LAVORO AL SUD: LA SOLUZIONE NON STA
NEL REDDITO DI CITTADINANZA COSÌ COM’È

di FRANCESCO AIELLO – Il reddito di cittadinanza rischia di diventare in modo strutturale un mero strumento di sostegno dei consumi. È una strategia fallimentare per lo sviluppo del Mezzogiorno già sperimentata nel corso degli ultimi 60 anni, perché non crea sviluppo, ma alimenta dipendenza.

Alla fine del processo di revisione dell’aiuto al reddito di cui si parla molto in questi giorni, molti degli attuali percettori del reddito di cittadinanza potranno rimanere senza lavoro. Dipenderà sia dall’efficacia delle politiche attive che saranno adottate, ma questo richiede sforzi immani in un paese in cui i Centri per l’Impiego hanno vincoli organizzativi non banali e le agenzie private hanno poco spazio di azione, sia dalle prospettive economiche dell’Italia.

Uno scenario verosimile che potrà manifestarsi nei prossimi due-tre anni è che per garantire “pace sociale”, si dovrà pensare a forme di sostegno del reddito alle persone che rimarranno senza sostegno e senza lavoro. La soluzione più immediata, ma molto rischiosa, è di perpetuare meri trasferimenti di reddito. Ecco perché la riforma del reddito di cittadinanza diventa una nuova sfida del paese, perché oltre ad azioni finalizzate ad aumentare l’occupabilità dei beneficiari dell’income support, è necessario che aumenti la domanda di lavoro delle imprese, ossia che l’Italia inizi a crescere dopo quasi tre decenni di stagnazione. È complicato immaginare la creazione di nuova occupazione se il paese non riprende a crescere.

È importante anche capire cosa succederà nella fase di transizione. Se l’attuale aiuto diventa temporaneo – le ipotesi al vaglio sono 6 mesi, o un anno – ed è pensato solo per chi cerca lavoro, la platea di beneficiari non cambia rispetto allo scenario attuale, perché tutti cercheranno lavoro e aderiranno al Patto per il Lavoro o similari (che diventa condizione di accesso al sostegno). Alcuni troveranno lavoro e, al fine di rendere capillare questa circostanza, è cruciale aumentare il differenziale tra il sussidio e la retribuzione. Tanto maggiore è questa differenza tanto più attrattivo sarà il lavoro.

La questione della congruità dei salari da parte del settore privato è di difficile risoluzione, ma la differenza deve essere sostanziale, di almeno il 30%, affinché chi rinuncia all’aiuto possa essere sanzionato con la revoca del sostegno. È complicato applicare sanzioni se il mercato del lavoro non remunera con salari congrui. L’effetto sarà anche di ridurre il lavoro in nero, se parallelamente si riduce l’onere contributivo a carico delle imprese.

In alternativa, in questa fase di modifiche, gli attuali percettori non lavoratori riceveranno un sussidio per la formazione: l’ammontare della spesa per gli occupabili non cambierà, ma cambierà la fonte del finanziamento. Per esempio, la proposta del presidente del consiglio, Giorgia Meloni, è di utilizzare per la formazione dei percettori del reddito di cittadinanza il canale dei fondi europei. Alla fine del periodo di formazione, si può trovare occupazione o no. Per coloro che rimarranno non occupati – molti a Sud – l’alternativa può essere di irrobustire il terzo settore o l’impiego obbligatorio in servizi di pubblica utilità gestiti dai comuni.

È un percorso tortuoso, con rischi ed opportunità sia per i lavoratori che per il Paese. La natura «tortuosa» di questo percorso dipende non solo dalle caratteristiche individuali dei percettori del sostegno, ma anche dal funzionamento dei Centri per l’Impiego, dalla diffusione della cultura del lavoro e soprattutto dal fatto che il sistema Italia riesca ad uscire dalla bassa crescita che si osserva da almeno 25 anni.

Il rischio da annullare, a Sud, è che l’income support diventi un nuovo canale di finanziamento dei consumi interni dei meridionali. È un’ipotesi che bisogna evitare perché, in modo analogo all’occupazione non necessaria nella pubblica amministrazione degli anni ‘70 e ‘80 o a tutte le forme di trasferimento e di sussidi incondizionati di cui hanno goduto le regioni del Sud, non aiuta lo sviluppo, ma alimenta la dipendenza. (fa)

Francesco Aiello è ordinario di Politica Economica dell’Unical e presidente del think tank OpenCalabria]

IL PROGETTO INPS DEDICATO AGLI ULTIMI
SALARIO MINIMO E L’AIUTO AI PIÙ DEBOLI

di SANTO STRATI – È un progetto partito nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia: l’INPS, guidata dal calabrese Pasquale Tridico si è data l’obiettivo di occuparsi di chi ha più bisogno, i cosiddetti “ultimi”, generalmente dimenticati, ma soprattutto trascurati. Ovvero, quelli che, per tante ragioni, non sanno nemmeno di poter contare sulle prestazioni e i servizi che l’Istituto di Previdenza è in grado di offrire loro. È un bellissimo progetto, diciamolo subito, perché se nell’immaginario collettivo l’INPS è quello che paga le pensioni e trattiene i contributi dallo stipendio, in realtà pochi sanno delle finalità sociali dell’Istituto. Che, ovviamente, si regge dalla raccolta dei contributi previsti dalla legge dovuti dal datore di lavoro (a fini di previdenza e assistenza) e in piccola parte dal lavoratore, ma eroga servizi che sono essenziali per il welfare dei cittadini. Dalle pensioni di qualunque genere (lavoro, vecchiaia, invalidità, etc) fino al reddito di cittadinanza e al sostegno al reddito a chi ne ha bisogno.

Paradossalmente, sono proprio gli “ultimi”, quelli che hanno più bisogno, che, in passato, non solo non accedevano ai servizi INPS, ma soprattutto non erano nemmeno a conoscenza delle opportunità di sostegno ad essi riservate.

Il progetto, che si chiama “INPS per tutti” è stato avviato tre anni fa, coinvolgendo le molte realtà del Terzo settore che già operano con grande impegno e dedizione a favore delle persone più svantaggiate e, naturalmente, le diocesi. La Chiesa, da sempre, svolge un’intensa opera di carità e assistenza e diventa uno strumento essenziale di collegamento con i servizi che possono essere offerti ai bisognosi dall’Istituto di Previdenza.

L’iniziativa è partita dalle grandi città, dove maggiore è la presenza di senzatetto e di persone bisognose di aiuto e assistenza (Roma, Milano, Torino, Bologna e al Sud a Napoli, Bari e Palermo), ma il progetto prevede di estendere a tutto il Paese questo servizio di assistenza. Per fare un esempio, a Roma, alcuni funzionari Inps sono andati con i computer portatili a incontrare nelle comunità persone bisognose, controllando in tempo reale se avessero diritto a qualche prestazione. In buona sostanza, non è il cittadino (fragile e bisognoso) che va a cercare aiuto all’Inps, ma è l’Istituto che cerca di individuare chi è in una condizione di disagio per offrirgli assistenza e servizi: ci sono pensionati con cifre mensili ridicole che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena e molti che hanno perso il lavoro e non sanno come mandare avanti la famiglia. In questo campo, utile si è rivelata la collaborazione con i Patronati e anche i CAF che hanno un quadro abbastanza preciso di situazioni di indigenza dovute a disoccupazione, perdita di lavoro, pensione sociale troppo bassa.

Il progetto “Inps per tutti” è stato avviato anche in Calabria già da due anni a Cosenza (ci fu un incontro con tutti i Vescovi del Cosentino a Lorica per coinvolgere le diocesi) e sta dando buoni risultati anche nella Città Metropolitana di Reggio e presto coinvolgerà anche le altre sedi provinciali. A dimostrazione che la sede calabrese dell’Istituto, diretta da Pino Greco, ha colto con grande entusiasmo e spirito di collaborazione il progetto per fornire assistenza a quanti si trovano in stato di assoluta povertà, senzatetto, senza dimora (quanti – separati – sono costretti a dormire in una macchina?), ma anche a quei cittadini che vivono in territori lontani dalle sedi Inps di competenza: l’obiettivo, come già detto, è quello di raggiungere gli utenti, non farsi raggiungere, contattare chi ha bisogno, non aspettare di ricevere richieste d’aiuto. Intervenire preliminarmente, quando è possibile, al fine di alleviare disagi e risolvere, compatibilmente con gli indirizzi che si è dato in questo campo l’Istituto, i problemi delle fasce più deboli della popolazione. È una scelta maturata con l’introduzione del reddito di cittadinanza che dal 2019 è risultato uno strumento efficace di contrasto alla povertà, anche se andrebbero completamente riviste le sue caratteristiche che hanno favorito soprusi e godimenti non dovuti, a sfavore di chi, invece, ha veramente bisogno di un sostegno contro il carovita.

Incontro a SOverato con Pasquale Tridico

Quando venne introdotto il reddito di cittadinanza, c’erano schedati tre milioni e mezzo di disoccupati e pensionati che hanno potuto usufruire del sostegno finanziario previsto, ma emerse l’altra realtà, quella dei cosiddetti “sconosciuti totali” di cui l’Istituto ignora l’esistenza. È stata una scelta meritoria, di grande coraggio, quella di occuparsi di questa fascia anonima di popolazione: centinaia, migliaia di disperati, ai quali non si può e deve negare il diritto a una vita decorosa.

Accanto a questa iniziativa di cui poco si è scritto e che pochi conoscono, c’è da mettere in evidenza l’obiettivo del salario minimo, utilizzando la direttiva europea che indica la soglia sotto la quale emerge una situazione di precarietà, anzi, chiamiamola col suo vero nome, povertà. E tra la pandemia, l’inflazione galoppante dovuta alla crisi Ucraina e all’inutile conflitto portato avanti dalla Russia, cresce continuamente il numero dei nuovi poveri, ovvero quelli che pur avendo un lavoro sono in difficoltà con le bollette, gli affitti, le spese generali e di sostentamento familiare. Una marea di persone alla quale occorrerà provvedere con iniziative che non possono esaurirsi con l’introduzione del salario minimo. Tra l’altro, la direttiva europea lascia agli Stati membri di decidere come applicare la norma: sarà frutto di contrattazioni collettive, o di una norma di legge?

Secondo una valutazione dell’INPS, se il salario minimo fosse individuato in 9 euro (lordi) ne trarrebbero vantaggio quattro milioni e mezzo di lavoratori, oggi sottopagati o, peggio, sfruttati da imprenditori non degni di questa qualifica. Sarà uno dei temi che affronteremo oggi nell’incontro pubblico di Soverato promosso dall’Associazione Calabrolombarda presieduta da Salvatore Tolomeo con la partecipazione del Comune. Il presidente Tridico, calabrese doc (è cosentino di Scala Coeli) risponderà alla “Calabria che domanda”. (s)

DIAMANTE (CS) – Incontro con il presidente dell’Inps Pasquale Tridico

Domani sera, a Diamante, nella terrazza di Largo Savonarola, è in programma l’importante incontro con Pasquale Tridico, presidente dell’Inps – Istituto Nazionale di Previdenza Sociale e col prof. Elbano De Nuccio, presidente del Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Si parte con i saluti di Ernesto Magorno, sindaco di Diamante, del dott. Fernando Caldiero, Presidente dell’Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Paola, dell’avv. Mario Pace, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Paola.

Interverranno, inoltre, Aldo Campo e Antonio Repaci, Consiglieri Nazionali dell’Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. A moderare l’incontro la giornalista Francesca Lagoteta di LcNews 24.

Il Presidente dell’INPS, il prof. Pasquale Tridico, lunedì 1° agosto, è atteso da un altro importante appuntamento: l’inaugurazione del Centro Medico INPS di Diamante, in Via Adolfo De Luna.
«Con l’incontro di domenica – ha detto il sindaco Magorno – Diamante si conferma luogo di confronto e dibattito sui grandi temi che riguardano i cittadini. Voglio per questo ringraziare tutti gli autorevoli relatori che interverranno. Così come voglio rinnovare la mia gratitudine al Prof. Tridico per avere voluto essere presente ancora una volta nella nostra Città anche per inaugurare un importante servizio per tutti i cittadini del territorio». (rcs)

CALABRIA, GLI INVALIDI CIVILI CRESCONO
PER PRECISA RESPONSABILITÀ DELL’INPS

di GIACINTO NANCI – L’Inps, da ormai 4 anni, perpetua il commissariamento della Calabria (e solo la Calabria) per quanto riguarda la concessione della invalidità civile. A partire dal 2017 un decreto firmato dall’Inps e dall’allora commissario al piano di rientro sanitario calabrese Scura, ha esautorato le commissioni Asp per la concessione della invalidità civile e le ha sostituite con quelle direttamente gestite dall’Inps.

L’allora presidente dell’Inps Boeri ha giustificato il tutto dicendo che in Calabria vi era un numero di invalidi civili al di sopra della media nazionale, che molti erano falsi invalidi e che le commissioni invalidi civili delle Asp calabresi avevano svolto male il loro lavoro. Il risultato di questa operazione doveva essere una netta diminuzione del numero degli invalidi civili calabresi. E invece è accaduto l’esatto opposto, nel 2020 (dati del 16° Rapporto Sanità Crea depositato in Parlamento) in Calabria gli invalidi civili sono nettamente aumentati (la Calabria è stata la regione con l’incremento percentuale maggiore) rispetto al 2016, ultimo anno in cui hanno operato le commissioni delle Asp calabresi.

Tutti dovremmo chiederci, in testa l’ex presidente Inps Boeri ma anche l’attuale Tridico, che tra l’altro è anche calabrese, come mai è avvenuto l’esatto contrario di quanto preventivato da Boeri e dal commissario Scura. È avvenuta una cosa normalissima perché, come doveva sapere l’ex presidente Boeri e a maggior ragione, perché calabrese, l’attuale presidente Tritico, in Calabria già nel 2017 vi erano tra i suoi circa due milioni di abitanti ben 287.000 malati cronici in più e 50.000 in più con comorbilità che in altri due milioni di altri italiani.

La comorbilità è quando in una persona ci sono contemporaneamente più malattie croniche, che è la condizione per essere riconosciuti invalidi civili. Quanto appena detto è certificato tra gli altri, ed è per questo che tutti dovevano esserne a conoscenza, da un decreto (vidimato sia dal Ministero dell’Economia che da quello della Salute) dell’allora commissario al piano di rientro sanitario calabrese Scura.

Il decreto è il n. 103 del lontano 30/09/2015 che a pag. 33 dell’allegato n.1 recita “Si sottolineano valori di prevalenza più elevati (almeno il 10%) rispetto al resto del paese per diverse patologie…”. Visto che l’allegato è dotato di specifiche tabelle abbiamo potuto calcolare che la maggiore prevalenza di patologie croniche in Calabria è del 14.5% che corrisponde a 287.000 malati cronici in più. Inoltre, sempre nell’allegato n.1, la tabella delle comorbilità ci dice che in Italia su 1000 abitanti le persone che hanno contemporaneamente almeno tre patologie croniche sono 129, in Calabria sono invece 153 che corrisponde a 50.000 persone in più con comorbilità.

Ma vi è un’altra condizione che giustifica oggi e giustificava anche nel 2017 la maggiore presenza di invalidi civili in Calabria, ed è il fatto che essendo la Calabria la regione economicamente più disastrata, non solo d’Italia, ma di tutta l’Europa, qui ci sono molti più nullatenenti che non nelle altre regioni. La nullatenenza è, guarda caso, la seconda condizione per avere erogata la pensione di invalidità civile perché questa è cumulabile (non lo è soltanto l’invalidità con accompagnatore) con altri redditi, per cui chi ha altri redditi anche se viene riconosciuto invalido la pensione non gli viene erogata.

In Calabria dove ci sono più malati cronici, più malati con comorbilità e più nullatenenti quindi non era strano già nel 2017 ne lo è adesso che ci siano più invalidi civili. In Lombardia dove i nullatenenti sono pochi anche chi ha le patologie per essere dichiarato invalido non fa domanda perché tanto non gli verrebbe erogata seppur riconosciuta, ed è anche per questo che in Lombardia ci sono meno invalidi che in Calabria. Ma perché dal 2016 ad oggi gli invalidi sono aumentati, visto che li hanno dovuti riconoscere direttamente perfino le agguerrite commissioni commissariali Inps e per cui non sono “falsi”?.

È avvenuta anche qui una cosa normalissima, perché a causa dei tagli alla sanità fatti dal piano di rientro sanitario calabrese i molti malati cronici non si sono potuti curare e il malato cronico che non si cura poi peggiora si complica con le comorbilità e diventa invalido. Il tutto perché anche l’imposizione del commissariamento del piano di rientro sanitario calabrese è partito sbagliato fin dall’inizio (2009) facendo un puro calcolo economico senza tenere presente la maggiore numerosità delle malattie croniche in Calabria.

Infatti, la Calabria nonostante la presenza di maggiori malattie è la regione che ha ricevuto e riceve tutt’ora per la sua sanità il finanziamento pro capite più basso, ed è anche per questo che dopo i tagli di 11 anni di piano di rientro il presunto deficit (dove ci sono più malati ci vorrebbero più fondi non meno fondi) invece di diminuire è aumentato, cosi come i malati cronici, le comorbilità e le spese sanitarie fuori regione che sono triplicate.

Che fare allora: 1) chiudere con tutti i commissariamenti (regione, le cinque Asp calabresi, i quattro maggiori ospedali regionali e INPS) che non hanno funzionato, 2) Finanziare le sanità regionali in base alla numerosità delle malattie e non su quello demografico di adesso che da più fondi dove ci sono meno malattie (nord) e meno fondi dove ce ne sono di più(Calabria), 3) Azzerare il presunto deficit sanitario calabrese perché generato da assunti errati ed effetti disastrosi non solo sulla salute dei calabresi ma anche sulla sua economia perché i calabresi sono, sempre a causa del piano di rientro, i più tassati d’Italia e con un debito che stiamo pagando con interessi quasi usurai al Governo e 4) Pretendere la restituzione dei soldi “estorti” dall’Inps alla Calabria, infatti essa ha preteso dalla Calabria il pagamento di ben 40 euro per ogni verbale di invalidità redatto dalle sue commissioni nonostante che, non riuscendo l’Inps a formare le commissioni, ha utilizzato ad integrazione delle stesse personale medico e impiegatizio della regione Calabria (lo stesso personale che è stato esautorato dal decreto di commissariamento) per un ammontare di parecchi milioni di euro per anno. 

Allora, sig. neogovernatore Occhiuto, non è più possibile che nei confronti della Calabria si continuino a perpetrare le ingiustizie e i danni degli innumerevoli commissariamenti. Lei stesso in una intervista ha stigmatizzato i danni del piano di rientro e del commissariamento, ma allora perché ha preteso di essere nominato dal Governo commissario al piano di rientro?. Le ricordo che lei è il quinto commissario e di norma i commissariamenti dovrebbero durare pochissimo e risolvere i problemi per cui sono nominati. Per difendere i malati calabresi, gli invalidi calabresi e la economia calabrese tutta dovrebbe battersi per i punti 1,2,3,4 sopracitati. Da commissario potrebbe essere destinato a fallire come gli altri e fare ulteriori danni ai malati calabresi per i motivi sopra esposti. (gn)

La sottosegretaria Dalila Nesci: Via libera tavoli per trattativa su medicina convenzionata dall’Inps

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha reso noto che «il Decreto con le nuove linee di indirizzo per i medici Inps è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale».

«Il presidente Pasquale Tridico – ha aggiunto – potrà, dunque, avviare i tavoli di trattativa con i sindacati di categoria per stipulare le convenzioni che garantiranno ai medici di svolgere al meglio le funzioni relative alle attività medico-legali e all’invalidità civile affidate all’Istituto».

«Come auspicato da Fimmg – ha proseguito – continua il percorso verso il pieno riconoscimento della dignità dei tanti professionisti che operano in un settore cruciale per la sanità pubblica. Il risultato appena raggiunto è un ulteriore atto nei confronti di questa categoria che, anche in un periodo così difficile, ha dimostrato un’incrollabile abnegazione ed un forte spirito di servizio nei confronti dei cittadini». (rrm)

 

Anastasi (Iric) chiede delucidazione sulla situazione dell’ufficio Inps di Caulonia

Il consigliere regionale di Io Resto in Calabria, Marcello Anastasi, ha chiesto delucidazioni alla direzione generale dell’Inps, in merito all’attuale situazione dell’ufficio zonale Inps di Caulonia.

«Da quanto ho avuto modo di apprendere – si legge nell’istanza – da notizie fornite sia da rappresentanti del territorio e da semplici cittadini, sia da notizie giornalistiche, lo sportello in questione sarebbe chiuso; situazione che comporta disagi e complicazioni per la popolazione, soprattutto se si tiene conto che l’ufficio di Caulonia ha sempre rivestito una notevole importanza strategica, essendo punto di riferimento di ingenti numeri di cittadini provenienti  anche dei paesi limitrofi». 

«Considerato ciò – ha detto Anastasi – la chiusura di Caulonia comporterebbe ricadute negative non solo nella stessa cittadina, ma anche nell’area circostante. Nonostante i conosciuti fatti di cronaca che hanno recentemente interessato la sede locale, che di sicuro hanno creato nocumento al vostro Istituto, sia in termini di immagine che in termini logistici, sono tuttavia convinto che non debba essere la popolazione a pagare le spese di comportamenti infedeli, se si considera che le più colpite sono proprio le fasce più deboli, quelle con più difficoltà negli spostamenti tra paesi». 

Il consigliere regionale conclude chiedendo, oltre i necessari chiarimenti, anche «uno sforzo per ricercare una soluzione veloce ed efficace che possa riattivare celermente e a pieno regime l’ufficio territoriale, eliminando così i disagi per la popolazione provocati dalla chiusura dello stesso». (rrc)

Artigianato, Ebac Calabria e Inps valutano protocollo operativo per snellire iter burocratici per Cig covid

Positivo l’incontro tra i vertici regionali dell’Inps e Ebac Calabria. Entrambi sono impegnati da febbraio dello scorso anno nell’erogazione degli ammortizzatori sociali C.i.g. Covid.

Nella riunione, che si è tenuta nella sede Inps, oltre a rinnovare la collaborazione tra i due Enti sia  a livello regionale che nazionale, i vertici hanno discusso dell’opportunità di un Protocollo operativo per la snella risoluzione delle problematiche nelle operazioni che vedono il coinvolgimento dei due istituti e legati alle procedure sugli ammortizzatori sociali.

In particolare l’accordo riguarda: l’inquadramento immediato delle aziende artigiane con i corretti codici di autorizzazione alla cig, evitando così facili confusioni sulla contribuzione ai vari fondi; rispetto dell’obbligo normativo, previsto ai sensi dell’art 27 del d lgs 148/2015, per le imprese artigiane di garantire gli ammortizzatori sociali ai lavoratori; velocizzazione delle procedure per il riconoscimento della contribuzione figurativa ai lavoratori dipendenti artigiani che attivano la procedura di pensionamento e che nel 2020 sono stati in cassa integrazione.

Il presidente dell’ Ebac, Giovanni Aricò, ha consegnato un documento riepilogativo dei nodi riscontrati questo anno  e delle possibili soluzioni con il fine ultimo di tutelare e agevolare imprese e lavoratori.

Grande disponibilità è stata data dal direttore Inps Calabria, Giuseppe Greco, che ha evidenziato che, da tempo, l’Istituto è impegnato in una rivoluzione telematica volta alla riduzione degli iter burocratici, e che dal canto suo farà tutto il necessario per attivare immediatamente un canale preferenziale  di comunicazione, consentendo così una riduzione sensibile dei tempi necessari alla lavorazione delle pratiche.

Si è anche discusso delle ulteriori 12 settimane di Cig Covid appena istituite dal governo nazionale anche per il 2021, e dei tempi che si prevedono per l’erogazione della prestazione, che attualmente per l’artigianato sono ferme a ottobre in attesa dei fondi ministeriali appositamente stanziati.

All’ incontro, erano anche presenti anche il vice direttore Inps, Luigi Sculco, il presidente del Comitato Inps, Gianfranco Trotta, il vicepresidente Roberto Matragrano, il vicepresidente Ebac Calabria, Michele Gigliotti e il direttore Andrea Monteleone.

In conclusione, Giovanni Aricò ha ribadito che lo scambio di informazioni si rende necessario anche per tutelare quelle imprese artigiane corrette che rispettando la normativa vigente, assicurano gli ammortizzatori sociali contribuendo al Fondo Fsba ed è necessario capire come mai su circa 12 mila aziende artigiane Calabresi con dipendenti (dati Asia Istat), solo 5000 risultino iscritte in Fsba Calabria e poco meno abbiano chiesto cig nel periodo della pandemia. (rrm)

Inps Calabria: cassa integrazione in deroga, già oltre 5 mila richieste autorizzate

Sono più di 5mila le domande per la Cassa Integrazione Guadagni in Deroga che l’Inps ha autorizzato, a seguito dell’Avviso Pubblico pubblicato dalla Regione Calabria, che ne ha trasmesse 16.700.

Come ha rilevato Pino Greco, direttore della direzione generale in Calabria dell’Inps, «la Regione Calabria ha comunicato di averne esaminate 9500 e decretate 6780 per un numero di potenziali beneficiari pari a 16700. Per 5800 di queste, sono stati predisposti e trasmessi all’Inps i flussi telematici. L’Inps ne ha autorizzate 5230. Le rimanenti vengono, man mano, restituite per essere rigettate o corrette da parte del Dipartimento Lavoro della Regione. In sostanza, la quasi totalità delle domande trasmesse dalla Regione Calabria, è stata autorizzata dall’Inps».

«Delle 5230 aziende autorizzate – si legge in una nota del direttore Greco, a seguito della comunicazione dei dati relativi alla lavorazione delle Cig in deroga alla presenza, in videoconferenza, del ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, di Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, e degli assessori al Lavoro delle Regioni e dei direttori regionali dell’Inps – sono stati disposti pagamenti per 1945 (circa 5000 lavoratori), essendo queste le uniche, ad ora, ad aver provveduto a trasmettere i modelli (SR41) contenenti gli elementi identificativi dei lavoratori a cui corrispondere l’ammortizzatore sociale. Tale rappresentazione, rilevabile sul sito dell’Inps anche con riferimento alle altre realtà territoriali italiane, è confermata da quanto pubblicato sul sito della Regione Calabria in appendice alla pubblicazione di ogni singolo Decreto».

Una precisazione doverosa per il direttore Greco, soprattutto visto che sono circolate «informazioni non corrispondenti al reale stato delle cose che attribuiscono all’Inps una presunta lentezza nelle operazioni di autorizzazione della cassa integrazione».

«Giova far presente – ha commentato Pino Greco – che l’Inps calabrese, fin da subito, ha instaurato un rapporto istituzionale con la tecnostruttura del Dipartimento regionale al Lavoro, basato sul confronto e sulla più fattiva collaborazione che ha consentito di poter raggiungere i risultati esposti grazie anche ad un’organizzazione del lavoro flessibile e all’impiego, nella gestione di questa delicata attività, di specifiche task force di propri dipendenti che hanno, con il loro impegno, dimostrato concretamente sensibilità e vicinanza ai cittadini interessati da tali misure».

«Per consentire la trattazione di tutte le domande già autorizzate – ha proseguito il direttore Greco – la Direzione regionale dell’Inps, sollecita le aziende interessate ed i loro intermediari, a trasmettere, nel più breve tempo possibile, i rispettivi modelli SR41 per consentire la più celere definizione delle pratiche in attesa. È indubbio che, l’utilizzo in una situazione emergenziale straordinaria, di una misura (la CIG in Deroga) pensata per essere utilizzata in condizioni ordinarie, non risulta essere lo strumento adeguato per poter rispondere alle esigenze di coloro che, trovandosi in condizioni di non lavoro, vivono questa crisi in maniera ancor più drammatica».

«Anche di questo si è discusso nell’incontro con la ministra – ha proseguito Pino Greco – che ha ritenuto di costituire, seduta stante, un tavolo tecnico di lavoro che si occupasse di verificare i margini per porre in essere, fin da subito, una semplificazione del complesso iter necessario per ottenere questo tipo di ammortizzatore. Nelle more dell’esito del Tavolo di lavoro, l’unica possibilità per cercare di procedere speditamente, è quella di mantenere alta l’attenzione sulla tematica da parte di tutti coloro che detengono un ruolo all’interno di questa complessa procedura. In Calabria, sia per quel che concerne la Regione, che per la parte di competenza dell’Inps, tale presupposto risulta assicurato». (rmm)

Tridico (INPS): in Calabria una Senior House per i pensionati attratti dallo sconto fiscale (7%)

di SANTO STRATI – Il nuovo presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, è un docente serio e preparato, calabrese doc (è originario di Scala Coeli, CS), che sta affrontando con molta determinazione gli impegni che il Governo ha trasferito all’INPS a seguito di diversi decreti (fiscale, crescita, ecc). Nell’intervista video che ha rilasciato a Calabria.Live parla della sua Calabria, del regionalismo differenziato (non è contrario, a patto che vengano rispettati i vincoli di coesione imposti dalla Costituzione) e sottolinea come l’Istituto che presiede avrà molti impegni da seguire e far rispettare, a partire dalle opportunità offerte in Calabria ai giovani e ai non più giovani, ma soprattutto ai pensionati. Quelli che sceglieranno le regioni del Sud per “godersi” la pensione con una tassazione al 7%, così da far dimenticare il Portogallo e altre mete scelte per ragioni fiscali. Anzi, a questo proposito, il prof. Tridico annuncia che in Calabria (e in Sicilia) sarà realizzata una Senior House proprio ideata per ospitare gli anziani che coglieranno l’opportunità della tassazione ridotta e potranno, scegliendo il Sud, scoprire una terra meravigliosa e straordinaria. Le Senior House saranno delle accoglienti abitazioni, pensate per la terza età, in grado di offrire condizioni di vita agiate e una buona qualità della vita, come meritano giustamente gli anziani.

Il prof. Tridico è indicato come il “padre” del reddito di cittadinanza, ma non abbiamo parlato con lui di questo provvedimento: è ancora troppo presto per valutare dai diversi punti di vista (sono molti i detrattori, ma non mancano entusiasti sostenitori) gli effetti di questa iniziativa di legge. La sensazione è che ci vorrà almeno un anno di applicazione per capire se il meccanismo della legge andrà rivisto o modificato radicalmente. Il problema principale rimane quello del lavoro: chi offre occupazione ai percettori del reddito di cittadinanza – ha evidenziato il presidente Tridico – ha delle valide opportunità a vantaggio della sua impresa. Ma il lavoro, in Calabria, è poco, e pochissime sono le opportunità offerte ai nostri giovani laureati e specializzati che continuano a lasciare, con amarezza, la propria terra. La stessa terra di cui il presidente Tridico appare convintamente e appassionatamente innamorato: da buon calabrese saprà farsi apprezzare e alla Calabria, diciamolo spudoratamente, un suo così valido figlio ai vertici dell’INPS non potrà che fare del bene. (s)

Gemma Gesualdi e Pasquale Tridico
Pasquale Tridico con Gemma Gesualdi del Brutium: il presidente dell’INPS ha ricevuto in Campidoglio la medaglia d’oro riservata ai calabresi illustri

Un cosentino chiamato alla guida dell’INPS, il prof. Pasquale Tridico prossimo presidente

Cosentino, di Scala Coeli, il prof. Pasquale Tridico è stato indicato dal Consiglio dei ministri come futuro presidente dell’INPS. Intanto, in attesa della riforma della governance dell’Istituto, il ministro del Lavoro Di Maio ha firmato la nomina di commissario, condivisa con il subcommissario Francesco Verbaro.

Il prof. Tridico è il consigliere economico del vicepremier Luigi Di Maio, ma è più conosciuto come “padre” storico del reddito di cittadinanza. È lui che ha ideato e formulato per i 5Stelle il provvedimento “anti-povertà” che dovrebbe rivoluzionare lo stato sociale degli italiani indigenti. In verità, il suo nome era circolato durante la formazione del governo come potenziale ministro del Lavoro, ma poi Di Maio aveva deciso diversamente volendolo al suo fianco come consigliere economico, in grado di gestire la complessa macchina del reddito di cittadinanza.

Nato in Calabria nel 1975, docente di Politica Economica a Roma Tre, il prof. Tridico è stato una decina di giorni fa a Catanzaro per illustrare, con la senatrice Gelsomina Silva Vono, il provvedimento del reddito di cittadinanza, spiegandone i meccanismi e le modalità di realizzazione, nel corso di diversi incontri. nel suo nuovo ruolo di commissario prima e di presidente poi, dovrà occuparsene in prima persona, col vantaggio di conoscere già a fondo le problematiche che, inevitabilmente, emergeranno quando (se e quando) il provvedimento entrerà nella fase esecutiva. Secondo Tridico «Grazie alla nostra misura almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti ‘inattivi’ e scoraggiati) verranno spinti alla ricerca del lavoro attraverso l’iscrizione ai Centri per l’Impiego e andranno così ad aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro»

Pasquale Tridico
Pasquale Tridico: sarà il presidente dell’INPS

Strenuo sostenitore dell’articolo 18 e del salario minimo orario, il prof. Pasquale Tridico è un ottimo conoscitore della materia lavoro, ma è probabilmente a digiuno delle dinamiche interne all’Istituto di previdenza, quindi dovrà dedicare molto impegno a studiare i meccanismi di applicazione da parte dell’INPS non solo del reddito di cittadinanza ma anche della cosiddetta quota 100. È, comunque, fuori discussione la preparazione e la competenza in materia economica che avrà modo di far notare ed apprezzare.

È il classico figlio di Calabria, emigrante intellettuale, che dopo gli studi superiori (liceo scientifico a Cariati) dalla Sila Greca di Scala Coeli è andato a studiare fuori (a Roma) e dopo la laurea ha saputo – come tanti altri calabresi – costruirsi una carriere di grande prestigio. Ha studiato alla Sapienza Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, conseguendo poi anche il master in Economia e Relazioni Internazionali, sempre alla Sapienza, prima di conseguire un prestigioso master in Economia in Inghilterra. Una carriera dove l’impegno, la competenza, la serietà, sono state il marcatore costante. Dal 2015 è titolare di Economia a Roma Tre. La Calabria può essere orgogliosa: ancora una volta un suo figlio ha saputo dimostrare di cosa sono capaci i suoi giovani, purtroppo fuori della terra che li ha visti nascere. Auguri, professore! (s)

L’intervento a Catanzaro il 9 febbraio scorso:

Intervento del Prof. Pasquale Tridico – 9 Febbraio 2019 – Catanzaro – Sen. Gelsomina Silvia Vono

Il prof. Pasquale Tridico, ideatore del #redditodicittadinanza, è intervenuto all'iniziativa di sabato 9 Febbraio Dal Reddito alla Cittadinanza: una nuova politica per il Welfare: buona visione!MoVimento 5 StelleMoVimento 5 Stelle SenatoMoVimento 5 Stelle Calabria

Posted by Gelsomina Silvia Vono on Monday, 11 February 2019

 

 

Ecco il curriculum pubblicato online del prof. Pasquale Tridico:

  • Professore Ordinario in Politica Economica, Dipartimento di Economia, Università Roma Tre (abilitazione dal 2013)
  • Professore Associato in Politica Economica (2015-2018), Dipartimento di Economia, Università Roma Tre
  • Ricercatore in Economia Politica (2009-2014), Dipartimento di Economia, Università Roma Tre
  • Dal 2018: Direttore del Centro di Ricerca di Eccellenza Jean Monnet “Labour, Welfare and Social Rights”
  • Dal 2016: Coordinatore della Laurea Magistrale Mercato del lavoro, relazioni industriali e sistemi di welfare
  • Direttore (2013-2018) del Master “Human Development and Food Security”
  • Dal 2013: Jean Monnet Chair in European Economic Studies
  • Dal 2012: Segretario Generale dell’Associazione accademica europea EAEPE (eletto)
  • Fulbright Scholar, New York University, 2010-11
  • Dottorato di ricerca in Economia Politica (2004), Università Roma Tre, Dipartimento di Economia
  • Marie Curie Fellow, Sussex University, 2002-2003
  • Insegnamenti: Economia del lavoro, Politica Economica, Economic Growth and Welfare Systems, Development Economics (Master HDFS)