A Rino Barillari, the King of paparazzi, calabrese doc, a Venezia 76 il premio “Una Vita nel Cinema”

Una carriera straordinaria, un soprannome che è tutto un programma, “the king of paparazzi”: Rino Barillari, calabrese di Limbadi, ha ricevuto a Venezia il premio “Una vita nel cinema”. Un riconoscimento a un personaggio che è lui stesso il simbolo della “dolce vita”, avendo svelato e raccontato con le sue immagini il mondo dorato di via Veneto negli anni d’oro del cinema italiano.

A Venezia è stato anche proiettato il film “The king of paparazzi – La vera storia” di Giancarlo Scarchilli e Massimo Spano che racconta attraverso gli scatti di Barillari non solo la storia degli ultimi 60 anni di cinema a Roma, ma la testimonianza sociale e politica del nostro Paese. Il suo archivio conta 400mila fotografie realizzate in 60 anni di carriera

Barillari è un calabrese che si vanta delle proprie origini e racconta spesso con molta partecipazione i suoi anni in Calabria e i suoi inizi a Roma con la determinazione e la voglia di arrivare: tipica di chi è nato nella nostra terra. Con l’orgoglio e la soddisfazione di chi ce l’ha fatta. Auguri, complimenti Rino. (rrm)

La bella storia dei fratelli Calarco, da Campo Calabro, imprenditori di successo ad Ottawa

È una bella storia quella dei tre fratelli Calarco, Francesco, Nino ed Angelo, partiti nel 1963 da Campo Calabro per raggiungere il padre emigrato in Canada e, ormai da molto tempo, imprenditori di successo ad Ottawa. Ogni anno in agosto tornano in Calabria a respirare aria di casa e incontrare parenti, amici e conoscenti e per loro è sempre una grande festa ritrovare amicizia e affetto. Il giornalista e regista Paolo Bolano, loro vecchio amici, ha organizzato alla Locanda di Marcello di Melia di San Roberto una piacevole tavolata alla quale, tra gli altri, ha preso parte il sindaco di Campo Calabro Sandro Repaci. Che ha ascoltato, commosso come tutti i presenti, il ricordo di Nino del giorno della partenza: «Eravamo con i soldi contati, praticamente avevamo speso tutto per cambiare i biglietti della nave con quelli dell’aereo, era il 1963. In volo col pasto servito non sapevamo che gli extra si dovevano pagare a parte e uno stewart abbastanza antipatico ci contestava alla fine del pranzo il mancato pagamento del vino, appena 50 lire, che nostra madre non aveva proprio. Aveva cominciato ad insultarci perché meridionali, calabresi, e senza soldi, quando un passeggero qualche fila dietro di noi lo ha messo subito in riga: “date ai ragazzi tutto quello che vogliono, pago io”. Uno sconosciuto che ringraziammo tutti con un mesto sorriso, mortificati e imbarazzati quanto nostra madre. Sette anni dopo, ad Ottawa – racconta Nino – incontro per strada un signore che mi sembra di conoscere. È l’ “angelo custode” che era intervenuto sull’aereo. Lui non mi riconosce, io sono cambiato, ma non posso dimenticare il suo gesto. Lo fermo e gli ricordo l’episodio. Lui si schermisce, “sono un emigrato anch’io, è stata una sciocchezza”. Ma non per me, per tutti noi. Avevo già un bel lavoro e guadagnavo abbastanza. L’ho costretto ad accettare il mio invito a cena. È stato un momento molto bello della nostra storia di emigrazione. Scoprire la solidarietà, l’amicizia, la vicinanza, in nome delle stesse origini. Gli stessi sentimenti – dicono i tre i fratelli Calarco con la corte di figli e nipoti venuti insieme a Campo Calabro – che troviamo ogni volta che torniamo qui. È la nostra terra, la nostra gente: c’è rispetto, amicizia e tanto affetto per chi vive lontano, ma ha sempre la Calabria nel cuore». (s)

Nella foto dello storico Pino Caridi, altro ospite della serata, Nino, Angelo, Nino e Francesco Calarco con figli e nipoti, insieme col sindaco di Campo Calabro Sandro Repaci e il giornalista-regista Paolo Bolano

Demetrio Casile, sceneggiatore e regista affermato: l’ex “ragazzo di Calabria” torna a girare

Vive a Bologna dove insegna Pittura ed Educazione Visiva presso l’Istituto Belle Arti ed è anche docente all’Università “Primo Levi”: Demetrio Casile, originario di Reggio Calabria, è pittore, scrittore, sceneggiatore e regista. Ricordato soprattutto per la aver scritto la sceneggiatura dell’indimenticabile film di Comencini Un ragazzo di Calabria con Gian Maria Volontè, è un personaggio di cui la sua terra può andare fiera. Direttore artistico del Calabria Film festival e del Premio Internazionale di scultura “Sandoni”, Casile è anche l’ideatore di Cineshow, Salone Internazionale del Cinema di Torino. Regista e sceneggiatore cinematografico ha lavorato accanto a registi come Comencini, Squitieri, Bolognini, Tessari, Michelangelo Antonioni, Wim Wenders.
Attualmente sta lavorando al film Il matrimonio più sconvolgente della storia, un lungometraggio che si avvale anche del cosiddetto crowfunding, ovvero la raccolta di fondi di gente comune attraverso il web. Il film, in avanzata fase di produzione, racconta in chiave “tamarra” il matrimonio della sorella di un boss locale che nessuno corteggia per paura con il ragazzo più timido del paese. Il film è ovviamente ambientato e girato in Calabria. Chi volesse contribuire può visitare il sito di Casile, www.casile.it, dove troverà le istruzioni per partecipare al crowfunding del film. (rrm)

 

Onorificenza da Mattarella per Francesco Mazzei, celebrity chef in UK, originario di Cerchiara (CS)

È nato a Cerchiara di Calabria (CS) ma da molti anni ha saputo conquistare il palato degli inglesi con la sua cucina raffinata e ispirata alla sua terra: Francesco Mazzei, celebrity chef con tre ristoranti a Londra e fervido assertore della dieta mediterranea, è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’Onorificenza al Merito della Repubblica.

Mazzei, che da molti anni vive e opera con successo a Londra, è considerato uno chef di fama internazionale e un ristoratore di successo, oltre a essere un vero motivo di orgoglio per tutta quella parte sana, lavoratrice e per bene che esprime la Calabria, con una comunità che riconosce nelle sue doti culinarie la qualità di essere nel mondo una vera eccellenza professionale e umana di cui vantarsi.

Caratteristiche e virtù, tra le tante altre motivazioni, che hanno mosso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a conferire al cuoco di Cerchiara di Calabria la prestigiosa Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana. La notizia è stata resa nota dalla Prefettura di Cosenza e appresa dallo chef con grande sentimento di commozione e riconoscenza verso il Capo dello Stato, che lo ha ritenuto meritevole di un simile riconoscimento. L’OMRI fu istituito per «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nell’impegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari».

Francesco Mazzei, autore peraltro di opere librarie che accompagnano i lettori in un gustoso viaggio esplorativo del mondo culinario, è un grande promotore della qualità e della cultura della cucina italiana all’estero, con particolare attenzione rivolta verso la ricca e amata tradizione calabrese.

A dimostrarlo ci sono i suo tre ristoranti a Londra: Sartoria a Savile Row, Radici a Islington, Fiume a Battersea Power Station. Un avamposto delle sue origini, ma anche un laboratorio del gusto, come più volte sottolineato dall’Indipendent e da The Guardian, oltre che dalle tante riviste specializzate che parlano con entusiasmo e ammirazione della apprezzatissima cucina di Francesco Mazzei. (rrm)

Francesca Algieri da Corigliano a Granada all’Humanitas, nella lotta contro il cancro

Si chiama Francesca Algieri, è nata a Corigliano Calabro e vive a Milano: è una giovane ricercatrice che farà parlare di sè: fa parte del gruppo di Immunologia delle mucose e Microbiologia dell’Humanitas, il prestigioso centro di ricerca milanese che occupa di combattere il cancro. Francesca ha studiato a Perugia Biotecnologie farmaceutiche e si è specializzata in Spagna, a Granada. Il team guidato dalla prof.ssa Maria Rescigno (docente di Patologia) vede attivamente impegnata Francesca, insieme ad altri 24 specialisti, che studiano come prevenire il cancro e , soprattutto, come poter giungere con risultati concreti a diagnosi precoci che permettano di intervenire in tempo. All’Humanitas stanno mettendo a punto, infatti, un protocollo che permetta di curare i melanomi e i sarcomi. Francesca è un altro orgoglio della sua terra, cui rimane sempre legatissima. Auguri, dottoressa! (rrm)

CHRISTIAN RUPERT, COUTURIER DI SUCCESSO, DA CROPALATI A NEW YORK, PASSANDO PER CHANEL E PIERRE CARDIN A PARIGI

È conosciuto negli Stati Uniti come Christian Rupert ed è stato uno dei più apprezzati couturier del mondo, oggi si gode il meritato riposo dopo anni di grandissimi successi. Ha lavorato per Emilio Schubert a Roma e le case di moda di Pierre Cardin e Coco Chanel a Parigi, prima di approdare nel 1980 a New York, dove i suoi modelli, spesso in copertina su Vogue e Harper’s Bazaar, hanno riempito con grande ammirazione le vetrine di Saka a Fifth Avenue, Bergdorf Goodman e Neiman Marcus. Il vero nome è Ruperto ed è di Cropalati (CS). Un calabrese di successo, apprezzatissimo nel mondo della moda, molto orgoglioso delle sue origini.

Christian Ruperto

A Calabria.Live ha raccontato la sua storia: «Sono nato a Cropalati, in provincia di Cosenza, in Italia. Ho lasciato la mia bella Calabria quando ero giovane e sono andato a Roma per intraprendere la carriera nella moda. All’inizio non è stato facile trovare un lavoro, ma un giorno ho trovato lavoro part-time con un famoso designer, Emilio Schuberth. L’inizio della mia carriera è stato molto avventuroso. Attraverso il signor Schuberth, ho incontrato Nunzio Filogamo, un famoso intrattenitore. Un giorno il signor Filogamo mi ha chiesto di incontrarlo al Grand Hotel di Roma, perché ho dovuto sistemare una gonna per una famosa attrice, che si è rivelata essere Ava Gardner. Il giorno dopo dovevo incontrarlo di nuovo per restituire la gonna finita, ma quando sono arrivato lì, mi ha detto che aveva già lasciato Roma per andare a Londra. Ho chiesto quando sarebbe tornata. La sua risposta è stata “Forse mai”. Ho chiesto cosa avrei dovuto fare con la gonna e mi ha suggerito di tenerla per un souvenir. Tornando a casa lungo Via Veneto, ho incontrato Giuliana, una bellissima prostituta, che pensavo fosse ancora più bella della signora Gardner. Ho chiesto se voleva comprare la gonna di Ava Gardner, ma non credeva che fosse davvero della famosa attrice. Ma lo ha comprato comunque, pagandomi 3000 lire.

«Il mio sogno – racconta Christian Rupert – era sempre stato andare a Parigi e finalmente ho lasciato Roma. Non è stato facile, ma alla fine ho trovato un lavoro con Pierre Cardin. Non mi ha colpito la prima volta che l’ho visto. Quindi, sono andato a lavorare part-time per Chanel. La prima volta che la vidi, dissi: “Buongiorno, signora Chanel”. Non rispose, ma mi guardò male.

«Più tardi ho deciso di provare New York City. Ma New York non era una città facile in cui iniziare un business della moda. Tuttavia, nonostante molti problemi, ho formato la mia compagnia. Ho creato una collezione e l’ho portata in California dopo essere stata invitata dal proprietario di un bellissimo negozio su Rodeo Drive. Ha tenuto uno spettacolo bellissimo per i miei progetti, invitando molte star del cinema e altre persone famose. Non potevo credere ai miei occhi. Avevo venduto l’intera collezione e sono tornato a New York con le valigie vuote ma con le tasche piene di soldi.

«Più tardi, a New York, ho mostrato le mie collezioni all’Hotel Plaza. Sono stati molto ben accolti dagli acquirenti e dai critici. Sono stato in grado di vendere a Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus, Bergdorf Goodman e molti negozi specializzati. Molti personaggi famosi hanno acquistato i miei disegni, tra cui Mariella Agnelli, Bette Davis, Cyd Charisse, Oprah, Lisa Minnelli, Barbara Sinatra, Anna Moffo, la signora Nancy Mars (all’epoca una delle donne più ricche d’America), Laura Bush (ex First Lady e moglie di George W. Bush), Ladybird Johnson e molti altri. Oltre a vincere diversi premi, ho anche avuto un’intervista di 30 minuti sulla televisione italiana RAI e ho fornito i miei progetti per la soap opera della NBC “As the World Turns”.

«Le persone – conclude Christian – pensano che il mondo della moda sia affascinante ed eccitante, ma non lo è. Richiede molta formazione, esperienza, duro lavoro e disciplina. Oggi mi godo la mia vita con mia moglie, mio figlio e la sua famiglia, soprattutto, la mia bellissima nipotina, Gemma, la migliore creazione». (rrm)

Giulia Forestieri, il talento calabrese che insegna ingegneria in Colombia

La passione per l’ingegneria e per l’arte gliel’hanno trasmessa i suoi genitori, nello studio di progettazione di famiglia. Giulia Forestieri, ingegnere edile, calabrese doc di Scalea, appena 32 anni, è un talento che insegna in Colombia: è professore universitario della cattedra di “Materiali da costruzione” e di “Edifici sostenibili” presso il programma di ingegneria civile all’”Universidad de la Sabana”. Vanta un dottorato europeo in Scienza e Ingegneria dell’Ambiente, degli Edifici e dell’Energia presso l’Università della Calabria e presso l’Università Complutense di Madrid, grazie a una borsa di studio vinta a livello nazionale ed è ricercatrice in gruppi di ricerca internazionali: GEMA (Energia, materiali e ambiente) (Universidad de La Sabana, Colombia); Applied Petrology (Laboratorio di Petrofisica IGEO CSIC-UCM, Spagna). Forte di oltre 7 anni di esperienza in Ingegneria Civile e Architettura e nei Beni Culturali, ha recentemente conquistato il prestigioso riconoscimento della Michigan State University, il Global Youth Advancement Summit, un concorso internazionale annuale che raccoglie le principali ricerche e progressi a livello mondiale sulla sostenibilità, disuguaglianze globali e miglioramenti sociali. Questa prima edizione ha ricevuto 205 proposte da più di 300 giovani provenienti da 52 paesi e tra tutte le proposte quella che è stata presentata, in formato TED talk, è stata selezionata per essere presentata a questo prestigioso evento internazionale. La presentazione del progetto e del relativo premio avverrá il prossimo giugno presso Michigan.

Giulia Forestieri
Giulia Forestieri con il collega Andrés Ramirez

La bella e preparata Giulia non si ferma qui: lo scorso anno ha vinto il Primo premio del concorso “Premio nazionale inventore colombiano 2018” organizzato dalla Soprintendenza dell’Industria e del Commercio con il proposito di promuovere lo sviluppo nell’ambito della ricerca e lo spirito creativo per dare impulso alla proprietà intellettuale in Colombia. Il suo progetto “Facciata Solare Ecoattiva”, elaborato dai membri del gruppo di ricerca “Energia, Materiali e Ambiente” (GEMA), ha vinto il primo premio nella categoria giovanile. La proposta progettuale, vincitrice dell’ambito premio, consiste nella progettazione di una facciata per edifici sostenibili che prevede, attraverso un sistema di “doppia pelle”, da un lato una parte ventilata e dall’altro lato una parte energeticamente attiva che, attraverso l’uso di pannelli solari, è in grado di produrre elettricità grazie all’energia solare.

Come se non bastasse, è pure diplomata in pianoforte al Conservatorio Giacomantonio di Cosenza e ha vinto numerosi riconoscimenti internazionali. Una magnifica risorsa che, purtroppo, la Calabria non ha saputo utilizzare. Lei è felice del suo lavoro, in Colombia, ma, irresistibilmente, sente la mancanza del mare di Scalea e della sua Calabria. Che naturalmente porta sempre nel cuore. (rrm)

I DIPENDENTI DELLA REGIONE CALABRIA A VIADANA (MN)

Successo della gita – evento culturale che ha visto a Viadana (Mantova) la visita di una delegazione di cinquanta soci della associazione ADER Calabria ( Associazione dipendenti ente Regione Calabria) rappresentati dal dott. Claudio Cajola e dal dott. Luigi Maida, accolti dai volontari della associazione ARCES di Viadana, dal Presidente Giuseppe Guarino, Nicola Guarino e Giovanni Frijio. Non sono mancate emozioni e soddisfazione da entrambe le parti per il rinnovato rapporto fra le due organizzazioni. Un tour di tre giorni molto intenso che ha toccato oltre al viadanese, anche la vicina Parma, Busseto ( patria di Verdi) , toccante l’incontro a Brescello, la delegazione è stata accolta dall’assessore Gabriele Gemma in rappresentanza del Sindaco, il quale dopo alcuni brevi cenni storici, li ha accompagnati in alcuni luoghi rappresentativi di scene di film di Don Camillo e Peppone. Il secondo giorno hanno visitato i luoghi della cultura sabbione tana, Cremona con l’arte del torrone, il Torrazzo, il liutaio, poi la cantina sociale di Viadana, e, ultimo giorno visita a Ferrara e valli di Comacchio, per concludere poi la serata finale con uno scambio di saluti con il Comune di Viadana.

Scambio gagliardetti Calabria-Viadana

La signora Minotti delegata dal Sindaco in rappresentanza dell’amministrazione, per sopravvenuti impegni istituzionali non è potuta essere presente personalmente, quindi ha delegato il Presidente dell’ARCES Cav. Giuseppe Guarino a portare il saluto della amministrazione ed il gagliardetto del comune, saluti ricambiati dall’Associazione ADER con un gagliardetto della Regione Calabria.

I dipendenti della regione Calabria hanno pernottato quattro notti al Motel Giglio e cenato al ristorante Baciamiancora per le tre serate, hanno voluto ringraziare pubblicamente le due strutture per la cordiale accoglienza e trattamento tale ringraziamento esteso anche alle guide turistiche (Elisa-Laura-Marcella-Giada) Entrambe le associazioni hanno manifestato interesse ad un più fattivo e duraturo rapporto nel tempo che possa sviluppare sinergie a supporto delle attività delle due associazioni, ci saranno quindi , ancora altre forme di collaborazione di un futuro progettuale come già dimostrato in diverse emergenze nazionali. (rrm)

TANTI EMIGRATI PER IL RITO CATANZARESE DELLA “NACA”

di SERGIO STRAFACE – Catanzaro è l’attuale capoluogo della Regione Calabria e storico capoluogo dell’antica provincia di Calabria Ultra, nel territorio conosciuto anche come Costa degli aranci. E ancora, città che si affaccia sul golfo di Squillace, città dei tre colli, dei due mari, delle tre V Catanzaro, inoltre, è una città particolarmente bella, ricca di contraddizioni e, anche, la città della Naca. La Nacadi Catanzaro è di certo il momento più importante della vita religiosa cittadina, è un intreccio tra festa e teatro, religiosità e pietà popolare, liturgia e folklore. Il tempo dell’evento è quello della primavera, la stagione del risveglio della natura, precisamente il venerdì che precede la Pasqua.

La Naca di Catanzaro esprime un fenomeno complesso che riferisce sfumature e angolazioni riflessive affascinanti e assieme significative, ma prima ancora la Naca di Catanzaro pare sia unarappresentazione sacra della passione di Cristo con la processione drammatica del simulacro del Cristo morto (la Naca appunto), la culla dove riposa il Cristo celato da un velo e custodito da 4 puttini.
La Naca di Catanzaro

La sacra rappresentazione

Nella sua forma primitiva in epoca medioevale la sacra rappresentazione pare nasca all’interno delle Chiese, con l’intento e assieme la necessità di raffigurare con scene sacre i testi religiosi dei vangeli con valore didascalico, in particolare per i fedeli che non conoscevano il latino. Un inciso, fu solo dopo il Concilio Vaticano II (nell’anno del Signore 1965) che i sacerdoti poterono celebrare messa nelle lingue nazionali e non in latino, lingua ufficiale dello Stato del Vaticano. In effetti, ancora oggi molti anziani ricordano la locuzione latina ite missa est, la formula di congedo con cui si concludeva la messa, e i fedeli rispondevano Deo gratias.

Per ritornare alla sacra rappresentazione, evidentemente presto divenne una pratica comune capace di attirare la curiosità dei fedeli, che di seguito vi parteciparono come attori. Un altro inciso, la prima grande sacra rappresentazione avvenuta in Italia (trasformatasi da subito in tradizione), che ha visto l’intervento di figuranti nell’atto di mettere in scena un episodio sacro, pare sia stata il presepe vivente organizzato da San Francesco d’Assisi nel 1223 a Greccio. Presto arrivarono le lauda drammatica (probabilmente vero antenato delle nostre attuali sacre rappresentazioni) che traeva origine dalla ballata profana e si trattava di un vero e proprio spettacolo teatrale con attori, costumi e musiche.

Nelle lauda drammatica comparivano per la prima volta i personaggi del vangelo come Gesù, la Madonna e San Giovanni l’apostolo, con un forte coinvolgimento della pietas popolare, in altri termini il popolo partecipava attivamente alle sacre rappresentazioni. Di seguito a rappresentare le laude nacquero prima le Fraternite e poi Confraternite, composte anche da laici, e da queste i Laudesi, i Battuti e i Disciplinati.

A partire dalla fine del 1300 gli spazi delle Chiese divennero risultare troppo piccoli per inscenare le sacre rappresentazioni, così si pensò bene a costruire veri palcoscenicinei sagrati davanti le Chiese. Dobbiamo immaginare queste originarie sacre rappresentazioni come vere opere teatrali e con il susseguirsi di singole scene. Qui gli attori recitavano la loro parte davanti al pubblico (grossomodo come avviene ancora oggi durante il rito cattolico della lavanda dei piedi).

È facile intuire che le sacre rappresentazioni rispettassero pedissequamente il calendario liturgico inscenando i momenti dominanti della vita di Cristo come la natività e la passione. Per terminare questa breve parentesi storica, bisogna aggiungere che le Confraternite si diffusero notevolmente proprio sul finire del medioevo le cui attività di culto furono però confinate dal Clero in posizioni marginali, relegate prevalentemente in funzioni esterne quali le processioni e le sacre rappresentazioni appunto. È questo lo scenario dove inizia l’osservazione su e con la Naca di Catanzaro ed è magari da inquadrare in questa cornice storica, semantica e in un certo senso anche politica, l’affermarsi delle sacre rappresentazioni così come si sono tramandate fino ai nostri giorni. Così come la Naca di Catanzaro, forse.

La Naca di Catanzaro

Per la verità le notizie sulla nascita della Naca di Catanzaro sono incerte e comunque discordano tra di loro è sono poco chiare. Molti ritengono che la nascita della Naca di Catanzaro si perda nella notte dei tempi, altri nel 1600, altri ancora la situano nel medioevo, altri infine la collocano durante il periodo della dominazione Spagnola di Catanzaro. C’è chi addirittura ricorda i baccanali celebrati dal 15 al 27 marzo ai piedi del monte Tiriolo poi vietati da Roma, in coincidenza dell’inizio della primavera per festeggiare Attis, che rappresentava la vegetazione che rinasce.

Al momento non dispongo d’informazioni certe e concrete circa la nascita della Naca di Catanzaro, ma un dettaglio pare piuttosto auspicabile: la Naca di Catanzaro potrebbe essere prima di tutto una sacra rappresentazione che ebbe una forte caratterizzazione nel basso medioevo e successive trasformazioni e aggiustamenti nel corso dei secoli. Le analogie con la sacra rappresentazione sono piuttosto evidenti. Il palcoscenico, oggi, è la città con le sue piazze e le sue vie, mentre l’apparato storico e i personaggi tipici della manifestazione catanzarese appartengono alle quattro principali Chiese cittadine con le relative Confraternite e oratori.

E ancora, sfilano i gonfaloni delle confraternite ed è portato in processione l’ombrellone e il tintinnabolo (simboli che appartengono alla Basilica dell’Immacolata), la Naca, la statua della Madonna Addolorata e quella di San Giovanni. Seguono i 4 Gesù con la croce e i ladroni, i centurioni romani e i flagellatori, la banda, il clero, le autorità e in ultimo la cittadinanza, spettatore curioso e rispettoso di questa manifestazione.

C’è da dire che fino a un passato non troppo lontano, precisamente fino al 1937, a Catanzaro vi erano 4 processioni (ogni confraternita aveva la sua) quindi quella dell’Immacolata, del Rosario, del Carmine e di San Giovanni. Ogni processione usciva dalla propria Chiesa e in tempi diversi. I giorni che anticipavano il venerdì santo le 4 Confraternite si contendevano la Croce Nera, la più importante, che era aggiudicata con l’incanto, a chi offriva più beni o denari. Le sfilate della Naca si traducevano quindi in vere e proprie competizioni, in gare che erano anche occasione di sfoggio di bellezza e ricchezza. Forse, però, quest’orizzonte semantico religioso veniva spesso sconfinato, e magari si dava luogo a qualche lite o grave disordine. Fu quindi il Monsignor Fiorentiniche a partire dal 1937 ordinò lo svolgimento di una sola processione, affidata a turno a una delle Confraternite religiose cittadine più antiche, quindi quella del Carmine, di San Giovanni, del Rosario e dell’Immacolata.

La Naca di Catanzaro

La Naca di Catanzaro oggi

Oggi aprono la processione della Naca di Catanzaro i novizi delle Confraternite, seguono le sette lance che rappresentano le sette spade del cuore di Maria Addolorata. Durante la sfilata, i confratelli delle 4 Confraternite indossano il saio e la mantellina dai colori coordinati con quelle delle rispettive croci. La statua del Cristo morto (la Naca di Catanzaro) è portata a spalla dai Vigili del Fuoco, dietro la Naca sfila la statua della Madonna Addolorata e di San Giovanni. La Naca di Catanzaro, la culla dove riposa il Cristo, è ornata da un drappo di raso e seta, fiori, lumi e angioletti di cartapesta che portano i simboli della Passione come il calice, i chiodi e il martello, alle spalle è posta una grande croce illuminata.

E allora…

Il corteo è preceduto dal gonfalone e dall’ombrellone con i colori della Chiesa da cui esce la Naca. Seguono Gesù e i Confratelli che prima portavano la Croce a turno ai quali si sono sostituiti altri uomini che hanno da sciogliere un voto, quindi i due ladroni, i centurioni romani e il flagellatore. Così la Naca di Catanzaro, dopo aver seguito l’itinerario rituale per le vie e le piazze cittadine, termina con il rientro nella Chiesa da cui era uscita. (ssf)

*Sergio Straface è un antropologo e si occupa di ricerca etnografica.
Attualmente lavora al Segretariato regionale Mibac Calabria a Roccelletta di Borgia, presso il Parco Scolacium

NEL CONNECTICUT I “FIGLI DI ROSE” COL CUORE A COSENZA

 

L’Associazione “Figli di Rose” nel Connecticut raccoglie un gran numero di cosentini originari della cittadina alle porte di Cosenza. Un gruppo di “Figli di Rose”, guidato dal presidente Luciano Siciliano è tornato per una breve vacanza-memoria in Calabria, ed è stato accolto dall’Assessore al turismo e marketing territoriale Rosaria Succurro.

L’assessore ha incontrato, nella sala capitolare del Chiostro di San Domenico, Luciano Siciliano, Presidente dell’Associazione “Figli di Rose” che raggruppa molti calabresi residenti nel Connecticut.
Nativo di Rose, emigrato all’età di dodici anni negli Stati Uniti, nella città di Stamford, nello stato del Connecticut, Luciano Siciliano risiede ora nella cittadina di Monroe, sempre nel Connecticut. Al Comune di Cosenza ha proposto un progetto, denominato “Experience Calabria” al quale sta lavorando da un anno e che scommette sul potenziale turistico della regione. L’obiettivo è portare tanti americani e italo-americani in Calabria e, in particolare, a Cosenza.

Nel corso del suo viaggio esplorativo, Siciliano ha voluto incontrare l’Assessore al turismo e marketing territoriale del Comune di Cosenza per illustrare, alla presenza di albergatori, tour operators, guide turistiche ed altre figure che operano nel settore, il suo progetto con il quale intende promuovere oltreoceano le risorse paesaggistiche, culturali, artistiche ed enogastronomiche della terra di Calabria.

L’obiettivo è creare un percorso volto a strutturare e a radicare a Cosenza anche il turismo delle origini, alimentato dagli emigrati calabresi all’estero che tornano per le vacanze o più semplicemente per un viaggio nei luoghi di origine o da quei cittadini stranieri che intendono soggiornare nella terra dei propri avi.

«Siamo molto favorevoli – ha detto Rosaria Succurro nel corso dell’incontro – ad implementare nella nostra città strategie e programmi finalizzati a meglio strutturare il turismo delle origini o delle radici. In questa direzione, già da tempo abbiamo intrapreso degli educational tour ospitando alcuni tour operators del Nord America che hanno successivamente convogliato nella nostra città flussi composti dai cosìddetti roots tourists ed è quello che vogliamo seguitare a fare».

Ha fatto da trait d’union tra il Comune di Cosenza e Luciano Siciliano, la Presidente della sezione di Cosenza della Società “Dante Alighieri” Maria Cristina Parise Martirano che con la compagnia amatoriale “Attori per caso” aveva qualche anno fa portato negli Stati Uniti uno spettacolo teatrale.

Con la sua iniziativa Luciano Siciliano intende anche onorare un impegno preso nel 2015 con il Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto quando quest’ultimo si recò in visita alla comunità di cosentini nel Connecticut, con l’obiettivo di portare tanti americani a Cosenza.

«Poche regioni italiane – ha detto Luciano Siciliano durante l’incontro al Chiostro di San Domenico – possono vantare di avere un patrimonio turistico come il nostro ed è per questo che bisogna investire in turismo. Al mio ritorno negli Stati Uniti riferirò alla vasta comunità calabrese residente nelle città di Greenwich, Stamford e negli altri centri degli Stati del New Jersey, New York e nella West Virginia, delle opportunità turistiche offerte dalla città di Cosenza e a questo proposito creeremo dei pacchetti turistici ad hoc nei quali Cosenza avrà un posto di primo piano». (rcs)