I veleni di Crotone e le verità dell’ex commissario Emilio Errigo

di EMILIO ERRIGO – Il mio mandato da Commissario straordinario di Governo per il Sin di Crotone si è concluso alla sua naturale scadenza. Nessuna polemica, nessun colpo di scena: semplicemente, è finito il tempo che la legge mi aveva assegnato. Da calabrese, ovviamente avrei sperato un’altra chiusura. Avrei voluto festeggiare insieme ai miei conterranei il totale e incondizionato ripristino di un’area altamente compromessa, portandola da uno stato di degrado ambientale a uno stato sicuro, salubre e utilizzabile. Avrei voluto vedere molti più camion che si muovevano, cantieri aperti, utilizzo delle discariche autorizzate esistenti, operai al lavoro. Avrei voluto stringere la mano ai cittadini, ai loro rappresentanti politici, ai soggetti privati obbligati alla bonifica e dire: “Ci siamo riusciti insieme”. Ma un uomo delle istituzioni, quando il Governo decide, quando la magistratura si esprime, prende atto delle circostanze con rispetto, chiude il fascicolo, consegna per iscritto (per chi sa e vuole leggere!) ciò che ha fatto con serietà e senso del dovere e va avanti, pronto alla prossima sfida. Con dignità e senza sceneggiate.

In questi giorni mi sto divertendo molto a sfogliare la stampa locale calabrese e noto affermazioni che andrebbero prese come “battute da bar” se non fossero pronunciate da persone che hanno delle responsabilità sociali e politiche.

L’attivista Pino Greco pretende un “commissario vero”, non “militari improvvisati”. Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, in una versione ancor più arrogante, invece dice: «Se devono mandare commissari per la bonifica del Sin di Crotone come i due precedenti, meglio nessuno. Non hanno facilitato alcuno».

Insomma, Greco e Voce: giudici severissimi… ma degli altri. I loro auspici – al netto del mancato rispetto personale e della buona educazione – offrono una visione molto allegra della democrazia. Una democrazia delle pretese. E la traduzione sembra chiara: un commissario ad personam. Un uomo accomodante, obbediente, manovrabile. Uno che non disturba troppo, che non chiede, non controlla.

Mi domando cosa abbiano fatto costoro, concretamente, prima della mia nomina. Perché, ogni tanto, sarebbe interessante ricordare che la bonifica del Sin, senza andare troppo indietro nel tempo, era rimasta ferma, immobile e paralizzata dall’uscita di scena della penultima Commissaria straordinaria fino alla mia nomina. Ben cinque anni. E in cinque anni di vacanza commissariale non è stato prodotto un solo atto risolutivo capace di sbloccare la bonifica. Cinque anni non sono un’opinione: sono un fatto amministrativo.

La politica del territorio, gli attivisti (alcuni dei quali pensano che i soli proclami via megafono siano utili a bonificare un territorio senza pensare che fanno molto rumore ma producono zero soluzioni), concretamente, nei fatti cosa avevano fatto prima che arrivassi io come ultimo commissario pro tempore? Certo, io capisco il loro fastidio: un commissario che non si mette sull’attenti davanti alla politica territoriale o ai comitati diventa subito “non vero”, “non utile”, “non adeguato”. Ma siate seri: il problema è un commissario? O forse il problema è una parte della politica territoriale poco avvezza alla reale risoluzione dei problemi della gente?

La bonifica non è un tema di destra, sinistra o centro. È un problema civile, sociale, ambientale, sanitario. Riguarda tutti. E a dirla tutta, proprio perché riguarda tutti, un commissario straordinario non dovrebbe, in teoria, neanche servire. E invece prevalgono divisioni, risse, calcoli precisi, grandi silenzi, un articolo di giornale oggi, un articolo di giornale domani, qualche dichiarazione roboante per fare scena. E intanto il tempo passa. Poi, quando arriva un commissario che costringe tutti a guardare la realtà, scatta la tattica più antica del mondo: “la colpa è sua”. È un riflesso automatico, una pigrizia intellettuale. Ma soprattutto è un modo per non dire la verità ai cittadini: l’intera classe politica territoriale calabrese non è ancora stata all’altezza del grande problema del Sin. E questa non è una opinione, è un fatto evidente. Le dichiarazioni non bonificano i terreni, i comunicati stampa non rimuovono i rifiuti, le manifestazioni non sostituiscono i procedimenti amministrativi. La bonifica procede solo quando agli slogan seguono atti formali e decisioni operative. Alla mia nomina, il numero di cantieri effettivamente operativi era pari a zero. Parlare oggi di “commissari inutili” senza ricordare questo dato significa raccontare solo metà della storia. Io l’ho compreso subito: il commissario “vero”, per alcuni, sarebbe stato quello che obbedisce. Quello che non fa ombra. Quello che non chiede conto. Quello che accetta le favole, le versioni addomesticate, i sorrisi di circostanza. Io invece sono convinto di aver fatto solo ciò che la legge imponeva: ho chiesto e acquisito centinaia di atti amministrativi, ricostruito iter procedurali bloccati da anni, sbloccato interlocuzioni istituzionali ai massimi livelli che giacevano nei cassetti e avviato le condizioni giuridiche e operative per l’apertura dei cantieri. E tanto è bastato per diventare un problema. Se la politica del territorio e alcuni attivisti avessero mostrato verso le proprie responsabilità lo stesso zelo che mostrano nel criticare i commissari, il Sin sarebbe già bonificato e parleremmo d’altro.

Spero sinceramente che chi verrà dopo di me sarà più fortunato e farà molto meglio. Che avrà la libertà e la forza di tagliare i nodi che io ho potuto solo iniziare ad allentare. Io non devo compiacere nessun partito politico. Non devo accontentare nessun eletto o aspirante candidato. Io ho sempre voluto e vorrei ancora una sola cosa: che la bonifica si faccia presto e secondo le norme in vigore. Ma una cosa è certa: chi verrà dopo di me troverà una situazione diversa da quella che ho ereditato io: procedimenti riaperti, responsabilità individuate, atti formalizzati. Non una bonifica conclusa, ma finalmente una bonifica rimessa in moto. E quando la politica e gli attivisti di ogni sorta avranno finalmente la maturità di mettere da parte i teatrini, quando la bonifica sarà finita, chiamatemi: sarò il primo a tornare nella mia amata Calabria a festeggiare tutti insieme. (ee)

(Professore di Diritto Internazionale e del Mare e di Management delle attività portuali
Corso di Laurea Magistrale in Economia Circolare presso Università degli Studi della Tuscia già Commissario Straordinario di Governo per il SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara)

LA REPLICA DEL SINDACO DI CROTONE VINCENZO VOCE

di VINCENZO VOCE – Ho letto con un certo stupore il lungo comunicato del generale Errigo, già Commissario straordinario per la bonifica.

Uno scritto che assomiglia più a un’autodifesa polemica che a una sobria relazione di fine mandato, infarcito di giudizi personali, sarcasmo e attacchi a chi, come il sottoscritto, ha il dovere istituzionale di rappresentare una comunità ferita da decenni di inquinamento, omissioni e promesse mancate.

Va chiarito un punto fondamentale: la mia critica non è mai stata rivolta all’uomo Errigo, ma al modello commissariale che, ancora una volta, non ha prodotto risultati concreti e visibili per la città.

Dire che “se i commissari devono essere come i precedenti, meglio nessuno” non è arroganza: è la fotografia amara di una realtà che i cittadini di Crotone conoscono fin troppo bene.

Il sindaco non fa “battute da bar”. Il sindaco ha raccolto la stanchezza e la rabbia di una popolazione.

Ai cittadini non interessano le ricostruzioni burocratiche, le polemiche con gli attivisti o le dispute su chi abbia mostrato più o meno “zelo amministrativo”. Ai cittadini interessano i risultati.

Respingo con fermezza l’idea che chi chiede risultati voglia un commissario “obbediente” o “manovrabile”.

È una narrazione comoda, ma falsa. Crotone chiede istituzioni efficaci, trasparenti e risolutive, non figure che si limitino a certificare quanto sia difficile bonificare, né tanto meno a scaricare sulle amministrazioni locali responsabilità storiche che affondano le radici in decenni di scelte sbagliate.

Il tentativo di delegittimare le battaglie condotte da questa amministrazione, tutte documentate e certificate nei verbali delle Conferenze dei Servizi, è un errore grave e rivelatore.

Chi governa processi straordinari deve accettare il giudizio pubblico, soprattutto quando i risultati non sono all’altezza dell’emergenza che si è chiamati a gestire.

Invece di attaccare chi denuncia, sarebbe stato più serio e responsabile riconoscere che il modello adottato non ha funzionato.

Crotone non ha bisogno di auto assoluzioni né di comunicati risentiti a mandato concluso.

Non è irrilevante ricordare che su molti dei nodi contestati i Tribunali hanno già dato ragione alle posizioni dell’Ente, confermando la fondatezza giuridica e istituzionale delle scelte assunte dal Comune di Crotone.

La bonifica del Sin non è una sfida tra commissari e sindaci: è un’emergenza nazionale che richiede poteri chiari, risorse certe, tempi vincolanti e responsabilità non aggirabili.

Su questo terreno il Comune di Crotone continuerà a fare la propria parte, senza sconti per nessuno e senza timore di dire ciò che non funziona.

(Sindaco di Crotone)

La felicità del sindaco Voce: «E’ stata una notte bellissima»

Soddisfatto, orgoglioso e felice: il sindaco di Crotone non ha mancato di condividere i suoi sentimenti con i suoi concittadini: «È stata una notte bellissima, magica. Grazie ad un lavoro di squadra, ad una sinergia istituzionale che ha consentito di presentare all’Italia e al mondo Crotone in tutta la sua bellezza».

«Ringrazio – ha detto il sindaco Voce – la Regione, il presidente Occhiuto, Calabria Film Commission, la Rai ed Amadeus che ha avuto parole dolcissime per la nostra città. Un lavoro di squadra, dalla Prefettura, alla Questura, ai Carabinieri, ai Vigili del Fuoco. E poi la Protezione Civile, la Croce Rossa, Akrea, la nostra Polizia Locale, i nostri tecnici, i nostri operai e dipendenti. Una presenza discreta ed efficace che ha consentito che la festa si svolgesse senza problemi».

Voce ha rimarcato il successo della serata su Raiuno grazia a «una organizzazione che ha ribaltato tanti stereotipi e che ha dimostrato che anche a queste latitudini si può fare qualcosa di grande e di bello. Ma il ringraziamento più sentito va ai miei concittadini. Avete dato una prova di civiltà e di responsabilità che ha consentito che l’evento si svolgesse in sicurezza e senza alcun disordine. Grazie per la grande partecipazione, per l’entusiasmo, per il calore che attraverso gli schemi televisivi avete trasmesso all’intero paese. Leggere sui vostri volti la felicità, vedere i vostri sorrisi mi ha commosso».

«Grazie di cuore, buon 2024. Insieme continuiamo a cambiare e a far crescere la nostra città». (rkr)

L’ITALIA DI MATTARELLA ONORA I MIGRANTI
MA DEL GOVERNO IERI NON C’ERA TRACCIA

di SANTO STRATI – Non c’è niente di privato nella visita del Presidente Sergio Mattarella fatta ai sopravvissuti, alle vittime, ai familiari del naufragio di Cutro. L’Italia di Mattarella è a fianco dei calabresi a piangere dei fratelli lontani, geograficamente parlando, ma vicini nel cuore. È una tragedia immane, difficile da digerire e impossibile da archiviare come fatalità: la tratta dei migranti non finisce nello Jonio, di fronte a Cutro, come non finisce davanti alle coste di Roccella Jonica. C’è un infame mercato della disperazione, che costa peraltro migliaia di euro per un imbarco che non è sicuro, anzi tutt’altro. È una scommessa con la vita, ma è vita quelli di poveri e disperati profughi in fuga dalla guerra, dalla violenza, dalla fame?

C’è solo un singulto di speranza che sovrasta la disperazione e spinge a tentare il quasi impossibile. E, purtroppo, non sarà l’ultima tragedia del mare: il Mediterraneo, il mare definito “nostro” (nostrum) a significare la condivisione di acque che lambiscono Paesi di culture e tradizioni diverse, che però nasconde gli aspetti più bui dell’indifferenza contro cui combatte la generosità e la solidarietà dei calabresi. Per salvare vite i primi carabinieri accoris si sono lanciati nelle acque gelide, prima dell’alba, per portare soccorso o recuperare corpi senza vita. Una disperazione nella disperazione non riuscire a salvare vite di sconosciuti che tendono mani in cerca di aiuto.

E la visita di Mattarella, annunciata come privata, rappresenta il doveroso e dovuto tributo dello Stato alle nostre genti che, come sempre, fanno vedere la parte migliore di questa terra, la Calabria positiva, generosa e accogliente, ospitale e solidale. Che ha nel dna i geni della fraternità, che conosce il senso dell’umanità e offre il suo calore a chiunque. I rifugiati – che tali non sono per la nostra legislazione se non dopo burocratiche e stancanti trafile – da dovunque vengano hanno bisogno di aiuto, hanno il diritto di trovare l’assistenza e l’umanità che il mondo di oggi sembra trattare come fosse un optional.

Il Presidente Mattarella ha voluto far sentire alle vittime del naufragio, molti dei quali resteranno senza nome, il senso dell’umanità dell’Italia che si scontra con l’ottusità delle leggi e la mancanza di visione. Ma ha anche offerto un segnale di speranza ai sopravvissuti: non solo giocattoli ai bambini ricoverati ma il calore di un Paese che – al contrario dell’Europa – supera l’indifferenza e le diffidenze. E il Presidente Occhiuto ha annunciato che anche i familiari delle vittime che sono arrivati a Cutro (una quarantina) troveranno l’assistenza della Regione che li ospiterà in un albergo di Crotone e organizzerà attraverso la Protezione civile la logistica necessaria.

L’inverno demografico, al Sud, è ancora più rigido, servono braccia di uomini e donne, servono nuove famiglie – non importa di quale etnia e di quale provenienza – per ripopolare borghi abbandonati, ricostruire case lasciate andare in rovina, ridare vita a paesi sempre più numericamente rimpiccioliti, pronti a svanire, eppure non c’è un piano di accoglienza, di flussi migratori intelligenti che trasformino il problema migranti in risorsa per il Paese. C’è voluta questa tragedia per mettere in discussione gli attuali piani di accoglienza, ma non basta far arrivare – in pieno comfort via nave o aereo – chi fugge da guerre, carestie, fame e oppressione: bisogna offrire opportunità di inclusione sociale, lavoro, possibilità di crescere e integrarsi, nella legalità e nel rispetto degli usi del nostro Paese. Con il rigore necessario a garantire fedi religiose diverse e costumi che vogliano perpetrare tradizioni, senza violare etica e codici di convivenza civile.

Il Presidente Mattarella, visibilmente commosso, ieri davanti ai feretri, dove spiccavano quelle piccole bare bianche a graffiare i cuori, era l’Italia, quella vera che disconosce razzismo e xenofobia, che ha un cuore grande, anzi immenso: ciascuno ha avvertito un dolore, come se avesse perduto un parente, anche se lontano ma fraternamente vicino. Alla camera ardente il Presidente ha incontrato il Presidente Occhiuto e i sindaci di Cutro (Antonio Ceraso) e di Crotone (Vincenzo Voce). Assente – ingiustificato – il Governo che avrebbe dovuto mandare almeno un rappresentante all’apertura della camera ardente. (s)

GRAZIE AI SINDACI PER LE GENEROSITÀ DELLE COMUNITÀ DI CUTRO E CROTONE

Il Presidente Mattarella ha espresso gratitudine ai sindaci di Cutro e Crotone per la generosità espressa dalle comunità locali. «Credo – ha commentato il sindaco di Crotone Vincenzo Voce – che la presenza del presidente Mattarella qui smuoverà un po’ le coscienze. Questo dobbiamo fare. Voglio ribadire che questa gente a mare non si deve lasciare un minuto di troppo».

«La visita del presidente Mattarella, l’omaggio alle vittime della tragedia di Steccato di Cutro, – ha detto Voce – ci ha onorati e commossi. Il presidente ha espresso il cordoglio ed associato il dolore di tutto il popolo italiano al dolore dei familiari delle vittime, al dolore che la comunità crotonese sta provando in questi giorni. Abbiamo avvertito tutta la sua vicinanza ed umanità. Non ci ha fatto sentire soli. Ho avuto modo di consegnare al presidente il documento del recente consiglio comunale, un invito da parte della comunità crotonese all’unità ed all’umanità. Quell’unità e umanità che il presidente della Repubblica incarna. Abbiamo sentito lo Stato vicino attraverso il nostro grande presidente verso il quale esprimiamo tutta la nostra gratitudine» (rkr)

QUEI MESSAGGI AFFRANTI E PIENI DI UMANITÀ

Davanti al PalaMilone tanti fiori e tanti i cartelli lasciati dalle comunità di Cutro e Crotone. Il più significativo esprimeva il senso di frustrazione per non aver salvato più vite: «Se la nostra spiaggia di Steccato non ha accolto i vostri figli per la Vita, ma per la morte perdonateci», firmato da madri e donne di Steccato di Cutro.

«Ogni vita persa così è un fallimento. L’animale attacca per sopravvivere, l’uomo attacca l’uomo per egoismo. Torniamo a essere umani»,

«Non finiremo all’inferno per il male che abbiano fatto ma per il bene che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. Nessuno si senta innocente».

Accanto a quelli anonimi anche quelli firmati: «Non si può morire così! Ognuno di noi avrebbe potuto fare di più» hanno scritto i bambini della scuola Karol Wojtyla di Isola Capo Rizzuto.

E, infine, toccante il messaggio di un altro bambino: «Quello che è successo mi ha provocato tanta tristezza». Commovente la fila di crotonesi che hanno voluto lasciare un fiore o un peluche, con una preghiera mesta e silenziosa: le parole non servono. Il dolore è autentico e va rispettato. (rkr)

 

Il sindaco Voce a Papa Francesco: Santità, venga a Crotone

«Santo Padre io rappresento quella che viene definita l’ultima città d’Italia, ma prima per umanità. Lei è sempre vicino agli ultimi , venga a Crotone L’aspettiamo» ha dichiarato il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, che ha incontrato, insieme agli altri sindaci dei Comuni del capoluogo, Papa Francesco.

«È stato un incontro emozionante – ha detto Voce –. Unico. Le parole di sostegno che Papa Francesco ha voluto indirizzare ai sindaci e alle loro comunità amministrate sono state di grande conforto. Un testimone del messaggio universale di pace e di fratellanza” ha detto il sindaco al termine dell’udienza».

«Il sorriso e le parole con le quali ha ricambiato il mio saluto mi ha riempito di speranza. Un sentimento che amplifico per tutti i crotonesi» ha proseguito il primo cittadino.
A Papa Francesco il sindaco ha fatto omaggio, a nome di tutta la comunità cittadina, di una icona di Maria di Capo Colonna, realizzata dal maestro orafo Michele Affidato, quale segno di ringraziamento per essere guida sul cammino della pace e della fratellanza, invocando la Sua benedizione per tutta la comunità di Crotone. (rrm)

SINDACO IN CALABRIA, UN RUOLO DIFFICILE
I PIÙ GRADITI VOCE (KR) E FALCOMATÀ (RC)

Fare sindaco non è un lavoro facile, figuriamoci essere il primo cittadino di una città o un paese della Calabria, una terra tanto bella quanto complicata, dove bisogna combattere, quotidianamente, con tante, innumerevoli problematiche che affliggono questa terra e che devono essere risolti al più presto. Cionostante è facile sentir dire ai primi cittadini che fare il sindaco è il mestiere più bello, malgrado il carico di incombenze e di burocrazia che caricano di responsabilità  (spesso discutibili) di non facile gestione. Vedi i problemi di bilancio e il rischio di dissesto sempre in agguato e, per contro, assurdi procedimenti giudiziari come quello che ha colpito la sindaca di Crema denunciata perché un bimbo si è fatto male all’asilo. Su questo episodio, il sindaco di Bari  De Caro ha detto che «lo Stato deve metterci nelle condizioni di fare il nostro lavoro serenamente. Non chiediamo l’immunità o l’impunità, chiediamo solo di liberare i sindaci da responsabilità non proprie»

Essere sindaco non è semplice, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, eppure, nella Governance Poll 2021 realizzata da Il Sole 24Ore, sull’indice di gradimento dei sindaci, sono tanti i primi cittadini del Sud a essere nei primi posti di questa classifica e, tra questi, a sorpresa, al 13esimo posto c’è il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, eletto lo scorso settembre, con il 58,5% di gradimento da parte dei suoi concittadini: il giorno dell’elezione l’indice di gradimento era al 63,9%.

Dopo il sindaco Voce, c’è al 40esimo posto il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, con il 56% di gradimento (era del 58% il giorno dell’elezione). Al 63esimo posto Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, con il 53% ((era al 59% il giorno dell’elezione), al 64esimo posto Maria Limardo, sindaco di Vibo Valentia con il 52,5% (era al 59,5 il giorno dell’elezione), e al 70esimo posto Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro, con il 50% (era al 64% il giorno dell’elezione). È quest’ultima la peggiore performance rispetto al valore del giorno dell’elezione.

Intendiamoci, sono classifiche su cui incidono elementi non omogenei ed è evidente che le regioni meridionali hanno problematiche ben diverse da quelle delle ricche regioni del Nord. Indubbiamente è un’indicazione del trend di popolarità che rispecchia le iniziative dei rispettivi primi cittadini nei confronti dei propri amministrati. Il primo, in assoluto, è il sindaco di Bari Antonio Decaro (attuale presidente dell’Anci, Associazione dei Comuni italiani) con un consenso rimasto pressoché immutato (-1,3%) rispetto al giorno dell’elezione

L’indagine mette in brutta luce i sindaci delle grandi città (Sala a Milano è all’81° posto, la Raggi a Roma è al 94°, l’Appendino a Torino al 95°) e fornisce un dato che, incidentalmente, riguarda i calabresi: è quello relativo al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, in corsa per la presidenza della Regione. L’ex magistrato si posiziona al 104° posto, ovvero il penultimo, con una performance che lo fa precipitare dal 66,9% ottenuto dopo le lezioni del 2016 al 31,9%.

Quello redatto da Il Sole 24 Ore, è «un sondaggio – hanno spiegato gli organizzatori all’Ansa – che coglie i trend degli amministratori locali 16 mesi dopo lo scoppio della pandemia, in una fase che oggi non è più dominata dai contagi e dalla crisi economica, ma dalle prospettive di ripresa di tutte le attività grazie al crescendo della campagna di vaccinazione».

Insieme alla classifica di gradimento dei sindaci, c’è anche quella dei Governatori, che vede Luca Zaia, governatore del Veneto, al primo posto. Nino Spirlì, presidente f.f. della Regione Calabria, non è all’interno della classifica – che prende in considerazione l’anno 2020-2021, in quanto ha preso la guida della Regione a ottobre scorso, a seguito della prematura scomparsa della presidente Jole Santelli.

Tornando ai sindaci, la posizione ricoperta dal sindaco di Crotone è, sicuramente, un ottimo segnale, sopratutto per una città che, poco a poco, si sta rimettendo in piedi dopo un lungo commissariamento, cercando di risolvere tutte quelle problematiche e criticità che, senza un sindaco e una giunta, erano irrisolvibili.

 

LA CITTÀ ITALIANA DEI GIOVANI: CROTONE
LANCIA CON FIDUCIA LA SUA CANDIDATURA

E dopo la pioggia, arriva il sereno, e Crotone si rialza puntando in alto e affidando  e puntando il suo futuro ai suoi giovani, candidandosi, ufficialmente, a Città Italiana dei Giovani.

Il gruppo consiliare Stanchi dei Soliti, con la preziosa collaborazione dell’assessore Filly Pollinzi e sentito l’assessore alla cultura Rachele Via, ha sviluppato un progetto di candidatura che ha lo scopo primario di riavvicinare le giovani generazioni alla partecipazione democratica nelle istituzioni, col fine ultimo di aumentare la fiducia nei confronti dello Stato.

In particolare, il progetto prevede la creazione della Igt: Istituzione Giovani del Territorio, composta da studenti eletti delle scuole secondarie inferiori e superiori. La Igt, che avrà un sindaco dei giovani, un consiglio Comunale e una Giunta, lavorerà accanto al Comune e alla provincia di Crotone per pianificare le politiche giovanili che investono il territorio.
Il progetto ha trovato piena condivisione dal sindaco Vincenzo Voce, dalla giunta comunale e dal Presidente della Provincia Simone Saporito.

Il prestigioso premio, che consentirebbe a Crotone di diventare un punto di riferimento per i tutti i giovani d’Italia, è stato ideato e promosso dal Dipartimento delle politiche giovanili della Presidenza del Consiglio dei ministri.

La candidatura di Crotone è sicuramente una scommessa per il futuro che deve essere colta e vinta, senza però dimenticare delle varie problematiche con cui la città deve fare i conti: rifiuti, mancanza di acqua, giovani che lasciano la città, mancanza di lavoro per fare un esempio, che devono essere risolti ed essere la base per il futuro.
Un concetto che è stato ribadito anche da tanti cittadini crotonesi: Monica Poleo, ad esempio, rivolgendosi al sindaco Voce, ha definito «lodevole l’intento» ma «perché ciò che avvenga, si devono gettare le basi. Università, lavoro, centri sportivo (che ci sono) possibilmente aperti, valorizzazione delle radici storiche della città, turismo (turismo (perché la città ha un grande potenziale, ma non viene sfruttato a dovere). Solo così Crotone potrà entrare a far parte di questa prospettiva. Altrimenti, resta solo l’intento fine a se stesso».
Sempre su Facebook, Chiara Capparelli ha sottolineato che «se vogliamo un cambiamento dobbiamo iniziare a voler far parte di esso, non solo pretenderlo. Criticare e puntare in dito sempre, continuando a pretendere, non produrrà mai nulla di utile o buono. Apprezziamo ogni singola iniziativa, perché dietro c’è sempre qualcuno che lavora non per se stesso, ma per i propri concittadini. E dietro questa iniziativa, vi posso assicurare, ci sono giovani capaci che vogliono dare una possibilità ai propri coetanei. Restare immobili e non prendere parte a nulla, per i troppi “se” e i troppi “ma”, non ha senso. Ben venga la partecipazione e qualunque risultato che scaturirà da essa. Il cambiamento inizia da qui, dal muoversi»; Valentino Scarriglia ha accolto con positività la candidatura, ricordando, però, prima di rendere la città «decorosa e vivibile per noi stessi».
Che sia o meno una buona iniziativa, questo ce lo dirà il tempo. Intanto, non possiamo che sostenere l’iniziativa di una città che, dopo i danni causati dall’alluvione di metà novembre, cerca di rialzarsi e che prova, con i mezzi a disposizione, a creare opportunità e iniziative volte a riportare Crotone allo splendore che merita. (rkr)

Ballottaggio a Crotone. la sinistra sempre più smarrita e in lite i Cinque Stelle

Sempre più confusa la situazione del prossimo ballottaggio per il sindaco di Crotone: si sfidano il rappresentante del centrodestra Antonio Manica e Vincenzo Voce, sostenuto da una coalizione di liste civiche con l’appoggio di tesoro di Calabria di Carlo Tansi. Il centrodestra ci spera, la sinistra ha perduto l’occasione di mettere ordine al suo interno ed è sempre più smarrita (voterà a malincuore il candidato civico per contrastare la probabile vittoria della destra), ma anche in casa Cinque Stelle. non mancano attriti e scintille, per iniziativa di un corposo gruppo che si qualifica Crotone5Stelle-attivisti.

L’endorsement più evidente della sinistra viene dal sindaco di Sellia, il capogruppo del PD in Provincia Davide Zecchinella, il quale ha dichiarato a cuore aperto: «Se fossi un elettore della città non avrei alcun dubbio: domenica al ballottaggio voterei per Vincenzo Voce sindaco di Crotone. E lo dico da persona che ha a cuore ed è molto legata a questo territorio che ho frequentato per tanto tempo, da giovane specializzato in Pediatria e per sette anni da consulente tecnico d’ufficio del tribunale. Voce è la migliore scelta possibile per sperare in una reale e proficua discontinuità. Non conosco personalmente Voce, ma lo conosco indirettamente per il suo attivismo nelle tematiche ambientali da ingegnere operativo sul territorio, impegnato per la risoluzione di problematiche ambientali come quelle relative alla bonifica. La sua elezione – dice ancora Zicchinella – con un forte sostegno del Pd sarebbe un marcato segno di discontinuità con il passato, un chiaro segnale di apertura al civismo democratico, al mondo dell’associazionismo che rappresenta tanta parte della comunità interessata a portare il proprio contributo nell’amministrazione del ‘bene comune’. Il sostegno del Pd a questo candidato ‘controcorrente’ rappresenterebbe un argine ad un centrodestra animato da trasformisti pronti ad indossare la casacca del vincitore, anche salendo sul ‘carroccio’, sfoderando imperturbabili un credo leghista che fino ad ora ha solo danneggiato e indebolito Crotone. La vittoria di Voce rappresenterebbe una opportunità di crescita per un’ampia coalizione che ha a cuore la dignità e lo sviluppo sociale e morale di questa città».

Con una nota al vetriolo gli attivisti pentastellati chiedono una seria autocritica ai responsabili regionali e nazionali. «I risultati delle elezioni amministrative di Crotone – scrivono gli attivisti crotonesi dei Cinque Stelle – hanno sancito l’evidente fallimento (4,9% sindaco con 1600 voti e 3,75% lista con 1200 voti) della lista del M5s a guida Andrea Correggia, come era già facilmente intuibile sin dalle premesse del suo percorso e dalla scarsissima rispondenza dei cittadini in campagna elettorale. Un flop clamoroso, se messo a confronto con i risultati più che dignitosi o addirittura esaltanti, registrati in città dal M5S in più occasioni elettorali.

Per restare sullo stesso piano, nelle precedenti amministrative del 2016, la lista del M5S con candidato a sindaco Ilario Sorgiovanni, in condizioni anche più avverse, cioè sola contro ben 24 altre liste (5 in più di quelle attuali) raggiunse un ottimo risultato (17% con 6000 voti solo al sindaco, quasi 10% lista con 3500 voti) che fece notizia a livello regionale e non solo.

Nel 2016, secondo il basilare principio del M5S di favorire al massimo la partecipazione dei cittadini alla vita politica, la scelta del candidato a sindaco venne messa in mano a tutti i crotonesi tramite le “Comunarie”, che si rivelarono un sano momento di democrazia partecipata molto gradito alla cittadinanza. Era la prima volta che si vedeva un cambio di rotta rispetto ai soliti giochi dei vecchi partiti che decidevano il candidato sindaco al chiuso delle stanze del potere.

Nel percorso che ha condotto alle ultime amministrative, “Chiusura alla città” è stato, di contro, il principio guida del gruppo Correggia, riportato più volte nel verbale della riunione del meetup del 12.12.2019, in cui quella chiusura venne approvata dai 19 presenti, molto vicini al Correggia. Diversi di questi, che con tutta evidenza ritengono il M5S “cosa loro” e non “cosa dei cittadini”, nel 2016, avevano digerito malissimo il responso delle Comunarie che designava un candidato sindaco a loro poco gradito. Pertanto, nell’ultima occasione hanno pensato bene di premunirsi contro brutte sorprese ed evitare “l’intromissione” dei cittadini nella scelta di questo importante ruolo: probabilmente credendosi ormai detentori dei voti conquistati dal M5S nel 2016, hanno pensato di ottenere la stessa fiducia presentando alla città un pacchetto preconfezionato con la candidatura blindata dello stesso Correggia».

Si legge ancora nella nota: «Forzando la mano contro queste indicazioni e, dal chiuso del suo fortino, isolato dalla realtà cittadina, voltando le spalle a tanti attivisti e simpatizzanti del M5S che chiedevano la stessa cosa sui social e per le strade, Correggia si è ostinato a tenersi stretta la candidatura a sindaco, decisa dalle persone e nei modi sopradescritti, e a lasciare isolata la lista rispetto ai movimenti civici, atteggiandosi a Guru di un gruppo di duri e puri che non poteva essere messo in discussione: sosteneva anche di assumersi tutta la responsabilità di queste scelte e, tramite gli organi di stampa, si diceva assolutamente convinto di poter arrivare comunque al ballottaggio! Anche il nostro gruppo ha più volte segnalato alla stampa e, in modo ufficiale, ai vertici nazionali, la forte preoccupazione che il simbolo lasciato in mano ad un esiguo gruppo gravemente autoreferenziale avrebbe distrutto il lavoro di tanti anni e la fiducia dei cittadini.

Ci siamo appellati, invano, al Capo Politico affinché fermasse questo grave stravolgimento di ogni principio del M5S. L’on. Crimi ha preferito, invece, lasciar correre, senza intervenire a ritirare una certificazione che, a ragion veduta, era stata assegnata in modo imprudente e prematuro su indicazione del facilitatore, forzando i tempi stabiliti da regolamento sulla piattaforma Rousseau. La campagna elettorale di quella lista è stata caratterizzata da poche apparizioni sul territorio, per lo più in concomitanza della visita di parlamentari nazionali, tra cui l’on. Toninelli e la sottosegretaria del MiBact, on. Orrico, con la costante partecipazione anche dell’on, Barbuto: tutti si sono sottoposti, per amor di simbolo, ad una magra figura a causa della scarsissima partecipazione di cittadini, in larga parte candidati della lista». La nota conclude con l’augurio che questa enensima segnalazione non venga disattesa: «Si decida cosa fare delle macerie del M5S crotonese: se si voglia provare a riconquistare la fiducia della Città, già un po’ risollevata dall’ultima azione delle nostre parlamentari, oppure testare a quali livelli possa ancora giungere la deriva settaria e di volgare guerriglia sin qui troppo tollerata». (rp)