L’OPINIONE / Filippo Mancuso: Calabria tra le prime a istituire Garante per vittime di reato

di FILIPPO MANCUSO – La Regione Calabria è stata tra le prime, in coerenza con i principi dell’Unione europea, ad istituire il Garante per la tutela delle vittime di reato. Questo organo di garanzia, individuato dal Consiglio regionale e che ha preso corpo con la legge regionale n.10 del 10 marzo 2023, punta a dare voce e sostanza ai diritti fondamentali dei cittadini calabresi.

Il ruolo del Garante si inserisce in un quadro normativo più ampio, influenzato dalle disposizioni europee e nazionali in materia di protezione delle vittime di reato.

La Calabria è una regione caratterizzata da specifiche criticità che rendono particolarmente complesso il lavoro di supporto alle vittime di reato.

La presenza radicata sul territorio di situazioni sociali difficili e complesse rappresenta un ostacolo nella fiducia delle istituzioni e spesso determina una reticenza delle vittime nel denunciare i reati subìti.

Bisogna anche rimarcare come le vittime di reato in Calabria non affrontano solo le conseguenze dirette del danno subìto, ma si trovano spesso a dover superare barriere culturali, economiche e burocratiche che limitano la loro capacità di ottenere assistenza e protezione.

Per questo va apprezzata e sostenuta la figura del Garante regionale, che nel 2024 ha portato avanti una intensa attività istituzionale caratterizzata da incontri strategici con le principali autorità giudiziarie del territorio e dall’impegno nella promozione di una giustizia più vicina alle esigenze delle vittime.

Per potenziare ancor di più la struttura operativa del Garante, ho presentato nel corso della plenaria della Conferenza regionale dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, la proposta di istituire la figura del Garante nazionale per la tutela delle vittime di reato, con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente alle istituzioni le persone che necessitano di protezioni ben mirate”.

Un’altra mia proposta riguarda l’istituzione di un Coordinamento nazionale per la garanzia dei diritti e per la tutela delle vittime di reato, composto dai Garanti regionali, o figure analoghe, attualmente operanti nelle Regioni. T

utto ciò, con lo scopo particolare di promuovere l’adozione di linee comuni di azione dei Garanti regionali da attuare sia sul piano regionale che nazionale e da favorire e sostenere nelle sedi internazionali. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]

L’OPINIONE / Davide Tavernise: Altro che boom occupazionale: i giovani fuggono, il lavoro è nero e precario

di DAVIDE TAVERNISE – Nei giorni scorsi, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha celebrato sui suoi canali social un presunto “sprint” dell’occupazione: 45.930 assunzioni previste tra maggio e luglio 2025 secondo il Bollettino Excelsior. Insieme a lui anche l’assessore regionale al Lavoro, Calabrese, prendeva parte ai festeggiamenti. Peccato che dietro questi numeri si nasconda una realtà ben diversa, fatta di precarietà, sfruttamento e desertificazione imprenditoriale giovanile.

I dati reali – quelli che emergono da Confesercenti e dalle camere di commercio – raccontano un’altra storia: in Calabria, negli ultimi cinque anni, le imprese giovanili “under 35” sono crollate del 38%. Non solo: dal 2019 al 2024 sono scomparse oltre 35.600 attività guidate da giovani nei settori del commercio, della ristorazione e dell’accoglienza. Una flessione del -22,9%, quattro volte superiore a quella delle imprese over 35. Un dato devastante che smentisce ogni trionfalismo.

L’Italia non è più un Paese per giovani imprenditori? In Calabria la risposta è chiara: solo 1 impresa su 10 è oggi guidata da giovani, contro il 12% di appena cinque anni fa. L’età media di chi ancora resiste alla guida di un’attività supera ormai i 51 anni. Un quadro che conferma il fallimento delle politiche regionali per l’autoimpiego e l’imprenditoria giovanile.

Ma non basta. Lo stesso Bollettino Excelsior citato da Occhiuto certifica che il 40% del lavoro nel turismo in Calabria è sommerso. Lo denuncia il segretario regionale della Filcams Cgil, Giuseppe Valentino: mancano i camerieri, ma non per carenza di domanda, bensì per salari da fame, contratti truccati e precarietà cronica.

A fronte di questa emergenza sociale, i bandi regionali Dunamis e Kaire sono poco più che operazioni di facciata. Kaire stanzia appena 7 milioni di euro per il turismo, mentre Dunamis interviene solo per contratti a tempo indeterminato, quindi non interessa il lavoro stagionale da giugno a settembre che continua a manifestarsi in un contesto di assoluta sofferenza economica.

Il Movimento 5 Stelle propone una misura strutturale e di civiltà: il salario minimo legale a 9 euro l’ora. Una riforma necessaria per restituire dignità al lavoro e frenare l’emorragia di giovani e competenze che sta svuotando il Sud.

Occhiuto porti avanti questa battaglia, invece di continuare a snocciolare numeri propagandistici sui social. Il lavoro non si misura con le assunzioni stagionali, ma con la qualità della vita delle persone. I calabresi hanno bisogno di contratti veri, stipendi giusti e una prospettiva. Non di like su Facebook. (dt)

[Davide Tavernise è consigliere regionale del M5S]

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: La Calabria straordinaria che vogliamo è quella che garantisce il diritto alla salute

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – La Calabria straordinaria che vorremmo è quella che riesce a garantire il diritto alla salute dei suoi cittadini.

La Calabria che vorremmo è quella in cui esiste una sanità ospedaliera accessibile a tutti, una sanità territoriale funzionale, un sistema di emergenza – urgenza che non lascia morire nessuno e soprattutto, una sanità che garantisce l’accesso alle cure, anche se non si ha la possibilità di scegliere il medico da cui farsi curare. Perché l’accesso alle cure non può essere un privilegio ma un diritto irrinunciabile per i calabresi, che questo Commissariamento considera cittadini di serie B.

Pensare di risolvere i problemi della carenza di personale con i medici cubani è come tentare di svuotare l’oceano con un cucchiaino. Piuttosto, si lavori affinché i tanti giovani medici calabresi, che rappresentano delle eccellenze in termini di competenze e professionalità, possano tornare nella nostra terra per qualificare il nostro sistema sanitario.

Il messaggio che arriva da questa ‘piazza’ è deflagrante, perché non rappresenta solo delle legittime rivendicazioni, ma racchiude i tanti gridi di dolore di quelle famiglie che hanno vissuto il dramma della malasanità e che quest’oggi sono insieme a noi, non certo per posizione ideologica, ma per ribadire il sacrosanto diritto alla salute. (gf)

 

[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Necessaria una revisione legge Delrio sulle Città Metropolitane

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Dopo undici anni occorre aprire una riflessione sulle funzioni delle Città Metropolitane.

Lo sforzo massimo delle Città Metropolitane sui fondi Pnrr, sta portando grandi risultati perché siamo quasi al 90 per cento di rendicontazione per quanto riguarda i progetti, la cui realizzazione deve vedere la luce entro il 2026. E, nonostante penso che la ‘legge Delrio’, dopo undici anni, abbia bisogno di una revisione, per rendere l’amministrazione della Città Metropolitana più centrata alle priorità dei territori, penso anche, che tanti limiti di un modello che va perfezionato, sono dovuti ad una mancanza di rispetto del livello interistituzionale, che non permette una completa e compiuta gestione dei servizi pubblici.

Per esempio, parlando di intermodalità ed intermobilità, nel caso di specie, a Reggio Calabria, dopo aver qualificato e potenziato il parco mezzi della nostra società di trasporti, qualora volessimo aggiungere una corsa o una tratta, per rendere più efficiente e più connesso il servizio ai territori, non potremmo farlo perché il contratto di servizio è in capo alla Regione che, spesso, non è responsiva rispetto alle esigenze di servizi erogati dalla Città Metropolitana.

Indispensabile una riforma, dunque, per poter lasciare il segno attraverso iniziative solide e che ci permettano di immaginare e realizzare città che possano avere un respiro prolungato nel tempo e quindi, che vengano riconosciute per la visione con la quale sono state pensate, piuttosto che solo attraverso interventi amministrativi legati temporalmente al mandato elettorale.

Perché questa stagione, di grandi investimenti e ingenti risorse economiche relative al Pnrr, non tornerà più, e pertanto dovremo essere in grado di sfruttare questo passaggio storico attraverso un ente intermedio, qual è la Città Metropolitana, in grado di essere funzionale e adeguato alle sfide dei prossimi anni. (gf)

[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

L’OPINIONE / Armando Neri: Comune di RC non ha approvato rendiconto entro il 30 aprile

di ARMANDO NERI – Domandiamoci perché i servizi essenziali in Città sembrano sempre più lontani dalla normalità.

Il Comune non ha approvato il rendiconto di gestione 2024: si tratta di un documento contabile essenziale per la vita dell’ente e la legge prevede che i Comuni debbano approvarlo in Consiglio Comunale entro il 30 aprile. È un adempimento obbligatorio fondamentale, che serve a misurare i risultati raggiunti dall’amministrazione ed a rappresentare la gestione economica e patrimoniale dell’ente, anche in termini di programmazione.

Viene da ridere a leggere il sindaco che dichiara che i conti non tornano su un’opera strategica come il Ponte sullo Stretto, quando poi non è in grado di approvare nei termini di legge il rendiconto di gestione del Comune che in teoria egli stesso amministra.

Questo ennesimo svarione politico ed amministrativo denota una circostanza di cui ormai ogni cittadino è consapevole: il Comune naviga a vista. Ed oggi più che mai Reggio ha, invece, bisogno di una visione e di un orizzonte chiaro, che ponga al centro la crescita della Città e l’interesse dei cittadini.

Questa amministrazione, giunta ormai ai titoli di coda, ha un deficit politico enorme: questo genera una seria ricaduta in termini amministrativi e contabili ed a farne le spese sono – purtroppo – come sempre i cittadini.

Cantieri perennemente aperti, opere pubbliche ferme, assistenti educativi in apnea, famiglie in difficoltà, Tari alle stelle, strade dissestate, igiene urbana deficitaria, manutenzione delle villette e dei parchi inesistente, zone verdi chiuse, impianti sportivi vecchi o inesistenti, offerta culturale incostante: tutto ciò non è frutto del caso, ma di una totale inefficienza politica di sindaco e maggioranza che rischiano di trascinare tutta la Città verso il basso, quando invece la Reggio che amiamo merita di tendere verso orizzonti ambiziosi ed alti, passando da una visione chiara che la proietti verso quella crescita sociale, economica e turistica che tutte le grandi Città italiane ed europee ben governate stanno raggiungendo, grazie anche ad un sapiente uso dei fondi europei.

E, invece, nella nostra Città non si approvano gli atti contabili nei termini di legge e si usano i fondi europei per finanziare eventi sporadici, inaugurazioni lampo, dare incarichi e contributi ad alcune associazioni. Tutto questo mentre la Città ed i cittadini vorrebbero semplicemente due cose, dovute e legittime: vivere normalmente e poter sognare una Reggio finalmente all’altezza dei palcoscenici che merita.

Palcoscenici che non sono sicuramente quelli a cui stiamo assistendo in questi giorni. Ma, evidentemente, a Palazzo San Giorgio in questi giorni sono molto più occupati a giustificare i rifiuti che il Sindaco sta ricevendo per la postazione dell’assessorato mancante, oppure stanno cercando di mettere pezze a questo disastro politico ed amministrativo ormai conclamato, al quale ogni giorno assistiamo.

La maggioranza non è in grado di confrontarsi sui contenuti e preferisce buttare fumo negli occhi dei cittadini con eventi spot, consegne di premi e prebende varie che nulla lasciano al territorio ed all’economia cittadina.

Va detto chiaramente. La mancata approvazione del rendiconto di gestione entro i termini di legge, questa volta, rappresenta qualcosa in più della solita sciatteria amministrativa a cui ormai Sindaco&co. ci hanno abituato negli ultimi anni: rappresenta la certezza che – a prescindere dalla naturale scadenza della consiliatura – questa stagione politica fallimentare è già giunta inesorabilmente al termine e che i cittadini, che vivono ed operano quotidianamente in città, sanno distinguere la realtà dalla falsa narrazione proveniente ogni giorno da Palazzo San Giorgio, che ormai non è più la sede dell’amministrazione comunale, ma è diventato il set cinematografico di un reality show di bassa qualità, in cui i vari attori della maggioranza  continuano a raccontare e a raccontarsi che tutto va bene, mentre fuori c’è una Città che soffre, lotta e spera che questa agonia politica finisca prima possibile. (an)

[Armando Neri è Consigliere Metropolitano e Comunale]

L’OPINIONE / Francesco Napoli: Serve un “Patto per la nascita”

di FRANCESCO NAPOLI – L’Italia è a un bivio demografico. Entro dieci anni, la popolazione in età lavorativa perderà quasi 3 milioni di unità: si passerà dai 37,3 milioni del 2025 ai 34,4 milioni del 2035.

Un crollo del 7,8%, che rischia di compromettere non solo la sostenibilità del sistema pensionistico e dei conti pubblici, ma anche il futuro del mercato immobiliare, dei trasporti, della moda e del turismo. Una società che invecchia è una società che rallenta.

Tra le imprese, saranno le piccole e medie imprese (Pmi) a pagare il prezzo più alto. Da anni, in tutto il Paese, queste aziende denunciano gravi difficoltà nel reperire personale qualificato da inserire nei propri organici. La riduzione della popolazione attiva aggraverà ulteriormente questa emergenza, con il rischio di rallentare la crescita e la competitività del tessuto imprenditoriale nazionale. In particolare, le imprese del Centronord, dove i tassi di occupazione sono più alti, rischiano un vero e proprio

Serve un cambio di paradigma. Un vero “Patto per la Nascita”, che metta al centro il sostegno concreto alle famiglie. Proponiamo un massiccio impegno del governo: 1.000 euro al mese per ogni bambino dal secondo figlio in poi, dalla nascita fino ai 5 anni di età.

Non è una spesa, è un investimento. Quei 1.000 euro al mese non si “regalano”: ritornano nelle casse dello Stato attraverso l’aumento del Pil.

(Se lo Stato spende 1000 euro alla nascita questo genera una crescita in consumi pari a 2000-3000 € (tra beni per neonati, servizi, ecc.).

Più nascite significano più consumi, più domanda di beni e servizi, più posti di lavoro nei settori dell’educazione, dell’assistenza, del commercio e della sanità. Significano anche più contribuenti domani e meno dipendenza dall’estero per la forza lavoro.

Questa misura avrebbe un triplice effetto benefico: Stimolo alla natalità: sostenere economicamente le famiglie nei primi anni di vita dei figli significa ridurre drasticamente il costo sociale e personale della genitorialità. Rilancio del lavoro femminile e giovanile: con un adeguato supporto economico e servizi per l’infanzia, si favorisce il rientro delle madri nel mondo del lavoro e si sostiene l’equilibrio famiglia-lavoro. Investimento sul capitale umano: più bambini oggi significano più lavoratori domani, più contributi, più consumi, più futuro.

Tutte le 107 province italiane sono destinate a subire questa emorragia demografica. Ma se agiamo ora, possiamo invertire la rotta. Non si tratta di “dare soldi” alle famiglie, ma di investire nell’Italia di domani, proprio come si fa con infrastrutture o innovazione tecnologica.

Il tempo per agire è adesso. Le scelte che faremo oggi determineranno che Paese saremo tra dieci, venti, trent’anni. (fn)

[Francesco Napoli è vicepresidente nazionale Confapi e presidente Confapi Calabria]

L’OPINIONE / Giusi Princi: «L’Europa sia guida di pari opportunità per donne e territori»

di GIUSI PRINCI  – Il Primo Maggio non è una semplice ricorrenza: è il simbolo di una battaglia universale per i diritti, la dignità e la giustizia sociale. Una festa che unisce i popoli sotto un valore fondante delle nostre democrazie: il lavoro.

Il futuro del lavoro si costruisce nei territori e la Calabria che rappresento in Europa è una terra di straordinarie potenzialità e ricchezze che, nonostante le difficoltà iniziali, sta dimostrando che le sfide possono trasformarsi in opportunità di lavoro qualificato quando si investe sulle eccellenze locali e sull’innovazione.

Dignità, inclusione, solidarietà intergenerazionale sono i pilastri dell’Europa che vogliamo. Il lavoro deve essere il ponte tra crescita e giustizia sociale, garantendo a tutti – giovani e donne in primis – pari opportunità, retribuzioni e prospettive. È la visione che porto avanti al Parlamento europeo: un’Europa che non lascia indietro nessuno, che premia il merito e crea condizioni reali per consentire ai giovani di scegliere, crescere e costruire il proprio futuro. Un’Europa che applichi pienamente il principio della parità retributiva e promuova percorsi di crescita e valorizzazione anche nei settori tradizionalmente femminili.

Programmi come Erasmus+, che oggi include non solo la mobilità universitaria ma anche la formazione professionale e l’apprendistato, sono strumenti straordinari per accorciare le distanze tra i territori e ampliare gli orizzonti dei nostri giovani. Negli ultimi anni, migliaia di studenti calabresi hanno colto questa opportunità, acquisendo competenze che oggi permettono loro di essere protagonisti nei più innovativi settori produttivi della nostra regione. Mi sto impegnando per aumentare i fondi destinati a questo programma e ampliarne l’accesso anche a categorie finora sottorappresentate.

Il Primo Maggio è la festa del lavoro, ma anche della speranza. Deve essere la vostra festa, giovani d’Europa. Difendete il vostro diritto al futuro con coraggio, competenza e visione. Noi istituzioni dobbiamo garantirvi quelle opportunità che per troppo e per lungo tempo vi sono state negate. Lo dobbiamo a voi, lo dobbiamo ai nostri territori che, per svilupparsi, si devono avvalere del vostro talento. L’Europa c’è: ora tocca a noi renderla più giusta, più vicina e più vera. A partire dal Lavoro. (gp)

[Giusi Princi è europarlamentare]

L’OPINIONE / Walter Bloise: Basta violenze negli ospedali, subito misure concrete

di WALTER BLOISE – Ancora una volta un episodio di inaccettabile violenza scuote il pronto soccorso di Lamezia Terme, dove una infermiera e alcuni medici sono stati brutalmente aggrediti da un paziente. Un fatto gravissimo, che non può e non deve essere derubricato a “episodio isolato”.
La Uil Fpl Calabria da tempo denuncia lo stato di difficoltà in cui versano i presidi della sanità pubblica regionale, chiedendo con forza interventi urgenti per garantire la sicurezza di operatori e pazienti.

Le nostre proposte sono state chiare e puntuali: presidi di polizia fissi nei pronto soccorso; attivazione di sistemi di videosorveglianza efficienti; formazione specifica per il personale sulla gestione delle aggressioni; piani di assunzione straordinaria per ridurre i tempi di attesa e il sovraffollamento, causa principale di tensioni e riconoscimento dell’aggravante per chi aggredisce il personale sanitario, come già previsto dalla normativa nazionale.
Tutte queste richieste, avanzate in più sedi e ribadite più volte anche ai vertici istituzionali, sono rimaste in gran parte lettera morta.

Oggi assistiamo all’ennesima prova che ignorare il grido d’allarme dei lavoratori ha conseguenze drammatiche.

Non possiamo più aspettare, la misura è colma!

La Uil Fpl Calabria chiede risposte immediate: non bastano le dichiarazioni di solidarietà a posteriori, servono atti concreti per tutelare chi ogni giorno lavora per salvare vite, spesso in condizioni disumane. Proteggiamo chi ci protegge. (wb)

L’OPINIONE / Mariaelena Senese: Accelerare i procedimenti di autorizzazione di nuove cave per SS 106

di MARIAELENA SENESE – La partenza dei lavori su nuovi tratti della Strada Statale 106 rappresenta una notizia importante per la Calabria, ma rischia di diventare un’occasione mancata se non si interviene con urgenza su alcuni nodi cruciali.

Oggi il problema non è solo l’avvio dei lavori, ma la capacità di portarli avanti nei tempi previsti. Servono manodopera qualificata, ingegneri, tecnici e servono  materie prime. Da un lato c’è un’enorme necessità di personale e competenze, e per questo bisogna dare una forte accelerata alla formazione, sfruttando al massimo il sistema della bilateralità. Dall’altro, siamo di fronte a una vera e propria emergenza legata all’approvvigionamento dei materiali, ed è proprio per questo chiediamo alla Regione Calabria un piano cave aggiornato.

Bisogna accelerare i procedimenti di autorizzazione di nuove cave o di ampliamento di quelle esistenti, in particolare lungo l’asse Catanzaro – Crotone – Corigliano Rossano, per evitare che i cantieri rimangano fermi per mancanza di materie prime indispensabili come tutta la gamma degli  inerti.

Non possiamo parlare di cantierizzazione  se mancano i materiali per costruire il nuovo piano cave dovrà necessariamente tener conto delle quantità e qualità dei materiali inerti necessari per tutti i lavori di completamento della Statale 106 da Rossano a Reggio Calabria tenendo conto che un piano cave deve rispondere ad un quadro delle esigenze di medio lungo periodo.

Altro tema caldo è quello legato alla tratta Crotone – Rossano, per la quale sono previsti due interventi,  circa 70 km,  per un valore stimato di 5 miliardi e 200. Su questo tratto Anas ha completato la progettazione e l’ha trasmessa alla Regione Calabria per la Valutazione di Impatto Ambientale, in modo poi da poter aprire la Conferenza dei servizi.

Ma resta un punto fondamentale: allo stato attuale, non c’è ancora copertura finanziaria per questi interventi.

Chiediamo al Governo nazionale di reperire i fondi necessari per la tratta Crotone – Rossano e alla Regione di lavorare in sinergia con Anas per far avanzare la progettazione del tratto successivo, quello che collega a Reggio Calabria. Senza progetto, è impossibile anche solo chiedere finanziamenti.

La Statale 106 è l’asse strategico dello sviluppo calabrese, e ogni ritardo o sottovalutazione rischia di allontanare ulteriormente la nostra regione dagli standard infrastrutturali del resto del Paese. Questa è la madre di tutte le battaglie per la mobilità, la sicurezza e l’occupazione. (ms)

[Mariaelena Senese  è segretaria generale Uil Calabria]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Non si oscuri un momento che va ben oltre quello celebrativo

di FRANZ CARUSO – La richiesta formale proveniente dal direttore generale archivi Antonio Tarasco, inviata a tutti gli archivi di Stato del Paese, di rinviare o annullare ogni iniziativa programmata in occasione dell’Ottantesimo anniversario della Liberazione in segno di cordoglio per la morte del Pontefice, appare assurda e del tutto fuori luogo.

Negli Archivi di Stato, ammenoché il dg non sia a conoscenza di altro, solitamente non si balla e non si brinda, ma si organizzano manifestazioni sobrie e di qualità in osservanza a quella che è la mission di questi organismi indirizzata alla conservazione, tutela e valorizzazione della storia Patria.

Questo è ciò che si intendeva fare nell’ Archivio di Stato di Cosenza dove è stata annullata la mostra “Grido di Libertà” la cui inaugurazione si doveva tenere ieri pomeriggio.

Non è certamente mia intenzione agitare polemiche o alzare polveroni, ma è indubbio che annullare le iniziative poste in essere dagli Archivi di Stato per celebrare una data di immenso valore per la nostra Repubblica, in uno Stato Laico, qual è appunto la Liberazione dalla dittatura nazifascista, è eccessivo intanto perché va ben oltre gli obblighi da rispettare per il lutto nazionale giustamente dichiarato, quanto cozza con  la stessa concezione che della Cultura aveva Papa Francesco, per come ricordato, peraltro, dallo stesso Ministro Giuli nel suo messaggio di cordoglio in cui ha sottolineato il sostegno del Pontefice  «alla tutela dell’arte e della memoria storica; la sua voce è stata un veicolo di ispirazione per molti».

Ebbene si faccia ispirare il Ministro Giuli ed intervenga tempestivamente affinché non si oscuri un momento che va ben oltre quello celebrativo, rappresentando soprattutto un’occasione di riflessione, di ricordo e di gratitudine.

Di ricordo perché, per come mi piace ribadire, per proiettarci nel futuro è necessario conoscere il nostro passato facendone memoria per non ripeterne gli errori. Di gratitudine nei confronti di quanti, donne e uomini, si sono opposti a 20 anni di dittatura restituendo all’Italia la libertà ed a molti di loro è costata la vita. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]