Bevacqua (PD): Regione intervenga in aiuto dei centri della costa tirrenica flagellati dal maltempo

Il capogruppo in Consiglio regionale del Partito DemocraticoDomenico Bevacqua, ha chiesto alla Regione di attivarsi immediatamente «per fronteggiare la situazione di grave emergenza determinata dall’ondata di maltempo che si è abbattuta lungo la costa tirrenica del cosentino, ma che ha coinvolto anche numerosi centri della Calabria centrale come Briatico, Pizzo, Nocera Terinese e Tropea».

«Si valuti rapidamente la situazione – ha aggiunto Bevacqua – e la giunta regionale adotti tutte le misure necessarie per andare in aiuto delle comunità coinvolte, compresa la richiesta dello stato di calamità per i centri colpiti. Subito dopo, come già più volte richiesto dal gruppo del Pd, parta in Consiglio regionale una discussione ampia e approfondita sulla manutenzione del territorio volta ad adottare i provvedimenti necessari per prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico e il possibile ripetersi di episodi simili». (rrc)

 

Costa tirrenica devastata da mareggiate, Lo Schiavo: Regione chieda riconoscimento dello stato di calamità

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, ha chiesto alla Regione di chiedere il riconoscimento dello stato di calamità per la costa tirrenica devastata dalle mareggiate.

«L’ennesima mareggiata che si è abbattuta lungo la costa tirrenica calabrese – ha spiegato – benché i devastanti effetti fossero ampiamente prevedibili, ha causato ingenti danni e messo ancora una volta a repentaglio la sicurezza delle persone. Le immagini che in queste ore provengono dal Tirreno cosentino ma anche dal Catanzarese e dal Vibonese, in particolare da Nocera Terinese, Pizzo, Briatico e Tropea, restituiscono scenari apocalittici e indignano soprattutto alla luce dei mancati interventi e dei fondi disponibili per la mitigazione dell’erosione costiera che sono rimasti sostanzialmente lettera morta».

«Lo scrivevo già nel marzo scorso in un’interrogazione rivolta all’assessore Dolce in ordine agli interventi per la difesa delle coste – ha continuato Lo Schiavo –, denunciando la preoccupante impasse in materia da parte della Regione Calabria, la cui azione si disperde in un dedalo di competenze e pareri spesso inconcludenti. In questi mesi nulla è cambiato: non esiste ancora un vero Piano di gestione integrata delle zone costiere e si fa riferimento unicamente al Masterplan del 2014, ormai superato dai continui cambiamenti orografici del territorio. Neanche il Tavolo tecnico istituito allo scopo ha sortito effetti né risultano avviati interventi risolutivi nonostante gli ingenti investimenti destinati al ripascimento delle coste anche da parte dell’Unione europea».

«Che fine gli interventi in difesa del suolo a valere sui fondi Por – ha chiesto – che prevedono la messa in sicurezza di 43 chilometri di costa entro il 2023? Qual è lo stato di impiego dei finanziamenti previsti dall’Accordo di programma quadro 2016, nonché di quelli dell’Autorità di bacino distrettuale Appennino meridionale e di quelli direttamente riconducibili alla Regione come l’Fsc o il Por? Queste domande, poste otto mesi fa, restano ancora oggi tristemente valide».

«Eppure, il Dipartimento Lavori pubblici della Regione – ha ricordato – rispondendo all’interrogazione, aveva chiarito come vi siano a disposizione ben 108 milioni di euro per contrastare la minaccia delle mareggiate, più ulteriori 140 milioni di euro per interventi di sistemazione fluviale. Dunque c’è da chiedersi perché molti degli interventi attesi (come ad esempio quello relativo alla messa in sicurezza del lungomare di Nocera Terinese) siano ancora in fase di progettazione o solo parzialmente eseguiti. Il mare non aspetta la burocrazia regionale e il nostro litorale viene ancora devastato dalla sua incessante azione».

«Ora, di fronte alla nuova impetuosa mareggiata che ha portato distruzione lungo la costa (come a Briatico dove il porticciolo dei pescatori in attesa di interventi è stato letteralmente spazzato via con danni incalcolabili per quella marineria) – ha concluso – non resta che correre ai ripari e inseguire l’emergenza. La Regione Calabria almeno per una volta si faccia sentire rapidamente – conclude Lo Schiavo -: chieda il riconoscimento dello stato di calamità naturale per le mareggiate delle ultime ore lungo la costa tirrenica». (rrc)

Inquinamento costa tirrenica, Scalese (Area Vasta): Rivedere impianti di depurazione obsoleti

Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia, ha ribadito la necessità di «rivedere in maniera complessiva il sistema di depurazione delle acque, prima di tutto ammodernando impianti decisamente obsoleti».

«Le vecchie strutture vanno sostituite – ha aggiunto – è questo il primo passo da compiere per contenere l’affluenza di enormi quantitativi di elementi inquinanti nel nostro mare. Spetta alla politica definire la programmazione e alle istituzioni realizzare il percorso all’insegna della legalità e della trasparenza, ne va del futuro dei nostri figli».

Scalese, poi, ha sottolineato che questa è «un’estate davvero difficile per la costa tirrenica calabrese, ed in particolare quella che si estende tra i territori di Lamezia e Vibo Valentia. Il nostro splendido mare deturpato, violentato da liquami e sporcizie di ogni tipo che pongono drammaticamente all’attenzione l’urgenza della risoluzione di una problematica ambientale, diventata anche economica, viste le conseguenze negative sul turismo e quindi sugli operatori già messi a dura prova dalla pandemia. L’inquinamento è una costante davanti a cui politica e istituzioni sembrano essersi rassegnati. Ma così non deve essere, e non può essere, mai».

«L’inquinamento delle acque della costa tirrenica – ha spiegato – è legato alla mancata depurazione, e a sversamenti che spetterà alle autorità competenti verificare se si tratta di natura illegale. Da settimane continuano ad arrivare nelle Procure di Vibo e Lamezia segnalazioni di cittadini preoccupati: al netto delle rassicurazioni dell’Arpacal, infatti, il mare continua ad essere invaso da schiuma delle tonalità tra il verde e il giallo, un quadro davvero poco rassicurante per i turisti e per tutti i calabresi. Tanto che appena qualche giorno fa si è arrivati al sequestro preventivo del depuratore consortile a cui sono collegati Lamezia, anche diverso Comuni del comprensorio. Le indagini porteranno a fare chiarezza sullo sversamento dei fanghi nel torrente Turrina e anche nel mar Tirreno».

«Le procure di Vibo e Lamezia, insomma – ha concluso – fanno quello che non è riuscita a fare la politica: hanno definito una task force che vede coinvolge le due Procure, ma anche Calabria Verde, l’Arpacal, i carabinieri del Noe, la Guardia di Finanza, i Forestali, la Capitaneria di Porto, per cercare di risalire e capire l’origine del fenomeno.  Si è partiti con i controlli sui depuratori e sui corsi d’acqua nel tratto di costa compresa tra Pizzo fino al Golfo di Sant’Eufemia e che coinvolge dunque i territori di Curinga, Acconia, San Pietro Lametino e dove è situato il pontile dell’ex Sir». (rcz)