L’OPINIONE / Franco Cimino: La stupidità dei fatti di Crotone e di Reggio

di FRANCO CIMINO –  I fatti di Crotone non hanno nulla a che vedere col calcio, né con quello giocato, né con quello parlato. Non c’entrano neppure con il teppismo, neanche con una qualsiasi forma di squadrismo. L’assalto ai quattro calciatori del Crotone, per giunta fuori dallo stadio, lontano da una partita, nel luogo in cui-una semplice spiaggia assolata del primo sole estivo-le famiglie si ritrovano per vivere un momento di intimità rilassante, non hanno nulla a che vedere con la delinquenza, né grande, né piccola.

Non fanno riferimento alla disperata “gioia” di imitare gli scenari di guerra in attesa di quelle vere tanto desiderate. Quei fatti non si riferiscono neanche lontanamente a tutto, o a una sola cosa, di questo. Sono manifestazioni chiare di grande stupidità. Il male a volte nella stupidità meglio si nasconde e più duramente colpisce. Agisce indisturbato, perché non è atteso. Non è previsto. Nè in quel dato giorno.

Nè in quella forma. Il male derivante dalla stupidità è più pesante, perché libera l’istinto, non controlla la forza, scatena la violenza senza limitazione alcuna. Non si ferma dinanzi al pericolo neppure per chi la muove, in quanto incapace di comprenderlo anche nelle conseguenze gravi che determina. Libera, la stupidità, l’ignoranza rozza degli autori dei fatti stupidi. E la cattiveria, la più gratuita, perché priva di scopo colpisce tanto per colpire. Fa male tanto per far male. Il primo male, quello assurdo e imperdonabile, è la violenza. Essa è più pesante quando è rivolta contro la persona, la sua integrità fisica e psicologica. La sua sicurezza. Il diritto alla sicurezza. È pesante e grave, perché, in quel luogo interessato, c’erano tante persone che si sono spaventate e scandalizzate.

C’erano, a subirla direttamente sul piano psicologico almeno, i familiari dei calciatori, le loro mogli, probabilmente anche i figli. Quella violenza, pertanto, è così stupida che si fa forte della vigliaccheria che la sostanzia. Essere in tanti, e violenti, contro persone indifese e disarmate di tutto, è vigliaccheria allo stato puro. Li vorrei vedere quei “soldatini della guerra di cartapesta” singolarmente affrontare uno solo di quei muscolosi atleti. Uno contro uno. In un bel ring, con tanto di arbitro. Non solo non salirebbero sul tappeto bianco, ma starebbero a mille miglia dal palazzetto. Quella violenza è stupida, perché fa male, tanto male, al Crotone calcio, quella società che in soli dieci anni ha fatto del calcio crotonese una illuminata vetrina sportiva, restituendo, con suoi straordinari risultati, alla Calabria il calcio della massima serie.

Quella violenza è più gravemente stupida perché fa molto male alla città, la nobile e civile Crotone, una delle più ricche “capitali” dell’Antica Magna Grecia, oggi nuovamente infangata da stupidi atti di violenza, che non le appartengono. Tutto questo per il gioco del pallone? Ma cosa c’è di più stupido che muover le guerre urbane, inventando ogni volta un nemico diverso, per una partita di calcio? E per un risultato negativo o per un campionato andato male, come se, grande stupidità aggiuntiva, la squadra del proprio cuore e i suoi giocatori, giocassero da soli, senza avversari che li contrastassero? Stupidità piena è annullare completamente lo spirito sportivo che è ragione profonda di qualsiasi gara e competizione agonistica.

Quello spirito che rispetta la sconfitta e gli sconfitti, e non idolatra la vittoria e i vincitori. Quello spirito che assegna uguale dignità a tutti i calciatori in campo, grazie ai quali il pubblico si diverte e la partita si riempie di ogni bellezza. Occorre fermare questo assalto della stupidità allo sport. Come ogni atto che estende la sua violenza ad altri campi della vita e delle persone e della società. L’assalto di ieri da parte di un piccolo esercito di stupidi alla troupe di Rai Calabria, che stava lavorando a Reggio Calabria, è uno di questi. Gravissimo, non solo perché attenta alla libertà d’informazione, come da retorica “politica” è stato scritto attraverso comunicati stampa asciutti e ciclostilati, da più parti. Lo è perché colpisce al cuore le norme più elementari del rispetto umano, in cui quello per il lavoro è ragione profonda della dignità umana e del nostro essere al servizio della comunità.

È gravissimo per il suo continuo allontanarsi dal valore della vita, in cui la tranquillità del vivere cammina con la sicurezza della propria persona. Valore della vita in cui libertà di espressione e di movimento personale è fondamento della Libertà. Libertà della persona. E libertà che muove ordinatamente Democrazia, il sistema dell’organizzazione della vita dei cittadini nel rapporto con le istituzioni “più perfetto” che ci sia in questo mondo delle imperfette contraddizioni. L’atto di stupidità consumato a Reggio Calabria con la violenza perpetrata ai danni di giornalisti e operatori della Rai Tre, è più grave ancora perché, più volte negli anni e di recente nuovamente, è preceduto dallo stupido attacco che questa politica a turno, a seconda degli interessi personali o partitici toccati, lancia nei confronti dei giornalisti per le presunte scorrettezze, pubblicamente denunciate, consumate ai danni di fatti considerati alterati o scorretti.

La violenza delle parole talvolta sollecita, o prepara alibi giustificazionisti, quella dei violenti per tendenza naturale alla stupidità comportamentale. Questo nostro Paese sta abituandosi a considerare la violenza come atto inevitabile delle nuove dinamiche per la soluzioni dei problemi sociali, anche quelli di relazione fra gruppi e persone. È evidente che la crescita progressiva della violenza sia diventata intollerabile. Occorre porle un freno subito! Le vie per farlo sono molteplici, vecchie e pure note. Si parta dalle scuole e dalle famiglie per educare i ragazzi alla non violenza.

Al rispetto per l’altro e al riconoscimento del valore dello sport come mezzo anche di formazione personale, soprattutto in direzione della scelta della pratica sportiva da parte di tutti. Fare il calcio, giocandolo, per dare un calcio alla violenza, all’ignoranza e alla stupidità che dell’ignoranza nutre la violenza, è un obbligo piacevole da “imporre” con i nuovi processi formativi. Da inventare rispetto a quelli oggi proposti. Sport in tutte le scuole, da dotare di palestre e di piccoli impianti sportivi, per la pratica di diversi sport. E spazi aperti per lo svolgimento di attività motorie e  “ricreative” per tutti. Chi fa sport ogni giorno scarica, è risaputo, più facilmente gli stati di tensione e quella sorta di aggressività incamerata in questa società troppo frustrata dalle problematiche sempre più gravi che l’affiggono. Una mente liberata da stress libera il cuore. Che si apre alla gioia. Anche di incontrare l’altro. Di vivere in famiglia. Di stare in gruppo. Di fare amicizia e di conservarla. Di rendere insieme le Città felici. Ché le Città, hanno questo come compito primario, costruire le condizioni per la felicità dei cittadini.

La Pace, come affermo da sempre anche durante le mie mie lezioni a scuola, parte da qui. Dal nostro piccolo mondo. Ché non vi sono le guerre degli altri se manteniamo accesse quelle dentro di noi. (fc)

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Celebriamo il mare, la risorsa naturale più preziosa

di GIUSY IEMMA – Anche quest’anno la Giornata Nazionale del Mare si rinnova nell’accendere i riflettori sulla risorsa naturale più preziosa e sull’importanza di mettere in campo ogni azione utile per proteggerla e valorizzarla. Per celebrarla, stasera il monumento del Cavatore si illuminerà di blu.

Il nostro mare costituisce uno scrigno di bellezza, uno dei motori di sviluppo che può fare la differenza nella crescita del territorio. Un’opportunità di indotto che per troppo tempo é stata sottovalutata e non considerata per quanto merita. Catanzaro nell’ultimo anno ha deciso di raccogliere questa sfida, ponendo le basi di una nuova economia specifica legata al mare, finora non presente. L’essere stati designati città Bandiera Blu 2023 ha rappresentato un grande stimolo in grado di attivare nuove relazioni e nuove iniziative, nel solco della sostenibilità e dell’inclusione sociale.

È soprattutto sul fronte dell’educazione ambientale e della sensibilizzazione dei più giovani – grazie all’avvio del progetto Eco-Schools – che l’Amministrazione comunale ha giocato una partita ambiziosa, dimostrando di essere cresciuti tanto, come evidenziato pubblicamente anche dal presidente della Fee, Claudio Mazza.

Al fianco del sindaco Nicola Fiorita, ho risposto con entusiasmo all’invito del Forum nazionale sull’economia del mare di offrire la testimonianza di una città che vuole fare di Bandiera Blu un’opportunità preziosa di cambiamento, promuovendo la cultura della sostenibilità specialmente tra i più giovani. Abbiamo avuto modo di ascoltare dalla voce diretta degli altri sindaci, come l’esperienza dell’ecolabel sia servita anche a migliorare le condizioni delle città. In particolare, riprendendo le parole del Presidente Mazza, in questa sfida è fondamentale il ruolo dell’educazione, perché se non è coinvolta tutta la comunità il percorso diventa molto in salita.

Da questo obiettivo condiviso, Catanzaro vuole partire guardando al mare come volano, ancora in parte inesplorato, di economia e di sviluppo. Un settore il cui valore aggiunto in Italia ammonta a oltre 160 miliardi, che equivale al 9,1% dell’intera economia nazionale. Lavoriamo, dunque, per rendere questo comparto un elemento strategico anche per il Capoluogo di Regione, puntando sulla formazione e sulla consapevolezza del patrimonio di cui è ricca la città tra i due mari. (gi)

[Giusy Iemma è vicesindaco di Catanzaro]

L’OPINIONE / Pasquale Iannuzzi: Orgoglioso di essere meridionale

di PASQUALE IANNUZZIRicordo che  nel  giornalino che, un po’ più che locale, dirigevo negli anni Novanta, già parlavo  della tendenza del meridionalista per il Nord: «ossia  il politico del momento o l’uomo di cultura che, per non sentirsi inferiore a chi proponeva progetti, iniziative ecc., che avrebbero contribuito a cambiare il volto del nostro Mezzogiorno, si prodigava, con tutte le sue forze,  conoscenze e strutture a propria disposizione, per affossare, non far realizzare o distruggere i vari progetti, solo per il motivo di non sentirsi inferiore o incapace rispetto a chi li aveva proposti o li stava realizzando». 

Nel mio comune (Altomonte) negli anni ‘60, l’Iri (Istituto Ricostruzione Industriale) tramite la Sme (Società Meridionale Elettricità) in un ampio progetto – dal produttore alla trasformazione e infine al consumatore –, interessando importanti aziende come Cirio, Findus ecc.., investe e crea una delle più grandi aziende agricole meridionali per la produzione di pesche, dando lavoro a centinaia di operai. Solo quando l’Iri decise di dismettere investimenti in tali attività agricole, tagliando i rami verdi e non quelli secchi. Ci fu il silenzio totale  del sindacato e  della politica sia locale che regionale.

Ancora, ricordo quando, il parlamentare Costantino Belluscio, nel 1983 propose in Parlamento la istituzione di Castrovillari provincia, cosa che sarebbe stata all’epoca possibile. I primi ad opporsi alla realizzazione furono  i politici del territorio

Per non parlare di Giacomo Mancini, sia per la realizzazione dell’autostrada sia nel castrovillarese per la tessile Inteca. Oppositori agguerriti per la prima: per danni ambientali, per la seconda: definita una cattedrale nel deserto.  

Nel 1991 si stava progettando nel mio comune un termovalorizzatore, che più di trenta anni fa veniva chiamato Inceneritore ma le funzioni erano identiche (trasformare la nettezza urbana in  energia e calore), previsti più di 150 posti compreso l’indotto. Fu subito una rivolta popolare manipolata.

Andiamo dunque ai giorni nostri.

La Baker Hughes, vuole investire nel porto di Corigliano Rossano 60 milioni di euro ( produzione di moduli per la compressione del gas per produrre energia) con una 

occupazione di 200 unità. Subito pronta la opposizione con formazioni, così come si dice oggi, dei famosi comitati per il NO. Vedremo come andrà a finire.

Finalmente si parla con concretezza della realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, con migliaia di unità lavorative ma la suonata non cambia: politica, sindacati e comitati per il no nascono come funghi.

Parlare un po’  di sanità in Calabria non guasta, oggi che, dopo moltissimi anni, si comincia a muovere qualcosa, escono gli oppositori del momento, che sono tutti coloro che nei decenni precedenti non sono riusciti a proporre o realizzare niente. 

La storia cambia, il tempo passa  ma la mentalità resta quella di sempre

A questo punto e per non citare altri e tanti episodi dico: orgoglioso di essere un Meridionale, ma non meridionalista per il Nord. (pi)

[Pasquale Iannuzzi è già assessore comunale e sindacalista]

L’OPINIONE / Gianluca Pio Falbo: Lo stato di abbandono delle strade provinciali di Cosenza

di GIANLUCA PIO FALBO – Le strade provinciali, anziché costituire un elemento di connessione e sviluppo, si sono trasformate in vere e proprie trappole per automobilisti e pedoni. Queste arterie, essenziali per la viabilità e lo sviluppo socio-economico del nostro territorio, sono ridotte a allo stato di un colabrodo, mettendo a rischio la sicurezza di chi le percorre e compromettendo l’immagine della nostra comunità.

Mentre l’Amministrazione Comunale di Cassano allo Ionio si impegna con determinazione per preparare il territorio, anche in vista dell’ormai imminente arrivo della stagione estiva, garantendo livelli eccellenti di viabilità, pulizia e manutenzione del verde, l’Amministrazione Provinciale sembra disinteressarsi completamente delle sue responsabilità. È inaccettabile che mentre noi facciamo sacrifici per migliorare il nostro territorio la Provincia lasci le strade di sua competenza nell’oblio, nell’abbandono e nell’incuria più totale».

Il problema riguarda quasi tutte le strade Provinciali ricadenti nel cassanese: Doria – Sibari, Cassano – Monte, Garda-Cammarata, Sibari-Villapiana e Cassano-Civita tra tutte. In particolare, desidero porre l’attenzione proprio sul caso della strada Cassano-Civita, inaugurata circa un anno fa dalla Presidente della Provincia Rosaria Succurro. Questo evento, più che un’inaugurazione, è sembrata una vera e propria farsa se si considera che la strada è in uno stato di totale abbandono: la segnaletica divelta, le barriere di sicurezza in parte assenti e nessun aggiornamento in merito al monitoraggio della frana e quindi sugli interventi programmati.

È evidente che le promesse fatte non sono state mantenute, e questa situazione è inaccettabile: non possiamo restare in silenzio di fronte a queste evidenti disuguaglianze. Mentre altri comuni della provincia godono di arterie stradali provinciali in perfetto stato, a Cassano siamo costretti ad assistere a interventi di emergenza con cadenza annuale, che non fanno altro che tamponare una situazione critica che richiede un intervento strutturale e duraturo».

Mi chiedo se dietro questa discriminazione ci sia una volontà politica e se Cassano venga considerato un comune di “serie B” a causa del suo colore politico: Questo  non è accettabile in una democrazia dove ogni cittadino dovrebbe essere trattato con uguaglianza e dignità. Chiediamo quindi all’amministrazione provinciale serietà e un intervento concreto.

Basta con le passerelle e le promesse vuote, è ora di passare ai fatti. Il nostro territorio e i nostri cittadini meritano rispetto e attenzione, e non possiamo permettere che vengano ignorati e trascurati. (gpb)

[Gianluca Pio Falbo è consigliere comunale con delega al Turismo e ai Trasporti di Cassano allo Ionio]

L’OPINIONE / Giuseppe Auddino: Le ragioni tecniche, ambientali e politiche per dire no al Rigassificatore di Gioia Tauro

di GIUSEPPE AUDDINOLa Piana ha bisogno di altro! Ho già spiegato più volte le profonde ragioni scientifiche e politiche del mio No al rigassificatore di Gioia Tauro. Sono vent’anni che se ne parla a sproposito senza lavorare seriamente per proporre un piano energetico veramente alternativo.

Il rigassificatore a Gioia Tauro non è un’opera strategica bensì semplicemente un’idea sciagurata e insensata per la piana di Gioia Tauro, con una ricaduta occupazionale praticamente nulla per il territorio e che comporterebbe problemi mai pienamente risolti per l’equilibrio ambientale delle aree circostanti. Il progetto rimasto nel cassetto per un ventennio periodicamente torna di attualità ma l’impianto del Governo recherebbe un danno all’ambiente circostante molto grave e comporterebbe un rischio di incidenti rilevante.

La soluzione alla crisi attuale, secondo il Governo, sarebbe quella di costruire il rigassificatore più grande di Europa a Gioia Tauro che sarebbe pronto, nella migliore delle ipotesi, fra 4 anni! Aggiungo che la normativa Seveso sugli impianti a rischio di incidente rilevante, in ogni caso preclude che un simile impianto possa sorgere in una zona dove già coesistono altri grossi impianti a rischio di incidente rilevante; basti ricordare la centrale a turbo gas di Rizziconi, il termovalorizzatore, il depuratore regionale. Inoltre, rimane aperta la questione relativa all’incidenza che un tale impianto avrebbe sui relativi rischi di avere un porto di transhipment così vicino e sulla riduzione del traffico delle navi portacontainer al porto di Gioia Tauro: dopo aver fatto tanto per far risorgere il porto, sarebbe una beffa inaccettabile ridurre il traffico dei container delle mega navi da oltre 20 mila teus a causa del rigassificatore!

Il Governo Meloni con il Decreto Energia addirittura lo eleva ad opera strategica per l’intero paese secondo la strategia di trasformazione dell’Italia in un “Hub del gas”, l’Italia addirittura porta aperta al gas per l’intero mediterraneo… Altro che turismo, rispetto della vocazione agricola del territorio e tutela dell’ambiente!

La Piastra del Freddo poi è una chimera usata più come specchietto per le allodole che come un reale progetto di riutilizzo delle “frigorie” a beneficio dell’industria conserviera e dello stoccaggio dei prodotti agrumicoli. Un progetto così vecchio pensato 20 anni fa non ha più alcun senso: il consumo del gas è in diminuzione in gran parte del mondo ed in Europa in particolare. In paesi come il Portogallo si è puntato già da tempo sulle energie alternative ed integrative, rinnovabili e non clima alteranti, con l’obiettivo del 80% del fabbisogno energetico nazionale.

E l’Italia invece che fa? Rispolvera un progetto vecchio di 20 anni e punta sul gas, volendo fare scempio del territorio di Gioia Tauro che ha già pagato un prezzo salatissimo in termini di costi ambientali, senza tener conto (oltre alla Normativa Seveso) del Trattato di Aarhus, sottoscritto dall’Italia in sede europea ed entrato in vigore nel 2001, che obbliga in casi come questo il dibattito pubblico, il coinvolgimento dei cittadini e delle amministrazioni locali interessate, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale, garantendo l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, continua l’ex senatore di Polistena.

Oppure bisognerà comprare il costoso gas liquefatto americano in base ad accordi già presi che non ci è dato sapere? Il dubbio rimane. Le forti preoccupazioni ambientali non si fermano qui: c’è anche il rischio sismico che va esaminato con molta attenzione! Non mi si può dire che bisogna fare presto senza aver ancora valutato attentamente la devastazione che ciò comporterebbe e il rischio terremoti; rischio, quest’ultimo, che doveva essere valutato da accurati studi scientifici già anni fa, studi che dovevano essere resi pubblici oggi con risultati inconfutabili. Ma nulla di tutto questo è mai stato fatto! (ga)

[Giuseppe Auddino è coordinatore reggino del M5S]

 

L’OPINIONE / Franz Caruso: Governo e Regione su muovo a tentoni sulla Scuola

di FRANZ CARUSO – Con quale coraggio il Ministro Valditara viene in Calabria, accolto trionfalmente dal governatore Occhiuto, a parlare di potenziamento del sistema scolastico calabrese dopo il piano di dimensionamento lacrime e sangue che hanno varato e che ha tagliato nella nostra regione, per il prossimo triennio, ben 79 autonomie scolastiche, di cui 29 solo nella provincia di Cosenza?

Con quale ardire, lo stesso esponente del Governo Meloni insieme all’accondiscendente governatore Roberto Occhiuto, parlano  di migliorare il livello di istruzione degli studenti calabresi nel mentre la loro compagine governativa di centrodestra si appresta ad approvare l’Autonomia Differenziata  che prevede la regionalizzazione di aspetti fondamentali del sistema educativo italiano, come i programmi scolastici, il personale e i contratti di lavoro, nonché i fondi per il finanziamento dell’istruzione?

Seppur positiva la collaborazione tra Università, Regione e Scuole del territorio, ma davvero il semplice aumento di ore extracurriculari può rappresentare la panacea dei mali del sistema scolastico calabrese? Con 200 ore extracurriculari si potranno colmare i divari territoriali ed i gap formativi? Io credo di no. Anzi La scuola italiana ha bisogno di una riforma strutturale che oggi si poteva avviare approfittando dei fondi Pnrr, fissando un incremento della spesa stabile, finalizzato e non occasionale, e puntando su alcune aree disagiate del Paese, dove appare necessario diminuire, per esempio, il numero medio di alunni per classi.

Occorre anche inquadrare le maggiori risorse messe a disposizione delle scuole in una riforma organica del sistema scolastico finalizzata anche ad un riconoscimento della professionalità dei lavoratori della scuola, dirigenti scolastici, docenti, personale Ata, attraverso la formazione continua, una selezione e la verifica periodica della capacità professionale, il riconoscimento sociale ed economico dell’importante funzione svolta. Ma tant’è.

In generale, noto con profondo rammarico un totale disinteresse verso la scuola e la funzione sociale che, soprattutto quella pubblica, riveste nel nostro Paese ed in particolare nel nostro Meridione ed in Calabria. Ci si muove a tentoni, con provvedimenti spot che, soprattutto nella nostra regione non tengono in alcun conto delle criticità territoriali delle zone interne e montane, né la carenza del nostro sistema trasportistico, tanto meno il drammatico fenomeno della dispersione scolastica che da noi si registra con percentuali elevate e che rappresenta un vero e proprio fallimento educativo che condizionerà negativamente il futuro dell’intero Paese. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Carlo Ranieri: Basta ulteriore autonomia per penalizzare il Sud

di CARLO RANIERI –  Questa legge procedurale (rinforzata, non emendabile, ne soggetta  a referendum, quale intesa è modificabile soltanto con la volontà delle due parti), trasferisce sovranità dalla Stato alle Regioni. Non sarà più lo Stato ad essere sovrano ma saranno le Regioni ad essere sovrane o il c.d.  grande Nord. Ma la classe politica che governa si è posta la domanda di quale sovranità resterà all’esecutivo? Quando non avrà poteri nelle regioni frutto d’intese!

Una legge-quadro procedurale irrazionale “folle” che è frutto cogente del declino del Nord, motivata non da efficienza e benessere della collettività, ma dalla volontà di attribuire più poteri e risorse a politici, amministratori e burocrati locali, in particolare delle regioni più ricche al fine di  essere rieletti.

Di fatto il disegno delineato e quello di creare “l’Autonomia dei due tempi”, che metterà mano a quasi obbligati assestamenti territoriali perfettamente costituzionali ai sensi dell’articolo 117 comma 8 del Titolo V, che in perfetta – non casuale – complementarità al 116 comma 3, recita: […] La legge regionale ratifica le intese delle Regioni con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni

Si realizzerà non il federalismo cooperativo, liberale e solidale ma un confedarilismo del “Grande Nord” che farà svanire il fondo perequativo previsto dal 119, terzo comma. In sintesi una  “Piccola Italia” non ancora confederale ma, certamente, sempre più lontana dal vagheggiato federalismo, con una babele di leggi che renderà ingovernabile l’economia e il declino dell’Italia.

Uno stato sovrano ridimensionato spalanca le porte a una simmetrica precisa evoluzione, in virtù della quale ogni Regione “autonoma e sovrana” non realizza affatto la “secessione” bensì – piuttosto – “incarna” la forma di Stato senza vestirne i panni, e senza doverne assumere gli oneri (a partire dalla presa in carico delle quote di debito pubblico) che resterà sulle spalle di tutte le Regioni. Se vogliono il decentramento lo dovrebbero finanziare con nuove risorse regionali, senza intaccare il residuo fiscale che viene ridistribuito quale fondo perequativo nazionale ai sensi del terzo comma del 119 cost.

A questo disegno nordista di contraltare potrebbe esserci la reazione del Sud ad oggi la più grande area di sottosviluppo d’Europa ed il più grande mercato del Nord, creando un “grande Sud” come unica via d’uscita al cospicuo taglio di risorse (verrebbero meno il fondo perequativo interregionale e nazionale).

Il reddito medio delle regioni del Nord Italia  è da circa venti anni in netta discesa rispetto alle Regioni del Nord Europa e tutto ciò porterà un Nord in declino,  con un forte divario in ribasso rispetto al reddito medio mensile del Nord Europa 43.500, Lombardia 19.950 e  Calabria 16.300. I governatori del Nord probabilmente s’illudono di coprire i divari affossando il sud, ma impoveriranno solo se stessi, di fatto aumenterà  a dismisura il già abbondante divario con le regioni del loro nord.

L’illusione della classe politica del “Grande Nord” in forte crisi (basta vedere i dati macro-economici) di essere protagonista del mondo della globalizzazione è solo una chimera. L’economia italiana non è  fondamentale nel mercato europeo e mondiale,  ma è solo parte di un sistema quale sub fornitore di beni di lusso. L’Italia sta scivolando verso la povertà e non per colpa del Mezzogiorno, non è il commercio estero a sostenere il Nord, ma quello meridionale,  che sarà distrutto da un autonomia differenziata, concorrenziale e asimmetrica. 

Materia o ambito di materie che saranno frutto d’intese

  • le materie devolvibili ai sensi dell’art.  116 terzo comma  sono 23; 
  • il comma 3 dell’art. 3 del Ddl, ha previsto per 14 materie la definizione dei Lep (escludendone 9), trasferibili ai sensi dell’art. 4 comma 2, più la Sanità dove esistono già i Lep definiti Lea

I Lep recita la Corte Costituzionale “indicano la soglia di spesa costituzionalmente necessaria per erogare le prestazioni sociali di natura fondamentale, nonché «il nucleo invalicabile di garanzie minime» per rendere effettivi tali diritti” (Sentenza 220/2021), che una volta identificato con norme non può essere  finanziariamente condizionato (Sentenza 142/2021). La determinazione dei Lep è annoverata tra le materie a legislazione esclusiva dello Stato e a loro tutela, a prescindere dai confini territoriali dei governi locali, possono essere attivati i poteri sostitutivi previsti dall’articolo 120 della Costituzione. Senza ulteriori spese, vietate dall’art. 9 DDL e dall’art. 81 Costituzioni “3. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.” Sarà impossibile determinare i Lep, ad oggi non è prevista nessuna fonte di finanziamento (vi è anche un patto di stabilità europeo da rispettare), ne viene quantificata la spesa. 

L’articolo 4 comma 2 prevede fin da ora la possibilità di formulare intese nelle materie concorrenti No Lep. Le materie o ambiti di materie vengono trasferiti subito (appena la legge entra in vigore) “quasi al buio” con intese (Governo – Regioni).

Il trasferimento delle materie avviene  “nei limiti  delle risorse previste a legislazioni vigenti”, quindi si costituzionalizza di fatto la spesa storica bypassando il dettato della L. 42/2009 che è l’attuazione del 119, addirittura la riduce rispetto i costi standard. Serve eliminare l’invarianza finanziaria di spesa altrimenti i Lep saranno una beffa.

I veri obiettivi dell’Autonomia differenziata sono le nove materie no Lep (art. 3, comma 3 del Ddl)

L’organizzazione della giustizia di pace (lettera l art. 116 3c. e 117 c.2) la protezione civile; la previdenza complementare e integrativa; professioni (modificate dalla  L. Cost. n. 1/2022); protezione civilerapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; coordinamento della finanza pubblica  e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; Casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.


Nel campo “tutela della salute” dove i Lep sono già stati definiti come Lea e dove esistono già ventuno diversi SSR (Servizi Sanitari Regionali).

Rimuovere i vincoli di spesa del personale; Regolamentare l’accesso alle scuole di specializzazione e le borse di studio. Introdurre contratti di formazione lavoro per i medici, il loro inserimento nelle attività assistenziali, il loro accesso alle scuole di specialità; Stabilire il sistema tariffario di rimborso, renumerazione e compartecipazione per i residenti; Stabilire il sistema di “governance” con riferimento  alle forme integrazione ospedale-territorio; Decidere l’inserimento di farmaci nei prontuari terapeutici a carico della Regione dell’equivalenza terapeutica, in caso di latitanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco; Stabilire la introduzione diretta dei farmaci, tramite farmacie ospedaliere e di comunità a pazienti dimessi ed in cura da parte dei servizi distrettuali; Assicurare interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico in un quadro pluriennale certo di risorse; Istituzione  e gestione dei fondi sanitari integrativi da parte delle Regione (Ccdi)…  in questo modo al personale sanitario oltre allo stipendio tabellare nazionale si potrà erogare un altro stipendio quale contrattazione decentrata, che provocherà la spoliazione del personale sanitario del Mezzogiorno d’Italia verso chi paga di più.

Il giudizio complessivo sul Ddl C.1665 è di una disciplina confusa  e contraddittoria, non richiesta dalla Costituzione, per cui non è qualificabile come costituzionalmente necessaria. La normativa  presenta un quadro di regole in parte superflue e d’indubbia legittimità costituzionale.

Si distruggerà: sia lo Stato sovrano che l’economia italiana, ampliando le diseguaglianze sociali nel Mezzogiorno d’Italia. Sarebbe auspicabile una totale bocciatura alla camera dei deputati dov’è calendarizzata il 9 aprile p.v., a meno che la miopia politica dei deputati del sud non antepone (come hanno fatto i 45 senatori) il vincolo di partito al vincolo territoriale, ma in questo caso subiranno gravi conseguenze politiche, per avere ampliato le diseguaglianze socio-economico del Mezzogiorno d’Italia, in particolar modo nel campo sanitario dove le la Calabria dove (Campania – Calabria –  Molise Sicilia e Sardegna) nel monitoraggio dei Lea sono inadempienti. Diversi programmi scolastici regionali, faranno perdere il valore legale del titolo di studio. (cr)

[Carlo Ranieri è un cittadino attivo]

L’OPINIONE / Franz Caruso: L’unità d’Italia barattata con gli interessi delle forze di maggioranza

di FRANZ CARUSO – Non ci voleva certo “zingara per nominare ventura”. In transatlantico si sta profilando quanto ho più volte denunciato in questi mesi: l’unità dell’Italia, voluta e sancita dai nostri Padri Costituenti, è stata barattata con gli interessi delle forze che compongono la maggioranza di centrodestra. Schematicamente la Riforma Calderoli è la rappresentazione plastica della seguente spartizione: la giustizia, con separazione delle carriere, a Forza Italia, l’autonomia differenziata alla Lega ed il premierato alla Meloni. Ecco servita la distruzione del Paese.

Il Ddl sul premierato, con l’accelerazione degli ultimi giorni in Commissione Affari Costituzionali nel tentativo di portarlo in Aula entro fine mese, sta seguendo un iter assolutamente speculare al DDL sull’autonomia differenziata alla Camera. Segno evidente che le due partite si “devono” muovere in parallelo affinché l’una segua l’altra, in una logica a pacchetto con l’obiettivo di zittire le coscienze dei tanti esponenti di Fratelli D’Italia che si sono sempre mostrati più che cauti rispetto alla sciagurata Riforma Calderoli, oltre che di superare le perplessità di Forza Italia.

Ed a questo proposito, condanno con forza l’atteggiamento ossequioso del governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, da poche settimane eletto, peraltro, vicesegretario nazionale di Forza Italia,  così come reputo inaccettabile il voto a favore espresso da tutti i parlamentari calabresi, ad eccezione del Senatore Nicola Irto. Questi atti e atteggiamenti portati avanti dal Presidente Roberto Occhiuto e dai parlamentari calabresi, sostanzialmente consentono di minare l’unità del Paese e di mortificare e tarpare le ali ad ogni possibilità di crescita del Mezzogiorno, della Calabria e quindi del Paese.

Ed, infatti, sono e sarò sempre convinto che l’Italia non cresce se non cresce il Sud. Per cui è necessario prendere coscienza che la battaglia contro l’autonomia differenziata non è solo a difesa del Sud, della Calabria, ma è a difesa dell’Italia, che si sviluppa e progredisce solo se rimane unita. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Occhiuto prosegue la sua opera di devastazione dei servizi sanitari

di FRANZ CARUSO – Con la chiusura del punto nascita presso la Casa di Cura Sacro Cuore, il governatore Occhiuto prosegue la sua opera di devastazione dei servizi sanitari nella città di Cosenza e nella sua vasta provincia, con una incidenza fortemente negativa per l’intero territorio calabrese.

Il  Dca n.69 della Regione Calabria del 14 marzo scorso, che riorganizza la rete ospedaliera, la rete dell’emergenza urgenza e le reti tempo-dipendenti, depotenzia ulteriormente l’offerta sanitaria nel cosentino in maniera inopinata ed assurda. E così dopo la chiusura della Terapia Intensiva Pediatrica e la mancata codificazione del pronto soccorso pediatrico presso l’Annunziata, da noi auspicato e mai effettuato, oggi si arriva a chiudere il punto nascita del Sacro Cuore, struttura accreditata e convenzionata con il Ssn, che provocherà inevitabilmente un forte aumento di carico di lavoro per il reparto di Ostetricia del nostro ospedale cittadino, già in forte affanno perché da tempo oberato di lavoro, con carenza di personale e liste di attesa di molti mesi soprattutto per la patologia benigna ginecologica.
Tenendo conto di ciò, la stessa Asp di Cosenza, già nel 2023 dopo la prima pubblicazione della nuova rete ospedaliera in cui si ipotizzava la chiusura del Punto Nascita del Sacro Cuore, si era prodigata per ottenerne la modifica ritenendo che tale taglio di servizio avrebbe comportato da un lato inevitabili licenziamenti e dall’altro un maggior carico di lavoro per l’ospedale di Cosenza, che sarebbe rimasto l’unico punto nascita attivo in città. Rimostranze che non sono, evidentemente, servite a nulla tanto che il governatore Occhiuto ha confermato la sua decisione che è essenzialmente politica ed a danno dei cittadini/utenti.
Se, infatti, si riconosce la necessità di riaprire il punto nascita sulla costa tirrenica (Cetraro), non si comprende il motivo della chiusura del punto nascita del Sacro Cuore, che con circa 1000 parti l’anno riesce a soddisfare, e non poco, le esigenze delle donne cosentine e della provincia. Peraltro, com’è pensabile che una partoriente di Montalto o di Rogliano possa decidere di andare a partorire a Cetraro? Costoro saranno private della libertà di poter scegliere un’altra struttura nella quale avevano confidato e si vedranno “costrette” a rivolgersi all’Annunziata, dove lo straordinario personale medico e sanitario opera, per come detto, con un carico di lavoro enorme che si andrà ad accrescere ulteriormente”.
Tutto ciò è gravissimo, Roberto Occhiuto continua ad operare a fini elettoralistici e propagandistici, giocando sulla pelle dei calabresi ai quali non viene assolutamente assicurato il diritto alla salute che dovrebbe, invece, essere universalmente garantito sopra ogni cosa e tenuto ben distante da calcoli di natura eminentemente ragionieristica. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Michele Comito: Servono misure urgenti per tutelare personale sanitario a Vibo

di MICHELE COMITO – Quanto sta accadendo in questo ultimo periodo a Vibo Valentia, con le ripetute aggressioni ai danni di medici ed infermieri, non è più tollerabile. Ma è evidente che, oltre alla dovuta solidarietà che tutti noi esprimiamo agli operatori sanitari, serve di più.

Una situazione francamente insostenibile, come hanno avuto modo di raccontarmi i medici e gli infermieri. Una situazione che, purtroppo, conosco bene ed in prima persona. Si tratta ovviamente, e purtroppo, di un fenomeno nazionale che si sta aggravando e, diversamente da quanto avviene in Calabria, altrove, secondo una recente indagine del Sole24Ore, il 70% circa degli episodi non viene denunciato.

È chiaro che servono misure urgenti per assicurare il massimo della tutela e della sicurezza a chi presta il proprio servizio per il bene e la salute del paziente, ma il problema, per quanto riguarda Vibo Valentia, è anche quello dell’approccio e della mentalità. La verità è che ormai, troppo spesso, si arriva in pronto soccorso mal disposti, convinti che per far valere i propri diritti bisogna imporsi con la violenza e la prevaricazione. È ora di smetterla, chi si presenta in pronto soccorso deve essere consapevole che dall’altra parte ci sono persone che si sobbarcano turni difficili e che hanno come unico interesse quello di fare bene il proprio lavoro e contribuire ad alleviare le sofferenze di chi si presenta all’ingresso.

È, però, altrettanto evidente che, se le cose non vanno sempre come dovrebbero, allora è necessario intervenire anche sul fronte organizzativo interno. Mi sono recato personalmente in ospedale e in Azienda e so che il commissario Battistini sta lavorando anche su questo, perché non c’è dubbio che per migliorare la situazione bisogna cambiare qualcosa, sia sul piano organizzativo delle risorse umane e sia su quello logistico-strutturale, al fine di assicurare una migliore distribuzione degli spazi che avrebbe immediate ricadute anche sul livello di protezione del personale.

Mi permetto qui di avanzare alcune proposte concrete che migliorerebbero sensibilmente, e con un investimento irrisorio, la situazione: creare una zona triage chiusa, aumentando la privacy del paziente; creare due corsie preferenziali, fast track, per i pazienti pediatrici e per le pazienti in stato di gravidanza, in maniera tale da agevolare l’ingresso in reparto; trattare in maniera più celere i pazienti ortopedici, stipulando un accordo con le altre ortopedie; già solo questi piccoli accorgimenti permetterebbero di decongestionare e non poco il flusso nel pronto soccorso.

Poi è chiaro che servono maggiori unità lavorative, ma questo è un capitolo a parte sul quale si sta lavorando da tempo, come da impulso del presidente Occhiuto. In conclusione, mi sento però di lanciare un messaggio positivo che vada verso la risoluzione dei problemi, perché so che la struttura commissariale sta lavorando e prendendo in seria considerazione questi correttivi che, già nell’immediato, darebbero una boccata d’ossigeno all’intero reparto ed una maggiore serenità a tutti gli operatori sanitari. (mc)

[Michele Comito è consigliere regionale di Fi]