Gesmundo (Cgil): Occhiuto impugni la legge dell’autonomia

Occhiuto impugni la legge sull’Autonomia Differenziata. È la sfida lanciata dal Segretario Cgil Nazionale Pino Gesmundo, nel corso dell’ promosso da Cgil Area Vasta Politiche industriali, infrastrutture, bonifiche: prospettive di sviluppo dell’area centrale della Calabria, organizzato dalla Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo.

Al convegno hanno preso parte il segretario Generale Cgil Calabria Angelo Sposato, il segretario Generale Cgil Area Vasta Enzo Scalese, il dirigente Corap Fabrizio D’Agostino, il commissario straordinario di Governo Sin Crotone-Rossano-Cerchiara di Calabria Emilio Errigo, il presidente Ance Calabria, Roberto Rugna, oltre ai segretari Generali di categoria Umberto Calabrone (Fiom Cgil Calabria), Simone Celebre (Fillea Cgil Calabria), Francesco Gatto (Filctem Cgil Calabria), Salvatore Larocca (Filt Cgil Calabria), Alberto Ligat ( Slc Cgil Calabria). A moderare i lavori la giornalista Maria Rita Galati.

«C’è bisogno – ha spiegato il Segretario Nazionale Cgil Gesmundo – di mettere in piedi investimenti seri per attrarre le imprese e fare in modo che il Mezzogiorno diventi volano di sviluppo per l’intero territorio nazionale. La logica dell’Autonomia Differenziata dice il contrario: penalizzare il Sud.  Il Mezzogiorno non può essere abbandonato a se stesso, c’è bisogno di politiche che compensino la scarsa attenzione avuta fino ad ora e ne sfruttino le potenzialità. Non è accettabile quanto avvenuto con i Fondi Sviluppo e Coesione e con il Pnrr, risorse che dovevano essere utilizzate al Sud, ma questo non sta avvenendo».

«È un momento particolare per la Calabria – ha detto Sposato –. A breve si terrà la conferenza dei servizi per la bonifica di Crotone ed è necessario che Eni si assuma tutte le responsabilità e faccia le operazioni indispensabili a una bonifica che salvaguardi la salute dei cittadini calabresi. Ma anche la Regione deve fare la sua parte rivedendo il Piano regionale per i rifiuti. Quello attuale è un regalo ad Eni: i rifiuti speciali vanno trattati come tali e non possono essere trattati come ordinari».

«Per quanto riguarda le politiche industriali – ha aggiunto Sposato – le partecipate pubbliche sono sempre venute al Sud con politiche molto deboli, chiediamo che cambiano direzione. Tim, Eni, Enel nel passato hanno preso molto dalla Calabria, ora dovrebbero ridare qualcosa ai nostri territori e il governo, dal canto suo, dovrebbe rivedere le regole per le partecipate pubbliche. Per quanto riguarda le politiche infrastrutturali per noi rimangono prioritarie l’Alta Velocità, 106 e l’elettrificazione della ionica».

«Mettiamo insieme organizzazioni sindacali, istituzioni e politica regionale e nazionale per far capire che in Calabria è possibile un cambiamento», la proposta del Segretario Generale Cgil Area Vasta Catanzaro – Crotone-Vibo Enzo Scalese.

«La nostra è una realtà attrattiva, abbiamo le potenzialità per attirare investimenti – ha concluso –. La prima Hydrogen Valley nata nell’area industriale di Lamezia ne è un esempio. A partire dalla transizione ecologica ed energetica si possono creare imprese con risorse naturali. Porteremo ai tavoli regionali e di governo, con le categorie, le nostre proposte».

La proposta di Antonio Tajani: Un Osservatorio sull’Autonomia

«Al prossimo Consiglio nazionale proporrò l’istituzione di un osservatorio sulle Regioni, formato dai capigruppo, i presidenti di Regione e la ministra Maria Elisabetta Casellati che dovrò monitorare il percorso della legge e controllare che i nostri ordini del giorno votati in parlamento siano applicati. Vogliamo vigilare». È la proposta avanzata dal vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, in una intervista su La Stampa.

Vigilare nel senso che «vogliamo fugare le preoccupazioni e mostrare che l’applicazione dell’autonomia differenziata è un percorso lungo. Non facciamo niente contro qualcuno ma l’autonomia è da maneggiare con estrema cura tenendo conto delle preoccupazioni del Sud. Siamo al governo in Lombardia e in Piemonte, in Veneto no perché Zaia non ha voluto, però lo voglio rassicurare: vogliamo soltanto far rispettare le regole. Forza Italia dev’essere garante che vengano tutelati l’unità nazionale e gli interessi di tuti i cittadini. Il risultato elettorale mostra che siano un partito equilibrato da un punto di vista territoriale».

«C’è una esigenza di rassicurare. Io capisco benissimo – ha spiegato Tajani – le preoccupazioni del Sud, ma Forza Italia, prima al Senato e poi con gli ordini del giorno approvati alla Camera, è già intervenuta per migliorare la legge. Noi avevamo lasciato una sorta di libertà di coscienza su questo tema, L’indicazione del partito era di votare sì, loro hanno deciso di non votare. Ma i numeri per approvare il Ddl c’erano in ogni caso. Sono emerse preoccupazioni che io comprendo benissimo e alle quale voglio rispondere». (rrm)

La Commissione Europea boccia l’autonomia

«Il ritorno di ulteriori competenze alle regioni italiane comporta rischi per la coesione e le finanze pubbliche del Paese». È l’allarme lanciato dalla Commissione Europea nel Country Report in merito all’autonomia differenziata, approvata nei giorni scorsi e riportato da Il Sole24Ore.

«Mentre il disegno di legge attribuisce specifiche prerogative al governo nei negoziati con le regioni, esso non fornisce alcun quadro comune di riferimento per valutare le richieste di competenze aggiuntive da parte delle regioni», si legge nel documento, in cui viene evidenziato come «i Lep garantiscono solo livelli minimi di servizi e non riguardano tutti i settori, vi sono rischi di ulteriore aumento delle disuguaglianze regionali. L’attribuzione di poteri aggiuntivi alle regioni in modo differenziato aumenterebbe anche la complessità istituzionale, con il rischio di maggiori costi sia per le finanze pubbliche che per il settore privato».

Il documento, infine, ricorda«le regioni potranno richiedere fino a 23 competenze aggiuntive e ottenere le risorse corrispondenti tramite negoziati bilaterali con il governo centrale». Ma, nonostante il testo preveda «alcune garanzie per le finanze pubbliche — si legge —, come valutazioni periodiche dellecapacità fiscali regionali e requisiti per i contributi regionali al raggiungimento degli obiettivi fiscali nazionali».

Sull’allarme della Commissione Ue è intervenuta la consigliera regionale del Pd, Amalia Bruni, invitando il presidente della Regione, Roberto occhiuto, a ripartire «da qui e decida di impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale», come hanno già pensato di fare la Campania e la Sardegna

-xAttenzione, non parliamo di un collettivo comunista – ha ricordato – l’organo esecutivo dell’Unione europea, contesta la riforma nel Report annuale sulle economie nazionali, in cui dedica un paragrafo proprio al ddl Calderoli facendo riferimento al testo che era stato approvato in Senato, chiaramente, ma che in soldoni è stato confermato alla Camera».

«Il centrodestra calabrese continua ad azzuffarsi, fuori tempo massimo, sulle ricadute devastanti che la legge sull’Autonomia Differenziata avrà sul destino economico e sociale del Mezzogiorno. Senza un minimo di autocritica sulla responsabilità per omesso controllo, e di conseguenza, per l’immobilismo che ha segnato il dibattito antecedente all’approvazione del testo arrivato alla Camera. Chi ha veramente a cuore il futuro della Calabria deve agire, oltre i proclami e i “mea culpa” di circostanza», ha detto Bruni, ricordando come «lo sapevamo tutti che ddl Calderoli avrebbe spaccato il Paese, ancora prima di diventare legge, ma nessuno ha fatto niente: troppo impegnati ad incantare i calabresi con la comunicazione deviata e deviante di un presidente di Regione “superuomo” e distratto dall’ego prorompente che lo rende sordo ad ogni sollecitazione dell’opposizione».

«Le forze politiche, le associazioni, gli amministratori e i cittadini – ha concluso – che hanno a cuore il futuro della nostra regione devono concentrarsi su altro: ogni azione possibile da mettere in atto per bloccare questo disastro». (rrm)

L’OPINIONE / Carmelo Versace: Con autonomia si prospetta un regionalismo sbilanciato e asimmetrico

di CARMELO VERSACE – Si susseguono in questi giorni pensieri e preoccupazioni in ordine all’entrata in vigore del Decreto Calderoli. Era nell’aria! A poco serve dire: lo sapevamo! Sì, lo sapevamo ma non lo condividiamo. Certo Nello Musumeci, ministro della protezione civile, dall’alto della sua Sicilianità ci incoraggia dicendoci di “smettere di continuare a piangere” ma dimentica che la Sicilia è una Regione a Statuto Speciale e chi meglio di lui non sa che la sua Regione ha potere pieno, ha governo pieno, ha finanziamenti pieni.

Nonostante tutto sa anche che le regioni a statuto speciale conoscono già l’autonomia differenziata in cui le forme di finanziamento sono assolutamente diverse da quelle a statuto ordinario e nonostante non può disconoscere le criticità che hanno visto in questi anni continue negoziazioni sostenute con lo stato centrale ciò a dimostrazione che anche l’autonomia che vedrebbe di fatto trasformate le regioni da ordinarie a speciali non godrebbe di uniformità di trattamento vista la disparità di condizioni.

Si, vero, competere con il Nord, ma io direi ad armi pari ! Ma non è questo il caso. Ed è chiara la preoccupazione. Il dislivello che verrà generato dai finanziamenti delle funzioni delle regioni sarà acclarato senza se e senza ma ,dalla sperequazione della capacità fiscale a cui gli stessi finanziamenti verranno agganciati e si dà il caso che le regioni del sud abbiano tutte meno capacità fiscale. Così come anche osservato in queste ore da Giancarlo Greco di Unimpresa nazionale Sanità, in una sua nota che non può che inquietare per quanto egli stesso descrive come timore concreto su quanto avverrà sul piano sanitario. Condivido completamente l’analisi.

Coloro che hanno saccheggiato questa Regione continuano a renderla sempre più inerme e più vulnerabile senza neppure opporsi ad eventi che risulteranno completamente devastanti . Si prospetta un regionalismo sbilanciato ed asimmetrico con ricadute economiche e sociali che aumenteranno il divario Nord-Sud . La questione Meridionale oggi è quanto mai ritornata alla ribalta dei contenuti della politica e su questo si dovrà fare fronte comune ricreando le condizioni di battaglie sociali piu collettive e meno divisive ricercando l’interesse della collettività . Questo è il punto di analisi piu doloroso per una popolazione che vede sempre meno lo Stato avvicinarsi al cittadino , garantirlo nei sui elementari diritti e nella difesa di valori si tutelati costituzionalmente ma solo sulla carta!

Finché non si risolverà la questione Meridionale di tutti i sud del mondo non si potrà parlare di allineamento in favore dello sviluppo. (cv)

[Carmelo Versace è vicesindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria]

L’OPINIONE / Filippo Veltri: Le leggi che non vanno

di FILIPPO VELTRI – Gli italiani bocciano la legge sull’Autonomia. Il no da Centro e Sud. Il 45% è contrario alla riforma perché aumenterebbe il divario tra Regioni ricche e povere, penalizzando la scuola e la sanità.  (Sondaggio Istituto Noto)

La riforma del premierato significa che in Italia non ci sarà più la politica, solo una campagna elettorale feroce e poi per cinque anni la politica sarà affare di uno solo, del premier. Si tratta di un sistema che non c’è in nessun’altra parte del mondo. È un disegno neo-autoritario che però non è un golpe, ma l’estremizzazione di processi già in atto. Questa destra è pericolosa perché asseconda e accelera il passaggio alla post-democrazia. (Carlo Galli, costituzionalista).

L’elezione diretta del presidente del Consiglio divide i cittadini: sì dal 55% degli italiani, no dal 43%. (Sondaggio Ipsos-Repubblica)

Tre piccole citazioni per delineare un quadro di possibile comprensione delle due leggi che stanno drammaticamente dividendo paese e istituzioni, se solo si pensa – per ultimo – alle manifestazioni di martedì scorso davanti il Parlamento, a quelle dinanzi le Prefetture di tutt’Italia, alle votazioni di martedì e mercoledì al Senato e alla Camera sui due provvedimenti e al diluvio delle polemiche che non accenna a placarsi dopo tre giorni.

 Ora sembra pacifico, o almeno sembrerebbe, che due interventi legislativi di questa portata debbano agire in una situazione in cui – è vero – valgono le leggi della democrazia e quindi chi ha più voti va avanti, ma che per modifiche così importanti un minimo di clima se non altro normale e non da rissa sarebbe, anzi è, necessario. 

Andare avanti a colpi di maggioranza e sperare poi che i referendum, confermativi o abrogativi, diano il via libero definitivo ci pare infatti un azzardo da pokeristi convinti ma qui non siamo al tavolo verde. Ci provò Renzi e sappiamo come è andata a finire e come è finito soprattutto lui. Il buon senso in politica pare sparito ma le cose dette a tal proposito – prima e dopo il voto di mercoledì scorso – dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, meritano un approfondimento. Ma…

Il ma è infatti un macigno bello grosso: Occhiuto ha ben presente un quadro politico diviso e frammentato e parla innanzitutto al suo partito e al leader nazionale di Forza Italia, quell’Antonio Taiani che ha nelle mani il partito creato da Silvio Berlusconi e a cui guarda il 10% degli italiani (voto 8 e 9 giugno 2024).

È una partita a scacchi tra Occhiuto e Tajani (che non volle a suo tempo Occhiuto come unico vicesegretario del partito)? Sicuramente sì. I gossip politici locali e nazionali suggeriscono da giorni questo ma il governatore calabrese – che ha ondeggiato paurosamente più volte sul tema dell’autonomia differenziata – forse andrebbe preso un po’ sul serio e magari messo alla prova in senso stretto dall’opposizione, a Roma e in Calabria. Sempre per restare, infatti, all’azzardo dei pokeristi ad un certo punto nelle mani di poker se si tratta di un bluff questi vengono alla luce se si fanno alla fine scoprire le carte; se si tratta di mere partite tattiche, che si sgonfiano al primo accordo, sopra o sotto banco, non ci vorrà molto a scoprirlo.

Ma quelle tre piccole citazioni riportate all’inizio suggeriscono che la paura di andare incontro ad un azzardo e ad una sconfitta politica di proporzioni immani ai referendum comincia ad essere percepita anche in settori non marginali del campo opposto al centrosinistra e sarebbe, dunque, normale non lasciare cadere queste prese di posizione, in Calabria (ma, ripetiamo, anche a Roma). 

Il voto alle Camere sull’autonomia differenziata è ormai cosa fatta e restano i probabili referendum. Lì sarà tutta un’altra partita e solo lì si vedrà la coerenza di Occhiuto (e degli altri parlamentari calabresi di Forza Italia) e degli atteggiamenti, quando ci sarà quella prova del fuoco dei referendum. Lì non varranno più bluff, sparate propagandistiche, dichiarazioni alla stampa, parole al vento o sceneggiate e si vedrà davvero chi avrà tessuto più filo per reggere la sfida e chi alle parole farà seguire i fatti concreti. Cioè chi davvero si opporrà a quel provvedimento approvato in Parlamento. (fv)

L’OPINIONE / Rosaria Succurro: Autonomia può compromettere futuro dei nostri territori

di ROSARIA SUCCURRO – Noi sindaci calabresi siamo molto preoccupati per la spedita approvazione dell’autonomia differenziata, che nella forma attuale può compromettere il futuro dei nostri territori.

Da presidente dell’Anci Calabria, avevo intercettato anzitempo le perplessità e le riserve dei sindaci calabresi sul testo in discussione. Pertanto, tutti insieme avevamo chiesto, tramite i prefetti delle cinque province della Calabria, che l’articolato contenesse la definizione dei Lep e le modalità di finanziamento, che purtroppo mancano nel testo approvato.

Nel testo finale dell’autonomia differenziata non ci sono certezze sulla definizione e sul finanziamento dei Lep e neppure per le Regioni che non vorranno proporre forme di autonomia o che vorranno proporle su materie al di fuori dei Lep. Inoltre, del caposaldo della perequazione non si è tenuto conto, non c’è stato un dibattito maturo sul disegno di legge né il necessario approfondimento sull’impatto della riforma per le Regioni meridionali.

Pertanto, noi sindaci calabresi torneremo dai prefetti e continueremo ad avanzare le nostre sacrosante richieste tutti uniti, portando avanti una battaglia che non ha né può avere colori politici e che riteniamo doverosa per onorare il nostro mandato di rappresentanti delle comunità locali. (rs)

[Rosaria Succurro è presidente di Anci Calabria]

Greco (Unimpresa Sanità): Autonomia è condanna a emigrazione sanitaria

Per Giancarlo Greco, presidente di Unimpresa Sanità, l’autonomia «è una condanna all’emigrazione sanitaria». Per questo «ci appelliamo al Capo dello Stato e alle forze oneste e sane del Sud: occorre difendere la dignità dei meridionali».

Con l’autonomia «le regioni amministrate meglio negli anni, quelle in cui la politica ha speso bene e con lungimiranza le risorse in sanità, avranno un grande vantaggio. Le regioni che, al contrario, sono state saccheggiate dalla politica cialtrona e clientelare, dove si è mercanteggiato per anni il voto di scambio sulla pelle dei pazienti e nelle corsie di ospedale, le stesse che hanno visto via via distruggere il servizio sanitario, riceveranno meno dallo Stato centrale».

Secondo Greco «gli imprenditori del Sud e del comparto sanità non staranno a guardare. Nondimeno, ci auguriamo, staranno a guardare i cittadini del Mezzogiorno privati della loro dignità di pazienti dalla stessa classe politica che oggi vota l’autonomia differenziata. Pazienti del Sud condannati ormai irrimediabilmente a curarsi in altri angoli del Paese, migranti della salute».

«La notte della Repubblica italiana è arrivata – ha concluso –. Prevedibilissima, prevista, banale, ma gravissima è arrivata». (rrm)

Il PD Calabria: La Calabria paga il prezzo dell’insipienza della propria classe dirigente

«Oltre alle strategie di Governo mirate ad affossare il Sud Italia, la Calabria paga il prezzo, altissimo e ormai atavico, dell’insipienza della propria classe dirigente», ha rilevato il Pd Calabria, evidenziando l’ipocrisia populista del governatore Roberto Occhiuto e degli altri rappresentanti forzisti all’indomani dell’approvazione alla Camera del testo sull’Autonomia Differenziata.

«L’imbonitore del giorno è, sicuramente – hanno detto i dem – il Governatore Roberto Occhiuto che si affanna pubblicamente a stracciarsi le vesti dopo l’approvazione, in Parlamento, dell’Autonomia differenziata, una legge barbara, incivile, che segna il definitivo tracollo del Mezzogiorno e toglie la maschera ad un Governo nordista e evidentemente antimeridionalista”. E’ quanto afferma in una nota il gruppo regionale del Partito Democratico calabrese».

«Dopo aver votato a favore dell’allora ddl Calderoli nella Conferenza Stato-Regioni – prosegue la nota – il presidente della Regione Calabria, probabilmente allertato dall’ostilità dei cittadini a questo obbrobrio giuridico, soltanto adesso fa finta di alzare i toni contro la sua stessa maggioranza. Dal suo campionario di capriole, poi, tira fuori l’esercizio ginnico più improbabile e spericolato, mostrando apprezzamento per la scelta dei deputati calabresi di Forza Italia di non presenziare al voto. Attenzione, si badi bene: non hanno votato contro. Semplicemente, hanno preferito non votare. Nessuna assunzione di responsabilità, insomma. Nessuna trasparenza nei confronti dei propri concittadini. Nessuna presa di posizione netta, nessuna azione valida e concreta per dire “no” ad una norma che uccide e umilia le comunità del Sud».

«Hanno scelto di non scegliere – hanno evidenziato – e lo sbandierano come chissà quale grande merito di indipendenza e libertà. Non sono degli eroi, piuttosto sono degli ignavi, non in grado di essere né carne, né pesce. Tacciano, invece di fare aria fritta, dopo aver approvato al Senato ed inscenato un teatrino alla Camera. O piuttosto inizino a raccogliere le firme per indire un referendum per cancellare, per sempre, questa ignominia sulla storia della nostra Repubblica».

«Al Governatore Roberto Occhiuto, infine, che oggi fa la parte dell’offeso – hanno concluso – suggeriremmo di guardare in casa propria, considerando che perfino suo fratello, il senatore Mario, già sindaco di Cosenza, ha sì votato all’Autonomia differenziata a Palazzo Madama e l’ho ha fatto convintamente a favore, vantandosi pure d’averne plasmato in testo in commissione. Beghe di casa loro che sbroglieranno, probabilmente, alla prossima riunione di famiglia. Di questo poco ci importa. La Calabria non ha davvero più bisogno dell’ipocrisia di una classe dirigente insipiente e ingannevole». (rcz) 

Mammoliti e Lo Schiavo a Occhiuto: Impugni autonomia a Corte costituzionale»

«Impugni la legge dell’autonomia differenziata alla Corte Costituzionale». È quanto hanno chiesto i consiglieri regionali Raffaele Mammoliti e Antonio Lo Schiavo al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, tramite una interrogazione.

«E nel caso non lo ritenesse opportuno, quale strategia intende adottare per la riduzione dei divari infrastrutturali e dell’impatto di una riforma così dannosa per le politiche di sviluppo calabresi?», hanno chiesto i consiglieri, ricordando in premessa che «il provvedimento, per come approvato, rischia di compromettere la coesione del Paese e di aggravare le disuguaglianze sociali tra i cittadini, segnando un punto di non ritorno nell’equità dei servizi essenziali tra le Regioni italiane in un contesto già caratterizzato da un grave squilibrio tra il Nord ed il Sud dell’Italia; che tale rischio, ha generato molteplici critiche e non solo dai partiti di opposizione, nei confronti dell’adozione di tale provvedimento, non ultime quelle pronunciate dalla Conferenza episcopale italiana e dalla Commissione europea che nel Report annuale sulle economie nazionali ha definito il provvedimento approvato in via definitiva dalle Camere come rischioso per la coesione e le finanze pubbliche del Paese».

Mammoliti e Lo Schiavo hanno ricordato, anche, che «lo stesso Presidente Occhiuto, seppur fuori tempo massimo, ha espresso dubbi sulla bontà della riforma e ha condiviso la scelta della deputazione calabrese di Forza Italia di non approvare la legge» e che «molte Regioni stanno valutando di impugnare la legge in questione dinanzi la Corte Costituzionale». Da qui gli interrogativi posti al presidente Occhiuto per sapere se intende proporre o no ricorso alla Corte Costituzionale.

«Il presidente della Regione – aggiungono Mammoliti e Lo Schiavo –, dopo le ambiguità, i tentennamenti e le successive tardive recriminazioni, dimostri adesso nei fatti qual è il suo reale atteggiamento rispetto alla riforma con la quale i suoi allegati leghisti e il governo da lui sostenuto condannano definitivamente il Mezzogiorno d’Italia all’arretratezza. Non tutto ancora è perduto, la mobilitazione sociale e politica che sta montando in queste ore dimostra che esiste una contrarietà popolare diffusa su una legge ritenuta ingiusta, dannosa e immorale, rispetto alla quale le forze d’opposizione metteranno in atto ogni possibile azione di contrasto».

«Lo stanno facendo anche molti sindaci meridionali e calabresi – hanno proseguito – che, senza distinzione di appartenenza partitica, hanno percepito la pericolosità dell’Autonomia differenziata e sono determinati a far valere le proprie ragioni. Battaglia alla quale si unirà anche il nuovo sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, che lunedì andrà a vincere al ballottaggio con il sostegno del fronte progressista lanciando, tra le altre cose, un chiaro segnale proprio all’atteggiamento padronale, sprezzante e accomodante verso le forze secessioniste, tenuto dal centrodestra in questa come in innumerevoli altre occasioni. Il presidente Occhiuto scelga dunque da che parte stare: se obbedire ancora una volta agli ordini di scuderia del suo partito e del suo schieramento o schierarsi dalla parte degli interessi della Calabria e dei calabresi, senza se e senza ma». (rrc)

L’OPINIONE / Rubens Curia: Basta bugie tra regionalismo asimmetrico e gabbie salariali

di RUBENS CURIA – In queste ore, dopo l’approvazione da parte del Parlamento, della legge sulla Autonomia Differenziata che, in modo veritiero, nella relazione di accompagnamento era definita “Regionalismo asimmetrico”, si sono susseguiti interventi di Zaia, di Salvini ed altri che hanno detto a noi “popoli del Sud” (sic!)  che ci spiegheranno le opportunità che la legge ci riserva, credo che il più onesto intellettualmente sia  stato il capogruppo alla Camera Molinari che ha affermato che finalmente il grande sogno di Bossi si  è avverato! Ovvero dico io: la secessione strisciante! 

Questa legge, giustamente, è stata definita da alcuni giuristi “Ius Domicilii” in quanto c’è la certezza di un aumento dei divari territoriali tra le Regioni che mineranno la coesione sociale e territoriale del  nostro Paese. 

Molti parlano, in parte a ragione, delle coperture finanziarie a garanzia del principio solidaristico e  dell’unità del Sistema, infatti il finanziamento delle funzioni trasferite alle Regioni richiederebbe la  determinazione di un fondo e le misure perequative o ancora dell’attuazione dei Livelli Essenziali di  Prestazioni (Lep) che, purtroppo, vedono il Sud fortemente svantaggiato (Asili nido-Assistenti  Sociali-Trasporto scolastico per gli studenti con disabilità ecc.); argomenti estremamente importanti  a cui aggiungerei il rispetto dell’articolo 116 comma terzo della nostra Costituzione che garantisce  l’unitarietà della Repubblica. 

Ma veniamo alla verità ineludibile, carta canta si direbbe: «L’Accordo preliminare in merito all’Intesa  prevista dall’articolo 116, terzo comma della Costituzione, tra il Governo e le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto firmato nel febbraio 2018».  

 Analizzando, infatti,” l’Accordo” del 2018 firmato, tra il Governo della Repubblica Italiana e la  Regione Veneto, che fortunatamente non andò in porto per il susseguirsi di vari Governi fino al Def del 2021, abbiamo, per quanto attiene la sanità, la certezza dell’affermarsi di Servizi Sanitari  Regionali forti economicamente soprattutto nelle Regioni del Nord a cui sarebbe consentita la totale  autonomia riguardo alle politiche di gestione del personale, delle attività libero-professionali, del  sistema tariffario, dell’accesso alle scuole di specializzazione, della governance delle Aziende  Sanitario ed altro; insomma torneremmo alle “gabbie salariali” con stipendi diversificati tra gli  operatori sanitari delle regioni più ricche rispetto alle regioni fragili come la Calabria. 

Non ci vengano a dire che l’Autonomia differenziata valorizzerebbe lo spirito d’iniziativa dei “popoli  del Sud” perché la Calabria con il gettito fiscale copre a stento circa il 50% del Fondo Sanitario  Regionale!

Entrando nel merito dell’ ” Accordo preliminare” l’articolo 2 prevede che alla Regione Veneto “è  attribuita una maggiore autonomia in materia di gestione del personale… la Regione può in sede di  contrattazione collettiva, per i dipendenti del S.S.R, prevedere incentivi e misure di sostegno, anche  mediante l’utilizzo di risorse aggiuntive regionali”; con questo articolo il Paese ritorna, come dicevo,  alle gabbie salariali degli anni ’70 con stipendi differenziati tra Nord e Sud che provocherebbe una  fuga di personale verso le Regioni del Nord con la definitiva crisi del Servizio Sanitario della nostra  Regione ( altro che medici cubani ci vorrebbero). 

Altro articolo pericoloso per la sua ambiguità è il 3 che testualmente recita: «alla Regione è attribuita  una maggiore autonomia in materia di accesso alle scuole di specializzazione, ivi compresa la  programmazione delle borse di studio per i medici specializzandi». Bisogna sapere che questa  autonomia per quanto attiene il numero delle borse di studio è già prevista dalle norme, infatti vi sono borse di studio finanziate dallo Stato e borse di studio, in base alla programmazione regionale, che possono essere finanziate dalle Regioni! Cosa nasconde questo articolo? Legare la borsa di studio al  luogo di nascita dello specializzando? O al numero di anni di residenza? O al vincolo di lavorare per  un certo numero di anni in Veneto? Non meravigliamoci perché un tentativo simile, alcuni anni or sono, venne fatto per gli insegnanti! 

L’articolo 4 distrugge definitivamente l’unitarietà del Servizio Sanitario Nazionale, infatti è scritto: «alla Regione è attribuita una maggiore autonomia nell’espletamento del sistema tariffario, di rimborso,  di remunerazione e di compartecipazione… che si applica solo agli assistiti residenti nelle Regione» (sic!!). 

È evidente che questa proposta di autonomia applicata alla sanità, come in altri settori, è irricevibile  per le Regioni del Sud e per la nostra Calabria, pertanto mi rivolgo al Presidente Occhiuto che ha  assunto una posizione critica insieme ai deputati di Forza Italia della Calabria , a tutte le forze  politiche che hanno votato contro la legge, al mondo dell’ economia, ai sindacati, alle associazioni  di cittadini organizzati, al Terzo settore, alla Chiesa perché si contrasti questa legge attivando  Comitati Civici che raccolgano le firme per il Referendum abrogativo. 

Care Amiche e cari Amici calabresi è una iniziativa che dobbiamo intraprendere per il futuro della  nostra Calabria. (rc)

[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]