Angelo Verga e Caterina Guarna, il grande impegno dei due coniugi calabresi in missione umanitaria in Perù

Si chiamano Angelo Vito Verga, originario di Crotone, e Caterina Gerardina Guarna, nativa di Badolato (CZ) i coniugi calabresi che hanno votato la loro esistenza a favore dei più deboli, in pieno spirito di carità cristiana. Sono impegnati nella diocesi di Huànuco, in Perù. Caterina – come riferisce costajonicaweb – ha frequentato scuola media e magistrale dalle suore salesiane di Soverato all’Istituto Maria Ausiliatrice. Poi la sua famiglia si è trasferita a Roma. Nella Capitale, Caterina si è laureata brillantemente ed è entrata come funzionario dirigente nella Pubblica Amministrazione. A Roma ha conosciuto e sposato Angelo Verga, biologo, con il quale ha avuto due figli.

All’inizio del 2000, Angelo e Caterina hanno fondato Senzaconfini un’associazione di volontariato missionario laico con lo scopo di realizzare opere sociali (specialmente a carattere sanitario, educativo e di sostegno economico-lavorativo) a favore delle popolazioni che ne erano prive. La loro azione missionaria era già presente nel 1994 in alcune nazioni dell’America Latina per poi estendersi sempre di più anche in Africa e in Asia.

Tale diffusione aveva bisogno di una regolamentazione legalmente riconosciuta, con uno Statuto, un Direttivo ed una Organizzazione più formale, operativa ed “istituzionale”. Così l’entusiasmo dei promotori e dei primi volontari è confluito in un’associazione vera e propria, denominata Senzaconfini con la costituzione in onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) avvenuta a Roma il 29 maggio 2001.
Operando prevalentemente all’estero, tale Associazione è divenuta “ONG” (organizzazione non governativa) e, in seguito, grazie ai numerosi progetti realizzati, è stata riconosciuta organizzazione internazionale (Eniez) in Perù. Chi vuole contribuire con una donazione può visitare il sito senzaconfini-onlus.org (rrm)

Dall’Emilia Romagna l’hamburger di Calabria (Calabriotto) alla conquista dei palati più raffinati

La cultura culinaria calabrese è una delle più ricche d’Italia. Dalle pietanze salate ai dolci, la regione ha la possibilità di rafforzare la propria immagine a livello nazionale e internazionale grazie al cibo. La cipolla di Tropea, il pane casareccio, il suino nero. Sono alcuni dei prodotti tipici della zona, e anche alcuni degli ingredienti del primo hamburger calabrese, nato a Bologna per iniziativa di Eugenio Amendola, un calabrese doc trapiantato da molti anni in Emilia Romagna. Il nome dello stuzzicante hamburger dal sapore di Calabria non poteva che essere Calabriotto. E porta con sé la storia del territorio, con l’obiettivo di far conoscere meglio le tradizioni della regione.

Calabriotto: l'hamburger col sapore di Calabria

Ma come nasce il progetto Calabriotto? Tutto parte nel 2015, durante un evento di street food nel Parco Nord di Bologna. Eugenio Amendola, in una giornata passata insieme alla famiglia, era rimasto affascinato da questo prototipo di cibo di strada gourmet, che veniva venduto dalle varie cucine su ruote. In uno scenario di grande cultura culinaria italiana, mancava però quella della Calabria. Questo ha spinto Amendola a ideare la base per un progetto di street food, mirato a rendere onore al territorio, in cui ha vissuto durante la sua gioventù. Dopo uno studio economico e svariati tentativi per la creazione del panino, Calabriotto iniziava a prendere forma. Sin dall’inizio, l’obiettivo era coprire, con gli ingredienti, tutte le zone della regione. Ciabatta casareccia di Tessano, hamburger di suino nero autoctono con un pizzico di ‘nduja, cime di rapa calabresi, provola silana affumicata e mousse di cipolla di Tropea Igp. La combinazione dei sapori di questi prodotti, tutti ricercati e trovati grazie ai fornitori della zona, era apparsa subito molto interessante e intensa. L’insieme dei vari elementi andava a creare un panino molto equilibrato. La ricetta ha subìto pochissime variazioni, e oggi la ricetta e il marchio sono registrati.

Calabriotto l'hamburger di Calabria

Lo step successivo era lanciare sul mercato il Calabriotto. Gli eventi di street food rappresentavano lo strumento ideale per diffondere il prodotto. Il primo test per il primo hamburger calabrese viene fatto a Udine, e la gente sembra già impazzire per il gusto del panino. Il passaggio finale della preparazione, in cui il Calabriotto veniva, e viene tutt’ora, piastrato, rendeva la ciabatta croccante al punto giusto, in modo tale da aggiungere un tono piacevole alla consistenza. Si iniziano a programmare già gli eventi successivi, tutti nel Nord-Italia. Olgiate, Verona, Milano, Bergamo e Trieste sono alcune delle città visitate dal panino calabrese. In alcuni di questi eventi, Amendola ha anche introdotto alcuni prodotti secondari, come il sandwich con capocollo di suino nero, patate silane fritte o la bibita al bergamotto di Reggio Calabria. Ma il protagonista rimaneva sempre il Calabriotto.

Negli ultimi mesi sta continuando il progetto, che intanto si è sviluppato anche grazie ai social network e all’aumento degli eventi a cui Calabriotto partecipa ogni anno. Sicuramente l’hamburger rappresenta qualcosa di importante per tutta la regione, dato che racchiude e sintetizza in un panino la cultura culinaria calabrese, che bisogna diffondere meglio a livello nazionale, e se possibile anche internazionale. Il sapore unico è un’arma a doppio taglio, per rievocare ricordi oppure far provare esperienze gustative totalmente differenti. Le richieste da parte degli stessi organizzatori degli eventi più importanti stanno aumentando, e Calabriotto è sempre più desiderato. Recente è la partecipazione del food truck all’inaugurazione della riapertura dell’aeroporto di Linate, durante la quale, oltre alla musica e lo spettacolo delle frecce tricolore, c’è stato un altissimo assortimento di street food. Evento imponente, che ha sicuramente aumentato la diffusione dell’hamburger.

L’obiettivo ambizioso del Calabriotto è quello di diventare un ambasciatore della tradizione gastronomica della regione, nell’Italia e nel mondo. È previsto, perciò, un piano di sviluppo dettagliato, che mira a diffondere sempre di più il concetto di hamburger calabrese. Si continuerà sulla linea degli eventi di street food e di catering, ma c’è anche l’intenzione di aprire i primi locali Take Away a marchio Calabriotto. Il menù andrebbe ad includere non solo il panino, ma anche altri prodotti, come le patate silane fritte, le bruschette con salumi calabresi, le tipiche polpette di melanzane. La storia dell’azienda di street food, fatta di visioni future e elementi della tradizione, rappresenta un qualcosa di significativo, perché fa emergere il desiderio di estendere sempre di più i confini culturali della regione, piena di risorse. Un’esplosione di sapori incredibile tra le papille gustative; inizia cosi il racconto della Calabria. (Pietro Amendola)

SALUTI DAL CALABRIA CLUB DI SYDNEY E DAI CALABRESI CHE VIVONO A FAIRFIELD (NEW SOUTH WALES, AUSTRALIA)

Il deputato di Italia Viva Nicola Carè (eletto nella circoscrizione estera) ha fatto visita al Calabria Club di Sydney dove ha incontrato il Presidente del Calabria Club Pasquale Barbalace, Pino Musso, Emanuele Esposito e numerosi esponenti della comunità calabrese. Si è discusso a lungo della situazione economica italiana, delle politiche economiche previste per la regione Calabria, dei tanti progetti futuri. L’on. Carè ha voluto ringraziare per la grande partecipazione della numerosa comunità calabrese a Sydney, sempre presente, nota per il forte attaccamento alla Madrepatria e l’attivismo dei suoi tantissimi circoli sparsi in tutta l’Australia.

L'immagine può contenere: 15 persone, tra cui Nicola Carè, persone che sorridono, persone in piedi e spazio al chiuso
La comunità calabrese del Calabria Club di Sydney, in Australia, insieme con l’on. Nicola Carè

Lo stesso on. Carè si è poi recato a trovare la comunità calabrese di Fairfield in New South Wales, da sempre molto attiva, che ha organizzato nel weekend un magnifico evento a cui hanno partecipato davvero in tantissimi. Tra loro anche numerosi giovani, gli ‘Italians’ di seconda, terza e quarta generazione, che si sono cimentati in una gara di ‘tarantella’.
È stata l’occasione per ricordare le origini e celebrare un legame con l’Italia che non si è mai interrotto e continua ad essere fonte di nuovi progetti e di celebrazioni come questa. (rrm)

Comunità calabrese di Fairfield (Australia)
Nella foto, da destra: Frank Carbone, Sindaco della Città di Fairfield, Tony Mittiga, Consultore della Regione Calabria per il NSW, Guy Zangari, Nick Lalich e Hugh McDermont, Parlamentari del NSW con l’on. Nicola Carè; a sinistra altri esponenti della comunità calabrese in NSW)

 

DAVIDE DESTEFANO, IL GELATO CESARE ALLA CONQUISTA DI MALAGA COL SAPORE DI BERGAMOTTO DI REGGIO CALABRIA

La Gelateria Cesare ha festeggiato lo scorso anno i 100 anni di attività col tradizionale chiosco verde di piazzale Lido, a Reggio, con la guida di Davide DeStefano. Dave è un mastro gelatiere che si è distinto in manifestazioni internazionali di grande livello, senza mai dimenticare di sottolineare le sue origini, con l’orgoglio della sua calabresità. Nei giorni scorsi si è messo in evidenza per la splendida riuscita della seconda edizione di Scirubetta, la festa del gelato di strada sul Lungomare di Reggio, organizzata impeccabilmente col presidente dei pasticceri reggini Angelo Musolino, di cui abbiamo ampiamente parlato.

La novità che lo riguarda è la gelateria aperta a Malaga, nel cuore dell’Andalusia, che sta conquistando il favore degli spagnoli. Gelato Cesare a Malaga si è fatto subito notare con Amareggio il gusto al sapore di Bergamotto di Reggio Calabria, con l’aggiunta di pistacchio e amarena. Un successo meritato e un grande amore per Reggio e la Calabria premiato dalla convinta risposta degli spagnoli e dei tantissimi stranieri in vacanza in Andalusia. C’è sapore di Reggio e di Calabria anche in Spagna, in Andalusia. Un sapore dolcissimo, grazie, Dave. (dg)

A Rino Barillari, the King of paparazzi, calabrese doc, a Venezia 76 il premio “Una Vita nel Cinema”

Una carriera straordinaria, un soprannome che è tutto un programma, “the king of paparazzi”: Rino Barillari, calabrese di Limbadi, ha ricevuto a Venezia il premio “Una vita nel cinema”. Un riconoscimento a un personaggio che è lui stesso il simbolo della “dolce vita”, avendo svelato e raccontato con le sue immagini il mondo dorato di via Veneto negli anni d’oro del cinema italiano.

A Venezia è stato anche proiettato il film “The king of paparazzi – La vera storia” di Giancarlo Scarchilli e Massimo Spano che racconta attraverso gli scatti di Barillari non solo la storia degli ultimi 60 anni di cinema a Roma, ma la testimonianza sociale e politica del nostro Paese. Il suo archivio conta 400mila fotografie realizzate in 60 anni di carriera

Barillari è un calabrese che si vanta delle proprie origini e racconta spesso con molta partecipazione i suoi anni in Calabria e i suoi inizi a Roma con la determinazione e la voglia di arrivare: tipica di chi è nato nella nostra terra. Con l’orgoglio e la soddisfazione di chi ce l’ha fatta. Auguri, complimenti Rino. (rrm)

La bella storia dei fratelli Calarco, da Campo Calabro, imprenditori di successo ad Ottawa

È una bella storia quella dei tre fratelli Calarco, Francesco, Nino ed Angelo, partiti nel 1963 da Campo Calabro per raggiungere il padre emigrato in Canada e, ormai da molto tempo, imprenditori di successo ad Ottawa. Ogni anno in agosto tornano in Calabria a respirare aria di casa e incontrare parenti, amici e conoscenti e per loro è sempre una grande festa ritrovare amicizia e affetto. Il giornalista e regista Paolo Bolano, loro vecchio amici, ha organizzato alla Locanda di Marcello di Melia di San Roberto una piacevole tavolata alla quale, tra gli altri, ha preso parte il sindaco di Campo Calabro Sandro Repaci. Che ha ascoltato, commosso come tutti i presenti, il ricordo di Nino del giorno della partenza: «Eravamo con i soldi contati, praticamente avevamo speso tutto per cambiare i biglietti della nave con quelli dell’aereo, era il 1963. In volo col pasto servito non sapevamo che gli extra si dovevano pagare a parte e uno stewart abbastanza antipatico ci contestava alla fine del pranzo il mancato pagamento del vino, appena 50 lire, che nostra madre non aveva proprio. Aveva cominciato ad insultarci perché meridionali, calabresi, e senza soldi, quando un passeggero qualche fila dietro di noi lo ha messo subito in riga: “date ai ragazzi tutto quello che vogliono, pago io”. Uno sconosciuto che ringraziammo tutti con un mesto sorriso, mortificati e imbarazzati quanto nostra madre. Sette anni dopo, ad Ottawa – racconta Nino – incontro per strada un signore che mi sembra di conoscere. È l’ “angelo custode” che era intervenuto sull’aereo. Lui non mi riconosce, io sono cambiato, ma non posso dimenticare il suo gesto. Lo fermo e gli ricordo l’episodio. Lui si schermisce, “sono un emigrato anch’io, è stata una sciocchezza”. Ma non per me, per tutti noi. Avevo già un bel lavoro e guadagnavo abbastanza. L’ho costretto ad accettare il mio invito a cena. È stato un momento molto bello della nostra storia di emigrazione. Scoprire la solidarietà, l’amicizia, la vicinanza, in nome delle stesse origini. Gli stessi sentimenti – dicono i tre i fratelli Calarco con la corte di figli e nipoti venuti insieme a Campo Calabro – che troviamo ogni volta che torniamo qui. È la nostra terra, la nostra gente: c’è rispetto, amicizia e tanto affetto per chi vive lontano, ma ha sempre la Calabria nel cuore». (s)

Nella foto dello storico Pino Caridi, altro ospite della serata, Nino, Angelo, Nino e Francesco Calarco con figli e nipoti, insieme col sindaco di Campo Calabro Sandro Repaci e il giornalista-regista Paolo Bolano

Demetrio Casile, sceneggiatore e regista affermato: l’ex “ragazzo di Calabria” torna a girare

Vive a Bologna dove insegna Pittura ed Educazione Visiva presso l’Istituto Belle Arti ed è anche docente all’Università “Primo Levi”: Demetrio Casile, originario di Reggio Calabria, è pittore, scrittore, sceneggiatore e regista. Ricordato soprattutto per la aver scritto la sceneggiatura dell’indimenticabile film di Comencini Un ragazzo di Calabria con Gian Maria Volontè, è un personaggio di cui la sua terra può andare fiera. Direttore artistico del Calabria Film festival e del Premio Internazionale di scultura “Sandoni”, Casile è anche l’ideatore di Cineshow, Salone Internazionale del Cinema di Torino. Regista e sceneggiatore cinematografico ha lavorato accanto a registi come Comencini, Squitieri, Bolognini, Tessari, Michelangelo Antonioni, Wim Wenders.
Attualmente sta lavorando al film Il matrimonio più sconvolgente della storia, un lungometraggio che si avvale anche del cosiddetto crowfunding, ovvero la raccolta di fondi di gente comune attraverso il web. Il film, in avanzata fase di produzione, racconta in chiave “tamarra” il matrimonio della sorella di un boss locale che nessuno corteggia per paura con il ragazzo più timido del paese. Il film è ovviamente ambientato e girato in Calabria. Chi volesse contribuire può visitare il sito di Casile, www.casile.it, dove troverà le istruzioni per partecipare al crowfunding del film. (rrm)

 

Onorificenza da Mattarella per Francesco Mazzei, celebrity chef in UK, originario di Cerchiara (CS)

È nato a Cerchiara di Calabria (CS) ma da molti anni ha saputo conquistare il palato degli inglesi con la sua cucina raffinata e ispirata alla sua terra: Francesco Mazzei, celebrity chef con tre ristoranti a Londra e fervido assertore della dieta mediterranea, è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’Onorificenza al Merito della Repubblica.

Mazzei, che da molti anni vive e opera con successo a Londra, è considerato uno chef di fama internazionale e un ristoratore di successo, oltre a essere un vero motivo di orgoglio per tutta quella parte sana, lavoratrice e per bene che esprime la Calabria, con una comunità che riconosce nelle sue doti culinarie la qualità di essere nel mondo una vera eccellenza professionale e umana di cui vantarsi.

Caratteristiche e virtù, tra le tante altre motivazioni, che hanno mosso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a conferire al cuoco di Cerchiara di Calabria la prestigiosa Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana. La notizia è stata resa nota dalla Prefettura di Cosenza e appresa dallo chef con grande sentimento di commozione e riconoscenza verso il Capo dello Stato, che lo ha ritenuto meritevole di un simile riconoscimento. L’OMRI fu istituito per «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nell’impegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari».

Francesco Mazzei, autore peraltro di opere librarie che accompagnano i lettori in un gustoso viaggio esplorativo del mondo culinario, è un grande promotore della qualità e della cultura della cucina italiana all’estero, con particolare attenzione rivolta verso la ricca e amata tradizione calabrese.

A dimostrarlo ci sono i suo tre ristoranti a Londra: Sartoria a Savile Row, Radici a Islington, Fiume a Battersea Power Station. Un avamposto delle sue origini, ma anche un laboratorio del gusto, come più volte sottolineato dall’Indipendent e da The Guardian, oltre che dalle tante riviste specializzate che parlano con entusiasmo e ammirazione della apprezzatissima cucina di Francesco Mazzei. (rrm)

Francesca Algieri da Corigliano a Granada all’Humanitas, nella lotta contro il cancro

Si chiama Francesca Algieri, è nata a Corigliano Calabro e vive a Milano: è una giovane ricercatrice che farà parlare di sè: fa parte del gruppo di Immunologia delle mucose e Microbiologia dell’Humanitas, il prestigioso centro di ricerca milanese che occupa di combattere il cancro. Francesca ha studiato a Perugia Biotecnologie farmaceutiche e si è specializzata in Spagna, a Granada. Il team guidato dalla prof.ssa Maria Rescigno (docente di Patologia) vede attivamente impegnata Francesca, insieme ad altri 24 specialisti, che studiano come prevenire il cancro e , soprattutto, come poter giungere con risultati concreti a diagnosi precoci che permettano di intervenire in tempo. All’Humanitas stanno mettendo a punto, infatti, un protocollo che permetta di curare i melanomi e i sarcomi. Francesca è un altro orgoglio della sua terra, cui rimane sempre legatissima. Auguri, dottoressa! (rrm)

CHRISTIAN RUPERT, COUTURIER DI SUCCESSO, DA CROPALATI A NEW YORK, PASSANDO PER CHANEL E PIERRE CARDIN A PARIGI

È conosciuto negli Stati Uniti come Christian Rupert ed è stato uno dei più apprezzati couturier del mondo, oggi si gode il meritato riposo dopo anni di grandissimi successi. Ha lavorato per Emilio Schubert a Roma e le case di moda di Pierre Cardin e Coco Chanel a Parigi, prima di approdare nel 1980 a New York, dove i suoi modelli, spesso in copertina su Vogue e Harper’s Bazaar, hanno riempito con grande ammirazione le vetrine di Saka a Fifth Avenue, Bergdorf Goodman e Neiman Marcus. Il vero nome è Ruperto ed è di Cropalati (CS). Un calabrese di successo, apprezzatissimo nel mondo della moda, molto orgoglioso delle sue origini.

Christian Ruperto

A Calabria.Live ha raccontato la sua storia: «Sono nato a Cropalati, in provincia di Cosenza, in Italia. Ho lasciato la mia bella Calabria quando ero giovane e sono andato a Roma per intraprendere la carriera nella moda. All’inizio non è stato facile trovare un lavoro, ma un giorno ho trovato lavoro part-time con un famoso designer, Emilio Schuberth. L’inizio della mia carriera è stato molto avventuroso. Attraverso il signor Schuberth, ho incontrato Nunzio Filogamo, un famoso intrattenitore. Un giorno il signor Filogamo mi ha chiesto di incontrarlo al Grand Hotel di Roma, perché ho dovuto sistemare una gonna per una famosa attrice, che si è rivelata essere Ava Gardner. Il giorno dopo dovevo incontrarlo di nuovo per restituire la gonna finita, ma quando sono arrivato lì, mi ha detto che aveva già lasciato Roma per andare a Londra. Ho chiesto quando sarebbe tornata. La sua risposta è stata “Forse mai”. Ho chiesto cosa avrei dovuto fare con la gonna e mi ha suggerito di tenerla per un souvenir. Tornando a casa lungo Via Veneto, ho incontrato Giuliana, una bellissima prostituta, che pensavo fosse ancora più bella della signora Gardner. Ho chiesto se voleva comprare la gonna di Ava Gardner, ma non credeva che fosse davvero della famosa attrice. Ma lo ha comprato comunque, pagandomi 3000 lire.

«Il mio sogno – racconta Christian Rupert – era sempre stato andare a Parigi e finalmente ho lasciato Roma. Non è stato facile, ma alla fine ho trovato un lavoro con Pierre Cardin. Non mi ha colpito la prima volta che l’ho visto. Quindi, sono andato a lavorare part-time per Chanel. La prima volta che la vidi, dissi: “Buongiorno, signora Chanel”. Non rispose, ma mi guardò male.

«Più tardi ho deciso di provare New York City. Ma New York non era una città facile in cui iniziare un business della moda. Tuttavia, nonostante molti problemi, ho formato la mia compagnia. Ho creato una collezione e l’ho portata in California dopo essere stata invitata dal proprietario di un bellissimo negozio su Rodeo Drive. Ha tenuto uno spettacolo bellissimo per i miei progetti, invitando molte star del cinema e altre persone famose. Non potevo credere ai miei occhi. Avevo venduto l’intera collezione e sono tornato a New York con le valigie vuote ma con le tasche piene di soldi.

«Più tardi, a New York, ho mostrato le mie collezioni all’Hotel Plaza. Sono stati molto ben accolti dagli acquirenti e dai critici. Sono stato in grado di vendere a Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus, Bergdorf Goodman e molti negozi specializzati. Molti personaggi famosi hanno acquistato i miei disegni, tra cui Mariella Agnelli, Bette Davis, Cyd Charisse, Oprah, Lisa Minnelli, Barbara Sinatra, Anna Moffo, la signora Nancy Mars (all’epoca una delle donne più ricche d’America), Laura Bush (ex First Lady e moglie di George W. Bush), Ladybird Johnson e molti altri. Oltre a vincere diversi premi, ho anche avuto un’intervista di 30 minuti sulla televisione italiana RAI e ho fornito i miei progetti per la soap opera della NBC “As the World Turns”.

«Le persone – conclude Christian – pensano che il mondo della moda sia affascinante ed eccitante, ma non lo è. Richiede molta formazione, esperienza, duro lavoro e disciplina. Oggi mi godo la mia vita con mia moglie, mio figlio e la sua famiglia, soprattutto, la mia bellissima nipotina, Gemma, la migliore creazione». (rrm)