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Cover Nel ventre della Balena

Nel ventre della Balena di Attilio Sabato

di  PINO NANO  – Esce in questi giorni il nuovo libro del giornalista Attilio Sabato, Nel ventre della Balena (Luigi Pellegrini Editore) interamente dedicato alla storia della Democrazia Cristiana con i riflettori puntati sulle vicende più scottanti e anche più importanti del partito in Calabria. Uno spaccato inedito di storia politica e anche di sociologia politica che farà molto discutere per i contenuti e i risvolti che lo scrittore ricostruisce.

Cosa è stata la DC in Calabria? Cosa ha rappresentato la DC per il Paese? Quanto è pesato sulla storia del partito il delitto Moro? Cosa ha rappresentato per la Calabria la morte dell’ex Presidente delle Ferrovie dello Stato Vico Ligato? Quanto ha contato la politica al Sud? Quanto ha contato invece sulla gestione del consenso la criminalità organizzata? E quanto ha contato la Calabria nei palazzi del potere romano? E soprattutto, chi dei politici calabresi ha contato di più nell’immaginario collettivo e nella prassi reale del sistema potere?

A tutti questi interrogativi prova a rispondere un giornalista navigato e bravissimo come lo è Attilio Sabato, storico direttore di Teleuropa Network, e storico corrispondente dell’ANSA dalla provincia di Cosenza, e lo fa con un saggio molto articolato, pieno di domande e di risposte, un colloquio diretto con Pietro Rende, vecchio deputato democristiano e in passato anche uomo di grande potere all’interno della DC, protagonista di primo piano della sinistra democristiana, la corrente che allora riuniva il fior fiore degli intellettuali italiani al servizio di un progetto di democrazia per il paese che non sempre nel partito ha trovato consensi unanimi. Una intervista serrata, senza rete, dove il grande cronista prova a capire meglio i mille segreti che la Balena Bianca si porterà forse dietro per sempre, e che Pietro Rende svela solo in parte, riconfermandosi in questo un “pezzo fondamentale” della storia del partito, per cui non tutto si può raccontare e alcune cose è meglio non raccontarle mai. Ma non per paura, forse per il rispetto assoluto che i vecchi politici di un tempo avevano per il proprio partito di riferimento.

Questo però non toglie nulla a questo saggio in cui Attilio Sabato ricostruisce alla sua maniera, con un linguaggio moderno e freschissimo, gli anni più belli ma anche gli anni più bui della vita della Balena Bianca, dentro mille ricordi personali, tutti quasi intimi e privati, che Pietro Rende trasforma in capitoli di storia, dando al suo racconto un carisma che solo un intellettuale ed un economista come lui avrebbe potuto fare. C’è dentro questo libro un tocco di classe che forse il lettore comune non si aspetta, un racconto felpato delicato e sereno delle cose e degli avvenimenti di quegli anni, nessun astio, nessun rancore, nessun sassolino da togliere dalla scarpa del passato, ancora meglio: nessun nemico da colpire o da ricordare come tale, tranne la dichiarazione pubblica di un rapporto difficile, quasi impossibile, con Carlo Donatt Cattin, leader di Forze Nuove, una delle correnti che più ha fatto penare la sinistra che allora faceva capo a Bodrato Marcora Pisanu Zaccagnini De Mita e Misasi.

Così come felpata e appena accennata è l’analisi che “l’intellighenzia economica della DC calabrese” -era così che il partito allora giudicava Pietro Rende– riserva al capitolo “delicatissimo” dell’Università della Calabria, e alle prime rivolte studentesche, ai primi moti terroristici, ai primi blitz della polizia, che Pietro Rende giudica come pure “ragazzate” frutto magari di giovani esuberanti e un tantino scapestrati, mentre invece viene fuori prepotente in questo suo racconto il sogno irrealizzato di poter insegnare in questo Campus universitario appena nato sulle colline di Arcavacata, alle dirette dipendenze di un grande maestro come lo era Beniamino Andreatta. Un sogno spezzato però dalla sua elezione alla Camera dei Deputati, ma probabilmente rimasto ancora vivo fino ai giorni nostri.

Dettagli, nomi, location, eventi e avvenimenti, regionali e nazionali, che danno in questo saggio l’immagine reale di un grande partito politico, alimentato da mille passioni, da mille pulsioni sociali, da mille progetti da realizzare, una ideologia forte quanto la speranza che solo gli uomini di chiesa sanno avere, e in questo saggio troviamo un’attenzione speciale verso la Chiesa calabrese, che in realtà della DC è stata per lunghi anni anche la “schiava più fedele”. Perché non dirlo? Un saggio coraggioso questo che Attilio Sabato sforna in questi giorni, e che riapre in Calabria il dibattito sulla politica, sul ruolo della classe dirigente, e sulla tradizione che legava l’anima popolare ai partiti di un tempo. Pietro Rende lo confessa apertamente, i partiti di un tempo non ci sono più, e al loro posto hanno preso il sopravvento altre logiche e altre dinamiche, e mentre un tempo i cittadini conoscevano bene i nomi dei candidati da votare al Senato o al Parlamento, oggi invece nessuno conosce più i nomi degli eletti. Una involuzione bestiale, il fallimento e la negazione di un romanzo meraviglioso che per molti di noi ha accompagnato la nostra vita personale e professionale.

Vi invito a leggere prima di tutto l’indice di questo saggio, è un indice strano, assolutamente atipico rispetto a quello a cui ogni lettori è ormai abituato, ma qui l’indice anziché citare i capitoli trattati cita le domande chiave che il cronista rivolge al vecchio “animale politico”, e questo aiuta ancora meglio il lettore nella ricerca dei tempi e dei soggetti che più predilige o preferisce.

Molti protagonisti della vera storia della Balena Bianca in Calabria non si ritroveranno in questo saggio edito da Pellegrini Editore, non sono neanche stati citati, o se ne parla a mala pena -anche questo va detto, e me ne scuso con gli autori- ma forse perché Pietro Rende li ha conosciuti poco, o ha preferito non parlarne, o ha scelto di proposito di sorvolare, e forse questo è il vero grande limite di questo suo racconto, perché chi ha vissuto quegli anni non poteva non conoscere il peso politico debordante e totalizzante che aveva allora Carmelo Puja e la sua corrente, che a Cosenza era Franco Pietramala, e nella locride la famiglia Laganà, e a Vibo Tony Murmura, a Catanzaro Ernesto Pucci e Mario Tassone, e a Reggio Calabria Franco Quattrone, e sullo Jonio Peppino Aloise, e sul tirreno cosentino Franco Covello, per non dimenticare il ruolo di Dario Antoniozzi Guglielmo Nucci e Pasquale Perugini a Cosenza, Vito Napoli che non aveva collocazione geografica perché appena arrivato da Torino. Per non parlare della guerra fredda e spietata tra Riccardo Misasi e Carmelo Puija in una certa fase del loro rapporto di potere. Pietro Rende cita con ammirazione e sentimento per esempio Peppino Reale, deputato di Reggio Calabria che in realtà contava molto poco, ma che era legato a lui da vincoli di grande affetto personale, e questo conferma che il racconto che Pietro Rende fa ad Attilio Sabato serve soprattutto al vecchio parlamentare per ricordare a se stesso forse gli amici più cari che con lui avevano condiviso battaglie ideologiche di prima piano e di prima grandezza. 

Ma forse è più giusto così, perché c’è un tempo per le guerre e un tempo per la riconciliazione, e questo racconto va letto anche in questa chiave. (pn)

NEL VENTRE DELLA BALENA
di Attilio Sabato
Luigi Pellegrini Editore, 2023