Bollo auto, Bruno e Scutellà: «Il Governo scopre oggi la proposta di Tridico, allora derisa come populista»

Il capogruppo di Tridico Presidente, Enzo Bruno, e la capogruppo del Movimento 5 Stelle, Elisa Scutellà, commentano l’annunciato approdo in Consiglio dei ministri dell’abolizione del bollo per le automobili di piccola e media potenza e per i motocicli.

Pasquale Tridico aveva ragione: abolire il bollo auto non era una proposta folle o populista, ma una misura concreta per alleggerire il peso fiscale sulle famiglie. Oggi lo riconosce, con i fatti, proprio quel centrodestra che aveva deriso e attaccato la sua proposta», ricordano.

«Secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, la misura interesserà oltre il 70 per cento delle vetture in circolazione e complessivamente circa 14,5 milioni di veicoli. Se sarà confermata e adeguatamente finanziata, non potremo che accoglierla positivamente. Il centrodestra, però, dovrebbe avere almeno l’onestà politica di riconoscere che Pasquale Tridico aveva visto giusto».

«Quando, durante la campagna per le elezioni regionali, Pasquale Tridico propose di sospendere in Calabria il pagamento del bollo per i cittadini con un Isee fino a 25mila euro e per importi fino a 250 euro, il centrodestra reagì con scherno. Roberto Occhiuto bollò quella proposta come populista e la accostò alle promesse di “Cetto La Qualunque”. Tridico venne descritto come un visionario lontano dalla realtà, quasi un irresponsabile. Oggi è lo stesso centrodestra nazionale a rivendicare l’abolizione del bollo come una risposta concreta alle esigenze delle famiglie».

La proposta avanzata da Tridico il 3 ottobre 2025 riguardava l’esenzione per le fasce economicamente più deboli ed era motivata anche dalle gravi carenze della Calabria in materia di strade, trasporti pubblici e collegamenti.

«Persino Giorgia Meloni, dal palco di Atreju, nel dicembre 2025, aveva ironizzato sulla proposta avanzata da Tridico. Oggi è proprio il suo Governo ad annunciare quella misura come una conquista e a presentarla come la cancellazione di una delle tasse più odiate dagli italiani. La coerenza imporrebbe almeno di riconoscere che quell’idea, allora ridicolizzata, era tutt’altro che folle».

«Senza dimenticare che anche Occhiuto ha cambiato radicalmente posizione: in un’intervista rilasciata al Messaggero il 13 giugno 2026, lo stesso presidente della Regione ha indicato proprio la cancellazione del bollo auto come una misura capace di produrre un impatto significativo – rimarcano Bruno e Scutellà –. Una conversione tardiva, ma certamente indicativa della validità della proposta iniziale».

«Non rivendichiamo primogeniture per puro spirito di parte – proseguono i due capigruppo – ma pretendiamo rispetto per le proposte che mirano ad alleggerire il peso fiscale sulle famiglie. In Calabria l’automobile non è un lusso, ma spesso una necessità, soprattutto a causa delle carenze del trasporto pubblico e delle difficoltà dei collegamenti interni. Il presunto “folle visionario” Tridico lo aveva semplicemente compreso prima», concludono Bruno e Scutellà.

TRIDICO (M5S): MA PER MELONI NON ERA UNA MOSSA DA CETTO DA QUALUNQUE?

«In politica vale tutto e il suo contrario. Quando avevo proposto da candidato Presidente della Regione Calabria l’abolizione del bollo per le auto di media cilindrata, Giorgia Meloni mi aveva denigrato definendomi Cetto La Qualunque. Mi chiedo dunque se la Presidente del Consiglio continui a pensarla alla stessa maniera e se con coerenza definisca la sua proposta una mossa da Cetto La Qualunque», così in una nota Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.

«Fra la nostra proposta e la sua c’è però una differenza abissale. Noi l’avevamo concepita per sostenere il ceto medio con una prospettiva di lungo respiro, lei invece lo fa a fine legislatura, per un solo anno, e come mossa elettorale per cercare di coprire tutti i disastri e i fallimenti di quattro anni di governo. Gli italiani non sono stupidi e le chiederanno conto della pressione fiscale record, dei prezzi di energia e benzina alle stelle, di ospedali colabrodo, scuole fatiscenti, asili nido mancanti e trasporti lumaca e sempre in ritardo» conclude Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.

Dal MUR via libera a tutte le scuole di specializzazione dell’Unical

Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha confermato l’accreditamento per tutte le scuole di specializzazione già attive, valutando positivamente il consolidamento e i risultati raggiunti. A questo risultato si aggiunge un’ulteriore e importante novità per il territorio: l’attivazione della nuova scuola in Neurochirurgia.

«Il via libera del MUR a tutte le nostre scuole, arricchite dall’ingresso di Neurochirurgia, dimostra che l’impegno dell’UniCal per la sanità è solido, credibile e in continua espansione – ha dichiarato il rettore Gianluigi Greco –. Stiamo costruendo un polo d’eccellenza capace di elevare la qualità dell’assistenza sul territorio e, al contempo, offrire ai nostri giovani medici l’opportunità di formarsi ai massimi livelli restando in Calabria, diventando sempre più un punto di riferimento attrattivo anche per gli specializzandi provenienti da tutto il Paese. Inoltre, con questo risultato andiamo ad ampliare la copertura dei settori e degli ambiti specialistici, arricchendo il quadro degli specializzandi già operativi e attivi nelle strutture ospedaliere del territorio, garantendo nuova linfa e un prezioso supporto quotidiano alla sanità locale».

Il panorama delle specializzazioni di area sanitaria offerte dall’UniCal si arricchisce e si rinnova anche nella sua dirigenza. Le dieci scuole già avviate sono state tutte riaccreditate: Anatomia patologica (diretta da Maria Raffaella Ambrosio), Chirurgia generale (Bruno Nardo), Chirurgia toracica (Franca Melfi), Ematologia (Massimo Gentile), Ginecologia e ostetricia (Maurizio Guido), Malattie dell’apparato cardiovascolare (Antonio Curcio), Medicina interna (Ciro Santoro), Nefrologia (Michele Provenzano), Otorinolaringoiatria (Elena Cantone) e Patologia clinica e biochimica clinica (Stefania Catalano). A queste si aggiungerà Neurochirurgia, diretta da Domenico La Torre.

Come iscriversi

Per i candidati medici, l’iter operativo per l’assegnazione entra ora nel vivo. La fase di scelta delle tipologie di scuola e delle relative sedi prenderà il via domani, mercoledì 16 settembre, e si chiuderà inderogabilmente martedì 22 settembre 2026 alle ore 12:00. In questa finestra temporale, i candidati sono chiamati a indicare le proprie preferenze, che risulteranno vincolanti per la successiva assegnazione.

L’assegnazione dei candidati alle Scuole sarà pubblicata giovedì 24 settembre 2026. A partire da quel momento, ed entro le ore 12:00 di venerdì 2 ottobre 2026, i medici assegnati saranno tenuti a perfezionare l’immatricolazione presso la scuola di destinazione. Gli esiti definitivi delle immatricolazioni verranno poi resi noti dal Cineca il 6 ottobre 2026, direttamente sulla pagina riservata di ciascun candidato all’interno del portale www.universitaly.it.

La data ufficiale di inizio delle attività didattiche per i nuovi specializzandi è fissata per il 2 novembre 2026. Ulteriori informazioni sulla procedura di iscrizione e sui posti disponibili saranno consultabili visitando la sezione dedicata alle scuole di specializzazione di area sanitaria del portale di ateneo.

Barshow di Roma, Gallo: “La Calabria presente con una collettiva”

È stata una collettiva di 17 aziende a rappresentare la Calabria al Bar Show, il più importante evento dell’industria del beverage e il mondo della mixology italiana che si svolge fino a oggi a Roma, all’interno del maestoso Centro congressi la Nuvola.

L’evento, che riunisce migliaia di brand e professionisti provenienti dal mondo del beverage e dell’hospitality, rappresenta un vivace punto d’incontro che connette l’intero settore ai consumatori più appassionati e consapevoli.

“La Calabria può contare su una presenza importante e consolidata nel mercato degli amari e degli spiriti – afferma l’assessore all’agricoltura Gianluca Gallo – grazie a un sistema di aziende e produzioni che negli anni ha saputo conquistare spazi significativi sia sul mercato nazionale sia su quello internazionale. Il Bar Show è quindi una vetrina particolarmente qualificata per rafforzare questa presenza e far conoscere a un pubblico di operatori e professionisti la ricchezza e la varietà dell’offerta calabrese”.

Le aziende calabresi, infatti, sono espressione di differenti realtà produttive e territoriali della regione: imprese consolidate e realtà innovative, distillerie, produttori di liquori, infusi, amari e specialità destinate a essere valorizzate anche attraverso il mondo della mixology.

La presenza della Calabria si è articolata in due distinti spazi, concepiti con funzioni complementari: un’area mixology dedicata alla preparazione e presentazione di cocktail realizzati attraverso l’utilizzo e la valorizzazione dei prodotti delle aziende calabresi ed un’area Dj Set ha una funzione maggiormente narrativa e istituzionale. (rrm)

Il sindaco Cannizzaro affida Reggio Calabria alla Madonna della Consolazione

Nella Cattedrale di Reggio Calabria, il sindaco Francesco Cannizzaro ha pronunciato il tradizionale discorso in occasione della consegna del cero votivo alla Madonna della Consolazione, Patrona della città.

Nel suo discorso, Cannizzaro ha parlato di fede, identità, memoria e impegno istituzionale, oltre che affrontare anche i temi delle fragilità sociali, delle periferie, della legalità, dei giovani e del futuro di Reggio Calabria.

Nel discorso iniziale, il primo cittadino ha dato il suo benvenuto a Monsignor Edgar Peña Parra, la cui presenza «qui tra noi, in una giornata così profondamente radicata nella storia, nella fede e nell’identità del popolo reggino, ci onora e rende ancora più solenne questo momento; ci fa percepire la vicinanza del Santo Padre, e Le chiedo di portare a lui il saluto affettuoso e devoto di questa comunità, insieme alla richiesta della sua benedizione per la nostra amata Terra».

Non è mancato, poi, il saluto ai Portatori della Vara, «le spalle su cui Reggio poggia la sua devozione, la sua storia e il suo cuor», ha detto Cannizzaro, dicendosi emozionato ed onorato nel consegnare con «profondo spirito identitario» il cero votivo alla Madonna.

«Lo faccio con emozione, con profondo spirito identitario e con il carico di una responsabilità importante, che è quella dell’intera comunità che rappresento – ha spiegato –. Anzi, preferisco dire rappresentiamo, al plurale, considerandoci tutti piccolo tassello di un’unica entità. Davanti alla nostra Patrona non c’è un singolo uomo, non c’è una singola parte: ci siamo tutti, l’Amministrazione, le istituzioni, le forze sociali, le associazioni, le tante realtà che compongono la nostra comunità».

Nel suo discorso Cannizzaro ha parlato di maternità, sottolineando come «la Madre si prende cura dei suoi figli, così noi siamo chiamati a prenderci cura di Reggio, dei suoi spazi, dei suoi quartieri, delle persone che la abitano, delle sue potenzialità e dei suoi problemi. Perché una città si ama con devozione, come si ama una madre: con gratitudine per ciò che ci ha donato e con la responsabilità di restituirle ciò che le dobbiamo».

Un pensiero, poi, è stato rivolto alle persone con disabilità e alle loro famiglie: «Una città è davvero una città di tutti quando nessuno è costretto a chiedere il permesso per viverla, attraversarla, incontrarsi, partecipare. Quando l’accessibilità non è un’eccezione, ma una condizione normale della vita quotidiana. Perché nessuno deve sentirsi ai margini della propria città, né emotivamente né logisticamente», per poi parlare delle periferie, ricordando l’esempio dell’arcivescovo Fortunato Morrone, che ha voluto iniziare il suo ministero reggino nelle periferie, esattamente ad Arghillà.

«Siamo convinti che una comunità si misuri da come si prende cura dei suoi margini… Il futuro della nostra città passa da lì non meno che dal centro storico», ha ribadito Cannizzaro, parlando poi della legalità, «che non è soltanto rispetto delle regole, ma è il fondamento della convivenza civile e della libertà di una comunità. Una città è più solida quando la legalità diventa cultura quotidiana, quando il rispetto delle regole cammina insieme al rispetto delle persone e quando le istituzioni, con il loro esempio, costruiscono comunità. Alle istituzioni spetta una responsabilità grande: essere presenti, credibili, vicine alle persone; amministrare con trasparenza e con senso del dovere, perché ogni cittadino possa riconoscersi nelle istituzioni e tornare ad avere fiducia in esse. In questo compito, ovviamente, non siamo soli».

Cannizzaro poi, ricorda come tra due anni «il 2 settembre 2028, celebrerà il centenario della sua consacrazione. Dobbiamo ricordarci che questo tempio è nato dalle macerie del terremoto del 1908: i nostri padri, in una città ferita e piegata, ebbero il coraggio di ricostruire, e di farlo guardando lontano».

«Questa Cattedrale – ha sottolineato – è il simbolo della rinascita di Reggio, ma sappiamo bene che la ricostruzione non è un’opera che si compie una volta per sempre. Reggio ha bisogno di una ricostruzione continua: dei suoi spazi, dei suoi servizi, ma – prima ancora – del suo tessuto sociale e morale. È un compito che dobbiamo affrontare con lo stesso coraggio dei nostri padri, con fiducia, speranza, entusiasmo, senza mai lasciarci vincere dalla rassegnazione. Ricostruire significa anche servire il bene comune».

«Alla nostra Patrona affidiamo il futuro di questa città. Un futuro che non può essere soltanto atteso, ma che dobbiamo avere il coraggio di costruire. Reggio ha davanti a sé una stagione nuova: l’università, le infrastrutture, il turismo, la capacità di attrarre investimenti e nuove opportunità. Ma dietro ogni progetto, dietro ogni opera, dietro ogni scelta amministrativa, ci sono persone, famiglie, giovani che chiedono alla propria città una ragione in più per restare, per tornare, per costruire qui il domani», ha detto infine. (rrc)

L’INTERVENTO / Ernesto Siclari: «Il 15 settembre è il giorno in cui la Calabria torna a credere nella scuola come luogo di crescita, di relazioni e di futuro»

DI  ERNESTO SICLARI – Il 15 settembre è il giorno in cui la Calabria torna a credere nella scuola come luogo di crescita, di relazioni e di futuro. Auguro a tutti gli studenti un anno sereno e ricco di scoperte. Un augurio che rivolgo con particolare attenzione agli studenti con disabilità, che devono trovare nelle nostre scuole ambienti accessibili, accoglienti e capaci di valorizzare ogni talento.

L’inclusione richiede organizzazione, presenza e responsabilità. L’Ufficio riceve decine di richieste e di segnalazioni ogni settimana e molte di queste riguardano problemi riscontrati dentro gli istituti scolastici. Compito delle Istituzioni tutte è vigilare affinché ogni studente riceva ciò a cui ha diritto: assistenza adeguata, strumenti idonei e una comunità scolastica pronta ad accompagnarlo lungo il percorso formativo, mettendo sul campo elasticità, sensibilità e rispetto della dignità umana.

Rivolgo, infine, un ringraziamento alle famiglie, ai dirigenti, ai docenti e al personale scolastico: Il vostro lavoro è decisivo. La scuola riparte grazie a voi, alla vostra dedizione e alla vostra capacità di costruire ogni giorno un ambiente educativo che accoglie e sostiene. (es)

[Garante dei diritti delle persone con disabilità della Regione Calabria]

Inizio anno scolastico, il messaggio del Vescovo Aloise: «Ogni nuovo inizio porta con sé una promessa»

di MONS. MAURIZIO ALOISE – All’inizio di questo nuovo anno scolastico desidero rivolgere a ciascuno di voi un saluto cordiale e paterno, accompagnato dalla preghiera e dalla speranza.

Ogni nuovo inizio porta con sé una promessa. Davanti a voi si apre un tempo nel quale crescere nella conoscenza, nella sapienza, nella responsabilità e nell’umanità. La scuola non è soltanto il luogo nel quale si apprendono discipline e competenze, ma una comunità nella quale ogni persona è chiamata a scoprire il valore della propria vita, a riconoscere la dignità dell’altro e a prepararsi a diventare protagonista del bene comune.

La Parola di Dio ci ricorda: «Il timore del Signore è principio della sapienza» (Proverbi 9,10). La vera sapienza non consiste soltanto nel sapere, ma nell’orientare ciò che impariamo verso il bene, la verità, la giustizia e il servizio agli altri.

San Paolo ci offre una parola preziosa per il cammino della scuola: «La conoscenza gonfia, mentre l’amore edifica» (1 Cor 8,1). È un invito a non separare mai il sapere dall’amore, la cultura dalla responsabilità, la libertà dalla verità.

A voi, carissimi studenti, rivolgo un particolare invito: abbiate fiducia nel cammino che state iniziando. Non abbiate paura delle difficoltà, degli errori e delle cadute. Un insuccesso o un voto non definiscono il vostro valore, perché ogni persona è unica e preziosa agli occhi di Dio.

Il Signore ci dice: «Non temere, perché io sono con te» (Is 41,10). Custodite la speranza, cercate la verità, coltivate i vostri talenti e mettete ciò che imparate al servizio della comunità. Siate costruttori di pace, di fraternità e di giustizia, imparando a rispettare l’altro e a prendervi cura delle relazioni che ogni giorno siete chiamati a vivere.

A voi, cari insegnanti ed educatori, desidero esprimere gratitudine per la vostra preziosa missione. Educare significa molto più che trasmettere conoscenze: significa accompagnare, suscitare domande, aprire orizzonti, sostenere chi è in difficoltà e aiutare ciascuno a riconoscere i propri talenti.

Il Vangelo ci ricorda: «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). Siate, dunque, luce per i vostri studenti attraverso la competenza, la pazienza, l’autorevolezza e, soprattutto, la testimonianza di una vita vissuta nella verità e nel rispetto della persona. Abbiate particolare attenzione per chi fatica e per chi rischia di rimanere indietro: una parola di incoraggiamento e un gesto di fiducia possono lasciare nel cuore di un giovane un segno profondo.

A tutta la comunità scolastica rivolgo l’invito a camminare insieme. Famiglia, scuola, istituzioni e comunità sono chiamate a collaborare affinché ogni giovane possa sentirsi accolto e accompagnato verso la maturità.

San Paolo ci esorta: «Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2). Facciamo di queste parole un impegno concreto: sosteniamoci nelle difficoltà, condividiamo le gioie e costruiamo una comunità nella quale la solidarietà sia vissuta ogni giorno.

E ancora il Signore ci indica la via: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Siate operatori di pace nelle aule e nei luoghi dell’incontro; scegliete il dialogo invece dello scontro, il rispetto invece del giudizio, il perdono invece del rancore.

Carissimi, affidiamo questo nuovo anno al Signore. Chiediamo che illumini la mente di chi studia, sostenga il cuore di chi insegna, accompagni le famiglie e doni a tutta la comunità scolastica sapienza, coraggio, generosità e speranza. Sia questo il nostro desiderio: crescere nella conoscenza senza perdere l’umanità, cercare la verità senza smarrire la carità, diventare liberi senza dimenticare la responsabilità.

Il Signore vi accompagni nel vostro cammino, illumini le vostre menti, custodisca i vostri cuori, sostenga le vostre fatiche e renda fecondo ogni vostro impegno.

Il Signore vi benedica.

Buon anno scolastico a tutti, nel segno della speranza, della fraternità e della pace.

[Arcivescovo Diocesi Rossano-Cariati]

Inizio anno scolastico, il messaggio del Vescovo di Lamezia Parisi

di MONS. SERAFINO PARISI – Con il mio augurio di “buon anno scolastico” per questa volta voglio infrangere le regole della consuetudine presentandolo come una vera e propria provocazione. Parto, pertanto, da un’opera classica, potente quanto attuale, riscoperta dal vasto pubblico in queste ultime settimane, grazie alla riproposizione cinematografica fatta dal regista Christopher Nolan: l’Odissea. Non entro nell’analisi critica del film, molto divisivo secondo il parere di alcuni esperti, ma colgo la domanda che la narrazione, pur appartenente a un mondo lontano dal nostro, pone a tutti noi, sorprendendoci con la sua schietta attualità. Questa, direi, è l’ovvia peculiarità dei capolavori classici.

Per la precisione, mi concentrerò soltanto sul Canto XII, quello delle Sirene, reso da Nolan un’occasione per la profonda introspezione dell’eroe. In primis egli dubita della bontà delle proprie gesta, evidentemente perché la sua brama di conoscenza di ogni cosa, assecondata dal canto delle Sirene alle quali era noto il passato e il futuro, lo porta a prendere coscienza della tragicità dei risultati delle sue imprese, contemplando quasi il non senso delle azioni eroiche che adesso egli biasima e che inesorabilmente ripeterà nell’avvenire. Si tratta di una forma strana di nòstos… ma ci può stare. Però, nonostante ciò, la rivisitazione della vita pregressa non potrà mai negare che l’impostazione dell’esistenza di Odisseo (l’Ulisse dei latini) è stata pensata come una progressione nella via della conoscenza realizzata “per addizione”, di sorpresa in sorpresa, inclusa l’esperienza sconsigliatissima dell’ascolto del canto di quelle suadenti strane creature. 

Odisseo sa già, perché avvertito da Circe, che il loro irresistibile canto ha condotto tanti alla rovina. L’ascolto della loro voce porta con sé il rischio di fermarsi, di piegare anche la più forte volontà, di dimenticare il viaggio, di perdere la rotta e pure la vita. I cadaveri disseminati sugli scogli ne sono la prova lampante.

Ma la tentazione del sapere assoluto esercita un’attrazione fatale in tutti gli esseri umani: la consapevolezza delle azioni passate ma, soprattutto, la conoscenza della sorte futura nasconde un fascino seduttore. Vedere il confine pericoloso tra il mortale e ciò che lo supera è un’ulteriore sfida da cogliere. Odisseo vuole tutto ciò! Egli è, infatti, l’uomo (sia eroe che antieroe) che strappa il velo del timore (greco, ma anche biblico, dunque universale) del fascino di una conoscenza che supera i limiti dello stesso essere umano. Ecco quindi che escogita un piano: tappa con la cera le orecchie dei suoi compagni dando loro l’ordine di legarlo all’albero Maestro della nave e di non liberarlo per nessun motivo. La scena è potente, perché Odisseo non dice: “Non voglio ascoltare”, egli dice: “Voglio ascoltare, ma non voglio cedere”. 

Odisseo vuole continuare a vivere e vuole assolutamente e fortemente tornare a casa. Le Sirene promettono il sapere, toccando un tema che è un must perenne, quello della conoscenza del bene e del male collocato anche all’inizio della narrazione della Bibbia. Quando l’uomo sceglie e decide di valicare i confini, deve essere disposto a cambiare la sua condizione, perché “una conoscenza completa consuma chi cerca di possederla”.

La Verità supera i limiti dell’esperienza e dunque della comprensione umana, eppure spinge verso il loro superamento, sapendo già che la consapevolezza di alcune conoscenze non è compatibile con la condizione mortale. È proprio accettando il limite che si esprime e si coglie la grandezza dell’uomo. Essere liberi significa anche valutare e vagliare consapevolmente i propri limiti per non diventare schiavi di ciò che ci seduce. E Odisseo mostra qui tutta la forza dell’autodisciplina: solo riconoscendo la propria fragilità è capace di darsi le regole per rimanere sulla rotta, per giungere alla meta.

Il limite non è sempre il nemico della libertà, a volte è proprio ciò che la rende possibile. Odisseo sa che ci sono “canti” che non si possono ascoltare senza conseguenze. Ecco perché si fa legare. Conoscere ha un prezzo e il desiderio del sapere si compie restando legati ai punti fermi che sembrano limitare la libertà e che invece consentono di comprendere senza rimetterci la vita, tenendoci ancorati al porto sicuro, quello che chiamiamo casa. 

E dunque ecco la domanda: dato che ogni epoca ha le sue Sirene, per trasformare il mito in una promessa concreta di libertà e conoscenza, quali sono le Sirene alle quali dare ascolto “sub conditione” proprio mentre abbiamo accesso a una quantità sterminata di informazioni? Quelle che ci offrono l’illusione dell’onnipotenza? Quelle che ci possono rendere dipendenti mentre crediamo di scegliere? Quelle che sussurrano che è possibile uno sviluppo – umano, sociale e culturale – senza un effettivo progresso? Così intitolerei la lezione che gli insegnanti potrebbero riproporre agli studenti: «Imparare ad ascoltare senza farsi dominare». La scuola, infatti, non è chiamata a tappare le orecchie, la sua missione anzi punta ad aprirle al massimo per favorire l’ascolto ad oltranza. 

Ragazzi, nessuno vi dovrà e potrà convincere di essere già arrivati alla conoscenza assoluta. Per questo motivo ascoltate sempre chi sa mettervi nel cuore una sana inquietudine, chi sa collocarvi davanti a domande cui è impossibile rispondere con un click. Ascoltate chi vi fa scoprire e, soprattutto, chi vi fa prendere coscienza che “non sapete”, non per umiliarvi, ma per spronarvi a studiare e farvi venire la voglia di apprendere. La scuola vi insegnerà a riconoscere le Sirene per comprendere quale sia il vostro canto tentatore e irresistibile. Omero continua a chiedere: che cosa siete disposti ad ascoltare? Che cosa vi incanta? Che cosa vi rende liberi? E che cosa, invece, vi lega? Salite, allora, sulla nave, contemplando la vastità del mare ancora ignoto. Ci saranno tempeste e bonacce e Sirene, tante e bellissime Sirene.

Lanceranno il loro canto suadente propagandando comodità, successo, oppure paura o consenso o conoscenza. Ascoltatele, però chiedetevi: «Chi sta cantando»? «Che cosa mi sta promettendo»? «Dove mi vuole portare»? «Sono ancora io a scegliere»? «Sono ancora io a tenere il timone»? Perché la libertà non consiste nel non sentire nessun canto. La libertà consiste nel poterlo ascoltare senza perdere mai la rotta verso casa. Desiderate l’aurora! Si realizzerà in questo modo un grande insegnamento, cioè: che non bisogna avere paura del canto e che è necessario ascoltare senza perdere i capisaldi certi… imparando a chi dare attenzione e verso dove andare. Questo significa non temere la conoscenza, ma di desiderarla abbastanza da accettare la fatica che richiede la traversata… anche nella notte oscura. Perché alla fine la vera libertà non consiste nel non essere legati a nulla, ma nel sapere a che cosa e a chi legarsi, come i tralci alla vite, direbbe il Vangelo. 

Buon viaggio, ragazzi. Vi auguro un anno vivo. E che la vostra nave vada lontano. Ma, soprattutto, che sia la “vostra” nave e voi a condurla. 

Villa San Giovanni, Santoro (FI): «La Biblioteca comunale ancora chiusa»

Il consigliere comunale di FI a Villa San Giovanni, Marco Santoro, ha rilevato come nel Consiglio comunale del 9 settembre, l‘interrogazione sulla perdurante chiusura della Biblioteca comunale non è stata trattata secondo la procedura prevista. La Presidente del Consiglio Trecroci ha ritenuto sufficiente ricondurre l’argomento alle comunicazioni del Sindaco, senza consentire al proponente di illustrare i quesiti, replicare e dichiararsi soddisfatto o non soddisfatto.

Il Capogruppo consiliare di Forza Italia Marco Santoro ha contestato la decisione durante la seduta. L’interrogazione chiedeva risposte precise: perché la Biblioteca non sia stata ancora riaperta; dove e in quali condizioni sia custodito il patrimonio librario; se i volumi siano inventariati, catalogati e adeguatamente conservati; quali interventi siano stati realizzati dal 2023; se siano stati individuati locali idonei e, soprattutto, se esistano un progetto finanziato e un cronoprogramma verificabile.

«Una comunicazione del Sindaco non può sostituire la trattazione di un’interrogazione – afferma Santoro -. È stato impedito il confronto su un servizio chiuso da anni e su un patrimonio librario che appartiene alla città. Non chiedevamo dichiarazioni generiche, ma atti, responsabilità e tempi certi».

La riapertura, tuttavia, non deve limitarsi a rimettere i libri sugli scaffali. Un recente approfondimento nazionale sui dati Istat evidenzia che adolescenti e universitari sono tra gli utenti più assidui delle biblioteche: nel 2025 le ha frequentate almeno una volta il 30,7 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Per molti di loro contano certamente lo studio e l’accesso ai libri, ma anche la possibilità di incontrarsi, partecipare ad attività culturali, orientarsi e disporre di spazi pubblici accoglienti.

Questi dati indicano una prospettiva precisa anche per Villa San Giovanni. La Presidente del Consiglio e il Sindaco, avendo ritenuto di liquidare un argomento così importante con una semplice comunicazione, non hanno soltanto impedito a un consigliere comunale di esercitare pienamente il proprio ruolo di controllo, ma hanno negato ai cittadini e ai tanti studenti dell’Area dello Stretto che frequentano le scuole villesi la possibilità di conoscere e discutere una prospettiva concreta per il futuro. La Biblioteca comunale può diventare un presidio moderno capace di unire lettura, studio, servizi digitali, orientamento, attività culturali e spazi pubblici accoglienti, collegandosi stabilmente con scuole, associazioni e realtà culturali del territorio.

Per questo Forza Italia non si stancherà di insistere affinché l’Amministrazione presenti pubblicamente un piano essenziale ma completo: ricognizione e immediata messa in sicurezza del patrimonio librario; individuazione della sede e delle risorse necessarie; data certa per la riapertura; personale adeguato; servizi rivolti a giovani, studenti, famiglie e anziani; accessibilità fisica e digitale. La città ha diritto di sapere come e quando la Biblioteca tornerà ad essere un luogo vivo, aperto e realmente utile alla comunità.

«Mentre in tutta Italia le biblioteche conquistano i giovani e si trasformano in luoghi di comunità, Villa San Giovanni non può continuare a tenere la propria Biblioteca chiusa e i libri negli scatoloni – conclude Santoro -. Il Consiglio comunale deve poter discutere l’interrogazione e l’Amministrazione deve assumere pubblicamente impegni verificabili. Non chiediamo un altro annuncio: chiediamo una data, un progetto, risorse certe e la volontà di restituire finalmente questo patrimonio ai cittadini e agli studenti dell’intera Area dello Stretto». (rrc)

A Soverato la proiezione del docufilm di Pino Nano sugli 80 anni di Ande

Oggi alle ore 18 nella Sala Consiliare del Comune di Soverato, sarà presentato il docufilm che il giornalista Pino Nano, con la regia di Vittore Ferrara, ha realizzato sugli “80 anni di ANDE”, l’Associazione Nazionale Donne Elettrici, che quest’anno compie 80 anni di vita e che la Presidente Nazionale di Ande Marisa Fagà ha portato in dono nei mesi scorsi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ad aprire la cerimonia di presentazione del film sarà lo stesso sindaco di Soverato Daniele Vacca, Maria Luisa Lagani Rappresentante ANDE di Soverato, Roberta Porcelli Rappresentante Ande di Catanzaro, Emanuele Amoruso Vice Sindaco di Soverato e il Consigliere Regionale Ernesto Alecci

Il docufilm – già presentato in prima nazionale all’Archivio Storico del Quirinale – ripropone la storia dell’Associazione a partire dal 1946, anno in cui le donne italiane vanno per la prima volta al voto. 

“Da quel momento ANDE – ripete Marisa Fagà – è diventata parte integrante e protagonista della storia politica della Repubblica. Noi abbiamo concorso alla crescita politica del nostro Paese. L’associazione oggi si dedica alla riflessione e alla formazione su temi di grande rilevanza sociale. Dalla giustizia, alla sanità, all’inclusione, alla povertà, all’infanzia, alle donne con l’obiettivo forte di valorizzare la persona umana in un contesto di civile convivenza sia a livello nazionale che europeo”.

50 minuti di immagini di archivio e di repertorio dell’ANDE che raccontano la crescita del movimento feminile in Italia, e soprattutto l’impegno di queste donne di ANDE al servizio del Paese e dei ceti più indifesi del territorio italiano, soprattutto i bambini.

È il 1946, è l’anno del referendum istituzionale, il 2 giugno di quell’anno gli italiani scelgono la Repubblica al posto della Monarchia dei Casa Savoia. Ma il 1946 è anche l’anno dell’Assemblea Costituente che scriverà la Costituzione italiana ed è soprattutto l’anno del suffragio universale femminile.

Le donne italiane votano per la prima volta in una consultazione nazionale ed è in questo clima di cambiamento radicale del paese che nel 1946 nasce a Roma l’Associazione Nazionale Donne Elettrici. Una novità assoluta nel panorama europeo di quegli anni. L’associazione viene fondata da una donna, icona di quegli anni. Il suo nome era Carla Orlando Garabelli, figlia di Vittorio Emanuele Orlando

L’ANDE – racconta nel corso dello speciale la Presidente Marisa Fagà – si caratterizzò subito per un autentico spirito di indipendenza ed un altissimo senso civico. Sin dalle sue origini, ANDE si caratterizzò soprattutto per una forte vocazione europeista e per un impegno costante nella promozione della partecipazione elettorale, diritto democratico conquistato con grande determinazione, e si adoperò attivamente per contrastare l’astensionismo attraverso iniziative volte a sensibilizzare l’elettorato e a promuovere un voto libero, consapevole, soprattutto responsabile. 

L’ANDE oggi – aggiunge Marisa Fagà – è un’associazione politica, ma apartitica, che vanta 80 anni di impegno civile, storia, battaglie a favore dell’elettorato, con una presenza capillare su tutto il territorio nazionale. Le sezioni locali, da Trieste a Marsala, portano avanti ancora oggi il tradizionale impegno per la partecipazione al voto, soprattutto il ritorno alle preferenze nel momento del voto, favorendo il dialogo con le istituzioni e le forze politiche.

Tantissimi i contributi che fanno da corollario alla storia raccontata nel documentario, soprattutto istituzionali come quelli dell’ex Presidente della Camera Pierferdinando Casini, del Sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, del della Vice Presidente Nazionale di Ande Pina Amarelli, della Segretaria Nazionale Patrizia Ferro, e dello stesso Vicepresidente esecutivo della Commissione europea e Commissario europeo per la politica regionale e di coesione, Raffaele Fitto. Lo speciale ospita anche le testimonianze dirette di Fausta Luscia, Vice Presidente Nazionale Ande, Nadia Longo, Tesoriera Nazionale di ANDE, Maria Luisa Capasa, Consigliera d’Onore, Beatrice Domenichelli, Ande Giovani, Giulia Spada, Presidente Ande Brescia, Eleonora Della Corte, Ande Giovani, Pina Grasso, Consigliera d’Onore, Marina Lilli, Consigliera d’Onore, Didì Campagna Sorrentino, Consigliera d’Onore, Marisa Martini Facchini, Consigliera d’Onore, e Benedetta Castelli, Consigliera d’Onore Ande. (rcz)

Dissesto idrogeologico, Regione e Atenei calabresi al lavoro sull’Accordo quadro

Confidiamo di completare entro la fine di settembre la stesura definitiva dell’Accordo quadro, così da sottoporlo tempestivamente all’esame della Giunta regionale”. È quanto ha detto il vicepresidente e assessore ai Lavori pubblici e Difesa del suolo, Filippo Mancuso, nel corso dell’ultima riunione operativa tra la Regione Calabria e le tre Università calabresi per la definizione dell’Accordo quadro finalizzato all’attivazione di specifiche convenzioni dedicate allo sviluppo di strumenti, competenze e risorse per la mitigazione del dissesto idrogeologico.

L’iniziativa si inserisce nella strategia promossa dal presidente Roberto Occhiuto per rafforzare la pianificazione territoriale e le attività di difesa del suolo. Una scelta che ha portato alla costituzione di un Dipartimento specificamente dedicato a questi ambiti, particolarmente rilevanti in una regione fortemente esposta ai fenomeni di dissesto idrogeologico e di erosione costiera.

Presenti alla riunione i referenti tecnico-scientifici designati dai Rettori degli atenei calabresi: Mario Maiolo per l’Università della Calabria, Paolo Falzea per l’Università Magna Graecia di Catanzaro e Felice Arena per l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Per la Regione Calabria erano presenti, oltre al vicepresidente Mancuso, il direttore generale del Dipartimento Governo del territorio, Francesco Tarsia, e il dirigente del settore Difesa del suolo e Tutela idrogeologica, Pierluigi Mancuso.

Al termine dell’incontro, il Dipartimento ha trasmesso ai referenti universitari una versione aggiornata della bozza dell’Accordo quadro e dei relativi allegati tecnici, avviando una fase di confronto e revisione condivisa dei testi, con l’obiettivo di giungere alla definizione di un documento pienamente condiviso e operativo, capace di valorizzare le competenze scientifiche degli atenei calabresi e di rafforzare il supporto tecnico-specialistico alle attività regionali di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico.

“Il confronto avviato con le tre Università calabresi sta procedendo con il livello di concretezza e collaborazione che un tema così strategico richiede – ha dichiarato il vicepresidente Mancuso-. Nell’ultimo incontro è stata confermata la volontà comune di accelerare il percorso verso la definizione di un testo condiviso, capace di mettere a sistema le competenze tecnico-amministrative della Regione e il patrimonio di conoscenze scientifiche e progettuali espresso dagli atenei calabresi”.

Mancuso, poi, ha spiegato gli step dopo che l’accordo è stato sottoposto in esame alla Giunta: “Successivamente entreremo nella fase attuativa, che prevede la ricognizione delle attività già esistenti e l’individuazione delle prime esigenze operative. L’obiettivo – ha infine sottolineato l’esponente della Giunta Occhiuto – è costruire una collaborazione stabile e strutturata tra la Regione e il sistema universitario calabrese, rafforzando il collegamento tra ricerca applicata, pianificazione territoriale e politiche di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico”.

Tra le attività individuate come prioritarie per i primi atti esecutivi che seguiranno la stipula dell’Accordo quadro figurano l’aggiornamento del Masterplan per la mitigazione del rischio da erosione costiera, da sviluppare in fasi progressive e scalari, e la predisposizione di una proposta di legge regionale per il riordino delle competenze e delle attività di difesa del suolo.

Il testo dell’Accordo quadro, una volta approvato, disciplinerà le modalità di collaborazione tra Regione e Atenei per lo studio dell’evoluzione del territorio regionale, della sua risposta ai cambiamenti climatici e agli eventi eccezionali, ormai di carattere globale, che potranno essere fronteggiati solo attraverso una pianificazione complessiva in grado di garantire un’azione strutturata e congiunta con il mondo scientifico. Quest’ultimo non sarà più una componente esterna, ma un partner delle attività finalizzate a rafforzare la sostenibilità e la resilienza degli interventi di difesa del suolo e di protezione costiera. (rcz)