Il succo di Bergamotto di Reggio Calabria ai Centri Covid di Roma e Bergamo

Da Reggio Calabria fino ai Centri Covid di Roma e Bergamo. È questo il viaggio delle 5 mila bottiglie di succo di Bergamotto di Reggio Calabria prodotte dall’Azienda agricola Patea e della Coop Bergamia di Brancaleone che sono arrivate grazie all’impegno del Kiwanis Distretto Italia San Marino – Divisione 13 Calabria Mediterranea al “San Filippo Neri” di Roma e al “Papa Giovani XXIII” di Bergamo.

Una scelta non casuale, dato che l’effetto del Bergamotto di Reggio Calabria «è storicamente riconosciuto – ha spiegato Fabio Trunfio dell’Azienda Agricola Patea –. Proprio a Reggio, all’inizio del secolo scorso, furono risparmiate dalla nefasta “Spagnola” proprio quelle famiglie che lavoravano nel comparto del Bergamotto».

Come ha spiegato Rosario Previtera, luogotenente governatore della della Divisione 13 Calabria Mediterranea del Distretto Italia San Marino del Kiwanis, «il Kiwanis, in Europa e in Italia, ha agito contro gli effetti sociali e sanitari del Covid-19 con decine di piccole e grandi iniziative dei Club locali».

Inoltre, a suggello dell’iniziativa, a Roma, nel Parco “Santa Maria della Pietà” saranno piantumati gli alberelli di Bergamotto di Reggio Calabria dei Vivai Fratelli Praticò, a ricordo dell’iniziativa solidale. (rrc)

La band calabrese Ragainerba scrive una canzone per la Protezione Civile

La band calabrese Ragainerba ha composto e registrato una canzone per aiutare, tramite una raccolta fondi, la Protezione Civile in questo momento di emergenza sanitaria.

Il gruppo, che ha registrato il video tra Roma, Palmi e Reggio Calabria, è composto da AntoniO Cogliando (voce), Vincenzo Misale (chitarra, cori), Roberto Aricò (basso), Michele Misale (batteria), ed «è dedicato a tutte quelle persone che, quotidianamente, combattono in prima linea per questa emergenza. Grazie, ce la faremo».

Grande successo di pubblico per “la Calabria che risorge” e “Gerace” di Spanò

La grande partecipazione che ha contraddistinto ieri sera a Roma la presentazione alla Feltrinelli Red del bel libro di Francesco Maria Spanò e la seconda parte dell’incontro La Calabria che risorge promosso dall’avv. rosarnese Giacomo Saccomanno, rivela due cose importanti: la prima che, nonostante la minaccia del coronavirus, la gente si muove e partecipa se gli incontri sono di grande interesse, la seconda che la comunità di calabresi a Roma è viva e si mostra particolarmente attenta a ogni iniziativa che ha a che fare con la propria terra. È un segnale che occorre incrementare le occasioni di incontro e di scambio nella comunità romana dei calabresi (Roma è la più grande città della Calabria: ne conta oltre 500mila), facendo della cultura il punto chiave della rinascita e della crescita.

La presentazione del libro Gerace alla Feltrinelli Red di Roma
La presentazione del libro “Gerace” alla Feltrinelli Red di Roma

Del libro di Francesco Maria Spanò (leggere la recensione di Calabria.Live) non si può parlare che bene perché soprattutto riesce a suscitare un’onda emotiva straordinaria, tra orgoglio di appartenenza e la suggestione di una terra che è lontana solo fisicamente ma sempre presente nel cuore. Gerace rappresenta il simbolo della cultura della Calabria, è un punto cruciale di attrazione di una terra che, peraltro, ha generato figli non ingrati, sparsi per il mondo ad occupare posti di rilievo in tutti i campi, ma sempre con la Calabria nel cuore. Riempie d’orgoglio sapere che nelle istituzioni, nella cultura, nella comunicazione, nell’imprenditoria, molti vertici sono coperti da gente di Calabria. Spanò ha colto, in un percorso di ricerca interiore, i sentimenti non solo di chi a Gerace c’è nato ma anche di chi è innamorato di Gerace. E qui ha giocato facile: come si fa a non amarla? La testimone principale della serata alla Red è stata la giornalista Anna La Rosa, già direttore Rai di Telecamere, che – manco a dirlo – di Gerace è un’altra figlia “nobile”: il suo intervento è stato quello appassionato d’una figlia che non finirà mai di dire grazie alla madre, di chi è orgogliosamente legato alle proprie origini. Una sala strapiena, con la presentazione di Fulvio Giardina, presidente del Ordine degli Psicologi, e un affettuoso ricordo di Gerace regalato dall’ex presidente della Regione Pino Nisticò.

Francesco Spanò con amici e lettori alla Feltrinelli Red di Roma
Francesco Spanò Francesco Spanò con amici e lettori alla Feltrinelli Red di Roma

Altra sala stracolma quella dell’Associazione Amici di San Francesco, diretta con crescente passione da Vincenzo Cortese, che ha ospitato la seconda serata dell’incontro La Calabria che risorge. Applauditi gli interventi di Alessandro Tortorella, presidente del Rotary E-Club Roma, di Gemma Gesualdi, presidente dell’associazione Brutium, di Antonella Freno, presidente dell’associazione Italide, di Laura Borgese, segretaria della Fondazione La Casa di Giacomo e del presidente del Tribunale delle Imprese Tommaso Marvasi. Quest’ultimo ha raccolto una grande attenzione, grazie anche alle pertinenti domande della giornalista Rai Vittoriana Abate che ha moderato il dibattito. La serata ha visto, in conclusone, la distribuzione di premi e riconoscimenti a chi si spende per il bene della Calabria. Un’iniziativa, questa dell’avv. Saccomanno, che punta a riunire le “belle teste” dei calabresi che contano a Roma per metterle al servizio della Calabria: con intelligenza, passione e lo struggente amore che tutti i calabresi hanno per la propria terra. (rrm)

Vittoriana Abate e Giacomo Saccomanno
Vittoriana Abate e Giacomo Saccomanno

Miti, persone e bellezze per restituirci l’onore
Parte da Roma il ‘risorgimento’ della Calabria

di SANTO STRATI – La Calabria che risorge. A volte basta uno slogan per prendere coscienza e spingere a fare rete, quella che il filo invisibile che lega tutti i calabresi potrà portare a una rinascita oggi più che mai irrinunciabile. Lo slogan è partito da Roma dal felice incontro dell’avvocato rosarnese Giacomo Saccomanno e Vincenzo Cortese, presidente di un circolo di calabresi nel cuore di Prati, a Roma, dedicato, manco a dirlo, a San Francesco di Paola. Tra i due dev’essere scoccata una scintilla e nello spazio di via Cassiodoro hanno inventato una due giorni su La Calabria che risorge, con la partecipazione di personalità, autori, scrittori, giornalisti, politici, dirigenti scolastici, imprenditori, con una comune idea: dalla crisi si rinasce, anzi si risorge. Ma solo i calabresi, se messi insieme, potranno dar vita a questo miracolo se lo vogliamo chiamare così, quando non sarebeb altro che il risultato di un’intelligente sinergia tra le teste pensanti che hanno a cuore questa terra.

In questo terribile momento di angoscia a causa del nemico invisibile che si chiama coronavirus, gli italiani sono più che mai disorientati. Il Nord, l’opulento e altezzoso Nord, scopre la debolezza e si spaventa dell’ignoto, complice anche una sbagliata comunicazione che fa apparire l’Italia come una terra di “appestati”. I meridionali no, e soprattutto i calabresi: non si spaventano e non arretrano, sanno benissimo cosa significa crisi, ne hanno affrontate talmente tante che sono quasi immunizzati. E sanno reagire.

È per questo motivo che Saccomanno incita ad approfittare del momento e riconquistare spazi che nessuno, prima, era disposto a concedere. E l’appello viene colto da un imprenditore del Sud, Mario Romano, illuminato industriale grafico di Tropea, che ha una avviatissima azienda che si affaccia sul mare, con uno stabilimento bellissimo che fa venir voglia di non smettere di lavorarci dentro. Romano, che ha puntato tutto sulla qualità, con la testardaggine tipica dei calabresi, ha vinto la sfida ed è diventato persino fornitore del Poligrafico dello Stato: «Non so più quante battaglie perse con la burocrazia regionale, quante difficoltà e quante volte mi ha sfiorato la tentazione di mollare, e invece ho tenuto duro, tenendo a mente che quando c’è la crisi è il momento buono per investire e affermarsi, farsi conoscere, farsi apprezzare. È quello che devono fare gli imprenditori calabresi – dice Romano – che sono i soli che possono fare la fortuna della propria terra».

«Non servono – gli fa eco l’avvocato Saccomanno, già apprezzato sindaco di Rosarno in anni passati – gli imprenditori-avvoltoi che vengono a rapinare risorse e scomparire, a cui non interessa nulla della Calabria. Solo i calabresi salveranno la Calabria, ricordiamocelo quando viene lo sconforto e tutto sembra ormai perduto. Guardiamo al Piano per il Sud: il Governo dice che ci sono le risorse finanziarie, ma è un libro con le pagine bianche: dobbiamo scriverle noi quelle pagine, cogliere l’opportunità che ci viene offerta. 100 miliardi in dieci anni significano un mare di posti di lavoro, investimenti, nuova occupazione, ricchezza per le nostre genti. Smettiamo di rimandare indietro – come è stato fatto per troppo tempo – le risorse comunitarie: quanti miliardi inutilizzati e restituiti. Pazzesco solo a pensarlo. E allora – dice Saccomanno – facciamo rete tra tutti i calabresi, imprenditori, uomini di cultura, politici e giovani leve. Creiamo le condizioni per poter seminare e raccogliere, impegniamoci a sfruttare le nostre forze, valorizzare le nostre risorse, credere nelle nostre capacità e competenze. Dovunque, in qualunque campo, ci sono calabresi che si fanno onore e che hanno conquistato posizioni di assoluto rilievo nelle istituzioni, nel lavoro e nell’impresa, nel sociale, nella cultura: questo significa una sola cosa, che in Calabria nascono delle eccellenze naturali che, poi, purtroppo, andranno a fare la fortuna di tanti Paesi esteri o di molte regioni del Nord». Quelle che spingono – è il caso di aggiungere – per l’autonomia differenziata e vorrebbero continuare a scippare il Sud: 61 miliardi l’anno strappati dal ricco Settentrione al desolato Mezzogiorno, ma le cose stanno per cambiare.

La riserva del 34% degli investimenti a favore del Mezzogiorno è diventata legge, ce ne vorrà un’altra per abrogare questa norma di equità, ma non c’è né il tempo né la voglia di difendere l’indifendibile neanche dai più risoluti oppositori del Sud. E allora ha ragione Saccomanno, ha ragione Pino Nisticò, ex presidente della Regione, che hanno in mente di tessere una rete di opportunità che faccia della Calabria la California d’Europa. Nisticò punta sull’innovazione tecnologia e la capacità che sono in grado di esprimere le università calabresi, autentiche fucine di competenze, soprattutto in campo tecnologico. A Cosenza c’è un laboratorio di intelligenza artificiale, creato e diretto da colui che oggi è il Rettore di Arcavacata Nicola Leone, che il mondo intero ci invidia. A Reggio sperimentano tecnologie antisismiche che affascinano persino i giapponesi. E a Catanzaro si studiano soluzioni nel campo della ricerca scientifica che attirano continuamente l’attenzione di prestigiosi atenei stranieri.

Cosa significa tutto ciò? Che c’è un potenziale immenso di risorse umane in Calabria, cui si affiancano storia, miti, personaggi e bellezze naturali, tesori archeologici inestimabili, clima e paesaggi di sogno: quello che serve per ripristinare l’onore smarrito, per ridare la giusta reputazione a un popolo instancabile e operoso, che non s’arrende e non s’offende, neanche di fronte alle provocazioni più bieche ma reagisce mostrando capacità, competenza e, soprattutto, cultura. Un popolo in grado di attrarre turismo con la sua infinita storia di cultura, il suo mare, i suoi monti, i suoi santi, la sua cucina.

Calabria.Live – scusate l’autocitazione, lo ripetiamo dal primo giorno che siamo apparsi sulla rete – sostiene che la cultura è il vero antidoto contro il malaffare, la ‘ndrangheta, la mafia. È l’unico strumento che può sottrarre i giovani dalle inevitabili tentazioni dell’illegalità, più forti quando c’è degrado e assenza di futuro. Se mancano le prospettive, quale futuro possono immaginare i giovani calabresi? Facile cadere preda delle suggestioni del malaffare, soprattutto se c’è mancanza d’istruzione e sottosviluppo culturale. In poche parole se manca l’abitudine alla conoscenza mediata dalla cultura che libri, persone, la millenaria civiltà magnogreca, riescono a infondere. Se c’è cultura, c’è sviluppo: non è una frase ad effetto, è un imperativo categorico di cui il neopresidente Jole Santelli dovrà fare tesoro. Legalità, cultura e sviluppo, non parole vuote ma l’impegno che i calabresi si attendono. E con essi la costruzione di una reputazione che la nostra storia millenaria rende tutto sommato non difficile come impresa. La cultura è il collante per il turismo: ne abbiamo in quantità industriale, a cominciare dai Bronzi e dai musei, dalle chiese, per finire alle storie dei borghi che hanno un racconto infinito che non smette mai di affascinare e incantare i calabresi, figuriamoci i forestieri.

Gigi Miseferi
Gigi Miseferi, Mario Romano, Mariarosaria Russo e Giacomo Saccomanno al Centro Culturale San Francesco di Paola di via Cassiodoro a Roma

La dimostrazione di come la cultura susciti emozione e voglia di riscatto viene da serate come quella di ieri sera a Roma, che ha visto personalità del mondo culturale a parlare di Calabria. Francesco Maria Spanò, autore di un fortunato e bel libro dedicato al suo paese natìo, Gerace, ha raccontato, sulla suggestione di un viaggio dell’anima, una storia della Calabria che ha avvinto i presenti, segnata dall’ideale collegamento tra Jonio e Tirreno, tra i greci della Locride e quelli di Medma, la Rosarno magnogreca e poi romana. Tracciando un percorso, magari solo immaginario, che coinvolge e fa palpitare l’ascoltare, ancor più se non calabrese. Occorre far conoscere “questa” Calabria che odora di gelsomini della Locride e bergamotto di Reggio, dove profumano anche rovine e ruderi fascinosi quanto inestimabili, che pochi individuano solo come la casa madre di un ignobile franchising di ‘ndrangheta. Un’immagine terribile che i media continuano a mutuare, mentre i tantissimi calabresi perbene tentano di annullare e far sparire con il loro senso del dovere e l’alto senso di legalità che contraddistingue un popolo generoso e accogliente.

Serve far conoscere a tutti il fascino di una civiltà che ha insegnato quasi tutto all’Occidente. Come ha fatto, in maniera brillante e senza astruse descrizioni, l’archeologa Mariangela Preta, che ha raccontato il tesoro di Medma (Rosarno) scoperto agli inizi del secolo scorso da Paolo Orsi e riscoperto da pochi anni grazie all’impegno, alla puntuta testardaggine – tutta calabrese – di Saccomanno e altri amministratori locali che hanno voluto ricominciare a scavare. Quante pinax di Medma-Rosarno sono sparse nei musei di mezzo mondo? Lo racconta assai bene Giuseppe Lacquaniti, giornalista e scrittore, autore di una monumentale Storia di Rosarno che rivela una straordinaria e millenaria epopea di conquiste e di sconfitte (non ultima quella del sisma del 1783 che rase al suolo gran parte della Piana). Un incontro aperto dall’avv. Domenico Naccari e mediato dalla preside Mariarosaria Russo, instancabile promoter di legalità, che si ripeterà stasera con altri personaggi di spessore, tra cui don Antonio Tarzia e Gemma Gesualdi, con moderatrice la giornalista Vittoriana Abate e le conclusioni affidate di nuovo a Giacomo Saccomanno.

Sono queste le storie che bisogna far ascoltare, che bisogna far circolare, che occorre veicolare per costruire (non ricostruire) la vera faccia della Calabria. Per restituire l’onore (sottratto dalla ‘ndrangheta) ai calabresi. Che sono, ricordiamolo, una magnifica realtà perché – come ha ripetuto l’attore Gigi Miseferi in un applauditissimo intermezzo semiserio, citando Leonida Repaci – «calabrese non è espressione geografica, significa categoria morale». (s)

La storia di Rosarno: oggi a Roma presentazione del bel libro di Giuseppe Lacquaniti

Stasera alle 18 a Roma, al Centro culturale San Francesco in via Cassiodoro 1, viene presentato il bel volume Storia di Rosarno  che il giornalista e appassionato storico di cose calabresi Giuseppe Lacquaniti ha dedicato alla sua città. Il volume è pubblicato da Romano Editore. L’evento è stato organizzato dall’associazione rotariana “La Città del Sole” e da “La Casa di Giacomo”. Vi prenderanno parte i circoli calabresi più prestigiosi della Capitale. Presentazioni a cura di Mariarosaria Russo, Giacomo Saccomanno e dell’archeologa Mariangela Preta.  

Giuseppe Lacquaniti, corrispondente da Rosarno della Gazzetta del Sud, come scrittore ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti anche internazionali. Tra i tanti, la Court of Judicial Discipline dello Stato della Pennsylvania gli ha attribuito una speciale onorificenza “quale opensatore austero e maestro di grande valore”. Ha all’attivo diverse pubblicazioni e numerosi libri, tra cui il magnifico volume (sempre edito dall’editore Romano di Tropea) su Medma Colonia di Locri Epizefiri. ( rrm)

Natino Chirico a Roma, l’omaggio del grande artista reggino a Fellini

S’inaugura questa sera a Roma, alla Galleria Fidia di via Angelo Brunetti 49, la nuova personale del grande artista reggino Natino Chirico. Il mio sogno migliore  è l’omaggio che Chirico dedica, dopo i suoi successi internazionali, al grande Federico Fellini. Una suggestiva raccolta di quadri, dipinti e multimaterici che, nel corso degli anni, Natino Chirico ha riservato a Fellini, nella sua magnifica collezione di opere ispirate al cinema. La mostra che è a cura di Miriam Castelnuovo , resterà aperta fino al 7 marzo. L’organizzazione è do Francesca Romana Rocchini.

Natino Chirico mostra Fellini

Natino Chirico, figlio del grande poeta dialettale Francesco Chirico, ha studiato all’Accademia di Brera e dopo un lungo periodo milanese è diventato “romano” mantenendo comunque nel cuore la sua calabresità, ma diventando cittadino del mondo: il successo delle sue mostre in ogni parte del mondo gli hanno tributato il giusto riconoscimento a un’arte inconfondibile e personalissima, dove il colore assume un ruolo specifico tra emozione e suggestione.

Prevista al vernissage una perfomance in diretta dell’artista. Da non mancare. (dc)

REGGIO – Alla stilista reggina Cheren Hesse Surfaro il Premio Original Fashion 2020

Prestigioso riconoscimento alla giovane stilista reggina Cheren Hesse Surfaro, che ha ricevuto il Premio Original Fashion 2020 durante il Festival della Moda Italia/International, svoltosi a Roma lo scorso 24 gennaio.

Alla manifestazione, uno degli eventi di moda più attesi della capitale, organizzato dall’agente di moda Sabina Prati e dal conduttore televisivo Stefano Raucci, la stilista reggina ha presentato la sua collezione BadRock, composta da abiti settecenteschi miscelati al glam rock. (rrc)

Oggi il vescovo dell’Eparchia di Lungro Mons. Oliverio dagli Arbëreshë di Roma

Oggi, domenica 9 febbraio il vescovo mons. Donato Oliverio, il capo dell’Eparchia di Lungo, farà visita alla comunità Arbëreshë di Roma. La solennità dell’incontro sarà segnata dalla Divina Liturgia Pontificale alle 10.30 tenuta da mons. Oliverio alla Chiesa di Sant’Atanasio il Grande di rito Greco Bizantino, nel centro di Roma, in via del Babuino 149. Sarà un momento di grande e intensa partecipazione. L’Eparchia di Lungro – che ha celebrato lo scorso anno i 100 anni – è una piccola diocesi cattolica di rito bizantino che raccoglie i fedeli italo-albanesi che vivono nell’enclave arbëreshe del Cosentino, mantenendo in vita una realtà che ha saputo non disperdere il prezioso e variegato patrimonio della tradizione bizantina nel culto della Chiesa Cattolica.

La storia dell’Eparchia di Lungro risale al 13 febbraio 1919, quando con la costituzione apostolica Chatolici fideles papa Benedetto XV univa in un unico corpo ecclesiale e giuridico i discendenti dei profughi albanesi e greci dei secoli XV-XVIII. «I fedeli cattolici di rito greco – si legge nella Catholici fideles –, che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, […] accolti con generosa liberalità […] nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo greco, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevute dai loro padri ed avevano con somma cura ed amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso dall’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio ciel, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano».

A Roma l'Eparchia di Lungro

La Catholici fideles era la risposta della Santa Sede alle pressanti richieste di tutela avanzate per lungo tempo dai discendenti del condottiero-eroe albanese Giorgio Castriota Skanderberg, a suo tempo insignito del titolo di “Atleta di Cristo” per l’impegno profuso coi suoi valorosi soldati a difesa, per un quarto di secolo, della libertà e dell’autonomia del proprio popolo e della cristianità europea. L’esodo dei greco-albanesi in Italia si fa risalire a dopo il Concilio di Firenze del 1439, la caduta di Costantinopoli del 1453 e la morte di Skanderberg nel 1468. A spostarsi era un popolo con un proprio patrimonio linguistico ed ecclesiale, orgogliosa della sua libertà e della sua cristianità.

L’Eparchia di Lungro, dalla sua istituzione, ha contato quattro vescovi. Il primo fu mons. Giovanni Mele, eletto ad appena 34 anni che resse l’Eparchia dal 1919 al 1979, cui successe mons. Giovanni Stamati (già coadiuvatore di Mele a partire dal 1967), e, prima di Oliverio, mons. Ercole Lupinacci dal 1988 al 2010. L’attuale vescovo Donato Oliverio ha ereditato una diocesi, saldamente piantata in Occidente dove rende visibile con estrema chiarezza le ricchezze della tradizione bizantina e la bellezza della possibile unità tra i cristiani di Occidente e di Oriente nella differenza delle tradizioni e nella diversità delle lingue.

Mons. Oliverio regge l’Eparchia dalla sede di Lungro, una bella cittadina calabrese di circa 3.000 abitanti, posta sul versante Sud-Ovest della Catena montuosa del Pollino, ai piedi del Monte Petrosa, a un’altitudine di 600 metri sul livello del mare. Il suo trono si trova nella Chiesa Madre di tutte le Chiese dell’Eparchia, la Cattedrale di San Nicola di Mira, costruita tra il 1721 e il 1825. Maestosa nella sua pianta romanico-barocca a croce latina, negli ultimi decenni è stata impreziosita da pregevoli mosaici e affreschi, che la rendono un luogo unico in cui arte bizantina e spiritualità orientale si coniugano felicemente, tanto da portarla ad essere considerata la Chiesa più importante del cattolicesimo bizantino arbëreshë in Italia. Nella sua cupola domina il maestoso Cristo Pantocratore, volto della misericordia del Padre. (rrm)

Più Libri Più Liberi: intervista a Roberto Laruffa, editore calabrese con orgoglio

Roberto Laruffa è uno dei due soli editori calabresi (l’altro è D’Ettoris) presenti alla fiera Più Libri Più Liberi in corso a Roma. Partecipa fin dalla prima edizione, con l’orgoglio della sua “calabresità” e mostrando come anche dalla Calabria possano venire importanti contributi culturali in campo editoriale. Calabria.Live gli ha chiesto di raccontare la sua esperienza romana in questi 18 anni del tradizionale appuntamento romano dedicato all’editoria indipendente. (s)

Più Libri Più Liberi: tutti gli appuntamenti di oggi alla Nuvola di Roma

Ecco gli appuntamenti di oggi, venerdì 6 dicembre, a Più Libri Più Liberi

Alle 10.15, in Sala La Nuvola, l’incontro a cura del Cnr “Chimica: dal fumo al fumetto! 150° anniversario dall’invenzione della tavola periodica” con Dario BressaniniGiovanni EccherAndrea IencoSilvia MattoniRoberto NataliniAndrea PlazziSergio Ponchione e Gianna Reginato.

Alle 11.30, in Sala La Nuvola, Marco Damilano intervisterà Romano Prodi sul tema “Governare l’Europa”.

Di “Economia arancione. Un’opportunità infinita per vivere del tuo talento” si discuterà nell’incontro, in collaborazione con l’ambasciata della Colombia, con Juan Diego Ortiz e Gloria Isabel Ramirez Rios (Ore 12.45, Sala La Nuvola).

Alle 13.30 in Sala Polaris, presentazione del libro Il feudo di David Lopez, con l’autore e Gigi Riva.

Antonio Padellaro sarà in Fiera per presentare il suo libro Il Gesto di Almirante e Berlinguer, con Alessandro Zardetto (Ore 15.30, Sala Luna).

Alle 15.30, in Sala Polaris, presentazione di Sussidiario di David Riondino.

“Monasteri, il cuore dell’Europa” è il titolo dell’appuntamento, moderato da Dario Olivero, con Paolo Rumiz e padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte (Ore 16, Sala La Nuvola).

Alle 16.30, in Sala Luna, l’incontro dal titolo “La misura del tempo” con letture di Gianrico Carofiglio e Flavia Gentili.

“Curdi: il tradimento dell’Europa. Due voci autorevoli parlano della sofferenza di un popolo illuso dall’Occidente” è il titolo dell’incontro con Lucia Annunziata e Adriano Sofri (Ore 17, Arena Robinson).

Alle 17.30, in Sala Luna, presentazione del volume Porti ciascuno la sua colpa. Cronache dalle guerre dei nostri tempi, con l’autrice Francesca MannocchiEva Giovannini e Marino Sinibaldi.

“Viaggio nell’Universo con Lonely Planet” è il titolo della presentazione di Universo, la prima e unica guida di viaggio allo spazio cosmico, che sarà presentata alle 17.45, in Sala La Nuvola, da Paolo GiordanoUmberto Guidoni Angelo Pittro.

Alle 18, in Sala Sirio, la presentazione del libro Pink Tank, con l’autrice Serena Marchi e Laura Boldrini. Modera Sabina Minardi.

In Arena Robinson, alle 18, Gianrico Carofiglio e Massimo Giannini discuteranno sul tema “Le parole sono pistole cariche. La lingua civile tra letteratura e politica”.

Infine, alle 19.45 in Sala La Nuvola, diretta del TG Zero Live, con Edoardo Buffoni e Michela Murgia.

(rrm)