Anna Laura Orrico: giovedì a Rende il M5S in piazza contro le mafie

Le parlamentari del M5S Anna Laura Orrico, Elisa Scutellà e Vittoria Baldino, l’eurodeputata Laura Ferrara ed il coordinatore regionale Massimo Misiti hanno annunciato l’adesione del Movimento 5 stelle all’iniziativa Insieme contro le mafie promosso da organizzazioni sindacali, associazioni del territorio e studenti e scenderà in piazza con loro, a Rende, il prossimo 24 novembre.

«Il contesto in cui viviamo – affermano in una nota – è pericolosamente oggetto degli appetiti della criminalità organizzata che mira ad infiltrare e manovrare il tessuto economico, sociale ed istituzionale del nostro territorio e le numerose inchieste portate avanti dalla magistratura, in questi ultimi mesi in modo particolare, nella provincia e nell’area urbana di Cosenza, testimoniano un pericoloso stato di allerta.

Crediamo – proseguono – che sia necessario prendere posizione e contribuire alla costruzione di un argine al malaffare che sia soprattutto culturale e che sia corroborato innanzitutto dalla partecipazione dei cittadini. Ci auguriamo, in questo senso, che tanti cittadini liberi possano essere con noi in piazza ed intervenire perché abbiamo bisogno di rieducare le nostre comunità all’interesse verso la cosa pubblica ed il bene comune.

Ci auguriamo inoltre, – concludono Orrico, Scutellà, Baldino, Ferrara e Misiti – che l’iniziativa rappresenti l’inizio di un percorso, animato dalle stesse forze sane del nostro territorio che manifesteranno giovedì, indirizzato al confronto ed al dibattito su tematiche che interessano tutti e che devono appartenere a tutti come lo è la lotta alle mafie, alle discriminazioni, l’impegno verso la giustizia sociale».  (rp)

Sanità, Tavernise e Baldino (M5S): Occhiuto riporti gli imboscati in corsia

Il capogruppo in Consiglio regionale del M5S, Davide Tavernise, e la deputata del M5S, Vittoria Baldino, hanno chiesto al commissario ad acta, Roberto Occhiuto, di verificare insieme alle Asp «quanto personale assunto per le corsie è finito ad archiviare documenti o a svolgere altre attività amministrative. Il M5S è pronto a fare la sua parte, è allo studio infatti una proposta di legge regionale per riportare in corsia gli imboscati».

«A quanto ammontano i medici, gli infermieri, gli ausiliari – hanno chiesto i pentastellati – gli imboscati della sanità calabrese negli uffici amministrativi o adibiti a mansioni diverse da quelle per cui sono stati assunti? Se il 4 novembre 2021 con delibera, il Consiglio dei Ministri ha nominato il presidente Occhiuto quale commissario ad acta per la sanità calabrese, con, tra gli altri, il compito prioritario di ricondurre i livelli essenziali di assistenza sanitaria agli standard di riferimento è inaccettabile a distanza di quasi un anno, come ha denunciato il servizio giornalistico de “Le Iene” andato in onda nell’ultima puntata, continuare ad assistere imperterriti alla pratica vergognosa degli imboscati».

«I dipendenti delle aziende sanitarie – hanno ribadito – non possono essere adibiti a mansioni diverse da quelle per le quali sono stati assunti, nel rispetto della categoria e del profilo professionale di appartenenza. La Calabria non può continuare ad essere considerata una regione di ingiustizie e speculazioni di ogni sorta. Anche da questo passa la credibilità di una regione che vuole rialzarsi. Il m5s continuerà a dare un contributo fattivo ma intransigente su ogni tipo di ingiustizia». (rrc)

REDDITO DI CITTADINANZA, TRA POLEMICA
ELETTORALE E SOSTEGNO PER I PIÙ DEBOLI

di PIETRO MASSIMO BUSETTAVoto di scambio o grido di dolore? Il reddito di cittadinanza continua ad essere un tema centrale rispetto all’andamento della competizione elettorale.

In molti lo ritengono uno strumento che è stato utilizzato in modo perverso da un raggruppamento politico senza scrupoli. Il Movimento Cinque stelle lo difende a spada tratta sfidando chiunque voglia eliminare una misura che, sostengono, ha salvato molti dalla povertà in un periodo particolarmente difficile, prima caratterizzato dalla pandemia ed ora da un aumento dell’inflazione che sta erodendo molti dei redditi degli italiani e delle pensioni, soprattutto quelle più basse. 

La cosa più facile é dire che incoraggia molti a scegliere di non lavorare, perché è molto più comodo avere un sussidio, che ti arriva mensilmente, piuttosto che faticare per avere un salario decente. E poiché tale strumento è utilizzato prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno il pensiero conseguente é che i meridionali sono nullafacenti, scansafatiche, e per essere completi aggiungerei anche mandolinari e mangia spaghetti. Completando la serie di luoghi  comuni che individuano le popolazioni dello stivale. 

Peraltro lo strumento ha colpito  pesantemente una certa imprenditoria del Nord che era abituata, soprattutto per i lavori occasionali e stagionali, ad avere tutta la manodopera che serviva loro. Ed in molti casi avere manodopera bianca e che parla in italiano è molto più comodo che  averla nera e che balbetta la lingua. Ma ha disturbato anche molta imprenditoria del Sud, abituata ad avere una massa disponibile che pressava  sul mercato del lavoro e che invece con tale strumento è venuta meno. 

Il tema è diventato di quelli dirompenti soprattutto perché  le forze politiche, che ritengono che tale strumento vada abolito o perlomeno pesantemente modificato, si sono convinte che abbia indirizzato il voto di molti elettori verso il Movimento5S, adesso partito, che del suo mantenimento ne ha fatto un cavallo di battaglia della campagna elettorale. 

Mentre dall’altra parte il Movimento 5S sostiene che è un loro merito aver saputo interpretare le esigenze di una popolazione marginale, che versa in stato di grande bisogno. Certamente non si può nascondere che alcune volte lo strumento può incoraggiare alcuni, abituati a vivere di espedienti, mettendo insieme reddito  di cittadinanza e lavoretti in in nero, a rinunciare ad un vero lavoro strutturato.

La verità però è che di lavori che abbiano una dignità sufficiente per essere chiamati tali,  nel Mezzogiorno, ve ne sono pochi e che le esigenze di un mercato del lavoro asfittico, nel quale l’offerta dei lavoratori sopravanza pesantemente la domanda delle imprese, sono sempre estremamente limitate.

Il macigno dell’esigenza della creazione di un saldo occupazionale di oltre 3 milioni di posti di lavoro,  per arrivare al rapporto popolazione occupati dell’Emilia-Romagna,  sta sempre lì ad incombere per dare quella spiegazione del fenomeno che molti non vogliono comprendere. Se ogni anno vi sono 100.000 persone che abbandonano la realtà del Sud, con un costo per le varie casse regionali di oltre 20 miliardi, considerato che ogni individuo per essere portato alla scuola media superiore  costa 200 milioni, è evidente che la realtà meridionale è più complessa di quanti la vogliano semplificare con stereotipi che sarebbe l’ora di abbandonare. 

E che invece la capacità di affrontare le difficoltà che la vita presenta é forse molto più grande nei ragazzi del Sud di quanto non abbiano coloro che evitano pure di  andare all’università, perché tanto il lavoro lo trovano facilmente dopo le scuole medie superiori. Tra parentesi non bisogna dimenticare che moltissimi di coloro che emigrano ogni anno, per  il primo periodo, che spesso non si limita a pochi mesi,  vengono aiutati pesantemente dalla famiglia, con rimesse importanti perché la remunerazione che percepiscono non è sufficiente per mantenersi fuori casa, cosa che provoca il primo salasso. 

 Il secondo si verificherà quando i genitori compreranno loro la casa nella periferia milanese. La gente del Mezzogiorno é in cerca di una forza politica che lo rappresenti, che si prenda carico di una problematica che dal 1860 è diventata sempre più irrisolvibile.

Stanca di vedersi utilizzare come colonia dove si può catapultare la Brambilla animalista a Gela, come la Fascina semi moglie a Marsala,  cerca, delusa  da molti partiti che dichiarano di volersene occupare solo a parole, qualcuno che la rappresenti adeguatamente e che possa contrapporsi ad una Lega che porta 100 rappresentanti nel Parlamento italiano, e ad un partito unico del Nord, nel quale si inserisce anche Bonaccini del PD, che vuole quell’autonomia differenziata che in assenza dei Lep, dei quali non si parla più, possa consentire ai bambini di Reggio Emilia di avere quei servizi che quelli di Reggio Calabria non riescono nemmeno a sognare. 

Per questo quello che viene dal Mezzogiorno e che andrebbe adeguatamente interpretato é un grido di dolore, una richiesta di aiuto, ma anche un moto di rabbia, perché ormai in tanti si sono stancati di essere sudditi, non di un re, ma di una realtà nordica che indirizza risorse, investimenti, infrastrutture, servizi in generale solo verso una parte.

E che al momento opportuno fa carte false per non perdere l’investimento della Intel, che porterà tanti posti di lavoro in un Veneto che non ha nemmeno il capitale umano da impiegare nelle fabbriche. 

Quando Conte dice a Renzi di provare a scendere tra la gente, senza la sicurezza che lo protegga, in modo assolutamente sbagliato perché  è sembrata una minaccia, evidenzia che il Sud è diventato una polveriera e che il pericolo che il bisogno possa portare a delle reazioni scomposte  é immanente.  

D’altra parte anche il segnale di Cateno De Luca, che oltre ad avere poco meno del 30%, non essendo supportato da alcun partito alle elezioni regionali siciliane, riesce a portare due rappresentanti nel Parlamento nazionale dà la dimensione di un disagio che non può essere ridotto alla questua di un popolo mendicante. 

Ma non mi pare che tali chiavi di lettura siano comprese da una realtà nazionale che continua il suo percorso, minacciando con Zaia di far saltare la formazione del nuovo Governo se non si procede immediatamente con quell’autonomia differenziata che sarà un ulteriore passo verso la secessione di fatto di una parte del Paese, che apre un panorama che potrebbe portare a  scenari non prevedibili. (pmb)

Ponte sullo Stretto, Tavernise (M5S): Centrodestra pensi alle vere priorità dei calabresi

Il capogruppo in Consiglio regionale del Movimento 5 stelle, Davide Tavernise, ha dichiarato che «il centrodestra, piuttosto che pensare ad ogni campagna elettorale a costruire ponti sulla sabbia, pensi alle vere priorità dei calabresi», come «mettere i 3 mld indicati nel Def e destinati alla statale 106 nella prossima legge di bilancio».

«Si tratta di risorse che non possono non essere utilizzate per una strada che provoca un morto ogni 15 giorni» ha spiegato Tavernise, ribadendo che «è indispensabile ammodernare i 310 km della statale 106 ricadenti in Calabria, da decenni in attesa di essere messi in sicurezza. Per parte di essi vi è progettazione in corso, mentre per altra parte addirittura siamo con progettazione da avviare. Il centrodestra ha già sottratto in passato ben 7 miliardi destinati alla statale 106 per pagare le quote latte agli allevatori del Nord».

«Nel febbraio scorso, poi – ha proseguito – la mozione dell’intero consiglio regionale perché la giunta regionale sostenga una specifica e diretta contrattazione con il Governo per definire, sulla statale 106, la realizzazione di una infrastruttura stradale di tipo B (quattro corsie – due per ogni direzione di marcia), oltre che utilizzare la proposta della Regione Calabria relativa al contratto di programma 2021 – 2025 tra Anas e Governo quale strumento prioritario per l’allocazione di risorse finanziarie adeguate all’obbiettivo».

«La risposta del Governo fu, appunto, – ha concluso – l’inserimento di iniziali 3 miliardi nel DEF, risorse che dovranno trovare concretezza nella prossima legge di bilancio dello Stato e che potrebbero contribuire ad ammodernare il tratto di statale 106 in fase di progettazione che va da Sibari a Catanzaro». (rrc)

Il consigliere Tavernise: M5S Calabria contraria al raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro

Il consigliere regionale Davide Tavernise, ha evidenziato come «il Movimento 5 Stelle Calabria sia nettamente contraria al raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro».

«Dunque, se un problema politico in Calabria c’è – ha spiegato – è dato da strani personaggi in cerca d’autore che opportunisticamente credono di poter usare il M5S per improbabili candidature o scalate politiche già tentate inutilmente altrove. Ragione in più perché il M5S valuti meglio, come certamente sarà, le prossime candidature».

Tavernise, poi, ha detto che «sono da considerarsi come diffamatorie le affermazioni di sedicenti appartenenti al movimento che vorrebbero il M5S Calabria lontano dai valori identitari. Basti pensare che da consigliere regionale ho rinunciato al vitalizio, alla reversibilità, al tfr dando un segnale importante sui costi della politica. Allo stesso modo sul tema ambiente. Tra i primi atti depositati si segnala infatti l’interrogazione tesa a fermare l’impianto rifiuti di San Sago, cui ha fatto seguito quella contro l’ampiamento della discarica di Scala Coeli».

«Interrogazioni – ha proseguito – che oggi hanno portato la Regione a fare tutte le opportune valutazioni sull’impianto ricadente nel comune di Tortora. Puntuali e numerosi sono, ancora, gli interventi in aula e denunciati a mezzo stampa, per il ripristino di un’efficace servizio sanitario pubblico. Interventi documentati e documentabili, come la mozione a favore delle comunità energetiche, le interrogazioni sulla corretta gestione delle risorse idriche, così come la richiesta rivolta al presidente Occhiuto al fine di emettere un’ordinanza a tutela di quei lavoratori esposti ai rischi del colpo di calore».

«Così come – ha concluso – le proposte di legge depositate nell’ultimo mese, nello specifico quella sui cammini per incentivare un turismo eco sostenibile e quella per garantire l’accesso dei disabili alle spiagge. Interventi che fanno seguito alle denunce costanti sulla statale 106 e sulla disastrosa situazione in cui versano le infrastrutture di trasporto calabresi. Tanto in piena rispondenza ai valori identitari del M5S, difesi oggi da consigliere regionale e ieri da consigliere comunale e attivista della primissima ora». (rrc)

Tavernise (M5S) spiega l’astensione su legge per la Multiutility

Il consigliere regionale e capogruppo del Movimento 5 StelleDavide Tavernise, ha spiegato i motivi dell’astensione del gruppo consiliare M5S, sulla legge su Multiutility acqua e rifiuti.

«La legge approvata dal consiglio regionale calabrese – ha spiegato – nella seduta del 19 aprile, e  che vedrà l’istituzione di una Autorità chiamata a disciplinare in modo unitario l’organizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e del servizio idrico integrato, risulta in parte migliorata grazie agli emendamenti che ho proposto».

«Tanto, però – viene spiegato – non avrebbe legittimato un voto favorevole del gruppo consiliare M5S, che ha espresso, per mezzo del capogruppo stesso, un voto di astensione, coerentemente con quanto dichiarato nel consiglio regionale del 13 aprile scorso ed in accordo con il gruppo parlamentare del M5S calabrese».

«La maggioranza del governo regionale – ha continuato – esprimendo parere favorevole, e quindi approvando, l’emendamento che vuole, al posto di un solo revisore, un collegio di revisori, composto da tre membri, chiamati a controllare una spesa pubblica aggirante tra i 5 e i 6 miliardi, ha mostrato sicuramente di voler fare dei passi in avanti rispetto alle rigidità iniziali. Un passo in avanti rappresenta, poi, l’impegno dell’esecutivo regionale nel cercare, come richiesto dal M5S, una soluzione perché città importanti come Corigliano Rossano e Lamezia Terme, rispettivamente la terza e la quarta città della Calabria per popolazione, siano di diritto membri del comitato d’ambito».

«Resta, tuttavia – ha concluso – una incomprensibile e inaccettabile chiusura della giunta regionale, e della sua maggioranza, sulla volontà di far eleggere il direttore generale ad opera del comitato d’ambito, quindi dai sindaci, piuttosto che dal presidente della giunta regionale. L’approvazione dell’emendamento, proposto dal M5S, in tal senso avrebbe impedito un fortissimo accentramento dei poteri nelle mani del presidente di giunta a discapito proprio dei sindaci, già penalizzati nell’iter che ha segnato il passaggio in aula della legge. Sin dall’inizio della discussione il gruppo consiliare M5S ha condannato il metodo seguito dalla maggioranza, che nei fatti ha messo nell’angolo i sindaci, non ascoltandoli per come, tra l’altro, avevano richiesto». (rrc)

I parlamentari M5S: Risolvere impasse amministrativa che blocca insediamento commissario Bortoletti

I parlamentari del M5S, Alessandro Melicchio, Massimo Misiti, Paolo Parentela, Giuseppe D’Ippolito, Anna Laura Orrico, Riccardo Tucci e Elisabetta Barbuto, hanno presentato una interrogazione al ministro della Difesa, dell’Economia e delle Finanze e della Salute chiedendo di superare gli ostacoli di natura burocratica per permettere l’insediamento del commissario Bortoletti.

Gli esponenti del Movimento, nell’interrogazione con prima firma di Melicchio, chiedono di conoscere «le ragioni per le quali tarda ancora l’effettività di una nomina così fondamentale per cercare di mettere un argine alle disastrose condizioni in cui versa la sanità in Calabria».
«La Regione Calabria è da più tempo interessata ad un piano di rientro sanitario – hanno aggiunto i parlamentari –, le aziende del servizio sanitario hanno gravissimi problemi di bilancio, due Asp sono commissariate per mafia ed è sempre più necessaria la riorganizzazione della rete ospedaliera al fine del raggiungimento degli obiettivi di risanamento della medesima da disservizi e sprechi e per garantire i minimi Livelli Essenziali di Assistenza. Laddove la Calabria risulta ultima in Italia per la quantità e la qualità dei servizi offerti dalle strutture sanitarie del servizio pubblico».
L’insediamento del sub commissario permetterebbe alle «Aziende sanitarie calabresi più compromesse – hanno concluso – sotto il profilo contabile, come quelle di Reggio Calabria e Cosenza di avviare le procedure di assestamento dei bilanci». (rp)

Lettera aperta al segretario Letta da un elettore calabrese sulle elezioni regionali

di PINO TASSI – Sono un grande sostenitore dell’alleanza tra Pd, M5s, Leu, e metteteci pure verdi e civismo democratico. Ho accolto positivamente l’accordo raggiunto in Calabria. Più volte vi ho sentito sottolineare che l’alleanza tra le forze progressiste  deve avere come fondamento e cemento unitario la buona politica, la trasparenza e l’essere al servizio degli interessi collettivi.

La candidata alla presidenza della giunta regionale, Maria Antonietta Ventura, ha preannunciato che si dimetterà dalla presidenza del Cda della società di famiglia, la Francesco Ventura costruzione srl. La domanda che vi pongo, è se siano sufficienti queste dimissioni per fugare ogni tipo di sospetto di un eventuale conflitto d’interessi.

Nessuno mette in discussione le qualità morali, l’onestà e il rigore personale di Maria Antonietta Ventura. Nessun accostamento c’è nella mia riflessione sulle vicende giuridiche del fratello, le eventuali colpe del fratello non possono ricadere sulla sorella, anche se alcune questioni andrebbero chiarite, come la vociferata interdittiva mafiosa emessa in Puglia verso una società del consorzio di cui fa parte la Ventura Costruzione.

Quello che vi pongo è la questione del conflitto d’interessi. Sappiamo tutti che in Italia c’è una pessima legge in materia, voluta dal centro destra per coprire e permettere l’attività politica di Silvio Berlusconi. Voi, oggi, siete i massimi rappresentanti di quelle forze, Il Pd, il M5s, la sinistra, che hanno denunciato sempre questa carenza e hanno chiesto più volte una legge più rigorosa.

Oggi, siete, quindi, chiamati ad esprimervi se c’è o se si potrebbe manifestare un conflitto d’interesse tra la Ventura, il suo ruolo di presidente o di consigliere regionale e l’attività della Ventura costruzione.

Dal sito della Francesco Ventura costruzione  apprendo che nel corso di questi anni hanno eseguito:

  • la realizzazione dell’Alta Velocità sulla linea Roma-Napoli…
  • La realizzazione del collegamento ferroviario del Porto di Gioia Tauro;
  • L’ammodernamento dell’intera rete a scartamento ridotto non solo delle Ferrovie della Calabria ma anche delle Appulo Lucane…

Nei prossimi mesi, e nei prossimi anni, inizieranno ad arrivare i miliardi del Recovery Plan, al cui centro c’è l’alta velocità ferroviaria, la linea jonica, e tante altre infrastrutture. Per la realizzazione di questi progetti, delle gare relative, un compito importante verrà svolto dalla regione Calabria.

Lo scenario che si preannuncia, è di uno strisciante conflitto di interesse su cui la destra batterà ogni giorno. Se la Francesco Ventura andrà a vincere degli appalti, chi toglierà il venticello malevole che non sia stata aiutata, se perderà che non sia stata penalizzata, se avrà dei subappalti poi il venticello malevole diventerà una tempesta. E, poi, sul ventilato Ponte di Messina qual è l’idea e la posizione che prenderà Maria Antonietta Ventura?

Fare politica e amministrare in Calabria non è facile, qui più che altrove serve che il candidato delle forze progressiste sia come la moglie di Cesare. Cesare disse che sua moglie non doveva essere nemmeno toccata dal sospetto.

Ecco perché vi chiedo un’ulteriore riflessione. Maria Antonietta Ventura può essere una ottima candidata al Parlamento, alle Europee, ma non credo che sia la migliore scelta per la presidenza della Calabria. E, quello che più mi preoccupa, è che in questo modo si forniscono argomenti a iosa ai nemici dell’alleanza tra i vostri partiti e movimenti. Datemi argomenti convincenti per andare a votare e non essere costretto, per la prima volta nella mia vita, ad andare al mare o in montagna. (pt)

Elezioni regionali: M5S apre ai dem però serve sintesi sui nomi da scegliere

Dopo le dichiarazioni dell’ex ministro Boccia a proposito delle prossime elezioni regionali in Calabria, numerosi parlamentari del Movimento CInque Stelle hanno dichiarato la propria disponibilità a un’apertura nei confronti del Partito democratico, per una comune strategia.

In una nota, firmata da Anna Laura Orrico, Laura Ferrara, Elisa Scutellà, Elisabetta Barbuto, Federica Dieni, Alessandro Melicchio, Carmelo Massimo Misiti, Riccardo Tucci, Paolo Parentela, Giuseppe Auddino e Giuseppe D’Ippolito, i parlamentari hanno detto che «Le parole dell’ex ministro Francesco Boccia, attuale responsabile nazionale degli enti locali del Pd, espresse in riferimento alle prossime elezioni regionali in Calabria, vanno nella direzione già tracciata ormai da mesi dal M5S e portata avanti, coerentemente, nelle interlocuzioni che si sono susseguite».

Secondo i parlamentari occorre costruire «una grandecoalizione progressista capace di mettere insieme quelle anime politiche che vadano dal M5S al centrosinistra per finire al Polo civico. Ovvero, risorse ed esperienze che si rifanno ad una ben determinata area di valori e di politiche pubbliche. Bisogna, per questo, lavorare all’unità delle forze che si contrappongono all’idea di Calabria e di sviluppo della Calabria immaginata da forze politiche che hanno evidentemente fallito».

«C’è ancora tempo e spazio – secondo i parlamentari del M5S – per portare avanti un percorso virtuoso, inedito e credibile da presentare ai calabresi che difficilmente comprenderebbero divisioni e veti incrociati».

«Tuttavia – ha affermato il sen. Auddino – per realizzare questo progetto politico è necessaria una soluzione di sintesi, sia nell’approccio che nei nomi prospettati, pertanto nessun nome deciso unilateralmente può andar bene. D’altronde, per concretizzare un’alleanza strutturale questa deve essere consolidata non solo dalla condivisione di medesimi principi quanto dalla ricerca di quel buon senso che non può pregiudicare dal dialogo con tutte le forze che vogliono porsi in discontinuità con il passato». (rp)

Il “ritorno” di Oliverio, il commento dei parlamentari 5 Stelle

È già una piccola vittoria, per i deputati del Movimento 5 StelleFrancesco SapiaBianca Laura GranatoGiuseppe d’IppolitoPaolo Parentela che Mario Oliverio, già presidente della Regione Calabria, «abbia riscoperto troppo tardi la necessità del confronto e della lotta politica per il riscatto del Mezzogiorno e dunque della Calabria in chiave mediterranea».

«Peccato che – hanno dichiarato Sapia, Granato, d’Ippolito e Parentela – per quanto sollecitato all’infinito, da presidente della Regione Calabria Oliverio non abbia mai voluto discutere con il Movimento 5 Stelle e con la società civile di sanità, legalità, riforma degli enti e degli uffici regionali, rinnovamento della classe dirigente, ciclo dei rifiuti, costo del lavoro, occupazione, sviluppo delle imprese, infrastrutture e tutela dell’ambiente».

«Annotiamo che Oliverio – hanno aggiunto i parlamentari – ha rimarcato la chiara intenzione, alla sua rispettabile età, di non volersi più candidare e di dedicarsi alla politica restando al di fuori del palazzo. Nel suo discorso sul Sud, egli non ha però calcato l’accento sul grande dramma dell’emigrazione, che coinvolge giovani, intere famiglie, malati, artisti, intellettuali, docenti, artigiani e professionisti. Crediamo che il riscatto del Mezzogiorno debba partire dall’impegno disinteressato e dal ricambio della classe dirigente, dalla tassazione agevolata proposta dall’imprenditore Nino De Masi e da noi rilanciata».

«Pensiamo che, al di là delle appartenenze e delle differenze – hanno proseguito Sapia, Granato, d’Ippolito e Parentela – si debba convergere sul coinvolgimento reale dei giovani, sullo svecchiamento della classe politica e sull’impegno di preservare i partiti e l’amministrazione pubblica da personaggi votati agli affari privati, alle clientele e al baratto con la criminalità».

«Con Oliverio  concludono i parlamentari del  Movimento 5 Stelle – condividiamo l’urgenza di riportare al centro dell’agenda politica il tema dello sviluppo economico, culturale e sociale del Mezzogiorno, rispetto a cui sono già un segnale i contributi per Resto al Sud previsti nel decreto Rilancio. Per questoraccogliamo la sfida, detto in senso positivo, sul terreno delle proposte per il futuro, che vanno articolate sulla base di confronti aperti e nella consapevolezza che è essenziale concentrarsi sulla destinazione delle enormi risorse che in Italia verranno distribuite per l’emergenza Covid. La Calabria non può essere tagliata fuori né tenuta ai margini, ma è altrettanto vero che nel merito servono competenze e capacità politiche e, in primo luogo, volti nuovi con grande autonomia, piena libertà e coscienza imperturbabile del bene comune». (rp)