Corbelli (Diritti Civili): Riaprire i 18 ospedali chiusi per affrontare emergenza in Calabria

Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili, ha sottolineato e sotiene che «la battaglia dei sindaci e dei Comitati locali che si battono per la riapertura dei 18 ospedali calabresi chiusi è giusta e sacrosanta, e va sostenuta dall’intera Regione, perché rappresenta la prima, vera priorità per affrontare non solo questa terribile pandemia ma per garantire il diritto alla salute di tutti i calabresi».

«Chiudere gli ospedali è stato un suicidio – ha aggiunto Corbelli – una sorta di crimine contro il popolo calabrese! Diritti Civili, per anni, si è battuto contro questa barbarie della chiusura degli ospedali, andando anche a manifestare in piazza, come avvenne il 7 giugno 2011, a Rogliano per una manifestazione popolare per difendere l’ospedale Santa Barbara, che in questi anni abbiamo anche chiesto, ripetutamente, venisse adattato e utilizzato anche quale Centro Grandi Ustionati, una struttura del genere che in Calabria manca, continua Corbelli».

«In questi anni – ha proseguito il leader di Diritti Civili –abbiamo difeso Rogliano e condannato la chiusura dei tanti ospedali interni. Oggi, per questo, sosteniamo con coerenza e forza la battaglia dei sindaci e dei Comitati locali che chiedono la riapertura di questi nosocomi chiusi. Il Governo può garantire il diritto alla salute dei calabresi non a parole o con false promesse, come ha sempre fatto in questi anni, mandando in Calabria generali e poliziotti a fare il commissario, ma riaprendo subito questi ospedali».

«Questi sono i fatti che si aspetta la Calabria – ha detto ancora Corbelli – soprattutto dopo questa devastante pandemia che ha messo a nudo tutte le carenze del sistema sanitario calabrese, con una grave e ingiustificata carenza di strutture ospedaliere in grado di fronteggiare questa emergenza del Covid e senza assolutamente penalizzare i tanti altri malati, delle diverse patologie, che devono avere una adeguata e immediata assistenza sanitaria. Domando, per questo: come si possono allora giustificare le chiusure, l’inutilizzo o parziale utilizzo di ospedali importanti, per la copertura dell’intero territorio regionale, come quelli di Acri, Cariati, Rogliano, Trebisacce, San Giovanni in Fiore, Praia a Mare, Mormanno, San Marco Argentano, Lungro, Soveria Mannelli, Serra San Bruno, Scilla, Oppido Mamertina, Palmi, Taurianova, Siderno, Chiaravalle, Soriano? Che senso ha allestire ospedali di campo militari, scambiando la Calabria per un teatro di guerra, e tenere chiusi e non utilizzati strutture ospedaliere esistenti e molto più utili ed efficienti, pronti per l’utilizzo immediato e, in altri casi, a disposizione in tempi assai brevi?».

«Ecco perché la riapertura dei 18 ospedali calabresi – ha concluso – è, oggi, la vera grande battaglia di una intera regione. Bisogna battersi, tutti insieme, per ottenere questo importante e fondamentale risultato». (rrm)

Biondo (Uil Calabria): Le parole di Gino Strada su ospedali da riaprire denunciano lo spreco di risorse pubbliche in Calabria

Il segretario generale della Uil Calabria, Santo Biondo, ha evidenziato come «le dichiarazioni di Gino Strada sull’opportunità riaprire alcuni degli ospedali calabresi, che con la spending review avviata nel 2008 sono stati chiusi e non riconvertiti in Case della salute, rappresenta una denuncia allo spreco di risorse publiche perpetrata in Calabria da parte dello Stato».

«Intendiamoci – ha aggiunto – non siamo dell’idea dell’ospedale di “quartiere”. Ma in questi lunghi anni nel Servizio sanitario regionale, nel mentre da una parte si stringevano i cordoni della borsa pubblica chiudendo gli ospedali e bloccando le assunzioni di personale sanitario, dall’altra parte dalla stessa borsa si tiravano fuori risorse economiche a iosa per fare spesa pubblica improduttiva».

«Pertanto – ha proseguito il segretario generale Biondo – possiamo dire che: si è “risparmiato” sul debito buono, per creare poi debito cattivo. La fotografia scattata da Strada, icona nazionale, nelle prime ore dal suo arrivo in Calabria, è l’immagine più autentica di ciò che serve per rimettere sul binario della correttezza e della legalità il nostro servizio sanitario regionale.  Bisogna assumere e stabilizzare il personale sanitario che a sua volta serve per riaprire alcune strutture ospedaliere chiuse. Più ospedali con più personale insieme, poi, significa riordinare il rapporto con le strutture private, ridurre la spesa per mobilità sanitaria extra regionale, abbattere le liste d’attesa».

«Dunque – ha detto ancora – evitare spreco, far risparmiare denaro pubblico allo Stato, per curare meglio i calabresi.  Allora bisogna agire subito, e bisogna farlo non solo per fronteggiare l’emergenza, che è urgente ma, soprattutto, per programmare nella nostra regione la ripartenza sanitaria dopo la pandemia».

«Perché – ha concluso Santo Biondo – gli investimenti nella sanità vanno progettati e realizzati pensando anche al dopo Coronavirus. Lo diciamo da tempo riaprire gli ospedali che sono stati chiusi e non riconvertiti in Case delle Salute!». (rrm)