REGGIO, SI DEMOLISCE IN NOME DEL NUOVO
MA SI IMPEDISCE DI COSTRUIRE IL FUTURO

di SANTO STRATI – Dopo aver visto il video del rendering di come dovrà esser la nuova piazza De Nava a Reggio Calabria (la piazza su cui si affaccia il Museo dei Bronzi, per intenderci) non riusciamo a vincere un forte senso di perplessità. E leggendo, in questi giorni, la furiosa polemica che si sta scatenando tra i fautori del “nuovo” e chi spinge per un restauro vero e proprio che rispetti le caratteristiche originarie, stupisce come, ancora una volta, la città di Reggio riesca a creare due fronti, quasi uguali, ma opposti. Non si tratta di avere ragione a voler mantenere lo spirito illuminato che ha ispirato la piazza, ma non è spiegabile questa sorta di furia iconoclasta che vuole a tutti i costi demolire per fare, con una parola che riempie la bocca, un adeguato restyling. Adeguato a cosa? Al nuovo sentire dei reggini? Non ci sembra che i reggini, nella stragrande maggioranza, sentano la necessità di distruggere la piazza così com’è – e come era stata concepita – per creare uno slargo che, per bene che vada, al primo violento acquazzone non fermerà più l’acqua diretta addosso al Museo che rischierebbe l’allagamento continuo.

Peggio viene da pensare, leggendo in qualche sito online una motivazione che dimostra la grande ignoranza che pervade i cosiddetti “demolitori”: la piazza va rasa al suolo – qualcuno ha dichiarato – perché è un simbolo del fascismo. A parte che quando venne edificata del fascismo non c’era nemmeno l’insopportabile accenno, se prevalesse quest’idea – stupidissima – del polically correct, bisognerebbe radere al suolo centinaia o migliaia di palazzi e non solo a Reggio Calabria.

La cosa più inquietante, però, è un’altra. Se da un lato l’amministrazione Falcomatà 2 spinge verso il “nuovo” e la necessità di innovare, guardando alle esigenze dei cittadini (?), dall’altro licenzia provvedimenti che sono del segno opposto. Prendiamo il piano spiaggia, di cui parliamo in altra parte del giornale: questa grande innovazione non riusciamo a trovarla, anzi, pensando a com’è ridotto il Lido comunale che un tempo era il vanto di tutta la provincia, si viene colti dallo sconforto. Come si può immaginare di “sconvolgere” il fronte-mare di una città, trascurando il suo simbolo più evidente? Quella Rotonda Nervi (ricostruita su quella che rendeva felici le estati dei nostri padri e nonni e di noi ragazzi della seconda metà del Novecento) che oggi rappresenta il monumento più vergognoso all’incuria e alla trascuratezza. A cosa serve un piano spiaggia che, di fatto, blocca lo sviluppo di qualsiasi economia del mare proibendo di mettere punti di ristoro dove ci siano gli ormeggi ? Probabilmente i progettisti dell’Amministrazione Falcomatà che sognano una città di mare (e non più una città sul mare) in barca non ci sono mai andati, ovvero non sanno cosa significhi navigare e cercare un approdo. La nostra posizione marina è eccellente per tutto il turismo da diporto che va da Gibilterra fino alla Grecia, ma chi naviga sceglie l’approdo per le tante soste che l’andar per mare consente di fare basandosi sulle facilities che le località di ormeggio offrono. Bene, a quanto pare (non è ancora il testo definitivo questa variante al piano spiaggia) non sarà possibile offrire punti di ristoro nei pochi approdi esistenti.

Il rendering del progetto Mediterranean Life
Il rendering del progetto Mediterranean Life

E che dire, sempre seguendo il discorso dell’economia del mare, del progetto Mediterranean Life che vorrebbe riqualificare (con investimenti privati) tutta l’area a sud, da Pellaro all’Aeroporto, con un avveniristico villaggio dove turismo, aree commerciali e cultura andrebbero a braccetto per offrire esperienze di turismo uniche in tutto il Mediterraneo, con ormeggi per le navi da crociera, alberghi e residences di alto livello, etc? Il progetto proposto dall’arch. Pino Falduto (già assessore nella giunta di Falcomatà padre, un’altra vita fa) non piace all’Amministrazione Falcomatà, non piace alla Città Metropolitana, non piace alla Regione. O almeno così si deve supporre visto che che ai tanti solleciti per avere riscontri sulla fattibilità del progetto continua ad esserci un silenzio assordante. Sono anni che Falduto e gli altri investitori che caldeggiano il progetto aspettano un motivato diniego, ma non arriva nemmeno quello. All’incirca un mese fa, l’arch. Falduto è stato convocato in Comune da una commissione municipale (non sappiamo quale) per illustrare il progetto. Sono trascorsi trenta giorni, ancra una volta senza alcun esito.

Dunque, da un lato si vuole demolire, ma dall’altro s’impedisce di creare crescita e sviluppo: tanto per dare qualche numero, il progetto che vorrebbe trasformare la costiera sud in una sorta di Dubai calabrese vale seimila posti di lavoro e svariati milioni di ricavi l’anno, ricavi che si traducono a loro volta in imposte comunali che potrebbero essere di grande utilità per un Comune in grande sofferenza finanziaria ormai da troppo tempo.

Quindi, demolire sì, costruire per offrire occupazione e sviluppo no. Le motivazioni dell’abbattimento della piazza sono illogiche e prive di sostanza, nonostante i pareri illuminati di personalità cittadine. Secondo lo storico reggino Pasquale Amato è un finto restauro che, in realtà, riuscirà nell’intento di cancellare la memoria storia della città in nome di “pseudo cultura”. «E assistiamo – dice il prof. Giacomo Oliva, direttore della Biblioteca del Museo Archeologico di Reggio, condividendo la posizione di Amato – alla più becera contraddizione. Un ministero preposto alla tutela del patrimonio culturale che approva la distruzione della storia, dell’estetica e della memoria. Che ingrato destino ha questa terra!!!»

Secondo il prof. Amato «Una cosa è ricostruire una città sulle macerie di un terremoto o di una distruzione per aggressione di un nemico esterno. In questi casi si possono effettuare anche modifiche radicali. E Reggio è stata riedificata diverse volte nella sua plurimillenaria storia, dopo eventi sismici o devastazioni per attacchi esterni, a cominciare da quello del tiranno Dionisio I di Siracusa nel 386 aC. Tutt’altra cosa è, invece, sconvolgere una piazza storica come quella dedicata dai reggini a Giuseppe De Nava, senza una specifica necessità o emergenza. È un’operazione assurda, di cui si fa fatica a intendere i motivi. E rappresenta un secondo tentativo di distruggere la Piazza, passando dall’orrenda “escavazione selvaggia” che venne neutralizzata da una corale contestazione della città ad uno spianamento altrettanto sconcertante contro cui si sta levando una nuova espressione collettiva di dissenso.

«Si parla di restyling. Ma è una finzione – sostiene Amato, con il convinto sostegno del prof. Enzo Vitale della Fondazione Mediterranea, del prof. Francesco Arillotta, presidente degli Amici del Museo, di Legambiente e di tante altre associazioni cittadine –. Infatti, non si tratta di restauro, ma di vero e proprio stravolgimento della Piazza, ideata e realizzata nella fase epica della riedificazione della città dopo il terremoto catastrofico del 28 dicembre 1908 che distrusse il 95% degli edifici esistenti a Reggio e Messina e nelle rispettive aree limitrofe delle due sponde dello Stretto. Una Piazza dedicata peraltro a Giuseppe De Nava, il più autorevole leader politico a livello nazionale che Reggio abbia espresso dal 1861 ad oggi. De Nava svolse, altresì, un ruolo preminente nella splendida ricostruzione, supportando nei suoi numerosi incarichi di governo l’azione condotta dall’on. Giuseppe Valentino (prima da assessore e poi da sindaco) e dall’ing. Pietro De Nava, Responsabile del Piano Regolatore. Una Piazza su cui fu eretto il  pregevole monumento scolpito dall’artista polistenese Francesco Jerace, e che fu completata su un lato dall’imponente splendido edificio piacentiniano del Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia, e sull’altro dall’edificio dell’Ente Edilizio progettato dall’architetto Camillo Autore».

Il sindaco Falcomatà, da parte sua, difende la sua scelta: «In città – ha scritto su Facebook – si sta dibattendo molto, come è giusto che sia, ed è importante che cittadini e associazioni espongano le loro idee e proposte. Penso, tuttavia, che non bisogna avere paura dei cambiamenti. Vi ricordate le polemiche che ci furono su piazza Duomo prima dell’inizio dei lavori? Il progetto prevede anche il recupero della stele di Corrado Alvaro, proprio ieri ricorrevano i centoventisei anni dalla sua nascita, che diceva che il calabrese vuole essere parlato». Certo se poi chiedete a un reggino (com’è capitato di ascoltare su ReggioTv) se è favorevole al “miglioramento” della piazza, è fin troppo evidente che chiunque risponderà di sì: ma come si fa? Come si fa a valutare il gradimento d’una città chiedendo ai cittadini se sarebbe opportuno un “miglioramento”, senza specificare chi e cosa? E chi è per il peggioramento? Nemmeno il più cinico odiatore seriale della città potrebbe ammettere che preferisce il non “miglioramento”…

Perciò, lasciando perdere Alvaro che, a nostro avviso, sarebbe inorridito di fronte alla proposta di sventramento della piazza, l’impressione che si coglie è che questa Amministrazione sia alla ricerca di tutti i mezzi di distrazione di massa utili per distogliere l’attenzione dai disastri, ahimé, vedibili in ogni angolo che le passate attive amministrazioni hanno realizzato (non è solo colpa di Falcomatà se la città è ridotta così, certo poteva fare molto di più). Distrarre e minimizzare i problemi, a cominciare da un Consiglio comunale sempre più delegittimato dalle inchieste penali sui presunti brogli elettorali e sempre più impegnato a fare due passi avanti e tre indietro. Ci piacerebbe, veramente, che fosse solo un’impressione. (s)

REGGIO – La Commissione Cultura a confronto sul progetto Piazza De Nava

La commissione consiliare cultura del Comune di Reggio Calabria, presieduta da Marcantonio Malara, ha audito la prof.ssa Marisa Cagliostro, presidente della Consulta comunale politiche sociali, del lavoro e cultura, sul progetto della nuova Piazza De Nava, realizzato dalla Sovrintendenza nel quadro di un finanziamento di 5 milioni da parte del Ministero dei beni culturali.

«Abbiamo raccolto, con interesse – ha detto Malara – la richiesta della professoressa Cagliostro di esporre in commissione l’analisi dettagliata ad opera della Consulta cittadina riguardante tale progetto, perché crediamo che su ogni iniziativa o azione che riguardi lo sviluppo e la crescita della città, sia necessario favorire e sostenere sempre l’ascolto e il dialogo tra le parti. Siamo perfettamente consapevoli che la proposta di riqualificazione della storica piazza De Nava elaborata dalla Sovrintendenza, abbia aperto un vivace dibattito tra addetti ai lavori, associazioni e cittadini e a maggior ragione riteniamo utile alimentare un dialogo pacato e costruttivo intorno a questo progetto».

«La professoressa Cagliostro – ha evidenziato il presidente della settima commissione Cultura – ha illustrato una sua interessante relazione ricca di spunti di carattere storico che, peraltro, testimoniano come anche in passato ogni intervento o spinta innovatrice abbia sempre generato tesi opposte e diverse correnti di pensiero. Così come è apparso evidente, dalla disamina offerta da parte della presidente della Consulta, che le traiettorie dello sviluppo urbano di ogni città, compresa la nostra, siano degli elementi dinamici, di fatto in continua evoluzione. Ciò anche in virtù di quelli che sono gli eventi naturali come nel caso di Reggio Calabria, il cui assetto è stato radicalmente stravolto in poco più di due secoli a causa, com’è noto, dei due gravi eventi sismici del 1783 e 1908».

«In questa direzione – ha concluso il consigliere Malara – crediamo che il progetto che interessa piazza De Nava debba essere esaminato con grande attenzione da parte degli osservatori di settore e di tutta la cittadinanza, nell’ambito di un confronto ragionato e obiettivo ma che muova dalla consapevolezza che i processi di cambiamento non siano minacce da cui doversi difendere ma, semmai, un valore aggiunto per ogni comunità e nel contempo, delle opportunità per ciascuno di potersi esprimere al meglio e con spirito costruttivo a favore della propria comunità». (rrc)

L’OPINIONE/ Pasquale Amato: Si parla di restyling di Piazza De Nava, ma è finzione

di PASQUALE AMATO – Una cosa. è ricostruire una città sulle macerie di un terremoto o di una distruzione per aggressione di un nemico esterno. In questi casi si possono effettuare anche modifiche radicali. E Reggio è stata riedificata diverse volte nella sua plurimillenaria storia, dopo eventi sismici o devastazioni per attacchi esterni, a cominciare da quello del tiranno Dionisio I di Siracusa nel 386 aC.

Tutt’altra cosa è, invece, sconvolgere una Piazza storica come quella dedicata dai reggini a Giuseppe De Nava, senza una specifica necessità o emergenza. È un’operazione assurda, di cui si fa fatica a intendere i motivi. E rappresenta un secondo tentativo di distruggere la Piazza, passando dall’orrenda “escavazione selvaggia” che venne neutralizzata da una corale contestazione della città ad uno spianamento altrettanto sconcertante contro cui si sta levando una nuova espressione collettiva di dissenso.

Si parla di Restyling. Ma è una finzione. Infatti, non si tratta di restauro, ma di vero e proprio stravolgimento della Piazza, ideata e realizzata nella fase epica della riedificazione della città dopo il terremoto catastrofico del 28 dicembre 1908 che distrusse il 95% degli edifici esistenti a Reggio e Messina e nelle rispettive aree limitrofe delle due sponde dello Stretto.

Una Piazza dedicata peraltro a Giuseppe De Nava, il più autorevole leader politico a livello nazionale che Reggio abbia espresso dal 1861 ad oggi. De Nava svolse, altresì, un ruolo preminente nella splendida ricostruzione, supportando nei suoi numerosi incarichi di governo l’azione condotta dall’on. Giuseppe Valentino (prima da assessore e poi da sindaco) e dall’ing. Pietro De Nava, Responsabile del Piano Regolatore. 

Una Piazza su cui fu eretto il  pregevole monumento scolpito dall’artista polistenese Francesco Jerace, e che fu completata su un lato dall’imponente splendido edificio piacentiniano del Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia, e sull’altro dall’edificio dell’Ente Edilizio progettato dall’architetto Camillo Autore.

Una piazza armoniosa e legata ad una specifica memoria storica, creata sulle macerie del Rione Santa Lucia, raso al suolo dal sisma. Una Piazza la cui configurazione è proporzionata con il nuovo accesso al Corso Garibaldi, prolungato verso Nord sulle macerie del Rione.

Piazza De Nava rappresenta, pertanto, un orgoglio per il popolo reggino, che non è disposto ad accettare la sua demolizione rimpiazzata da uno spianamento. Il segretariato Regionale dei Beni Culturali – titolare del Progetto contestato –  deve, quindi, scegliere tra un suo radicale ridimensionamento e un azzeramento. I segnali sinora espressi sono quelli di un arroccamento sugli spalti di Fort Alamo in una posizione di difesa del progetto, accampando inattendibili motivazioni o meglio giustificazioni. 

Che senso ha dire che questo disfacimento sia originato dalla volontà di avvicinare il Museo alla Città? Mai sentita una motivazione così avventata, come se davanti all’ingresso dell’edificio di Piacentini ci fosse un muro che ne impedisce l’accesso.

Che senso ha parlare di modernizzazione, mentre si cancella la memoria storica della magnifica ricostruzione? Piazza Navona a Roma, Piazza della Signoria a Firenze, Piazza Plebiscito a Napoli, Piazza S. Marco a Venezia – e tante altre – sono testimonianze dell’epoca in cui sono state pensate e realizzate. Qualcuno ha mai pensato di stravolgerle per una presunta “modernizzazione”? Perché deve verificarsi solo per la Piazza De Nava di Reggio?

E che senso ha, azzardare la forzatura di uno scontro di vago segno politico tra conservatori tradizionalisti e innovatori illuminati? Io spero, vivamente, che non prevalga questo estremo tentativo di alterare un dibattito che è super partes. Se prevalesse tale opzione sarebbe un grave oltraggio alla Città e alla sua storia plurimillenaria. (amp)

 

Fondazione Mediterranea e Amici del Museo scrivono a Franceschini per il restyling di Piazza De Nava

Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea per l’Area dello StrettoFranco Arilotta, presidente dell’Associazione Amici del Museo di Reggio Calabria, hanno scritto una lettera aperta al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, in merito al restyling di Piazza De Nava.

«Le scriventi organizzazioni culturali di Reggio Calabria, Fondazione Mediterranea per l’Area dello Stretto e Associazione Amici del Museo – si legge nella lettera – al cui interno opera una qualificata selezione della cittadinanza reggina, recepito l’orientamento di altre strutture associative e culturali oltre che di quella comunemente definita come società civile, si permettono di disturbarla per una questione che, pur a prima vista periferica e marginale, a loro avviso è di fondamentale importanza per un Paese “antico” come l’Italia e per un Ministero, come il suo, che questa antichità intende tutelare e proteggere per una sua ottimale fruizione anche attraverso interventi di restauro e riqualificazione». 

«Questa premessa è d’obbligo – continua la lettera – perché a Reggio Calabria è stato programmato, proprio dalla Segreteria regionale Mibact, un intervento che, impropriamente definito come di “restauro e riqualificazione”, nella realtà dei fatti collide con la mission ministeriale in maniera tanto plateale quanto suscettibile di sanzionamenti da parte dell’autorità giudiziaria, alla quale si adirà ove la nostra richiesta non venga presa in considerazione. L’antico di cui si parla, nella città di Reggio, non è solo quello relativo alle vestigia dei suoi antichi fasti greci e romani ma, avendo subito nel 1783 e poi ancor più nel 1908 devastanti terremoti che ne hanno stravolto la struttura primaria, è anche quello della sua ricostruzione in stile liberty e razionalista della prima metà del trascorso secolo, basato sullo schema urbanistico illuminista di fine Settecento». 

«Le sue strade e le sue piazze del centro – continua ancora la lettera – come quella intitolata a Giuseppe De Nava, che della seconda ricostruzione fu uno dei principali mallevadori, rappresentano un unicum urbanistico che, pur in parte devastato dalla speculazione edilizia degli anni Sessanta e dall’inettitudine amministrativa di una classe politica non all’altezza dei suoi compiti, mantiene comunque una sua coerenza ed eleganza. La citata piazza De Nava, antistante al Museo Archeologico Nazionale del Piacentini e chiusa da un palazzo d’epoca di Camillo Autore, è stata concepita nel Ventennio, con una sua esemplare razionalità di corredo e raccordo tra i palazzi e le strade con il loro caratteristico basolato lavico. Il tutto costituisce un insieme coerente e concluso che ne fa un salotto cittadino, per come anche elogiato nel 1936 dallo scultore Francesco Jerace, autore della statua che vi troneggia». 

«La Segreteria regionale del Mibact – viene spiegato – spaccia per restauro un intervento demolitivo che della struttura originaria della piazza non lascia assolutamente nulla, radendo a zero e spianando tutto ad eccezione della statua del De Nava, e chiama il suo intervento “Piazza De Nava – Restauro e riqualificazione per l’integrazione tra in Museo Archeologico Nazionale e il contesto urbano”. A testimonianza che questa lettera non deriva da un atteggiamento integralista o dogmaticamente orientato, si ricorda che: la piazza è un bene culturale da tutelare e conservare ai sensi del codice dei beni culturali di cui al DL n. 42 del 22 gennaio 2004; è stata fatta pervenire all’Amministrazione Comunale e alla Conferenza dei Servizi una serie di modifiche che, mantenendo le finalità di “riqualificazione e integrazione …”, facciano divenire il progetto realmente di “restauro” anziché di demolizione, termine esplicitamente usato dai tecnici contrattati dal Mibact». 

«A sostegno delle nostre tesi – proseguono Arilotta e Vitale – si evidenzia che: non esiste un solo testo di architettura e urbanistica che avalli un simile concetto di restauro; dopo gli anni Sessanta in Italia è stato lo stesso Mibact che si è opposto a simili interventi; che proprio la Segretaria regionale del Mibact si è opposta a un progetto sulla medesima piazza, proposto dal Comune nel non lontano 2007.  Non ci si dilunga ulteriormente in questa sede, rendendosi ampiamente disponibili a produrre atti e documenti per chiarire nel dettaglio tutti gli aspetti di questa mortificante esperienza, ma si ribadisce comunque: la richiesta di un suo intervento per valutare se la Segreteria regionale calabrese del Mibact, come da noi ipotizzato, abbia avallato progettualità che collidono con la mission ministeriale; l’intenzione di intraprendere le opportune azioni giudiziarie a tutela della storia della città e della memoria dei suoi cittadini, certi che comunque vi sia un insanabile contraddizione tra il titolo “restauro” e la demolizione prevista nel progetto». (rrc) 

Sulla ‘ristrutturazione’ di Piazza De Nava c’è un illuminante precedente

di FRANCESCO ARILOTTA* – In data 29 gennaio 2007, l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria presentò agli uffici competenti un progetto per «lavori di riqualificazione di piazza de Nava».

Con la nota qui riprodotta, datata 29 marzo 2007, la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per la Calabria, che all’epoca aveva sede a Cosenza, con specifico riferimento al Decreto Legislativo 22. 1. 2004, n.42, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, esprimeva il proprio parere su quel progetto. La nota è inviata al Comune di Reggio Calabria, Dipartimento ‘promozione e progettazione lavori Pubblici’, e per conoscenza alla ‘Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici’, a Borgia (CZ), alla ‘Soprintendenza Bap per la Calabria, Sezione staccata di Reggio Calabria’, e al sindaco di Reggio Calabria. 

In essa, dopo una prima parte relativa alle precisazioni di rito, si comunica che il progetto è approvato, ma con tre prescrizioni. La prima stabilisce che «è fatto tassativo divieto di operare interventi non autorizzati che snaturano la piazza dal punto di vista della sua identità e valore»

La Soprintendenza non vuole correre rischi e si cautela adeguatamente, e con la seconda prescrizione chiede che «durante l’esecuzione dei lavori sia realizzata una accurata documentazione fotografica che alla fine degli stessi dovrà essere consegnata a quest’Ufficio». Ultima prescrizione: «che sia comunicata la data di inizio dei lavori con congruo anticipo, tale da permettere un costante e costruttivo controllo dell’intervento». 

Firmato: L’architetto direttore Dario Dattilo; Il Soprintendente, architetto Francesco Paolo Cecati.

Il Soprintendente, dunque, nel definire la consistenza dei lavori realizzabili sulla piazza, non usa mezzi termini: proibisce “tassativamente”, che, nel corso degli stessi, si possano effettuare interventi che “snaturino” – cioè: sconvolgano, stravolgano, modifichino i caratteri propri – “l’identità ed il valore” della piazza. Preciso e categorico: identità architettonica della piazza, cioè come essa si presenta; valore della piazza – con evidente riferimento non solo al contenuto storico, ma anche ad eventuali danni all’Erario dello Stato  italiano… -.  E, per evitare sotterfugi, esige una accurata documentazione fotografica dello stato dei luoghi interessati. Il dovere che incombe sulle Soprintendenze Abap: tutela del bene culturale e sua conservazione, è perfettamente osservato.

Considerato l’attuale stato di fatto, ne discende che, a suo tempo, l’Amministrazione Comunale si attenne scrupolosamente alle prescrizioni ricevute.

Ricapitolando: l’Associazione “Amici del Museo Nazionale di Reggio Calabria” sostiene che laPiazza Giuseppe de Nava sia un «bene culturale materiale e immateriale». Come tale essa, ai sensi del “Codice dei beni culturali”, va “tutelata e conservata”. Questa sua considerazione è confortata dall’ordinanza della ‘Soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici per la Calabria’, che qui è stata richiamata. Il progetto di cui trattasi non sembra, per l’Associazione, che, al suo stato attuale, garantisca né la tutela né la conservazione. Si ha, quindi, motivo di ritenere che, restando così le cose, non possa essere presa altro che una valutazione conforme a quella che fu assunta quattordici anni fa.

«Ma non si devono perdere i 5 milioni». In proposito, ’Associazione “Amici del Museo Nazionale di Reggio Calabria”, si permette di avanzare tre ipotesi di impegno finanziario, che potrebbero avere un notevole ritorno culturale: area archeologica romana di Pellaro, ricca di sorprese; area del monastero bizantino di Santa Maria di Trapezzomata, nella vallata della Fiumara Sant’Agata, per la quale ci sono anche €. 450.000 sul progetto “Diga del Menta” da parte della Sorical; terzo tratto del muro magnogreco esistente in Contrada Mati, in mattoni crudi, imponente, originale, che arricchirebbe incommensurabilmente il patrimonio archeologico della Città di Reggio Calabria.

Si lascerebbe, finalmente, in pace Giuseppe de Nava e la sua “gentile ”piazza; che non è una dependance, né uno slargo davanti il Museo Archeologico Nazionale. Essa è stata voluta per celebrare la ricostruzione della Città – come ricorda l’artistico bassorilievo del complesso monumentale –, ed il suo principale artefice.  E, come tale deve, continuare ad essere interpretata. (rrc)

*Presidente Associazione Amici del Museo Reggio Calabria

Fondazione Mediterranea: Quello di Piazza De Nava è sbagliato chiamarlo restauro

La Fondazione Mediterranea, in seguito alle dichiarazioni di qualche travet comunale, ha voluto fare delle precisazioni in merito ai lavori di restyling di Piazza De Nava a Reggio Calabria.

«Si cita il mostro sacro G. C. Romby – viene detto in una nota – a proposito della sua idea urbanistica di pedonalizzazione delle piazze come mezzo di fruizione di luoghi urbani arricchiti di spazi e giardini. A parte la considerazione che non è citando Padre Bergoglio che si diventa buoni cristiani, o citando Freud che si diventa buoni analisti, quindi non è citando Romby che si diventa bravi architetti, la citazione è in astratto condivisibile, ma assolutamente fuori luogo nel caso del progetto di restyling di Piazza De Nava».

«Non siamo, infatti, come inopinatamente viene affermato – dice la Fondazione Mediterranea – in presenza di un luogo di per sé destinato a un inguaribile degrado e abbandono, quindi da demolire e ricostruire, bensì di fronte a un insieme coerente e coeso che solo l’incuria degli amministratori e l’inciviltà dei fruitori ha reso così come lo si definisce: quindi è semplicemente da restaurare e riqualificare. Il progetto del Mibact si chiama, infatti, “restauro e riqualificazione”: ma, nei fatti, rinnega il suo titolo per proporre un’impostazione completamente nuova della piazza che con il termine di “restauro” non ha nulla da condividere. Non è necessario essere architetti o urbanisti per capire cosa si intende oggi per restauro. Val la pena, all’uopo, ricordarlo ai travet comunali e tutti gli altri che, per interesse o per ignoranza, tentano di giustificare una delirante operazione di distruzione di storia cittadina e memoria collettiva».

«Come dicono a una sola voce i possessori di quella “scienza e coscienza” citata dalla prof.ssa Cagliostro – continua la nota – con il termine di restauro viene definita un’attività volta a garantire la conservazione di un’opera architettonica o urbanistica per una valorizzazione o riuso, in linea con le sue peculiarità storiche. Svariate sfumature e varianti tecniche a questa forse troppo sintetica formula sono possibili ma, comunque, tutte convergono verso un punto fisso, ineludibile e indiscutibile: l’opera architettonica deve rimanere “com’era e dov’era”. Punto. In altri termini, coerentemente con il titolo del progetto, se si vuole essere professionalmente coerenti e corretti, l’assetto urbanistico e architettonico piazza De Nava deve rimanere così com’è, senza se e senza ma».

«Peraltro – prosegue la nota – c’è da ricordare che proprio la G. C. Romby, che è piaciuto citare ai travet comunali, si è sempre espressa in tal senso e non avrebbe mai avallato un restauro distruttivo, come quello che si vuol fare oggi a Piazza De Nava. All’uopo, si suggerisce loro di dare un’occhiata agli atti dello storico convegno tenutosi il 17 marzo del 2009 in Firenze, nella cui Università la prof.ssa Romby ha insegnato Storia dell’Architettura, dal titolo “Città storica e sostenibilità”. In questo meeting scientifico Marco Romano, che non ha bisogno di presentazioni, ha appunto affrontato i temi di cui oggi si discute con la sua relazione “La città come opera d’arte: il restauro del suo passato e il disegno del suo futuro”. Solo un’occhiata, un piccolo sforzo, tanto per chiarirsi le idee su cosa si intenda oggi per restauro in architettura e urbanistica».

«Altra cosa – conclude la nota – è il termine “riqualificazione”, che ha un significato strettamente funzionale e sul quale si può essere ampiamente d’accordo: l’apertura del Museo all’esterno e la pedonalizzazione dei luoghi attigui comportano degli interventi che, se ben fatti, possono essere rispettosi dell’impianto storico e riqualificanti l’ambiente, rendendolo più fruibile e adattabile ad altre esigenze che non siano solo di passeggio o transito ma di ordinata fruizione di beni museali (ingiustificabile dimenticanza dei progettisti)». (rrc)

REGGIO – L’incontro “Piazza De Nava – Opinioni a confronto”

Questo pomeriggio, alle 18, in diretta FB sulla pagina di Patto Civico Reggio Calabria, è in programma l’incontro dal titolo Piazza De Nava – Opinioni a confronto.

L’evento è stato organizzato dal Laboratorio Politico Patto Civico, e prevede gli interventi di Daniele Castrizio, ordinario all’Università di Messina, di Pasquale Amato, storico, Tonino Perna, vicesindaco di Reggio Calabria e di Mariangela Cama, assessore all’Urbanistica. Modera Maria Laura Tortorella(rrc)

Realizzare un plastico della nuova Piazza De Nava per rendere partecipi i cittadini

di FRANCESCO ARILOTTA* – Se un privato cittadino, proprietario, per ipotesi, dell’area di piazza Giuseppe De Nava a Reggio Calabria, presentasse alla ‘Soprintendenza Abap (archeologia, belle arti, paesaggio) per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e per la provincia di Vibo Valentia’,  il progetto di restyling di cui ci occuperemo, c’è da credere che essa non potrebbe fare altro che bocciarlo.

Questo progetto, infatti, nella sua proposizione attuale, contrasta con i principi etici ed i criteri di opportunità, oltre che, si ritiene, con le norme giuridiche che sovrintendono alla materia, contenuti nel Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, noto come Codice dei Beni Culturali, per quanto riguarda la tutela e la conservazione di un bene culturale materiale o immateriale, specie se ubicato in un centro storico, come la nostraPiazza de Nava. E si tenga anche presente che l’area, a qualunque titolo, coinvolta nel progetto è caratterizzata da vincoli archeologico, architettonico e paesaggistico. Esso, pertanto, suscita anche nell’Associazione “Amici del Museo Nazionale di Reggio Calabria” , così come in altre Associazioni Culturali regine, le forti perplessità che seguono.

La piazza Giuseppe De Nava come bene culturale immateriale

Cosa si vuol significare con il termine “piazza”: il luogo delle liturgie, delle  assemblee, della rappresentazione che  la Città dà   di se stessa; là dove converge la Comunità  nei  momenti  delle feste, in una  serie  di sentite funzioni collettive. Quella specifica Piazza, circondata da edifici coevi, è, per i Reggini, da sempre, una specie  di oasi, dove l’ individuo si sente libero di  esprimersi, ricostruire la  Storia, spazio della memoria, luogo che ha fatto e fa parte della nostra vita di semplici cittadini. Perché cancellare ciò che si è costruito nel  Passato, perché ritenuto demodé o poco funzionale ai tempi cibernetici, e non  mantenere, invece, le antiche strutture della Città, per  tramandarle ai posteri? Per come lo abbiamo ereditato, quello è un sito tutto particolare, un  genius loci, spirito  del luogo, posseduto e abitato secondo la  definizione latin, dall’uomo. Il nuovo deve rispettare l’antico, integrarsi  con esso: il contrario porterebbe all’alienazione sociale. Si  intende  frantumare, un sito storico unico e irripetibile. Perché non mantenere, conservare il fascino dell’antico?

La piazza Giuseppe De Nava come bene culturale materiale

La storia più recente di Reggio, quella che nell’ultimo secolo è stata caratterizzata dalla ricostruzione dopo il terremoto del 1908, trova nella Piazza De Nava il luogo simbolico del suo sviluppo architettonico, polo della assialità longitudinale del Corso Giuseppe Garibaldi, elemento di cerniera con i quartieri di nuova edificazione di Santa Lucia,Rione Schiavone e Rione Tremulini, come è stato indicato persino nelle note storiche del progetto.

 Il primo riferimento va all’opera architettonica dell’arch. Camillo Autore, progettata nel 1933, che volle dare un aspetto unitario a tutta l’area, in simbiosi con le linee proposte da Marcello Piacentini per il Museo Archeologico, e con quelle del palazzo retrostante, segnacolo dell’attenzione che, attraverso l’Ente Edilizio, veniva espressa per assicurare un alloggio alle diverse classi sociali. Formando un tutt’uno architettonico di grande valore anche artistico, assolutamente inscindibile. 

Ed a proposito del ruolo avuto da Camillo Autore nella caratterizzazione della fase di ricostruzione della città negli anni ’30, ad ulteriore conferma dell’alto valore storico del disegno architettonico della piazza De Nava, va ricordato che lo stile di questo illustre architetto è riscontrabile anche nella delimitazione fisica dell’attuale Piazza: del Popolo, e nella artistica recinzione laterale del Tempio della Vittoria; il che porta a delineare la presenza in Reggio di un preciso stile architettonico articolato nelle tre progettazioni citate.

Altro riferimento va al fatto che essa venne prescelta, nel novembre 1926, per ospitare il complesso monumentale dedicato a Giuseppe De Nava, il “parlamentare e statista insigne che tutta la sua vita spese per la grandezza e prosperità della Nazione e per il bene di questa sua terra natia”. 

Quanto alla posizione del monumento, realizzato dallo scultore Francesco Jerace, egli non lo volle messo al centro della piazza, bensì, in posizione più elevata per essere assiale al percorso della ampia, nuova via allo stesso De Nava intitolata. 

Sullo stato degli elementi architettonici che definiscono la piazza, basterebbe una attenzione al restauro di questi elementi, con qualche integrazione alle esigenze attuali nella pavimentazione della piazza con riguardo alla pietra locale e a una maggiore cura del verde, a valorizzare questo contesto urbano. Gli elementi della attuale Piazza De Nava entrano, senza alcuna incertezza, in perfetta simbiosi con lo stile architettonico degli edifici maggiori circostanti, compresa la quinta dell’isolato 152, sul lato dell’attuale Via Romeo.

Questa piazza rappresenta il simbolo della volontà di ripresa di una Città che, dopo la distruzione sismica, allarga i suoi confini, crea nuove realtà edilizie, fiduciosa nel suo futuro.

Abbiamo noi il diritto di cancellare tutto questo?

Reggio Calabria ha già subìto, in passato, ferite di questo genere: per modernizzare, è stato demolito il suo Castello, la fortificazione medievale più grande della Calabria; è stato abbattuto il Duomo, coevo a quelli di Monreale e di Cefal; è stata distrutta una chiesa bizantina dell’XI secolo. Più di recente, abbiamo assistito, all’aggressione dellìelegante Piazza del Duomo, alla “involuzione” di Piazza del Carmine e di Piazzetta Orange, allo scempio del Corso Giuseppe Garibaldi: quest’anno avrebbe compiuto due secoli di preclara vita.

La variante alla circolazione veicolare

Altro elemento del progetto che suscita ulteriori perplessità è quello relativo alla creazione di una semi-area pedonale sul tratto del corso Giuseppe Garibaldi antistante il lato piazza-museo, e sulla parte terminale inferiore della via Saverio Vollaro, all’altezza della Villetta Alvaro. Qui si costringerebbero gli automobilisti ad una vera, pericolosa gimkana attorno alla villetta, nell’intreccio delle quattro frequentatissime arterie stradali che convergono su Piazza Indipendenza. La circolazione automobilistica deve essere sempre scorrevole, senza barriere. Anche la proposta di creare un doppio senso di marcia nel tratto inferiore di via Domenico Romeo potrebbe generare ingorghi  notevoli all’incrocio con il Corso Garibaldi, nonché tra la stessa via Romeo e via Demetrio Tripepi. Tra l’altro, il tratto finale della via Romeo, che si presenta con una carreggiata molto ridotta, non è suscettibile di allargamento, per la presenza della copertura vetrosa della sottostante sala ipogea del Museo. 

Considerazioni finali

Non si entra nella valutazione dei particolari delle forme di arredamento previste per la “nuova” piazza (taglio degli alberi, uso della Pietra Reggina diversa dalla Pietra di Macellari, creazione della barriera verde a monte della piazza, fontanili, cubi, eccetera), essendo elementi affidati al buongusto ed alla sensibilità delle singole persone. 

Per quanto riguarda la installazione di due altissimi pali, a sostegno di impalcature luminose, previsti ai lati della piazza, quello di sinistra, angolo via Romeo, potrebbe ricadere nell’area archeologica della nota necropoli ellenistica estendentesi immediatamente al di là della cinta muraria magnogreca, e quello di destra, lato via Vollaro, verrebbe a trovarsi sul percorso sotterraneo del Torrente Santa Lucia, che attraversa diagonalmente l’area della piazza, e che, come è ben noto, in occasione di piogge anche di modesta portata, si riappropria del suo ‘letto’, con conseguenze spesso anche spettacolari.

Precisati i motivi, per i quali quella parte del progetto che prevede la scomparsa degli elementi caratterizzanti e datanti questa piazza non può essere approvata, si auspica che, nel corso della Conferenza dei Servizi, la Soprintendenza riporti il progetto nei giusti termini di rispetto del passato e consenta una ordinata valorizzazione del rapporto fra la Piazza ed il Museo Archeologico. Disponibile, questa Associazione, a contribuire alla definizione di un intervento di ampia visione, che punti ad una sempre migliore fruizione del patrimonio archeologico reggino.

E poiché la cittadinanza non è stata affatto informata, ufficialmente, dei contenuti e delle conseguenze urbanistiche di questo progetto, si chiede che di esso venga realizzato un adeguato plastico, da esporre in luogo idoneo, affinché tutti i cittadini di Reggio se ne possano rendere consapevoli, oppure realizzare uno spazio, anche sul sito del Comune di Reggio, con la gestione di un luogo di discussione (forum) in cui raccogliere i diversi commenti. 

Si chiede, anche, di conoscere tempestivamente quali saranno le modalità per la seduta pubblica della Conferenza dei Servizi.

Si ritiene, infine, indispensabile acquisire, preventivamente rispetto alla seduta della Conferenza dei Servizi, i pareri espressi, in proposito, dall’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, dagli Ordini Professionali di settore, dai Dipartimenti di Architettura, Agraria e Ingegneria dell’Università ‘Mediterranea’, nonché di altri organismi ufficiali tenuti alla bisogna. (rrc)

Riqualificazione Piazza De Nava, Minicuci: Si rispetti la storia di Reggio Calabria

Il consigliere comunale e consigliere metropolitano, Antonino Minicuci, è intervenuto in merito all’intervento di riqualificazione di Piazza De Nava, luogo storico e simbolico di Reggio Calabria, e ha chiesto all’Amministrazione comunale «di aggiornare le opposizioni in sede di consiglio comunale sullo stato dell’arte cosi da ascoltare inoltre l’opinione del sindaco Giuseppe Falcomatà e della giunta in merito».

«Grazie a risorse – ha dichiarato – del Ministero beni culturali e attraverso il Segretariato regionale per la Calabria è stato possibile realizzare progetto di riqualificazione di Piazza de Nava, progetto di cui è Rup l’arch. Roberta Filocamo e progettista l’arch. Pina Vitetta con la collaborazione dei Dipartimenti di Storia e Agraria dell’Università Mediterranea. In sintesi, l’intervento di riqualificazione prevede il accordo più integrato del Museo con l’esterno, l’ampliamento della piazza con la pedonalizzazione delle strade adiacenti e l’apertura della piazza agli spazi attigui, come il monumento Alvaro, con cui fare sistema». 

«In merito alla realizzazione pratica del progetto – ha aggiunto – così come la totalità degli interventi previsti, ci sono numerose perplessità espresse da studiosi, esperti, comitati e associazioni. Si tratta di aspetti tecnici, pertinenza di chi è deputato e competente a fare questo tipo di valutazioni. Che, in più occasioni, non sono positive». 

«Piazza De Nava – ha spiegato – è uno spazio testimone di un’epoca con i suoi materiali ed il suo stile. La ricostruzione fatta dopo il terremoto ha un continuum con gli altri monumenti, perché camuffare e snaturare questo stile? Non sarebbe meglio recuperarlo, restaurarlo? Ma forse così l’opera costerebbe di meno e non sarebbe sensazionale senza la tecnologia, i getti d’acqua, i materiali e le luci… da nababbi. O invece non è più coerente con gli interessi della collettività un semplice restauro, senza per forza cercare l’opera faraonica, sensazionale, con i getti delle fontane scopiazzate da altre città e che stridono con l’insufficienza della distribuzione idrica?>, le considerazioni preoccupate di alcune associazioni che mi sento di condividere in pieno. 

«Gli stessi soggetti – ha detto Minicuci – che non condividono le linee progettuali, lamentano uno scarso coinvolgimento nel confronto che avrebbe dovuto in realtà accompagnare passo passo la realizzazione del progetto. Ritengo che un intervento di riqualificazione di un luogo così importante per Reggio Calabria, meriti di essere portato all’attenzione dei cittadini, coloro che saranno i fruitori abituali e quotidiani della rinnovata Piazza de Nava. In tal senso, sarebbe auspicabile realizzare uno spazio virtuale, anche sul sito del Comune di Reggio, con la gestione di un luogo di discussione in cui raccogliere i diversi commenti e le considerazioni dei cittadini in merito al progetto di riqualificazione». 

«Non si può procedere in maniera sbrigativa – ha detto ancora – o senza coinvolgere tutte le parti interessate in un progetto di tale rilevanza, volto a rivoluzionare un luogo simbolo e ricco di storia della città. Area, peraltro, caratterizzata da vincolo archeologico, architettonico e paesaggistico. Pertanto, chiedo all’amministrazione comunale di aggiornare le opposizioni in sede di consiglio comunale sullo stato dell’arte cosi da ascoltare inoltre l’opinione del sindaco Giuseppe Falcomatà e della giunta in merito». 

«Non è sempre detto – ha concluso – che per beneficiare di risorse economiche in arrivo dal Governo bisogna stravolgere luoghi ricchi di storia e snaturarli rispetto alla loro origine. Risorse che fanno parte di un finanziamento in scadenza e che quindi forse si ha fretta di spendere, quando sarebbe auspicabile una maggiore sensibilità nei confronti di cittadini e associazioni e rispetto verso la storia di Reggio Calabria». (rrc)

La Fondazione Mediterranea condivide linee guida per il progetto di restyling di Piazza De Nava

La Fondazione Mediterranea ha condiviso, con il Comune e la Città Metropolitana di Reggio Calabria, le linee guida del progetto definitivo Piazza De Nava – Restauro e riqualificazione per l’integrazione tra il museo archeologico nazionale e il contesto urbano, proposto dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Queste linee guida sono state sottoposte all’attenzione del sindaco Giuseppe Falcomatà, nel corso di una formale audizione a cui ha partecipato l’assessore alla Cultura, Rosanna Scopelliti.

«Raccordo – si legge – più integrato del Museo con l’esterno; ampliamento della piazza con la pedonalizzazione delle strade adiacenti; apertura della piazza agli spazi attigui, come il monumento Alvaro, con cui fare sistema. È in disaccordo con la realizzazione pratica delle idee sorgive del progetto che, collidendo con lo stesso titolo di “restauro e riqualificazione”, opera una distruzione di significative tracce urbanistiche, liberty e razionaliste, della ricostruzione reggina. All’uopo, c’è da segnalare che non ha senso il richiamo ad alcuni disegni originali del Piacentini che mostrano una piazza molto più grande e libera: è lo stesso Piacentini che abbandona l’idea iniziale (edificio asimmetrico con vetrate a nastro e continue circondato da spazi ben più ampi degli attuali) perché collide con la piazza già dedicata a De Nava nel 1926, nella quale nel 1936 si pone l’opera di Francesco Jerace, e con il progettato edificio dell’Ente Edilizio del 1933 curato da Camillo Autore».

«Le motivate proposte di modifica al progetto – si legge in una nota – si possono riassumere in alcuni sostanziali punti che, non stravolgendo l’impianto generale del progetto proposto dal Mibact, contemperano l’esigenza di una rivisitazione dei luoghi e l’opportunità di non perdere il finanziamento con la sentita necessità di non trasformare un luogo identitario reggino in un non-luogo alla Marc Augé senza storia né memoria».

«Mantenimento e restauro – si legge – della cintura di pilastrini e ringhiera tubolare, espressioni architettoniche tipiche del periodo della ricostruzione e del Ventennio oltre che caratteristiche della piazza fin dalla sua creazione; l’aspetto della piazza, quasi un elegante “hortus conclusus”, composta e coerente con l’impianto urbanistico cittadino (non fatto di larghe strade e ampie piazze ma di vie regolari e strette che si aprono in slarghi regolari) andrebbe assolutamente mantenuto come tipico della città; restauro della facciata del palazzo di Camillo Autore e sua riqualificazione; sostituzione dell’alberatura su via Tripepi con essenze arboree di basso fusto o arbustive, onde non precludere la vista del palazzo di Camillo Autore, piuttosto che il loro semplice abbattimento; rifacimento del pavimento della piazza, che non presenta particolare rilevanza storica ed architettonica, con i materiali e gli schemi previsti nel progetto».

«E ancora, mantenimento delle aiuole, aggiornate ai tempi come da progetto, lì dove oggi sono; mantenimento e restauro dei sedili in ferro tipici della piazza e della via Marina: come fatto con la ringhiera del lungomare, andrebbero rifatti in stile e moltiplicati; i sistemi di illuminotecnica della piazza andrebbero resi meno appariscenti e più discreti, evitando risultati ottici e d’effetto più consoni a un parco giochi che a una piazza signorile;  eliminazione del lungo palo di illuminazione previsto in un angolo della piazza e sua sostituzione con una lampionatura diffusa e in linea con lo stile d’epoca».

«I fasci luminosi – continua la nota – previsti sulla facciata museale potrebbero essere generati da impianti, di fatto invisibili, posti sulla sommità degli edifici che circondano la piazza; sempre riguardo l’illuminotecnica, si dovrebbero eliminare i festoni luminosi che fanno bella mostra di loro fra le fronde del ficus dell’aiuola Alvaro: vera e imperdonabile offesa al buon gusto di una cittadinanza che non intende farsi colonizzare dal cattivo gusto e dalla pacchianeria; eliminazione dell’edicola e suo spostamento in area pedonale esterna al perimetro della piazza, non al suo interno; eliminazione della progettata fontana a zampilli prevista nell’angolo basso della piazza lato via Vollaro (zona che sarà inaccessibile nelle frequenti giornate ventose, sempre che la fontana sia funzionante – nessuna in città lo è – e non ridotta a un deposito di carte e lattine vuote di birra); inserimento, al posto della progettata fontana, di un luogo espositivo esterno del Museo, concretizzando così non a parole la sua apertura. L’esposizione potrebbe essere moltiplicata con teche in vetro corazzato in tutte le zone pedonali circostanti il museo; estensione del restauro dell’antico basolato in pietra lavica a tutte le vie di accesso alla piazza: si potrebbero utilizzare così tutti i fondi residuati dal ridimensionamento degli interventi sulla piazza».
«Mantenimento del basolato lavico sul corso, il cui selciato, come da progetto, andrebbe rialzato e portato ad altezza marciapiede; rifacimento dell’accesso al museo secondo il progetto, però addolcito con elementi architettonici di rimando al liberty o al razionalismo; verde pubblico della piazza dedicato a specie autoctone dei luoghi o facenti ormai parte del patrimonio arboreo tipico della città, piuttosto che a specie arboree importate (non ve ne è una sola nel progetto che sia di origine locale)».

«Tutte le modifiche proposte – conclude la nota – non cambiano l’impostazione di base del progetto (raccordo col museo e pedonalizzazione dell’area di intervento) e sono facilmente implementabili». (rrc)