VOTO IN CALABRIA DOPO IL 15 SETTEMBRE
PD NEL PALLONE CON DIMISSIONI DI ZINGA

di SANTO STRATI – L’annuncio (avvelenato) delle dimissioni del segretario dem Nicola Zingaretti ha anticipato di poco la decisione del Consiglio dei Ministri di annullare le elezioni regionali calabresi fissate all’11 aprile, rinviandole a una finestra temporale tra il 15 settembre e 15 ottobre. Le due cose sono evidentemente staccate l’una dall’altra, ma si intuisce che l’allungamento dei tempi per il voto regionale, con le dimissioni di Zinga, offrono l’opportunità al centrosinistra di schiarirsi le idee, che, fino a ieri mattina continuavano ad essere molto controverse e confuse. Lo slittamento, apparentemente, favorisce – ma non è stato imposto per questo, è chiaro – l’antagonista molto debole di un centrodestra che, secondo i numeri, avrebbe la vittoria in pugno. i dem avranno una bella gatta da pelare (Bonaccini sta preparando la valigia per Roma) per ricomporre i pezzi di un’unità ormai da tempo smarrita e, forse, potrebbero tentare di trovare una convergenza che in Calabria serve più del pane, e senza la quale non c’è storia per la riconquista della Cittadella di Germaneto.

Il rinvio (che avevamo da molto tempo previsto su queste colonne) è obbligato dalla situazione pandemica di cui si sta perdendo il controllo: per le grandi città chiamate al voto (Roma, Milano, Napoli) è un’insperata boccata d’ossigeno visto che allo stato attuale c’erano troppe idee confuse sulle candidature, ad esclusione del sindaco Beppe Sala di Milano pronto a bissare senza difficoltà il mandato, con la piazza romana in preda al panico giallo-rosso (purtroppo non si tratta di tifosi romanisti) e Napoli su cui ci sono molte mire da ogni parte politica. Ma per la Calabria questo rinvio è una disgrazia: dalla scomparsa della povera presidente Jole la Regione è in un limbo dove trionfa il “vorrei ma non posso” che contrasta brutalmente con i precedenti governi del “potrei ma non voglio”: Consiglio e Giunta sono chiamati al minimo sindacale, esclusivamente per l’ordinaria amministrazione. Dovevano andare tutti a casa a dicembre, invece se ne riparla a settembre (se tutto andrà bene) e qualche perplessità sulla cosiddetta “ordinaria amministrazione” qualcuno, per la verità, se l’è fatta venire. Il punto principale è uno solo: cosa può fare una Regione rappresentata in facente funzioni di fronte alle scadenze del Recovery Plan, di fronte alla programmazione infrastrutturale (?), di fronte a un Nord sempre più rapace nei confronti del Mezzogiorno? Poco, pochissimo, niente.

Il centrodestra,che stava ricostruendo (agevolmente) la coalizione puntando su Roberto Occhiuto, si trova spiazzato. L’onda emotiva dell’eredità della compianta Santelli è già finita ai primi giorni dell’anno, quindi l’effetto psicologico della continuità era già venuto meno: serviva un personaggio su cui coagulare le forze e la scelta di Forza Italia di indicare l’attuale capogruppo (anche lui ff) della Camera è risultata indovinata. Ma da qui a settembre cosa succederà con un governo multicolore, tendenzialmente pronto alla rissa, con troppe anime strategicamente separate e politicamente zucchero e miele, almeno all’apparenza? Il ruolo di Salvini e di Giorgetti prenderà una marcata differenziazione nell’orizzonte amministrativo d’autunno o stringerà di più i vincoli di lealtà con l’opponente Giorgia forte dei suoi Fratelli?

Infuriato Luigi De Magistris, affiancato da un ancor più furente Carlo Tansi («Il differimento del voto a dopo l’estate – aveva detto l’altro ieri l’ex capo della Protezione Civile calabrese – sarebbe una lesione della democrazia»), perché la sua prodigiosa avanzata in Calabria troverà una brusca frenata.  Fino a ieri mattina, quando ancora si pensava ragionevolmente al 9 giugno come data probabile per il voto, la confusione grillini-dem in regione giocava a suo favore e si poteva persino immaginare un passo indietro del centrosinistra (che avrebbe potuto ritirare la candidatura di Irto) per un patto “scellerato”, unica soluzione per fermare il centrodestra. Fino a ieri mattina metà dei grillini  mostrava, senza nasconderlo, una crescente simpatia per l’avventura civica degli arancioni, rifiutando di sostenere il vicepresidente Nicola Irto. Oggi, lo scenario cambia, anzi viene stravolto completamente. E se da un lato si profila una “rinascita” dei pentastellati grazie a Conte-Mandrake, dall’altro le dimissioni (annunciate, non ancora confermate) di Zingaretti fanno mutare totalmente il quadro a sinistra. Poco prima dell’annuncio delle dimissioni («Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni») Zinga aveva provato a far entrare in giunta i grillini con il placet dei dem (ma non degli stessi pentastellati), lasciando però autonomia per le elezioni amministrative. L’assemblea dem prevista per il 13 marzo – confermata, anche alla luce dell’annuncio di Zinga – dovrà affrontare e risolvere una crisi che ha radici lontane e che non promette niente di buono. Meno che meno in Calabria, dove – com’è noto – non si fa da anni il sempre richiesto congresso, il partito è commissariato e la sua anima divisiva trova ogni giorno motivi di ulteriori disagi di convivenza.

Diciamo la verità, con tutto il rispetto per la ministra Lamorgese che ha scelto la via della cautela con il rinvio, il Governo, almeno per la Calabria poteva tentare di fissare il voto regionale a giugno, salvo a un eventuale, se inevitabile, rinvio: la situazione pandemica in regione non è preoccupante rispetto alla situazione del Paese, e si sarebbe dovuto tenere presente che i calabresi sono senza governo dal 16 ottobre, con tutto il rispetto per il massimo impegno che il vicepresidente (non eletto dal popolo) Nino Spirlì sta profondendo dal primo giorno del suo mandato di presidente  facente funzioni. La regione e la Regione sono ferme, non ci possiamo permettere di stare ancora a guardare le rapine del Nord e l’indifferenza della classe politica (inclusa buona parte di quella calabrese).

Ha detto Nicola Irto: «Prendo atto del rinvio delle elezioni regionali al prossimo autunno. Le decisioni del governo, dettate dall’emergenza Covid, vanno rispettate. Ma questa non è una buona notizia per la Calabria che ha bisogno di votare al più presto per restituire ai cittadini una giunta regionale legittimata democraticamente». Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale « i cittadini calabresi hanno bisogno di punti di riferimento veri in un momento decisivo per il futuro, nel quale bisognerà vigilare sull’operato di chi sta mal governando la regione e occorrerà soprattutto elaborare, come già stiamo facendo, proposte concrete sui temi della sanità, del Recovery plan, delle aspettative degli enti locali, della crisi delle imprese, delle difficoltà delle famiglie e dei giovani, delle persone fragili, per quel ‘diritto al futuro’ che la nostra Calabria non può più attendere oltre. La pandemia, la crisi economica e sociale che vivono anche i calabresi, richiedono scelte politiche forti e condivise con i territori e le comunità, gli enti, le organizzazioni».

Forti perplessità ha espresso De Magistris su un provvedimento che «arriva a comizi già indetti e a raccolte di firme in atto, con Carlo Tansi che le aveva raccolte per la seconda volta e noi le stavamo raccogliendo». Il sindaco di Napoli, candidato presidente, ha detto di condividere il rinvio, ma – ha detto – «non comprendo e non comprendiamo sinceramente perché non rinviarle ad esempio nella seconda metà di giugno, quando anche l’esperienza dell’anno scorso dimostra che la pandemia subisce un crollo».  Secondo De Magistris «adesso ci saranno le restrizioni che allenteranno il contagio, il piano vaccinale che si presume a giugno sia entrato nel vivo. E poi un decreto legge consente in sessanta giorni, prima della conversione, di verificare l’andamento pandemico. Quindi è molto grave il rinvio in autunno perché si lascia una regione strategica del nostro Mezzogiorno e del nostro Paese senza presidente eletto dal popolo, guidata da un vicepresidente nominato che non ha la legittimazione popolare per governare. Per sei mesi accadrà questo e, quindi, grande vigilanza democratica, e noi la faremo, perché non si utilizzino questi mesi – ha dichiarato de Magistris – per fare cose che un vicepresidente non eletto non è nelle condizioni di poter fare. Sarà tempo che si perde per il Recovery Found, per affrontare il dramma sanitaria, la pandemia sociale ed economica, il lavoro».

Lamentarsi non serve, ma non è vero che non c’è via d’uscita. Si tratta di un decreto che andrà convertito in legge entro il 4 giugno, previa discussione in aula. Una postilla per la Calabria – sempre che l’approvazione sia rapida – potrebbe prevedere una deroga per far votare i calabresi entro metà giugno. Facile a dirsi, ma bisognerà capire a chi conviene anticipare i tempi e a chi risulterà utile ritardare la chiamata alle urne. Facendo i conti, la decisione spetta al gruppo più consistente della Camera, quello dell’ex governo Conte. Ma sia ai dem che ai grillini farà più comodo votare in autunno. Auguri, povera Calabria! (s)

Elezioni, Irto: Serve ricambio generazionale nella Pubblica amministrazione

Il candidato del Partito Democratico alle Regionali, Nicola Irto, ha dichiarato che «per rendere attrattiva la Calabria, per renderla una ‘meta di ritorno’ e per far sì che nessuno sia costretto a lasciarla, bisogna lavorare sull’incremento della qualità della vita intervenendo su infrastrutture fisiche e digitali, trasparenza della Pa, ottimizzazione della rete sanitaria e degli strumenti di welfare, politiche attive del lavoro e dell’inclusione sociale, incentivazione dell’autoimprenditorialità giovanile».

«Linee guida, queste – ha aggiunto – che non si devono tradurre nella vuota retorica del ‘bisogna puntare sui giovani’, ma attraverso le quali si devono creare le condizioni di base perché i giovani, che non sono un’entità astratta e indifferente, trovino più conveniente rimanere che andare via. Nelle Pubbliche Amministrazioni, per esempio, i blocchi delle assunzioni causati dalle procedure di dissesto finanziario che coinvolgono centinaia di Enti calabresi hanno impedito il ricambio generazionale e l’evoluzione delle competenze negli uffici e hanno fortemente limitato la capacità degli stessi di erogare servizi in maniera efficiente. Perché ciò si realizzi ci sono tutti gli strumenti a disposizione: tra React Eu, fondi e piani di aiuto nazionali e fondi propri, il problema non sono solo le risorse, quanto le idee e soprattutto la capacità di mettere ordine e programmare in tempi rapidi».

«Ci è richiesto, dunque – ha concluso – di dare vita ad un’evoluzione del sistema-Calabria che non è più rinviabile e che richiede energie nuove. Mi piacerebbe che il dibattito della campagna elettorale vertesse attorno alle soluzioni concrete a tali questioni, e non a generici slogan di cui i calabresi sono ormai stufi». (rrc)

Arpal, agenzia regionale per il lavoro: secondo Nicola Irto il Consiglio non può votarla

La sigla Arpal equivale ad Agenzia regionale per le politiche attive e i centri per l’impiego: la proposta di legge istitutiva è già in commissione, con relatore il consigliere regionale Filippo Pietropaolo, e dovrà metetre ordine a una normativa ferma al 2001. Il vicepresidente del Consiglio Nicola Irto si è però schierato ocntro l’inizaitiva legislativa:  «È sbagliato e inopportuno – ha detto – che un Consiglio regionale sostanzialmente già sciolto da mesi e non legittimato a compiere atti che eccedono l’ordinaria amministrazione possa discutere della riforma delle competenze che riguardano il mercato del lavoro, con l’istituzione dell’Arpal Calabria. Sono fermamente contrario ad affrontare in fretta e senza una piena legittimazione una questione talmente delicata che coinvolge centinaia di dipendenti del settore. Manca pochissimo alle elezioni regionali che spero si celebrino al più presto. Nessuno pensi di compiere blitz in aula, come spesso ha fatto il disastroso e presuntuoso centrodestra che guiderà ancora per poco la Regione. Una simile riforma, che incide sulla vita di centinaia di lavoratori oggi in forza alla Regione, deve passare attraverso un percorso politicamente e amministrativamente ben ponderato e – conclude Irto – impone il pieno coinvolgimento dei sindacati». (rrc)

Regionali: 100 sindaci calabresi appoggiano la candidatura di Nicola Irto

Sono 100 i sindaci della Calabria che, in un documento, hanno espresso il loro sostegno alla candidatura alla presidenza della Regione Calabria di Nicola Irto.

«Siamo certi – si legge nel documento – che Nicola Irto rappresenti il cambiamento necessario per la nostra regione, verso un futuro che premi la competenza e il merito, che argini la fuga dei cervelli, che metta a valore il capitale umano e che restituisca ai giovani la possibilità di scegliere di non emigrare».

«Siamo rimasti – continua il documento – l’ultimo baluardo di vicinanza delle istituzioni, alcune delle quali sempre più distanti e autoreferenziali. La politica degli spot, degli annunci e della teatralità a volte scomposta ha finito per aggravare la situazione. Serve il contributo di tutti per far uscire la Calabria da una crisi senza fine. Serve una rivoluzione di mentalità e d’approccio. La Calabria ha di fronte a sé un’opportunità enorme, forse l’ultima: il Recovery Plan. In questa partita delicatissima che deciderà le sorti dell’Italia e dell’Europa dell’avvenire, la nostra regione non ha oggi rappresentanti politici capaci di affrontare una sfida così complessa e, in questo contesto, la scelta del prossimo presidente della Regione sarà cruciale».

I sindaci si dicono «convinti che bisognerà intraprendere un percorso nuovo, autenticamente di riforma, contraddistinto da una forte impronta legata all’orgoglio meridionalista. Serve dare spazio, immediatamente, a una nuova classe dirigente. Calabrese, capace, responsabile. In un progetto plurale e aperto a tutte le forze che compongono il campo progressista, per opporsi alla pericolosità dei sovranismi e all’impostura di certi populismi».

«Un progetto – hanno rilevato – che riteniamo debba ruotare attorno alla autorevole figura di Nicola Irto, consigliere regionale più votato alle ultime elezioni regionali, profondo conoscitore dei territori, nonché, nella passata legislatura, presidente del Consiglio regionale che con il suo contegno istituzionale rigoroso ha dato lustro alla Calabria».

«Partendo da quell’esperienza – hanno concluso – dall’alto profilo culturale e fondata su una nuova visione del Mezzogiorno, siamo certi che Nicola Irto rappresenti il cambiamento necessario per la nostra regione». (rrm)

Regionali, Irto: Ridaremo dignità e speranza alla Calabria

Il candidato del centrodestra alle regionali, Nicola Irto, in una intervista a Radio Radicale ha dichiarato che «ridaremo dignità e speranza a una regione che ha bisogno di recuperare credibilità in Italia e in Europa».

«Il nostro progetto politico – ha detto ancora – guarda alle nuove generazioni. I problemi sono tanti e vanno affrontati con chiarezza, a partire dalla sanità. Ma la Calabria  ha enormi possibilità che vanno raccontate, condivise e rilanciate nell’ambito di un nuovo Mezzogiorno che non deve presentarsi, come si suol dire, ‘col cappello in mano’ ma deve essere consapevole delle proprie potenzialità».

«Dobbiamo discutere nel merito dei problemi – ha aggiunto Irto – senza limitarci a vuoti slogan. Vorrei che la campagna elettorale si svolgesse con un approfondimento sui programmi, e io sono pronto a confrontarmi. Le risorse che arriveranno dall’Europa saranno la partita decisiva per il futuro: dobbiamo ripensare il nostro rapporto con l’Europa».

«Immagino una Calabria – ha proseguito Irto – che riesca a investire sulle proprie risorse e i propri punti di forza. Occorre, anche attraverso le risorse del Recovery fund, mettere in campo, con concretezza, una politica economica volta a creare nuove imprese e start-up. Abbiamo tantissimi giovani che vogliono rimboccarsi le maniche. La Regione Calabria, ad oggi, nel pieno di una pandemia, non è riuscita a oggi né a dare ristori né prospettiva di innovazione e ricambio generazionale alle imprese, a cominciare da quelle dell’agrifood».

«Un altro dramma – ha concluso – è quello degli enti locali e della Regione che hanno piante organiche sguarnite. Servirà un piano di assunzioni nella Pa, soprattutto di giovani professionisti e di nativi digitali. I Comuni devono essere in condizione di essere competitivi, l’ente Regione è il motore dell’economia di ogni territori». (rrc)

NICOLA IRTO DICE SÍ ALLA PROPOSTA DEM
MA CHIEDE DI AZZERARE LE CANDIDATURE

di SANTO STRATI – È un sì convinto, ma insieme sofferto, quello dell’ex Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto (oggi alla vicepresidenza) alle tante sollecitazioni pervenute dopo l’ “investitura” ricevuta lo scorso 8 febbraio a Lamezia Terme: accetta di correre a Presidente della Regione per il centro sinistra. Badate bene, per il centrosinistra, non solo per il PD. Irto ha ben chiara la situazione e non fa questione di nomi ma di progetto politico: gli errori del passato (Pippo Callipo, per essere chiari) devono servire da monito per evitare di rifare un capitombolo con esiti disastrosi. Ovviamente, se si parla di progetto politico del centrosinistra non si può far finta di non vedere che Luigi De Magistris sta facendo un’intensa campagna elettorale con l’obiettivo di essere il candidato unico della sinistra, supportato dai movimenti civici e, possibilmente, da buona parte dei dem e di quel che rimane dei grillini.

Irto, però, per quanto giovane e candidamente “inesperto” dei vecchi giochi della politica non può essere considerato uno sprovveduto: anzi con il comunicato diffuso ieri sera dimostra di avere idee ben precise e pone precise condizioni. «Ragioni di carattere privato, e non certamente di furbizia o calcolo di natura politica – ha dichiarato –, mi hanno spinto a chiedere al mio partito qualche giorno di tempo prima di far mia la proposta, avanzata ufficialmente dal Pd, di candidarmi alle prossime elezioni come Presidente della Regione Calabria, in uno schieramento che non potrà che scegliere con nettezza l’intero mondo calabrese del centrosinistra e, se possibile e con ancor più nettezza, l’Europa con tutti i suoi vantaggi e tutte le sue spinte rinnovatrici.

«Oggi, che ho potuto meglio verificarlo, ho scoperto di essere stato nei giorni scorsi raggiunto da sollecitazioni pressanti di ogni tipo, provenienti da un’ampia fascia della Calabria, quella che punta a un cambiamento reale. Una pioggia di messaggi e sollecitazioni di amministratori locali, professionisti, esponenti del mondo intellettuale, militanti del mondo sindacale, rappresentanti delle associazioni di categoria, miei vecchi amici dell’università e del volontariato, impegnati su fronti delicati che aspettano risposte.
«Sanno tutti che non ho mai chiesto niente alla politica e forse proprio per questo sono stato oggetto di richieste sempre più massicce d’impegno alle quali non mi sono mai sottratto. Neanche in questa occasione ho chiesto nulla. La politica e la disponibilità a servire i calabresi sono le mie passioni. Verrà un momento in cui non ce ne sarà più bisogno e tornerò alle mie attività private e al mio lavoro. Intanto, come sempre, oggi mi rimetto al servizio del partito di cui faccio parte e del collettivo, aperto e ampio, dentro cui mi sono sempre collocato, alla pari con tutti gli altri. Donne e uomini assieme a cui abbiamo sognato e continuiamo a sognare una Calabria migliore, capace di affrontare e sciogliere le sue stridenti contraddizioni, allentando da subito la nostra situazione sociale e facendo crescere pari e reali opportunità per tutte e tutti, a cominciare dalle nuove generazioni.
«La mia risposta alle richieste è sì. Sono disponibile a guidare una coalizione riformista allargata, capace di cambiare la Calabria. Sono convinto che si costruirà uno schieramento adatto a vincere le prossime elezioni regionali. Uno schieramento riformista chiaro, idoneo a tenere insieme il mondo politico, civico e culturale del centro e della sinistra, di tutti i democratici ed europeisti. Però, siccome il mio sì non è dettato da egoismi e da interessi personali, sono personalmente disponibile, senza riserva alcuna, ad un azzeramento totale di tutte le candidature che possono dividere il centrosinistra, purché dentro un rigido progetto riformista e senza accordi che prevedano spartizioni di poltrone e di prebende. Ma bisogna essere chiari. Il voto, al di là delle incertezze imposte dal virus, è alle porte. I tempi per avere un rapporto politico reale e diffuso coi  calabresi sono ristrettissimi».
E qui la richiesta – apprezzabilissima – di Irto: «Se si azzereranno entro 48 ore tutte le autocandidature fin qui emerse nell’ambito del mondo del centrosinistra e si configurerà una soluzione unitaria e definitiva, chiederò io stesso per primo al mio partito di sospendere, e dopo, se necessario, di cancellare la mia candidatura a presidente. Se, invece, passato questo tempo il mio appello dovesse cadere nel vuoto e non verrà accettato, diventerà chiaro che c’è chi gioca a ridurre ancor di più il tempo necessario allo svolgimento di una proficua campagna elettorale. Ma è nostro dovere, per il bene della Calabria, uscire da queste sabbie mobili e andare avanti per dare un governo riformista e di cambiamento alla nostra regione, per vincere e bloccare la destra. Io sarò in prima linea, con tutto me stesso, per respingere con forza e determinazione qualsiasi tipo di populismo che rischia di isolare la Calabria negli anni decisivi per il futuro del Paese e lavorerò per l’affermazione di una regione che crei opportunità e solidarietà per tutti, che valorizzi donne e giovani, che si liberi dalla povertà, dalla ‘ndrangheta e da ogni tipo di illegalità».
Cosa vuol dire Irto? Che la frammentazione che si sta prospettando tra dem, cinquestelle, sinistra alternativa e movimenti civici non può portare a niente di buono. Occorre – secondo Irto – ripartire da zero e individuare il progetto politico di respiro progressista e riformista su cui far convergere l’attenzione non solo del popolo della sinistra, ma degli elettori, quelli più disorientati, quelli delusi dalla politica, che cercano soluzioni e proposte degne di considerazione. De Magistris è convinto di poter andare avanti da solo, l’ing. Domenico Gattuso del Movimento 10 Idee per la Calabria, ha lanciato, da parte sua, la proposta di azzerare tutto e puntare su una figura “esterna”  in grado di cogliere consensi tra le tante anime della sinistra, Anna Falcone, e i movimenti civici (tipo quello di Pino Aprile) credono di poter scuotere l’elettorato, ma bisogna aprire gli occhi e fare i conti con la realtà dei numeri. Quello che sta facendo l’ex presidente del Consiglio regionale.
Ragioniamo per un attimo: il centrodestra si presenta coeso (la Lega, dopo la risibile proposta di Matteo Salvini di candidare Nino Spirlì a governatore per dare continuità alla Presidenza, appoggerà Roberto Occhiuto e anche Fratelli d’Italia e le altre forze di destra sono propensi a deporre l’ascia di guerra e fare battaglia comune. Di fronte a questo blocco, è evidente che il centrosinistra deve giocare carte importanti e tessere alleanze anche non gradite.
De Magistris e Tansi, per male che vada, il loro posto in Consiglio regionale ce l’hanno assicurato, ovviamente come consiglieri di minoranza. Ma, se per ipotesi, De Magistris dimenticasse l’opzione che il Pd possa essere costretto a votarlo pur di battere la destra, rinunciando a un proprio candidato, forse potrebbe osservare che c’è un orizzonte diverso. Dove un’intesa, previo azzeramento delle attuali candidature degli arancioni sbandierate ad ogni dove, su un candidato unico autorevole e apprezzabile del centro sinistra, su cui far convergere i consensi dei movimenti civici, potrebbe non solo confermare il posto in Consiglio regionale, ma addirittura (in caso di vittoria) un posto di governo.
È fin troppo evidente che l’intesa raggiunta nelle scorse settimane tra Tansi e De Magistris è figlia della constatazione per l’ex capo della Protezione civile che non ha i numeri per imporre – come aveva sperato – la sua candidatura a Presidente. E  la promessa di avere la Presidenza del Consiglio è puro fumo negli occhi, perché comunque, anche se risultasse presidente De Magistris, non gli competerebbe come nomina, che com’è noto viene espressa dall’assemblea. Da qui la primazia del sindaco di Napoli a puntare su Germaneto, ma non ha i numeri e non è detto che, obtorto collo, i dem siano disposti al suicidio politico e gli riconoscano il ruolo dell’unico condottiero in grado di portare il centrosinistra alla vittoria. De Magistris dovrebbe, allora, fermarsi un attimo a riflettere: se insiste a voler guidare la coalizione (che in atto non esiste) il massimo cui può aspirare è un seggio in Consiglio, all’opposizione; se invece, ingoia il rospo, e si mette a disposizione di un altro leader (ovviamente condiviso) del centrosinistra ha buone aspettative di entrare nel governo regionale. Tutto questo, Irto non lo può, per ovvie ragioni, dire, ma il senso della sua proposta sottintende proprio questo. Riuscirà De Magistris a convincersi che avrebbe tutto da guadagnare a fare il gregario? Ci sono 48 ore per decidere. (s)

REGIONE, BERLUSCONI SVELA IL CANDIDATO
FORZA ITALIA SCEGLIE ROBERTO OCCHIUTO

di SANTO STRATI – Mentre prende sempre più piede la probabile nomina a sottosegretario del forzista Roberto Occhiuto, il presidente Silvio Berlusconi gli rinnova la sua fiducia, prima designandolo come capogruppo vicario a Montecitorio, poi annunciando che è il candidato ufficiale di Forza Italia per la poltrona di Governatore della Calabria. Da tempo era stato indicato il nome del più giovane dei fratelli Occhiuto (Mario è l’attuale sindaco di Cosenza) come candidato ideale per Germaneto e, soprattutto, per guidare le truppe azzurre verso una vittoria quasi scontata delle destra. Quasi scontata perché non è ancora chiaro il disegno politico della sinistra che giocando per perdere facile.

I due “ragazzi irresistibili” Luigi De Magistris e Carlo Tansi hanno trovato l’intesa giusta per affrontare la contesa elettorale senza beccarsi a vicenda, sottraendo consenso l’uno all’altro: il sindaco di Napoli è il candidato presidente a capo della coalizione “arancione”, Tansi farà il capolista del suo movimento Tesoro di Calabria: uniti e con l’appoggio delle altre forze di sinistra costituiscono un’interessante base di confronto con il centrodestra, ma se viene a mancare loro l’apporto di cinquestelle e dem, potranno al massimo spuntare un paio di consiglieri regionali. Il che, tutto sommato sarebbe comunque un buon risultato per entrambi: De Magistris dal 9 giugno è ufficialmente “disoccupato” e Tansi vuole la rivincita sulle passate consultazioni.

Com’è noto, il Partito Democratico (in Calabria) ha indicato Nicola Irto, l’ex Presidente del Consiglio regionale, oggi vice, il quale pur ringraziando della designazione, mantiene ancora intatta la sua riserva. E ne ha ben ragione: l’ipotesi di tentare un accrocco per la Regione sul modello del fu governo Conte 2 (cinquestelle e dem insieme) sta trovando ostacoli seri, soprattutto in casa grillina e appare difficile immaginare, anche in presenza della più che certa spaccatura del Movimento, di trovare i voti necessario per portare a casa un risultato positivo. De Magistris da un lato (con la tentazione pentastellata di appoggiarlo senza presentare una lista propria) e i dem dall”altro significano solamente dispersione di voti e vittoria servita a tavolino al centro destra. A questo punto l’alternativa possibile per i dem è fare coalizione (accantonando il giustificato maldipancia di qualche politico calabrese) proprio con gli arancioni, al solo fine di non permettere alla triade Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia di riprendersi la Cittadella di Germaneto. Proprio domani sarà un anno esatto che la compianta Jole Santelli prendeva possesso di Germaneto, ma l’eredità della governatrice, scemati l’eco mediatica e l’effetto psicologico della commozione che avrebbero aiutato il centro-destra nella riconquista del potere se si fosse votato subito, è fin troppo modesta per garantire una vittoria certa. Una lezione l’hanno, però, imparata al centro-destra: se uniti rappresentano una forza temibile, ma non invincibile, quindi una qualsiasi debolezza potrebbe rivelarsi letale. Così, il ritardo nell’annuncio del candidato di centro-destra stava cominciando a impensierire il popolo che non vota a sinistra: tra disorientamento e perplessità, fin troppo facile la tentazione di non andare proprio alle urne, con le immaginabili conseguenze, tutta a favore della parte avversaria.

I movimenti civici avrebbero, obiettivamente, la possibilità – se convincono dem e cinquestelle – di ottenere un risultato sorprendente, considerato il consenso di molti gruppi affascinati dall’esperienza di sganciamento dai partiti tradizionali. il Movimento 10 idee per la Calabria, per esempio, che alle passate elezioni sosteneva Pippo Callipo, ma non riuscì neanche a raccogliere le firme necessarie per presentare una propria lista, ha lanciato la proposta di unire «le forze sane per fermare la destra e la Lega».

«Nella scorsa tornata delle elezioni in Calabria – si legge in un documento – le forze in campo che si opponevano al Centrodestra si sono presentate divise, con tre candidati Presidenti diversi e alternativi; purtroppo  si è visto come è andata, con una vittoria della destra peggiore. E con il 15% di elettori che non hanno potuto vedere eletto neppure un consigliere (Liste Tansi e Aiello sotto la soglia dell’8%). È sempre difficile fare la storia con i se, ma se in quell’occasione si fosse andati uniti, la somma dei consensi di tutte le forze che si opponevano al Centrodestra, avrebbe consentito, forse, di competere per la vittoria, soprattutto con il concorso di molti elettori tradizionali del Centrosinistra che, in previsione di una sconfitta annunciata, hanno rinunciato al voto, aumentando oltremisura la percentuale degli astenuti (55,7%). Oggi, ancora una volta, la storia sembra ripetersi e, pur in assenza di una data certissima per lo svolgimento delle elezioni, ci si appresta a marciare divisi, con poche o nulle possibilità di vittoria di una delle singole componenti, ancorché in presenza di una coalizione di destra che, questa volta, appare mena vigorosa rispetto alle precedenti elezioni». E allora, dice Domenico Gattuso leader del Movimento 10 idee, «azzeriamo tutto, ritirando ogni candidatura velleitariamente avanzata» e ripartiamo con «la costruzione unitaria di un Progetto politico solido, di un Programma di governo essenziale e condiviso». E con quale candidato? Gattuso ha un’idea al femminile e propone Anna Falcone, avvocata calabrese che vive a Roma, molto vicina a De Magistris. Ma la diretta interessata, lusingata ma già invitata a sua volta dal sindaco di Napoli a mettersi in lista con lui,  metterebbe in discussione la stima (reciproca) che c’è con De Magistris? Anche nel civismo non mancano dunque tentazioni di attrito a proposito di leader che si autonominano, senza ascoltare il territorio.

Per questo, l’annuncio in prima persona di Berlusconi sottintende l’esigenza di eliminare dubbi a sinistra sulla compattezza del centro-destra. Occhiuto ha le carte in regola e ha più volte mostrato, nei suoi interventi a Montecitorio, di avere a cuore le sorti della Calabria: per esempio, nel dibattito sul Recovery Plan ha vivacemente contestato la prima bozza del documento varato dal Governo Conte, ma sul suo nome dovranno esprimersi Salvini e la Meloni per ufficializzare la candidatura e avviare la campagna elettorale calabrese che si preannuncia ricca di colpi di scena.

Prima che Berlusconi, lo scorso anno, decidesse di candidare la Santelli, Roberto Occhiuto sembrava l’opzione più adeguata dopo l’obbligata rinuncia del fratello Mario, ma il fuoco amico cosentino, guidato dall’ex senatore Piero Aiello e da Pino Gentile, ha avuto la meglio. Si ripeterà lo stesso copione?  E soprattutto una candidatura lanciata qualche giorno prima delle nomine di sottogoverno (viceministri e sottosegretari) non nasconde una strategia (in casa forzista) per togliere di mezzo un candidato fin troppo ideale? L’Ordine britannico della Giarrettiera ha come motto “honi soit qui mal y pense” e Andreotti l’aveva tradotto e adattato a sua misura: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca. Parole sante, date le circostanze. (s)

 

REGIONALI, DUE PRESIDENTI IN ARANCIONE
E IL PD DECIDE DI CANDIDARE NICOLA IRTO

di SANTO STRATI – Richiama l’immagine di Bartali che sporge la borraccia a Coppi, Carlo Tansi, per spiegare la scelta di fare da gregario a Luigi De Magistris, come annunciato lunedì pomeriggio a Cosenza. Due galli nello stesso pollaio, normale che finisca a rissa, invece – è lo stesso Tansi a rivelarlo – la soluzione per una pax duratura era semplicissima. Ci ha pensato – ha raccontato – tutta la notte e ha avuto l’illuminazione: perché un presidente e un vice? Meglio due presidenti. Così ha illustrato a De Magistris un ingegnoso piano di “spartizione” che pialla ogni primogenitura e fa contenti tutte e due i contendenti: all’attuale sindaco di Napoli la Presidenza della Regione e il Palazzo ora intitolato alla compianta Jole Santelli, a Germaneto, e all’ex capo della Protezione civile regionale la Presidenza del Consiglio regionale e Palazzo Campanella a Reggio. Risolto il busillis, al via un’intesa granitica per mettere insieme una “gioiosa macchina da guerra” (frase che Tansi e De Magistris si guardano bene dal ripetere, vista l’ingloriosa fine nel 1994 della coalizione guidata da Occhetto contro Berlusconi), ma ill comune sentire è quello. Certo, non va trascurato che la spartizione è conseguente alla vittoria, ma questo si rivela un particolare trascurabile nella strategia di Tansi, che ha mandato una lettera aperta affettuosissima ai suoi sostenitori, per illustrare quello che potrebbe apparire un ripiegamento dalle intransigenti posizioni della prima ora (Tansi Presidente o niente).

L’annuncio dell’intesa, comunque, non ha sorpreso più di tanto, visto che era già nell’aria un accordo che avrebbe comunque privilegiato De Magistris (che vanta più popolarità, l’esperienza amministrativa decennale al Comune di Napoli, e un indiscutibile fascino sull’elettorato femminile), ma Tansi non aveva vie d’uscita, bisognava lanciare la campagna elettorale senza equivoci e senza tentennamenti. E un risultato immediato l’ha comunque provocato: i dem si sono subito riuniti a Lamezia, con la vigile assistenza del commissario regionale Stefano Graziano e hanno estratto dal cilindro magico l’unico coniglio in grado di suggestionare la platea: la candidatura di Nicola Irto, più volte sussurrata, più volte contrastata, più volte messa in discussione, improvvisamente si materializza come una di quelle decisioni che faranno la storia.

Diciamoci la verità, in un partito lacerato da divisioni e contrasti, privato da anni di un congresso che avrebbe quanto meno potuto mettere un po’ d’ordine tra gli iscritti, la soluzione Irto era, ed è, l’unica possibile: è giovane, ha guidato senza eccessi l’Aula di Palazzo Campanella durante la presidenza Oliverio, inoltre ha un profilo indiscutibile di persona perbene ed è stato il più votato in Calabria il 26 gennaio 2020 (12.568 preferenze). Una figura ideale, forse poco condottiero e ancora politicamente scarso d’esperienza, ma in grado di guidare la coalizione di centrosinistra… Ma quale coalizione? La situazione a sinistra è molto più ingarbugliata di quanto possa apparire e il tandem che reggeva il Conte 2 (dem + cinquestelle) in Calabria non ha mai trovato il pur minimo tentativo di emulazione. Tanto che molti grillini – quelli che non portano avanti l’improbabile candidatura del deputato Carmelo Massimo Misiti – si erano lasciati suggestionare dalla lusinga arancione di De Magistris.

La situazione è ingarbugliata perché il centro-sinistra calabrese che si presenta spaccato e diviso alle elezioni non potrà mai farcela: i dem il 26 gennaio 2020 raccolsero poco meno del 16% e la coalizione che vedeva candidato presidente Pippo Callipo (Pd, Democratici e Progressisti, Io resto in Calabria) arrivò a 30,14% contro il 55,29% del centrodestra che mandò la Santelli a Germaneto. Quali voti si aggiungeranno a quelli del Partito Democratico a sostegno della candidatura di Irto? Ecco, è questo in punto: ad oggi non si capisce questa coalizione da chi sarà formata, visto che i CinqueStelle, sono indecisi tra il fare l’occhiolino all’accoppiata arancione e civica De Magistris-Tansi o il tentare un’amorosa alleanza con i dem. Ma il loro peso politico si è molto ridimensionato dai successi del 2018 e il 7,35% raccolto fa da Francesco Aiello, sempre a gennaio dello scorso anno, non rappresenta l’attuale forza politica pentastellata in Calabria.

Tansi con le sue tre liste raccolse 58.700 voti (7,22) non riuscendo ugualmente ad entrare in Consiglio vista la penalizzante norma del quorum minimo dell’8%: potrà raddoppiare i consensi? Anche ammesso che arrivi al 15% e che gli arancioni (forti di una presenza importante sulla Piana capitanata dal sindaco di Cinquefrondi Michele Conia e dall’ex sindaco di Polistena Michele Tripodi) raccolgano un altro 15%: dove va a finire col 30%  questa coppia di “ragazzi irresistibili”? Tansi cita a tal proposito l’eccellente risultato della lista civica a Crotone (dove il Pd – ricordiamolo – non riuscì nemmeno a presentare il simbolo), ma le elezioni regionali, il geologo Tansi non lo ha ancora capito, sono una cosa diversa. Contano i numeri, che – allo stato attuale – ha solo la coalizione di centrodestra, la quale, peraltro, non ha ancora espresso il candidato ufficiale.

Per contro, la Lega cerca di far dimenticare i fin troppo modesti risultati riportati durante le ultime amministrative in Calabria (con l’eccezione di Roy Biasi eletto sindaco a Taurianova) con una campagna di incontri guidata personalmente dal neo segretario regionale Gianfranco Saccomanno, accompagnato dal presidente ff Nino Spirlì, che parte stamattina da Catanzaro. L’ex vicepresidente, oggi facente funzioni, sta rivelando un inaspettato attivismo e, probabilmente, sta seriamente pensando di guidare la lista della Lega in Calabria. Con quali esiti, bisognerebbe chiedere alla zingara o o qualche negromante esperto di bizzarrie elettorali, ma non si sa mai. Chiunque sia il candidato (il deputato Roberto Occhiuto, l’assessore all’Agricoltura e al welfare Gianluca Gallo?) o la candidata (la sindaca di Vibo, Maria Limardo?), il centro-destra appare , allo stato attuale vincente, perché, se unito, ha i numeri. E la sinistra, a cui piace perdere facile, con le sue divisività sta facendo di tutto per ottenere una nuovo, vergognosa dêbacle.

Senza contare che tutti stanno dimenticando che con queste elezioni entra in vigore la parità di genere e quindi il 40% dei seggi spetta a candidati di sesso femminile. Per molti uscenti – neanche se, per scherzo, si mettono parrucca e rossetto – le porte di Palazzo Campanella resteranno dunque sbarrate. Ma nessuno dei vertici di partito sembra preoccupato di questa (sì, meravigliosa) realtà che taglierà molte ambizioni in un Consiglio regionale che aveva espresso, nel 2020, appena due donne (Tilde Minasi per la Lega, e Flora Sculco per i Democratici e Progressisti).

Peraltro, tutti aspettano nelle prossime ore di vedere la composizione del nuovo governo e valutare come gestire anche indicibili alleanze, in nome del momento particolare, della pandemia, o della necessità di fare presto. A proposito di fare presto, checché insistano tutti, la data dell’11 aprile appare improponibile (vista la situazione del covid), quindi è bene che si consideri la necessità di immaginare il 9 giugno la data più realistica per il voto anche delle regionali calabresi (sono in programma, con un election-day il voto amministrativo di grandi città come Roma, Milano, Napoli e tanti altri piccoli centri). E quest’ulteriore rinvio farà perdere alla destra la valenza del lascito psicologico della Santelli, mentre darà l’illusione ai civici di avere più tempo per serrare le fila in termini di nuovi consensi. Di sicuro, siamo alle prime battute, ma è garantito che non ci sarà da annoiarsi, aspettando colpi di scena clamorosi. Del tipo che i dem – pur di non ridare la vittoria alla destra – rinuncino a Irto per sostenere De Magistris e la sua coalizione civico-populista e tentare il sorpasso. Ma anche questa ipotesi, per quanto surreale, dovrebbe fare i conti con un gregario che si chiama Bartali, ops, scusate Tansi, e che le sue borracce non le vuol dare ad alcuno. (s)

Il Pd calabrese sceglie di candidare l’ex presidente Nicola Irto a Governatore

Riunito a Lamezia lo stato maggiore del partito democratico calabrese, con la presenza del commissario regionale Stefano Graziano, ha deciso per la candidatura di Nicola Irto alla Presidenza della Regione. Erano presenti, tra gli altri il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà e il riconfermato presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, oltre a consiglieri regionali, parlamentari e i segretari provinciali. La decisione cancella d’un colpo le continue indecisioni sul candidato dem per Germaneto e irto rappresenta, per molti versi, la scelta più naturale. Pur riservandosi di accettare, in realtà l’ex presidente del Consiglio regionale ha già deciso in termini positivi e ha lanciato un post inequivocabile sulla sua intenzione di guidare l’offensiva dem alla conquista della Cittadella di Germaneto.

«La Calabria, la mia regione – ha scritto –, è una terra meravigliosa. Sono orgoglioso di essere calabrese. Qualunque sia il nostro compito, lavoriamo con amore, umiltà e impegno per migliorarla. Abbiamo bisogno di pensare positivo e volare alto. Calabria nel cuore».

L’indicazione di Irto ha trovato subito numerosi consensi. La conferenza regionale delle donne democratiche – in un documento – «condivide e sostiene la proposta di Nicola Irto quale candidato a presidente della Regione Calabria per la coalizione di centrosinistra. Figura autorevole, giovane, dinamica, profondo conoscitore del territorio e delle esigenze dei calabresi e uomo politico di riconosciute doti morali e di pensiero, caratteristiche che nei giorni scorsi, in un incontro online con il commissario Graziano, avevamo auspicato potessero incarnare proprio la figura del candidato alla presidenza. Il nostro cruccio è quello di non aver costruito una candidatura al femminile, ma già nelle prossime ore chiederemo a Nicola Irto un incontro per definire i criteri e le condizioni affinché le donne svolgano comunque un ruolo da protagoniste alle prossime elezioni e, successivamente, nella rappresentanza istituzionale. L’autorevolezza del nome dell’attuale vicepresidente del Consiglio regionale crediamo sia la migliore garanzia per un progetto solido e lungimirante, capace di includere tutte le forze politiche riformiste, progressiste e democratiche, così come le forze sociali, professionali e la cittadinanza attiva».

Anche i giovani democratici hanno espresso il loro plauso alla scelta di Irto come candidato a Governatore. «È da tempo – affermano in un documento – che sottolineiamo la necessità di costruire un progetto politico che, già nella prima scelta del candidato presidente, tenesse conto delle esigenze di rinnovamento e programmazione nella nostra regione. Già nello scorso mese di dicembre scrivevamo in una nota di ritenere opportuna l’individuazione di una personalità giovane, che possedesse competenze ed esperienza politica tali da poter ricercare le soluzioni concrete più adeguate ai problemi della Calabria. Oggi ritroviamo nella figura di Nicola Irto, che il nostro partito ha individuato quale candidato governatore per la coalizione di centro-sinistra, l’identificazione migliore del profilo da noi tracciato ormai mesi fa. Conosciamo da sempre l’impegno che Nicola Irto profonde per la Calabria e per le giovani generazioni calabresi e la sua attenzione verso i temi, come quelli dell’Università e della Ricerca, che più sono cari a questa organizzazione, ci appelliamo, dunque, a Nicola affinché, sciogliendo la riserva, possa accettare di essere il candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali. Reputiamo Nicola la migliore espressione di quella politica rinnovata capace di parlare con franchezza ai problemi della nostra terra individuandone soluzioni adeguate. A lui affidiamo le nostre richieste di un rilancio di una politica verso i giovani, perché restare in Calabria al termine del proprio percorso di studi non continui ad essere un’alternativa quasi eroica all’emigrazione, ma un’occasione per contribuire alla crescita del tessuto sociale ed economico della nostra regione».

Scrivono i giovani dem «Se la giovane età ci consente di comprendere meglio quali siano le problematiche vissute in prima persona dagli studenti e dalle giovani generazioni che, pur volendo prendere parte al processo di trasformazione della regione, si ritrovano privi degli strumenti necessari per costruire il proprio futuro in Calabria, il nostro impegno politico ci obbliga ad individuare, fin da subito, dei primi punti di programma su cui chiediamo al Partito Democratico calabrese e a Nicola Irto un’attenzione particolare. È il caso dell’attuazione di un sistema che abbia come fine l’interazione tra formazione universitaria negli atenei calabresi ed accesso al mondo del lavoro, del sostegno alle eccellenze calabresi e della creazione delle condizioni utili a favorire l’imprenditoria giovanile, non con interventi sporadici, ma con soluzioni strutturali ed infrastrutturali sul territorio. I Giovani Democratici saranno, al fianco di Nicola Irto, del Partito Democratico e di tutta la coalizione di centrosinistra, parte attiva del cambiamento di questa regione». (rp)

REGIONALI, CERCANSI AVVERSARI POLITICI
ASTENERSI PERDITEMPO E INQUALIFICATI

di SANTO STRATI – La conferenza stampa indetta per oggi pomeriggio da Carlo Tansi e Luigi De Magistris a Cosenza, dove con buona probabilità saranno definiti i ruoli (De Magistris presidente, Tansi vice e assessore all’Ambiente?), mette in evidenza in modo preciso il vuoto di candidature che si registra per le prossime elezioni regionali. Oddio, non è che manchino i nomi che circolano in lungo e largo, da destra a sinistra, ma di fatto, a circa 60 giorni dalla data dell’11 aprile, ci sono solo due candidati che ufficialmente si sono fatti avanti, l’ex capo della Protezione civile calabrese e l’attuale sindaco di Napoli. Che, poi, realtà, la candidatura a governatore sarà una sola, sempre che Carlo Tansi accetti di fare il gregario e non il leader.

Le consultazioni previste con l’ordinanza del presidente ff Nino Spirlì per l’11 aprile, per la verità, saranno quasi certamente spostate, causa covid, al 9 giugno, giorno già individuato dal Governo come election-day (si rinnovano i Consigli comunali di Roma, Milano, Napoli e di altri centri piccoli e medi), quindi c’è, in buona sostanza, ancora tempo per definire alleanze e coalizioni. Anzi, c’è il tempo di aggiustare strategie e scenari, con la soluzione della crisi di governo.

Sul rinvio delle elezioni, ignorando che l’emergenza proclamata dal Governo vale fino al 30 aprile e quindi non permetterebbe il voto la domenica successiva a Pasqua, il presidente ff si è arrabbiato con un giornalista di LacNews24 (Riccardo Tripepi) il quale aveva scritto che Spirlì «preme per ottenere un nuovo rinvio» delle elezioni regionali. La reazione di Spirlì è stata pressoché immediata con una nota fatta diffondere dall’Ufficio stampa regionale: «Si tratta – si legge nel documento –, invero, di una ricostruzione priva di qualsiasi fondamento, frutto di una interpretazione personale a dir poco fantasiosa. Le elezioni sono state da me indette per il prossimo 11 aprile e, per quanto mi riguarda, non esistono alternative o ipotesi di rinvio, anche in considerazione del fatto che il presidente di Regione, in questa fase, non ha il potere per spostare ulteriormente in avanti la data delle consultazioni; né si capisce rispetto a quale istituzione avrei la facoltà di fare pressioni per posticipare il voto. Il giornalista svolge un mestiere importante quanto difficile: chi si pone l’obiettivo di informare l’opinione pubblica dovrebbe perciò agire con grande scrupolo e permettere ai lettori di capire la differenza tra fatti e opinioni personali senza riscontri». Una reazione spropositata e, probabilmente, evitabile quanto inutile.

Ma il problema non è quando si vota, bensì chi sono i candidati a governatore. È evidente che la soluzione della crisi di governo con un nuovo esecutivo “istituzionale” con l’appoggio (diretto, esterno, etc) di tutti, (ad esclusione, per ora, della sola Giorgia Meloni che ne fa una questione di forma e non di sostanza nella persona di Draghi) avrà seri riflessi sugli scenari futuri della competizione elettorale calabrese. Soprattutto nell’ottica di una alleanza grillini-dem sulla falsariga del governo appena concluso.

Come prevedibile, si fanno nomi, ma non si presentano programmi, il che è significativo del totale disorientamento che si va a provocare negli elettori: l’esperienza del 26 gennaio dello scorso anno non ha insegnato nulla: viaggiare disuniti provoca danni e sicuri insuccessi e puntare su outsider (vedi il caso Callipo) può portare a disastri pre e post-elezioni (Callipo, ricordiamolo, abbandonò il Consiglio regionale dopo le prime sedute). Il discorso vale sia a destra sia a sinistra.

A destra c’è un gran fermento e il deputato azzurro Francesco Cannizzaro, reduce del nuovo colpaccio da 15 milioni con l’emendamento dell’ultimo minuto sulla legge finanziaria a favore del Porto di Reggio, è rilassato, quanto dubbioso, pur contando nella provincia reggina su una solida base di consensi. Non escludendo, alla fine, una sua diretta scesa in campo, deve individuare una soluzione, d’intesa col coordinatore regionale – che di fatto non c’è – che riesca a costituire una coalizione coesa e fortemente convinta di poter vincere (come appare sulla carta). I candidati ideali sono l’attuale assessore regionale all’Agricoltura e al Welfare Gianluca Gallo, il deputato Roberto Occhiuto (attuale vice coordinatore vicario di Forza Italia alla Camera, la sindaca di Vibo Valentia Maria Limardo. Tre belle figure “istituzionali” che però al di fuori della propria provincia nessuno conosce. Per accordi pregressi, il governatore della Calabria spetta a Forza Italia, ma la politica nazionale potrebbe riservare sorprese… E rispunta il nome di Wanda Ferro, ma l’ipotesi di riproporre la candidata sconfitta da Oliverio nel 2014, deputata di Fratelli d’Italia, non trova grandi entusiasmi nel centro-destra e la posizione intransigente della Meloni contro il governo Draghi non sarebbe certo d’aiuto.

Di contro, quelli messi peggio sono i dem. I quali un candidato valido e prevedibilmente di buona affermazione ce l’avrebbero (Nicola Irto, ex presidente del Consiglio regionale e attuale uno dei vicepresidenti) ma, a quanto sembra, non trova l’adeguata accoglienza al Nazareno. Non dimentichiamo che il Partito democratico è commissariato da un paio di anni e continua a mostrare inconciliabili posizioni divisive: basti vedere cosa è successo alle elezioni comunali di Crotone dove non era presente neanche il simbolo. La verità è che non c’è un partito, ma tante anime divise che, perché da quanto sembra i compagni amano farsi male da soli. C’è, inoltre, da considerare la posizione dell’ex Mario Oliverio (che non si candida ma non sarà semplice spettatore) e la tentazione di Antonio Viscomi (già vicepresidente con Oliverio e attualmente deputato) che non esclude una sua scesa in campo. Il problema è che se i cinquestelle vanno a supporto del civismo proposto dai “ragazzi irresistibili” (Tansi&De Magistris), il Pd con chi fa accordi? Da soli i dem non vanno da nessuna parte e, c’è la seria possibilità che, nell’incapacità di esprimere una personalità di rilievo, ripieghino (almeno una buona parte) a sostenere la lista civica arancione di Tansi-De Magistris. Un suicidio politico, siamo d’accordo, ma resterebbe l’unica chance per fermare il bis del centrodestra a Germaneto. (s)