L’OPINIONE / Daniela De Blasio: Servono interventi urgenti per sicurezza sul lavoro

di DANIELA DE BLASIO – Il crollo nel cantiere Esselunga di Firenze ha sottolineato una volta di più il gravissimo problema degli incidenti sul lavoro in Italia. 

Questo tragico evento ha portato alla luce numerose problematiche che affliggono il settore del lavoro nel nostro Paese, mettendo in evidenza la necessità di interventi urgenti da parte delle istituzioni per garantire la sicurezza dei lavoratori. 

Nonostante l’Art. 41 della Costituzione reciti testualmente che: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”,  la situazione attuale in Italia mostra numerosi casi di morte sul lavoro che evidenziano gravi violazioni di questo diritto fondamentale. 

I dati sugli infortuni pubblicati dall’Inail ci danno uno spaccato spaventoso delle morti sul lavoro, indicando che da gennaio a luglio 2023 le vittime raggiungono la cifra drammatica di 559. Nel 2023 le denunce di infortunio presentate all’Inail sono state 585.356 . Il settore più a rischio è l’edilizia, con un elevato numero di incidenti legati a crolli e cadute. Circa il 30% degli incidenti sul lavoro riguarda lavoratori tra i 25 e i 34 anni. 

Gli incidenti sul lavoro non solo causano gravi conseguenze per i lavoratori coinvolti, ma hanno anche un impatto economico significativo sul sistema produttivo del Paese. 

Uno dei punti critici che emergono in seguito a tragedie come il crollo nel cantiere di Firenze è la carenza di controlli e ispezioni sulle condizioni di lavoro. Per questo è necessario aumentare il numero di ispettori del lavoro, che oggi è insufficiente, come dimostrano i dati  statistici che evidenziano un quadro preoccupante: in Italia, il numero di ispettori del lavoro è estremamente basso rispetto al numero di aziende e lavoratori da monitorare.

Un altro problema è rappresentato dalla diffusa pratica dei sub appalti, spesso utilizzati per ridurre i costi e accelerare i tempi di realizzazione dei progetti, che portano con sé una serie di rischi legati alla mancanza di trasparenza e controllo sulle condizioni di lavoro dei dipendenti delle ditte subappaltatrici. L’uso indiscriminato dei sub appalti porta a una spezzettamento delle responsabilità e a una poca chiarezza sulle condizioni di sicurezza sul lavoro.

Le imprese subappaltatrici, spesso piccole e prive di adeguate risorse, possono trascurare la formazione e la sorveglianza degli operai, aumentando così il rischio di incidenti. Inoltre, l’ampia diffusione del lavoro nero rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la sicurezza dei lavoratori. Molti datori di lavoro preferiscono assumere personale in nero, specialmente extracomunitari, per risparmiare sui costi e evitare controlli fiscali e previdenziali.

Questo comportamento non solo danneggia il bilancio dello Stato, ma mette a rischio la vita delle persone che lavorano in condizioni precarie e non sicure. Per i lavoratori, il lavoro sommerso significa salari bassi, mancanza di diritti e protezioni sociali, condizioni di lavoro precarie e rischi per la sicurezza sul lavoro.

È fondamentale sensibilizzare i datori di lavoro e i lavoratori stessi sull’importanza della sicurezza sul lavoro, promuovendo una cultura della prevenzione e della responsabilità condivisa. 

Anche il Papa si è espresso sul tema, invocando «Più impegno nella tutela dei lavoratori», affinché si affronti con urgenza il problema degli incidenti sul lavoro in Italia intervenendo in maniera decisa, con politiche e misure concrete che possano garantire la sicurezza dei lavoratori.

Controlli più severi sul rispetto delle normative di sicurezza, puntare sulla formazione e sulla prevenzione attraverso la collaborazione con sindacati e organizzazioni di categoria, sono solo alcune delle azioni che le istituzioni dovrebbero adottare per contrastare questa emergenza.

Solo così si potrà ridurre il numero di incidenti sul lavoro e garantire a tutti il diritto a lavorare in condizioni sicure e dignitose. (ddb)

[Daniela De Blasio è presidente della Lega dei Diritti Umani di Reggio Calabria]

 

Sicurezza sui luoghi di lavoro: l’impegno delle istituzioni per prevenire incidenti, anche mortali

Passare da un approccio meramente sanzionatorio ad uno fondato sulla prevenzione. È questo l’obiettivo della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia insieme ad Arpacal e Inail, che è stato ribadito nel corso del convegno dal titolo La sicurezza sui luoghi di lavoro. La responsabilità del datore di lavoro.

L’iniziativa nasce nel solco delle partnership avviate dall’ente camerale come ha avuto modo di evidenziare il presidente Pietro Falbo in apertura dei lavori portando i saluti del segretario generale, Bruno Calvetta, assente per motivi istituzionali.

«Oggi più che mai è necessario fare sistema – ha precisato Falbo – per agire e reagire meglio alle tante necessità che ci provengono dal sistema socio-economico». Entrando poi nel merito dell’argomento di dibattito ha precisato come «a volte basti soltanto sano buonsenso per evitare sanzioni o di doversi uniformare a norme di natura cogente e così evitare il verificarsi di morti bianche. Credo che il tema della responsabilità sui luoghi di lavoro debba essere affrontato con un approccio culturale che veda sempre più al centro la persona ed il rispetto del suo ruolo nella comunità e nella azienda».

L’iniziativa ha avuto come obiettivo quello di condividere e approfondire le indifferibili funzioni normative previste dal legislatore e assegnate al datore di lavoro con intento predittivo teso a tutelare la vita umana. Un concetto espresso dal Commissario Straordinario di Arpacal, Emilio Errigo. 

«La lotta all’illegalità, la conoscenza e l’educazione al rispetto delle regole per meglio applicarle sui luoghi di lavoro insieme ad un sistema predittivo dei possibili rischi. Questi i principi fondamentali che devono trasformarsi in azioni quotidiane anche grazie alla collaborazione sempre più stretta tra soggetti istituzionali. Il seminario di oggi è l’esempio concreto di questa visione, un approccio multilaterale nato grazie alla collaborazione con la Camera di Commercio e con gli Ordini Professionali».

«L’ambiente altro non è che il luogo dove tutti lavoriamo – ha aggiunto Errigo – il più importante. Dalla sua difesa dipendono le nostre stesse vite ed è questa la mission dell’agenzia per la protezione dell’ambiente. La protezione e valorizzazione di beni naturali quali ad esempio il mare e l’acqua, elementi fondamentali per la vita di ogni essere vivente».

Soddisfazione ha espresso, invece, il vicario del direttore generale di Inail, Vincenzo Amaddeo, che ha sottolineato lo spirito attivo nel partecipare all’evento volto ad approfondire «temi di grande delicatezza. Dobbiamo marciare tutti nella stessa direzione» ha commentato rilevando come l’andamento infortunistico negli ultimi anni si sia ridotto soprattutto per effetto della sospensione delle attività produttive come conseguenza della pandemia.

«La Calabria – ha aggiunto – si attesta attorno a circa 7.500 infortuni l’anno e tra i settori a maggior rischio ci sono l’edilizia e l’agricoltura; settori in cui diventa davvero difficile innescare azioni tese alla prevenzione perché contesti per loro natura imprevedibili».

Il rappresentante di Inail ha, inoltre, fatto notare come siano almeno duemila ogni anno le denunce per malattia professionale, con una particolare concentrazione nella provincia di Reggio Calabria e della Locride. «Come leva innovativa stiamo utilizzando la premialità – ha rimarcato Amaddeo – per innalzare l’asticella e i meccanismi di consapevolezza. La responsabilità – ha concluso – non deve essere un momento divisivo ma adesivo, non punitivo ma preventivo».

Dopo gli interventi del presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Gerlando Cuffaro, e di Francesco Zangara in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti, si è entrati nel vivo degli approfondimenti tematici affidati a dirigenti di Arpa Calabria e Inail i quali hanno illustrato i rischi connessi all’utilizzo delle attrezzature da lavoro, all’omologazione degli impianti elettrici ed ai temi della sicurezza degli impianti. Tali rischi possono essere limitati solo attraverso una costante manutenzione e le verifiche periodiche che garantiscono il mantenimento efficiente dei sistemi di sicurezza. (rcz)

Incidenti sul lavoro, Cgil: Fondamentale la cultura della sicurezza

I segretari generale di Cgil Calabria, Fiom Cgil Calabria, Fillea Cgil Calabria e Filcams Cgil, rispettivamente Angelo Sposato, Umberto Calabrone, Simone Celebre e Giuseppe Valentino, hanno ribadito quanto sia fondamentale la cultura della sicurezza sul lavoro.

«Ancora una giornata triste per la Calabria – hanno detto –. Siamo vicini alle famiglie dei due operai morti a San Lorenzo del Vallo e Gerocarne nell’ennesimo incidente sul lavoro esprimendo loro la nostra solidarietà. Tragedie come queste non dovrebbero mai avvenire, eppure da gennaio ad oggi in Calabria le morti bianche si stanno susseguendo rapidamente».

«Auspichiamo – hanno aggiunto – che presto si faccia luce su quanto accaduto andando ad individuare le eventuali responsabilità. Non si può perdere la vita lavorando, non è degno di un paese civile. Ecco perché siamo convinti che molto ci sia da fare andando ad incidere sia sulle aziende che sugli stessi lavoratori affinché si arrivi ad una piena consapevolezza e rispetto della cultura della sicurezza sul lavoro. Nelle prossime settimane ci recheremo su diversi luoghi di lavoro nei territori per parlare di prevenzione, per sensibilizzare e informare affinché si adotti un approccio a queste tematiche che non si riduca ad un semplice rispetto delle norme».

«Allo stesso tempo – hanno concluso – ci auguriamo che possano aumentare gli Ispettori del Lavoro che in Calabria sono al momento notevolmente al di sotto del fabbisogno, rendendo questo delicato e necessario compito sempre più difficile da svolgere». (rcz)

Incidenti sul lavoro, Fortuna (Area Vasta Cgil): Serve formazione alla sicurezza consapevole

Nadia Fortuna, segretaria confederale Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo con delega alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ha ribadito la necessità «la necessità di diffondere la cultura della sicurezza: la formazione è prevenzione e la prevenzione si attua attraverso la conoscenza dei rischi sul lavoro».

«Serve una formazione mirata e trasparente – ha sottolineato Nadia Fortuna –. La formazione deve riguardare prima di tutto datori di lavoro che molto spesso adibiscono a mansioni molto pericolose lavoratori assunti senza l’accurata e necessaria esperienza – afferma ancora Fortuna – tutto questo accade a pochi giorni dalla grande manifestazione su salute e sicurezza che si terrà a Roma il 24 giugno. Mai come in questa fase i continui  infortuni mortali sono al centro della nostra azione sindacale perché tutto ciò non può e non deve accadere».

«Le notizie relative ad incidenti in cui lavoratori e lavoratrici perdono la vita a causa della mancanza di sicurezza sui luoghi di lavori diventano drammaticamente sempre più frequenti – ha concluso –. A perdere la vita, oggi, un uomo di 54 anni originario di Soriano, nel vibonese, a causa di una caduta dall’alto che non gli ha lasciato scampo; e un uomo di 41 anni nel cosentino: due vite interrotte, due famiglie distrutte dal dolore alle quali la Cgil esprime profondo cordoglio e si rende disponibile per ogni attività di tutela, una volta chiarite le dinamiche dei tragici incidenti da parte delle autorità competenti». (rcz)

 

Incidenti sul lavoro, Fillea Cgil Calabria: Vogliamo giustizia e norme certe

Il segretario generale di Fillea Cgil calabria, Simone Celebre, ha ribadito la necessità di «provvedimenti normativi fermiche non lascino scappatoie e contribuiscano a costruire un perimetro di certezze per chi lavora con grandi sacrifici personali e non solo nei cantieri».

Nel giorno dello sciopero simbolico dei lavoratori del Terzo Megalotto della 106 jonica Sibari/Roseto Capo Spulico, Celebre ha spiegato che «si tratta di un fermo non solo per ricordare Salvatore Cucè, che era tra l’altro un iscritto Fillea, ma anche tutti coloro che in questi anni hanno perso la vita sul posto di lavoro.  Non è possibile morire mentre con fatica e sudore si cerca di portare il pane a casa».

«Andremo fino in fondo – ha evidenziato – affinché non verrà fatta luce sulle eventuali responsabilità dell’incidente. È ora di lavorare a pieno regime e con tutti gli strumenti e i partner a disposizione, per la costruzione di una Cultura della Sicurezza. In Calabria le cifredelle morti bianche sono sempre in aumento rispetto agli anni precedenti, disegnando un quadro disastroso, non degno di una società civile».

«“Ci chiediamo fino a quando ci saranno famiglie costrette a piangere figli, padri, fratelli spesso costretti ad andare fuori per lavorare. La sicurezza sul lavoro non è un optional –ha ribadito Celebre – deve essere alla base di ogni cantiere. Invece, spesso ci troviamo a dovere constatare con il sangue che non è così».

«Ogni morte sul lavoro ci parla di famiglie spezzate, di vite interrotte – ha concluso –. Qualcosa non va ed è necessario aumentare i controlli, ma anche lavorare sin dalle scuole sulla nascita e l’irrobustimento, tramite la formazione, di quel nucleo di precetti che non è solo fatto di norme ma anche di etica, deontologia, dignità e rispetto per il lavoratore». (rcz)

In copertina, Simone Celebre

Incidenti sul lavoro, Fenealuil, Filca Cisl, Fillea Cgil: Siano convocate organizzazioni sindacali delle costruzioni

I segretari della Fenaluil Calabria, Maria Elena Senese, Filca Cisl, Mauro Venejelo, e Fillea Cgil Calabria, Simone Celebre, hanno ribadito che «il tema della  sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere tenuto al centro dell’attenzione delle istituzioni competenti», e chiedono alla «politica e agli organi competenti di dare risposte concrete» e alle direzioni territoriali del Lavoto (Itl), di «convocare le organizzazioni sindacali delle costruzioni, che da tempo hanno messo  al centro della propria azione il contrasto ad ogni forma di irregolarità o di dumping contrattuale  all’interno dei cantieri edili».

«Da parte nostra – si legge in una nota – improntati come siamo alla totale ricerca del dialogo sociale, siamo pronti al confronto  franco e di merito sulle questioni. Non si può perdere più tempo, bisogna fermare questa mattanza che, ogni giorno, segna numeri  crescenti. Ogni luogo di lavoro deve essere sicuro e legale, con la salute delle lavoratrici e dei lavoratori  – già a rischio per l’epidemia da Covid-19 che ancora non è stata debellata – non si può scherzare».

«I dati raccolti dai nostri Rlst ( Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale) – hanno spiegato i segretari – in pochi  mesi di azione presso i cantieri distribuiti lungo tutta la dorsale calabrese, sono preoccupanti. Ci dicono  che la sicurezza nei cantieri è declinata ad optional, che la ricerca e l’utilizzo di contratti diversi da  quello edile è una prassi consolidata, che il lavoro nero è sempre più diffuso. Bisogna avere rispetto  per chi lavora e per chi il lavoro lo cerca. La battaglia unitaria sulla sicurezza che stiamo portando  avanti da tempo serve a salvare vite umane, serve a dire che questo Paese deve ripartire in modo  diverso». (rcz)