;
Il Coordinamento Provinciale dello Slai-Cobas di Vibo su situazione dei lavoratori di Locri

Il Coordinamento Provinciale dello Slai-Cobas di Vibo su situazione dei lavoratori di Locri

Fino all’altro ieri c’era (e c’è ancora oggi) solo un’azienda, la Locride Ambiente, attiva a Siderno, Monasterace, Marina, Grotteria e via dicendo che vessava i lavoratori, non li pagava , si accaniva disciplinarmente contro di loro e arrivava a licenziarli mentre nella vicina Locri i lavoratori apparivano felici di lavorare con la Muraca s.r.l., senza protestare e senza fiatare, per un’azienda che voleva apparire come buona. 

Un’isola felice, quindi, che però , per come denunciato nei giorni scorsi, sotto l’apparenza delle cose, ha rivelato una realtà ben diversa, in cui se è vero che i lavoratori non protestavano non lo facevano per timore, impauriti com’erano dalle ripercussioni paventate (o minacciate?) dall”azienda se solo avessero osato alzare la testa e chiedere rispetto (e giustizia). 

Figurarsi cosa sarebbe successo se a tutelali avessero chiamato lo Slai-Cobas… apriti cielo. 

Poi un bel giorno i lavoratori rompono gli indugi, ed incuranti delle conseguenze, quale segno inequivocabile che la misura era ormai colma, decidono di chiamarci per tentare di avere un po’ se non altro di tutela. 

E come volevasi dimostrare le conseguenze non si sono fatte attendere con l”azienda che, senza por tempo in mezzo, ha pensato bene di aprire la caccia contro gli imprudenti lavoratori che avevano ‘tradito’ il patto non scritto di vassallaggio con l’azienda,  iscrivendosi addirittura allo Slai-Cobas di Vibo Valentia 

Organizzazione la nostra che subito aveva modo di verificare come’ l’isola felice’ di Locri nascondeva sacche di disperazione e di sfruttamento (dei lavoratori) a tutto vantaggio dell’azienda che non pochi vantaggi economici era riuscita ad ottenere sulle loro spalle.

Quello che abbiano ‘scoperto’ non appena viste le carte, infatti, parla di errati inquadramenti contrattuali dei lavoratori, assunti con CCNL diversi da quelli cui avevano diritto, di blocco nell’iniziale Livello J dei lavoratori in possesso da tempo dell’anzianità di servizio sufficiente per il passaggio di livello, di pazzeschi turni di 16 ore continuative (ovviamente non pagate), di lavoro notturno a iosa. 

Parla di di cambi turni ora per ora comunicati con semplici messaggi su una illegittima chat aziendale che utilizza i telefoni personali dei lavoratori   senza preavviso con conseguente annullamento della vita privata e familiare di ognuno; il tutto a causa dell’assenza di una turnazione che andrebbe esposta in una bacheca aziendale con congruo anticipo (bacheca di cui invece l’azienda è totalmente priva) con l’indicazione di turni su base se non mensile almeno settimanale al fine di consentire ai lavoratori almeno un minimo di programmazione dei propri impegni personali.

 Per non parlare delle condizioni di lavoro con gli operatori i privi di un locale spogliatoio (e quindi costretti a partire da casa con indosso gli indumenti di lavoro e, soprattutto, costretti a ritornarvi così vestiti  dopo un estenuante turno in cui hanno maneggiato rifiuti a profusione (in tempi di covid poi…).

Perché questa è la situazione dell’isola felice di Locri, in cui, in cambio di un misero stipendio, peraltro elargito a singhiozzo e quando più aggrada all’azienda ( ad oggi il ritardo è di ‘ soli” tre mesi…), i lavoratori dovevano abbassare la testa e fare tutto ciò che il ‘padrone’ comandava loro di fare. 

E se al padrone così aggrada allora i lavoratori potevano anche rimanere a casa senza mansioni e senza stipendio, per mesi e mesi, come nel caso del Responsabile Alia Giuseppe, colpevole di aver chiesto il rispetto dei suoi diritti. 

Ambiente di lavoro usurato ed usurante che ha portato allo sfinimento i lavoratori costringendoli ad assentarsi per l’insorgere di gravi patologie, quale diretta conseguenza delle condizioni di lavoro e dei turni massacranti cui sono stati costretti per lunghi periodi di tempo con alcuni di loro – e speriamo non finisca così – che forse non saranno più in condizioni di tornare non solo al lavoro ma anche ad una vita  normale   

Di fronte alle rivendicazioni avanzate dall’organizzazione, per conto dei lavoratori, la reazione dell’azienda dicevamo non si è fatta attendere e, nell’evidente intento di porre un freno alle minacciose nubi giudiziarie che si profilavano sull’orizzonte dell’isola felice (per l’azienda), ecco arrivare puntuali i licenziamenti costruiti sul nulla ed intimati nell’evidente intento di colpirne uno nella speranza di educarne cento ed impedire così l’allargarsi a macchia d’olio della presenza, evidentemente invisa, sul cantiere di un sindacato scomodo come il nostro.

 Licenziamenti disciplinari costruiti, guarda caso, contro lavoratori appena iscritti al sindacato ed in cui l’azienda non ha esitato, mors tua vita mea, a mettere i lavoratori uno contro l’altro. Per fortuna, diciamo noi, esistono i Tribunali che riporteranno un po’ di giustizia. 

Intanto però l’azienda scorrazza libera e felice e, almeno per ora, apparentemente impunita, nella beata indifferenza delle istituzioni e, su tutte, del Comune di Locri, sordo ad ogni richiesta e impermeabile, per il tramite del suo massimo rappresentante, incurante del ruolo pubblico ricoperto, ad una situazione di evidente quanto drammatica illegalità

Una cosa è stata arrivare a Locri e scoperchiare il vaso di Pandora, un’altra, quasi automatica conseguenza, è stato ritrovarci con un nuovo assistito licenziato sulla base di folli quanti inesistenti addebiti disciplinari che parlano di litigi ed aggressioni mai avvenute. 

Noi in questo vediamo una chiara  ritorsione e rappresaglia conseguente alla scelta di farsi rappresentare da una sigla come la nostra. 

In una parola discriminazione e, quindi, condotta antisindacale. Se, però, l’azienda pensa che questo basta per fermare la volontà di questi lavoratori di dire basta allo sfruttamento e rialzare la testa, allora non ha ben capito la situazione di esasperazione in cui gli stessi si trovano e che li ha portati a fare questa scelta, scelta dalla quale probabilmente, proprio perché esasperati e ormai allo stremo, non torneranno più indietro. 

Nè tantomeno ci fermeremo noi, abituati come siamo da sempre ad intervenire ed operare in contesti  estremi in cui i lavoratori ricorrono alla nostra sigla innanzi allo sfacelo ed alla disintegrazione dei loro più elementari diritti                

Siamo solo all’inizio e andremo avanti per la nostra strada.

Certo che, domani, di fronte alle nostre proteste ed al grido di esasperazione che i lavoratori, per nostro tramite, continuano a lanciare, nessuno, a cominciare dal Sindaco di Locri, potrà dire di non sapere e di non essersi accorto di nulla. 

Perché, ovviamente, anche se la speranza è l’ultima a morire, non crediamo più di poter ricevere un segnale di attenzione e disponibilità da parte delle istituzioni che continueranno a nascondersi, per come sin qui fatto,  dietro i loro silenzi e la loro immobilità. (Nazzareno Piperno)

[Nazzareno Piperno è il coordinatore Provinciale dello Slai-Cobas di Vibo Valentia]