Il sindaco di RC Falcomatà a confronto coi sindacati sul futuro del comparto idrico

Si è parlato del futuro del comparto idrico nel confronto avvenuto, a Palazzo San Giorgio di Reggio, tra il sindaco Giuseppe Falcomatà e i rappresentanti sindacali di Uiltrasporti e Fisascat Cisl e le rsa della società per i servizi pubblici locali della Città Metropolitana e del Comune di Reggio Calabria, Castore.

All’incontro erano presenti il vice sindaco Paolo Brunetti, l’assessore con delega al Personale Domenico Battaglia, il direttore generale Demetrio Barreca, il consigliere Filippo Burrone, l’amministratore delegato di Castore, Stefano Sofi e Luigi Cassio per Sorical.

Al centro dell’incontro il passaggio della società reggina, le valutazioni sul personale e la programmazione, alla luce anche della prossima istituzione di un tavolo tecnico sugli stessi temi. Nelle more del trasferimento delle competenze, l’Amministrazione comunale si è posta come obiettivo prioritario la tutela del personale sia a tempo indeterminato e sia a tempo determinato.

Dopo aver ascoltato le istanze dei sindacati, il sindaco Falcomatà ha chiarito: «Continueremo a seguire questa fase e le eventuali criticità che potrebbero presentarsi. I fatti di questi anni dimostrano che l’indirizzo politico dell’Amministrazione deve essere garanzia per il mantenimento dei livelli occupazionali. La nostra storia politica – ha aggiunto – dimostra che non solo abbiamo a cuore la tutela del lavoratori, ma anche quando sono state eliminate le sacche di disoccupazione, abbiamo continuato a lavorare per migliorare la continuità e la stabilità dei nostri lavoratori».

«L’ultimo passaggio in ordine di tempo – ha spiegato – è quello relativo alla stabilizzazione degli Lsu Lpu che sono passati da 15, a 26 e, infine, a 36 ore. Nessuno se ne è mai lavato le mani: una volta raggiunti i primi risultati abbiamo continuato a combattere per aumentare il monte orario e adesso abbiamo conseguito il risultato».

«La storia di Castore – ha evidenziato il primo cittadino – è una sfida difficile che la nostra Amministrazione ha raccolto dal 2014 per garantire un futuro diverso ai lavoratori da quello che sarebbe stato con il fallimento della ex Multiservizi. E oggi sono lavoratori formati, così come previsto per un servizio la cui continuità è garantita per legge e che, in casi come questo, deve tutelare le maestranze già formate, che conoscono il territorio e le sue esigenze in termini di manutenzione e cura dei beni comuni. Una continuità dietro alla quale c’è una volontà politica precisa che dimostra il nostro impegno, come di recente accaduto anche per IdroRhegion».

Il vicesindaco Brunetti ha ripercorso le attività degli ultimi mesi: «Non era scontato il passaggio del personale alla nuova società; va riconosciuto alla società l’impegno e lo stesso per l’Amministrazione comunale che si è fatta trovare all’altezza del compito e che non si trova in condizione di dover ricollocare i lavoratori».

1Ora Castore dovrà dare il centouno per cento – ha aggiunto Brunetti – perché l’Amministrazione ha fatto il massimo e possiamo essere apripista per altri comuni. Naturalmente la nostra attenzione è massima per ciò che riguarda le maestranze, ma anche per la continuità e la qualità del servizio, che deve continuare sulla strada intrapresa ed essere ulteriormente migliorato, in un settore strategico come è quello del comparto idrico nella nostra città».

Anche l’assessore Battaglia ha evidenziato l’attività svolta dal Comune di Reggio Calabria rispetto alla quale Sorical ha dato disponibilità a procedere con le pratiche il prima possibile in modo da superare in fretta questa fase transitoria. (rrc)

Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Cosenza: Riconoscere quanto dovuto ai lavoratori forestali

«I lavoratori meritano il giusto riconoscimento per la fondamentale attività che svolgono a presidio del territorio e contrasto al dissesto idrogeologico», per cui si chiede «un immediato cambio di passo, risposte ed atti concreti da politica, istituzioni ed enti competenti». È quanto hanno chiesto Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil della provincia di Cosenza, nel corso dell’assemblea unitaria a San Giovanni in Fiore, a cui hanno partecipato oltre 300 lavoratori di Calabria Verde, per discutere sull’andamento del confronto con Regione Calabria e Calabria Verde su tematiche fondamentali per il settore forestale.

«Non chiediamo altro che veder riconosciuti i nostri diritti», hanno sottolineato i lavoratori, ribadendo come  «la certezza è che non è più possibile attendere oltre, in caso contrario saremo pronti a mobilitarci con rivendicazioni e azioni di protesta».

Un esempio è l’attesa del rinnovo del Contratto integrativo regionale, scaduto da 12 anni, «un vero e proprio diritto negato, che continua a causare una progressiva perdita di reddito in considerazione dell’aumento del costo della vita».

Altro tema fortemente discusso è stato quello della riqualificazione del personale che «continua ad andare a rilento e si annuncia contingentata, così come sono rimaste disattese altre questioni di carattere economico, previste invece dal Contratto Collettivo Nazionale, aspetti di natura organizzativa, che non possono essere oltremisura sopportati, come la gestione del riconoscimento di quanto previsto dall’art.9 del Contatto Integrativo».

«Il lavoro forestale, in un territorio a forte rischio idraulico come il nostro è essenziale – hanno ribadito i sindacati – pertanto dovrebbe essere rinvigorito e rinnovato. Il cantiere forestale di San Giovanni, pur essendo il più grande del territorio calabrese, si sta progressivamente svuotando di personale. Una emergenza che si concretizza in una minore salvaguardia del patrimonio boschivo e difesa del territorio».

«La sola immissione di un contingente di lavoratori ex L.R. n.15/2008, a tempo determinato – hanno concluso –, seppur apprezzabile, certamente è cosa insufficiente, così come è necessario l’immediato avvio dei lavoratori della cosiddetta legge 15 per migliorare efficienza e programmazione degli interventi». (rcs)

Sit-in dei sindacati per la SS 106: Regione, Anas e Governo finanzino i 15 mln per completarla

Tutti uniti per la Statale 106, per il diritto alla mobilità e la sicurezza. E, soprattutto, ammodernare la strada della morte. È sulla scia di queste rivendicazioni che Cgil, Cisl e Uil Calabria si sono ritrovati a Bianco, Locri, Crosia e Torre Melissa, per chiedere di fare «tutte le procedure che servono per completare la statale 106 a partire da Rossano verso Crotone, da Catanzaro verso Roccella jonica e così via».

Ma, cosa più importante, ha evidenziato Enzo Scalese, segretario generale di Cgil Area Vasta, «il nostro ruolo è sensibilizzare soprattutto la Regione Calabria, Anas e Governo affinché finanzino questi 15 miliardi per servono per completare la Statale 106».

«Le situazioni che portano sviluppo e lavoro – ha aggiunto Scalese – sono riconducibili soprattutto alle infrastrutture: qui abbiamo da fare la statale 106 e completare l’elettrificazione della ferrovia ionica. Perché, altrimenti, è inutile fare i mega progetti. Soprattutto diciamo che bisogna mettere in sicurezza questa strada perché non è più possibile che qui ogni giorno si registrino vittime».

La Statale 106, come rimarcato da Tonino Russo, segretario generale di Cisl Calabria, è «un pezzo importante del territorio» che, se completata, significa intanto bloccare questa carneficina di vite umane, significa creare occasioni di crescita e di sviluppo per questo territorio per toglierlo dall’isolamento, per cercare di collegare opere infrastrutturali importanti, penso all’aeroporto di Crotone e penso al nascente ponte sullo Stretto di Messina».

«Se non completiamo la statale 106 – ha spiegato – queste opere saranno cattedrali nel deserto. È un’opera che adesso la stessa Europa riconosce nel tragitto di Ten-T e quindi va completata. Proprio per questo stamattina abbiamo concentrato le manifestazioni in questi lotti dove langue la progettazione o manca la copertura finanziaria, perché già dalla programmazione del prossimo documento di programmazione economica e finanziaria del Governo si incomincino a destinare le ulteriori risorse che servono».

Santo Biondo, segretario generale di Uil Calabria, ha chiesto al Governo non solo di sollecitare Anas per presentare il progetto dell’intera opera entro il 2024, ma anche di indicare «una data anche per il completamento di questa strada strategica per la viabilità calabrese e dell’intero Mezzogiorno».

Una manifestazione, quella della triplice sindacale, con cui «poniamo al Governo il tema complessivo dell’infrastrutturazione del Mezzogiorno – ha spiegato Biondo –. Altro che regionalismo differenziato, il Sud ha bisogno di infrastrutture moderne ed efficienti e, per vederle realizzate, servono investimenti importanti e sicuri».

« Il ministro Salvini la smetta di “spottegiare” – ha aggiunto – e dia risposte infrastrutturali al Mezzogiorno che, per i ritardi nelle connessioni stradali e ferroviarie, vede compromesse le sue prospettive di crescita economica e sociale». Per Biondo «senza finanziamenti, infatti, non si possono aprire i cantieri e realizzare le opere. Lo avevamo detto, in tempi non sospetti, per l’Alta velocità ferroviaria, quando in perfetta solitudine avevamo denunciato il fatto che le coperture per portare questa infrastruttura da Salerno a Reggio Calabria non esistevano».

«Allora, il nostro allarme non venne ascoltato e, oggi – ha detto ancora – ci troviamo di fronte al fatto compiuto: con i fondi a disposizione l’Alta velocità difficilmente valicherà il Pollino e si penalizzeranno così le speranze di crescita del porto di Gioia Tauro, riducendo le possibilità che questo hub possa diventare il più importante del Mediterraneo».

«Il governo e, in particolare, il ministro Salvini smettano di fare campagna elettorale – ha concluso – e ci dicano, senza giri di parole, quanti soldi hanno intenzione realmente di mettere per aiutare il Mezzogiorno a superare il suo pensante gap infrastrutturale». (rkr)

 

Area Vasta Cgil, Cisl “Magna Graecia” e Uil Crotone: Garantire sicurezza attraverso interventi su ss 106

Serve un «impegno concreto e tempestivo da parte delle istituzioni per garantire la sicurezza e lo sviluppo della Calabria attraverso interventi mirati sulla Strada statale 106». È quanto hanno ribadito le organizzazioni territoriali guidate dal segretario generale della Cgil Area vasta Catanzaro, Crotone e Vibo Enzo Scalese, dal segretario generale della Cisl “Magna Graecia” Salvatore Mancuso e dal segretario generale della Uil Crotone, Fabio Tomaino.

I tre sindacalisti, infatti, saranno a Melissa nel sit-in di domani per la Strada Statale 106, occasione «per rilanciare il tema delle priorità in Calabria che, per noi, restano infrastrutture, lavoro e sanità».

«La Strada Statale 106 rappresenta un terzo del nostro territorio – hanno ribadito – l’arteria principale che si snoda rispondendo alle esigenze di una mobilità sempre più marginale e a forte rischio di isolamento economico e sociale. Davanti al numero sempre crescente di vittime, i cui nomi segnano drammaticamente la storia passata e presente della SS 106, il silenzio e l’immobilità di istituzioni e politica sono ipotesi non più contemplate: la strada necessita non solo di ammodernamento, ma anche di ricostruzione, specialmente per collegare territori calabresi isolati e solo la mobilitazione condivisa da sindaci e cittadini può richiamare chi di dovere al dovere di dare risposte concrete riguardo alla sicurezza e alla modernizzazione della strada».

«La questione della Strada statale 106 – hanno ribadito i segretari – deve realmente essere al centro dell’attenzione politica e mediatica: è fondamentale garantire finanziamenti e progettazione per l’intero tracciato, affinché la regione non sia dimenticata nei piani infrastrutturali nazionali».

«Chiediamo di accelerare i tempi per la realizzazione dei progetti sulla Strada statale 106 – hanno proseguito –. La spesa di 3 miliardi e mezzo già programmata deve essere completata con la progettazione del tratto da Catanzaro a Reggio Calabria-Melito Porto Salvo, per cui ancora manca la progettazione. Ricordiamo che è già stato chiesto ad Anas di accelerare i tempi e capire l’opera complessiva e quanto viene a costare il tratto da Rossano a Crotone dove praticamente ci sono 4 miliardi e mezzo già di progetti che necessitano avere le coperture».

«Complessivamente secondo le notizie che ci ha dato l’Anas – hanno concluso – servirebbero 15 miliardi, quindi considerati i tempi della spesa bisogna subito partire, soprattutto perché i tempi di realizzazione sono medio lunghi e con i prezzi che salgono in continuazione il rischio è che si programmi un’opera, per aprire cantieri che poi non si chiudono. E al momento la Strada Statale 106 è un grande cantiere aperto che continua a mietere vittime». (rcz)

Ferrovie, positivo incontro tra Rfi e sindacati

È stato positivo l’incontro, svoltosi in Cittadella regionale, tra i sindacati e Rfi, dove si è discusso delle cifre e dei progetti delle opere previste da Rfi in Calabria a partire dalla situazione relativa al futuro tracciato dell’Alta Velocità.

L’incontro, sollecitato dai sindacati per fare il punto sugli investimenti, in particolare per le opere relative all’Alta Velocità e all’elettrificazione della linea jonica, ha visto la partecipazione del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, del dirigente generale ai Lavori Pubblici, Claudio Moroni, il dirigente di Rfi con delega agli investimenti in Calabria e Sicilia, Marco Marchese, dirigenti e collaboratori regionali di Rfi e i vertici regionali di Cgil, Cisl e Uil: Angelo Sposato, Tonino Russo e Mariaelena Senese, accompagnati dai rappresentanti di Categoria.

Un confronto proficuo su argomenti importanti che, come è stato evidenziato da tutte le parti, rappresentano un capitolo cruciale per la crescita della Calabria.

Ulteriori confronti avverranno nel futuro, per seguire la coerenza con il cronoprogramma degli investimenti illustrati da Rfi. (rcz)

I sindacati proclamano stato di agitazione per accantonamento emendamento per i tirocinanti

Nidil-Cgil – Felsa Cisl – Uil Temp e USB FdS hanno denunciato come l’emendamento al Dl Milleproroghe, che prevede una contrattualizzazione a 18 ore per 18 mesi con relativa copertura finanziaria annua di 40 milioni di euro per i tirocinanti calabresi, «risulta essere accantonato» parrebbe «per problemi legati alle ristrette tempistiche di discussione».

Tutto ciò in prossimità della discussione del Dl che avrebbe chiuso la «stagione dei tirocini che si ripetono da anni e riconoscere una dignità lavorativa piena agli oltre 4mila lavoratori che quotidianamente contribuiscono al funzionamento della macchina amministrativa nei Comuni, delle Asp, nelle Province, nelle scuole, ed in tantissimi enti pubblici e privati».

Proprio per questo le sigle sindacali hanno annunciato lo stato di agitazione di tutti i tirocinanti in tutti gli enti, anche con momenti di astensione dalle attività, dal 12 al 15 febbraio proprio in concomitanza con la discussione del Disegno di Legge Milleproroghe al fine di mantenere accesi i riflettori sulla vertenza.

«La stagione, però – si legge in una nota – potrebbe diventare ancora più calda: i lavoratori ed i sindacati sono pronti a forme ancora più incisive di protesta se l’emendamento non dovesse passare, proteste che andrebbero inevitabilmente a innestarsi nel prossimo periodo elettorale, senza sconti per maggioranza o opposizioni».

Nei giorni scorsi, proprio in prospettiva della discussione dell’emendamento, i sindacati, che da mesi tengono alta l’attenzione sulla vertenza, avevano scritto una lettera aperta a tutta la Deputazione calabrese, perché «su una problematica che coinvolge 4000 calabresi e le loro famiglie si sia capaci di fare fronte comune – viene ricordato in una nota –. La proroga dei tirocini è appesa ogni volta a difficoltà normative, economiche e politiche, oltre che al mancato riconoscimento del ruolo dei tirocinanti che ormai sono perfettamente integrati nelle attività degli enti che li ospitano da diversi anni. Se venissero meno negli Enti 4mila unità di personale, oltre alle difficoltà di mantenere gli attuali livelli di servizi essenziali, vi sarebbero seri problemi di reddito per 4mila famiglie, con non indifferenti problematiche sociali e di ordine pubblico».

Alla luce di ciò, i sindacati hanno rinnovato il loro appello alla deputazione calabrese e al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, «perché faccia valere il suo peso e all’Anci Calabria perché si attivino i canali istituzionali a sostegno dell’emendamento». (rcz)

 

Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil: Proposta di legge su Bonifica rischia di svuotare principi di democrazia

La proposta di legge sulla bonifica «rischia di svuotare i principi di democrazia e partecipazione». È l’allarme lanciato da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Calabria in una missiva indirizzata alla politica calabrese e ai vari soggetti istituzionali competenti comprese le Organizzazioni Professionali Agricole e con cui chiedono «un confronto concreto e responsabile, non scelte che limitano partecipazione, democrazia e creano ulteriore confusione sui luoghi di lavoro». 

«Una posizione chiara – dichiarano in una nota stampa i Segretari Generali Michele Sapia (Fai Cisl), Caterina Vaiti (Flai Cgil) e Pasquale Barbalaco (Uila Uil) – contro una scelta che mortifica il confronto sindacale e le norme vigenti e contrattuali del comparto della bonifica, rischiando di sminuire gli stessi principi di partecipazione e democrazia. Precisamente, la proposta di legge n. 264/12, approvata all’unanimità nel corso della seduta della I Commissione del Consiglio regionale di ieri, apporta modifiche anche alla legge regionale n. 39/2023 che riguarda il sistema della bonifica regionale».

«Siamo fortemente preoccupati rispetto alla previsione di depennare il confronto sindacale su tematiche che interessano il personale dipendente del Consorzio della Calabria e, così – hanno proseguito – svuotare il ruolo di un organo partecipativo qual è il Consiglio dei delegati, specialmente durante un tavolo regionale aperto con la struttura commissariale del Consorzio della Calabria».

«Difatti – hanno spiegato i sindacalisti – se la proposta di legge venisse convertita in legge, andrebbe a svilire il confronto con le organizzazioni sindacali, ad esclusivo vantaggio dell’Ufficio di Presidenza e Direttore generale del Consorzio unico, su importanti provvedimenti che riguardano i lavoratori e le lavoratrici, tra cui applicazione degli ammortizzatori sociali e modifiche contrattuali. Tutto ciò in palese contrasto con le norme contrattuali vigenti e rispetto all’attuale fase di confronto sinora avviato. Poco chiara è inoltre la previsione inserita sulla volontà di assumere sul Consorzio solo determinati oneri dei rapporti di lavoro, senza individuare a quali si riferisce».

«Constatiamo – continua la nota sindacale – che le tanto proclamate buone intenzioni da parte della Regione Calabria di voler promuovere, in questo fondamentale quanto articolato settore, la partecipazione e il confronto, al momento sono state smentite».

«Pertanto – hanno concluso Sapia, Vaiti e Barbalaco – chiediamo scelte che rafforzino il concetto di fare sistema per affrontare criticità e opportunità a sostegno del lavoro e della contrattazione per un settore strategico per l’agricoltura calabrese, attività di lotta al dissesto idrogeologico e gestione delle risorse idriche. Senza risposte immediate e chiare, lo stato di agitazione potrà sfociare in ulteriori e differenti iniziative sindacali con possibili disagi anche rispetto alla programmazione della prossima stagione irrigua». (rcz)

Vertenza Enel, i sindacati lanciano la mobilitazione

Dopo mesi di confronti i sindacati di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil hanno deciso di aprire la vertenza con Enel.

L’azienda, infatti, ha lanciato «una sfida senza precedenti a lavoratori e sindacato, annunciando esternalizzazioni di attività Core e un cambio epocale di orario di lavoro per gli operativi di e-distribuzione senza alcun accordo con il sindacato», hanno spiegato i sindacati, sottolineando come «le immissioni nel triennio 2024-2026 produrranno addirittura una contrazione degli organici, se si tiene conto delle previste fuoriuscite. Enel, Azienda centrale per il Paese e fondamentale per guidare la transizione energetica, è ormai solo concentrata a contenere la spesa, con un arretramento sul piano delle tutele, senza una visione per il bene del Paese, e incapace di creare valore».

«Va ricordato, infatti– hanno proseguito le tre Segreterie nazionali – che Enel gestisce una concessione pubblica, vive di costi riconosciuti, ha ricavi altissimi (particolarmente in edistribuzione) e un costo del lavoro che incide pochissimo sul bilancio. Enel è una S.p.A. a controllo pubblico e, anche se fortemente partecipata da privati, di fatto gestisce i soldi delle bollette degli italiani per erogare un servizio pubblica utilità. Enel è l’azienda italiana con la maggiore capitalizzazione in Borsa ed ha il compito centrale di sviluppare, all’interno di una transizione energetica epocale, un piano industriale espansivo ed utile al bene del Paese».

«Il vettore del futuro sarà quello elettrico ed Enel ha il preciso dovere di affrontare questi anni difficili – ma di espansione del proprio business – con senso di responsabilità, avendo ben chiara la propria missione sociale, ancor prima di quella finanziaria. Stiamo contrastando – prosegue la nota sindacale – un atteggiamento del management di Enel, esclusivamente utile agli azionisti privati e per nulla orientato al bene comune».

«Ciò che non possiamo accettare – hanno spiegato Filctem, Flaei, Uiltec – è l’ingiustificata riduzione del costo del lavoro e delle conseguenti tutele, un sistema che in Enel non si era mai manifestato in precedenza. Non è un atteggiamento moderno la riduzione dello Smart Working, con la riproposizione di una sorta di comando e controllo delle attività di lavoratrici e lavoratori di natura novecentesca. Non è accettabile che per recuperare efficienza, (ricordiamo che Enel è un’Azienda tra le più efficienti al mondo), stia pensando ancora una volta di riproporre esternalizzazioni di attività Core, come ad esempio le manovre in cabina secondaria, attività altamente strategica e pericolosissima sul versante della sicurezza. Come, altresì, vorrebbe imporre, senza accordo con il sindacato, un cambio epocale di orario ai lavoratori operativi. Tutto questo è per noi inaccettabile».

«Enel, con il suo piano industriale ha deciso di dismettere numerosi asset esteri per ridurre l’esposizione finanziaria – continua la nota – dichiarando di volersi concentrare sul nostro Paese. Come si spiegano, quindi, queste ingiustificate iniziative che mettono in discussione la solidità e il protagonismo industriale del Gruppo, accompagnate da voci sempre più insistenti sulla possibile cessione, ad altre aziende, di importanti infrastrutture della Rete?».

«E ancora – conclude la nota – cosa sta decidendo Enel sulle concessioni idroelettriche e sul loro possibile passaggio a soggetti esteri? E più in generale, qual è la posizione di Enel sulla scadenza della concessione della distribuzione al 2029?». (rcz)

Dal precariato ad un lavoro vero per 300 lavoratori che da sussidiati passano ad un regolare contratto

Soddisfazione dei sindacato perché dal precariato ad un lavoro vero per 300 lavoratori che da sussidiati passano ad un regolare contratto. Lo comunicano in una nota per Nidil Cgil Ivan Ferraro, Gianni Tripodi di Felsa Cisl e per Uil Temp Oreste Valente e Luca Muzzopappa.

«Si concretizza così la transizione a Calabria Verde che Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e UIltemp-Uil avevano immaginato già nelle passate legislature ma che solo ora si è potuta realizzare. Nel mezzo, il passaggio necessario di aver storicizzato, in maniera chiara e definita, il fondo regionale per il contributo all’assunzione a cui gli Enti utilizzatori attingeranno per sostenere la contrattualizzazione della platea di precari storici calabresi. E’ stata la proposta che queste Organizzazioni sindacali avevano avanzato nel primo incontro con il Presidente Occhiuto e che aveva trovato collocazione nella Legge Regionale 11/2022 che sanciva la storicizzazione delle risorse per il precariato storico regionale, superando così le incertezze che di fatto impedivano alle amministrazioni utilizzatrici di poter fare affidamento su fondi fino per tutto il periodo di contrattualizzazione dei lavoratori. Aver trasformato il sussidio in sostegno all’assunzione, come abbiamo sempre sostenuto, riqualifica in maniera virtuosa la spesa regionale che, da misura di stampo assistenziale, si è trasformata in retribuzione, tutele, diritti veri per 300 famiglie», scrivono le sigle sindacali.

«E’ così che circa la metà del bacino storico dei precari, su base volontaria – aggiungono – stanno sottoscrivendo i contratti con Calabria Verde, punto naturale di approdo visto che la maggior parte di essi svolgono da anni mansioni nel settore della manutenzione del verde e di contrasto al dissesto idrogeologico. Importante traguardo che è stato possibile cogliere grazie ad una concertazione tra il sindacato, gli enti utilizzatori come il Comune di San Giovanni in Fiore, Acri ed il Parco del Pollino, e una politica regionale, nelle persone dell’Assessore al Lavoro Giovanni Calabrese e l’Assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, che hanno dialogato e condiviso una linea comune fatta di concretezza e riconoscimento di una dignità lavorativa che mancava. Anche le tempistiche di realizzazione degli accordi presi al tavolo politico hanno segnato una certa straordinarietà, con i Dipartimenti del Lavoro e dell’Agricoltura che hanno portato a termine i diversi passaggi amministrativi con non comune celerità, per far scattare i requisiti di accesso alla previdenza agricola in una operazione complessiva che mantiene inalterati i livelli retributivi».

«Come è stato fatto per gli ex Lsu/Lpu, per vari pezzi del precariato storico come gli ex Legge 15 di Vibo Valentia, come in parte i precari della Legge 12 – concludono – Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e UIltemp-Uil ritengono che solo la via del dialogo franco ma costruttivo permetta di affrontare e risolvere sfide che a prima vista sembrano impossibili. Su queste basi affronteremo anche le altre vertenze, come la restante parte del precariato storico o quella corposa dei 4000 Tirocinanti, nella convinzione che il tema del lavoro in Calabria debba ritrovare centralità per troppo tempo negata». (rcz)

Mercoledì sit in alla Prefettura di Catanzaro dei tirocinanti di inclusione sociale

Mercoledì 13 dicembre NidiL Cgil Calabria, Felsa Cisl Calabria, UilTemp Calabria e USB FdS Calabria hanno indetto un sit in davanti alla Prefettura di Catanzaro, a partire dalle 10, a cui parteciperanno i tirocinanti di inclusione sociale calabresi.

«Ad oggi tutti i Tis – hanno detto i segretari Ivan FerraroGianni TripoliOreste ValenteSaverio Bortoluzzi – sono in attesa di vedere approvata una norma che preveda la loro contrattualizzazione. L’emendamento approvato a luglio scorso in merito alla loro stabilizzazione si è scontrato con l’impossibilità da parte degli enti utilizzatori ad applicarla stante la mancata copertura economico. Nello scorso novembre si è proceduto, dietro nostra richiesta a ripresentare un nuovo emendamento che prevedesse la loro contrattualizzazione a 18 mesi con relativa copertura finanziaria di 40 mln di euro. In una prima seduta il testo è stato riformulato cassando il comma relativo alla copertura finanziaria, ma successivamente è stato ritirato di fatto strappando ai TIS le prospettive per il futuro che si sta cercando di costruire».

«Sono circa 4000 lavoratrici e lavoratori – hanno proseguito – che tutti gli amministratori locali riconoscono essere ormai essenziali per l’erogazione di tutta una serie di servizi e che si sono ben integrati, nei circa 12 lunghi anni di formazione e tirocinio on the job, nella macchina amministrativa delle nostre comunità. Tutto ciò per ritrovarsi senza un regolare contratto, senza tutele previdenziali, senza diritti a ferie-malattie-permessi e con progetti che vengono rinnovati di anno in anno, attaccati alla speranza che si trovino le risorse o che vi sia la volontà politica di non staccare la spina».

«Anche alla luce di quanto più volte riferito dall’assessore regionale al Lavoro Giovanni Calabrese, che ha più volte ribadito – hanno aggiunto – l’impossibilità economica per la Regione di prorogare indefinitamente la misura dei tirocini di inclusione sociale, la mancata approvazione di una tale norma pone due ulteriori problematiche: a) la prima, il venir meno di 4000 unità di personale (tra amministrativi e operai) che in quest’ultimo decennio hanno puntellato la macchina della pubblica amministrazione locale calabrese, con la conseguenza di un indebolimento della vivibilità nelle nostre comunità repentinamente private dei servizi da questi lavoratori erogati b) il crollo del reddito di 4000 famiglie, molte anche uni genitoriali e/o mono reddituali, che basavano sull’indennità di tirocinio la propria sopravvivenza e, conseguentemente, non indifferenti problematiche sociali e, in ultima analisi, anche di ordine pubblico.
Una situazione insostenibile che troppo spesso si riscontra nel mondo del lavoro calabrese, ma che diventa particolarmente inaccettabile se il datore di lavoro è lo Stato nelle sue articolazioni».

«Una situazione peraltro fortemente discriminatoria – hanno concluso – atteso che tirocinanti del medesimo bacino, ma operanti negli scorsi anni presso i ministeri della Giustizia, dei Beni Culturali e della Scuola, nel frattempo sono stati contrattualizzati per 18 mesi con risorse interamente statali. Per questa ragione, NIdiL CGIL, FeLSA CISL, UIL Temp e USB intendono promuovere una forte azione sindacale che coinvolga in maniera più incisiva soggetti istituzionali e sensibilizzare l’opinione pubblica». (rcz)