Il centro storico di Crotone come motore di sviluppo urbano sostenibile

di ROMANO PESAVENTO –Il centro storico di Crotone può oggi essere reinterpretato secondo i paradigmi più avanzati della rigenerazione urbana contemporanea, superando definitivamente l’approccio che lo considera un ambito statico, da preservare esclusivamente nella sua dimensione materiale e memoriale. Le più recenti esperienze europee e mediterranee dimostrano come i centri storici capaci di affrontare le sfide della contemporaneità siano quelli che riescono a funzionare come sistemi urbani complessi, adattivi e produttivi, nei quali la tutela del patrimonio si integra con processi di innovazione economica, sociale e culturale.

In questo quadro, il centro storico non è più soltanto un oggetto di conservazione, ma diventa un dispositivo attivo di sviluppo urbano. Il patrimonio storico-architettonico, se inserito all’interno di strategie integrate e multilivello, può operare come infrastruttura culturale capace di generare economie della conoscenza, della  creatività e dell’esperienza. La rigenerazione non si configura quindi come un intervento puntuale o episodico, ma come un processo continuo, fondato sulla capacità di attivare relazioni tra spazi, funzioni, comunità e territori.

La stratificazione storica di Crotone, dalle origini magnogreche fino alla città fortificata dell’età moderna e alle successive trasformazioni ottocentesche e novecentesche, costituisce un capitale culturale latente di straordinario valore. Questo patrimonio non deve essere interpretato come una sequenza di testimonianze isolate, ma come un sistema complesso di segni, strutture e relazioni che può essere riattivato attraverso modelli di heritage-led regeneration. Le fonti documentarie conservate presso l’Archivio Storico cittadino restituiscono l’immagine di una città dinamica, segnata nei secoli da cantieri, innovazioni tecniche, ridefinizioni funzionali e intensi scambi commerciali e culturali con il Mediterraneo. Tale dimensione evolutiva non appartiene soltanto al passato, ma rappresenta una chiave interpretativa fondamentale per il presente e per la costruzione di scenari futuri.

In questa prospettiva, il Castello di Carlo V assume un ruolo strategico. Da struttura militare e difensiva, esso può essere reinterpretato come infrastruttura culturale contemporanea, secondo i modelli dei cultural hub e dei poli di innovazione culturale diffusi in numerose città europee. Il Castello può ospitare funzioni legate alla ricerca, alla produzione culturale, alla formazione avanzata, alle residenze artistiche e alla sperimentazione sociale, configurandosi come luogo di connessione tra patrimonio storico e pratiche contemporanee. Il riuso adattivo di grandi complessi monumentali, se correttamente progettato, è in grado di generare effetti moltiplicatori sull’economia urbana, attivando filiere creative e rafforzando l’attrattività territoriale.

Parallelamente, il patrimonio diffuso del centro storico, composto da edifici religiosi, palazzi civili, spazi pubblici, tracciati viari storici e ambiti residuali, può essere attivato secondo il paradigma della città a rete. In questo modello, ogni elemento del tessuto urbano diventa nodo di un sistema policentrico, capace di ospitare funzioni differenziate e complementari. Chiese, piazze e palazzi non sono soltanto beni da tutelare, ma risorse urbane da interpretare e riattivare attraverso usi compatibili, temporanei o permanenti, in grado di rispondere alle esigenze contemporanee senza comprometterne il valore storico.

In tale contesto, la conoscenza aggiornata del patrimonio assume un ruolo centrale. Le attività di studio, classificazione e catalogazione non rappresentano un mero adempimento tecnico, ma costituiscono la base operativa per una pianificazione consapevole. La catalogazione rende il patrimonio leggibile, programmabile e comunicabile, consentendo di individuare potenzialità, criticità e priorità di intervento. Essa diventa quindi uno strumento strategico per orientare politiche di valorizzazione che sappiano coniugare tutela, innovazione e sostenibilità economica.

I modelli di sviluppo più efficaci mostrano come i centri storici economicamente resilienti siano quelli capaci di generare ecosistemi ibridi, nei quali attività tradizionali, artigianato evoluto, professioni culturali e tecnologie digitali convivono e si rafforzano reciprocamente. In questo scenario, Crotone può promuovere l’integrazione tra memoria storica e innovazione digitale, trasformando archivi, mappe storiche, narrazioni urbane e ricerche scientifiche in contenuti multimediali, applicazioni culturali, percorsi interattivi e prodotti editoriali e audiovisivi. Tali strumenti ampliano la fruizione del patrimonio e aprono nuove opportunità occupazionali, in particolare per le giovani generazioni, favorendo la nascita di nuove professionalità legate alla cultura, al turismo e alla comunicazione.

La dimensione dinamica del centro storico si rafforza ulteriormente nel rapporto sistemico con il territorio, in particolare con il sito di Capo Colonna. È possibile configurare un modello territoriale integrato in cui il centro storico svolge il ruolo di hub interpretativo, creativo e organizzativo, mentre il sito archeologico e il paesaggio costiero rappresentano l’esperienza simbolica, ambientale e identitaria. In questo assetto, la città diventa il luogo della narrazione, della produzione culturale e dell’innovazione, capace di generare servizi, contenuti e prodotti che alimentano l’intera filiera culturale e turistica del territorio.

Un ulteriore elemento strategico riguarda la capacità del centro storico di attrarre comunità temporanee, quali studenti, ricercatori, artisti e professionisti della cultura. Queste presenze contribuiscono a rinnovare il tessuto sociale ed economico, stimolando la nascita di micro-imprese, iniziative culturali, eventi e reti collaborative. Il centro storico può così configurarsi come laboratorio urbano permanente, in cui la sperimentazione non sostituisce la tradizione, ma la rinnova e la rende funzionale alle esigenze del presente.

In questo quadro, assume un ruolo centrale una strategia di comunicazione culturale strutturata e coerente, fondata su contenuti scientificamente solidi e su linguaggi contemporanei. Rendere visibile e comprensibile il processo di trasformazione del centro storico significa rafforzare il posizionamento di Crotone come città della cultura e dell’innovazione mediterranea, capace di attrarre interesse, competenze e investimenti. La comunicazione diventa così parte integrante del progetto di sviluppo urbano, contribuendo alla costruzione di un’immagine condivisa e riconoscibile.

In conclusione, il centro storico di Crotone può configurarsi come motore dinamico di sviluppo urbano sostenibile proprio perché luogo di sintesi tra memoria e innovazione. La sua storia, lungi dall’essere un limite, rappresenta una risorsa attiva che, se interpretata con strumenti contemporanei e tradotta in progettualità coerenti e di lungo periodo, può generare crescita economica, coesione sociale e una rinnovata centralità della città nel contesto mediterraneo.  (rpe)

IN CALABRIA SEMPRE MENO LE IMPRESE: SI
DEVE AGIRE PER INVERTIRE LA TENDENZA

di KLAUS ALGIERI – La Calabria, come tutto il resto del Paese, da qualche anno a questa parte si trova a fare i conti con un fenomeno allarmante che sta distruggendo l’economia dei territori: la desertificazione commerciale.

I dati rilasciati dall’Ufficio Studi Confcommercio su dati Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne per il periodo 2012-2023, hanno messo in luce, in tutti e cinque i capoluogo di provincia Calabresi, un declino significativo delle attività commerciali nei centri storici con segni di cedimento anche nei centri urbani in generale.

Il cuore delle città calabresi è in crisi, con un crollo del commercio che si riflette chiaramente nei dati. A Catanzaro, il commercio nei centri storici ha subito una diminuzione di 85 unità di impresa nel periodo 2012-2023. Cosenza ha visto un declino ancor più marcato, con una perdita di 91 imprese, mentre Crotone mostra una leggera diminuzione di 9 imprese. Ma a mostrare i dati più allarmanti sono le città di Reggio Calabria e Vibo Valentia che hanno subito rispettivamente una riduzione di 110 e 93 unità d’impresa.

La situazione non mostra segni di miglioramento nemmeno raffrontando i dati del 2022 con quelli del 2023. Il centro storico di Catanzaro infatti, in un anno ha perso 25 imprese commerciali, Cosenza 31, Crotone 14, Reggio Calabria 7 e Vibo Valentia 13.

La desertificazione commerciale, tuttavia non risparmia nemmeno i centri urbani, anche se va precisato che in questo caso si ravvisano tendenze contrastanti. Catanzaro e Reggio Calabria subiscono perdite significative nel periodo 2012-2023, con -183 e -201 unità d’impresa. Cosenza, al contrario, mostra un calo meno marcato -132 attività, mentre Crotone e Vibo Valentia registrano addirittura incrementi di 50 e 1 unità.

Anche i servizi, sia nei centri storici che nelle altre zone, sono coinvolti da questa tendenza. Cosenza è l’unica a distinguersi positivamente con un aumento del 64 attività nei centri storici nel periodo 2012-2023. Tuttavia, Catanzaro, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia subiscono perdite, evidenziando la fragilità del settore.

Nel biennio 2022-2023, Cosenza mantiene una tendenza positiva (+10), mentre gli altri centri storici vedono ulteriori declini modesti o stagnazioni.

I dati sulla desertificazione commerciale nella nostra Regione sono estremamente preoccupanti e richiedono un’immediata attenzione e azione. La situazione delineata evidenzia una crisi profonda che sta minando le fondamenta stesse delle nostre comunità locali.

In particolare, il drastico declino delle attività commerciali nei centri storici, luoghi che rappresentano il cuore pulsante della nostra cultura e identità, ci preoccupa molto. Da molto tempo stiamo dicendo che è necessario intervenire per invertire questa tendenza. Servono politiche mirate e soluzioni innovative. È cruciale adottare misure che possano stimolare la ripresa economica, sostenere gli imprenditori locali e proteggere il tessuto commerciale delle nostre città. Questo include incentivare l’apertura di nuove attività, implementare politiche di riqualificazione urbana e promuovere l’attrattività dei centri storici per i consumatori. (ka)

[Klaus Algieri è presidente di Confcommercio Calabria]

A Siderno e a Locri due iniziative per accendere i riflettori sui centri storici

di ARISTIDE BAVAL’attualità sociale dei “borghi antichi” della Locride è certamente fuori discussione, soprattutto in un momento in cui questi luoghi sono “riscoperti” anche dal grande pubblico turistico, che trova, in questi luoghi, un fascino particolare.

E non a caso nei prossimi giorni sono previste a Siderno e Locri due iniziative di notevole importanza che si portano appresso l’obiettivo di far accendere i riflettori sui centri storici del nostro territorio che se, pure, ha in Gerace e Stilo le sue punte di diamante offre anche la possibilità di altri luoghi particolarmente suggestivi che ben meritano l’attenzione del grande pubblico.

La prima iniziativa è prevista a Siderno dove martedì 6 dicembre è previsto il ritorno del premio “Borghinfiore” una significativa iniziativa istituzionale che negli anni 2000 ha costituito una buona occasione per qualificare e valorizzare i centri storici del territorio e che in taluni casi riuscì a svegliare la coscienza degli amministratori e degli stessi cittadini e diede spinta alla pulizia e alla maggiore cura di questi siti, Il premio, si sviluppò per oltre dieci anni, e fece accendere i riflettori su 10 borghi antichi, appositamente insigniti del premio.

In particolare nel 2001 Placanica  e, poi, a seguire Mammola, Riace,  San Luca, Siderno Sup, Ciminà,  Gioiosa Jonica,  Caulonia, Stilo per finire nel 2015 con Casignana, oggi ben nota per la sua Villa Romana, che fu, appunto, l’ultimo Comune insignito del premio. Adesso questa manifestazione ritorna con un appuntamento (ore 17.30) presso la sala comunale. Si aprirà con i saluti di Maria Caterina Aiello, attuale responsabile del Sidus Club di Siderno, che si è distinto negli anni per il suo impegno per la valorizzazione dei borghi antichi ( e di Siderno Sup. in particolare), e della sindaca Maria Teresa Fragomeni, introdotta da Anna Maria Ferraro, coordinatrice del progetto.

Poi gli interventi  di Maria Caterina Mammola, Mario Diano e Umberto Panetta e, a segire, la cerimonia di consegna dei premi Borghinfiore.

L’altra iniziativa è prevista per il giorno successivo, mercoledì 7 dicembre presso la sede del Lions Club di Locri, in piazza stazione. In questo caso la manifestazione, organizzata dai club Lions di Locri, Siderno,Roccella, dalla Fidapa di Siderno, dal Kiwanis Club e dal Leo Club di Roccella, nasce sotto il tema specifico “Rivitalizzare i Borghi” e ospiterà il Prof. Luigi Maffei, Pro rettore della Università degli studi della Campania, grande esperto di strategie operative per la valorizzazione delle aree interne. Al’incontro è prevista la presenza dei sindaci Giovanni Calabrese, fresco di nomina come assessore regionale, di Maria Teresa Fragomeni e del presidente ff.dell’associazione dei comuni Bruno Bartolo.

Notevole è anche la partecipazione degli esponenti Lions che, oltre ai presidenti dei tre club della Locride annovera quella del presidente di circoscrizione Giuseppe Ventra e dello stesso Governatore del Distretto, Franco Scarpino, che dal momento del suo insediamento ha anche sposato la causa di Locride Capitale della cultura 2025 ed è fortemente convinto che i borghi antichi sono una forza aggiunta per la Locride e la Calabria.

Gli obiettivi che fanno da sfondo a queste iniziative sono anche indirizzate ad evitare il fenomeno dello spopolamento che è comune a molti centri interni. È fuori di dubbio, d’altra parte, che le potenzialità dei borghi antichi sono enormi e vanno dalle grande risorse naturali e culturali, alla qualità dei paesaggi, al potenziale turistico spesso non adeguatamente valorizzato. alla enogastronomia, alla loro storia e alla loro cultura in molti casi millenaria.

Giusto, dunque, puntare alla loro (ri)valorizzazione anche attraverso processi di coinvolgimento attivo delle comunità interessate e cercare di creare una nuova economia capace di frenare lo spopolamento, soprattutto, dei giovani. In questi due incontri saranno certamente messe a fuoco le potenzialità esistenti nella Locride , lo ribadiamo, impegnata nella Candidatura a Capitale Italiana della cultura 2025, con la forte convinzione che molti Borghi antichi, se opportunamente qualificati,  possono dare, anche, grande imput al turismo e alla economia locale. (ab)

Nella foto Il Castello di Gerace centro interno “gioiello” della Locride che figura tra i borghi più belli d’Italia

Cis e centro storico, il sindaco Abramo sostiene l’idea lanciata da Occhiuto

Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, guarda con attenzione all’idea del primo cittadino di Cosenza, Mario Occhiuto con la sua richiesta, alla Regione Calabria, di aprire una linea di credito destinata a integrare le opere individuate nei Cis, in particolar modo per il risanamento dei centri storici.

«Occhiuto – ha dichiarato il sindaco Abramo – non si è fermato alla soddisfazione per l’avvenuta firma dei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) relativi al finanziamento di interventi fondamentali per il centro storico del capoluogo bruzio. Mario ha saputo e voluto guardare oltre pensando, con piene ragioni, a nuovi canali di investimento che integrino gli ingenti fondi previsti dal Cis sottoscritto. Ha fatto bene e non posso che condividere le sue motivazioni affiancandolo nella richiesta, avanzata alla presidente Jole Santelli, per l’apertura di una linea di credito, da parte della Cittadella, destinata proprio ad integrare le opere individuate nei Cis.

Occhiuto ha fatto un esempio che accomuna, seppure in modi parzialmente differenti, Cosenza a Catanzaro, ma anche agli altri Comuni calabresi beneficiari dei Cis. E infatti, pure nel centro storico del capoluogo della Calabria esiste una serie di edifici privati fatiscenti che andrebbero recuperati per garantire pieno respiro alle strategie di sviluppo e messa in sicurezza della parte antica della città.

«Anche a Catanzaro, ovviamente – ha aggiunto – l’Amministrazione comunale è intervenuta con l’attivazione dei Cis e di vari altri strumenti – penso ad Agenda urbana – puntati, fra le altre cose, al recupero dell’edilizia pubblica. Su quella privata, però, non sono possibili grandi margini di azione, né è pensabile poter acquisire al patrimonio pubblico quello privato inutilizzato. Qui in città è stato fatto uno sforzo immane per una perla storico-architettonica come il teatro Masciari, ma si è trattato di un unicum».

«Proprio in virtù di queste considerazioni – ha proseguito il primo cittadino – ritengo quella di Mario Occhiuto un’ottima idea che sono pronto a supportare fin d’ora. È evidente che un privato, in presenza di una crisi congiunturale aggravata dall’emergenza Covid, non possa intervenire con le proprie esclusive forze economiche. Tantomeno può farsi carico di scelte datate nei decenni scorsi».

«Ma è a mio avviso possibile – ha spiegato Abramo – e non ho dubbi che la presidente Santelli ascolterà le nostre istanze come ha sempre fatto da quando è diventata governatrice, che la Regione affianchi privati ed enti locali in un percorso fondato sull’apertura di una o più linee di credito destinate ai centri che hanno già attivato, o attiveranno, i Contratti istituzionali di sviluppo: che sia per il social housing o altre iniziative simili, un sostegno pubblico all’iniziativa privata è l’unica strada percorribile per toccare ognuna delle opportunità di crescita e ripopolamento intelligente dei nostri centri storici» (zc)