Fondi per la Coesione, la ministra Carfagna firma accordo di Partenariato: Oltre 31 mld al Mezzogiorno

Sono oltre 31 miliardi, le risorse dei Fondi Coesione destinati al Mezzogiorno. Lo ha reso noto la ministra per il Sud, Mara Carfagna, a seguito della firma dell’Accordo di Paternariato atto a orientare gli investimenti dei Fondi Strutturali Europei, che sono in totale 43 miliardi.

«Si tratta – ha spiegato la ministra – della cifra più alta mai assegnata al nostro Paese, circa il 22% in più rispetto al ciclo di programmazione precedente. A questi vanno aggiunte risorse nazionali per oltre 32 miliardi di euro – anche queste incrementate di oltre il 6% rispetto al passato – che portano il totale degli investimenti a oltre 75 miliardi di euro tra fondi europei e quota di cofinanziamento nazionale. Sono risorse aggiuntive rispetto a quelle del Pnrr e a quelle del Fondo Nazionale per lo Sviluppo e la Coesione».

Insieme alla ministra, la commissaria europea per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira

In particolare, al netto della quota riservata alla Cooperazione Territoriale Europea, alle regioni meno sviluppate sono destinati 46,5 miliardi di euro (63%), alle regioni più sviluppate 23,8 miliardi di euro (32%) e alle regioni in transizione 3,6 miliardi (5%).

Tra le novità del nuovo Accordo di Partenariato ci sono il PN Salute, l’estensione del PN Metro alle città medie del Mezzogiorno per la riqualificazione delle periferie, l’uso di fondi per l’assunzione di nuove professionalità nella pubblica amministrazione, la fortissima concentrazione di risorse sugli obiettivi della transizione ecologica e digitale.

Il ministro Carfagna ha sottolineato anche «un’altra novità assoluta: Affidiamo all’Agenzia per la Coesione Territoriale poteri di affiancamento ed anche di sostituzione degli enti che per qualunque ragione dovessero risultare inadempienti. In questo modo estendiamo ai fondi strutturali il ‘metodo Pnrr’, nella consapevolezza che per il Paese si apre una enorme e straordinaria opportunità, dovuta alla coincidenza tra Pnrr e nuovo ciclo di programmazione, opportunità che non possiamo assolutamente sprecare». (rrm)

Fondi Coesione, PD: Gravi le accuse di Loizzo, sia fatta chiarezza

I consiglieri regionali del Partito Democratico, Mimmo Bevacqua, Ernesto Alecci, Franco Iacucci, Nicola Irto e Raffaele Mammoliti, hanno definito «gravi» le accuse mosse dalla consigliera regionale della Lega, Simona Loizzo sui progetti finanziati dal Fondo Coesione territoriale.

«Le parole della collega Loizzo non sono certo lievi – hanno spiegato – oltre a denunciare scarsa chiarezza e trasparenza, si spinge fino a prospettare “sospetti circa l’adozione di criteri di natura clientelare». 

«Dinanzi a tali gravi accuse – hanno proseguito i consiglieri regionali del Pd – crediamo sia dovere dell’intero Consiglio regionale chiedere a entrambi i contendenti di fare chiarezza. Perché, delle due l’una: o la Lega gioca a conquistare un poco di visibilità, distorcendo però, a proprio piacimento, la funzione degli strumenti istituzionali; oppure bisogna prenderla sul serio quando si riferisce a un iter “oggettivamente oscuro e opaco”». 

«A noi, gruppo Pd – è stato rimarcato – interessa ben poco delle beghe interne: ma delle risorse destinate ai Comuni calabresi ci interessa parecchio e la questione non può essere archiviata con una un’alzata di spalle. Anche perché sul fondo di coesione sociale e territoriale esistono molte risorse finanziare in capo alla regione ancora non spese che forse é il caso di riprogrammare per consentire lo scorrimento della graduatoria CIS». 

«Noi siamo pronti – hanno concluso – a sostenere una simile ipotesi consapevoli della bontà dei progetti messi in campo dai comuni oggi esclusi e che meritano la doverosa attenzione da parte delle istituzioni preposte». (rrc)

Biondo (Uil Calabria): Inaccettabile il rischio di restituzione a Europa dei Fondi Coesione

Il segretario regionale di Uil Calabria, Santo Biondo, ha rimarcato che «il paventato rischio di restituzione all’Europa dei finanziamenti del Fondo sociale di coesione è inaccettabile. Se questi fondi non dovessero trasformarsi in opere concrete si realizzerebbe una doppia contraddizione, in quanto quella coesione tanto ricercata non verrebbe realizzata tanto nei fatti quanto nelle parole».

«Mettendo da parte le polemiche sterili – ha aggiunto – che non ci sono mai appartenute, crediamo sia determinante trovare i corretti giusti e applicarli tempestivamente per rendere alla Calabria il giusto servizio. Siamo convinti, infatti, che piuttosto di non spenderli e, nella peggiore delle ipotesi, restituirli all’Europa, per mettere a frutto questi fondi la Regione debba dare corpo, coinvolgendo le parti sociali e le amministrazioni comunali calabresi, un piano per il rilancio dell’occupazione e il potenziamento del welfare fondato su due punti: l’incentivo all’occupazione di qualità e il potenziamento della legge sulla non autosufficienza».

«Partiamo dal lavoro – ha illustrato –. I dati occupazionali relegano la Calabria agli ultimi posti, fra le regioni italiane e non solo, per percentuale di donne, uomini e giovani attivi. Un dato, purtroppo, drammaticamente accentuato dalle ricadute economiche e sociali della pandemia da Covid-19. Per l’Eurostat in Calabria lavorano solo quattro giovani su dieci, facendo registrare uno dei tassi di disoccupazione più alti che si è attestato al 37%. Peggio di noi fanno la Sicilia, la Campania, la regione spagnola di Ceuta (56%), le regioni greche della Macedonia orientale, Tracia (45%) e Macedonia occidentale (42%) e ancora la spagnola Melilla (42%)».

«Questi dati, con la loro triste oggettività – ha proseguito – ci dicono che non c’è più tempo da perdere, che la Calabria – in tema di politiche del lavoro – deve voltare pagina e ricercare soluzioni efficaci. Così, in primis sarebbe necessario dare corso ad una politica di concreta defiscalizzazione del lavoro, così da liberare risorse e consentire alle aziende sane, che sono tante sul nostro territorio, di ricercare e assumere lavoratrici e lavoratori accuratamente formati. Questo inciso, naturalmente, apre il ragionamento sulla formazione professionale e sul valore che essa assume nel territorio regionale. Solo una lavoratrice formata, solo un lavoratore formato può diventare un valore aggiunto per la crescita economica dell’azienda presso la quale lavora e per tutto il tessuto produttivo regionale».

«Tutto ciò – ha detto ancora – inserito nel contesto di un piano industriale rinnovato ed operativo e di politiche attive del lavoro realmente produttive, potrebbe rappresentare la chiave di volta della Calabria. Naturalmente, chi amministra la cosa pubblica in Calabria non può dimenticarsi di quella grossa fetta di popolazione inattiva che risiede sul territorio regionale. Le anziane e gli anziani, spesso considerati dal Governo come veri e propri bancomat, non possono essere lasciati da soli. Le ricadute della pandemia da Covid-19 sono state pesantissime su questa numerosa platea, segnata da numerosi lutti, con le famiglie in enorme difficoltà nella gestione quotidiana dei propri parenti in età avanzata».

«Di fronte a questa drammatica situazione – ha spiegato – sosteniamo che sia indispensabile approvare una Legge quadro nazionale per la non autosufficienza, e di farlo oggi anche utilizzando i fondi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.  In Calabria, poi, si sente forte l’esigenza di un potenziamento finanziario della legge esistente che, a causa della disattenzione della classe politica, sino ad oggi non ha potuto dispiegare i propri effetti benefici».

«Ma non solo – ha detto –. In questo territorio appare necessario assicurare l’assistenza alle persone non autosufficienti prioritariamente nel proprio contesto di vita e promuovere la vita indipendente delle persone non autosufficienti e con disabilità, investendo decisamente nell’assistenza sociosanitaria domiciliare e semiresidenziale con investimenti nella robotica e domotica. E, ancora, nell’ottica di una razionalizzazione della rete di assistenza del Servizio sanitario regionale, promuovere strutture di prossimità ed intermedie (del tipo case della salute, Ospedali di comunità) dove collaborano tutti i professionisti della sanità e del sociale».

«Per realizzare tutto ciò  – ha concluso – è indispensabile un quadro di riferimento legislativo ed istituzionale nazionale, fondato su un costante coordinamento degli indirizzi normativi e degli atti di programmazione, tra il ministero della Salute, quello del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Dipartimento disabilità, la Conferenza delle Regioni e l’Anci. Siamo convinti, infine, che vada prevista la partecipazione delle organizzazioni sindacali e associazioni sociali nei processi di governance a tutti i livelli del sistema di assistenza per la non autosufficienza». (rrm)

Fondi Coesione, Occhiuto: Voglio provare a convogliare risorse nel Contratto Interistituzionale di sviluppo

È un obiettivo ambizioso, quello del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che vuole tentare di convogliare le risorse del Fondo Coesione «in un Contratto interistituzionale di sviluppo, in modo che le stesse possano essere utilizzabili anche nei prossimi anni».

Il Governatore, infatti, ha riferito che «in seguito ad accurate analisi fatte dal Ministero per il Sud e la coesione territoriale sono emersi fatti che devono far riflettere: la Calabria negli ultimi 20 anni, dal 2000 ad oggi, non ha speso – o non ha comunicato la spesa al governo – cospicue risorse dei Fondi assegnati dallo Stato. È una storia che si ripete e che, purtroppo, abbiamo imparato a conoscere negli scorsi decenni: le Regioni del Sud al palo, con una burocrazia non all’altezza e troppo spesso incapace di utilizzare i fondi europei e nazionali.
Ma in questo caso è in ballo una cifra davvero impressionante: si sfiorano 1 miliardo e 100 milioni di euro».

«Naturalmente – ha spiegato ancora – la responsabilità non è da ascrivere, se non in minima parte, all’attuale struttura amministrativa, ma evidentemente ad un sistema perverso di inefficienze che è andato avanti negli anni, nell’immobilismo della politica, di destra e di sinistra.
Per queste ragioni oggi ho riunito tutti i direttori generali della Regione. Un momento di incontro e confronto che si è reso necessario a seguito di questa notizia. Dobbiamo capire innanzitutto se il report del Ministero coincida con i numeri reali della spesa regionale: come detto, potrebbero verificarsi situazioni nelle quali le risorse siano state effettivamente spese, ma non comunicate correttamente a Roma.
Ho chiesto, dunque, a tutti i direttori generali di effettuare un veloce monitoraggio dello stato dell’arte e di presentarmi, entro metà della prossima settimana, un piano nel quale siano esplicitate le risorse spese e quelle non utilizzate che possono – con certezza – essere avviate ad esecuzione entro la fine dell’anno».

«Ho parlato di tutto questo – ha proseguito – qualche giorno fa con il ministro Mara Carfagna. La nostra Regione – questo quanto emerso dalla mia interlocuzione con il governo – rischia di perdere per sempre i fondi che non verranno utilizzati per intero entro la fine del 2022.
Ho, quindi, intrapreso una trattativa con l’esecutivo nazionale per cercare di salvare i soldi effettivamente non spesi e che la Calabria non riuscirà a mettere in cantiere nei prossimi 10 mesi. Voglio provare a convogliare le risorse in un Contratto interistituzionale di sviluppo, in modo che le stesse possano essere utilizzabili anche nei prossimi anni».

«Spero di riuscire – ha concluso – a condurre in porto questa delicata operazione. Non possiamo permetterci di perdere neanche un euro messo a nostra disposizione». (rcz)