Orlandino Greco (Idm): Il Sud rinasce se rinascono i partiti politici

Il segretario federale di Italia del MeridioneOrlandino Greco, ha dichiarato che «è, ormai, evidente il vulnus democratico nel quale versa la Calabria ed il Paese intero».

«Da tangentopoli ad oggi – ha aggiunto – lo svuotamento dei partiti novecenteschi, rispetto ai quali ne è rimasta soltanto una parvenza ideologica, ha comportato la nascita di quelli che i sociologi americani definiscono “Cartel Party”, ossia comitati elettorali che si riuniscono e favoriscono la partecipazione solo durante gli appuntamenti del voto, salvo poi concentrarsi sull’attività amministrativa ed istituzionale degli eletti».

«Un concetto di militanza diametralmente opposto – ha proseguito – rispetto a quanto conosciuto nelle vecchie scuole di partito, vere fucine di classi dirigenti consapevoli della loro mission e delle istanze da difendere. Gli effetti di questo nuovo modo di concepire l’impegno politico hanno segnato la storia della nostra Repubblica dagli anni ‘90 fino ai giorni nostri. Il primo di questi è stato la personalizzazione dello scontro politico e l’incarnazione dei partiti (e il destino) nella figura del leader, il quale intrattiene un rapporto diretto con gli elettori, quasi come se la collegialità nelle scelte, tipica dei partiti di massa, fosse suffragata dal consenso della cosiddetta società civile, rimuovendo lungaggini burocratiche e svilendo il ruolo della mediazione tra classi dirigenti. In questo contesto, allo svuotamento dei corpi intermedi ha fatto seguito un continuo assalto al Parlamento e al suo potere legislativo, in quanto percepito come causa ostativa dell’iniziativa politica dei leader (molto meglio definirli capi carismatici), non solo mediante tentativi di instaurare un sistema bipartitico, contrario ai precetti costituzionali della rappresentanza delle minoranze, ma anche attraverso leggi elettorali iper-maggioritarie che cooptano in sostanza la deputazione, vincolando il mandato elettorale dei parlamentari alla fedeltà verso il segretario del proprio partito (spesso coincidente, a differenza del passato, con la presenza del segretario stesso in Parlamento)».

«Venuto meno, dunque, – ha detto ancora Orlandino Greco – quell’alto senso delle Istituzioni tipico di chi, facendo militanza, magari amministrando la cosa pubblica, ha portato, nella continua mediaticità dello scontro politico, alla demonizzazione non solo degli avversari stessi ma anche del concetto di interesse in politica, come se ogni istanza proveniente dai partiti coincidesse con interessi propri o a beneficio di una cerchia ristretta di persone, a scapito del bene comune».

«È ormai giunta l’ora – ha evidenziato il segretario federale di Italia del Meridione – affinché si scongiurino guerre fratricide e si perda definitivamente il senso di comunità, di tracciare un bilancio della storia. Quella del Mezzogiorno è da sempre una storia fatta di comunità, solidarietà e responsabilità sociale, dimostrata anche nell’ultima emergenza pandemica. Una tenuta sociale che anche a queste latitudini rischia di venir meno perché la disperazione è tanta. Forte è il disagio sociale, frutto di una disoccupazione e di una migrazione ai massimi storici ed un ceto politico subalterno alle politiche centraliste delle segreterie romane».

«Urge, dunque – ha ribadito – un ritorno alla politica e ai luoghi della politica, capaci di selezionare la migliore classe dirigente ed esaltandone la militanza e la competenza fuori da ogni schema ideologico. Non è più tollerabile un impegno politico tutto incentrato al carrierismo e a chi la spari più grossa, non è concepibile che dopo le elezioni vi siano tribù, tifoserie e truppe cammellate che continuino ad incitare l’odio verso l’avversario politico, facendo venir meno non solo il rispetto verso la legittimità delle posizioni altrui ma fomentando un clima poco costruttivo in una normale dialettica tra maggioranza e minoranza che dovrebbe caratterizzare ogni consesso pubblico».

«Nel frattempo – ha detto ancora – una globalizzazione sempre più sregolata ha fatto sì che realmente le nicchie di potere assumessero rendite di posizione indipendenti dalla politica stessa, mentre i bisogni reali della gente rimanessero inascoltati o mal risolti da una classe politica ormai concentrata a parlare su se stessa e per se stessa.  Promesse roboanti, rinnovamento anagrafico magari senza nessuna esperienza, stravolgimento dell’esistente, tesi spesso non confermate dai fatti perché figlie di riflessioni non approfondite, il cosiddetto pensiero breve che viaggia alla velocità di un tweet, hanno determinato la fine dei partiti politici come laboratori di idee, quelli che soprattutto al Sud creavano coscienza civile e comunità sociali, radicati nella società come corpi intermedi tra le istanze dal basso e il potere legislativo, capaci di formulare programmi di lunga visione, attraverso concezioni ideali, politiche e studio».

«Mezzogiorno, sanità, scuola, welfare, sviluppo economico e perfino il Recovery Fund – ha detto – sono ormai merce di scambio per qualche manciata di voto in più nei sondaggi. Temi che, a causa della mala politica, rischiano di far sprofondare il Paese nel baratro se non affrontati nella giusta maniera. Tutto questo perché le scelte fatte non sono basate su convinzioni così solide da essere aperte al compromesso e al contributo di tutti, anche di chi la pensa diversamente ma in modo costruttivo».

«C’è bisogno – ha concluso – di una reale presa di coscienza da parte di tutti: un nuovo modello partecipato di democrazia, che guardi al futuro senza perdere di vista le buone prassi della mediazione e mai del compromesso, della concertazione e della selezione di classi dirigenti figlie di militanza, conoscenza e competenza. Un nuovo modello di partecipazione slegato da ciò che piace ai sondaggisti ma legato a ciò che serve al Paese, che non sia solo legata al momento elettorale ma che, al contrario, valorizzi il pluralismo delle vocazioni territoriali degli interessi delle comunità». (rrm)

Recovery Fund, l’assessore Catalfamo: Scarsa attenzione del Governo per i problemi del Sud e della Calabria

C’è «una scarsissima attenzione del Governo verso le problematiche del Sud e della Calabria in particolare» ha dichiarato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, nel commentare il  programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation Eu.

«Il Pnrr – ha dichiarato la Catalfamo – dovrebbe rappresentare lo strumento per rilanciare l’insoddisfacente crescita italiana e rimediare agli effetti della pandemia da Covid 19 che ha aggravato la situazione economica con ricadute in termini di forti contrazioni del Pil»

.Nella bozza del piano, tuttavia, spiega l’assessore, «a caratterizzare l’intervento per il Sud è l’anticipo di 20 miliardi del fondo Sviluppo e coesione aumentando gli investimenti rispetto a quelli già previsti nel bilancio dello Stato. In pratica, si confermano gli investimenti del Piano Sud di un anno fa e si cerca la quadra per garantire il 34% del volume di investimenti».

Catalfamo ha ricordato che, a fine 2020, «i presidenti di otto regioni del Sud hanno, con un documento indirizzato al Governo centrale e ai vertici della Commissione europea, rilevato che la percentuale di finanziamenti destinati alle regioni del Mezzogiorno, sulla base dei parametri europei, dovrebbe essere di circa il 65%. Da questa scelta penalizzante purtroppo continuano a derivare tutti gli effetti a danno delle aree meridionali del Paese».

«Il Pnrr – ha aggiunto – prevede investimenti per una Alta velocità di rete per la velocizzazione della Napoli-Salerno-Reggio Calabria e l’upgrading ed elettrificazione della linea Ionica Sibari-Catanzaro Lido-Reggio Calabria che, tra l’altro, in parte risultavano già finanziati. La carenza di indicazioni, tra l’altro, si collega in maniera evidente allo studio di fattibilità che, sulla base degli annunci del Mit, discordanti dalle notizie fornite da Rfi, doveva essere pronto per fine novembre e che la Regione Calabria sta ancora attendendo di esaminare nonostante le reiterate richieste. Lo studio non c’è ancora ma le scelte vanno avanti».

«Anche gli interventi del progetto Green Port – ha proseguito Catalfamo – non riguardano la Calabria e si concentrano sulle nove Autorità di sistema portuale nel Centro-Nord. Non ci sono interventi per il porto di Gioia Tauro, tra i più importanti al mondo».

«Non ci sono interventi specifici – ha aggiunto ancora – per gli aeroporti in generale – per i quali sembra essere prevista la sola digitalizzazione – mentre è ormai evidente da anni l’impossibile gestibilità economica degli aeroporti minori. Non c’è la realizzazione del Ponte sullo Stretto, rivendicato dalla Calabria e anche dalla Sicilia su tutti i tavoli istituzionali perché ritenuto infrastruttura necessaria per garantire il collegamento tra l’Europa e il Mediterraneo. Purtroppo, come per l’Av ferroviaria, anche questa assenza era ampiamente prevedibile se non addirittura preannunciata dal Mit».

«In questi ultimi mesi – ha sottolineato Catalfamo – la Regione Calabria e il dipartimento Infrastrutture hanno più volte segnalato al Mit la necessità di accelerare l’iter di progettazione e realizzazione delle grandi infrastrutture di collegamento rapido tra la Calabria e il resto del Paese. Il ministro aveva garantito che i fondi per la progettazione di fattibilità dell’alta velocità ferroviaria, nel tratto tra Salerno e Reggio, stanziati dal Governo nel mese di maggio, sarebbero stati immediatamente utilizzati e che, entro due mesi, sarebbe stato presentato il risultato dello studio. Ad oggi, nonostante siano trascorsi molto più dei due mesi annunciati dal ministro, non si ha traccia di questo studio e Rfi non ha dato neanche informazioni sull’avvenuto affidamento dell’incarico ai progettisti incaricati di redigerlo».

«Tutto ciò – ha  concluso – denota una scarsissima attenzione del Governo verso le problematiche del Sud e della Calabria in particolare. Si assegnano risorse molto inferiori a quelle destinate al Nord e le progettazioni da parte dei soggetti gestori della rete – in particolare Rfi, su cui la Regione non ha alcun potere di controllo e di indirizzo – avvengono con tempi estremamente più lunghi rispetto alle stesse progettazioni in altre aree del Paese». (rcz)

Vono (IV): Recovery Plan, serve più impegno per il Sud

La senatrice di Italia VivaSilvia Vono, ha sottolineato che nel piano del Recovery Plan, serve più impegno per il Sud.

«Pur essendo convinta – ha detto – che l’Italia non può rinunciare a 209 miliardi è nostro dovere intervenire per un ulteriore miglioramento del piano».

«Per le infrastrutture del Mezzogiorno – ha aggiunto – intravedo, oltre alla poca efficacia delle azioni, come la semplice velocizzazione della SA-RC, una visione molto miope con l’uso dei fondi di coesione in un contesto improprio. Proporremo le nostre osservazioni affinché le risorse possano essere meglio destinate e poi investite». (rp)

Siclari (FI): Non rispettata clausola del 34% per il Sud col Recovery Fund

Il senatore di Forza ItaliaMarco Siclari, ha ribadito che «al Sud vanno destinati almeno 71 miliardi del Recovery Fund e questo solo per rispettare la clausola del 34%, stabilita dal Governo che ha sempre ribadito di volersi attenere a tale vincolo di destinazione».

«Queste risorse straordinarie – ha aggiunto – da destinare ad un piano di rilancio del meridione, tra l’altro devono essere aggiuntive e non sostitutive delle risorse previste dalla programmazione 2021-2027 dei fondi strutturali e dal Fondo di Sviluppo e Coesione, con una cifra complessiva stimata di 181 miliardi di euro, cioè di circa 26 miliardi di investimenti all’anno».

«Finalmente – ha aggiunto – ci sono le condizioni economiche e finanziarie per attuare il piano straordinario per il rilancio del Mezzogiorno, sbandierato da quasi tutti i governi del dopoguerra e mai attuato. Lo stesso presidente Giuseppe Conte ha più volte annunciato un piano decennale di sviluppo del Sud per rilanciare l’intero Paese che, però, non ha mai presentato».

«Non è più tempo di promesse e di annunci – ha concluso –. Bisogna, se c’è la volontà politica, drenare risorse per lo sviluppo delle regioni meridionali approfittando del finanziamento straordinario del Revovery Fund e discutere seriamente di come attuare la clausola del 34% di spesa pubblica e trasferimenti da destinare al Sud, superando il retaggio del vincolo/limite della spesa storica, vera ed unica tara che ha impedito la programmazione e la realizzazione dello sviluppo delle regioni meridionali per farle diventare veramente tali». (rp)

CATANZARO – Il webinar su Recovery Fund, sviluppo e crescita del Sud

Domani pomeriggio, alle 17, è in programma il webinar Recovery Fund e  la sfida dello sviluppo e la crescita al Sud promosso da Confartigianato Imprese Calabria in collaborazione con le cinque associazioni territoriali.

Tra gli interventi, previsti quello del sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta, mentre i saluti saranno a cura del presidente Confartigianato Imprese Calabria, Roberto Matragrano. Intervengono Consuelo Nava, Università Mediterranea di Reggio Calabria; Fausto Orsomarso, assessore al Lavoro, Sviluppo Economico e Turismo Regione Calabria; Nicola Irto, vice presidente Consiglio Regionale della Calabria; Enza Bruno Bossio, deputata; Roberto Occhiuto, deputato; Filippo Ribisi, vice presidente Confartigianato Imprese. Modera Silvano Barbalace, segretario Confartigianato Imprese Calabria.

Per partecipare, occorre richiede il link di accesso inoltrando una mail all’indirizzo:  info@confartigianatocalabria.it.

Un investimento di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di trasferimenti e 360 di prestiti agevolati, denominata evocativamente Next Generation EU. Per l’Italia sono previsti oltre 200 miliardi di euro, da investire in base ad un Piano Nazionale che dovrà identificare le grandi priorità ma anche i singoli programmi e progetti.

Un razionale ed efficiente utilizzo del Recovery Fund servirà per aprire la strada allo sviluppo economico a lungo termine, facendo in modo che nessun territorio rimanga indietro, con particolare attenzione alle regioni meno sviluppate. Quello della politica di coesione, che mira a ridurre le disparità di sviluppo fra le diverse regioni, è uno dei punti chiave del Recovery Plan.

Per far arrivare gli aiuti ai territori più colpiti dalla pandemia, nel quadro del Next Generation Eu, la Commissione europea ha proposto dunque questo pacchetto, acronimo di Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe. A livello italiano, una delle sfide decisive è quella di capire come investire nel Mezzogiorno. (rcz)

Fiscalità di vantaggio, Sofo (Lega): per le infrastrutture solo briciole

L’europarlamentare della Lega, Vincenzo Sofo, accoglie positivamente l’entrata in vigore, a partire da oggi, della fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud, sottolineando come «gli sgravi fiscali proposti sono una buona base di partenza e concordo anche con l’idea di destinare il 34% del Recovery al Meridione, che pur essendo stata l’area meno colpita dalla crisi sanitaria sarà quella che soffrirà di più le conseguenze economiche».

«Peccato – ha aggiunto – che proprio dalla lista di progetti da presentare per il Next Generation Eu il Governo abbia riservato briciole agli investimenti per le infrastrutture dei territori meridionali. Lo sviluppo infrastrutturale del Sud è imprescindibile per consentire alle aziende di investire e commerciare e dunque a questa area di rilanciarsi, creando quelle opportunità di lavoro che sono il fulcro della misura economica».

«Senza adeguati investimenti in strade, ferrovie, porti e aeroporti – ha concluso – il Governo lascerà il Sud zoppo vanificando anche le buone intenzioni della fiscalità di vantaggio».

Per il presidente di Confindustria CosenzaFortunato Amarelli, «poter contare su una fiscalità di vantaggio a favore della creazione di nuove opportunità di lavoro è un dato certamente positivo», e saluta con favore «l’entrata in vigore, a partire da oggi, della misura che prevede un taglio del 30% nei contributi a carico dell’impresa per tutti i dipendenti la cui sede di lavoro si trovi in una regione meridionale».

«La fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud – ha dichiarato il presidente degli industriali cosentini Amarelli – crea le condizioni per pensare a rapporti di lavoro qualificati, stabili e duraturi, consente di pianificare scelte di investimento importanti per le imprese e di favorire l’occupazione in territori a ritardo di sviluppo. Il gap tra le diverse aree del Paese è sotto gli occhi di tutti e le conseguenze della pandemia da Covid-19 potrebbe acuirle. Come ha avuto modo di ribadire il presidente di Confindustria Carlo Bonomi in occasione dell’Assemblea nazionale, serve coesione sociale ed un impegno mirato e responsabile da parte di tutti per lavorare al progetto di rilancio del Paese».

«La misura straordinaria presentata dal Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano sulla fiscalità di vantaggio per il lavoro nel Mezzogiorno – ha spiegato Amarelli – nasce dalla constatazione che fare impresa a queste latitudini è più gravoso a causa dei deficit di produttività connessi ai mancati investimenti decisi dai Governi che si sono succeduti nel tempo».

«La priorità, quindi – ha aggiunto – è il rilancio degli investimenti pubblici e la creazione di nuovi posti di lavoro se si pensa che – secondo dati di Bankitalia – la disoccupazione nel Mezzogiorno coinvolge oltre il 18% della forza lavoro, pari a 1 milione e 400 mila persone, con un divario di 11 punti percentuali rispetto al Centro Nord. Una situazione ancora più grave tra i giovani con meno di 35 anni, una fascia d’età dove i senza lavoro arrivano quasi al 34%, 19 punti in più rispetto alle regioni settentrionali. In valori assoluti si stima che circa 1 milione e 700 mila giovani meridionali, oltre un terzo del totale, uno dei valori più alti d’Europa, non lavora né accumula conoscenze».

Per il numero uno di Confindustria Cosenza, Fortunato Amarelli «infrastrutture, scuola, salute, innovazione ed attrazione degli investimenti sono le macro direttrici che occorrerà seguire con cura anche in riferimento al Recovery Fund. Senza tentazioni egoistiche occorrerà tendere all’equilibrio socio economico del Paese come condizione necessaria per dare avvio ad una nuova stagione solida e duratura di crescita e di sviluppo». (rrm) 

Sofo e Molinaro (Lega): il Sud aspetta un piano per le infrastrutture

L’eurodeputato della Lega, Vincenzo Sofo e il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, hanno commentato il dialogo, via twitter, tra i ministri ai Trasporti, Paola De Micheli, e per il Sud, Giuseppe Provenzano, per quanto riguarda lo Stretto di Messina: «anziché esibirsi in questi teatrini, facciano qualcosa di concreto, strutturando un serio piano infrastrutturale che comprenda finalmente le regioni del Sud» ha dichiarato l’eurodeputato Soffo.

«Mentre i ministri battibeccano giocando a chi la spara più grossa – ha proseguito Sofo – la stessa maggioranza di cui entrambi fanno parte disperde i fondi del Recovery Fund in una miriade di minuscoli progetti che di fatto non si rivelano utili. E a farne le spese, sempre preso in giro, è il Sud d’Italia. Quanto ancora si continuerà ad abusare della pazienza dei cittadini meridionali?».

Infatti, per l’eurodeputato della Lega, i ministri dovrebbero fare qualcosa di concreto per il Sud, «strutturando un serio piano infrastrutturale che comprenda finalmente le regioni del Sud. Un solo piano, al posto dei mille piccoli progetti, che dia un senso al Recovery Fund. Incentivando, per esempio, anche le compagnie low cost perché non taglino le rotte aeree, ma anzi le intensifichino».

«Sul tema del crescente isolamento del Sud Italia – ha concluso l’eurodeputato Sofo – pesa già infatti un’ennesima ulteriore minaccia: la paventata chiusura di alcune tratte aeree annunciate dal Ceo di Ryanair Wilson per il mercato italiano. Un appello per il premier Giuseppe Conte: che non siano anche in questo caso gli scali del Sud a essere sacrificati».

A rafforzare l’attenzione per il Sud e la Calabria il Consigliere Regionale della Lega Pietro Molinaro, che ha aggiunto che «questa realtà territoriale, rappresenta la locomotiva per la crescita del cibo Made in Italy e su questo si possono  innestare progetti spendibili e concreti senza voli pindarici». (rrm)

La “Questione meridionale“ siamo noi del Sud: una riflessione di Giusy Staropoli Calafati

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Così ritorna la questione meridionale. Sì, proprio lei, quella cosa fitusissima che non la cheta mai. Ma ditemi allora, l’Italia è stata mai del tutto una? Sono da sempre una meridionalista convinta, e so bene com’è andata. Non mi son fatta nascondere la storia. Il Nord ha da sempre vissuto la sua nobil economia grazie al Sud, e il Sud si è spopolato per industrializzare il Nord, e poi bla, bla bla… Scriveteci voi il resto, tanto tutto fa brodo.
Quando nel 2020, non muore mai la dualità tra Nord e Sud, e a riportarla agli onor della cronaca, che non è nera, ma negrissima, sono giovani sarde, non di mare, ma di piazza, e la chiamano Erasmus tra Nord e Sud, fermiamoci tutti. I giovani del Sud fanno l’Erasmus al Nord da sempre. E anche all’estero ormai, se è per questo.

La questione meridionale è sempre stata qualcosa di serio e non teatrale, uno spettro che soprattutto in passato, ha fatto tanto male. Ha fatto vincitori e vinti, vinti che però sempre si son rifiutati ritornare vincitori. Serviva coraggio, invece è stata innescata paura.
LA QUESTIONE (NUOVA)
Il Sud si desertifica. Tanti, quasi tutti figli, fanno la valigia. Un trolley. Continua l’esodo della razza della gente in viaggio. Il Nord, l’Europa. Mio figlio, da un mese, è nel Regno Unito. Ma chi ci deve fermare a noi? È davvero il Nord, con la sua cordata di scienza, ché lassù di scienza puzzano e noi no, che ci deve impedire di partire? È il lupo nero del Nord, che deve strategicamente provvedere alle pecorelle? Ma finiranno o no sti tempi?
A Sud nessuno fa figli. Uno ed è già assai. Le natalità scendono progressivamente. E l’era conta vecchi e poche speranze. Ma perché non facciamo figli, noialtri del Sud? Siamo detti sterili forse? Abbiamo da generazioni figliato sempre come conigli, seguendo la regola del”meglio ricchi di carne che di roba” . E mo’, chi succediu?

PUNTI DELLA NUOVA QUESTIONE
Sviluppo e con coscienza.
1) A noi del Sud non ci può fermare nessuno. Neppure Gesù Cristo. Nessuno l’ha mai fatto, né lo farà mai. A Noi del Sud, ci deve fermare il Sud stesso, nessuna delegazione è valsa. E ciò avverrà, se avverrà, quando il Sud non sarà più un alibi, ma la maggiore delle nostre responsabilità.
Il Sud è un cane che si morde la coda. E gira, gira… Chjù muzzica, e chjù gira.
È vero, abbiamo vissuto anni duri, noi del Sud. Anni in cui la fame era dolore e il dolore fame, lontani dalle nostre case, e sempre in attesa che arrivassero il progresso e la farina. Poi però un bel giorno sono arrivati, progresso e farina, e noi siamo tornati, ed è qui che abbiamo incominciato a morderci la coda come il cane. Quando al posto del pane, sulle nostre tavole, ai nostri figli, abbiamo dato da mangiare la politica del compare e dell’amico dell’amico. E all’amico e al compare, per rispetto e pé saluti, lo abbiamo votato, portandolo al comune e alla regione. E al comune e alla regione, compari e amici, si son mangiati tutto, pure a noi, dai piedi, poveri ciucci. Che tutte le volte che il ciuccio volava, noi volavamo con lui, poveri . E quatti quatti, han preso possesso di quel futuro che non era nostro ma dei nostri figli, gettandoli per sempre, e senza scampo, nel limbo del viaggio, vietandogli l’occasione naturale della scelta, consegnandogli una vita su cui peserà per sempre il peccato dell’erranza.
Abbiamo sì sofferto, patito con le lingue di fuori quando ci prendevano le case, i signori non ci davano lavoro, i terremoti sconquassavano i paesi, le alluvioni li modificavano, e a Terrarossa, la luce era appena la fiamma di una teda, ma ciononostante abbiamo preferito minchioni del pappo tutto io, del tuo è mio e il mio è soltanto mio, che non solo si son riempiti la pancia, ma ci hanno ruttato pure contro, e con la puzza impoveriti del tutto.
È anche vero che le distanze son penitenze, e che forse stare a una certa altezza del gambale ci avrebbe fatto meglio, ma nessuno sceglie il posto in cui nasce, nessuno quando nasce sa di essere al Nord o al Sud, a Est o a Ovest. Bisogna saper cogliere l’occasione, e noi, aihmé, le abbiamo sempre sprecate.

LEGGE DEL CONTRAPPASSO
Ci hanno finanziato aziende con le 488, e dopo gli anni previsti dai bandi ne abbiamo chiuse un buon 90% ( la mia soffre, ma non molla); ci hanno elargito prestiti d’onore in abbondanza, e invece di aprire le attività rendendole autonome, ci siamo comprati i suv, mentre con i fondi dei b&b ci siamo aggiustati le case. E qui mi taccio, che è meglio.
Allura, dicitimi cristiani, chi li deve fermare i nostri figli? Chi ci deve salvare a noialtri?
2) Non facciamo figli più di uno. Custanu. E poi che futuro gli possiamo dare? I nostri nonni (contadini, muratoti, calzolai, massari) ne facevano sette e pure otto. E le creature, belle come il sole, crescevano a pane e olive, e le famiglie erano sane. Ed erano felici.
Mo’ che ci siamo civilizzati invece, non ci basta niente. E la famiglia perde l’identità di sempre. Effetto domino.
Dio col Sud è sempre stato più buono che col Nord. A Noi calabresi per esempio, ci ha dato la Calabria, dal principio con sette bellezze più una, ma noi, miseri e pacci, sempre per la legge del futti cumpagnu, con le nostre questioni della minchia, che su dieci nove sono del mia culpa, mia culpa, mia santissima culpa, abbiamo distrutto tutto. Anche il futuro fantomatico di cui tutti parlano, dato dalla somma del passato più il presente.
Il mare, da azzurro che era, l’abbiamo tinto di nero, tra scarichi fognari, inquinanti, tossici e mundizza; il cielo da celeste chiaro, l’abbiamo fatto grigio, che anziché mandare al recupero i materiali di scarto, abbiamo pensato che il fuoco fa di certo prima a togliere gli ingombri dalle palle; La campagna da verde prato, l’abbiamo incarognita e fatta noir, ché ogni piedi di ulivo vi abbiamo piantato un bidone tossico; e la montagna quatta e zitta, se n’è scesa a mare, e di quel che scrisse Repaci, amici cari, non abbiamo lasciato di immutato nulla.
La vera questione meridionale, cari signori, siamo noi del Sud. Sud di nessun Nord.
Noi medesimi. Noi stessi, che siamo causa dei nostri mali, che abbiamo ridotto all’osso la vita dei nostri figli, che ci siamo svegliati sempre troppo tardi, e che i favori ingenui certe volte, fatti a chicchessia, non ci sono mai tornati se non con ricadute negative su noi stessi.
La vera questione siamo noi. Che ci siamo mangiati i palazzi a partire dai piedi dei tavoli, facendo collassare gli ospedali, le strade, i trasporti, la Magna Grecia che con doglie di madre ci ha partoriti.
“Ormai”, “Tanto”, sono queste parole la causa vera del nostro danno. Nulla vale a nostra discolpa. Perché il picchio del Sud, deve finire una vola per tutte. Abbiamo sempre concesso proroghe e tregue gratuite agli imbrogli, ma soprattutto, siamo rimasti cani senza coda, imbrogliati, cazzuni e corrotti, perdendo la dignità per cui eravamo nati uomini e donne in questo nostro Sud.
La questione vera, è il nostro amaro consenso alla nostra fine, il tacito assenzio, il non sapersi ribellare, la capacità assurda di subire anche dentro le nostre case, il coraggio di farci stravolgere e scombinare il mondo in cui siamo nati. Ecco cos’è!
Dove abbiamo voluto, ce l’abbiamo sempre fatta. Sì, noi del Sud, dove abbiamo voluto ce l’abbiamo sempre fatta. Il resto è storia che pende sopra di noi come una spada di Damocle, e nessuno ci tirerà mai fuori da qui, finché non avremo deciso noi che il Sud che abitiamo è uno stato d’animo e non un semplice pezzo di terra in fondo all’Italia. Ecco il vero Erasmus di cui abbiamo bisogno.

***

“Non fate i meridionali per essere presi in considerazione dal mondo, ma siate meridionali considerandovi del mondo. Non dite di venire dalla terra del lutto, ma che avete pianto al lutto della terra. Non sentitevi bravi a rinnegare i vostri padri partendo, ma sentitevi fieri a ricordare tutti i padri tornando. Non fate figli per dare i nomi del Sud alle loro teste, ma date al Sud il nome delle teste dei figli. Non private le vostre lingue nobili dai suoni tamarri del dialetto, ma siate tamarri dialettando i suoni nobili delle lingue. Non dite a nessuno, mai, che il sud non esiste, ma ricordate a chiunque che voi esistete al Sud”. (gsc)

 

IL MINISTRO BARBARA LEZZI IN CALABRIA

6 agosto – Oggi  pomeriggio il ministro per il Sud Barbara Lezzi sarà a Catanzaro per un incontro in Cittadella con il Presidente Mario Oliverio sui fondi europei. Domani, invece, si recherà a Gioia Tauro in visita al porto. Il ministro aveva già incontrato a Roma Oliverio il 19 giugno scorso in una visita istituzionale dello stesso Presidente.

Lettera aperta al ministro per il Sud, Barbara Lezzi
di Santo Strati

Gentile Ministro, non è questa la sua prima visita in Calabria, c’è da sperare invece che segni una mutata attenzione ai problemi della Calabria. Lei è meridionale, di Lecce, quindi dovrebbe esserle più facile comprendere le ragioni del Mezzogiorno che continua a sentirsi “tradito”, trascurato, dimenticato, quando invece potrebbe e dovrebbe essere il volano della ripresa economica del Paese, grazie alle sue tantissime risorse inutilizzate.
Questo Sud sembra non appartenere all’Italia, una fastidiosa incombenza che ricorre puntualmente come l’influenza stagionale, e a cui non pare farci più caso nessuno. Al contrario sono i numeri di questo Sud che dovrebbero indurre a riflessioni molto più serie e approfondite, a cominciare dal problema giovani. Secondo le statistiche ufficiali più recenti un giovane su tre non lavora, ma chi vive in Calabria sa perfettamente che sono numeri poco veritieri, giacché è altissimo il numero di chi non trova un’occupazione – qualsiasi – che generi dignitosa fonte di reddito. Non c’è lavoro e quando c’è è sottopagato, è crudele testimonianza di sfruttamento ed “estorsione legalizzata” (come hanno messo in luce recenti inchieste giudiziarie). Non solo, ma è dequalificante per tantissimi giovani preparati e competenti che non trovano soluzione migliore che tornare alla vecchia, ma risolutiva, emigrazione. Il problema principale è che l’emigrazione che affligge la Calabria oggi non è l’emigrazione di inizio secolo coi nostri lavoratori e le loro povere valigie di cartone: è l’irresponsabile rinuncia da parte della regione a risorse tecniche, culturali e intellettuali che potrebbero segnare il cambiamento da sempre sognato. L’emigrazione intellettuale di moltissimi laureati che qui vengono snobbati e, quando possibile sfruttati in maniera indecente, e invece trovano la giusta valorizzazione all’estero o nei gruppi industriali del Nord. Le nostre Università preparano tecnici competenti, ingegneri, informatici, agrari, che non trovano spazio per restituire alla loro terra, in modo positivo, il loro bagaglio culturale per farla crescere e accrescere, a loro volta, la propria competenza.
C’è una grande cecità che ha caratterizzato i governi della Repubblica, senza distinzione di colore: al Sud si è sempre pensato, e succede ancora oggi, solo in termini di assistenzialismo. La Calabria non vuole assistenzialismo richiede opportunità: ai nostri giovani non va offerto un salario di povertà (non parliamo di reddito di dignità, per favore) ma vanno prospettate soluzioni e occasioni di inserimento nel mondo del lavoro, investendo non solo in infrastrutture (che sono ovviamente indispensabili) ma in formazione e valorizzazione delle competenze. Nessuno può permettersi di affermare che i nostri giovani non cercano lavoro nella propria terra: il fatto è che non c’è proprio, non ci sono le opportunità – che non sarebbe difficile creare – per progetti he riguardano i settori vincenti della Calabria: cultura, turismo e innovazione digitale. Ci sono risorse culturali, paesaggistiche e ambientali in Calabria che potrebbero farla diventare la California d’Italia, e invece – a parte l’iniziativa di pochi sognatori o imprenditori “illuminati” – tutto è lasciato deperire: quanta occupazione potrebbe generare il solo comparto del turismo archeologico e culturale? Quanti giovani saprebbero e potrebbero valorizzare l’immenso patrimonio artistico, culturale, ambientale, nonché eno-gastronomico che si trova nel Mezzogiorno e, nello specifico, nella nostra Calabria?
Va proprio cambiato il modo di studiare e proporre incentivi e agevolazioni che servono solo a far risparmiare quattrini a imprenditori poco avvezzi a investire in risorse umane ma abili a prendere il massimo dei contributi: ci sono centinaia di aziende in Calabria che crescono ogni giorno e hanno respiro internazionale, eccellenze che guardano alle risorse che già ci sono in casa per valorizzarle e innovare la produzione, ma ce ne sono tantissime altre che sono praticamente abbandonate, strozzate dalle banche e dalle tasse che uno Stato impietoso pretende soprattutto da chi investe e non da chi gioca finanziariamente coi capitali.
Per questo, la sua gradita visita in Calabria potrebbe diventare un buon punto di partenza: col Presidente Oliverio parlerà dei fondi comunitari. Si faccia dire quanti soldi comunitari inutilizzati sono stati rispediti al mittente, quanto la burocrazia opprime e deprime i giovani che provano a diventare imprenditori di se stessi, quanto le lungaggini delle carte, bollate e non, facciano morire le aziende prima ancora che muovano i primi passi e impediscano la nascita di nuove. Il Presidente Oliverio le dirà che si stanno facendo tante cose per creare occupazione e sviluppo: gli proponga di abolire gi aspetti burocratici (ovviamente nel totale rispetto della legalità) che vincolano e soffocano qualsiasi iniziativa imprenditorialie. La parola d’ordine, caro Ministro del Sud, è opportunità, da legare al superamento – reale!!! – delle pastoie burocratiche che impediscono, quelle sì, qualsiasi intrapresa votata a crescita e sviluppo.
Non serve, ripetiamo, assistenzialismo, occorre la volontà d capire e di mettere in atto una politica per il lavoro, per i giovani, per le donne. Diversamente, ci perdoni la franchezza, risulta lecito pensare che del suo Ministero il Mezzogiorno può fare benissimo a meno. (Santo Strati)