A Torano Castello sopralluogo e misurazione per i campi magnetici di Arpacal

Nei giorni scorsi, i tecnici del Servizio tematico Radiazioni e Rumore del Dipartimento provinciale Arpacal di Cosenza, diretto da Teresa Oranges, un sopralluogo in località Piano Maione del comune di Torano Castello al fine di misurare i valori dei campi elettromagnetici emessi da un impianto di telefonia mobile.

Alla presenza del sindaco di Torano Castello, Franco Raimondo, gli ingegneri dell’Arpacal Antonella De Rango e Lucia Imbrogno, hanno proceduto alla misurazione nei pressi della stazione radio base della società Telecom Italia.

La popolazione che abita nei pressi dell’antenna, infatti, aveva manifestato più volte al primo cittadino le proprie preoccupazioni sui valori emessi dall’impianto. Eseguito il sopralluogo e le misurazioni di rito, i tecnici Arpacal del servizio radiazioni e rumore, diretto da Francesca Tarsia, hanno attestato che i valori rilevati sono ampiamente al di sotto dei limiti imposti dalla normativa vigente.

Il Comune di Vibo presenta il progetto di monitoraggio del gas radon con Arpacal

È stato presentato, al Comune di Vibo Valentia, il progetto di monitoraggio del gas radon in locali dell’amministrazione comunale ed in immobili di privati cittadini che hanno aderito all’iniziativa che sarà effettuato dall’Arpacal e durerà due cicli di misurazione di sei mesi ciascuno.

«Abbiamo avviato questo progetto grazie all’Arpacal con i suoi dipartimenti di Catanzaro e Vibo Valentia – ha dichiarato l’assessore comunale all’Ambiente Vincenzo Bruni – ed una  delle note positive è che l’Agenzia apre anche al monitoraggio negli immobili dei privati cittadini che aderiranno all’iniziativa e che presto sorteggeremo. Questo è uno dei tasselli della azione di governo ambientale del territorio a 360 gradi, in cui uno dei nostri primi obiettivi è stato quello di superare la vecchia logica, una volta molto radicata, di pensare all’ambiente solo come problematica dei rifiuti. Ringrazio anche la Presidente della Commissione Ambiente e i Consiglieri perché grazie al loro stimolo propositivo e  costruttivo le attività dell’Assessorato risultano efficaci nei risultati».

Secondo il direttore scientifico dell’Arpacal Michelangelo Iannone, che ha voluto essere presente all’iniziativa per testimoniare l’impegno di Arpacal sul territorio, attraverso un dialogo fitto con le istituzioni, il monitoraggio nel territorio comunale di Vibo Valentia favorirà sia il popolamento dei dati sulla diffusione del gas radon, e sia l’eventuale programmazione ed adozione di interventi di mitigazione del rischio.

Ad illustrare tecnicamente le fasi del monitoraggio il fisico del Dipartimento di Catanzaro, Salvatore Procopio, e l’ingegnere del dipartimento di Vibo Valentia Pietro Capone.

Come noto, il radon proviene principalmente dal suolo e si accumula nei luoghi chiusi, raggiungendo in alcuni casi concentrazioni tali da comportare un eccessivo rischio per la salute. Dopo il tabacco, infatti, questo gas radioattivo è il secondo fattore cancerogeno in Italia per neoplasie ai polmoni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha valutato la cancerogenicità del radon fin dal 1988 e lo ha inserito nel Gruppo 1: “agenti in grado di indurre il tumore polmonare”. Stime consolidate da decenni a livello mondiale attribuiscono al radon la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di tabacco con un rischio proporzionale alla concentrazione. In Italia si stima che, su circa 30.000 casi di tumore polmonare che si registrano ogni anno, oltre 3.000 siano da attribuire al radon, la maggior parte dei quali tra fumatori ed ex-fumatori. (rvv)

 

Visita del Comandante regionale Carabinieri Forestali al Dipartimento di Arpacal di Crotone

Il comandante regionale Carabinieri Forestali Colonnello Giorgio Maria Borrelli, ha fatto visita al Dipartimento Provinciale di Crotone dell’Arpacal. Borrelli è stato accolto dal direttore generale dell’Arpacal, Domenico Pappaterra. Presenti all’incontro anche il direttore del dipartimento crotonese, Rosario Aloisio, il direttore del centro regionale strategia marina Emilio Cellini ed il Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Crotone Col. Salvatore Spanò.

L’occasione è servita per un reciproco scambio di intendimenti sulle problematiche ambientali presenti sul territorio crotonese, ampliando lo sguardo all’intera Calabria, nonché per gettare le basi di una implementazione della collaborazione istituzionale tra l’Arma e l’Agenzia ambientale calabrese.

A tal proposito, Pappaterra ha illustrato al colonnello Borrelli la proposta, che sarà formalizzata nei modi e tempi opportuni, con cui l’Arpacal offrirà all’Arma dei Carabinieri di ospitare nella propria sede dipartimentale crotonese il Gruppo Carabinieri Forestale e la locale Stazione; segnale di forte collaborazione, ma anche concreta sinergia nelle azioni quotidiane fianco a fianco.

«Questa nostra chiacchierata – ha dichiarato a margine dell’incontro Pappaterra– rappresenta uno dei tanti tasselli che compongono la stretta sinergia che abbiamo con l’Arma dei Carabinieri, cui va il nostro ringraziamento anche per il sostegno strumentale fornitoci recentemente con la consegna di un drone di alta tecnologia. Sarebbe efficace, e dal grande valore comunicativo per l’intera Calabria, che nella nostra sede venisse aperta una stazione dei Carabinieri, a dimostrazione concreta che la strada della lotta alle illiceità ambientali viene fatta insieme». (rkr)

Inquinamento acustico, nuova dotazione strumentale per i Dipartimenti Arpacal

Sono stati consegnati, nella sede di Castrolibero (CS) dell’Arpacal, tre fonometri modello Fusion 01dB, con relativi accessori, appunto per potenziare la strumentazione tecnologica in dotazione all’Agenzia.

In considerazione della peculiare importanza che riveste il monitoraggio ambientale, ed in particolare modo quello dell’inquinamento acustico, il direttore scientifico dell’Arpacal, Michelangelo Iannone, ha promosso l’investimento per il potenziamento dei Servizi Radiazioni e Rumore dei dipartimenti provinciali Arpacal, incaricando per le fasi procedurali tecniche Nicola Miglino, funzionario tecnico del Servizio Radiazioni e Rumore di Cosenza, diretto da Francesca Tarsia.

I Servizi tematici Radiazioni e Rumore dell’Agenzia, al fine di poter svolgere i propri compiti d’istituto e nello specifico la misurazione di eventuale inquinamento acustico, devono infatti  utilizzare strumentazione scientifica adeguata all’evolversi della normativa di settore e della tecnologia disponibile. Negli anni, l’aggiornamento della strumentazione in dotazione ai Servizi Radiazioni e Rumore dei vari Dipartimenti Arpacal è stata una necessità sempre più importante in quanto, di fatto, tale strumentazione essendo “da campo”, ossia usata nelle attività all’esterno sul territorio, è soggetta ad usura aggiuntiva e sicuramente accelerata rispetto ad altre tipologie di strumentazioni tecniche di settore.

La consegna dei fonometri è avvenuta da parte Piertoni Cambiaggio, Responsabile Tecnico dell’Area Centro-Sud di Aesse Ambiente, che ha illustrato negli uffici del dipartimento Arpacal di Cosenza il funzionamento della strumentazione acquisita, alla presenza del Dirigente, Francesca Tarsia, e dei funzionari del Servizio stesso nonché del Servizio Radiazioni e Rumore del Dipartimento di Reggio Calabria.
Nello specifico con la strumentazione acquisita si potranno effettuare analisi più approfondite e di dettaglio delle varie sorgenti di rumore che di volta in volta sono oggetto delle varie indagini acustiche effettuate dall’Arpacal.

Il beneficio di poter utilizzare questa tipologia di fonometri sta anche nel fatto che molte Arpa italiane, nell’ambito di un costante e continuo scambio di “best practice” nel Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, utilizzano la stessa strumentazione e, pertanto, l’acquisto effettuato dall’Arpacal determinerà non solo evidenti vantaggi nell’utilizzo quotidiano dell’hardware e del software, perfezionati dalle molteplici esperienze pregresse delle altre ARPA, ma anche ottimizzerà il confronto e la collaborazione fra le Agenzie. (rcz)

Le donne, la scienza e l’ambiente: un’opportunità vista da Arpacal

Se si tengono presenti le statistiche relative all’occupazione delle donne nelle attività scientifiche, dove si registra una fortissima sperequazione tra i generi, merita mettere in luce una realtà del tutto incoraggiante all’interno dell’agenzia Regionale per la protezione del l’ambiente, in Calabria.

I ruoli ricoperti dalle donne sono meritocraticamente valorizzati, a dimostrazione che la visione stereotipata che precluderebbe alle donne l’impegno negli studi e nelle ricerche scientifiche non trova riscontro laddove l’accesso e la carriera delle donne alle attività scientifiche è regolato dal merito.

La riflessione vale soprattutto nell’ambito delle ‘scienze dure’, quali la fisica, chimica, la biologia, ecc. che, nel loro sviluppo storico, si può dire che siano state considerate esclusivamente appannaggio degli uomini. La riflessione sulla questione di genere nell’ambito delle attività scientifiche mette in luce una realtà positiva all’interno dell’Arpacal. Soprattutto se si considera la presenza femminile nei ruoli dirigenziali, presenza veramente preponderante, come risulta per la direzione dei dipartimenti: tre su cinque sono donne (Reggio Calabria, Cosenza e Catanzaro).

Donne sono anche la maggioranza dei biologi; due chimiche, Filomena Casaburi Mimma Ventrice dirigono i laboratori (bio naturalistico e chimico) del Dipartimento di Catanzaro. Al Dipartimento di Reggio, diretto da Giovanna Belmusto, chimico, è donna anche il dirigente del servizio tematico acqua, Francesca Pedullà, biologa. A Cosenza, Giuliana Spadafora, chimica, è dirigente del Laboratorio Chimico mentre Francesca Tarsia, fisico ambientale, è dirigente del Servizio Radiazioni e Rumore.

Inoltre, sono donne a guidare attualmente le cosiddette strutture strategiche dell’agenzia: Rosaria Chiappetta, dirigente chimico, per la Rete Laboratoristica, Sonia Serra, dirigente chimico, al Controllo Qualità, Teresa Oranges, dirigente geologa, al Centro di Geologia e Amianto, Claudia Tuoto, dirigente chimico, alla Rete di Qualità dell’aria.
La presenza delle donne nell’ambito di un’istituzione scientifica come Arpacal, e in particolare nei ruoli dirigenziali, è la prova di come l’ingegno femminile abbia una proiezione concreta nel lavoro e sia capace di aggiungere valore alle attività in cui è richiesta capacità di attenzione e coordinamento.

La riflessione vuole andare oltre la giornata dell’8 marzo per segnalare alle giovani donne, in particolare, l’opportunità di compiere scelte studi scientifici, libere da visioni stereotipate in cui la donna appare meno adatta degli uomini a sviluppare le sue capacità.

Ancora oggi, nonostante le evidenze presenti in ambito scientifico ed i traguardi raggiunti, il lavoro delle donne nelle attività scientifiche sia riconosciuto e il lavoro apprezzato, il binomio Donne e Scienza necessita di ulteriori passi per abbattere gli stereotipi e recuperare i ritardi che vedono le donne laureate in discipline Stem al 16,2% contro il 37,3% tra gli uomini. Ed è una necessità che le sfide ambientali della transizione ecologica mettono ancora di più in evidenza. Non è solo un’esigenza culturale presente ma anche economica che riguarda il futuro e la sostenibilità perché l’esperienza, all’interno dell’agenzia e nelle realtà lavorative in genere, evidenziano che le donne nel lavoro sono portatrici di perseveranza e immensa passione per il proprio lavoro.

Per ridurre il gap e far crescere la passione e la curiosità scientifica sin dalla giovanissima età, l’Arpacal ha acceso molte convenzioni con scuole e università. Perché rendere la scienza sempre più inclusiva per giovani, uomini e donne, è lo strumento essenziale per affrontare adeguatamente le sfide ambientali e porre le basi di uno sviluppo sostenibile. (DG Domenico Pappaterra, DS Michelangelo Iannone e DA Antonio Calli)

Ambiente e Salute, al via attività Arpacal di bio-sorveglianza del progetto Sari

Il 1° marzo, l’Arpacal ha dato il via alle attività di bio sorveglianza che hanno lo scopo di mettere in evidenza l’eventuale presenza di SarsCoV2, agente patogeno della Covid-19, nelle acque che giungono ai depuratori.

Il personale ha, infatti, proceduto a posizionare negli impianti di depurazione le apparecchiature per il prelievo dei reflui che saranno campionati e analizzati dai biologi nei laboratori Arpacal.

Si tratta di un progetto del Ministero della Salute e realizzato dalle agenzie regionali di protezione ambientale esperte nel monitoraggio delle acque reflue.

«Per questa attività altamente specialistica – ha dichiarato Domenico Pappaterra, direttore generale dell’Arpacal – nel laboratorio del Dipartimento di Catanzaro si è svolta una sessione formativa che ha coinvolto 10 biologi dell’agenzia in un clima di grande affiatamento che ci fa apprezzare la professionalità e lo spirito di collaborazione che svolgere quest’attività richiede, a dimostrazione che gli obiettivi si possono raggiungere quando prevale uno spirito di squadra».

I biologi, per quest’attività analitica, si avvalgono di apparecchiature tecniche che in futuro possono essere implementate anche con ulteriori protocolli di monitoraggio molecolare.

«Questo sistema di sorveglianza epidemiologica delle acque reflue – ha spiegato Michelangelo Iannone, ricercatore, medico e direttore scientifico dell’Arpacal –mette in luce i compiti di protezione sanitaria dell’agenzia e riguarda un’attività di fondamentale importanza in questa fase della pandemia, e lo sarà ancora di più nei mesi e negli anni successivi, perché monitorare l’eventuale presenza del virus consente di verificare l’efficacia delle misure di prevenzione e l’eventuale ritorno della patologia».

Cosa prevede il progetto

I tecnici di Arpacal effettueranno un prelievo di materiale refluo che giunge ai depuratori prima che questo venga depurato. Successivamente, applicando delle tecniche di biologia molecolare, verificano con specifiche analisi di laboratorio, la presenza o meno del virus responsabile della Covid-19 (Virus SARS-CoV-2).

La verifica condotta dai tecnici dell’agenzia, consisterà nell’applicazione di una tecnica di biologia molecolare del tutto paragonabile a quella che viene utilizzata per i cosiddetti “tamponi molecolari”. Il personale competente effettuerà quindi una “estrazione” di materiale genetico virale presente nel refluo, e successivamente ne “moltiplicherà” il segnale per renderlo leggibile. Il materiale così ottenuto, che – è bene precisare – è assolutamente innocuo per l’uomo e quindi incapace di provocare la malattia, verrà poi letto con particolari apparecchiature che ne consentono l’identificazione certa.

A cosa servono i dati

I dati processati nei laboratori Arpacal verranno inviati alla rete di sorveglianza istituita presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Perché è importante la rete di sorveglianza

L’ISS considera che l’epidemiologia delle acque reflue sarebbe in grado di anticipare di 7 o addirittura 14 giorni l’andamento della curva delle nuove infezioni. Si tratta, quindi, di uno strumento essenziale per rilevare potenziali rischi e identificare nuovi focolai sul nascere.

Identificare precocemente la presenza del virus in una determinata popolazione, anche prima che si verifichino eventi di diffusione pandemica come quelli che abbiamo conosciuto in questi mesi, consente alle autorità sanitarie di porre in atto quanto necessario per allertare il sistema di sorveglianza epidemiologica e rallentare la diffusione del virus adottando misure di contenimento dei contagi in maniera più tempestiva.

Dove sarà svolto il monitoraggio di bio-sorveglianza

In Calabria, i campionamenti e le analisi dei reflui per la ricerca del virus SarsCoV2, saranno svolti  – su decisione dell’Istituto Superiore di Sanità – nei collettori di ingresso di sei comuni: Reggio Calabria, Catanzaro, Lamezia Terme, Crotone, Corigliano-Rossano e Cosenza. (rcz)

Il convegno sul mare di Nicotera: a breve acque marine pulite nel Vibonese

Interessanti contributi al convegno di Nicotera sulla Tutela e la conservazione del mare come eredità delle generazioni future che si è tenuto nella sala convegni del Liceo “Vinci” alla presenza di molte autorità civili, militari e religiose, ed un folto pubblico di cittadini, rappresentativi anche di associazioni e comitati, nonché di studenti del locale istituto superiore.

Il convegno, organizzato dall’associazione “Mare Pulito – Bruno Giordano”, è stato presieduto dalla dr.ssa Francesca Mirabelli che, nel suo messaggio di saluto introduttivo ai lavori, ha sottolineato come l’associazionismo sia una leva importante per stimolare le Istituzioni a svolgere le proprie competenze e, in questo caso specifico, dare risposte concrete alle criticità ambientali presenti sulle nostre coste regionali. Tra i relatori presenti al dibattito, moderato dal giornalista Pino Brosio, anche il dott. Camillo Falvo, procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, il dott. Silvio Greco, direttore della sezione di Amendolara della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” ed il Comandante della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, Massimo Pignatale.

Presente anche il direttore generale di Arpacal, dott. Domenico Pappaterra: «Ancora una volta – ha detto – la provincia vibonese si contraddistingue come avamposto della sensibilizzazione collettiva verso la soluzione delle criticità ambientali, in cui le associazioni ed i comitati si sono resi propulsori di un dibattito estremamente costruttivo, a volte anche duro ma concreto, che ha attivato le istituzioni per dare risposte alle necessità del comprensorio. E qui il ruolo del dott. Camillo Falvo, procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, è stato straordinariamente efficace perché, forse anche fuori dal suo ruolo istituzionale, è riuscito a mettere intorno ad un tavolo tutte le istituzioni per concretizzare quanto le associazioni, appunto, chiedevano a gran voce. E noi, come agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, abbiamo ancora una volta garantito la nostra presenza. Mi ero riservato – ha dichiarato Pappaterra nel suo intervento – di illustrare le attività che la nostra Agenzia ha svolto da quel 16 dicembre scorso, in cui a Pizzo si sancì ciò che già concretamente si stava costruendo da qualche mese, ossia un patto interistituzionale per affrontare la problematica del mare nel tratto compreso da Tortora sino a Nicotera. Perché sebbene gli addetti ai lavori lo sanno, è giusto anche che la cittadinanza sappia che il Presidente della Regione Occhiuto ci ha chiamati a raccolta per collaborare con le nostre competenze, noi ad esempio per il controllo e monitoraggio, ed in quella cabina di regia ciascuno ha dato la sua disponibilità: ad esempio, ciò che sta facendo la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” del professore Greco è possibile anche perché Arpacal ha messo a sua disposizione uomini e mezzi per operare sul territorio. A dimostrazione che la collaborazione delle buone volontà deve avere solo un unico obiettivo. Noi abbiamo messo a disposizione anche l’alta tecnologia, con droni in grado di sorvolare i letti dei fiumi per verificare, come già fatto anche per il fiume Mesima, potenziali criticità determinate da sversamenti abusivi. Ma, come detto dagli altri relatori, è bene che la cittadinanza sappia che ci saranno dei miglioramenti nella prossima stagione balneare, ma non così evidenti come qualcuno ha potuto fraintendere. È una lotta da combattere insieme se tanti fronti, ed i risultati sensibili si potranno percepire solo a medio e lungo termine». (rvv)

Domenico Pappaterra confermato vicepresidente di Asso-Arpa

Prestigioso incarico per Domenico Pappaterra, direttore generale dell’Arpacal, che è stato confermato vicepresidente di Asso-Arpa, l’associazione nazionale delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale.

L’elezione dei vertici nazionali dell’associazione si è svolta ieri, ancora in modalità online nel rispetto delle normative anti-Covid, ed ha visto la conferma alla presidenza per il prossimo triennio di Giuseppe Bortone, direttore generale di Arpae Emilia-Romagna.
Ad affiancare Bortone alla guida di Asso-Arpa sono stati incaricati 4 vicepresidenti, che avranno un ruolo operativo nell’attuazione delle azioni individuate come prioritarie: Igor Rubbo (direttore generale di Arpa Valle d’Aosta), Fabio Carella (direttore generale di Arpa Lombardia), appunto Domenico Pappaterra (direttore generale di Arpa Calabria) e Vincenzo Infantino (direttore generale di Arpa Sicilia). Nel ruolo di segretario è stato nominato Alessandro Sanna (direttore generale di Arpa Sardegna).

«Ringrazio l’assemblea per la fiducia confermatami – ha dichiarato Pappaterra a margine dell’elezione – che indica la sempre maggiore partecipazione ai tavoli nazionali da parte dell’Arpacal e, quindi, la sua capacità di portare il suo contributo di tutto rispetto. Prosegue, quindi, il nostro percorso di crescita, conquistando nello scenario nazionale sempre più spazi di responsabilità che negli anni passati avevamo perduto. L’imminente inaugurazione dei Laboratori del Dipartimento di Catanzaro, completamente ricostruiti ed attrezzati dopo l’incendio che dell’agosto 2019, sarà l’occasione per avere in Calabria i vertici di AssoARPA e del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale».

Nel dettaglio, l’assemblea di Asso-Arpa ha chiesto ai nuovi vertici di impostare le attività dell’associazione in continuità con quanto portato avanti nel triennio precedente, proponendo di incentrare le iniziative di potenziamento del ruolo dell’associazione su 4 temi principali: il presidio delle principali tematiche istituzionali e il rafforzamento del posizionamento dell’associazione, con particolare attenzione al contributo di Asso-Arpa al potenziamento del Sistema nazionale di protezione dell’ambiente (composto da Ispra e da tutte le Agenzie ambientali regionali e delle province autonome); il presidio delle attività relative al rapporto tra ambiente e salute, un tema di sempre maggiore importanza, nell’ambito della collaborazione con i Dipartimenti di prevenzione regionali e alla luce dell’attuazione del Programma complementare ambiente clima e biodiversità, collegato al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);  l’approfondimento dei sistemi e modelli di finanziamento delle Agenzie ambientali, per renderle sempre più efficienti ed efficaci nella loro attività di prevenzione e presidio del territorio; il perseguimento di un più definito riconoscimento del valore positivo di Asso-Arpa quale soggetto importante di confronto e crescita del sistema delle Agenzie regionali e delle province autonome. (rrm)

Verifiche impiantistiche, accordo tra Arpacal e Ospedale Pugliese-Ciaccio

L’Azienda ospedaliera “Pugliese – Ciaccio” di Catanzaro ha scelto l’Arpacal per le verifiche periodiche degli apparecchi di sollevamento, come montacarichi o ascensori, nonché le verifiche periodiche prescritte per le installazioni e i dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, ma anche per impianti di messa a terra e per specifici impianti di riscaldamento presenti nelle diverse sedi del nosocomio cittadino.

L’accordo, di durata triennale rinnovabile, è stato siglato questa mattina nella sede centrale dell’Agenzia ambientale calabrese, dal commissario dell’Azienda Ospedaliera “Pugliese – Ciaccio” , avv. Francesco  Procopio, e dal direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra.

Tra le diverse competenze assegnate dalla sua legge istitutiva del 1999, l’Arpacal effettua infatti le verifiche ad impianti e macchinari soggetti ai controlli periodici previsti dalla normativa vigente in materia. La normativa nazionale riconosce, inoltre, la competenza diretta per l’omologazione degli impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione ed incendio. Per la convenzione con l’Azienda Ospedaliera “Pugliese – Ciaccio”, le attività di verifica sono affidate al Servizio Verifiche Impiantistiche del Dipartimento Provinciale di Catanzaro, guidato dal direttore f.f. dr.ssa Filomena Casaburi.

L’accordo con l’azienda ospedaliera “Pugliese – Ciaccio” segue altre convenzioni con enti pubblici che in Calabria hanno diverse sedi operative nelle cinque province: è il caso dell’Agenzia delle Entrate e, proprio recentemente, dell’INPS.

«Abbiamo accolto la proposta dell’Arpacal – ha dichiarato il commissario dell’Azienda Ospedaliera “Pugliese – Ciaccio” di Catanzaro, avv. Francesco Procopio – non solo per la convenienza economica del rapporto contrattuale che stiamo instaurando, ma anche perché crediamo fermamente che si debba fare rete tra gli enti pubblici che, a vario titolo, erogano servizi sul territorio».

«Al di là della sinergia istituzionale tra due enti pubblici molto vicini tra loro, perché da diverse prospettive si occupano di salute delle persone e della collettività in genere – ha dichiarato il direttore generale di Arpacal, Domenico Pappaterra – questo accordo rappresenta un successo perché in questa specifica area tematica l’Arpacal opera come soggetto economico di mercato, e quindi in concorrenza con altri soggetti privati che possono offrire servizi come i nostri. Il fatto che uno dei più grandi nosocomi del Meridione d’Italia abbia scelto la nostra Agenzia è la miglior prova del bagaglio tecnico e professionale che mettiamo a disposizione della comunità calabrese». (rcz)

Por Calabria, Arpacal e il “Pitagora” di Rende per la formazione scientifica

All’Istituto Pitagora di Rende si è svolto il laboratorio di apprendimento sulle tematiche dell’inquinamento ambientale e della sostenibilità, un progetto didattico realizzato insieme all’Arpacal e tra i primi a ottenere il finanziamento con i fondi del Por Calabria.

L’obiettivo, è quello di rafforzare la dotazione strumentale e la pratica delle attività di laboratorio all’interno dell’esperienza scolastica, in modo da costruire un bagaglio di competenze utili anche per migliorare l’inserimento nel mercato del lavoro.

«La formazione scientifica – ha spiegato Michelangelo Iannone, direttore scientifico dell’Arpacal – è un potenziale mediamente poco sfruttato. In questo senso, la convenzione tra Arpacal e l’Istituto Pitagora di Rende che ne è stato promotore, attraverso la docente referente del progetto Lucia Sabino, indica un percorso formativo focalizzato sulle attività di laboratorio ambientale, non solo come elemento chiave di innovazione ma come strumento stesso in grado di abilitare azioni volte alla sostenibilità ambientale».

Se la percezione dei giovani rispetto all’importanza dell’ambiente e della necessità di affrontare i problemi che ad esso sono legati è certamente cresciuta, è altrettanto necessario accrescere le competenze e la capacità di sviluppare considerazioni basate sui dati. La sostenibilità, infatti, dipende da una reale cognizione dei fenomeni, dalla capacità di sviluppare considerazioni basate sui dati superando la conoscenza superficiale che non aiuta a individuare e adottare le soluzioni possibili alle criticità ambientali.

In questo senso, il supporto scientifico delle competenze dei tecnici dell’agenzia regionale che si occupa delle attività di monitoraggio delle varie matrici ambientali (“acqua” “aria” “suolo” “agenti fisici”) ha un ruolo chiave. Da qui la soddisfazione per il lavoro svolto dall’Istituto Pitagora, che ha compreso il valore strategico della convenzione per realizzare questo investimento nella strumentazione tecnologica e laboratoristica.

«Occorre valorizzare le enormi opportunità che la stessa pratica del laboratorio è in grado di abilitare a favore della sostenibilità ambientale. Opportunità che – ha concluso da ricercatore di lungo corso, il direttore scientifico Iannone – diventano sempre più evidenti in funzione delle risposte al territorio, poiché i laboratori ambientali sono strumenti che garantiscono le competenze di base necessarie a vivere consapevolmente le questioni ambientali in un’ottica capace di dare le risposte più concrete». (rcs)