LAMEZIA TERME (CZ) – Trame sostiene l’associazione Porcinai per salvare il villaggio di Nicotera

La Fondazione Trame Ets a sostegno dell’associazione Porcinai per salvare il Villaggio Gioia del Tirreno di Nicotera Marina.

«In queste ore – è scritto in una nota – l’associazione Pietro Porcinai sta facendo appello al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e alle Soprintendenze con una lettera in cui si esprime preoccupazione per le sorti di un bene, quello del Villaggio Gioia del Tirreno, sottoposto a tutela negli anni passati rischiando di essere svenduto e di finire in mani per niente affidabili, ricordando che già un anno fa veniva segnalata al Ministero l’urgenza di adempiere agli obblighi di tutela previsti».

L’appello ha raccolto l’adesione della Fondazione Trame e quella di altre organizzazioni e associazioni sul territorio, come “Libera Calabria”, “DaSud”, “Legambiente Calabria”, “Arci”, “Avviso pubblico”, “Rete delle culture”, “Libera”, “Slow food aps”.

«Le scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione e il nostro allarme per le sorti di un bene sottoposto a tutela dal suo Ministero negli anni passati e che rischia al contempo di essere svenduto e finire in mani per niente affidabili – recita l’appello – Abbiamo appreso infatti nei giorni scorsi, tramite gli annunci economici, che il Fondo Hospitality & Leisure segnala l’intenzione di avviare la procedura di vendita del complesso immobiliare turistico in Nicotera (Vv) alla frazione Marina, noto come ex “Villaggio Gioia del Tirreno” ed ex villaggio Valtur, assegnando il prezzo base di appena 1.282.500 euro e scadenza per le offerte il prossimo 4 marzo. Parliamo di un villaggio turistico con 1200 posti letto e che contava negli anni di attività più di 500 dipendenti, inaugurato nel 1971, situato in uno dei tratti più belli della costa tirrenica calabrese, e chiuso da oltre dieci anni».

E ancora: «Purtroppo, ad oggi, mentre non abbiamo avuto ancora alcun riscontro dagli Uffici del suo dicastero su quanto segnalato e richiesto a suo tempo, la situazione rischia di precipitare e compromettersi definitivamente nelle prossime settimane a seguito dell’alienazione del bene. Nell’avviso della messa in vendita si ricorda la possibilità del diritto di prelazione da parte della Pubblica amministrazione proprio in virtù della dichiarazione di interesse culturale che dovrebbe tutelarlo e che con la presente la invitiamo ad esercitare. Non è quindi il momento di indugiare e assistere inerti al degrado e alle possibili manovre dettate da interessi di natura criminale. È il momento di prendere piena consapevolezza dei pericoli che la vicenda ex Valtur segnala per la tutela di diritti costituzionali fondamentali: la difesa del patrimonio naturale e culturale e la piena libertà di goderne grazie a un sistema economico sano e sostenibile».

«A supporto di questa sollecitazione – conclude l’appello – intendiamo fornire un contributo costruttivo che potrebbe costituire un riferimento per eventuali interventi nel rispetto del bene, facendo presente che il gruppo di lavoro dell’associazione Pietro Porcinai ha collaborato con la Sovrintendenza e il segretariato regionale del MiC per la Calabria e l’allora direttore Salvatore Patamia alla redazione di un “Documento preliminare di indirizzo per sostenere un percorso di riqualificazione e valorizzazione del complesso architettonico e paesaggistico ex villaggio turistico di Marina di Nicotera (Vv)”».

Già in occasione di Trame.10 la Fondazione aveva sostenuto la causa promuovendo la raccolta firme “Salviamo una perla della costa tirrenica calabrese” lanciata dall’Associazione Porcinai nell’incontro di venerdì 3 settembre 2020 “Il villaggio della speranza: la bellezza contro la ‘ndrangheta” con Mara Filippi Morrione, Ilaria Rossi Doria (Associazione Pietro Porcinai aps onlus) e il presidente della Fondazione Nuccio Iovene (già Commissione parlamentare Antimafia).

Oggi come allora «la battaglia per salvare il villaggio e il suo habitat – scrive Trame – è aperta e occorre che le istituzioni, i partiti, i movimenti politici, le forze economiche e sociali, le associazioni e le energie interessate al riscatto e alla crescita della Calabria si pronuncino e si impegnino con determinazione per sottrarre all’abbandono il bene; si battano per proteggere le bellezze di questa terra e per valorizzarne le potenzialità rispettando con scelte lungimiranti e coerenti il suo patrimonio storico, culturale e ambientale». (rcz)

CATANZARO – L’assessore Belcaro premia il giovane campione di minicross Giuseppe Scicchitano

L’assessore allo Sport del Comune di Catanzaro Nunzio Belcaro premia il giovane campione di minicross Giuseppe Scicchitano a cui è stata consegnata una targa a Palazzo de Nobili.

Classe 2013, il piccolo pilota del team Lo scoiattolo di Lamezia Terme ha conquistato il titolo di campione interregionale 2023 Moto Asi Calabria, nella categoria expert MX 65.

«E’ sempre un motivo di grande orgoglio vedere i nostri giovanissimi talenti affermarsi in ogni ambito sportivo portando in alto il nome e i colori di Catanzaro», ha commentato Belcaro.

«Risultati che non arrivano mai per caso, ma sono frutto della passione e dei sacrifici, come nel caso di Giuseppe, sostenuti e supportati dalla famiglia. Purtroppo, scontiamo un deficit non indifferente dal punto di vista dell’impiantistica sportiva, anche per le note difficoltà in cui versano gli enti locali, ma l’amministrazione vuole stare per quanto possibile vicino ai diversi campioni in erba che la città esprime, riconoscendo la loro costanza e forza di volontà nel raggiungere i più alti traguardi».

L’assessore Belcaro ha, quindi, rivolto il personale in bocca al lupo per le prossime sfide che vedranno Giuseppe Scicchitano esordire a bordo della minicross 85. (rcz)

Venerdì a Lamezia il convegno sull’autonomia per capire meglio cosa prevede

Venerdì 1 marzo, a Lamezia Terme, alle 17, nella Sala “Giovanni Paolo II” dell’ex seminario Vescovile, si terrà il convegno Come e perché siamo arrivati a tanto. Autonomia differenziata, approfondimento della normativa e delle conseguenze, promosso dall’Osservatorio delle Due Sicilie, Associazione culturale presente a Lamezia Terme che si occupa, attraverso la ricerca certosina e la consultazione minuziosa degli archivi di Stato, di ricostruire i fatti e gli eventi che portarono all’unità d’Italia «di cui ancora oggi ne paghiamo le conseguenze».

Ad approfondire il tema, il prof. Alessandro Mazzitelli, docente di Diritto Pubblico all’Università della Calabria. Partecipano, anche, l’Arch. Alessandro Malerba, professore di architettura nell’Università di Reggio Calabria nonché Presidente dell’Associazione Osservatorio delle Due Sicilie, a cui è stata affidata l’introduzione, inoltre l’incontro viene arricchito anche dalla partecipazione dell’Ing. Carlo Bernardo, componente del direttivo dell’Osservatorio delle Due Sicilie e del Forum regionale delle Associazioni Familiari, a cui è stata affidata la presentazione dell’evento. A moderare l’incontro, la giornalista Saveria Maria Gigliotti.

L’autonomia come partecipazione democratica diretta opposta a quella dell’autonomia differenziata che produce, oltre alla frantumazione del Paese, una deriva vertici sta e un’involuzione delle istituzioni democratiche. Non a caso viene legata alla proposta presidenzialista.

Scopo del convegno informare e sensibilizzare in merito alle conseguenze dirette ed indirette, del futuro dell’Italia, legate ad una riforma che esaspera le differenze instaurate nel corso degli anni tra le regioni e le acuisce in maniera irreversibile. Tema importantissimo che verrà analizzato partendo da una rielaborazione storica che ne dimostra l’ inapplicabilità su tutto il territorio italiano, anche per i pericoli di sostenibilità finanziaria a livello nazionale e di iniquità tra territori, perché manca un meccanismo di finanziamento e perequazione (Lep) delle funzioni già oggi attribuite alle regioni. (rcz)

CATANZARO – Al Pascoli-Aldisio un laboratorio di cultura e danza scozzese

Un po’ di Scozia per gli studenti catanzaresi della scuola secondaria di I grado Pascoli, istituto comprensivo “Pascoli – Aldisio”. La scuola è stata teatro nei giorni 26 e 27 febbraio di un inconsueto ma intrigante evento, in quanto ha ospitato lo scozzese Thomas Smith, docente specializzato Celta, nonché esperto di Ceilidh dancing, ossia un meeting di musica, narrazione e danza tipici della cultura scozzese.

I ragazzi delle classi 1^-2^ della scuola secondaria di I grado sono stati protagonisti di un affascinante workshop, interamente in lingua inglese, durante il quale sono stati coinvolti dalle sonorità della cornamusa e dalle storie della tradizione celtica popolare.

Attraverso un laboratorio dinamico ed interattivo ed un’esperienza autentica di lavoro cooperativo, gli alunni hanno messo in gioco le proprie abilità fisiche di coordinazione, il tutto in un’atmosfera di real English!
Thomas ha accolto gli studenti con il suo abito tipico, il kilt e, con la sua cornamusa, ha insegnato loro semplici coreografie, favorendo la socializzazione e l’apprendimento sul campo.

Come recita il poeta e critico scozzese Hugh MacDiarmid, in “Lament for the great music”: «Ieri come oggi, e per sempre le bagpipes affidano ai venti del cielo le emozioni più vere del cuore dello scozzese in gioia e in tristezza, in guerra come in pace».

Un grande clima di festa si è percepito nell’intera scuola; bandierine bianco azzurre, cartelloni realizzati dagli studenti sulle tradizioni, sulle leggende, sui fantasmi e i castelli della Scozia, ricerche sui personaggi storici, letterari, sugli attori scozzesi, nonché sugli chefs famosi e sui piatti tradizionali della Scozia; tutto ciò e tanto altro ancora ha rappresentato questa esperienza, ricca di straordinarie emozioni.

Anche i docenti dell’Istituto, nel pomeriggio del 27 Febbraio, si sono cimentati nel laboratorio di Scottish dance di Thomas, vivendo tutto ciò che la Scozia rappresenta: non solo cornamusa, tartan, ma anche i luoghi vissuti dal celebre Macbeth di Shakespeare, dai protagonisti del film “Braveheart”, le ambientazioni stupefacenti del film “Ribelle”, nonché l’Hogwarts Express di Harry Potter.

Smith è stato testimone della sua Scozia: terra di incantevole verde, di miti e tradizioni antiche, dal popolo tenace e caparbio; al tempo stesso ha apprezzato la grande accoglienza che la scuola, nella sua totalità, gli ha riservato e che ha sempre contraddistinto il popolo calabrese.

Gli alunni, i docenti e il dirigente scolastico dell’Ic “Pascoli-Aldisio” hanno salutato Thomas, ormai il loro amico Tom, con un arrivederci, con la speranza di poter rivivere e celebrare nuovamente un indimenticabile connubio italo-scozzese. (rcz)

LAMEZIA TERME (CZ) – Il messaggio del vescovo Parisi per la mostra su Livatino

Monsignor Serafino Parisi è intervenuto all’inaugurazione della mostra “Sub tutela Dei”, in memoria del giudice Rosario Livatino, ucciso nel 1990 e proclamato beato nel 2021, svoltasi ieri nell’atrio del Palazzo di Giustizia di Lamezia Terme. «L’amore, che è compimento della legge, aiuta la norma ad andare oltre se stessa e trovare il suo vero scopo per il bene dell’uomo», è stato uno dei passaggi chiave del vescovo Parisi.

Monsignor Parisi, partendo proprio dalla frase che Livatino disse ai suoi assassini «picciotti che cosa vi ho fatto?» e riprendendo il passo del Vangelo secondo Matteo di non opporsi a chi è malvagio e di porgere l’altra guancia, ha sottolineato che «mettendosi di fronte al volto dell’altro che percuote, senza reagire con il suo stile aggressivo, anzi porgendo l’altra guancia, si da una grande lezione. È come se dicesse: c’è un modo diverso di vivere rispetto al tuo, c’è uno stile alternativo, non violento, e tacitamente te ne sto dando testimonianza. È un modo per rendere giustizia e risolvere uno squilibrio. Col dono della vita, che è l’amore più grande indicato da Gesù, si ristabilisce la giustizia, la norma va al-di-là di se stessa e realizza in pieno il suo senso trovando il suo compimento. Così, con gli occhi negli occhi del proprio assassino, quella tacita testimonianza non è solo il più grosso e il più tragico dei giudizi, ma diventa anche parola che stimola alla conversione».

«La prospettiva all’interno della quale bisogna collocare la visione della vita e anche del lavoro di questo magistrato – ha detto il vescovo – non può che essere quella della martyrìa (testimonianza), idea che si trova all’interno della tradizione biblica che coincide a volte col martirio. Cioè è quella testimonianza, usque ad effusionem sanguinis, che ti porta oltre, fino a donare la vita». Idea di giustizia che non può riguardare solo il credente.

Per monsignor Parisi, infatti, che ha incentrato la sua riflessione sulla «ratio intrinseca che ha condotto il giudice Livatino nel suo percorso credente e da credente per interpretare il suo ruolo/servizio di magistrato» ci sarebbe, appunto, «una ratio di fondo, un nucleo incandescente costitutivo, fondativo, primordiale che richiama ad un certo ordine sia chi crede sia chi non crede”. Anche se “chi crede, addirittura, è più vincolato e si sente più legato a questa ratio fondamentale non tanto e non solo da una dichiarazione di imparzialità, ma anche da un fatto di professione di fede». E sarebbe, appunto, l’amore. (rcz)

Al Tribunale di Lamezia inaugurata la mostra sul giudice Rosario Livatino

È stata inaugurata, al Tribunale di Lamezia Terme, la mostra Sub Tutela Dei dedicata a Rosario Livatino, primo magistrato beato nella storia della Chiesa Cattolica e visitabile fino al 1° marzo.

L’esposizione, allestita su impulso della Diocesi di Lamezia Terme, dell’Azione Cattolica e dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme, in collaborazione con l’Associazione Do Well, è stata realizzata nel 2022  per il Meeting di Rimini da Libera Associazione Forense, Centro Studi Rosario Livatino e Centro Culturale Il Sentiero, scandaglia attentamente ogni aspetto della formazione, dell’operato professionale e del costante accostamento alla fede.

L’esposizione si compone di pannelli dedicati alla formazione ed al contesto in cui il giudice Livatino è vissuto (un contesto connotato dall’imperversare di una diffusa e feroce criminalità a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90), al suo lavoro come magistrato presso la Procura di Agrigento prima e presso il Tribunale penale della medesima città poi, al suo martirio – ampio spazio è dedicato anche alla figura di Piero Nava, il testimone che con il suo insostituibile contributo consentì alla magistratura inquirente la rapida individuazione degli autori materiali dell’omicidio ed in seguito dei mandanti. Ed infine alla beatificazione e al lascito che Livatino consegna a tutti noi con la sua testimonianza di vita.

«La disfatta dello Stato italiano l’abbiamo vista ieri mattina in fondo ad una valle senza alberi. (…) Era un giudice, uno di quei giudici siciliani che aveva onore e non conosceva paura. E adesso eccolo qui, disteso tra gli arbusti, gli occhi sbarrati, i capelli neri sporchi di terra, la faccia insanguinata. Ha scelto lui di morire quaggiù, rotolando nella scarpata, cercando la fuga con la disperazione dell’uomo braccato e ferito», ha dichiarato la presidente vicaria della Corte di Appello di Catanzaro, Gabriella Reillo, prendendo in prestito le parole del primo paragrafo dell’articolo scritto dal cronista Attilio Bolzoni, all’indomani dell’uccisione del giudice Rosario Livatino, per i suoi saluti istituzionali nel convegno Fede e Giustizia, che ha inaugurato l’esposizione.

«Quei macellai che l’hanno ammazzato gli sono corsi dietro, hanno giocato al tiro al bersaglio. Il giudice è morto al rallentatore, inseguito per almeno tre o quattro minuti, finito sul letto del torrente in secca con una scarica di pallettoni. Gli hanno sparato in bocca. La mafia siciliana anche questa volta non ha colpito a caso. Rosario Livatino non solo era un magistrato che conosceva i segreti dei clan, era soprattutto un magistrato che da dieci anni faceva il suo dovere. La morte di un giudice incorruttibile è stata segnata al km 10 della statale Caltanissetta-Agrigento, una veloce che somiglia ad un otto volante, incroci ad alto rischio, un mazzo di fiori sempre freschi dietro ogni curva», ha concluso.

Della figura di Livatino in quanto magistrato “giusto”, e non “giustiziere”, ha parlato il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro, dott. Giuseppe Lucantonio, ricordando quella convinzione sempre perseguita secondo cui «la redistribuzione della materia illecita a chi è stata ingiustamente sottratta deve essere un dovere dello Stato, della magistratura e delle Istituzioni».

Il convegno ha dato il via a quattro giorni di eventi dedicati a conoscere ed esplorare l’esperienza umana, professionale e spirituale del magistrato ucciso dalla mafia.

Dopo i saluti istituzionali della Presidente Reillo e del Procuratore Lucantonio, sono intervenuti il Presidente del Tribunale dott. Giovanni Garofalo, il Procuratore della Repubblica dott. Salvatore Curcio, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dott. Giuseppe Pandolfo e il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme Mons. Serafino Parisi. L’incontro, alla presenza delle autorità civili e militari e ad una nutrita rappresentanza di studenti, è stato moderato dal dott. Luca Torcasio, presidente diocesano dell’Azione Cattolica.

«Una testimonianza di fede e giustizia quella del giovane Livatino che ha molto da dire ancora oggi a tutti noi, e in particolare a chi lavora nel mondo del diritto. Il suo è stato un magistero polare – ha dichiarato il presidente Pandolfo –. I sentimenti di carità e compassione che guidavano le sue azioni e persino i suoi rapporti con indagati e pregiudicati dovrebbero essere alla base dei comportamenti umani e professionali adottati da ciascuno di noi».

Il Presidente del Tribunale Garofalo ha ripercorso la vita professionale del giudice fino alla sua uccisione violenta, «da solo e senza scorta sulla sua utilitaria», la medesima riservata ad altri servitori dello Stato (“anche Lamezia ebbe la sua vittima”), lui che apparteneva alla stessa generazione di giudici definiti “ragazzini”. Un uomo, Livatino, che ha trasformato l’ordinarietà della sua vita in un’esperienza di fede e testimonianza. Abbiamo fortemente voluto ospitare questa iniziativa, per affermare ancora di più che anche il tribunale rappresenta la città ed è al suo servizio.

La riflessione è ruotata intorno al tema dell’attualità della sua figura, offrendo un quadro esaustivo delle qualità umane e professionali. La sua esistenza immolata per il bene comune è l’esempio suggerito ai tanti giovani studenti presenti come colui che ha indicato la via per operare in totale onestà ed osservanza delle leggi e delle regole.

«Livatino è un modello di riferimento non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto, per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni – ha detto nel suo intervento il Procuratore Curcio –. Non appartiene alla città di Canicattì o Agrigento, ma è un patrimonio di tutti. Rappresenta quei valori e quei principi a cui tutti dobbiamo affidare le nostre scelte per dare un contributo concreto in termini di miglioramento alla nostra società».

«La sua storia, al di là della sua professione di magistrato – ha aggiunto – ci insegna l’importanza di perseguire determinati valori. Fu ucciso non solo perché magistrato integerrimo, irreprensibile e inavvicinabile ma in quanto testimone di una scelta di vita che sottraeva terreno e consensi alle organizzazioni malavitose di tipo mafioso. Ricordando le parole di Paolo Borsellino in occasione del trigesimo dei caduti nella strage di Capaci, con tutti loro abbiamo un debito d’onore che dobbiamo pagare gioiosamente continuando la loro opera, restituendo agli stessi il loro sacrificio e dimostrando a noi stessi che vivono ancora con il loro esempio».

Al Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme Mons. Serafino Parisi sono state affidate le conclusioni del convegno, dopo una lunga e approfondita analisi del rapporto tra Fede e Giustizia, un chiaro riferimento alla conferenza “Fede e diritto” tenuta dal Beato Livatino a Canicattì presso le suore vocazioniste il 30 aprile 1986 in cui spiegava l’importanza del Diritto canonico per la vita della Chiesa. Mons. Parisi ha parlato di «giustizia capace di andare oltre, per mezzo della Carità, che dà alla norma la possibilità di superare sé stessa per potersi esprimere pienamente».

Il messaggio forte è sicuramente un invito alla coerenza, a essere testimoni credibili del Vangelo e del messaggio della vita buona che scaturisce dall’esempio della vita di un uomo martire della giustizia e indirettamente della fede.

Tra gli eventi collaterali, venerdì 1° marzo il Tribunale ospiterà la tavola rotonda Il bene comune e il prendersi cura, perché anche sull’ambiente e sull’educazione si parte sempre dal mettersi in gioco per primi», ha illustrato il Presidente diocesano dell’Azione Cattolica Luca Torcasio.

Venerdì al via a Lamezia le Giornate Cardiologiche nella terra dei due mari

Prenderanno il via venerdì 1° marzo, al THotel di Lamezia Terme, la prima edizione de Le due Giornate Cardiologiche “Nella terra dei due mari”, organizzato dal provider Xenia di Francesca Mazza.

L’evento, in programma anche sabato 2 marzo, vedrà a confronto medici e professionisti del settore in quattro sessioni, accreditate su Agenas e con la direzione scientifica del dottore Eliezer Joseph Tassone. La segreteria scientifica è curata dal dottore Giuseppe Carullo.

«Le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di mortalità nei paesi industrializzati – ha spiegato Tassone – questo dato epidemiologico è stato enfatizzato dalla pandemia da Covid appena trascorsa, che ha messo in ginocchio la Sanità tutta. Il riscontro obiettivo di una Sanità in sofferenza, ancor più pronunciato in una terra martoriata e di difficile gestione come la Calabria, che non riesce a garantire i servizi essenziali alla popolazione del luogo, costretta sempre più spesso all’emigrazione sanitaria, alle lunghe attese per esami considerati di routine o che richiedano effettuazione urgente o peggio ancora alla rinuncia delle cure che vengono scoraggiate dalla lunghezza dei tempi e dalle difficoltà logistiche, contribuisce, inevitabilmente, a generare maggiore morbilità e mortalità tra le persone spesso più fragili e anziane, maggiore incremento delle ospedalizzazioni che influenzano negativamente la prognosi, incremento concomitante dei costi sanitari e quindi della spesa sociale e, in ultima analisi, maggiore sfiducia nella Sanità e nelle istituzioni».

Alla luce di queste considerazioni, «vi è l’obbligo di riconsiderare la Cardiologia tutta (ospedaliera ed extraospedaliera) quale branca clinica incentrata alla prevenzione cardiovascolare (primaria e secondaria) e di intensificare i percorsi di diagnosi e cura finalizzati alla riduzione dell’ospedalizzazione e delle complicanze», si legge nel razionale scientifico.

«L’obiettivo formativo di questo evento – ha spiegato – è quello di creare una sinergia tra territorio, MMG, specialista territoriale e ospedaliero, al fine di condividere nuove significative evidenze cliniche e scientifiche inerenti alla gestione delle più importanti e frequenti malattie cardiologiche (cardiopatia ischemica scompenso cardiaco, valvulopatie, fibrillazione atriale, tromboembolia polmonare, dislipidemie, ipertensione arteriosa, malattia diabetica, malattia vascolare periferica) per poter poi trasferire nella pratica clinica creando dei percorsi assistenziali che possano recuperare una gestione ottimale della sanità in ambito cardiologico, dal punto di primo intervento periferico fino al centro di III livello ospedaliero». (rcz)

CATANZARO – Giovedì si presenta il progetto “Gli scacchi in carcere”

Giovedì 29 febbraio, a Catanzaro, alle 12, nella Sala Concerti del Comune, sarà presentato il progetto Gli scacchi in carcere, promossa dall’Associazione “Pushwooders’ Chess Academy.

L’iniziativa è realizzata assieme al Comune di Catanzaro in collaborazione con il Centro per la giustizia minorile (Cgm), l’Istituto penitenziario minorile, le Comunità ministeriali e servizi sociali minorili e il Garante dei detenuti di Catanzaro, e si pone l’obiettivo di introdurre il gioco degli scacchi all’interno del carcere minorile di Catanzaro.

Intervengono Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, Nunzio Belcaro, assessore allo Sport del Comune di Catanzaro, Maurizio Leone, presidente dell’associazione “Pushwooders’ Chess Academy”, rappresentanti del Centro per la giustizia minorile (Cgm), dell’Istituto penitenziario minorile, delle Comunità ministeriali e servizi sociali minorili, e Luciano Giacobbe, Garante dei detenuti di Catanzaro. (rcz)

A Lamezia arriva la mostra sul giudice e beato Rosario Livatino

S’inaugura domani, a Lamezia Terme, al Tribunale, s’inaugura la mostra Sub tutela dei – Il giudice Rosario Livatino, dedicata a Rosario Livatino, assassinato dalla mafia nel 1990 e proclamato beato nel 2021.

A lui, al suo esempio di rigore morale e professionale, al suo sacrificio e al suo impegno nella lotta a Cosa nostra e alla corruzione sono dedicate quattro giornate di eventi accolte dal Tribunale di Lamezia Terme e promosse insieme alla Diocesi di Lamezia Terme, all’Azione Cattolica e all’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme, in collaborazione con l’Associazione Do Well.

Insieme all’inaugurazione,, si terrà il convegno Fede e giustizia, alla presenza delle autorità civili e religiose e delle istituzioni scolastiche locali. Interverranno il Presidente del Tribunale dott. Giovanni Garofalo, il Procuratore della Repubblica dott. Salvatore Curcio, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dott. Giuseppe Pandolfo e il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme Mons. Serafino Parisi.

Saluti istituzionali della Presidente Vicaria della Corte di Appello di Catanzaro dott.ssa Gabriella Reillo e del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro dott. Giuseppe Lucantonio. A seguire, mercoledì 28 febbraio, un appuntamento riservato agli studenti delle scuole superiori lametine, con il Presidente Garofalo e il Procuratore Curcio, per far conoscere ai più giovani i valori che hanno mosso la vita del giudice assassinato a soli 37 anni in “odium fidei”, come riconosciuto dalla causa di beatificazione.  Gli incontri saranno moderati dal dott. Luca Torcasio, Presidente diocesano dell’Azione Cattolica.

Giovedì 29 febbraio, a partire dalle 17, è prevista la visita della Vita Consacrata alla mostra del beato Livatino. Infine, venerdì 1° marzo il Tribunale ospiterà la tavola rotonda Il bene comune e il prendersi cura sui temi del cambiamento climatico, della povertà educativa e delle disuguaglianze, temi al centro dall’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco.

«Abbiamo aderito entusiasticamente all’iniziativa promossa dall’Azione Cattolica, che segue analoghe attività già promosse in altre realtà giudiziarie – ha dichiarato il presidente Garofalo – la figura dell’ex collega Livatino mi è molto cara, c’è un’affinità personale: alla nostra generazione fu affidata la giustizia da giovanissimi. Come lui appartengo alla generazione dei “giudici ragazzini”, avendo partecipato al concorso del 1990. Ci piace poi molto l’idea di dare valore al suo martirio religioso che ha indubbiamente una valenza anche civile, oggi attuale più che mai».

La mostra, realizzata dal Meeting di Rimini e riproposta in diverse città italiane, non ricostruisce soltanto la sua vicenda umana e professionale, ma mette in luce come il giovane giudice, animato da una fede profonda, abbia saputo fare della sua vita “ordinaria” qualcosa di “straordinario”.

«Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili scriveva Livatino nei suoi appunti – ha ricordato il Procuratore Curcio sposando il progetto – al di là dell’attività giudiziaria forse la caratura di Livatino era tutta qui: il rovesciamento dei pregiudizi da cui non riusciamo a liberarci è il primo passo di ogni rivoluzione culturale. Anche di giustizia. La repressione giudiziaria non basta, ha una deterrenza di carattere generale ma non è risolutiva del problema. Bisogna presidiare gli spazi educativi perché solo da lì è possibile azionare processi autentici di cambiamento».

Sub tutela Dei era il motto adottato fin da giovane da Livatino. La mostra, che richiama nel titolo la locuzione latina, prevede un percorso diviso in cinque parti con testi, video, immagini ed un audio rievocativo. La prima parte evocherà l’agguato e l’uccisione, oltre a ricordare una o più frasi particolarmente significative di Rosario Livatino. La seconda parte sarà dedicata alla formazione personale di Livatino ed al contesto sociale ed umano in cui è cresciuto e vissuto. Vi sarà poi un video in cui varie persone, soprattutto parenti e amici, condividono i loro personali ricordi di Rosario Livatino.

La terza parte sarà invece dedicata alla figura di Livatino in qualità di giudice, dando anzitutto enfasi alla sua concezione del magistrato quale operatore di giustizia. Verranno, inoltre, spiegati il particolare contesto storico-criminale entro il quale Livatino era chiamato ad operare ed il contesto normativo allora esistente, quando le armi a disposizione degli inquirenti per combattere la malavita in genere, e la mafia in particolare, erano ancora piuttosto spuntate, mancando strumenti fondamentali. Verrà infine esplicitato come al difficile contesto sociale ed alla scarsità di mezzi egli abbia risposto mettendo tutta la sua intelligenza, la sua passione, il suo impegno ed il suo estremo rigore professionale nella ricerca della verità e della giustizia, al servizio del bene comune, tanto da attirare l’attenzione dei mafiosi, che decisero di eliminarlo.

Nella quarta parte si tratterà del martirio e della beatificazione di Livatino e, con l’occasione, si riferirà anche di Piero Ivano Nava, una persona che è stata testimone chiave nei processi per l’assassinio del giudice e che, avendo scelto di testimoniare contro la mafia, ne ha avuto la vita sconvolta ed è tutt’ora costretto a vivere sotto copertura.

Nella quinta parte, infine, si darà atto dell’eredità lasciataci da Livatino. Sarà presente un video di testimonianze di donne e uomini che in vari modi hanno conosciuto ed incontrato (chi fisicamente, chi attraverso i suoi scritti) Rosario Livatino. Inoltre, le foto di due lettere, l’una scritta da uno dei mandanti dell’omicidio, Salvatore Calafato, l’altra scritta da uno degli esecutori, Domenico Pace. (rcz)

CATANZARO – Centro rimpatrio Alli, Sergi: «Bene indignazione del forzista Levato»

Il consigliere comunale Danilo Sergi plaude al capogruppo forzista Luigi Levato per aver sollevato dubbi sulla costituzione di un Centro di rimpatrio ad Alli.

«Il capogruppo di Forza Italia Luigi Levato – dice Sergi – giustamente si indigna perché il governo Fratelli d’Italia -Forza Italia -Lega vuole costruire ad Alli uno dei 9 Centri per il rimpatrio. Gli diamo atto di coerenza ed onestà intellettuale perché non ha esitato a criticare un governo di cui il suo partito è parte fondamentale. Vorremmo però chiedergli uno sforzo supplementare di modo da aiutare il sindaco Fiorita ad opporsi con più forza a questa insana scelta del governo».

«Rivolga un appello al presidente Occhiuto, che è del suo stesso partito – conclude Sergi – perché intervenga con i ministri di Forza Italia per farli recedere da questa posizione. Ognuno deve fare la sua parte e il capogruppo di Forza Italia può fare molto perché al governo c’è proprio il suo partito». (rcz)