A GIORGIA LA LEGA PRESENTERÀ IL CONTO
CON LA “CAMBIALETTA” DELL’AUTONOMIA

di SANTO STRATI – C‘è una “cambialetta” elettorale che Salvini presenterà a breve a Giorgia Meloni: l’autonomia differenziata che il Nord (Lombardia, Veneto ed Emilia) reclama da tempo, facendo valere l’ingiusto e crudele criterio della spesa storica. Sarà il modo di recuperare l’elettorato settentrionale che non sorride più tanto a Salvini, come faceva prima, quando la Lega aveva accanto l’appellativo Nord. Questo ovviamente significherà che il leader leghista dovrà farsi bifronte per non scontentare il Nord e non perdere completamente (già un primo salasso l’ha subito) l’elettorato del Mezzogiorno. Un’operazione difficile, di acrobazia politica che ha decisamente poche possibilità di successo.

La domanda, allora, è cosa farà Giorgia Meloni che nelle regioni meridionali (ma non solo) ha raccolto a piene mani senza, abilmente, sbilanciarsi nei rapporti Nord-Sud. L’unica concessione è stata al Ponte sullo Stretto: siccome fa trend, da buona frequentatrice di Twitter, la Meloni ha seguito l’onda senza esporsi più di tanto. 

La grana vera, in realtà, sarà la richiesta leghista di approvare in tempi rapidi il federalismo fiscale basato sulla spesa storia, meglio conosciuto come autonomia differenziata. Sarà “merce di scambio” per dire sì ai progetti di presidenzialismo che i Fratelli di Giorgia covano nonostante non abbiano i numeri costituzionalmente necessari per le modiche alla Carta. Ma dopo le elezioni – dovrebbero saperlo entrambi –, le cambiali generalmente non si pagano mai… 

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TRA INTOLLERANZA E DISEGUAGLIANZE, TORNA LA LEGA DI BOSSI?

di ORLANDINO GRECO – Per chi ha realmente a cuore le sorti del Sud ed è impegnato quotidianamente nel rilancio di una prospettiva di unità concreta del Paese, non saranno passate inosservate le ultime mosse politiche del “senatùr”, Umberto Bossi, miranti la riorganizzazione della Lega. 

Più che di Lega, infatti, si torna a parlare di Lega Nord, con quella che a tutti gli effetti diventa la prima corrente del partito nato in Veneto nei primi anni ‘90. “Per il Nord riparte la battaglia” è il titolo dell’iniziativa scritto nel manifesto, su sfondo verde. Un chiaro ed inequivocabile messaggio evocativo delle storiche battaglie leghiste per il primato e l’indipendenza del Nord sul resto del Paese.

Una manifestazione rispetto alla quale non si sono fatte attendere le svariate adesioni di militanti ed amministratori locali del Nord stanchi, a loro dire, di una gestione salviniana poco attenta agli interessi dei territori storicamente rappresentanti la roccaforte del partito. Dunque un Nord autonomista, in pieno fermento, sarebbe pronto a ripartire e a riorganizzarsi sui principi della “Roma ladrona” e del Sud parassitario, alla luce anche del mal digerito sorpasso di Fratelli d’Italia sulla Lega.

Il silenzio che in queste ore caratterizza la neo deputazione meridionale, e non per ultimo Salvini, è imbarazzante e desta preoccupazione. Il Paese è sofferente a causa degli ulteriori danni economici inflitti dalla pandemia e dalla crisi energetica, non abbiamo bisogno di ulteriori elementi di divisione in un dibattito pubblico che già stenta di suo a trovare risoluzioni alle tante emergenze. 

I parlamentari leghisti eletti al Sud conoscono il divario economico ormai insostenibile tra le due Italie? 

Lo sanno che il reddito medio pro capite di Milano ammonta a 29.980€ è quello di Vibo a 10.080€? Hanno contezza lor signori di come la Spesa Storica penalizzi i Comuni del Meridione? Si sono mai imbattuti nei servizi minimali offerti a queste latitudini nell’ambito socio-sanitario, pur pagando le Regioni del Sud cifre che superano il miliardo per finanziare la sanità lombarda? È giusto che il denaro a un giovane che vuole aprire qualsiasi attività arrivi a costare il doppio che al Nord?

La smettano una volta per tutte di utilizzare la maschera salviniana per raggiungere solo e soltanto mere postazioni personali e lo stesso Salvini rompa gli indugi e sgomberi il campo dalle ambiguità. Ci dica Salvini se Bossi parla a nome personale o ancora rappresenta la voce del più obsoleto leghismo. Stiamo parlando di colui il quale, prima del verdetto dei riconteggi elettorali, era nell’immaginario di Salvini un candidato in pectore per il ruolo di Senatore a vita. Sostenere il manifesto di Bossi sarebbe l’ennesima beffa verso un Sud che non solo subisce da tempo l’iniqua redistribuzione di risorse per asili, scuole e infrastrutture ma anche verso quei tanti elettori che genuinamente hanno fornito supporto elettorale ad un partito che non può permettersi simili prese per i fondelli.

Oggi è tempo che i tanti cittadini meridionali, i molti sindaci e amministratori che come me sono in trincea diventino movimento, facciano de L’Italia del Meridione, per le nostre ragioni fondative, lo strumento politico pronto alle barricate contro ogni forma di diseguaglianza ed intolleranza verso il Sud. Il mancato rispetto verso le vocazioni territoriali rappresenta una miope visione ormai sconfitta dalla storia e dunque non avalleremo nuove forme di oscurantismo.