Rosario Greco lascia la Rai dopo 45 anni di lavoro

di PINO NANO – Nel 70esimo anniversario della Televisione Italiana, e a 100 anni dalla nascita della radio, Rai Calabria festeggia oggi un record assoluto che non è legato questa volta all’Auditel e ai successi della produzione televisiva, ma ad «uno di noi», dice il direttore di sede Massimo Fedele. 

Parliamo di uno dei tecnici storici della Terza Rete Rai calabrese, Rosario Greco, che lascia l’azienda per andare ora in pensione, dopo aver trascorso 45 anni di vita e di attività mai interrotta tra il vecchio palazzo di Via Montesanto, sede originaria di Rai Calabria, nel cuore di Cosenza, e quello più recente di Viale Marconi, al confine tra Cosenza e Rende.

«Era esattamente – racconta Rosario Greco – il 18 aprile 1979 quando entrai per la prima volta nella sede di via Montesanto 25 a Cosenza per firmare il mio primo contratto di lavoro con la Rai. Il 15 dicembre di quello stesso anno alle 18.30 partì, poi ufficialmente, la Terza Rete».

Anni vissuti in Rai da pionieri, la Rai era appena all’inizio delle sue prime sperimentazioni televisive, ma da quel giorno parte in tutte le sedi regionali italiane la grande avventura dell’Informazione regionale. Che si rivelerà alla fine, 40 anni dopo, il vero grande successo della Tv di Stato sul territorio.

«In quei giorni in Rai insieme a me ricordo colleghi amici e compagni di vita indimenticabili, come Bruno Castagna, Salvatore Migliari, Francesco Mazzei, Peppe Greco, Pietro Cantafio, Mario Miceli, tutti loro neoassunti come me. C’era ad accoglierci, ricordo, il ragioniere Serafini, che allora gestiva il personale della sede regionale, e che ci fece fare un giro tra i 5 piani del palazzo, presentandoci a tutti gli altri che erano arrivati prima di noi».

-Ricordi chi c’era in redazione in quegli anni?

«Come primo giornalista ho conosciuto Gegè Greco, e dopo di lui Ciccio Falvo, che sarebbe poi diventato il caporedattore della sede da li a breve».

-Immagino anni importanti per la tua formazione? 

«Erano anni in cui, ricordo ancora, la Rai formava il personale tecnico con corsi molto intensi e lunghi anche oltre un mese. Io ricordo che mi mandarono a fare un corso di radiofonia prima a Roma, poi a novembre del 1979 a Firenze mi fecero frequentare un corso televisivo sull’informazione video a colori, un’esperienza di grande emozione e di grande coinvolgimento generale. Avevamo come nostro docente Emilio Grosso, un ingegnere molto famoso in Rai, che collaborò e inventò con gli ingegneri della Telefunken il sistema Pal portando la televisione a colori in Italia».

-Quali sono state le tue esperienze più esaltanti?

«Francamente moltissime. Ho gestito il nostro pullman satellitare, si chiamava Ita91, dal 2010 fino alla dismissione dello stesso avvenuta nel 2022.Ho lavorato dando moltissimo supporto tecnico in varie altre sedi regionali. Indimenticabile l’esperienza siciliana, a Palermo, 1991, in via Cerda, la vecchia Sede Rai, dove c’era bisogno perché avevano incominciato a trasferirsi nella nuova sede di via Strasburgo. Poi ancora a Roma, in via del Babbuino, dove si facevano i GR1-2-3, era il 1986, e due anni dopo, nel 1988 sempre a Roma in via Asiago per Radio Uno-Due».

Le emozioni di un tecnico radiofonico o televisivo sono le stesse che vive un cronista in diretta. Posso chiederti un evento speciale della tua vita in Rai?

«Roma 2013, l’elezione di Papa Francesco con Ita 91. Ma anche le varie esperienze regionali, Aosta 2002, Bologna 2004, Potenza 2001, Bari 1997, Genova 2001. Indimenticabile il G8, quando venne ucciso Carlo Giuliani. Ricordo di aver montato in quei giorni decine di servizi e reportage per le testate internazionali».

-Tanta cronaca dunque?

«Non solo quella. Ho partecipato anche vari Giri d’Italia, nel 2002, con “l’inizio politico dell’Europa” da Groningen, nel 2007 e nel 2010 con il Giro Ciclistico Femminile fatto interamente dalla nostra sede di Cosenza con Ita91, partendo da Trieste e arrivo Monza. Ma ho fatto anche vari Sanremo, ricordo le edizioni del 1990, 1991, 1996, 2002, e poi ancora nel1993 i Campionati Europei di Atletica leggera a Helsinki».

-Cosa manca al tuo medagliere?

«Non credo manchi qualcosa di particolare. Ho fatto anche, nel 2008 le Olimpiadi di Pechino. E con la trasmissione “un Paese alla Volta” ho girato con Ita91 tutti i paesini della Calabria».

-Cosa lasci oggi qui in Rai, e cosa troverai fuori da qui?

«Qui lascio la mia vita e la mia storia personale e professionale. 45 anni di Rai sono abbastanza per dire che questa è stata la mia vera grande famiglia. Fuori da qui spero di ritrovare i vecchi amici di un tempo, e soprattutto il tempo sufficiente per vivere con serenità tutti questi miei ricordi importanti e tutto questo straordinario bagaglio umano e professionale che la Rai mi ha regalato. Credimi, non finirò mai di dire “Grazie Mamma Rai”». (pn)