COSENZA – Gli infermieri Opi inaugurano il loro centro di simulazione

Domenica 12 maggio, a Via Scopelliti 61 di Cosenza, alle 10, gli infermieri di Opi Cosenza inaugurano il loro Centro di Simulazione, «l’unico in Provincia, che darà sfogo ai nuovi infermieri e contribuirà alla formazione specialistica dei nuovi professionisti», ha spiegato il presidente Angelo Sposato.

Un evento che avviene in occasione della Giornata internazionale dell’Infermiere.

«Il nostro Centro di simulazione è un vero e proprio tuffo nel futuro della formazione sanitaria – ha spiegato Sposato –. Nel cuore dell’innovazione nella formazione sanitaria, il centro di simulazione per infermieri rappresenta una rivoluzione nell’apprendimento e nel perfezionamento delle competenze cliniche e specialistiche. Questo centro, dotato di tecnologie all’avanguardia, offre ai professionisti sanitari un ambiente sicuro e controllato dove possono esercitarsi e imparare senza mettere a rischio la vita dei pazienti».
La simulazione in medicina non è un concetto nuovo; è una tecnica di formazione che ha visto la sua applicazione crescere esponenzialmente negli ultimi anni.
«Utilizzando scenari clinici simulati, il centro di simulazione permette agli infermieri di imparare dagli errori commessi durante le esercitazioni in un contesto privo di rischi», dicono dall’Opi.
Al centro di questi programmi di formazione ci sono i manichini ad alta fedeltà. Questi modelli sofisticati sono gestiti da computer e sono in grado di riprodurre segni fisiologici sia normali che patologici, rispondendo in tempo reale ai trattamenti somministrati. Questo elevato realismo consente agli infermieri di sentirsi completamente immersi in una situazione clinica vera, migliorando significativamente l’efficacia dell’apprendimento.
«Il nostro centro –  ha chiosato Fausto Sposato – si concentra su aree critiche come l’emergenza e l’urgenza, la maternità e l’infanzia. La simulazione è fondamentale non solo per lo sviluppo delle abilità tecniche ma anche per quelle non tecniche, come il lavoro di squadra, il pensiero critico e la comunicazione». (rcs)

 

Sposato (Opi): Non sarà facile garantire diritto alla salute ridotto ai minimi livelli di prestazione

«Non sarà facile garantire il diritto alla salute ridotto ai minimi livelli di prestazione come previsto dai vari decreti nazionali, ai quali si aggiunge anche il Pnrr;  elementi che stanno ridisegnando la sanità nazionale e locale puntando sull’assistenza territoriale e domiciliare». È quanto hanno detto Fausto Sposato, presidente di Opi Cosenza, e gli infermieri nel corso dell’assemblea annuale, nel corso del quale sono stati presentati i bilanci di previsione e rendicotazione.

Si è trattato di un momento in cui si è reso noto tutto il lavoro portato avanti, ma non solo: si è discusso, anche, di “prevenzione dei tumori femminili”, grazie alle Associazioni “salute donna” e “Salute uomo” con l’importante partecipazione del presidente Adriana Imbrogno, la biologa Serena Quaglietta ed i dottori Rosalbino Biamonte ed Alfredo Zanolini.

Sposato, nella sua prima considerazione, si è rivolto «al gruppo di persone che hanno dato un contributo importantissimo con il loro senso civico e di appartenenza alla compagine professionale. I consiglieri, i componenti la commissione d’albo ed i revisori che ho l’onore di rappresentare, hanno meritato il vostro consenso». L’altra riflessione interessa l’intera categoria che, in questi quattro anni, nonostante la pandemia, «ha dimostrato, per l’ennesima volta, di esserci e di avere raggiunto quell’equilibrio necessario allo sviluppo di nuove competenze professionali».

«E poi la telemedicina, la teleassistenza, l’intelligenza artificiale e tutto quello che ruota attorno alle nuove tecnologie che insieme alla nascita delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità farà in modo che i cittadini possano trovare risposte adeguate ai loro bisogni». Non è un caso, allora, che a dirigere queste strutture siano chiamati gli infermieri con una formazione specifica ed avanzata.
«Lo stesso decreto N°77 mette in luce la figura infermieristica affidandole un ruolo di primo piano nei percorsi di deospedalizzazione e di domiciliarizzazione dei pazienti – hanno assicurato dall’assemblea –. Abbiamo acquistato i locali, ormai ultimati, per dare vita al centro di simulazione così come inserito nel programma del quadriennio. Sarà l’unico centro in provincia ed uno dei pochi del sud Italia e servirà per la formazione di base e specialistica. Anche questo è un risultato importante perché il centro sarà punto di riferimento per molte attività ed organizzazioni».
«Abbiamo creduto in questo progetto ed oggi possiamo dire di averlo portato a termine con fatica e caparbietà. Un ulteriore tassello ad un percorso che ha messo al centro la professione. Tutta la comunità professionale ne trarrà benefici e sarà motivo di orgoglio di tutti voi. Un progetto in cui nessuno era riuscito prima – ha annunciato Sposato –. Con il centro di simulazione completiamo un programma vasto, ambizioso, temerario, presentato quattro anni addietro e che ha visto la sua piena concretizzazione in ogni punto. Segnale tangibile che il gruppo ha lavorato bene, in sinergia, con costanza e dedizione tenendo presente gli obiettivi da raggiungere e affrontando con successo le difficoltà che abbiamo incontrato».
Il lavoro del gruppo infermieristico cosentino è stato incessante ed «esprimiamo grande soddisfazione per l’apertura dei corsi di laurea del settore medico/ infermieristico che ha visto un aumento di numero (875-119-178)», ha sottolineato ancora il presidente, insieme al tesoriere, al vicepresidente ed a tutti gli eletti.
«Sono stati quattro anni intensi, pieni di novità, che ci hanno visti protagonisti di un cambiamento epocale dovuto in parte alla pandemia. Gli infermieri sono e saranno al centro del sistema salute, perché siamo la spina dorsale di tutto il sistema», il leitmotiv.
«Prendiamo in mano la nostra professione e facciamoci rispettare per le nostre competenze e la nostra professionalità. Abbiamo gli strumenti e la forza per farlo, dipende da noi. Non siamo stati gli “eroi” del momento per poi essere dimenticati subito dopo; siamo attori, non comparse, di un sistema complesso che parte dai bisogni dei cittadini», è invece il messaggio finale ad iscritti, colleghi e mondo sanitario tutto. Con un bilancio, tra l’altro, solido ed in attivo come ribadito dal vicepresidente Marco Laratta, dal tesoriere Fabrizio Chiappetta e dal presidente dei revisori dei conti. Tantissime novità e molte iniziative nel corso del nuovo anno appena iniziato. L’Opi riparte da qui. (rcs)

L’OPINIONE / Fausto Sposato: “Imboscati” termine che mortifica qualsiasi tipologia di lavoratore

di FAUSTO SPOSATO – “Imboscati” è un termine che onestamente mortifica qualunque tipologia di lavoratore. Generalizzare non fa altro che porre tutto sullo stesso piano.

Semmai c’è bisogno di una ricognizione seria del personale ed una eventuale ricollocazione per le competenze acquisite; noi su questo abbiamo detto la nostra più volte e non possiamo che esserne felici ma in questo momento c’è la necessità di dare risposte ai bisogni dei cittadini e soprattutto di reclutare personale sanitario. Sarebbe il caso di pensare una mobilità extra regionale per poter far rientrare tutti quei colleghi che non ce la fanno più a sostenere le spese per il caro vita nelle altre regioni e che vorrebbero tornare in Calabria. Utilizzare le graduatorie esistenti per dare ossigeno ai lavoratori.

Intanto dobbiamo dire che utilizzare il termine “imboscati” nella sanità non sembra appropriato perché nell’immaginario collettivo si pensa a qualcuno che non ha voglia di fare nulla. Non è esattamente così. Ad onor del vero, però, bisogna dire che molto personale sanitario è stato utilizzato in altre mansioni proprio per carenza di personale amministrativo ma che oggi, a distanza di tempo, è diventato indispensabile per quel servizio.

Semmai, bisognerebbe chiedere alle aziende di cambiare o modificare il profilo a questo tipo di personale che svolge un lavoro diverso rispetto al profilo di assunzione. Addirittura in categorie diverse che non appartengono, probabilmente, al ruolo sanitario. Perché succede questo? Questo perché molti hanno delle limitazioni perché abbiamo una categoria di operatori sanitari anziani, soprattutto gli infermieri sopra i cinquantadue anni: questa è la media nazionale. Per cui diventa normale il manifestarsi di alcune limitazioni. Non tanto per difendere la categoria, ma a tutela di quegli operatori che hanno delle limitazioni reali, per cui basterebbe fare una ricognizione seria del personale e ricollocare cambiandone il profilo.

Siamo convinti che avremo meno bisogno di personale amministrativo, meno bisogno di personale tecnico ma più bisogno di personale sanitario, di infermieri, di medici, di tecnici sanitari e di operatori di supporto. Poi, resta il gap di fondo: quasi ottomila unità in meno di operatori nella sanità pubblica. Infermieri? Ne mancano più di tremila per poter garantire anche l’assistenza domiciliare e poter mettere in atto quanto previsto dal decreto ministeriale settantasette e dal Pnrr per aprire gli ospedali di comunità ad esempio.

Anche perché il personale è stanco, lo ribadiamo ancora una volta. Stanco non solo per il carico di lavoro ma anche delle aggressioni che subiscono da pazienti e da parenti di pazienti. Ma anche di quei personaggi che si rivolgono agli ospedali e poi si scagliano contro, fomentati da chi vede negli operatori della Sanità pubblica gli unici responsabili di questo degrado. Gli infermieri sono stati sempre in prima linea. Gli infermieri continueranno ad essere in prima fila ma gli infermieri cercano risposte ancora oggi a quelli che sono i nuovi percorsi da attivare anche negli ospedali.

Abbiamo infermieri che hanno capacità manageriali, che potrebbero gestire molti processi e fare in modo di recuperare altre figure professionali. Ci aspettiamo di essere convocati ai tavoli per poter dire anche la nostra.

Prima di tutto, ad ogni modo, si metta ognuno al proprio posto, nel rispetto delle competenze acquisite che oggi sono un patrimonio anche per la stessa azienda. In ultimo ci piacerebbe che gli utenti che beneficiano delle competenze e delle prestazioni dei sanitari avessero maggiore rispetto di chi, in quel momento, sta cercando di dare risposte ai bisogni dei pazienti e sostegno alle moltitudine di richieste da parte dei parenti. (fs)

[Fausto Sposato è presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche Cosenza]

 

Sposato (Opi Cosenza): Sistema sanitario regionale va rivisto

«Il sistema regionale è da anni sotto pressione e gli operatori che ci lavorano sono spremuti ed oramai saturi del continuo scivolamento verso il basso del sistema», ha dichiarato Fausto Russo, presidente di Opi Cosenza, sottolineando come si tratti di un modello che, per tutti gli iscritti, «non riesce più ad essere efficace ed a dare risposte adeguate e concrete all’esigenza di un utenza che diventa sempre più esigente per i bisogni che cambiano con una certa dinamicità».

Ma è anche un modello che «va rivisto e che va inserito in un contesto più ampio e condiviso di sanità globale, dove gli infermieri giocano un ruolo fondamentale per raggiungere gli obiettivi previsti dai vari decreti e dal Pnrr.  La casa ed il territorio come primi luoghi di cura» non più l’ospedale, quindi, che «deve essere destinato solo alle acuzie».

Sono molti i tavoli di confronto e di discussione che si sono aperti a livello nazionale al fine di dare una svolta alla professione infermieristica e, di conseguenza, alla sanità rivedendo i profili di competenze ed i ruoli all’interno delle varie aziende del sistema pubblico e privato.

«Ad oggi nella nostra regione – ha spiegato il presidente – non è codificata alcuna prestazione infermieristica ragion per cui moltissime attività rientrano in quelle codifiche riservate ad altre professioni. Senza codifica e riconoscimento non si potranno misurare gli aspetti economici e la ricaduta sui Lea degli interventi infermieristici, soprattutto di quelli specialistici. Ancora oggi non si comprende come mai agli infermieri venga negato l’atto della prescrizione di presidi utili all’assistenza o di farmaci comuni o di piani terapeutici nei pazienti cronici».

Così come non si riesce a comprendere qual è il “danno” che si possa provocare nel prescrivere esami ematici utili ai piani assistenziali. Questo non significa togliere o “sfilare” attività ad altri professionisti ma un’integrazione ed un supporto per quei casi che, così facendo, «eviterebbero – per l’Opi – di doversi recare dal medico di medicina generale troppo spesso assente in alcune comunità disagiate anche alla luce della carenza di tali figure. Puntare sulla dirigenza degli infermieri, gli unici responsabili dell’assistenza, e fare in modo che l’organizzazione delle attività sia di competenza esclusiva dei professionisti formati con laurea magistrale ed altri percorsi post laurea. Gli infermieri formano altro personale non perché infermieri ma in quanto professionisti competenti».

«Rivedere il rapporto infermiere/paziente e riportarlo agli standard europei con l’immissione di nuove professionisti e di nuove figure professionali – viene spiegato – dedicate all’assistenza e gestiti dagli infermieri. Coinvolgere le università con percorsi di formazione appropriati e con l’inserimento di più docenti e ricercatori infermieristici è un elemento da tenere in debita considerazione, gli infermieri devono essere formati da altri infermieri con un percorso di studio adeguato che ne esalti le peculiarità e la stessa formazione».

Ed ancora: «rivedere i percorsi della magistrale puntando sulle specializzazioni o sugli indirizzi gestionali garantendo l’evoluzione di competenze e conoscenze manageriali – ha concluso Sposato – che portano a ruoli di gestione e direzione delle strutture».

Sono questi alcuni temi importanti affrontati ed è questa la direzione in cui andare se si vuole «davvero cambiare il paradigma della sanità regionale e nazionale». (rcs)

Sposato (Opi CS) incontra direttore Asp Graziano per carenza infermieri

Il presidente di Opi Cosenza, Fausto Sposato, ha incontrato il direttore dell’Asp di Cosenza, Antonello Graziano, per parlare della «carenza cronica e diffusa di personale infermieristico, soprattutto nel periodo estivo in cui molti pronto soccorsi vengono presi d’assalto dai numerosi turisti presenti in provincia ed in regione».

«Sono aspetti – ha spiegato – di cui stiamo parlando da anni e che oggi emergono con una frequenza sempre maggiore. Si tratta di colleghi esasperati da anni di sacrifici e situazioni non più sostenibili. Questo fa sì che spesso si ricorre ad atteggiamenti e forme di proteste che potrebbero essere risolte attraverso il confronto con gli interlocutori istituzionali. Noi siamo vicini a tutti i colleghi ma, al tempo stesso, non possiamo avallare comportamenti non propriamente opportuni».

Al direttore Graziano «sono state presentate le difficoltà in cui versano alcune strutture di emergenza». Graziano, dal canto suo, ha preso a cuore la situazione “ed è immediatamente intervenuto disponendo l’assunzione di altro personale».

Lo stesso ha manifestato «la disponibilità a risolvere, per quanto di sua competenza, le criticità presenti invitando tutti gli operatori a comportamenti in linea con i regolamenti aziendali. Il confronto come momento di crescita e soluzione dei problemi senza esasperare gli animi e nel rispetto dei ruoli».

L’Opi di Cosenza «ha condiviso la riflessione del dott. Graziano e ne ha apprezzato la disponibilità nel risolvere le criticità manifestate. È l’inizio di un confronto sereno e costruttivo affinché si possano trovare soluzioni condivise e determinanti per migliorare la sanità provinciale. Se c’è confronto e si ragiona alla pari tra tutti, certamente non si verificheranno più gli stessi episodi». (rcs)

Sposato (Opi CS): Chi Governa prenda atto della crescita della professione infermieristica

«È tempo che chi governa i processi prenda atto della crescita della professione infermieristica che rappresenta, da sempre, un baluardo del sistema ed un valore aggiunto per i cittadini e le aziende sanitarie». È quanto ha dichiarato Fausto Sposato, presidente di Opi Cosenza, in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermieri.

Il 12 maggio è diventata l’occasione per far sì che la professione infermieristica «parli di sé. Da troppo tempo – ha detto Sposato – gli infermieri aspettano quella svolta che passa attraverso il riconoscimento sociale e professionale. Eppure tutti i giorni ci confrontiamo con i ricoverati negli ospedali, con gli utenti dei servizi territoriali, con gli anziani, con gli altri professionisti della sanità, con i giovani che devono scegliere un lavoro, con tutti coloro che nel corso della propria vita hanno avuto modo di incontrare “un infermiere”».

Il talento degli infermieri – Arte e Scienza in evoluzione, è lo slogan scelto per la giornata dedicata interamente a loro. «“Slogan azzeccatissimo perché la nostra professione è anche un’arte, mescolata alla competenza ed alle conoscenze», ha detto Sposato, ricordando come «gli infermieri stanno  reggendo l’intero sistema sanitario nazionale e regionale, nonostante le criticità e le esiguità delle risorse sopperendo alle carenze organizzative e strutturali di un sistema che arranca. Siamo continuamente dalla parte del paziente».

Il presidente dell’Opi Cosenza, poi, ha parlato anche di «diritto alla qualità delle cure e delle prestazioni, di benessere organizzativo e lavorativo. Ancora oggi troppi infermieri sono vittima di aggressioni verbali e non».

«Oggi festeggiamo la giornata internazionale – ha detto ancora – un momento di riflessione sul futuro di questa professione che vive un momento di vera crisi di numeri. Eppure le soluzioni ci sarebbero».

Sposato ha citato poi l’articolo 4 del codice deontologico, Il tempo di relazione è tempo di cura. Conoscere il paziente, fare breccia nella sua corazza e dire che siamo dalla stessa parte è un momento importante di confronto e del prendersi cura della persona. Infine un passaggio sui nuovi decreti e sul PNRR che identifica la figura infermieristica come il principale attore del cambiamento, verso una sanità non più ospedalo-centrica ma verso la domiciliarizzazione delle cure».

«Come? Con gli infermieri di famiglia e di comunità che dovevano partire anche in Calabria. Le assunzioni previste erano poco più di 400 ma, finora, non è successo nulla. Peccato, perché continuiamo a perdere un patrimonio umano importante. I nostri giovani partono per l’estero, non più solo per il Nord. Dobbiamo invertire questa tendenza, troviamo un modo», l’auspicio del presidente Opi.

«In attesa che si avviino i test per il corso di laurea in Infermieristica all’Unical – ha concluso –. Si formeranno 75 studenti che saranno i professionisti del domani. Ecco perché insistiamo anche sulla formazione continua e sulla presenza sul territorio. Siamo impegnati in numerosi eventi formativi su tutto il territorio provinciale, non solo per fare formazione tout court ma per fare sentire la nostra presenza e la nostra vicinanza ai nostri iscritti». (rcs)

A Rende il Forum sugli accessi vascolari di Opi Cosenza

Prende il via domani, a Rende, all’Hotel San Francesco, il Forum sugli accessi vascolari organizzato da Opi Cosenza e dall’Uoc Oncologia di Paola.

Una due giorni, dunque, in cui infermieri e chirurghi faranno conoscere e migliorare le pratiche cliniche sugli accessi vascolari a breve medio e lungo termine. Programma scientifico articolato in quattro sessioni: due il venerdì pomeriggio e due il sabato mattina con diversi ed importanti relatori.

«L’evento serve non solo a trasferire il know how richiesto per il posizionamento di un Picc, ma anche per creare una mentalità moderna ed europea relativamente a questa competenza infermieristica», ha anticipato il presidente dell’Ordine degli infermieri di Cosenza, Fausto Sposato. Che è anche presidente del congresso insieme a Gianfranco Filippelli e Francesco Sinopoli. Mentre il responsabile scientifico è Luigi Aloia.

«Più del 95 % dei pazienti ospedalizzati – si legge in una nota – sono portatori di almeno uno dei diversi tipi di device venoso, saper scegliere quello giusto per ogni esigenza terapeutica e del paziente, saperlo impiantare con la tecnica più adeguata, saper capire differenze e potenzialità volte a prevenire le complicanze è la chiave di svolta per un’assistenza infermieristica mirata, professionale e razionale».

Tantissimi i patrocini istituzionali e le aziende private, oltre che le associazioni impegnate sul territorio. Un nome su tutti: l’associazione dedicata ed intitolata a Jole Santelli, già presidente della regione Calabria. Le due sorelle apriranno la kermesse scientifica. (rcs)

Sposato (Opi CS): Riconosciuta agli infermieri l’indennità “cambio divisa”

L’ha definito «un momento storico» Fausto Sposato, presidente dell’Opi Cosenza, il riconoscimento di circa 50 indennità suppletive per il cosiddetto tempo del “cambio di divisa” perpetrato quotidianamente dagli operatori sanitari.

Un lavoro che è stato reso possibile grazie al lavoro dello studio legale Giuseppe Ferraro, che ha concretizzato una convenzione gratuita con gli iscritti dell’Opi.

L’azienda sta già pagando i primi infermieri. «È certamente una bella notizia ma probabilmente arriveranno, a breve, anche le altre sentenze correlate alla medesima situazione – ha detto Sposato –. Si è riconosciuto il diritto agli operatori: tutto ciò, ancora una volta, è merito del nostro Ordine che ha sposato appieno la questione, mettendo a disposizione dell’iscritto uno studio di consulenza legale gratuito».
Non solo: per Sposato, le battaglie legali continuano anche sul fronte dei “buoni pasto” e sull’ormai consolidato “demansionamento” professionale.
Si è intervenuti anche per gli infermieri non a posto con la formazione e addirittura con l’obbligo della Pec: circa 50 operatori sono stati ufficialmente cancellati dall’Ordine professionale perché non hanno aderito all’obbligo della posta certificata. La legge Gelli-Bianco non consente margini di manovra e l’Opi è stata costretta ad operare velocemente.
A tal proposito, Sposato ha sottolineato il lavoro di formazione che viene portato avanti. Stamane, ad esempio, al Museo del Presente di Rende, avrà luogo un nuovo incontro formativo con tutti gli operatori sanitari per uno scambio di informazioni più che attuale. Nel corso di “Expo senior 2022” infermieri, medici ed operatori sono impegnati ad ascoltare le relazioni dei prof e dei relatori sul tema: il decennio dell’invecchiamento in buona salute. Sarà presente anche Martino Rizzo, direttore sanitario dell’Asp.
«Ricordo ai nostri iscritti che per i crediti formativi Ecm occorre completare il debito entro l’anno – ha detto ancora Sposato –. L’Opi consente di seguire i corsi di formazione in presenza ma, chi è impossibilitato, può seguire anche in remoto, a distanza. In una eventualità di errore, le assicurazioni non proteggono il cliente se non ha completato l’iter di formazione ed i crediti. Ad ogni modo restiamo a disposizione di chi ha bisogno».
«L’Opi – ha concluso il presidente Sposato – è sempre presente su tutto il territorio, coprendo capillarmente tutti i presìdi sanitari e gli spazi democratici della professione». (rcs)

Sposato (Opi CS): Serve ricognizione del personale sanitario seria

Il presidente di Opi Cosenza, Fausto Sposato, ha evidenziato che «occorre svolgere una seria ricognizione del personale sanitario dal basso per stabilire la reale dotazione organica e stabilire, di conseguenza, quanti operatori servano».

Sulla querelle dei cosiddetti “imboscati”, Sposato ha sottolineato che in parte sussiste il triste fenomeno ma che, al tempo stesso, non si deve fare di tutta l’erba un fascio.
«Bisogna smetterla di sparare nel mucchio – ha aggiunto –. Una parte del personale non dovrebbe essere nel posto attuale ma sono talmente radicati, ormai da tempo, che spostare qualcuno comporterebbe ulteriore caos».
Ciò non giustifica l’allegra gestione avvenuta negli anni e che ha depauperato un patrimonio di operatori sanitari. Le motivazioni di Sposato risiedono nel “gap enorme creato in questi lunghi anni”. Moltissimi operatori sono andati in pensione e non sono stati sostituiti.
La soluzione può essere a portata di mano, per il rappresentante degli infermieri.
«È una questione di profili; si cambi il profilo in modo da liberare posti nelle dotazioni organiche – ha proseguito – e si dia il via libera a maggiori assunzioni. Chi non accetta, parimenti, lo si faccia tornare al profilo di assunzione originario».
L’importante è «non criticare a prescindere», perché «ci sono professionisti che lavorano nell’unità operativa che continuano a rimanere lì, nonostante le mille criticità emerse e la vetusta carenza di organico».
L’anomalia del sistema, per gli infermieri cosentini, è sempre legata al personale da assumere. Ecco perché il «giusto rimedio è una seria e reale ricognizione del personale che sosteniamo da anni». E, soprattutto, «occorre essere rigidi nella scelta dei dirigenti e nelle nomine che non possono più avvenire senza meritocrazia. Colpa della politica? È una situazione che persiste da troppo tempo», ha spiegato il presidente augurandosi che si volti pagina al più presto.
«Basta clientelismo. La Calabria è formata da tanti professionisti importanti e preparati – ha sottolineato –. In alcuni casi anche da eccellenze. Va fatta dunque una sostanziale distinzione tra le varie gestioni. Altra differenza va fatta tra la sanità privata e quella pubblica».
«In quella privata si cerca legittimamente il profitto. Nella sanità pubblica va garantito un diritto ed il personale deve essere messo in condizione di dare risposte. Da anni – ha detto ancora Sposato – assistiamo alla devastazione del budget ed ai soldi non spesi dalla regione senza troppe motivazioni. Noi infermieri continueremo a fare la nostra parte, nel rispetto dei ruoli».
«Qualche segnale incoraggiante sussiste, speriamo si cambi rotta – ha concluso –. Esempi? La riorganizzazione del dipartimento emergenza/urgenza sta andando nella giusta direzione anche se ci vorrà tempo. Si rifletta dunque su questo, sulla gestione manageriale più ampia e non solo sui ruoli e sulle mansioni di alcuni». (rcs)

L’OPINIONE / Fausto Sposato: Gli infermieri non sono operatori di serie B

di FAUSTO SPOSATO – Succede già da un po’ di tempo che si parla di emergenza/urgenza, soprattutto del 118 e della presenza del medico sulle Pet. Proprio in questi contesti si tende a sminuire la figura degli operatori presenti sulle ambulanze, infermieri ed autisti soccorritori, spesso considerati operatori di serie B, quasi dei laici.

Questa diminutio non appartiene alla nostra categoria che, è bene ricordarlo, proviene da formazione universitaria, si aggiorna costantemente, ha esperienza maturata negli anni ed è competente. Da più tempo assistiamo ormai a questo strano e triste fenomeno. Sembra che l’esito del soccorso dipenda dalla presenza o meno del medico senza tenere conto che gli operatori che fanno emergenza sono abilitati a farlo ed hanno competenze avanzate oltre a momenti di retraining.

Essere chiamati eroi fa anche piacere ma non può avvenire solo nel momento del bisogno per poi lamentarsi se non si trova il medico a bordo anche quando non è necessario. Nessun conflitto professionale (non è necessario)e ben vengano tutte le risorse possibili ma la riuscita di un intervento è un insieme di attività che dipendono da più attori e gli infermieri non sono da meno, fermo restando le competenze di ognuno.

Il messaggio sbagliato è quello che paradossalmente il cittadino sia stato abbandonato. Non è affatto così. Gli infermieri sanno benissimo cosa fare e quando intervenire. Eppure siamo trattati alla stregua di operatori minori, aggrediti e mortificati come se fossimo solo degli esecutori o degli improvvisatori dell’ultimo momento messi lì per caso. Questo fenomeno va molto di moda soprattutto fra chi non ha a cuore il sistema sanitario dimostrando, così, di non conosce nulla. Anche in altre regioni le Pet non sono medicalizzate pur avendo a supporto le auto con medici a bordo che intervengono in caso di effettiva necessità.

Per questo occorre rassicurare i cittadini sul fatto che sia gli infermieri che gli autisti soccorritori sono operatori qualificati e preparati, che seguono scrupolosamente tutti i protocolli nazionali e regionali. E poi, permetteteci, siamo professionisti tutti i giorni (Non a fasi alterne) in grado di fornire risposte ai pazienti ed a chi ne ha bisogno. Siamo front-line perennemente pronti e formati per intervenire.

È un retaggio culturale che non giova a nessuno. Bene sta facendo il Dipartimento salute della Regione nel valorizzare gli infermieri nei nuovi percorsi di accesso ai Pronto Soccorso. Da qui una nuova gestione che deve vedere tutti gli attori dell’emergenza/urgenza dalla stessa parte al fine di trovare le soluzioni migliori per fornire le migliori e tempestive risposte. Purtroppo molti bandi continuano ad andare deserti, il reclutamento non decolla e come Lea persistiamo nei ritardi ormai noti, che collocano  la Calabria agli ultimi posti in tutte le classifiche sanitarie.

Rivediamo tutti insieme il sistema sanitario, concretizziamo nuovi percorsi anche per il pronto soccorso e smettiamola, una volta per tutte, di mescolare ruoli, competenze e professionalità. L’emergenza deve essere gestita dal 118 e dal pubblico. Il terzo settore faccia il proprio e sia da supporto per tutte le altre attività della rete dell’emergenza. Tutto ciò che ne conseguirà sarà battezzato come sacrosanto momento di crescita. Per tutti. In difesa della professione, al fianco degli infermieri, con i pazienti.

La vera sfida è proprio questa: condividere i percorsi nel rispetto delle competenze di ognuno. Ma la sfida maggiore è rendere partecipi i cittadini ed educarli ad un nuovo modello di gestione degli eventi che non può mettere al centro le convinzioni anacronistiche di qualche populista ma che metta al centro il bene dei cittadini ed i loro effettivi bisogni, in modo sistematico. (fs)

[Fausto Sposato è presidente di Opi Cosenza]