Cannizzaro (FI): Reggio, il Governo promesso l’impegno contro il dissesto

Per evitare il dissesto del Comune di Reggio Calabria, l’on. Francesco Cannizzaro ha incontrato a Montecitorio il viceministro dell’Economia Laura Castelli per impegnare il Governo in iniziative che riguardano tutte le città che, come reggio, hanno il problema del rientro del debito, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la rateizzazione trentennale.

«L’interesse della città – ha detto l’on. Cannizzaro – viene prima di ogni altra cosa e di sicuro non ha bisogno di casacche politiche o vicende dettate dai partiti di appartenenza.  Intendo privilegiare i fatti e le soluzioni concrete, in grado di poter incidere sul futuro dei reggini e delle proprie famiglie. Non ho perso tempo e come annunciato nei giorni scorsi, dietro mia formale richiesta, si è tenuto ieri un tavolo di confronto tecnico nell’aula del Governo presso la Camera dei Deputati per affrontare, l’eventualità, da scongiurare, che per il comune di Reggio Calabria possa essere dichiarato il dissesto. Una riunione presieduta dal Vice Ministro dell’Economia e Finanze on. Laura Castelli che ha dimostrato grande sensibilità e piena disponibilità verso la problematica, e dalla quale ho rivolto un personale e sentito ringraziamento. Presente all’incontro anche il collega on. Maurizio D’Ettore, con il quale, nella nostra qualità di componenti la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, abbiamo potuto offrire un contributo maggiore al confronto con il Governo. Dopo aver relazionato sulle condizioni in cui versa il territorio reggino ed aver illustrato le criticità di una crisi economica imprenditoriale che pone in grande sofferenza l’intera economia della Città Metropolitana, il Vice Ministro Castelli, ha manifestato subito grande attenzione, accogliendo pienamente la richiesta d’intervento a favore di Reggio Calabria e ponendo subito le basi per una serie di azioni concrete».

«In quella sede – ha concluso il deputato azzurro – il Vice Ministro ha voluto ulteriormente precisare che è in corso una interlocuzione con tutte le Autorità competenti per conoscere la portata applicativa delle recenti decisioni delle Sezioni di Controllo della Corte dei Conti. Inoltre, il Vice Ministro Laura Castelli, ha ritenuto, con mia grande soddisfazione, di poter assicurare che saranno poste in essere tutte le iniziative, da parte del Governo, per evitare il dissesto di comuni proprio come quello di Reggio Calabria. Una precisazione da me auspicata ma che il Vice Ministro ha voluto che fosse ben chiara, a dimostrazione di una fermezza  di intenzioni rese nell’interesse unico dei nostri territori. Di questo sono particolarmente grato al Vice Ministro Laura Castelli che con il Suo chiaro impegno preso a favore della città di Reggio Calabria, affinché lo spettro del dissesto sia scongiurato, ha dimostrato una sensibilità ed una disponibilità che va al di là degli steccati posti dall’appartenenza politica. Nei prossimi giorni conosceremo esattamente il quadro generale stabilito dal Ministero dell’Economia e Finanze affinchè possano finalmente trovarsi soluzioni, per una città e i suoi abitanti che già tanto hanno dovuto pagare.

Nella foto di copertina: l’on. D’Ettore, la viceministro Castelli e l’on. Cannizzaro.

Cannizzaro (FI): Accorata lettera ai reggini, il dissesto va comunque evitato

Sulla grave situazione amministrativa del Comune di Reggio, dopo l’annullamento del piano di rientro del debito e il rischio di dissesto, l’on. Francesco Cannizzaro (Forza Italia) ha inviato un’accorata lettera ai reggini, evidenziando quali sono – a suo avviso – le ragioni della crisi e come se ne può venir fuori. Di certo è che tutti i parlamentari calabresi dovrebbero prendere a cuore l’esigenza di trovare soluzioni per bloccare l’inevitabile dichiarazione di dissesto del COmune di Reggio.

« Cari reggini – scrive l’on.Cannizzaro – ritengo che l’amore per la città debba venire sempre prima di ogni cosa e l’interesse per il suo futuro  sia la priorità da perseguire con caparbia volontà  e sempre a dispetto di tutto e di tutti. La vicenda del paventato dissesto del nostro comune e l’appello del sindaco ad un senso comune di responsabilità civica rivolto a tutte le forze politiche, potrebbe apparire anche come una buona notizia se fosse rivolto senza la presunzione di innocenza sul suo operato e quello della sua squadra amministrativa. Non si può chiedere un sostegno senza un profondo ed onesto mea culpa, che ristabilisca con ordine responsabilità oggettive e verità storiche. Ho pensato molto prima di scrivere a tutti voi, cercando in me solo la parte razionale e tralasciando quella emotiva che, credetemi sulla parola, direbbe ben altro. Si, cari amici, perché se a Catania si è dichiarato il dissesto con un debito mostruoso di un miliardo e seicento milioni di euro, perché a Reggio Calabria dovremmo arrenderci davanti ad un negativo di poco inferiore ai duecentocinquanta milioni, ove fosse supportato chiaramente da un’azione amministrativa tesa ed efficace verso un riequilibrio finanziario che è iniziato ben 9 anni addietro? Questa è la retorica domanda che tutti noi dovremmo fare e pretendere da chi chiede oggi di unire le forze in una reale operazione trasparenza su cifre, tempi e decisioni. Ho parlato di responsabilità perché oggi è necessario ammettere che la scelta politica di commissariare la città di Reggio Calabria, perché ricordo a noi stessi che sciogliere un comune è una scelta politica, fu incoraggiata ed infine presa dal Governo Monti che così facendo interruppe l’opera di riequilibrio del sindaco Demetrio Arena e diede il via ad uno dei periodi più brutti della nostra storia cittadina. Chi festeggiò in quei giorni oggi chiede un gesto di responsabilità, come se il suo gesto all’epoca non fu uno schiaffo al futuro dei cittadini, ma un incosciente benvenuto ad una stagione tragica che gli avrebbe consentito di poter finalmente governare un territorio che aveva conosciuto con il cdx  ben altri splendori e raggiunto traguardi inimmaginabili. E qui arriviamo alle verità storiche che, cari reggini, ormai appaiono agli occhi di tutti noi in tutta la loro chiarezza.

«La vergognosa sentenza politica contro un’intera classe dirigente di quella straordinaria stagione, è stata chiaramente strumentalizzata ed utilizzata per vincere le elezioni amministrative che avrebbero dovuto portare una “svolta”  a Reggio Calabria, e da quel momento iniziò un’operazione di demonizzazione di tutte le opere realizzate, in fase di realizzazione o, peggio ancora, in fase avanzata di progettazione, vedi Water Front. Un odio viscerale nel tentativo vano di cancellare dalla memoria di tutti voi la grandezza che Reggio Calabria  aveva raggiunto, proponendosi come modello di vita e benessere sociale in Italia e in Europa. Così facendo si è perso di vista l’obiettivo amministrativo, il futuro della Città, il suo interesse, palesando continue menzogne per nascondere negligenze ed acclamate incapacità. Molti di voi ancora oggi si chiedono perché il sindaco non parli chiaramente con documenti alla mano e riferimenti precisi, invece di affidarsi a proclami ed alle solite storielle sul passato  che ormai risalgono a dieci anni fa! Ma oggi c’è la nostra città in ballo, e gli stessi protagonisti della sinistra che dicevano che commissariare Reggio era per il nostro bene, quando si trattò di decidere per Roma dissero che non era giusto che a pagare fossero i romani, due pesi e due misure. Proprio come oggi ci chiede di fare chi ci chiede aiuto, assolvendosi dai danni provocati e dal tempo sprecato negli ultimi anni. E’ bene ricordare infatti, cari amici, che la decisione del governo di sciogliere il comune non fu a causa dei debiti, ma per una ”contiguità” mafiosa che avrebbe interessato società miste, dipendenti e consiglieri comunali, salvo poi inanellare nel corso degli anni assoluzioni e diversi nulla di fatto, oltre ad evidenti e grossolani errori, e dimenticanze, redatte dalla commissione prefettizia allora preposta. Infatti, la Corte dei Conti, il 31 dicembre del 2012, certificò la bontà dell’azione amministrativa messa in campo dal sindaco di Centrodestra Demetrio Arena, e fotografò il deficit comunale ad un disavanzo di 111 milioni di euro. Altro che il crac di Catania di oggi, i debiti di Torino di cui non si parla mai, di Firenze, Palermo, Napoli, Roma, cifre che se sommate portano a miliardi di euro ma che, evidentemente, la politica che conta non vuole vedere.

«Poi l’avvento dell’attuale amministrazione targata PD, vittoriosa in una competizione elettorale contro un avversario ferito ed anestetizzato, ma “coraggioso” come il mio amico Lucio Dattola, praticamente inerme, dove, oltre ai debiti certificati, si è ritrovata con una liquidità di cassa di oltre duecentocinquanta milioni di euro provenienti dal piano di riequilibrio. Ecco partita la sua gestione che da quel  momento, come da tutti i bilanci successivi che verranno certificati, vedrà il debito del comune lievitare con la stessa costanza con cui diminuiranno, fino a scomparire, i servizi alla città che dovrebbero essere, invece, garantiti sempre dall’amministrazione. Avete ragione quando chiedete verità ed onestà intellettuale da parte degli inquilini di Palazzo San Giorgio e bene fate quando ricordate la conferenza stampa dell’Assessore al Bilancio, del giugno 2016 quando, a margine dell’approvazione del bilancio di previsione 2016-2018, parlò di “stile e rivoluzione gentile”, lodando l’efficacia di quel documento finanziario insieme allo stesso Sindaco che parlò di “bellezza e dalla sorpresa della normalità”. Cosa è successo dite voi, da quella data ad oggi? Vedete, cari concittadini, a differenza di loro noi non vogliamo la città in ginocchio per appagare una sete di vendetta politica e difficilmente, se non impossibile, li sentiremo riconoscere i propri sbagli, ammettendo il danno che sono riusciti a produrre e che oggi, goffamente, tentano di nascondere camuffandolo come eredità del passato. Si poteva non arrivare a questo punto, proseguendo la strada tracciata ed onorando gli investimenti contratti per la crescita e lo sviluppo della comunità reggina e ponendo, quindi, la città “metropolitana” come la preziosa azienda di famiglia, ottenuta in eredita per il bene delle future generazioni, come avrebbe fatto un figlio coscienzioso per evitare che i sacrifici del buon padre potessero andare persi. Oggi si chiede responsabilità e sostegno dal Centrodestra, si richiama quell’amore verso la città che noi non abbiamo mai smarrito  e barattato, a differenza di altri, si chiede un aiuto che noi, sia chiaro, avremmo dato lo stesso, e che io vi garantisco, non farò assolutamente mancare nelle opportune sedi parlamentari. L’augurio per tutti noi, è che presto si possa girare pagina e che torni la vera politica al governo della città, rilegando fra le pagine più buie del passato questa stagione disastrosa». (rp)

Wnda Ferro (Fdi): Tutelare le eccellenze del Mezzogiorno contro le agromafie

La necessità di tutelare le produzioni di eccellenza italiane e di potenziare gli strumenti di contrasto alle agromafie sono stati gli argomenti al centro dell’intervento che l’on. Wanda Ferro (FDI), segretario della Commissione parlamentare antimafia, ha tenuto a Reggio Calabria nell’ambito di un incontro sul “Falso Made in Italy” organizzato a Palazzo Alvaro dal Forum Nazionale dei Giovani.

Wanda Ferro ha evidenziato come Fratelli d’Italia consideri centrale nel proprio programma la valorizzazione di tutto ciò che è marchio italiano e gli investimenti su tutte le aziende che producono lavoro in Italia e che non delocalizzano, ma soprattutto la difesa della qualità e dell’eccellenza italiana e del made in Italy contro la contraffazione e la concorrenza sleale.

«Il business delle agromafie – ha spiegato Wanda Ferro – è quantificabile in almeno 24 miliardi e mezzo di euro, come emerge dall’ultimo rapporto Agromafie di Eurispes e Coldiretti. Negli anni il rapporto ha evidenziato il consolidarsi e l’evoluzione del sistema mafioso che occupa ormai spazi sempre più ampi dell’economia del settore, interessandosi di tutti i settori, dalla produzione, alla trasformazione, al trasporto, alla commercializzazione, alla vendita al pubblico. Ciò grazie soprattutto alla capacità delle organizzazioni criminali di sfruttare le debolezze di una normativa che soprattutto in campo agroalimentare non riesce a mettere in campo efficaci strumenti di contrasto, e che ha un potere sanzionatorio assolutamente inadeguato rispetto agli ingenti guadagni possibili, mentre rischia di punire solo chi commette piccole irregolarità.  La ’Ndrangheta, in particolare, attraverso l’attività delle famiglie egemoni nel Reggino,  ha conquistato importanti praticando un forte controllo sulle attività economiche nei settori ittico, agrumicolo e dei trasporti. Basti citare le infiltrazioni ‘ndranghetistiche nel Mercato ortofrutticolo di Fondi, il più grande d’Italia, e nell’ortomercato di Milano».

 

Wanda Ferro

L’on. Ferro ha ricordato quindi che il “Made in Italy” agroalimentare ha fatto segnare nel 2017 un record storico nel settore delle esportazioni, raggiungendo la quota di 41 miliardi di euro. «La globalizzazione dei mercati  – ha spiegato – comporta però dei rischi, come quelli causati dall’Italian Sounding, ossia da quelle pratiche di produzione e di commercializzazione di prodotti che ‘suonano’ italiani, ma che di italiano non hanno alcunché. Per l’agropirateria internazionale si stima un fatturato di oltre 100 miliardi di euro, con la contraffazione di sei prodotti su dieci immessi nel mercato mondiale e la perdita in Italia di trecentomila posti di lavoro. La pirateria agroalimentare – aggiunge Wanda Ferro – è incentivata anche da accordi internazionali come il CETA, che contempera appena un settimo delle nostre produzioni Dop, Igp e Stg, e quindi priva di ogni garanzia i nostri prodotti, con ricadute pesantissime sul piano della qualità e della sicurezza dei consumatori.  Sostanzialmente è stata legittimata in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, dando il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, come l’ormai famoso Parmesan canadese, ma anche con le imitazioni di prodotti come l’Asiago, la Fontina, il Gorgonzola, i prosciutti di Parma e San Daniele.  Le aziende italiane sono così vittime di una concorrenza sleale che si impone sul mercato con prezzi competitivi, ma nessuna garanzia su qualità e sicurezza».

«Bisogna poi tutelare il prodotto di eccellenza italiano dalle fake news costruite ad arte in altri paesi, così come da sistemi di etichettatura che penalizzano le nostre produzioni», ha detto Wanda Ferro, che ha ricordato le assurde posizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha espresso la volontà di dichiarare nociva per la salute la dieta mediterranea, con i suoi prodotti simbolo come olio d’oliva, parmigiano, prosciutto, vino rosso. «Un attacco assurdo e pretestuoso contro il nostro agroalimentare – ha detto Ferro –  e a tutto vantaggio delle multinazionali a cui ci siamo ferocemente opposti insieme a Giorgia Meloni. Vogliamo che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei  – ha proseguito la deputata di Fratelli d’Italia – rispettino gli stessi criteri di qualità di quelli prodotti in Italia. Ciò vale anche per le aziende che importano materie prime dall’estero. Bisogna garantire ai consumatori che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia lo stesso percorso di qualità a garanzia dell’ambiente,  del lavoro e della salute dei consumatori. Servono politiche nazionali di tutela del Made in Italy, capaci di difendere le eccellenze nazionali, nel campo dell’agroalimentare come in quelli della moda, del design,  dalla contraffazione e dalle politiche commerciali degli altri paesi europei ed extraeuropei, che rischiano di danneggiare lo sviluppo di quei settori che rappresentano l’identità stessa della nostra Nazione. Difendere le eccellenze del territorio – ha concluso Wanda Ferro –  è una sfida anche per la Calabria, che con i suoi prodotti di qualità, registra un fatturato significativo per l’economia del territorio: parliamo di 39 milioni di euro alla produzione, e oltre 1600 operatori impegnati nella produzione di prodotti Dop e Igp. Dati che fanno emergere le potenzialità della nostra regione, purtroppo non adeguatamente assecondate e messe a sistema da una politica regionale incapace di dare impulso allo sviluppo del territorio».  (rp)

Enza Bruno Bossio (PD): Da Reggio un messaggio di coraggio per le donne vittime di violenza

L’on. Enza Bruno Bossio (PD) questa mattina è stata alla bella manifestazione organizzata a Reggio per esprimere solidarietà ad Antonietta, l’infermiera data alle fiamme dall’ex marito e che sta lottando tra la vita e la morte. «Oggi a Reggio ha detto la deputata democrat – un bellissimo messaggio di civiltà e coraggio contro la violenza sulle donne.

«”Al primo schiaffo, dite no”- dice la Bruno Bossio – La lezione più bella ce l’ha data la figlia di Antonietta oggi insieme a tutte noi per ribellarsi e dare un senso alla sofferenza della sua mamma. Perché anche un grande dolore può custodire i germogli di un buon raccolto, fatto di speranza, consapevolezza e soprattutto rispetto dell’altro. Questo ci insegna la bellissima manifestazione di Reggio Calabria, in cui donne e uomini esprimono la loro vicinanza ad Antonietta, la donna tragicamente data alle fiamme dalla mano brutale dell’ex marito, e a tutte le donne che in Calabria e nel mondo sono vittima di violenza. Penso alla ragazza stuprata a Melito Porto Salvo, in nome della quale eravamo proprio qui a Reggio Calabria in un grande momento di partecipazione e commozione. Penso a Fabiana Luzzi, che rivive nel coraggio della madre e della sorella. Ma penso anche alle piazze che ieri si sono riempite di giovani per la battaglia ambientalista. Servono le leggi ma serve soprattutto un corale impegno collettivo, che metta al centro le nuove generazioni». (rp)

 

Il video: https://twitter.com/i/status/1106886869915238403

Wanda Ferro (FdI): trasparenza contro la “democrazia mafiosa”. Un Convegno a Catanzaro

L’on. Wanda Ferro (FdI), segretario della Commissione parlamentare antimafia, ha partecipato al seminario dell’Università Magna Graecia di Catanzaro sulla “Democrazia mafiosa” promosso dall’Associazione studentesca Dike.

«Sostenendo l’approvazione della nuova norma sul voto di scambio politico-mafioso, – ha detto la Feror nel corso del suo intervento – abbiamo voluto richiamare la politica ad una maggiore attenzione nella ricerca del consenso, e vogliamo cambiare il modo in cui si svolgono le campagne elettorali, che devono svolgersi in maniera chiara e trasparente: la gente deve dare fiducia al politico per le cose che si impegna a fare per il bene della collettività, non per le utilità che può garantire a chi si impegna a portare pacchetti di voti. I voti vanno chiesti nelle piazze, sui mezzi di comunicazione, in luoghi aperti al pubblico, al confronto con la comunità. Alla luce del sole! Non con gli accordi nei salotti, nei retrobottega, nelle stanze chiuse. Diceva qualcuno che la mafia non spara più ai politici, li compra: vogliamo far capire alla mafia che c’è un mondo fatto di politici che non intendono farsi comprare. Abbiamo deciso da che parte stare, evitando ambiguità, e rendendo più solida la portata della norma nel contrasto al voto di scambio politico-mafioso, all’inquinamento delle competizioni elettorali e alle infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni da parte della criminalità organizzata  attraverso il contributo di politici corrotti».

Wanda Ferro

L’on. Wanda Ferro si è soffermata anche sul tema dell’omertà l’omertà delle vittime, che temono di denunciare i fenomeni estorsivi praticati in loro danno: «Non possiamo sottacere che le vittime che denunciano – ha detto – non solo mettono a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari, ma sono obbligate a patire tutte le conseguenze negative della denuncia dal punto di vista emotivo e relazionale, discendenti dall’impatto con il sistema delle Istituzioni in generale e dell’apparato giudiziario in particolare, là dove, talvolta, viene frustrata ogni aspettativa di tutela e assistenza. Accade, non di rado, che la vittima dei tentativi di estorsione percepisca una sensazione di impotenza anche nei meccanismi della giustizia penale, secondo ritmi e procedure processuali che la vedono estranea o addirittura dimenticata e che avvertono come incomprensibili, se non addirittura ostili.  Tale tipologia di vittima, per l’oppressione che subisce, si trova in una condizione di assoggettamento che non le permette di mantenere la lucidità necessaria ad individuare il reale confine tra Stato e mafia; e, molto spesso, si trova costretta, suo malgrado, a scegliere tra i due, vale a dire tra la libertà di tentare di affrancarsi dalla mafia o la rassegnazione di rimanere per sempre vittima della criminalità organizzata. Chi, tra noi, riveste un ruolo istituzionale, deve fare in modo che nessuno debba più trovarsi davanti al bivio di scegliere tra Stato e mafia. Noi Istituzioni abbiamo il dovere di adottare ogni iniziativa necessaria  perché sia ricostituita la certezza del diritto che deve caratterizzare uno Stato democratico».

La deputata di Fratelli d’Italia ha parlato anche della necessità di riformare la normativa sullo scioglimento dei comuni, che nel tempo ha rivelato diverse criticità. Per Wanda Ferro occorre «una norma che riesca a contrastare la pervasività criminale quando questa interessa i gangli della burocrazia, ma anche che possa garantire una possibilità di effettivo contradditorio, seppur contemperata con le esigenze di rapidità dell’intervento e di segretezza dei procedimenti penali in corso. Anche per il tema delle interdittive antimafia sarebbe opportuno definire termini perentori per la definizione dei ricorsi, tenendo sempre bene a mente, però, che, nonostante necessitino di correttivi, sia i commissariamenti dei comuni che le interdittive antimafia non sono provvedimenti contro le comunità, ma a favore delle comunità, della democrazia e della libertà”.

Al seminario di studi “Democrazia Mafiosa” organizzato all’università Magna Graecia di Catanzaro dall’associazione studentesca universitaria Dike, in collaborazione con la Fondazione Umg, hanno preso parte anche il presidente della fondazione Umg Valerio Donato e il presidente del Tar Calabria Vincenzo Salamone. (rp)

Nella foto di copertina: l’on. Wanda Ferro con il prof. Valerio Donato.

Melicchio (M5S): Reddito di cittadinanza e quota 100, i numeri in Calabria

Il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Melicchio ha espresso soddisfazione per i numeri registrati in Calabria: «I numeri della nostra regione ci confermano un’ottima partenza per quanto riguarda il reddito di cittadinanza e quota 100. Secondo le stime Inps sono 144 mila i cittadini calabresi in difficoltà, potenziali beneficiari di quell’aiuto essenziale per recuperare un po’ di dignità e ricostruire il proprio futuro con la formazione e il lavoro: 50.000 nella provincia di Cosenza, 37.000 in provincia di Reggio Calabria, 27.300 in quella di Catanzaro, 19.500 in provincia di Crotone e 10.000 nel Vibonese. Sono 3.336 invece i calabresi che hanno già fatto domanda per andare in pensione con Quota 100, nella nostra regione, secondo i dati aggiornati al 5 marzo».

«Per quota 100 – ha dichiarato l’on. Melicchio – abbiamo 1.274 domande nella provincia di Cosenza, 731 in provincia di Catanzaro, 827 in quella di Reggio Calabria, 270 in provincia di Crotone e 234 in quella di Vibo Valentia. Sono contento di queste cifre perché produrranno effettivi positivi non soltanto per i lavoratori che potranno finalmente andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi ma anche per tutti i giovani che si avvicinano al mondo del lavoro. Troppo a lungo validi professionisti sono rimasti ai margini per assenza di turnover, nella nostra regione. Ricordo che il Governo ha previsto anche un’Opzione Donna che permetterà già nel 2019 di andare in pensione alle lavoratrici dipendenti nate entro fine 1960 e alle autonome classe 1959».

Il parlamentare pentastellato ha elencato anche i dati del Reddito di Cittadinanza: «Già il primo giorno ci sono state 1.810 richieste in Calabria e sono 114.286 le domande pervenute a Poste italiane nei primi tre giorni di avvio del reddito di cittadinanza per quanto riguarda tutto il nostro Paese, di cui 95.994 presso gli uffici postali e 18.292 online. Dal 15 aprile l’Inps provvederà a rendere disponibili i primi esiti istruttori delle domande e dal 19 inizierà a consegnare le rdc card. Entro la fine del mese saranno pagate le rate del primo mese. La legge cardine del programma del Movimento 5 Stelle oggi è realtà e milioni di poveri e disoccupati non saranno più soli, lo Stato tende loro la mano. La soddisfazione è enorme e ogni italiano dovrebbe gioire di questo provvedimento che è una misura di civiltà e di giustizia sociale e magari, riconoscendone la complessità, tifare affinché incontri meno ostacoli possibili. Ancora una volta sono stati sbugiardati i catastrofisti – conclude Melicchio – quelli che puntavano al caos. Le operazioni invece si sono svolte senza intoppi e noi siamo sempre più orgogliosi di questi altri tasselli che miglioreranno la qualità della vita delle persone». (rp)

ROCCELLA JONICA – La conversazione sulle fiabe nell’antica Roma

Questo pomeriggio, a Roccella Jonica, alle 18.00, presso la sede di Scholè, la conversazione Amore e Psiche e le altre: tracce di fiabe nell’antica Roma.

L’evento è stato organizzato dall‘Associazione Scholè. Relaziona Tommaso Braccini, filologo dell’Università di Torino.

L’idea è quella di accendere i riflettori «sull’enciclopedia culturale degli antichi e, contemporaneamente, permettere di comprendere meglio la nostra» si legge nel recente libro di Braccini Lupus in fabula.

Dal 6 al 9 marzo, inoltre, il docente e studioso dell’Ateneo torinese sarà impegnato nei seminari per gli studenti del Liceo Classico “Oliveti” di Locri, dedicati al drammaturgo Euripide, considerato insieme a Eschilo e Sofocle, uno dei maggiori poeti tragici greci.
Il programma sui classici allestito da Scholé andrà avanti fino al mese di aprile. Arriveranno a Roccella altri tre filologi provenienti dalle Università di Siena, Salerno e della Calabria, nonché da centri di ricerca di rilievo internazionale come il Centro di Antropologia del Mondo Antico dell’ateneo senese. (rrc)

Wanda Ferro (FdI): «La Grillo finalmente in Calabria, la Sanità è a pezzi»

L’on. Wanda Ferro (Fratelli d’Italia) stigmatizza la visita in Calabria del ministro Grillo: «È un segnale positivo, seppur tardivo, di una attenzione del governo nei confronti della situazione drammatica in cui versa la sanità calabrese – afferma l’on. Ferro – Meglio tardi che mai, è il caso di dire, anche se sono state necessarie più interrogazioni parlamentari della sottoscritta e un drammatico servizio giornalistico della trasmissione ‘Le Iene’ affinché il ministro decidesse di verificare di persona una situazione che la buona politica e la stampa calabrese denunciano con forza da tempo, inascoltate. Spero soprattutto che il blitz all’ospedale di Locri non si riduca ad una passerella, così come è avvenuto per la visita del premier Conte dello scorso 23 novembre. A fronte degli impegni assunti dal presidente del Consiglio, nulla è stato fatto, ed anzi la situazione si è, se possibile, aggravata. Anni e anni di commissariamento non hanno dato i risultati sperati, mentre la Regione ha contribuito allo sfascio con la cattiva gestione delle aziende sanitarie e ospedaliere, in qualche caso, come l’Asp di Reggio, prive di bilancio da anni, con finanziamenti di cui non si sa più nulla e la pesante ombra di infiltrazioni criminali, senza che alcuno sia stato chiamato a rendere conto del proprio cattivo operato. Il totale disfacimento della sanità pubblica in alcuni territori – particolarmente drammatica la situazione negli ospedali di Locri e Polistena, gravissime le carenze rilevate dai Nas nell’ospedale di Vibo – unito al taglio delle risorse ai privati, costringe gli ammalati calabresi a rivolgersi alle strutture di altre regioni per curarsi, causando così una enorme emorragia di risorse che, invece, dovrebbero essere investite per migliorare i livelli di assistenza in Calabria».

«Spero quindi che alla visita del ministro seguano interventi concreti, affinché anche ai cittadini calabresi sia garantito il diritto alla salute e alla dignità delle cure, così come in ogni altra regione d’Italia», ha concluso l’on. Wanda Ferro.  (rp)

Nella foto, il ministro Giulia Grillo e il commissario alla Sanità calabrese gen. Saverio Cotticelli

Il video della conferenza stampa del ministro:

🔴 La sanità calabrese ha bisogno di uno straordinario impegno e ho deciso di presentare in un prossimo Consiglio dei Ministri un decreto straordinario con misure importanti per un cambiamento “senza se e senza ma”. Collegatevi! #DecretoCalabria

Posted by Giulia Grillo on Wednesday, 6 March 2019

 

CANNIZZARO (FI): La risposta parziale del Governo su Gioia Tauro

Con una nota, l’on. azzurro Francesco Cannizzaro, dà conto delle risposte parziali del Governo alla sua interpellanza urgente su Gioia Tauro. «Il Governo – dice l’on. Cannizzaro – oggi ha risposto solo parzialmente in Aula alla mia interpellanza sulla paradossale vicenda del Porto di Gioia Tauro. Attraverso il Sottosegretario all’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, on. Salvatore Micillo, l’esecutivo nazionale ha dichiarato di prestare particolare attenzione alla vicenda e di aver fatto sue, almeno sulla carta, alcune delle rimostranze che nell’istanza parlamentare avevo ben chiarito e che stamane, durante la relazione espositiva, ho avuto modo di ribadire con ferma determinazione. Non si discute che l’intenzione generale è di preservare i livelli occupazionali attraverso un incremento dei volumi di traffico operativi del porto e che, chiaramente, devono essere consequenziali ad investimenti mirati e ad una politica di crescita commerciale lungimirante. Purtroppo, però, già dal tavolo ministeriale della scorsa settimana, l’elemento di maggiore preoccupazione che è emerso è il fattore tempo: non si può dare un solo giorno di più a chi non si presenta neanche ad un incontro fondamentale per la vita di cinquecento famiglie, evitando, di fatto, il confronto diretto e la ricerca di una soluzione.

«La mia interpellanza – si legge nella nota – ha chiaramente fornito un input importante al ministro Danilo Toninelli che, opportunamente, e come confermato in Aula dal on. Micillo, ha avviato nei confronti dei due azionisti del Terminal calabrese per il tramite dell’autorità portuale, il procedimento di decadenza della relativa concessione demaniale delle banchine del porto di Gioia Tauro. Un’azione che ho inteso precisare non sia solo formale, mi auguro, proprio per tutelare i lavoratori ma anche per garantire la continuità operativa della struttura che, per rimanere nella rete “core”, necessita del volume di traffico container previsti dalla normativa europea. Il Sottosegretario però, nella replica garbata e solo per pochi aspetti positiva, non ha chiarito come attivare una gestione strategica maggiormente supportata dal Governo proprio in virtù di quanto ho fatto notare più volte, e cioè che i porti stranieri del Mediterraneo di concorrenza diretta per grandezza e capacità di trasbordo, godono di attenzioni costanti dagli stati di appartenenza. Avevo anche chiesto di manifestare subito le caratteristiche di un eventuale “Piano B”, se la situazione dovesse volgere al peggio, ma anche su questo, tranne espressioni di buona volontà, di concreto nulla. Dunque, il Governo ha ascoltato ma non ha risposto completamente, ed il tempo non è sicuramente nostro alleato. Da parte mia posso solo ribadire quanto in Aula ho espresso, dando seguito alle mie richieste fino a quando non finirà la vergognosa consuetudine di anteporre gli interessi economici di società private alla vita reale dei calabresi». (rp)

Wanda Ferro (FdI): Interrogazione sull’Ospedale di Locri

La deputata di Fratelli d’Italia Wanda Ferro ha presentato un’interrogazione al Ministro della Salute, al Ministro dell’Interno e al Consiglio dei ministri per chiedere quali iniziative intenda adottare il Governo per garantire ai cittadini della Locride il diritto alla slaute. L’interrogazione fa riferimento al servizio delle Iene su due ospedali del territorio metropolitano di Reggio.

«Nell’ospedale di Locri – scrive nella premessa la Ferro – sono emerse gravissime carenze infrastrutturali relative alla staticità della struttura, allo stato di manutenzione, al funzionamento degli ascensori, degli impianti elettrici e dei sistemi antincendio e di sicurezza, alle condizioni igieniche e funzionali delle sale operatorie; nei reparti c’è una carenza di personale medico e sanitario, così come la guida dei reparti è affidata da anni a pochi dirigenti medici facenti funzioni;

nell’ospedale di Polistena è impossibile effettuare radiografie, perché non funzionano i macchinari e i testimoni hanno sollevato inquietanti interrogativi sui lavori di ristrutturazione del reparto di rianimazione, i cui costi si sarebbero più che triplicati in corso di esecuzione;

da almeno 6 anni l’azienda sanitaria di Reggio Calabria spende circa 800 milioni di euro all’anno per il funzionamento degli ospedali, senza che ci sia traccia di un bilancio;

il sistema dei controlli appare inesistente, mentre la regione non rimuove i manager che non presentano i bilanci;

secondo quanto riferito dai testimoni non vengono effettuate gare d’appalto per l’affidamento dei lavori o per la gestione dei servizi ospedalieri, che si continuano ad affidare in proroga alle stesse ditte; i pagamenti dei lavori vengono effettuati anche senza i relativi collaudi;

dietro questo sistema di assoluta illegalità ci sarebbe l’interesse delle cosche della ’ndrangheta;

a luglio l’Asp di Reggio Calabria è stata destinataria di un provvedimento di accesso antimafia per accertare l’eventuale presenza di infiltrazioni da parte della ’ndrangheta;

già il 2 febbraio 2019 era emerso che l’unico ascensore funzionante nell’ala nord dell’ospedale di Locri è andato in avaria per la terza volta in due settimane e i pazienti che necessitavano di trasferimento da un piano all’altro sono stati condotti a braccio lungo da personale del 118; quell’episodio è stato l’ennesimo di una lunga serie di casi di malasanità che hanno interessato il presidio ospedaliero locrese già oggetto di procedimenti penali avviati dalla procura e di un recente sopralluogo da parte dei Nas dei carabinieri a seguito del decesso di un paziente;

è rimasta ancora senza risposta l’interrogazione n. 5-01391 della sottoscritta sulla situazione in cui versa l’ospedale di Locri;

il Presidente del Consiglio dei ministri, nel corso della sua visita a Locri a novembre 2018 ha dichiarato: «L’altra emergenza è la sanità, l’ospedale di Locri, anche su questo dovremo fornire risposte»;

tutti i cittadini, ancor più in un momento di difficoltà quale quello rappresentato dalla necessità di cure mediche, meritano rispetto e devono essere tutelati dallo Stato».

L’on. ferro chiede anche di conoscere «quali risposte intenda dare il Governo, anche per il tramite del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi sanitari, rispetto alla situazione vergognosa in cui versano i citati ospedali e a tutta la sanità calabrese e come ritenga di intervenire rispetto all’assenza di bilanci e alla gestione dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria; di quali elementi disponga il Governo circa il destino dei 15 milioni di euro finalizzati alla ristrutturazione e all’adeguamento dell’ospedale di Locri, dei finanziamenti predisposti per la casa della salute di Siderno; se, nel corso dell’accesso antimafia, siano emerse infiltrazioni mafiose presso l’Asp di Reggio Calabria e, in tal caso, se esse siano collegate alla pessima gestione degli ospedali di Locri e Polistena».  (rp)