L’OPINIONE / Franco Cimino: Il re bambino e il suo pianto, il popolo acceso e i guerrieri santi

di FRANCO CIMINO – C’è una foto che ha fatto il giro del Web. Gira e gira, sta invadendo il nostro Paese. Parte da Catanzaro. Da un metro quadro di un piccolo prato verde. Prato rettangolare, tutt’intorno al quale s’alzano, non molto, purtroppo, le tribune. Nel prato lottano, sotto pure la pioggia, una trentina di combattenti, sugli spalti il pubblico che li osserva tutti, sostenendone con vigore la metà. Quel rettangolo è un campo di calcio.

Quel pubblico è il tifo di tredicimila persone. La battaglia è una partita di pallone. Il motivo di essa è vincere. La ragione che la rende “drammatica” è superare il turno per accedere alle finali di un campionato di calcio e poter raggiungere dopo più di quarant’anni la massima serie. La Città è una città capoluogo di una regione piccola. Catanzaro e la Calabria. Stranamente, da noi, le realtà piccole invece che custodire gioielli autentici, pur se pochi ma preziosi, si fanno piene di un niente fatto di cose non buone. Questo niente complessivamente inteso si chiama povertà.

La Calabria è strapiena di questo niente in cui si sommano gli stessi record che stanno facendo di Catanzaro povera la degna capitale di una regione povera. Povertà è mancanza. Mancanza come privazione di beni e come assenza di forze. Manca il lavoro e quello che c’è stenta a essere qualificato mentre continua essere sottopagato e malpagato. Mancano le più importanti infrastrutture, specialmente quelle viarie, mentre le poche attive sono vecchie, precarie, brutte e pericolose. Le strade tra queste. Le scuole pure, mancano negli edifici nuovi e funzionali( per fortuna qualcosa su questo terreno da noi sta “ costruendosi”). Mancano gli ospedali nuovi e moderni e funzionali e una sanità che risponda almeno sufficientemente ai bisogni della gente.

Mancano istituzioni forti e una classe politica che di quelle auspicate ne sia degna. Motore, cioè, della forza di quelle e non la più importante causa della loro debolezza e della loro “negoziabile fragilità”. Manca un sistema produttivo che sia organico alla crescita e funzionale al Progresso. Un sistema che crei la ricchezza e una Politica che la sappia equamente distribuire tra gli artefici della stessa e i portatori di bisogni inalienabili. Manca quello spirito di solidarietà che almeno attenui gli egoismi, riduca l’ignoranza e crei una rete di effettiva collaborazione fra le parti sociali attive, che, nella messa a rete delle energie( scuole, università, mondo delle imprese e del lavoro, volontariato e chiese locali con le istituzioni in stretto raccordo)e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, costruisca, dalla visione più sognante, una nuova architettura del sociale e delle città in una regione-sistema organico di sviluppo per la nuova Calabria. La regione del territorio e dell’ambiente, del mare e dei monti. Delle intelligenze e delle culture.

E, per non finire, in questo contesto, mancano le strutture sportive. Qui da noi, nel capoluogo, quasi tutte. Manca, soprattutto, lo stadio, ché l’esistente è ormai il piccolo scrigno dei bei ricordi. Luogo romantico di pensieri lontani e di tenere nostalgie. In questo stadio stretti stretti stanno i tifosi belli. Sul suo campo si sta comperando una delle più entusiasmanti sportive. Quelle di una squadra di calcio che, povera e strutturalmente debole, con giocatori presi, in prestito o in regalo o a basso costo, un po’ di qua un po’ di là, sta praticando sotto la guida di un mago, il cuore del presidente, e l’entusiasmo di quei quattro vecchietti , proprio quattro, il gioco più bello delle due categorie più importanti. Basterebbe solo questo, valore unanimemente riconosciuto da osservatori e tecnici, per dirci soddisfatti. Ma farà di più. Molto di più. Un’impresa grande, solo a pochi incredibile, solo per pochissimi impensabile non per i tifosi. Non per i calciatori. Non per i catanzaresi, locali e calabresi, anche stasera distribuiti tra gli spalti e il televisore. Inchiodati e con il fiato trattenuto su questa terzultima battaglia. Ma su tutto questo campionario di grandezze sportive, spicca la più grande, quella umana. Essa di racchiude in quel metro quadro in cui si è inginocchiato un “ gigante” alla fine del tempo normale della partita col Brescia. Il gigante piange. A diritto. Viso aperto. Davanti alle tribune coperte.

Di spalle ai distinti. Piange come un bambino. Di gioia. É Pietro. Il nuovo re. Il capitano. Il comandante in battaglia. Pianse d’Amore. Per la squadra. Per i compagni. Per i due gemelli diversi, i padri della squadra. Piange per i colori del Catanzaro, la squadra sognata nelle partite di ragazzi a via Murano o sulla spiagge in estate. Piange per il sogno che sta realizzando, portare lui per mano i giallorossi nell’Olimpo del calcio nazionale. Ma non chiamatelo eroe. Pietro oggi è solo un bambino. Il nostro, che abbiamo visto crescere con gli occhi. E con il cuore. (fc)

L’OPINIONE / Michele Conia: Perché il SSN rischia il collasso se l’autonomia fosse approvata

di MICHELE CONIA – Nella mia audizione del 14 marzo scorso in Commissione Affari costituzionali della Camera, nell’ambito dell’esame del Ddl Calderoli, ho ribadito con coerenza e profonda convinzione le motivazioni per cui vada portata avanti la lotta iniziata nel 2018, rimarcando con fermezza la contrarietà al disegno di legge sull’Autonomia differenziata. Inoltre ho illustrato in che modo questo progetto possa approfondire il solco delle diseguaglianze territoriali già esistenti, prendendo in esame l’aumento della mobilità sanitaria, le liste di attesa sempre più lunghe, la carenza di personale medico e paramedico che, in quest’ultimi anni, è andato in pensione.

Incrociando i dati della Fondazione Gimbe e del rapporto Svimez – Save the children si evince che è la Calabria ad avere il triste primato della migrazione sanitaria con una mobilità oncologica che raggiunge il 43%. Considerando il fenomeno dei cosiddetti “viaggi della speranza”, ovvero dei flussi di pazienti che si spostano fuori regione per curarsi, si scopre che nei primi quattro posti per saldo positivo si trovano le 3 Regioni che hanno richiesto le maggiori autonomie Emila Romagna, Lombardia, Veneto (+ 10,7 miliardi) mentre 13 Regioni, quasi tutte del Centro-Sud, hanno accumulato un saldo negativo pari a 14 miliardi di euro.

La Calabria è anche maglia nera per le cure palliative e risulta sotto la media per l’assistenza degli anziani nelle rsa. È inaccettabile, che nel 2022, il 7,2% dei calabresi abbia rinunciato a curarsi dichiarando di non disporre di soldi per far fronte alle spese mediche presso le strutture private per ridurre i tempi di attesa, con una diminuzione della spesa annuale delle famiglie calabresi calata del 15% in un anno. Critico anche l’aumento della migrazione sanitaria dei pazienti in età pediatrica con punte del 23,6% in Calabria che è ultima anche per le prevenzione oncologica dove solamente il 42,5% delle donne tra i 50 e i 69 anni si è sottoposta ai controlli.

Tra un bambino nato nel 2021 in provincia di Bolzano, che ha un’aspettativa di vita in buona salute di 67,2 anni, e uno nato in Calabria, con un’aspettativa di vita di 54,2 anni, esiste un gap di ben 12 anni che si approfondisce a 15 se ci si riferisce alle bambine, stando alle rilevazioni della XIII edizione dell’Atlante dell’Infanzia (a rischio) 2022, dal titolo Come stai? di Save the Children.

Insostenibile, protesta il sindaco, la situazione dei piccoli pazienti per i quali i posti letto di terapia intensiva pediatrica sono pochi e mal distribuiti: si oscilla dai 6 posti in Calabria ai 46 della Lombardia e un bambino su 4 è ricoverato in reparti per adulti. Da recentissimi dati si apprende che in Calabria nel 2026 ci saranno 135 medici di medicina generale in meno e da gennaio 2023 mancano 24 pediatri di libera scelta.

È appena il caso di ricordare che, avendo intuito i gravi rischi per la democrazia e la vita economica e sociale del Paese, Cinquefrondi è stato il primo comune in Italia che, nel dicembre 2018, ha adottato una delibera contro l’attuazione del federalismo fiscale e nell’aprile successivo ha avviato il ricorso contro il sistema di perequazione del Fondo di solidarietà comunale, invitando gli altri comuni a fare altrettanto e raccogliendo 600 adesioni.

A pagarne le conseguenze non solo chi non vedrà rispettato il proprio diritto alla salute costituzionalmente garantito, ma anche medici e personale che rischiano di veder indeboliti i propri diritti di lavoratori e lavoratrici.

L’idea di autonomia regionale differenziata rischia di compromettere in modo irreparabile il principio di universalità dei diritti soprattutto in ambiti particolarmente delicati quale quello sanitario e non tiene conto delle enormi differenze oggi esistenti nelle diverse aree del Paese e soprattutto del divario in termini di ricchezza, infrastrutture e servizi. L’impegno dei sindaci, conclude Conìa, su questa partita è essenziale: non bisogna dimenticare che, una volta ratificate dal Parlamento, le intese governo-regione avranno durata decennale e non sono reversibili, se non per un recesso da parte delle regioni stesse. (mc)

[Michele Conia è sindaco di Cinquefrondi]

L’OPINIONE / Franco Cimino: La sera dei miracoli e della poesia

di FRANCO CIMINO – No, non è stata una partita. Neppure“ la partita”. Non è neanche quella partita. La più attesa. La più inquieta. La più appassionante. No, non è stata una competizione calcistica. Quel che abbiamo visto al Ceravolo non ha nulla a che vedere con il calcio. Con lo sport epico forse sì. Ma non col campionato. È accaduta una cosa stranissima, che richiama la magia o la religione. Se non corriamo il rischio di blasfemia, diciamo si tratti o di un un rituale di dominio degli accadimenti o di un miracolo. La divisione in due metà esatte di un qualcosa che mentre scrivo non so. La magnificenza si rivela in esse, metà combattimento, metà poesia. E i trenta in campo? Per metà guerrieri, per metà sacerdoti.

Per metà santi e per metà cattivi. E gli arbitri? Per metà dio, per metà diavoli. Ma la magia-miracolo più grande è stata la stretta correlazione tra guerrieri-santi-diavoli-sacerdoti e quella sorta di generale o Caronte, quella doppia metà di un Napoleone e un Garibaldi, che sono in un solo corpo l’allenatore e il presidente. E non è finita ancora. C’è il protagonista della serata. Viene da lontano, ha corso molto, gridato e cantato tantissimo. E non è mai stanco. Porta un nome che altrove si chiama pubblico o tifosi. Qui, invece, gente, popolo, cittadini, appartenenza, comunità, identità. La forza magnifica che fa di questo combattimento, di questa impresa sportiva, una festa. Una forza, che si spera si trasformi, nella spontanea meccanica stretta tra i due elementi di una comune appartenenza, la gente sugli spalti e quella nelle case e nelle strade, in una nuova forza civica che faccia di questa energia e di quella speranza inattiva, la nuova cittadinanza per la crescita complessiva della città.

Finalmente, tifosi e cittadini, nello stesso impegno per far crescere il capoluogo da tempo fermo al punto in cui sostanza e delusione, errori e proposte, proponimenti e inganni, la nostra realtà è stata lasciata. Catanzaro e il Catanzaro, Comune e Società, finalmente una sola forza. Una sola entità. La bandiera e il gonfalone. Le due aquile reali in una sola che sia imperiale. Non per conquiste territoriali, ma per l’unità delle tante Calabrie. Una volta divise in tanti campanili. Poi, in tante province. Oggi in tante squadre di calcio in odio tra loro. Stasera il colore giallo e rosso, il colore giallorosso dei mitici giallorossi, è diventato un altro colore. Un colore che non so. So solo che questa squadra di molti banditi e di altrettanti santi, ha preso anche me, con il nasino sempre all’insù, un po’ snob nei confronti di queste passioni minori, intendendo per maggiori quelle per la Politica e la Filosofia. Con in mezzo sempre la Poesia, che tutto lega col filo d’oro dell’Amore.

Stasera (sabato ndr) che politica, poesia, amore, si sono abbracciati su un rettangolo di gioco, la musica cambia. E io la suono con il mio cuore. Cuore antico, perché oggi il miracolo della magia, che si muove su poesia e filosofia, su quei due colori, che dai colli scendono per risplendere d’azzurro, sul mare quieto, mi portano lontano nel tempo. Quello in cui mio padre portava me bambino ai distinti. Mi riporta a quell’uomo, poi troppo fiaccato nelle fatiche sui suoi anni fragili, che seguiva il suo Catanzaro dalla radiolina sul comodino della sua stanza da letto chiusa. Mi riporta al suo pianto di quella prima conquista della serie A.

Quando neppure allora si giocò una partita di pallone. E neppure si vinse una guerra. Si scrisse solo Poesia. Che ancora resta. In tredicimila l’abbiamo declamata questa sera. Sera magica. Sera dei miracoli. (fc)

L’OPINIONE / Vincenzo Castellano: Le quote giovani potrebbero trasformare il panorama politico

di VINCENZO CASTELLANOIn Italia, un fenomeno preoccupante sta prendendo piede: quello della fuga di cervelli, con giovani talentuosi che lasciano il paese alla ricerca di migliori opportunità all’estero. Questa non è solamente una fuga geografica, ma una fuga da un sistema politico e sociale percepito come ostile o inadeguato alle aspirazioni della generazione più giovane. Al centro di questo esodo non ci sono solo questioni economiche, ma anche strutture di potere obsolete e disconnesse dalle realtà contemporanee che hanno alienato i giovani, facendoli sentire trascurati e spesso completamente esclusi.

La predominanza di una popolazione anziana, sia nella società sia tra gli elettori, inclina le politiche e le priorità verso gli interessi di questa fascia d’età, spesso a scapito delle necessità dei più giovani. Questo squilibrio è riflettuto nelle istituzioni, dove l’alta partecipazione degli anziani alle urne consolida una politica che perpetua lo status quo, limitando l’introduzione di riforme volte a favorire un rinnovamento generazionale.

Per contrastare questa dinamica, l’Italia necessita di una rivoluzione generazionale nelle sue istituzioni, che non si limiti a inserire giovani in ruoli marginali, ma che riformi le strutture di potere per renderle inclusive e rappresentative. L’introduzione di quote giovani, analogamente alle quote di genere, potrebbe essere una strategia concreta per assicurare una rappresentanza significativa dei giovani in politica, influenzando positivamente le decisioni legislative e garantendo che le loro esigenze e prospettive siano considerate.

Queste quote non solo obbligherebbero i partiti a integrare i giovani nei loro ranghi, ma garantirebbero anche un ruolo attivo e decisionale, vitalizzando il dibattito politico con nuove idee. Inoltre, l’impiego di giovani nei seggi durante le elezioni potrebbe servire come strumento formativo, aumentando la loro comprensione del processo elettorale e rafforzando il senso di appartenenza e responsabilità civica.

Implementare tali misure potrebbe stimolare un cambiamento significativo nel panorama politico italiano, riducendo il distacco percettivo tra giovani e istituzioni e incentivando una maggiore affluenza alle urne da parte di questa fascia d’età. Un rinnovamento del genere non solo equilibrerebbe la rappresentanza generazionale, ma rivitalizzerebbe una democrazia adattandola alle trasformazioni demografiche e culturali del paese. Il rinnovamento dell’Italia, quindi, è un progetto collettivo che richiede il sostegno di tutti i cittadini, invitando ogni generazione a collaborare per un futuro in cui l’Italia possa essere veramente “fatta e pensata dai e per i giovani”. Questo è un appello alla riflessione e all’azione: partecipare, votare, candidarsi e impegnarsi nella vita civica sono passi essenziali per chiunque creda in un futuro migliore per il nostro paese. (vc)

[Vincenzo Castellano è segretario Federale di Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Villa alla manifestazione “No Ponte” per ascolto e confronto

di GIUSY CAMINITI – I riflettori sono tutti puntati sulla manifestazione “No ponte” che si svolgerà sabato in città: una manifestazione che ci aspettavamo dopo i ripetuti incontri cui abbiamo sempre partecipato perché sempre siamo stati invitati della rete. Nel corso degli ultimi 18 mesi ci siamo confrontati in un dialogo che ha sempre rispettato le diverse posizioni assunte, facendo sempre tesoro delle reciproche informazioni con la condivisione dell’obiettivo di una democrazia davvero partecipata.

L’amministrazione comunale, in coerenza con tutto quanto fin qui fatto, parteciperà alla manifestazione ritenendo che la consapevolezza sia un’arma di tutela della comunità e del suo territorio. Sin dall’inizio (era dicembre 2023), abbiamo assunto la decisione che di ponte si parlasse in città anche nelle sedi istituzionali: la nostra aula consiliare è stata aperta ai dibattiti con i promotori del sì e con i promotori del no; tutte le manifestazioni che hanno avuto ad oggetto l’opera ponte in cui quest’amministrazione è stata invitata a partecipare ci hanno visto presenti e sempre coerenti nell’esprimere l’unica posizione che riteniamo sia corretta per la nostra città.
Una posizione che ci ha visto firmare, insieme al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà e al sindaco peloritano Federico Basile, la richiesta di sospensione della conferenza istruttoria al ministero delle Infrastrutture dei Trasporti: una sospensione che si fonda su un presupposto giuridico che riteniamo abbia reso maturi i tempi per la sua presentazione. Infatti, a seguito della richiesta di proroga da parte della società Stretto di Messina di 120 giorni per la presentazione delle integrazioni richieste dalla commissione di Via (valutazione di impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente, si sospende di diritto quella conferenza dei servizi le cui risultanze, però, non sono e non saranno per nulla irrilevanti per il progetto aggiornato del ponte sullo Stretto.
Abbiamo detto più e più volte che la credibilità dell’azione politica si fonda sull’utilizzo di un nuovo paradigma, un metodo scientifico serio ed appropriato all’impatto che l’opera avrà sui territori, specialmente sulle città di villa San Giovanni e di Messina. Abbiamo atteso di vedere le carte dell’aggiornamento progettuale e già il 12 aprile scorso abbiamo costruito e condiviso con la comunità, in un consiglio comunale aperto, quelle che sarebbero state le nostre osservazioni al ministero dell’ambiente in merito alla valutazione di impatto ambientale. In quel consiglio comunale aperto ci siamo confrontati con la città, con le istituzioni presenti, con le diverse associazioni e con il comitato no ponte e da tutti abbiamo tratto spunti. Come detto in quell’occasione ci confronteremo con i nostri cittadini espropriandi, sempre in consiglio comunale aperto, prima della presentazione delle osservazioni al piano particellare degli espropri il cui termine scadrà il prossimo 2 giugno.
La sospensione della conferenza dei servizi al Mit oltre che essere giuridicamente fondata (il Mit, infatti, non potrà esitare il progetto del ponte senza aver prima acquisito il parere della commissione Via Vas ) è anche una decisione di buon senso: la politica non deve correre ma riflettere in un momento in cui sono i tecnici a dover dare risposte che, tra l’altro, servono non soltanto ad una commissione ministeriale per esprimere il parere dovuto per legge, ma soprattutto ad un’intera comunità per potersi determinare consapevolmente e responsabilmente sulle decisioni future.
La via della partecipazione democratica è, indubbiamente, la più difficile ma è anche l’unica che potrà rendere tutta la città conscia del proprio futuro.
A noi amministratori il compito di difendere il territorio, tutelare i diritti dei villesi, rappresentare nelle sedi istituzionali le diverse voci.
Per ascoltare, per confrontarci, per esprimere il nostro punto di vista, parteciperemo sabato anche noi.
Confidiamo di avere nei prossimi giorni una risposta dal ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti che accolga la richiesta venuta dai tre sindaci: la richiesta, appunto, di una sospensione fino al 12 settembre o fino a data successiva (qualora si proroghi l’integrazione da parte della Stretto Di Messina), al fine di acquisire tutti gli elementi di valutazione e di ripristinare anche temporalmente il lavoro delle commissioni dei due ministeri. (rrc)

L’OPINIONE / Franco Cimino: La Francia di Alliance Français e la Scuola al Comunale

di FRANCO CIMINO – Forse è proprio vero che il mondo nuovo può nascere dai ragazzi. Questi, i nostri, che pensiamo troppo pigri o troppo timidi, o troppo disimpegnati. Ovvero, molto superficialmente ondeggianti tra la schiena curva su quegli aggeggi della tecnologia avanzata e la schiena piegata su falsi modelli della modernità bugiarda. I nostri ragazzi, che con la più rapida digitazione credono di comunicare col mondo e invece si imprigionano nella stanzetta del proprio piccolo mondo. Un mondo chiuso anche a sé.

Al proprio io nascosto. Agli altri, che non siano il like sulla piazza virtuale dell’ inesistente. Ma, sorprendentemente sono loro a “scandalizzarci” del bene che fanno e che di più possono fare. A stupire del Bene che sono. Del Bello che nasce dalle loro mani e si proietta dai loro occhi illuminati. Come la fantasia che vola sulle ali dei sentimenti. Ché i nostri ragazzi ce l’hanno davvero. Fantasia, sentimenti, creatività, intelligenza. Stupore. Hanno lo stupore, sì. Dentro. Sono così belli i nostri ragazzi quando hanno la possibilità di credere nella loro bellezza e nella capacità di poterla mostrare al mondo.

Questa possibilità che si può definire opportunità o spazio di conoscenza dell’altro e della realizzazione di sé, si chiama Scuola. La nostra, quella italiana, da tempo in crisi. Anche per la confusione di ruolo. Anche per l’eccessivo carico che le viene imposto dalla famiglia in difficoltà già di suo per colpa di una società che ha indebolito il valore della famiglia, per “deizzare”solo quello del mercato, in cui le stesse persone sono individui sugli “scaffali”. Questi ragazzi belli e questa scuola bella, li ho visti stamattina. Al teatro Comunale, dove per due ore, pubblico centinaia di altri ragazzi, hanno portato in scena un lungo racconto della vita vera attraverso una lingua universale, il francese. La lingua per quanto trascurata e sacrificata a quella più economicamente utile al globalismo economico. La giustizia, i diritti delle donne in quelli della persona, i poveri come prodotto della povertà e questa della ingiusta ricchezza, la patria come diritto della terra dei padri. E le patrie. E le terre da conservare non più da occupare.

E il mare che è di tutti, come la terra che è una sola. Unica. Intera. E la Pace, quella vera, che è il campo fiorito in cui vivono tutti quei valori. Tutte queste tematiche in un racconto solo. Unitario. Narrato con semplicità e snellezza tanto che le ore stanno passando senza che l’orologio protesti. L’emozione sala impetuosa e dolce in sala. Sale come le grida di giubilo e gli applausi della platea. Un racconto per immagini, recitazione, balletti, poesie, musiche e canzoni. Tutti rigorosamente in lingua francese. Tutti provenienti dalla cultura e dall’arte di questa magnifica Nazione, che se si liberasse dei fuochi di ritorno dell’antica grandezza, sarebbe davvero la sorella più bella dell’Italia. Impressiona la capacità artistica e la preparazione di tutti gli interpreti. Chi li ha preparati tra i loro professori, ha dimostrato di che qualità magistrale e di quali cattedre si componga la Scuola nuova che desideriamo.

Qui, oggi, ne abbiamo sperimentato la certezza che possa realizzarsi presto, se i governi la smettessero finalmente di mettere sempre le mani su di essa, saltando per intero il Parlamento e il mondo della cultura e della stessa scuola, mai finora chiamati a discuterne e a offrirne idee e proposte di valore. Bravi bravi bravi a non finire. Tutti. Io che non interrompo l’emozione profonda per questo spettacolo straordinario mi incanto, mentre dal teatro scrivo, quando sul finire vedo salire sul palcoscenico Marie Crhistine Vadoonne, la scrittrice immensa che avevo, tre giorni fa, incontrato con l’altro grande scrittore di origine marocchina, Kebir Ammi, al Grimaldi della sensibile preside, Cristina Lupia, per discutere di due loro libri tanto poetici quanti attuali. Ringrazia Marie Cristine con la finezza dei suoi sentimenti.

E poi legge, con l’eleganza e la bellezza della sua persona, un testo intenso in ogni suo passaggio. Bella Marie, proprio bella. Una bellezza, la sua, che fa tanto bene alla Calabria. Tanto che ci verrebbe voglia di trattenerla qui. Per sempre! Ma tutto questa meraviglia oggi non avremmo potuto goderla senza la grandezza di una Donna tra le più belle. La signora della Città. La principessa di Catanzaro per eleganza e finezza uniche. E per l’umiltà con cui indossa tutte queste straordinarie qualità.

É Fernanda Tassoni, che attraverso la sua Associazione “Alliance Français”, anche oggi regala al capoluogo e alla Calabria, pezzi d’anima di arte della cultura francese. E gratuitamente, come lei ama ripetere perché la “cultura” non si commercializza, aggiungerei io. Giornata bellissima, grazie al Liceo socio-pedagogico-linguistico-coreutico Campanella di Lamezia, della tanto apprezzata preside Susanna Mustari che ha offerto per intero i ragazzi “ spettacolari” e lo spettacolo preparato con molta cura. E grazie al Galluppi di Corso Mazzini, all’IC Don Milani, al De Nobili, al Grimaldi. Al liceo di Locri.

Elegante e brava, come sempre la conduttrice della giornata, Eugenia Ferragina, che di Alleance é molto di più che l’addetto stampa. Ah, dimenticavo: dei brani recitati e dei testi delle canzoni ho capito tutto e non perché avessi recuperato dalla memoria il francese della mia lontana scuola media. Ho capito per merito della rappresentazione, delle capacità espressive dei protagonisti. E di questa lingua che, unita all’arte, parla un linguaggio universale. Il che ci restituisce la più vecchia delle domande: «ma perché gli uomini e i popoli e le razze non si capiscono e non si parlano se parliamo tutti la stessa lingua, la lingua dell’Umanità?». Ecco, in questa domanda finale la lezione odierna. (fc)

L’OPINIONE / Raffaele D’Agostino: Il nostro no all’Ecovillaggio non è razzista per benessere della comunità

di RAFFAELE D’AGOSTINO – Non capisco la difficoltà di realizzare il progetto dell’ecovillaggio per i migranti nel Comune di San Ferdinando. Nell’ultima seduta del Consiglio comunale è stato travisato il mio intervento creando solo sterili e diffamatorie polemiche.

Ci tengo a precisare che la maggioranza dell’Assise ha detto “no” all’ecovillaggio per i lavoratori immigrati respingendo così l’atto che prevedeva la variante allo strumento urbanistico per cambiare la destinazione d’uso da area industriale ad area di civile abitazione. Perché dobbiamo spostare il villaggio in un altro Comune quando ci sono tutti gli spazi necessari ed utili nel comune di San Ferdinando?

Vogliono fare un villaggio eco-sostenibile per poi trasformarlo in un nuovo ghetto? Mi sono sempre assunto la responsabilità delle mie azioni e non ho nessun ripensamento anche perché il mio impegno è esclusivamente per il benessere della comunità. Una cosa è certa, queste reazioni scomposte non so se scaturiscono da delusioni personali o da altro a me non noto.

Non ci appartengono deviazioni razziste né determinazioni assunte per danneggiare qualcuno, ma solo nell’interesse della collettività a cui ognuno di noi deve dar conto. Peraltro, il richiamo all’impossibilità di continuare ad ospitare nel comune di San Ferdinando l’eventuale villaggio perché ricadente in zona Zes è di tutta evidenza fuorviante e non corrispondente alla realtà.

Se così fosse, poiché tutto il territorio dell’Italia meridionale è per legge Zes, non sarebbe possibile da nessuna parte dare seguito a tale progetto. (rda)

[Raffaele D’Agostino è consigliere d’opposizione a Gioia Tauro]

L’OPINIONE / Roberto Marti: Il Sud non ha bisogno della Bolkestein, c’è la risorsa spiagge

di ROBERTO MARTI – È assurdo constatare come le diverse interpretazioni che in sede giudiziaria stanno emergendo, in questi giorni e ancora in queste ore, sull’applicazione della Direttiva Bolkestein rischiano di far saltare la stagione turistico-balneare alle porte. Non è ammissibile. È improcrastinabile che il Governo e il Parlamento si riappropriano della dignità del proprio ruolo, nel caso sollevando anche la questione del conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale.

In Italia e particolarmente nel meridione l’applicazione della disposizione europea non è necessaria e sicuramente non è urgente dal momento che la risorsa spiagge non è scarsa. C’è e ci sarà tempo e modo per rivedere le geometrie delle concessioni e quel tempo non è sicuramente adesso con l’estate imminente.

In un contesto contraddistinto da un quadro giurisprudenziale del tutto incerto e a tratti incompleto, appare chiaro quanto logico che il riordino del settore debba essere preceduto dal completamento dell’attività istruttoria sulla reale scarsità della risorsa spiaggia.

Si tratta di una necessità ritenuta fondamentale dal legislatore italiano che, approvando l’emendamento a mia prima firma, presentato al Decreto Milleproroghe, ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un tavolo tecnico che si è  occupato proprio di effettuare questa ricognizione partendo dai dati in possesso del Ministero Infrastrutture e Trasporti e affinando le modalità che porteranno alla definizione dei criteri per la determinazione della scarsità della risorsa e che ad oggi dall’esito lapalissiano: l’Italia non ha bisogno di applicare la Bolkestein.

Ecco perché oggi è quanto mai necessario ed urgente intervenire con una norma che garantisca la continuità delle aziende che operano nel settore turistico ricreativo sulle coste demaniali marittime e metta al riparo i sindaci da eventuali responsabilità legate ad una oggettiva situazione di incertezza, permettendo così di continuare l’interlocuzione avviata con la Commissione Europea per giungere finalmente al riordino del settore.

La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo, assumendosi le responsabilità delle proprie scelte. E in questo la Lega ha sempre affrontato le vertenze, nate dalle giuste rivendicazioni degli operatori economici italiani, a testa alta e senza paura. La difesa dell’interesse nazionale di un settore strategico, come quello del turismo balneare che vale circa 6 punti percentuali del Pil, può spingere il legislatore – conclude Marti – a disciplinare la materia e a difendere la propria scelta di diritto, fino anche alla Corte di Giustizia europea, organo super partes rispetto agli interessi legittimi dei singoli Stati membri che fanno parte dell’Ue. (rm)

L’OPINIONE / Vincenzo Capellupo: Dopo anni di promesse, arrivano i fatti della Giunta Fiorita per sede Tgr a CZ

di VINCENZO CAPELLUPO – Il proficuo dialogo avviato dal sindaco Nicola Fiorita con i vertici nazionali e locali della Testata Giornalistica Regionale della Rai costituisce una novità assoluta lungo il percorso per restituire autorevolezza e centralità al Capoluogo di Regione, anche nell’ambito del servizio pubblico radio televisivo.

Questa apertura, senza precedenti, non era affatto scontata considerando che il problema della copertura nel servizio pubblico del Capoluogo, sede anche della Cittadella Regionale, e della sua provincia si presenta da anni. Da molto tempo, infatti, l’opinione pubblica aspetta e sollecita risposte senza che la politica sia stata mai in grado di costruire soluzioni di sistema, al di là di qualche promessa o piccola risposta del momento.
Certo, il percorso futuro andrà costruito con il nuovo CdA che dovrà essere nominato, ma la soluzione individuata per il breve periodo, con la destinazione di due giornalisti su Catanzaro, lascia ben sperare che l’obiettivo finale di una redazione staccata della TgR nel Capoluogo possa essere raggiunto. Questo perché il Sindaco e con lui la città sono riusciti con pazienza e determinazione a comporre, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, un confronto utile, produttivo e non di facciata.
Ora non resta che tenere alta l’attenzione affinché, step by step, le cose prendano concretamente corpo e l’area centrale della Calabria possa ottenere l’attenzione e la visibilità che meritano.
L’Amministrazione comunale ha dato ampia dimostrazione di voler fare sul serio e dopo averci messo, come suol dirsi, la faccia non c’è da dubitare che continuerà sulla strada intrapresa. Sarebbe, però, opportuno che anche gli altri rappresentanti del territorio a diversi livelli ci mettano del loro e contribuiscano al raggiungimento del risultato definitivo nell’interesse dei calabresi e del servizio pubblico in Calabria. (vc)
[Vincenzo Capellupo è consigliere comunale di Catanzaro]

L’OPINIONE / Maria Limardo: Lascio una città migliore di come l’ho trovata

Il mio mandato si avvia al termine e ritengo giusto condividere con voi, con i miei cittadini innanzitutto, i risultati del mio mandato, che non è stato “normale” tanti e tali sono stati gli eventi che lo hanno caratterizzato.

Ho lavorato sodo in questi anni insieme alla mia squadra, abbiamo affrontato difficoltà di ogni genere. Il Covid ci ha fermati per un anno e mezzo interrompendo bruscamente ogni attività.  Al mio insediamento avevo trovato un fondo cassa pari a 13 milioni di euro, ora sono quasi il quadruplo, 40 milioni. Inoltre, sono stati interamente ricostituiti tutti i fondi vincolati, compresi quelli per la famosa tangenziale che erano stati utilizzati per altre spese: chi verrà dopo di noi potrà finalmente pensare di riavviare la progettazione di quell’opera strategica”. Sottolineato, inoltre, il lavoro sull’abbattimento del disavanzo, che oggi ammonta a meno di 30 milioni a dispetto degli oltre 50 del 2019. E grazie alla firma del Patto Salva Città, il Comune ha avuto accesso ad un decreto attraverso il quale il ministero erogherà per 10 anni una quota in grado di ripianare buona parte del disavanzo.
Grazie all’opera di risanamento totale, l’Ente è finalmente in condizione di operare nuove assunzioni: 90 sono quelle previste nel triennio, tra progressioni e nuovi assunti. Nel 2019 abbiamo fatto fronte a tutto con un solo dirigente, oggi ce ne sono ben cinque ed un sesto arriverà presto. Anni di lavoro percepiti anche nei numeri: 1415 delibere di giunta e oltre 500 delibere di consiglio comunale.
Abbiamo adottato dopo decenni il Piano strutturale, abbiamo avviato la riqualificazione del Pennello a Vibo Marina, eliminando inoltre il vincolo idrogeologico su gran parte del territorio. Abbiamo avviato una lotta all’abusivismo e una serie di demolizioni mai viste prima. Abbiamo ristrutturato beni confiscati che da qui a poco verranno consegnati alle Associazioni.
Accanto al risanamento del bilancio, l’altro motivo di vanto è stata senza dubbio la capacità di mettere a terra opere pubbliche per circa 160 milioni di euro. Grazie ad una strategia ed una visione di città chiara, trasformata in progetti capaci di attrarre finanziamenti, abbiamo posto le basi, ed in molti casi avviato concretamente, una serie di interventi in grado di cambiare il volto della città e delle frazioni: dai fondi Pnrr alla rigenerazione, dalla messa in sicurezza all’edilizia scolastica, nulla è rimasto in sospeso.
Mi verrebbe fin troppo facile parlare di una raccolta differenziata che si attesta ormai su oltre il 70% di media annua, ma per noi Ambiente ha significato in generale qualità della vita a 360 gradi. E lo abbiamo dimostrato in più campi.
La soddisfazione più grande è senza dubbio rappresentata dall’elezione di Vibo a Capitale italiana del libro, ma soprattutto ciò che ha lasciato in eredità: nuove librerie che hanno aperto, gli editori vibonesi che si sono riuniti in Comitato, e soprattutto l’Orchestra Sinfonica della Calabria, una delle poche Ico in Italia, che ha sede a Vibo e lavora in stretta sinergia con il Conservatorio Torrefranca.
Sono stati cinque anni difficili ma belli. Ricchi di soddisfazioni, costellati da tanti eventi. Di una sola cosa ho certezza: ho la coscienza a posto perché ho fatto tutto quanto era in mio potere. Oggi consegno questa relazione, che è il sunto del mio mandato, e non ho la presunzione di dire che ho fatto tutto bene. Ma di certo posso dire a testa alta che nulla potevo fare di più. (ml)
[Maria Limardo è sindaco di Vibo]