All’Unical il seminario di Mauro Tulli su “Sileno e Marisa nel Simposio di Platone”

di MARIACHIARA MONACO – L’Università della Calabria, ha ospitato nei giorni scorsi, uno dei maggiori studiosi italiani di Platone, con una vasta produzione scientifica nel campo della letteratura e della filologia greca che indaga il rapporto tra filosofia, letteratura e generi letterari. Si tratta di Mauro Tulli, professore Ordinario di lingua e letteratura greca presso l’Università degli Studi di Pisa, e Coordinatore del Comitato universitario nazionale (Cun) per l’area 10, quella delle scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche.

Il seminario, dal titolo armonico Sileno e Marisa nel Simposio di Platone: sperimentalismo tra generi letterari è stato fortemente voluto, e organizzato minuziosamente dal Dipartimento Studi Umanistici dell’ateneo calabrese, diretto dal prof. Raffaele Perrelli.

Un’architettura perfetta quella del Simposio di Platone, che si configura come un grande dramma satiresco composto da cinque atti e cinque intermezzi, il centro di gravità permanente, secondo Tulli, che ci porta a scoprire alcuni elementi distintivi che permettevano al pubblico del tempo, di riconoscere con sicurezza questo genere. Elementi che ci guidano verso l’ultima parte, quando entra in scena Alcibiade.

Provate ad immaginare la scena a partire dal motivo del Komos, la processione festante di compagni di bevuta insieme alla suonatrice di Aulos (flauto); una processione che “irrompe”, termine per il quale Platone usa l’avverbio “ἐξαίφνης”, e che smuove la normalità, rendendo il tutto straordinario.

E poi ancora: la corona, le brezza, il gioco delle rappresentazioni dei generi letterari dietro ai personaggi tra i quali Socrate, Aristofane, Agatone e lo stesso Alcibiade.

«Siamo da tempo convinti, che la produzione di Platone debba e possa essere interpretata in più modi come produzione letteraria – ha spiegato Tulli alla platea di studenti che hanno partecipato al seminario – la divaricazione tra interpretazione letteraria da una parte e filosofica dall’altra, frutto nel nostro paese di una tradizione critica che possiamo ricondurre a Benedetto Croce, ha senso in chiave moderna, ma molto meno se applicata al mondo antico. In questo caso rischia infatti di creare equivoci e oggettivi anacronismi, soprattutto se riferita al mondo greco arcaico e classico».

E, proprio Platone ci presenta il dialogo come genere “che supera tutti”, e che al pari dell’epos e della tragedia deve trascinare, smuovere l’interlocutore-spettatore, come faceva Socrate che con “semplici parole” sapeva rapire e affascinare chi aveva davanti. 

Il maestro Socrate è paragonato al suonatore Marsia, nonché a quelle statuette di sileni che se si aprono in due mostrano all’interno la figura di un Dio. Insomma, anche quando gioca con le immagini, in un contesto di genere comico, Platone non rinuncia alla verità. Ed è proprio nella commistione tra comico e tragico, che si mostra l’essenza del dramma satiresco, e perché no, della vita, nostalgica dell’unità perduta.

Non solo letteratura, il professor Tulli infatti è stato fondamentale (in qualità Coordinatore del Comitato universitario nazionale per l’area 10), nello svelare gli arcani della burocrazia e delle norme ad essa collegate, per i numerosi studenti presenti e non, che hanno il sogno di stare dall’altra parte della cattedra, proprio come lui.

Al centro, il tema della riforma universitaria, contenuta nella legge 79/2022, che prevede il conseguimento di 60 crediti formativi universitari per l’abilitazione dei docenti, la quale, se applicata, potrà essere un volàno per la riduzione del precariato e certezza nell’accesso all’insegnamento. 

«É vero che i crediti richiesti sono numericamente superiori rispetto ai 24 del sistema precedente, tuttavia va notato che 20 cfu saranno costituiti dal tirocinio e i restanti per un quarto dalla formazione pedagogica e per ben tre quarti dalla componente relativa alle discipline: mi sembra un buon equilibrio. Un percorso formativo finalmente certo e puntuale per l’accesso al concorso – spiega, il quale poi continua – come Consiglio universitario nazionale abbiamo collaborato alla stesura della legge in particolare su tre articoli cruciali di riforma della legislazione precedente: l’articolo 15 che sostituisce i settori concorsuali con i gruppi scientifico-disciplinari, l’articolo 22 che elimina i cosiddetti assegni di ricerca in favore dei contratti di ricerca, più garantiti, e infine l’articolo 24 che al posto delle due tipologie di ricercatore “a” e “b” crea una figura unica, quella del ricercatore interior, che al termine di un percorso finalmente chiaro e lineare, della durata di sei anni, potrà accedere al ruolo». (mm)