DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO, REGIONE
NON SI DIMENTICHI DELLE AREE INTERNE

di GUIDO LEONE – Nei giorni scorsi la vicepresidente della giunta regionale con delega all’istruzione ha scritto ai presidenti delle Province e alla Città metropolitana di Reggio Calabria perché provvedano ad approvare, entro il 30 settembre 2023, il Piano di dimensionamento della rete scolastica e l’offerta formativa 2024/25, previa costituzione di appositi tavoli tecnici per ogni realtà provinciale con le rappresentanze di tutte le componenti interessate.

Ora in una fase di accresciuta complessità dei compiti attribuiti alle scuole, a partire dall’attuazione delle riforme previste dal Pnrr, la scelta di accorpare gli istituti aumentando il numero complessivo degli alunni per plesso non è certo la soluzione più indicata per dare centralità alla scuola, migliorare la qualità dei processi formativi e combattere la dispersione, obiettivi che il ministro Valditara proclama di voler conseguire.

Negli ultimi anni la provincia di Reggio Calabria, come il resto della regione, ha scontato la miopia con cui si è agito, la logica spesso campanilistica o semplicemente politica delle scelte in questi ultimi anni effettuate. I piani di dimensionamento della rete scolastica spesso sono stati frutto non di un percorso condiviso tra tutti i soggetti interessati – dirigenti, scuole, docenti, famiglie, istituzioni – né trasparente e, di conseguenza, equi nelle scelte, laddove invece gli stessi piani dovevano e devono essere il risultato di una attività conoscitiva e valutativa dei bisogni dell’utenza che va garantita nel suo pieno diritto all’istruzione e al successo formativo con uguali opportunità per tutti gli allievi.

La nuova politica scolastica, invece, sembra ritenere che le scuole dei piccoli centri aspromontani e preaspromontani siano dei rami secchi da tagliare, che contraddice peraltro le tanto insistite politiche della famiglia. Fino ai dodici anni il diritto alla scuola nel luogo dove si abita dovrebbe essere un diritto inalienabile. Fra l’altro la politica europea che tende a ripopolare le zone di montagna e i paesini dell’entroterra cozza contro questa preoccupazione tutta economica di chiudere ciò che a occhi miopi risulta non produttivo. Sto parlando della provincia reggina montana dove sono state chiuse o ridimensionate anno dopo anno le scuole con l’argomento che a servirsene sono in pochi. Questa ossessione del risparmio che si esercita sui più deboli, sui più piccoli, a me pare insensata.

Ho già avuto modo di ribadire in più circostanze che, in particolare, in questa provincia una buona metà della popolazione scolastica superiore non gode della piena offerta formativa che la scuola propone perché tagliata fuori dalla indisponibilità del trasporto pubblico negli orari pomeridiani e serali che impedisce agli allievi provenienti dall’entroterra di rientrare nei loro paesi.

Sicché le attività complementari che la scuola svolge, compresa l’attività di recupero e le altre iniziative mirate a rafforzare la frequenza scolastica e quindi ad impedire la dispersione scolastica, non possono essere fruite.

Per non parlare, poi, delle strutture e delle infrastrutture scolastiche, dei laboratori, delle equipe medico-psico-pedagogiche (ci attendiamo molto in tal senso dai comuni e dalle aziende sanitarie locali), che, se adeguate e presenti consentirebbero alla stessa scuola di essere veramente un centro di comunità educante permanente aperta a tutte le fasce sociali con programmi di iniziative flessibili con una ben chiara doppia valenza: prevenzione, socializzazione e integrazione con la formazione scolastica.

Fa bene, a questo punto, la vicepresidente Princi a porre l’attenzione sulla salvaguardia delle aree interne della regione per il contrasto della dispersione e dell’insuccesso scolastico anche se credo che i margini di manovra sono più che ristretti dai parametri ministeriali.

Certo, ci saremmo attesi che la Regione Calabria si fosse unita alle altre regioni meridionali nel ricorrere alla Corte Costituzionale avverso l’ultima legge di bilancio nella parte relativa al dimensionamento scolastico a partire dall’anno scolastico 2024 /2025.

Atteso, peraltro, che la stessa Regione Calabria dal provvedimento risulta essere dopo la Basilicata la più penalizzata in termini di riduzione percentuale delle autonomie scolastiche con il 23,3%.

Mi auguro che i prossimi tavoli tecnici nei prossimi giorni attivati per il nuovo piano dimensionamento operino con una visione innovativa prevedendo plessi polivalenti in grado di seguire il processo formativo dalle scuole dell’infanzia alla media di primo grado. Innovazione significa ripensare la scuola non più come singolo edificio ma come il nodo di una rete di formazione che si estende non solo alla singola comunità, ma ad aree intercomunali.

È indispensabile un progetto integrato d’area del territorio per realizzare azioni comuni tra le diverse istituzioni sulla base di una regia organica rivolta a sostenere l’innovazione nei processi formativi e nelle strategie d’accoglienza agli studenti.

Quanto detto significa che il sistema educativo deve essere costruito a livello culturale – educativo, ma anche a livello politico e organizzativo.

A livello politico l’ente locale deve ancor più rappresentare il promotore del raccordo tra le risorse educative presenti nel territorio rivestendo il ruolo di promotore nella costruzione del sistema educativo integrato.

Bisogna passare dal Pof della singola scuola alla elaborazione di un Pof territoriale come proposta educativa di un territorio e nello spirito di una istituzione scolastica intesa come comunità educativa permanente.

Certo il banco di prova sarà costituito dalla capacità di integrare tra Comuni viciniori strutture e servizi, secondo le prospettive delle intese e degli accordi di programma nei settori strategici del sistema formativo (infanzia, post-obbligo- istruzione professionale, orientamento, handicap, centri di risorse, ecc.) con l’esigenza di un preciso quadro di riferimento e di riscontri sul piano dei risultati.

Mi rendo conto che il panorama che si intravede all’orizzonte dal punto di vista economico imporrà dei sacrifici e delle scelte, ma proprio per questo occorre prepararsi a fronteggiare tali ristrettezze lavorando insieme enti locali e amministrazione scolastica nella individuazione delle scelte.

Si pone, tuttavia, il problema di una nuova governance, che valorizzi il ruolo intelligente delle periferie, di forme orizzontali di responsabile autogoverno, non singole scuole, velleitariamente autarchiche e in competizione isolata, ma un sistema di scuole autonome che interagiscono tra di loro e con la comunità di riferimento, capaci di costruire un vero e proprio “patto educativo territoriale” che coinvolga in genere i Comuni (singoli o associati) e le scuole (associate in rete) su scala cittadina e/o su base comprensoriale.

Sono convinto che la linea culturale vincente è quella che tende ad un rapporto nuovo scuola-territorio, all’uso didattico del territorio.

Si tratta di piegare a dimensione etica e pedagogica l’economico, il politico, il sociale, l’amministrativo, il culturale con consapevolezze e responsabilità diverse. (gl)

(Il professor Guido Leone è stato dirigente tecnico Usr Calabria)

Orrico (M5S): Sia garantito diritto allo studio in tutte le aree interne

Sia garantito il diritto allo studio a San Luca come a Decollatura ed in ogni comune delle aree interne e marginali calabresi. Non prevalgano logiche economiche né campanilistiche, a discapito della qualità dell’istruzione». È l’appello che la deputata del M5S, Anna Laura Orrico, ha rivolto alla vicepresidente della Regione, Giusi Princi, in merito al dimensionamento scolastico.

«Il taglio indiscriminato che il governo Meloni ha effettuato sul numero degli istituti scolastici – ha denunciato – con l’ormai tristemente conosciuto dimensionamento scolastico ha già determinato le prime conseguenze negative in Calabria: incertezza, mancanza di dirigenti in contesti sociali fragili, competizione tra sindaci e comuni».

«Nella nostra regione – ha spiegato Orrico –, solo nel 2024, saranno soppresse 79 autonomie scolastiche, cioè 79 scuole vedranno privarsi di dirigenti scolastici e personale amministrativo, diventando dei gusci vuoti, riempiti ancora per poco dagli studenti e dai docenti che dovranno affrontare un anno scolastico avendo i riferimenti dirigenziali presenti a scuola a giorni alterni».

«Ad esempio – ha detto ancora – nell’area interna del Reventino, dove il reddito medio pro capite è di 15mila euro, l’incidenza degli studenti svantaggiati è del 3,4 per cento e le infrastrutture viarie sono carenti come il trasporto pubblico, l’Istituto comprensivo Costanzo, che ha 400 studenti, molti dei quali pendolari provenienti dai paesi limitrofi, rischia di essere accorpato a scuole più grandi del centro urbano più vicino, con la perdita di tutto il personale amministrativo e le conseguenze che ne deriveranno sulla qualità dell’organizzazione ed efficienza amministrativa e didattica».

«A peggiorare il quadro – ha proseguito – la contesa tra sindaci per evitare l’accorpamento facendo valere il proprio peso politico, perché la Regione Calabria ha preferito delegare alle Province e ai Comuni la scelta di quale scuole tagliare e quale no».

«Allo stesso tempo – ha concluso – il dimensionamento ha impedito l’immissione in ruolo di nuovi dirigenti scolastici: per quest’anno, infatti, la scuola di San Luca, piccola comunità nota alle cronache, purtroppo, non potrà avere un proprio dirigente scolastico ma dovrà accontentarsi di un reggente. Anche in questa circostanza a pagarne le conseguenze saranno gli studenti e le famiglie, il personale scolastico e un’intera comunità che avrebbe bisogno di maggiore attenzione da parte dello Stato». (rp)

Dimensionamento scolastico, Princi convoca presidenti Provincia e Metrocity RC

La vicepresidente della Regione, Giusi Princi, ha convocato per giovedì 7 settembre, in Cittadella regionale, i presidenti delle Province e la Città Metropolitana, che devono approvare entro il 30 settembre i piani di dimensionamento della rete scolastica provinciale per l’anno 2024/25.

A scanso di equivoci, la vice presidente chiarisce che la regione non “ha licenziato” alcun piano di dimensionamento, ma che ai sensi dell’articolo 139 comma 1 del d.lgs.112/1998, sono attribuiti alle province, in relazione all’istruzione secondaria superiore, e ai comuni, in relazione agli altri gradi inferiori di scuola, i compiti e le funzioni concernenti l’istituzione, l’aggregazione, la fusione e la soppressione di scuole. La regione attraverso le linee guida, ha deliberato i criteri su cui gli Enti locali predisporranno il dimensionamento scolastico.

La vice presidente Princi, raccomanda a tutti i Presidenti, nel lavorare i piani, ad attenersi alla ratio regionale che è quella di salvaguardare i piccoli Comuni e le aree interne. I criteri contenuti nelle linee guida regionali, a cui si dovranno adeguare gli Enti sono, infatti, quelli di promuovere gli accorpamenti nei grossi centri, mantenendo le autonomie scolastiche nei piccoli comuni, nelle aree interne e nelle aree periferiche che si caratterizzano per condizioni di particolare disagio.

Princi, visti anche i tempi ristretti, invita le realtà provinciali a promuovere conferenze di ambito con i comuni, ricadenti nei propri territori, che insieme alle province dovranno redigere i piani. I passaggi sono, infatti, i seguenti: entro il 15 settembre le province dovranno acquisire i piani proposti dai comuni (diventa obbligatorio per gli enti locali acquisire preventivamente le delibere degli organi collegiali delle scuole), entro il 30 settembre adozione delle delibere dei Consigli provinciali/Città metropolitana.

Dopo l’acquisizione del parere da parte dell’Ufficio scolastico regionale, la Giunta regionale, entro il 30 novembre sarà chiamata ad approvare il dimensionamento della rete scolastica e l’offerta formativa calabrese. Acquisiti i Piani di dimensionamento provinciali, la Regione Calabria verificherà la coerenza con gli indirizzi contenuti nelle Linee guida e in caso di incoerenza notificherà i relativi rilievi alle Province/Città Metropolitana che dovranno riscontrare nei termini stabiliti. Nel caso di persistente inadempienza, la Regione eserciterà poteri sostitutivi.

«Confido nella serietà del lavoro da parte delle province – la dichiarato Princi – sono certa, che conoscendo le rispettive realtà, opereranno al meglio a tutela dei propri territori, ottemperando alle scadenze con spirito di confronto interno. Per supportare gli enti locali equilibrando le diverse istanze territoriali, afferma la vice presidente, abbiamo previsto la costituzione di tavoli decentrati interistituzionali che si insedieranno dopo la prima decade di settembre». (rcz)

Dimensionamento scolastico, Princi: Istituire tavoli tecnici per promuovere piani per il territorio

«Sarà importante redigere un Piano di dimensionamento che, pur nella riduzione del numero di autonomie scolastiche contemplato da parametri ministeriali, salvaguardi le aree interne a contrasto della dispersione e dell’insuccesso scolastico». È quanto ha scritto vicepresidente della Regione, Giusi Princi, in una lettera indirizzata alle Province e alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, in merito al dimensionamento scolastico.

Entro 30 settembre, infatti, ciascuna Provincia dovrà approvare il Piano di dimensionamento della rete scolastica e l’offerta formativa 2024/25. Per questo la vice di Occhiuto ha inviato una nota a tutte le Province in cui, oltre a fare una sintesi delle linee guida, a cura della dirigente del dipartimento istruzione Anna Perani e già trasmesse a ciascuna realtà dopo la loro approvazione in Consiglio, richiama l’importanza di istituire tavoli tecnici decentrati a supporto di ogni Provincia.

«Tenuto conto – ha aggiunto – che l’ultimo dimensionamento della rete scolastica nella nostra regione risale ad almeno un decennio, sarà importante un’azione congiunta di riorganizzazione della rete scolastica che operi nell’esclusivo interesse delle aree marginali e del diritto allo studio, che deve essere garantito in maniera omogenea su tutto il territorio regionale».

«Pertanto – scrive Princi – come già con voi condiviso, d’intesa con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, saranno istituiti appositi tavoli tecnici decentrati con la rappresentanza di tutte le componenti, affinché le Province e la Città Metropolitana di Reggio Calabria vengano supportate nella predisposizione di Piani coerenti con le Linee guida approvate».

«Il tavolo dovrà prevedere, per ogni realtà provinciale – ha detto ancora – la costituzione di un gruppo composto da: un componente regionale, uno di Atp Usr Calabria, un componente Provincia/Città Metropolitana e uno di Anci. Ora, dovendo procedere in tempi brevi alla costituzione di detti tavoli tecnici, il nominativo del referente dovrà essere indicato entro il 4 settembre prossimo. Inoltre, ogni piano provinciale, prima di essere deliberato, si dovrà condividere con le rappresentanze sindacali, giusta intesa con le organizzazioni di categoria».

La vicepresidente Princi invita, poi, i presidenti delle Province e della Città metropolitana di Reggio ad informare i Comuni ricadenti nei rispettivi ambiti territoriali «affinché vengano adeguatamente sensibilizzati a formulare delle proposte coerenti con gli indirizzi regionali approvati».

«Sono certa – conclude la vicepresidente nella lettera – che ottempererete alle richieste nei tempi indicati e che, congiuntamente, riusciremo a promuovere un piano di dimensionamento calabrese in linea con i bisogni dei territori». (rcz)

Scuola, la vicepresidente Princi fa chiarezza: Calabria guadagnato 3 autonomie rispetto a criteri pre covid

La vicepresidente della Regione, Giusi Princi, ha fatto chiarezza in merito alla questione del dimensionamento scolastico, rispondendo al Partito Democratico calabrese e alla Glg Cgil Calabria.

«Detto ciò, chiarisco ancora che dall’anno scolastico 2023/24 – ha spiegato – venendo meno la deroga applicata in periodo di Covid (500/300 L 178/20), i parametri per calcolare le scuole autonome, con dirigente e direttore amministrativo, sarebbero stati 600/400, e avrebbero quindi determinato la soppressione di tutti gli istituti scolastici con una popolazione scolastica sotto i 600 studenti e sotto i 400 nei Comuni in deroga (Comuni montani e minoranze linguistiche)».

«Stante la legge 183/11 (la legge di stabilità per il 2012), la Calabria avrebbe avuto 82 scuole sottodimensionate senza la presenza – ha continuato – quindi di un dirigente scolastico e di un direttore amministrativo. Sulla base di tale criterio, che non avrebbe offerto alla Regione alcun margine di deroga, i tantissimi istituti scolastici delle zone di montagna e delle aree interne, che attualmente hanno meno di 400 alunni, inevitabilmente sarebbero stati soppressi o destinati alle reggenze».

«Ma veniamo ad oggi – ha proseguito –. Alla luce dell’assetto normativo delineato dalla legge di bilancio n. 197 del 19/12/22, attuativo della riorganizzazione del sistema prevista nel Pnrr, a decorrere dall’a.s.2024/25, i criteri ministeriali adottati nell’assegnare le autonomie alle Regioni sono stati: popolazione scolastica e sviluppi demografici nel prossimo triennio. Poiché la matematica non è un’opinione, sono 79 le autonomie in meno, anziché 82, quanto sarebbero state se avessimo dovuto applicare il rigido criterio dei 600/400».

«Nei giorni scorsi, ho riunito le parti sindacali a cui ho condiviso le linee guida – ha reso noto – che contemplano i criteri con cui la Regione Calabria vuole riorganizzare la rete scolastica dei prossimi anni; non essendoci più un tetto massimo o minimo ma solo la riduzione di un numero complessivo di autonomie (per la Calabria appunto 79), sono state, innanzitutto, ricavate le autonomie provinciali, utilizzando il criterio nazionale, quindi, è stato utilizzato il criterio della compensazione per salvaguardare le piccole aree. Nessuna scuola soppressa nelle aree disagiate come recita erroneamente il gruppo Pd, tutt’altro, l’indirizzo è quello di costituire istituti scolastici con una popolazione anche superiore a 1.000 nei grossi centri urbani, lasciando l’autonomia nelle aree interne disagiate anche con un numero non elevato di studenti».

«Come già evidenziato, oltre l’Ufficio scolastico regionale, tutte le sigle sindacali, compresa la Cgil, presente all’incontro con due esponenti – ha ricordato – non hanno eccepito nulla, anzi hanno pienamente condiviso e apprezzato le linee guida regionali. La concertazione, voglio ancora specificare, non avrebbe potuto riguardare il numero di autonomie, definito a livello centrale, ma solo i criteri attraverso cui distribuirle nei territori. E la Calabria, pur nella logica delle riduzioni previste dal PNRR, ha scelto di tutelare le aree dove maggiore è il disagio, lo svantaggio e lo spopolamento. Invito, quindi, tanto la Cgil quanto il Pd, a tenere fuori la scuola da qualsivoglia strumentalizzazione di carattere politico, e li esorto, prima di pubblicare notizie fuorvianti che generano solo confusione, a documentarsi bene».

«La scuola deve essere tutelata e salvaguardata da tutti – ha concluso – ha già tropo pagato lo scotto di una politica che non si è mai assunta la responsabilità: è dal 2012 che non viene infatti varato un piano di dimensionamento con la triste conseguenza di tantissime scuole sottodimensionate sono state affidate a reggenze, con la conseguenza dii una dispersione scolastica e di una povertà educativa che, nella nostra Regione, ha cifre impressionanti». (rcz)

Dimensionamento scolastico, Princi: Serve sforzo corale per una programmazione razionale

Serve «uno sforzo corale, al di là delle competenze territoriali, per dare al mondo della Scuola calabrese il giusto supporto e la più razionale programmazione sulla base delle reali esigenze dei territori». È quanto ha dichiarato la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, nel corso dell’incontro con gli Enti territoriali dedicato al dimensionamento scolastico.

Quest’ultima, nell’aprire i lavori, ha fatto presente l’importanza del tema dimensionamento per la Giunta regionale e che è intento del Presidente Occhiuto, oltre che suo, aumentare i fondi per il diritto allo studio, proprio perché la scuola rappresenta uno strumento unico per la società per stare vicino alle famiglie calabresi, ancor più in un momento di congiuntura economica così drammatica come quella che stiamo vivendo.

All’incontro hanno preso parte anche il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Antonella Iunti, e il Dirigente del settore Diritto allo Studio, Anna Perani, in rappresentanza del Direttore generale del Dipartimento Istruzione, Maria Francesca Gatto.

«Ecco perché – ha spiegato Giusi Princi – abbiamo previsto l’istituzione delle borse di studio, per le scuole di primo e secondo grado, basate sul reddito delle famiglie ma anche sul merito dello studente».

Entrando nel dettaglio del dimensionamento scolastico, il vicepresidente ha fatto presente che “dal Ministero non sono stati ancora comunicati alle Regioni i numeri delle autonomie scolastiche distribuiti per territorio, motivo per il quale non sarà possibile definire entro breve le nuove linee guida che riguardano il dimensionamento.

In futuro saranno infatti le Regioni, sulla base del numero delle autonomie attribuite, ad assegnarle ai territori non più secondo parametri numerici bensì su precisi indicatori volti soprattutto a salvaguardare le aree marginali e ad alto rischio di dispersione scolastica”.

Stando così le cose, i rappresentanti delle istituzioni presenti hanno convenuto di confermare per l’Anno Scolastico 2023-24 gli attuali parametri numerici, già in deroga all’impianto normativo generale, come da Legge di Bilancio n.178 del 30/12/20200, ancora vigente nel merito. Specificatamente, manterranno le autonomie quelle istituzioni scolastiche che passano da minimo 600 alunni a 500, e da minimo 400 alunni a 300 per i Comuni montani e/o con specificità linguistiche ovvero isole.

Le istituzioni scolastiche di secondo grado potranno, invece, ampliare l’offerta formativa con nuovi indirizzi, secondo i parametri comunicati all’Anci e, per il tramite dell’U.S.R., alle istituzioni scolastiche con apposita nota a firma del vicepresidente.

Acquisite le richieste di ampliamento dell’offerta formativa da parte delle istituzioni scolastiche interessate, saranno gli enti locali a dover deliberare apposito piano trasmettendolo all’Assessorato regionale all’Istruzione entro il 10 dicembre 2022. (rcz)

 

Dimensionamento scolastico, la Regione approva nuovo piano

La Regione Calabria ha approvato il nuovo piano di dimensionamento scolastico, autorizzando, così, nuovi indirizzi sul territorio, cancellando quelli inattivi negli ultimi 3 anni e programmando l’offerta formativa per l’anno scolastico 2022/23. Lo ha reso noto la vicepresidente, Giusy Princi, che ha evidenziato il grande lavoro di concertazione messo in atto con la macchina amministrativa della Regione, d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale.

«Diamo seguito – ha proseguito il vicepresidente – a quanto già imbastito in fase di confronto corale il 2 dicembre scorso, quando abbiamo fatto sedere allo stesso tavolo i rappresentanti di tutte le Province calabresi per meglio programmare l’offerta formativa regionale».

In quel contesto si è deliberato di non intervenire sulla rete scolastica, poiché la legge di Bilancio ha prorogato per un anno ancora la deroga rispetto ai parametri numerici, a causa dell’emergenza pandemica.

«Ponendo come protagonisti gli attori territoriali, a dicembre è stato fatto un lavoro propedeutico fondamentale. Siamo partiti dal presupposto che nessuno conosce meglio i bisogni specifici delle realtà locali se non le Province stesse», ecco perché Giusi Princi, d’accordo con il governatore Roberto Occhiuto, ha deciso di avviare una stagione di concertazione dal basso, per rispondere alle reali esigenze del territorio, tutelando gli interessi formativi ed il diritto allo studio dei giovani calabresi.

Dopo la concertazione adesso si passa dunque all’attuazione. Nel frattempo infatti sono pervenute e sono state analizzate tutte le proposte delle varie Province, a cui è seguito il parere tecnico dell’Usr Calabria. Da qui la definizione di un piano in cui, per grandi linee, sono state accolte favorevolmente la maggior parte delle istanze dei territori, salvo alcuni casi che non rispondevano ai criteri stabiliti nelle linee guida o che non erano compatibili con l’assegnazione dell’organico.

L’offerta formativa si è arricchita, inoltre, di nuovi indirizzi per adulti e corsi di alfabetizzazione linguistica per extracomunitari nelle aree dove insistono gli Sprar.

«Grazie al prezioso supporto del dirigente di settore, Anna Perani, tutto il procedimento è stato costruito con criteri e parametri ben precisi – ha spiegato da tecnico Giusi Princi – stabiliti dalle linee guida del dimensionamento scolastico: differenziazione dell’offerta formativa in ambiti territoriali definiti dalle Province, equa distribuzione razionale degli indirizzi sul territorio, dispersione scolastica e particolari criticità nei contesti in cui le varie scuole insistono, raccordo tra indirizzo autorizzato e vocazione del territorio in termini occupazionali, specializzazione delle scuole».

«Insieme all’Usr – ha aggiunto – alla parte sindacale ed ai vertici delle 4 Province e della Città metropolitana di Reggio Calabria, siamo già al lavoro per gettare le basi per un nuovo dimensionamento scolastico, riformando le linee guida rimaste ferme al 2016».

«A breve – ha annunciato il vicepresidente – indirò un tavolo tecnico in cui si avrà un anno di tempo per lavorare in maniera mirata su un nuovo dimensionamento, che risponda sempre più efficacemente ai bisogni del territorio e soprattutto alla salvaguardia di quelle realtà scolastiche dei piccoli centri dove più che altrove è essenziale il servizio scolastico».

Uno strumento prezioso in tal senso sarà l’Osservatorio della dispersione scolastica, che permetterà di avere la fotografia esatta delle frequenze scolastiche e quindi degli abbandoni, in ogni angolo della Regione, costantemente, in tempo reale. (rcz)