Al calabrese Giuseppe Ferraro il Premio “Giorgio Palmieri”

di ANNA MARIA VENTURA – Il prestigioso Premio per la ricerca storica “Giorgio Palmieri”, ideato e organizzato dall’Istituto regionale per gli Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco“, è giunto alla terza edizione.

È nato al fine di onorare la memoria di Giorgio Palmieri, autore di numerose opere, ma soprattutto ricercatore e studioso appassionato della sua terra, promotore di studi sulla storia del Molise, del Mezzogiorno d’Italia e dei principali protagonisti del mondo culturale meridionale tra il XVIII e XX secolo. L’intento principale del Premio è quello di trasmettere alle nuove generazioni, attraverso il ricordo del rimpianto studioso molisano, lo stimolo a proseguire sulle tracce del suo alacre lavoro che si è sviluppato in oltre vent’anni intorno all’attività “degli uomini del piombo e del libro” e dei protagonisti della storia culturale del Mezzogiorno d’Italia: non solo di quelli maggiori, ma anche di quella “intellighenzia” per lo più dimenticata, che ha contribuito alla conoscenza della storia del territorio meridionale.

Muovendo da tali premesse, lo scopo affidato all’istituzione del Premio è di incoraggiare concretamente la ricerca storica e la sua divulgazione tra gli studiosi, i giovani ricercatori e gli studenti degli istituti scolastici della regione, sostenendo, anche sul piano economico, la promozione di studi e indagini riguardanti le forme della circolazione culturale di uomini, idee, imprese che hanno caratterizzato la storia del Mezzogiorno d’Italia. 

Per l’edizione 2022 il Premio è stato assegnato al calabrese Giuseppe Ferraro per il recente saggio Vincenzo Padula e i briganti. Storiografia e discorso pubblico, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2021.

Giuseppe Ferraro, originario di Longobucco, Professore di Storia nei Licei, nonostante la sua giovane età, è uno studioso ricercatore ed appassionato esperto di Storia, che ha già conquistato larga fama con le sue pubblicazioni, che evidenziano  lo spessore storiografico dell’autore, un meridionalista che guarda all’Italia e all’Europa, ma anche alle esigenze formative del sistema scolastico e universitario. La Calabria può essere orgogliosa di questo suo figlio, che operando nella sua terra e per la sua terra porta in alto il nome della Calabria.  Dirige l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano – Comitato provinciale di Cosenza e l’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea.

È socio onorario AIParC Cosenza. Ha collaborato e collabora con diverse università e centri di ricerca. Fa parte dal 2018 del Centro studi Paolo Prodi per la storia costituzionale dell’Università di Bologna, attivo presso la cattedra di Storia contemporanea dell’Università del Salento. Ha redatto voci biografiche per il Dizionario biografico della Treccani. Le sue pubblicazioni riguardano la storia del Risorgimento, la Prima guerra mondiale, il fascismo, la Resistenza, si occupa anche di formazione docenti.  Alla ricerca storica da anni affianca la promozione della didattica della storia nelle scuole e nelle università, in questo settore coordina la commissione didattica dell’ICSAIC ed è membro nazionale della commissione scuola e didattica dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri.

Numerosi riconoscimenti e premi confermano che i lavori di Ferraro sono divenuti un significativo punto di riferimento nel panorama italiano degli studi storici e storiografici. Per citarne alcuni: nel 2015 il “Premio nazionale Pier Paolo D’Attorre” (Ravenna) e “Giovani ricercatori  Ferramonti di Tarsia”; nel 2016 il “Premio nazionale Spadolini” (Firenze); nel 2017  il “Premio letterario nazionale Troccoli Magna Graecia”; il “Premio per la storia Mons. Giuseppe de Capua”; il “Premio letterario nazionale Amaro Silano”; la menzione speciale della giuria del “Premio Sele d’oro”. Il suo volume “Il prefetto e i briganti. La Calabria e l’unificazione italiana” ,Le Monnier Mondadori,2016, risultava tra i 5 finalisti “Opera prima” del “Premio Società italiana per lo studio della storia contemporanea”. 

Dedicata al brigantaggio è anche l’opera che ha ricevuto il “Premio Giorgio Palmieri dal titolo Vincenzo Padula e i briganti. Storiografia e discorso pubblico, nella quale Giuseppe Ferraro affronta il tema del brigantaggio nella sua genesi storica, ma anche nel dibattito pubblico attuale. 

Il brigantaggio negli ultimi anni è al centro di un dibattito pubblico spesso polarizzato su posizioni contrastanti, ma non sempre suffragato dall’indagine storico-critica. Attraverso gli scritti di Vincenzo Padula, apparsi su «Il Bruzio», l’autore ha voluto approfondire una pagina cruciale di un fenomeno complesso e radicato sia nella storia dell’Italia meridionale che nel discorso pubblico attuale. Dall’analisi degli scritti Ferraro fa emergere  come Padula abbia approfondito la complessità del fenomeno, le sue radici di lungo periodo e le diverse energie che si fronteggiarono al suo interno. I temi e gli interrogativi posti da Padula portano ancora oggi a confrontarci con la storia dell’Ottocento e del brigantaggio meridionale con uno sguardo non solo territoriale. 

In effetti nel marzo 1861, mentre si proclamava l’Unità d’Italia, il Regno delle Due Sicilie era in fiamme. Il Sud, deluso dalle false promesse dei Savoia, la riforma agraria, su tutte, è in rivolta. «Brigantaggio » è il termine dispregiativo con cui fu bollato il braccio armato dello scontento meridionale. Anche sul piano delle definizioni, a briganti e brigantesse i conquistatori non riconobbero mai il ruolo di «nemico». Erano solo briganti, cioè banditi, criminali. In realtà, quel fenomeno è molto mutato nei dieci anni e più che seguirono l’Unità d’Italia. All’inizio è accertato che alcune delle milizie e proteste di popolo mirassero a riportare sul trono i Borbone.

Poi, le motivazioni «politiche» del Meridione in armi andarono via, via, sfumando. Non si combatteva più per i Borbone, si combatteva per fame. Dopo anni di guerra  il Sud era in ginocchio. C’era bisogno di investimenti straordinari, di infrastrutture, di riforme. Non arrivarono nè gli uni, nè le altre e così i meridionali che decisero di lasciare il fucile misero la loro vita in una «valigia di cartone», emigrarono. Ancora oggi l’emigrazione non si è fermata, interi paesi sono abbandonati, i giovani vanno via portandosi dietro sogni e speranze. Quando vedremo un po’ di luce splendere anche al sud? Forse dovremo farci per sempre bastare quella del sole, che invece ha scelto di restare e continua ad elargire il suo calore più intenso alle nostre povere  belle terre! Ma se abbiamo nella nostra Calabria giovani studiosi e appassionati, del calibro di Giuseppe Ferraro, che passano al vaglio della critica le vicende della storia passata, anche quelle piccole della microstoria della nostra regione, per inserirle nel più ampio panorama della macrostoria nazionale, allora possiamo sperare nella rinascita della nostra regione, che pur è stata culla di civiltà.   (amv)