Siclari (FI): Felice per lo sblocco del turnover, si potrà assumere

Il sen. Marco Siclari (FI) si è dichiarato felice per lo sblocco del turnover modificato nel decreto Sanità Calabria. «Sono soddisfatto – ha dichiarato – che sia stato approvato lo sblocco delle assunzioni perché questo vuol dire che tutte le battaglie portate avanti fino a oggi insieme al mio partito non sono state vane. È un risultato importante ottenuto dopo mesi di continue denunce che hanno portato il Governo a dover necessariamente affrontare di petto l’emergenza sanitaria in Calabria. Questo è un passo che conferma che la buona politica esiste e che anche dai banchi di opposizione si può fare e tanto».
«Per convincere il Governo dell’emergenza sanitaria in Calabria – ha detto il sen. Siclari – ho prodotto, a nome del partito che rappresento in Commissione Salute e a nome di tutti i miei cittadini calabresi: 92 comunicati stampa, 20 interrogazioni (le ultime 2 depositate oggi), 11 interventi in aula, e continue audizioni in Commissione Salute (dove sono il Capogruppo) dove abbiamo portato sia Scura sia Oliverio sia il Ministro Grillo, sia il sottosegretario Coletto. Sono soddisfatto per adesso. Sono orgoglioso di aver aiutato i calabresi insistendo sul nostro diritto alla salute. Dopo 10 anni finalmente si sblocca il turnover. Sono il calabrese più felice al mondo. Adesso dalla commissione vigilerò affinché vengano fatti i concorsi». (rp)

Bruno Bossio (PD): Decreto Sanità Calabria, sbloccato il Turn Over

Sul Decreto Sanità Calabria, la deputata pd Enza Bruno Bossio comunica in una nota il via libera dello sblocco del turn over per le nuove assunzioni. «Alla Camera – afferma l’on. bruno Bossio –  ci siamo battuti per la bocciatura del “decreto sanità” che il Governo nazionale ha emanato per estendere i poteri straordinari e sostitutivi della gestione commissariale del servizio sanitario calabrese. Una cura che aggrava la malattia della sanità calabrese determinata da 10 anni di commissariamento. Un decreto che la Camera avrebbe dovuto dichiarare  incostituzionale. Per quanto ci riguarda, nonostante le forze della maggioranza di governo hanno inteso andare avanti con la consapevolezza di operare una pesante forzatura istituzionale, non abbiamo scelto la via dell’Aventino ma abbiamo presentato una molteplicità di emendamenti per tentare di orientare quanto più possibile la finalità del provvedimento verso il rispetto e la garanzia del diritto alla cura della salute del cittadino e sottrarla alla bramosia di potere del movimento 5stelle».

L’on. Bruno Bossio prosegue: «In coerenza con quanto richiesto dal presidente Mario Oliverio, in sede di audizione in commissione parlamentare , ci siamo battuti fortemente innanzitutto per sopprimere il comma che prevedeva il blocco del turn over generalizzato. È di notevole importanza il fatto che almeno su questo punto come forze di opposizione parlamentare abbiamo ottenuto il via libera dello sblocco del turnover per le regioni in piano di rientro al fine di garantire gli standards di sicurezza delle prestazioni sanitarie e la erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Naturalmente il risultato positivo su questa problematica non ci  fa cambiare idea su questo decreto monstre. Continueremo, pertanto, a svolgere la nostra opposizione in ogni sede istituzionale preposta». (rp)

Carè (PD): Riformare la legge degli aiuti per gli studenti italiani all’estero

Il deputato democrat Nicola Carè ha presentato un progetto di riforma della legge 264/99 che regola gli aiuti per gli studenti italiani all’estero.

«Sempre più studenti italiani – afferma il deputato eletto nella circoscrizione estera Africa, Asia, Oceania, Antartide) – decidono di affidare parte della loro preparazione accademica ad esperienze oltre confine:  il 14% dei ragazzi compresi tra i 15 e i 29 anni,  il 30% degli universitari. Il programma Erasmus costituisce solo  parte di questo processo: circa  20 mila iscritti nei nostri Atenei partecipano ogni anno a questa opportunità dall’ampio respiro europeo. La richiesta di inserimento nel progetto è aumentata considerevolmente in meno di un ventennio, per l’attrattiva di una preparazione culturale dal respiro internazionale, per questo più completa e valida».

«Parallelamente, le Università italiane continuano a conquistare  studenti stranieri  per l’indiscutibile ricchezza culturale del Paese attraverso architettura, design, innovazione, con eccellenze indiscusse nel settore della ricerca scientifica e tecnologica. L’Italia detiene un record indiscusso nel campo delle pubblicazioni accademiche e delle riviste di ricerca in Europa: un primato irrangiungibile nel settore medico,  delle scienze naturali, delle  scoperte farmacologiche e matematiche. Sono, pertanto, in solido aumento i tanti studiosi e universitari residenti all’estero che desiderano acquisire un titolo o un post-diploma nei nostri Istituti: tra questi spiccano i nostri concittadini di seconda e terza generazione  che, non dimenticando le proprie origini, desiderano rafforzare la loro identità culturale. Tuttavia l’accesso a specializzazioni  e studi, potrebbe essere frequentemente pregiudicato  a causa dell’esistenza del ‘numero chiuso’ in alcuni settori: posti limitati che priverebbero, di fatto, tanti connazionali all’estero dell’opportunità di usufruire di determinati corsi. È pertanto indispensabile intervenire sulla quota loro  destinata, incrementandola: operare  direttamente sulla legge n. 264 del 1999 che regola  l’accesso ai corsi universitari italiani, modificandone  il secondo comma dell’articolo 4».

«Questa mia proposta di riforma di legge – conclude l’on. Carè – scaturisce dall’impegno verso la nostra vasta comunità oltre confine: inserimento agevolato  a  facoltà di laurea e specializzazioni con una riserva di posti a loro dedicata del 7 per cento. Questa doverosa e necessaria modifica sulla quota riguardante i posti disponibili a concorso è il risultato del coro di voci degli italiani ovunque residenti: una richiesta di considerazione  e cura. Una opportuna rettifica sulla  legge,  totalmente esente da costi aggiuntivi per il bilancio statale: importante dimostrazione e simbolo di protezione e attenzione. Un piccolo eppur grande gesto di riconoscenza verso chi costantemente promuove e diffonde eccellenze e Made in Italy nel mondo». (rp)

Marco Siclari (FI): approvato emendamento per l’assistenza sanitaria

«Un primo passo è stato fatto. Alla Camera è stato approvato uno degli emendamenti targati Forza Italia che abbiamo illustrato ieri in conferenza stampa al Senato e che i colleghi della Camera hanno sottoscritto e presentato». Lo annuncia il senatore Marco Siclari (FI), capogruppo in commissione Igiene e Sanità del Senato che ieri ha presentato insieme alla presidente Anna Maria Bernini gli emendamenti al Decreto Calabria.

«Abbiamo ottenuto un primo risultato non indifferente con l’approvazione dell’emendamento  che prevede di aggiungere al comma 1  le parole ‘nonché dei livelli essenziali di assistenza’. Poche parole ma fondamentali se si considera che il decreto pensato dal Governo non considera minimamente gli aspetti di emergenza del servizio di assistenza sanitaria. Con questa approvazione il Dl Calabria, oltre ad occuparsi degli aspetti relativi al piano di rientro, adesso si occupa anche del rispetto dei livelli essenziali di assistenza da parte dei direttori e commissari. Adesso attendiamo l’approvazione dell’emendamento che prevede lo sblocco delle assunzioni in Calabria altrimenti permarrà l’emergenza. Ringrazio i colleghi della Camera Santelli, Occhiuto, Tripodi, D’Ettore, Mugnai e Versace», ha concluso il senatore azzurro. (rp)

Furgiuele (Lega): In arrivo un grande piano di investimenti per Unical

L’on. Domenico Furgiuele, unico deputato calabrese delle Lega, ha annunciato l’arrivo di un grande piano di investimenti Inaf per L’università di Cosenza grazie ai quali si avranno 25 ricercatori e 5 assistenti in più nell’organico. «Investire in ricerca e innovazione, del resto, è una priorità del Ministro Bussetti e del Miur» – ha detto Furgiuele. – «Sono dunque in arrivo 2 milioni di euro aggiuntivi agli stanziamenti triennali per i laboratori, il potenziamento del Dipartimento di Informatica e borse di studio per Dottorati di ricerca in Intelligenza Artificiale che porterà Cosenza ad essere una eccellenza italiana nel panorama internazionale. Diventare una eccellenza internazionale vuol dire anche puntare su investimenti che riguardano le infrastrutture. È infatti previsto un piano di rilancio che ha al centro dell’attenzione lo studentato con lo scopo precipuo di attirare studenti da fuori regione e dall’estero».
«I 120 milioni previsti per i prossimi 5 anni dal Miur, che fanno parte di un piano di interventi infrastrutturali di ben 400 milioni di euro, da destinare alle università che hanno presentato progetti di edilizia, sono utilizzabili da subito. A questi si aggiungeranno 1,2 miliardi, risparmiati in questi anni, che la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), è disponibile a mettere in campo» – ha proseguito l’on. Furgiuele – «Opportunità di sviluppo sono previste anche per il Campus scientifico tecnologico dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria con il completamento del campus con oltre 300 alloggi ed il potenziamento del Dipartimento di Agraria con inserimento dello stesso in una Federazione che porterà le imprese ad investire sul territorio». (rp)

Melicchio (M5S): 23 milioni destinati per la crescita ai comuni calabresi

«È stato firmato oggi il decreto ministeriale che assegna più di 23 milioni di euro ai Comuni della Calabria. Sono le risorse previste dalla ‘norma Fraccaro’, soldi che potranno essere subito spesi per lo sviluppo sostenibile della nostra regione»:  lo annuncia Alessandro Melicchio, deputato calabrese del M5S, sui fondi che il Ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio assegnerà agli enti locali per la crescita sostenibile.

«Grazie al ministro Fraccaro che ha lavorato a questa norma e al ministro Lezzi per l’impegno sulle risorse, verranno stanziate queste somme a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione, con le quali si potranno realizzare interventi per l’efficientamento degli edifici, il risparmio energetico dell’illuminazione pubblica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili, per la mobilità sostenibile, la messa in sicurezza del patrimonio comunale e per il superamento delle barriere architettoniche. – spiega Melicchio – Gli stanziamenti sono differenziati tra i comuni per fasce di popolazione e si va dai 210mila euro per Reggio Calabria, che supera i 100mila abitanti, ai 170mila di Catanzaro, Cosenza e Crotone e gli altri comuni che superano i 50mila abitanti, ai 130mila di Vibo Valentia e agli altri con più di 20mila residenti, fino ai 90mila per i comuni sotto i 20mila abitanti, ai 70mila sotto i 10mila e 50mila per i comuni sotto i 5mila abitanti. In totale andranno 4 milioni e 380mila euro per la provincia di Catanzaro, 8 milioni 680mila per quella di Cosenza, 5 milioni e 730 per la città metropolitana di Reggio Calabria, 2 milioni e 700mila euro per la provincia di Vibo Valentia e 1 milione 690 per quella di Crotone».

Il parlamentare 5 stelle chiarisce anche le finalità di questi finanziamenti: «Questo Governo aveva già inserito nella legge di Bilancio 20 milioni ai piccoli Comuni calabresi per opere di messa in sicurezza e altri 12 milioni di euro erano andati alle province della nostra regione per le scuole e le strade. Investiamo in opere utili ai cittadini – conclude Melicchio –  al contrario dei Governi precedenti che hanno messo in ginocchio i nostri Comuni con le politiche di tagli e austerity. Il Movimento 5 Stelle sta dimostrando che è possibile dare nuove risorse ai territori per realizzare opere diffuse e sostenibili che rimetteranno in moto la crescita e stimoleranno l’economia, migliorando, al contempo, la qualità della vita dei cittadini». (rp)

Siclari (FI): Le proposte per modificare (o annullare) il Decreto Sanità Calabria

Promossa dal sen. Marco Siclari (FI), si è svolta oggi a Roma nella Sala Nassirya del Senato una conferenza stampa per illustrare gli emendamenti proposti per la modifica del Decreto Sanità Calabria, attualmente in discussione alla Camera. All’incontro, presieduto dal capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini, hanno partecipato l’on. Francesco Cannizzaro, e i membri della Commissione Sanità al Senato Paola Binetti, Laura Stabile e Maria Rizzotti, Era presente anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma.

Il sen. Siclari, introdotto dalla sen. Bernini, ha ribadito che dal primo giorno di insediamento del governo (5 giugno 2018) ha insistito sulla necessità di provvedere urgentemente a risolvere i gravissimi problemi della sanità in Calabria. Una miriade di comunicati stampa, decine di interventi, mozioni, interpellanze e appelli lasciati cadere nel vuoto. E ora – ha evidenziato il giovane senatore azzurro – ci troviamo con un Decreto che alla Calabria non offre nulla. «Il decreto salute Calabria – ha detto Marco Siclari – per come elaborato dalla Grillo impedisce l’assunzione di medici e infermieri. Questo decreto, dunque, blocca la sanità perché al suo interno si legge che vengono bloccate le assunzioni. Mancano già 1410 medici e 2800 infermieri e questa non può che essere la causa dell’emergenza che viviamo in Calabria. Questo non farà altro che far piombare ancora più in basso l’assistenza sanitaria perché continueranno i pensionamenti degli operatori sanitari che non saranno mai sostituiti. Così i medici che rimarranno in servizio si ritroveranno a dover affrontare una mole di lavoro superiore a quella che sono costretti a portare avanti oggi. Lavorare sotto organico porterà a un peggioramento costante e non possiamo permetterlo».

«Il decreto-legge, in discussione alla Camera – ha detto il sen. Siclari – vuole introdurre “un regime speciale per la gestione commissariale della regione Calabria”. Stiamo parlando di un decreto legge, che, invece che prendere atto del fallimento del commissariamento e conseguentemente abolirlo ovvero creare un iter per l’uscita della regione Calabria dalla gestione commissariale, preferisce, pur prendendo atto del fallimento dello strumento commissariale, insistere nel voler confermare lo strumento, nonostante i danni creati. Ed infatti nella relazione alla proposta di legge, il Governo scrive candidamente che manca la continuità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie afferenti ai livelli essenziali di assistenza e che i limiti di spesa per le assunzioni di personale nell’ambito del Servizio sanitario nazionale hanno determinato il blocco del turn over e, quindi, la carenza del personale.

«Anzitutto, permetteteci di dirlo a voce alta e con soddisfazione il Governo, che fino a qualche mese addietro, negava l’emergenza sanitaria in Calabria, nonostante le decine di comunicati stampa, di interrogazioni ed interpellanze che ho dovuto, anche a nome del Gruppo Forza Italia – Berlusconi Presidente e soprattutto del gruppo in commissione Igiene e Sanità al Senato, indirizzare ad un Governo ed ad un Ministro “sordi” alla tematica della salute dei calabresi, ebbene questo Governo e il Ministro Grillo, che ha detto, in Commissione al Senato, che mancavano le fondamenta per discutere della fine del commissariamento sanitario in Calabria, hanno dovuto cedere: questo decreto segna la fine del Commissariamento sanitario calabrese, come lo conosciamo, decretandone il totale fallimento, sia in termini economico-finanziari che in termini di assistenza sanitaria.

«Ovviamente la cura che questo Governo indica e cioè quella di un super-commissariamento ovvero del commissariamento del commissariamento non è adeguata ed anzi appare dannosa e produrrà, se non corretta, danni peggiori del male. Purtroppo la comunicazione con questo Governo e soprattutto con le espressioni dei cinquestelle in seno al Consiglio dei Ministri, è ridotta a zero, annullata, insomma inutile.

«Sono dovute arrivare  “Le Iene” per costringere il Governo a correre ai ripari, con tanto di pompa magna ed urgenza, addirittura con la convocazione del Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria. Per questo Governo il Parlamento conta meno della stampa e soprattutto della televisione dei social: se il Sen. Siclari o un altro parlamentare segnalano un problema, un’emergenza, allora non meritano neanche risposta oppure meritano risposte secche, che non lasciano adito a dubbi, né apertura al dialogo, al confronto ed alla dialettica, necessaria al miglioramento dei provvedimenti normativi.

«Questo Governo e la maggioranza che lo sostiene – ha detto ancora Siclari –  non vogliono in alcun modo che la democrazia si esplichi e trionfi: abbiamo ancora tutti negli occhi l’imposizione della fiducia al Senato per l’approvazione della legge di bilancio; un vero e proprio atto illegittimo, contrario alla separazione dei poteri che ha impedito al Parlamento di discutere il maxi-emendamento, approvato senza che la stessa maggioranza ne conoscesse il contenuto. Oggi finalmente avete capito che la sanità non è un settore meramente economico che può essere gestito con tecnici, ingegnere ed economisti, ma si tratta anzitutto di un bene e di un diritto fondamentale, ossia la salute, riconosciuto come fondamentale dall’art. 32 della Costituzione e come tale deve essere trattato, evitando gli sprechi, risanando i conti ed i bilanci, ma solo dopo aver garantito ad ognuno il diritto ad essere curato e a poter essere guarito.

«Dalla relazione al disegno di legge emerge che “il sistema sanitario della regione Calabria, sottoposto da tempo a un’azione di risanamento attraverso lo strumento dei Piani di rientro e, da alcuni anni, alla gestione commissariale, registra, nonostante i molteplici interventi sostitutivi governativi, una grave situazione di stallo, se non di peggioramento della maggior parte degli indici di misurazione sia delle capacità organizzative/gestionali del servizio sanitario regionale nelle sue diverse articolazioni, sia del corretto utilizzo delle risorse, sia, infine, della qualità dei servizi sanitari resi ai cittadini e nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.

«Quest’oggi vogliamo con forza e coraggio ribadire che lo strumento commissariale, che come tutti gli strumenti non è buono o cattivo, ma serve o meno al raggiungimento di un obiettivo e di uno scopo: la durata ultradecennale del commissariamento con la successione di più organi e persone che hanno incarnato il ruolo, dapprima, il Presidente della Regione Calabria, poi tecnici di nomina governativa, dimostrano, in maniera evidente che per garantire il diritto alla salute e per azzerare il debito sanitario della Regione Calabria, lo strumento commissariale è inadeguato: ad oggi il debito non è stato azzerato, anno per anno il deficit alimenta l’aumento del debito e tutto ciò in presenza del blocco del turn-over che ha determinato ormai la carenza strutturale di personale, dell’aumento della tassazione e dell’imposizione fiscale a carico di cittadini calabresi, insomma, per un verso abbiamo ottenuto il peggioramento dell’assistenza sanitaria calabrese, senza che la qualità dell’assistenza non abbia raggiunto il punteggio LEA di 136, inferiore al minimo legale di 160, in una situazione di abbandono delle strutture sanitarie, di assenza delle apparecchiature e delle strumentazioni salva-vita, di assenza e/o di malfunzionamento delle minime infrastrutture di supporto, come gli ascensori e, per altro verso, abbiamo impoverito i calabresi, oberandoli con un surplus di carico fiscale.

«Il commissariamento è da eliminare, perché avrebbe dovuto raggiungere obiettivi che non ha nemmeno sfiorato: sarebbe stato accettabile un commissariamento che a LEA invariati avesse ridotto il debito, ma così non è stato; oppure un commissariamento che a debito non ridotto avesse migliorato l’assistenza sanitaria calabrese, ma così non è stato. È chiaro che non si tratta di uomini, perché quelli sono cambiati, non si tratta di personale sanitario, perché grazie al blocco del turn-over, è rimasto sostanzialmente invariato: è il tipo di strumento che se non riesce ad incidere nell’immediato (12 o 18 mesi) sulla riduzione del debito e sul livello di assistenza, non è idoneo.

«La storia ultradecennale insegna e dimostra come il commissario non riesce ad incidere perché può entrare in conflitto con la Regione e con i livelli gestionali e sanitari delle aziende sanitarie. Oggi si propone un super commissariamento che dovrebbe in massimo 18 mesi risolvere quello che non è stato risolto in 120 mesi che sono serviti, anzi, per peggiorare la situazione. Ed a questo punto arriva la perla oppure il jolly che questo compagine governativa riesce a mettere in campo ogni qualvolta la situazione è disperata al fine di mascherare la propria incapacità. Per la Calabria il jolly è sempre lo stesso: la ‘ndrangheta. Ed infatti leggiamo nella relazione. La persistenza della situazione di significativa criticità in capo al servizio sanitario della regione Calabria non può, peraltro, prescindere dalla considerazione dei gravi effetti sul sistema salute determinati dalle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore. In particolare, l’analisi di contesto svolta tra il 2014 e il 2015 dall’AGENAS ha messo in luce come la criminalità organizzata abbia concentrato soprattutto nel settore sanitario i propri interessi economici e di espansione, in ragione di fattori quali l’importanza delle dimensioni economiche del settore, la necessità di creare una rete di relazioni con gli operatori sanitari al fine di acquisire posizioni di privilegio (sia nell’erogazione dell’assistenza sanitaria che nella fruizione di «perizie mediche  compiacenti», di informazioni riservate ed altri « accomodamenti»), la necessità di costruire relazioni per l’acquisizione di appalti pubblici, l’esigenza di intessere rapporti nei settori che favoriscono il collegamento con la politica al fine di influenzarne le scelte e la necessità di creare le condizioni per favorire talune strutture, private e private accreditate. Siffatta situazione è riscontrabile in particolare con riferimento ad alcune aziende sanitarie della regione, su tutte quelle di Locri (ex ASL 9) e di Reggio Calabria (ex ASL 11 e ASP 5).A questo riguardo va ricordato che negli scorsi anni, anche a seguito dell’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale nonché dirigente medico dell’ex ASL di Locri, dottor Francesco Fortugno, le indagini avviate nel settore della sanità calabrese avevano portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ai sensi dell’articolo 143, comma 1, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL), delle aziende sanitarie locali di Reggio Calabria e di Locri e alle connesse gestioni commissariali straordinarie. Lo scioglimento per condizionamenti della criminalità organizzata ha riguardato, tuttavia, anche altre realtà aziendali, quale quella dell’azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia (2010), essendosi rilevato come diversi settori della vita dell’ente risentissero pesantemente «di un forte e pervasivo condizionamento della criminalità organizzata vibonese con particolare riguardo per alcuni gruppi mafiosi che, in modo evidente, occupano settori vitali dell’Azienda Sanitaria di Vibo Valentia». Da ultimo, lo scorso 7 marzo il Consiglio dei ministri ha deliberato un nuovo scioglimento degli organi dell’azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria e l’affidamento della gestione a una Commissione straordinaria, in ragione dell’esito dell’accesso antimafia eseguito nei mesi precedenti. A tale specifico riguardo va peraltro considerato che – come evidenziato chiaramente dalla stessa relazione del prefetto di Reggio Calabria dell’11 dicembre 2018, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.  78 del 2 aprile 2019 – sussiste una stretta compenetrazione tra le gravissime criticità emerse nell’ambito delle attività di prevenzione antimafia – dalla quale è scaturito il rimedio, di per sé straordinario, dello scioglimento della più grande azienda sanitaria regionale – e la diffusa condizione di «caos amministrativo e gestionale», pure rilevata nella citata attività di accesso.  Continuando si legge «le criticità del predetto ufficio, note da anni, non siano state mai seriamente affrontate dai respon- sabili che si sono succeduti alla guida del- l’ASP. In effetti con nomina nel tempo di Commissari ad acta non si è provveduto alle sistemazioni contabili cui si sarebbe dovuto attendere causando, di fatto, l’im- possibilità per l’Azienda di approvare i bilanci già a decorrere dall’esercizio”.

«A questo punto la retorica prende nettamente il posto di ogni altra considerazione. Intanto a livello giuridico non ci sono i presupposti per l’adozione di decreto legge che non sia determinato da motivi di necessità e di urgenza: appare evidente, infatti, come di fronte all’emergenza sanitaria calabrese, l’unica possibilità di utilizzare lo strumento della decretazione d’urgenza sarebbe stata quella di eliminare la gestione commissariale, come abbiamo proposto e proporremo, ma sicuramente non quella di rafforzare la gestione commissariale, sul presupposto che non ha funzionato per le infiltrazioni malavitose ovvero e comunque per eventi risalenti nel tempo (assassinio di Fortugno) oppure e comunque per criticità già note come la mancata approvazioni dei bilanci nelle ASP calabresi. Alla retorica si somma retorica quando si legge che “invero, va affermato senza tema di smentita che in ordine alla descritta situazione, nonostante i ripetuti provvedimenti sanzionatori e le consequenziali gestioni straordinarie e malgrado l’alternarsi di governi regionali di diverso colore politico, le aziende sanitarie della regione Calabria permangano, più o meno tutte, in uno stato di caos gestionale e amministrativo. Deve peraltro essere segnalato che ad ostacolare il raggiungimento della «normalità» amministrativa della sanità calabrese hanno concorso, altresì, le note divergenze emerse tra i vertici politici regionali e la struttura commissariale. La dicotomia tra la struttura commissariale – quando non diretta emanazione della regione – ed i vertici politici della regione stessa si è manifestata con palese evidenza in frequenti attacchi ed esternazioni, oltre che in continue reciproche accuse di trascurare l’interesse della salute  dei cittadini, facilmente rinvenibili nelle copiosissime fonti di stampa, oltre che negli atti di sindacato ispettivo parlamentare. Estremamente significativi, a tal riguardo, risultano gli elementi forniti dal Commissario ad acta pro tempore nell’audizione del 19 settembre 2018 dinanzi alla Commissione 12a del Senato; dalla relazione resa in tale occasione è emersa, in particolare, per ciò che qui rileva, anche e soprattutto la mancanza di sinergia tra la struttura commissariale ed i vertici regionali, con conseguente proposizione di osta- coli di varia natura, ma comunque tali da contribuire all’inadeguatezza sia dell’efficienza dell’azione commissariale che di quella amministrativa regionale. Esattamente in quest’ottica ostruzionistica è stato riferito, nel corso dell’audizione, anche del depotenziamento del Dipartimento Tutela della salute della regione Calabria, nel quale continuerebbero a man- care i dirigenti responsabili di settori vitali quali la rete ospedaliera, le autorizzazioni e l’accreditamento, l’emergenza-urgenza, i LEA, il bilancio, gli affari generali, la rete informatica, il personale e l’ufficio delle convenzioni. Di converso, la struttura commissariale è stata spesso pubblicamente accusata di operare in piena solitudine anche sui provvedimenti più significativi, come nel caso delle assunzioni e della definizione dei budget per la sanità accreditata, per la stesura dei quali non sarebbero stati coinvolti, né tanto meno consultati, i competenti organi regionali. Tale quadro conflittuale – di cui  si  è  dato sinteticamente conto – risulta, peraltro, tanto più grave e significativo laddove   si consideri che esso è emerso  anche  in  sede parlamentare – oltre che diffusa-  mente rilevato sui media – da parte del- l’organo commissariale nominato nel corso della passata legislatura, e, dunque, in un momento in cui non è dato supporre  che  tale quadro potesse, anche solo in parte, essere condizionato, in ipotesi,  da  alterità di appartenenza politica. In siffatto contesto, la situazione di disavanzo prima del conferimento delle obbligatorie risorse fiscali regionali fino alla concorrenza del risultato di gestione stesso ha contribuito a rendere ancor più difficoltoso ogni tentativo di riassetto del sistema e di pianificazione delle relative spese; un ostacolo peraltro aggravato dall’ingente spesa della sanità privata, componente non sempre rispettosa della programmazione definita dalla struttura commissariale molto attiva sul versante del contenzioso”.

«Ma allora – ha detto Siclari – perché non restituire la funzione commissariale al Presidente della Regione Calabria, che durante la precedente legislatura era comunque riuscita ad abbattere il debito? E comunque se il commissario Scura, stando alla relazione, è stato vittima del conflitto con la Regione e della compagna mediatica e parlamentare, leggesi Sen. Siclari, perché non confermarlo ed invece procedere alla sua sostituzione?

«La relazione sconfina nell’ovvio quando parla dell’emigrazione sanitaria, fenomeno che, purtroppo, attanaglia la Calabria da molti decenni. Il saldo della mobilità, in  Calabria,  ha da sempre avuto un andamento fortemente negativo. Nel 2017 è stato pari a oltre – 293 mln di euro, che impattano negativamente su tutti i residenti: infatti, dividendo tale saldo per il numero degli abitanti, la Sezione ha calcolato che nel 2017, per ogni cittadino calabrese, il fenomeno della mobilità ha avuto un costo di € 150 euro. È il valore pro capite peggiore d’Italia, e,  in  base ai dati provvisori disponibili, è desti- nato ad aumentare fino a 163 euro  nel  2018, quando il saldo da mobilità dovrebbe essere pari a oltre – 319 mln di euro. Perché non utilizzare questi soldi per costruire una sanità efficiente in Calabria? Ma la relazione è foriera di molti dati nuovi oppure finalmente accettati dal governo: ad esempio risulta che al 31 marzo 2018 rimanevano in Gestione sanitaria accertata (GSA) 142,8 milioni di euro di risorse non trasferite agli enti del SSR. L’immotivata trattenuta da parte della GSA di ingenti somme, di cui una parte rilevante costituita da finanziamento indistinto e risorse fiscali, limita, infatti, il trasferimento di liquidità agli enti del SSR, aggravando la circostanza per la quale questi ultimi presentano su scala nazionale i maggiori ritardi nei tempi di  pagamento  dei fornitori. Ma di tutto ciò che la relazione dettaglia lo Stato ed il Governo non si è mai accorto? E perché di tali inadempienze dovrebbe rispondere il cittadino calabrese? E giusto che i calabresi siano costretti a subire una sanità inefficiente, tasse più alte per pagare un debito prodotto per colpa della cattiva politica regionale e statale e per cola di commissari incapaci che mai verranno chiamati a rispondere di errori gestionali e di programmazione?

«Smettiamola con la retorica dell’infiltrazione mafiosa. Siamo il territorio dove l’antimafia lavora meglio e quotidianamente magistrati, prefetti e forze dell’ordine sono impegnate non solo per la repressione dei reati, ma lavorano fattivamente per prevenire ogni sorta di condizionamento delinquenziale, quindi perché non scindere i piani e lasciare alla giustizia di fare il suo corso, approntando al meglio le funzioni amministrative e gestionali della sanità calabrese? Dire che la sanità debba essere commissariata fino a quando c’è la ‘ndrangheta è come sostenere che le donne non debbano indossare le minigonne fino a quando esiste il fenomeno del femminicidio! Con l’apparato di emendamenti che abbiamo predisposto e che con un gran lavoro di squadra, per il quale ringrazio la Sen. Anna Maria Bernini, Presidente del Gruppo Forza Italia al Senato della Repubblica e l’On. Maria Stella Gelmini, Capogruppo alla Camera dei Deputati, presenteremo in sede di conversione del decreto quale battaglia di civiltà giuridica e di solidarietà umana nei confronti dei calabresi che non possono essere discriminati per il sol fatto di vivere e risiedere in Calabria: la malattia può colpire tutti noi e dobbiamo garantire che a ciascun italiano sia prestata la stessa soglia minima ed adeguata di assistenza a qualunque latitudine abiti. In Calabria se ti ammali, come ho dovuto dire molto spesso in Senato, se ti ammali o hai soldi ed una famiglia per poter emigrare  e curarti oppure muori. Non è degno di un Stato civile accettare questo stato di cose. In sintesi e prima di illustrare analiticamente gli emendamenti predisposti, chiariamo che ci siamo mossi su di un duplice versante: in primo luogo quello di rivoluzionare il decreto Calabria al fine di farlo diventare il decreto Salva Calabria, in secondo luogo quello di migliorarne al massimo il contenuto normativo del disegno di legge, trasformandolo da atto finalizzato al solo rispetto del piano di rientro sanitario a norma eccezionale per apprestare un’assistenza sanitaria dignitosa e decente ad ogni cittadino calabrese».

Di grande impatto anche le dichiarazioni del deputato azzurro Francesco Cannizzaro (vedi il video) che ha messo in evidenza la generosa disponibilità di fornitori e di presidi sanitari privati a garantire prestazioni sanitarie e prodotti farmaceutici pagati con ritardo di anni dalle strututre pubbliche. (rp)

 

Bruno Bossio (PD): Bocciato dal Governo l’emendamento “Tampon Tax”

La deputata pd Enza Bruno Bossio stigmatizza la bocciatura del provvedimento a favore delle donne che prevedeva l’abbattimento delle tasse sui prodotti intimi. «È stato bocciato – ha dichiarato la deputata – l’emendamento Pd che proponeva di abbassare l’Iva al 5% per i prodotti igienici femminili da coloro che si professano custodi dei diritti e fautori del cambiamento. Oggi i 5stelle hanno perso l’ennesima occasione per dimostrarsi autentici e non virtuali difensori delle pari opportunità». Enza Bruno Bossio si è così espressa al termine dei lavori a Montecitorio nel corso dei quali oggi – dopo un intenso e serrato dibattito parlamentare – per l’ennesima volta la maggioranza Lega-5stelle ha bocciato la proposta di Pd del taglio Iva sui prodotti d’igiene femminile, di fatto mantenendo una discriminazione nei confronti delle donne.

«Siamo stati a un passo – ha spiegato la parlamentare – da un traguardo di civiltà per le donne italiane, ovvero il taglio dell’Iva – e quindi del costo –  per i prodotti di igiene femminile, che oggi vengono considerati beni di lusso. L’odiosa Tampon Tax – a cui ho dedicato una proposta di legge, presentata nel novembre 2018 – ha trovato uno sbocco nei lavori parlamentari con la presentazione di un apposito emendamento PD approvato anche dalle altre minoranze. Con incredibile sorpresa – aggiunge l’esponente del Pd – a mettere il veto è stato il M5S attraverso la presidente della commissione Finanze accampando scuse alquanto inverosimili.  Dalla discussione di oggi alla Camera, infatti, è emersa una diffusa volontà politica a riportare le donne italiane al passo con l’Europa. Con forza ho chiesto al Governo di accantonare le somme non utilizzate per il reddito di cittadinanza per destinarle a questo importante provvedimento. Il Governo giallo verde ha perso un’altra occasione per stare dalla parte delle donne». (rp)

Decreto Sanità in Calabria: la sen. Granato (M5S) contro il deputato Viscomi (PD)

La senatrice M5S Bianca Laura Granato, in una nota, critica l’organizzazione di un convegno sull’emergenza sanitaria in Calabria, promosso dal deputato pd Antonio Viscomi.  «Mentre è in corso l’esame del decreto Calabria per la conversione in legge e a ridosso delle prossime Europee, – afferma la sen. Granato – il collega parlamentare Antonio Viscomi, esponente del Partito democratico, ha promosso un convegno sulla Sanità in Calabria, cui inusualmente parteciperà da relatore il dirigente generale del dipartimento regionale Tutela della salute, Antonio Belcastro. Prendo atto di questo tentativo di spostare fuori del parlamento il dibattito sulla situazione sanitaria della Calabria».

«Discutere di questioni, specie se di interesse collettivo, è democratico e utile, a patto che non si neghino o nascondano le cause di disservizi e paradossi, nella fattispecie ben individuate dalla commissione ministeriale d’indagine Serra-Riccio nel 2008: diffusa inadeguatezza dei manager, spesso dipendenti dalla politica, interessi della criminalità organizzata e clamorosi errori di gestione, senz’altro noti ai governi regionali che finora si sono succeduti e che non sono immuni da pesanti responsabilità».

«Il deputato del Pd Viscomi – prosegue la senatrice del Movimento 5 Stelle – è stato vicepresidente della giunta regionale della Calabria e pertanto conosce bene la testardaggine del governatore in carica, Mario Oliverio, a proposito della gestione delle Aziende del Servizio sanitario regionale, affidate a dirigenti che in molti casi non hanno raggiunto gli obiettivi previsti e sono stati addirittura premiati e riconfermati. A differenza dell’esecutivo Conte, né i precedenti, guidati da Renzi e Gentiloni, né la giunta Oliverio hanno preso a cuore le sorti della Sanità calabrese. Se avessero agito altrimenti, non saremmo a questo punto».

«Non vorremmo – conclude Granato – che questo convegno si trasformasse in un racconto di parte sui problemi sanitari della Calabria, la cui risoluzione richiede tempo e coraggio e necessita di un punto di partenza, che per noi sta nel cambiamento dei vertici delle Aziende, nello specifico per 20 anni in capo a 16 persone, e in un sistema, quale quello concepito dal governo nazionale, di controlli molto più rigidi sugli appalti del settore». (rp)

La Santelli (FI) contesta il presidente antimafia Morra per l’inchiesta sul sindaco Occhiuto

La Vicepresidente della Commissione Antimafia Jole Santelli (FI) ha convocato una conferenza stampa oggi pomeriggio a Montecitorio per «denunciare fatti gravi relativi al comportamento del presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra (M5s)». All’incontro con i giornalisti hanno partecipato anche i parlamentari  Roberto Occhiuto, vicepresidente vicario del gruppo alla Camera, e Giorgio Mulé, portavoce dei gruppi parlamentari azzurri.

Il fatto contestato al sen. Morra riguarda una intercettazione ambientale riferita al sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, registrata in casa del senatore e consegnata all’autorità giudiziaria di Cosenza. L’on. Santelli ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia e al Ministro per la Pubblica Amministrazione per censurare il comportamento del presidente della Commissione Antimafia sulle modalità di consegna del supporto magnetico contenente la registrazione, messe in atto in modo da far ricadere l’eventuale procedimento penale ad uno specifico magistrato di turno. «Appare evidente l’uso strumentale – sostiene l’on. Santelli – di una Commissione Parlamentare, in più importante come l’Antimafia, e di pezzi dello Stato per il perseguimento di interessi politici». (rp)

Il video della conferenza stampa:

https://webtv.camera.it/evento/14383