari Jonio e Tirreno, l’acqua pubblica bene di tutti. Eppure, sono tornato perché alla Calabria sono fortemente legato e ho avuto la fortuna di incontrare tante persone libere, che hanno deciso di costruire e mettere la faccia insieme a me, per occuparci e prenderci cura, come dice giustamente lei, di questa terra.

Per “proteggerne i contenuti, la storia, l’identità, le tradizioni”. Lo scrittore calabrese Michele De Marco, detto Ciardullo, scriveva: «Calavrisi, jettati la sarma, finarmenti, ca l’ura è venuta e ‘llu fuocu sbambati de l’arma, ca vidimu s’angunu lu stuta». Gettare via la rassegnazione, far sì che il fuoco sacro delle genti calabresi, rimasto sotto cenere per decenni, sia il motore del cambiamento.

Questo il mio impegno. Attraverso la voce di Pitagora e Campanella, il mito di Ulisse, le imprese di Annibale, le pagine più nascoste di Lorenzo Calogero, Sharo Gambino, dei padri del sapere di queste terre e di tutti quelli che vorranno unirsi a noi. Facendo tesoro delle parole di chi, come lei, rivendica la possibilità per i propri figli di vivere pienamente, di poter scegliere di restare. Perché, come scrive Vito Teti, profeta della Restanza e del Rinascimento calabrese: «Restare non è uno slogan, non è una scelta di pigrizia. Richiede lucidità, pazienza, vocazione all’accoglienza e la capacità di sentirsi dentro e fuori, in viaggio, in esilio, sradicati anche nel posto in cui si vive e che si ama e che vorremmo rendere vivibile e abitabile». La gente che quotidianamente si batte per rigenerare e riabitare la Calabria ne è la prova.

Sono tornato e voglio provare a liberare la Calabria da chi la sta soffocando da troppo tempo, non solo perché anche questa terra – come dice lei, Giusy – ha il diritto di sognare. Ma deve avere, per prima cosa, “il diritto di avere diritti”. Come diceva e ha scritto più e più volte il professore Stefano Rodotà, giurista dei diritti fondamentali, a cui la Calabria ha dato i natali. Diritti essenziali negati da chi questa terra la sta spolpando e divorando. Per questo ho scelto di tornare in una regione che sento casa mia, per istigare alla ribellione culturale, per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale al pieno sviluppo della persona umana”. Perché rimuovere non è un verbo giuridico, è un verbo di militanza.

Cara Giusy, lo dico da tempo, il 3 e il 4 ottobre per la Calabria sarà un referendum storico. Uno spartiacque. Come quando, il 2 e 3 giugno del ’46, tutta l’Italia fu chiamata a scegliere tra Monarchia e Repubblica. A ottobre 2021 tutte le calabresi e i calabresi potranno scegliere se diventare finalmente liberi, o se restare sudditi del vecchio sistema impastato di malapolitica, mafie e corruzione. Io credo che sia una scelta facile facile. Ovvia e scontata. Scelta che spero compiano tanti giovani, prendendo quel “treno di Brunori” al contrario.

Per tornare a votare e liberare insieme la Calabria. Per il presente e futuro loro e delle loro famiglie”. (ldm)