di SANTO STRATI – Non si trasformerà in “calabrese di adozione”, ma potrebbe diventare un amico importante dei calabresi e dei reggini, in particolare. Fabio Roscioli, il neodeputato eletto il 28 settembre in sostituzione del dimissionario (per incompatibilità con la carica di Sindaco) Francesco (Ciccio) Cannizzaro ha conquistato il 51,02 per cento delle preferenze, superando persino la prestazione dello stesso Cannizzaro che nello stesso collegio, nel 2022, aveva raccolto il 49 per cento dei consensi. Ma la vittoria di Roscioli, in realtà, è la vittoria di Ciccio Cannizzaro con il governatore Roberto Occhiuto. Cannizzaro, in fatto di elezioni, è una macchina da guerra che, in abbinata a Occhiuto, si è trasformata in ulteriore oliato strumento di raccolta di consenso.
Non ha funzionato la cantilena (sciocca e inutile della sinistra e dei futuristi del generalone) del “papa straniero”, ha prevalso – soprattutto a Reggio il rinnovo della fiducia al Sindaco Cannizzaro che, ricordiamolo, aveva raccolto il 65 per cento delle preferenze con la sua candidatura.Ora si tratta di capire, valutare e individuare gli scenari prossimi venturi.C’è un clamoroso sconfitto, il campo largo: non ha funzionato pur avendo raccolto nel sondaggio nazionale del 25 settembre scorso il 43 per cento delle intenzioni di voto contro il 41 per cento del centrodestra. Ma i sondaggi, si sa, spesso sono ingannevoli e ancor più ingannevoli per il buon Frank Benedetto sono state le promesse di compattezza da parte di ben dodici-dodici liste a sostegno a base centro-sinistra. Il primario del Gom è stato l’agnello sacrificale di un copione che si ripete ormai da tempo: sinistra divisiva e dispettosa, irriconoscente ed egoista, che non solo ha fatto mancare l’adeguato consenso che sarebbe stato giusto aspettarsi (Benedetto si è fermato al 36 per cento) ma non ha saputo (voluto?) scuotere gli elettori del collegio uninominale 5 spingendoli a non disertare le urne. Il risultato del centrosinistra è fin troppo modesto e mortifica l’appassionato impegno di Frank Benedetto che si è speso oltre ogni ragionevole previsione a girare per il collegio, incontrare simpatizzanti e iscritti, a parlare con gli indecisi e i dubbiosi, senza però riuscire nell’intento.
La colpa di questa nuova débacle della sinistra in Calabria ha, ovviamente, dei responsabili che, ad ogni sconfitta, restano (stoicamente fuori della realtà) incollati al proprio posto, mantenendo ruolo e potere, indifferenti delle grida che vengono dal territorio e degli accorati appelli a intraprendere un nuovo corso. Non era una battaglia impari, tanto che qualche disilluso del pd e della sinistra tutta aveva persino – ingenuamente – valutato l’impatto di Vannacci come un salutare aiuto-contributo all’impresa. Ma, siccome le illusioni muoiono all’alba, sono bastate le prime indicazioni dei dati di affluenza per scemare ogni speranza. Era evidente che ci sarebbe stato un tracollo di votanti e quindi le chances di una rivalsa contro un centrodestra con perentori ordini di scuderia erano ridotte al lumicino.
Né l’aiutino (sperato) di Vannacci per erodere la montagna rocciosa del centrodestra è poi arrivato: se si considerano gli 8000 e passa voti raccolti dal candidato Giannetta, è facile intuire che dal generalone non sono arrivati più di tremila voti, sottratti – più al centrosinistra che agli ex-alleati.E allora la vittoria di Roscioli è risultata non solo il premio evidente di una strategia ancora una volta vincente, ma il forte distacco dall’avversario numero uno è talmente alto ha accentuato ancor di più il risultato di Cannizzaro e Occhiuto.I quali – ricordiamolo – si sono spesi in prima persona mettendoci la faccia e giocandosi il futuro tra gli azzurri. Soprattutto Occhiuto doveva confermare la sua supremazia, in termini politici, nell’ambito di una Forza Italia che grazie a Tajani è riuscita a non scomparire (come molti prevedevano) dopo la morte di Berlusconi, ma che registra una continua perdita di consenso, escludendo l’isola felice dei voti della Calabria.Occhiuto, che proprio il 30 settembre ha avviato il suo tour “letterario” per presentare il libro Il coraggio di governare freschissimo di stampa, uscito subito dopo le suppletive, propone con il suo volume un manifesto liberal-riformista che potrebbe cambiare volto all’intera compagine azzurra, riuscendo a coaugulare più forze in quel “centro” da sempre agognato da Berlusconi che, raccogliendo le ceneri della Democrazia Cristiana e dei socialisti-riformisti (diciamolo pure, decisamente “craxiani”) potrebbe cambiare lo scenario politico italiano. Occhiuto smentisce a piena voce l’intenzione di spodestare il segretario nazionale e prenderne il posto, anzi si concede in lodi sperticate a Tajani riconoscendogli la capacità di aver saputo non mandare allo sbaraglio l’eredità berlusconiana.
Convocati gli amici-nemici Tajani e Occhiuto da Gianni Letta nel suo ufficio a via del Nazareno (di fronte alla sede del Pd), nessuno dei due ha voluto modificare il proprio pensiero. E per questa ragione, sarà difficile trovare un compromesso: come potrebbe realizzarsi il manifesto-proposta di Occhiuto ispirato a temi liberali e riformisti se non cambia l’attuale organizzazione (chiamiamola così) di Forza Italia?E qui subentra Roscioli che fa parte della strategia Cannizzaro-Occhiuto per far partire dalla Calabria un’onda di rinnovamento azzurro che tiene alla larga i futuristi di Vannacci e i residui della destra-muscolosa e nostalgica e lancia segnali di autonomia alla Meloni. Il progetto è evidentemente molto ambizioso, ma non del tutto irrealizzabile.
«Io sono e resto vicesegretario di Forza Italia» ha ribadito a Roma in una Galleria Sordi gremitissima che sembrava davvero un minicongresso di Forza Italia. Ma nessuno – diciamo la verità – crede che l’obiettivo non sia la segreteria nazionale. Una legittima e fondata aspirazione, che è compatibile con la funzione di Presidente di Regione (ma non ci sono prescrizioni in questo senso: Tajani, il segretario, del resto, è vicepremier e Ministro degli Esteri).Roscioli deve, però, sapere che fare l’alias di Cannizzzaro non è impresa semplice: i reggini che lo hanno votato (anche se con una modesta affluenza, in linea con le altre elezioni suppletive) gli terranno gli occhi addosso. Così come faranno con il loro Sindaco: Ciccio ha un lungo e tortuoso cammino davanti nell’amministrazione cittadina, ma non è il tipo che si arrende facilmente, neanche davanti alle imprese impossibili. E governare Reggio è una di queste. (s)

Ma gran parte dei reggini – da non crederci – non sa nemmeno che si andrà a votare. Quando i certificati elettorali venivano recapitati a casa, era difficile non ricordarsi della scadenza delle urne e impossibile non sapere delle consultazioni imminenti. Con la tessera elettorale tutto è affidato al buon cuore dell’elettore che deciderà – sempre che sia stato adeguatamente informato che si va a votare – se disertare le urne o adempiere a un diritto-dovere che è sempre più sottovalutato.





