CATANZARO – All’Aba il film documentario “Alik Cavaliere” di Nino Cannatà

Sabato 3 febbraio, all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, alle 10.30, sarà proiettato il film documentario Alik cavaliere, l’universo verde di Nino Cannatà.

L’evento rientra nell’ambito degli incontri dedicati all’arte contemporanea, dal titolo Art Talks dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

Il workshop, occasione di confronto e approfondimento per gli studenti dell’Accademia, sarà introdotto dai docenti Simona Caramia e Giuseppe Guerrisi e vedrà la partecipazione del maestro fonditore Franco Cimino che insieme a Nuccio Schepis partecipò al restauro, presente nel film documentario, del monumento ad Alberto Cavaliere, opera del figlio Alik presso la Villa Comunale “C. Ruggiero” di Cittanova (RC).
Il Film, prodotto da Lyriks in collaborazione con Centro Artistico Alik Cavaliere, ha già visto una prima presentazione di anteprima a Palazzo Reale di Milano nello scorso settembre e la partecipazione alla rassegna Film screening, documentari d’autore del Maxxi L’Aquila. Il film è stato inoltre ospitato in rassegne come nel ciclo di seminari “Natura. Intimità/Alterità”, promosso dalla Biblioteca del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e il seminario permanente 3E “Evoluzione, Etica ed Ecologia” del corso di dottorato in Filosofia della Sapienza Università di Roma.
Il lungometraggio si addentra nell’opera di uno dei maggiori protagonisti della scultura del ‘900 europeo partendo dalle riprese dello storico allestimento dell’omonima mostra curata da Elena Pontiggia (giugno-settembre 2018)  e promossa dal Comune di Milano e Palazzo Reale per celebrare il ventennale dalla scomparsa dell’artista. Una mostra che ha visto l’epicentro nella prestigiosa sala delle Cariatidi di Palazzo Reale e in diverse altre sedi nella città di Milano come Museo del Novecento, Gallerie d’Italia, Palazzo Litta, Università Bocconi e Centro Artistico Alik Cavaliere.
Il documentario riprende inoltre il “Monumento ad Alberto Cavaliere” presso la rigogliosa Villa Comunale “C. Ruggiero” di Cittanova (RC) che nel 1973 l’artista dedica al padre Alberto (poeta, giornalista e parlamentare di origine cittanovese), il cui restauro nel 2018 è stato promosso da Lyriks in occasione del 400° anniversario della nascita della cittadina calabrese. Si tratta dell’unica opera di Alik Cavaliere fruibile in un parco pubblico all’aperto.
Il film, con la fotografia e la regia di Nino Cannatà, le musiche originali del maestro Roberto Andreoni e le voci del soprano Maria Elena Romanazzi, raccoglie anche importanti testimonianze intorno allo scultore, come quella di Elena Pontiggia, curatrice della mostra; Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale Milano e del Polo Mostre e Musei Scientifici; Fania e Adriana Cavaliere, rispettivamente figlia e moglie dello scultore e di Piero Marabelli, a lungo collaboratore del maestro Cavaliere.
“L’universo verde” dello scultore Alik Cavaliere viene esplorato con una poetica sperimentale a partire dalle importanti opere esposte nella mostra, raccontando il rapporto tra Arte e Natura e le tante fonti di ispirazione artistica dalle suggestioni poetiche e filosofiche, con riferimenti a Lucrezio, Campanella, Petrarca, Leopardi, Giordano Bruno, Spinoza, Shakespeare, Rousseau e Ariosto.
«Il gioco dada, la precisione della forma di ascendenza surrealista alternata alla libertà della materia di derivazione informale, il senso artigianale della scultura che convive con l’operazione concettuale, generano opere tra le più singolari e le meno inquadrabili del nostro panorama espressivo», questa una delle sintesi espresse dalla curatrice Elena Pontiggia sul catalogo della mostra.
Questo nuovo documentario del regista Nino Cannatà, interamente prodotto dalla calabrese casa di produzione Lyriks, offre allo spettatore un punto di vista privilegiato sull’arte e la vita di Alik Cavaliere, con il risultato di una visione rarefatta che indaga l’uomo oltre che l’artista, cogliendo i segni, le forme e gli elementi del linguaggio innovativo di uno dei grandi maestri dell’arte contemporanea del secondo Novecento. (rcz)

Intesa tra l’Aba di Catanzaro e il Comune di Badolato per tutela patrimonio artistico

Recupero, tutela e  valorizzazione del patrimonio artistico, culturale, materiale e immateriale del borgo con un’attenzione particolare alle azioni volte a contrastare lo spopolamento delle aree interne calabresi. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa tra l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e il Comune di Badolato.

Il documento, sottoscritto dal direttore dell’Accademia, Virgilio Piccari, e dal sindaco di Badolato, Giuseppe Nicola Parretta, alla presenza dell’assessora comunale alle Politiche Sociali, Pia Russo, suggella e rafforza una collaborazione tra le due istituzioni nata già nel 2019 e proseguita negli anni con sempre maggior intensità, tra Summer School, residenze d’artista e valorizzazione del territorio: con la firma dell’accordo, i due Enti strutturano nuove forme di collaborazione.

Tra le iniziative previste dall’accordo, l’attivazione di tirocini curricolari ed extra universitari; la progettazione di attività pratiche e laboratoriali; la progettazione di interventi artistici; la promozione di cicli seminariali e workshop di portata nazionale ed internazionale; la progettazione congiunta per la partecipazione a bandi nazionali ed internazionali.

L’accordo ha consentito anche di ufficializzare la donazione, da parte dell’Accademia al Comune di Badolato, delle opere realizzate dagli artisti Luca Sivelli (“Hello from Badolato”, video, 2022) , Francesco Sena (“Siamo niente e per questo possiamo tutto”, pittura, 2022) e Andrea Grosso Ciponte (“Casa è tutto ciò che mi assomiglia”, 10 tele, olio su tela, 2022) nel corso della Summer School 2022 tenutasi a Badolato nel 2022.

Dopo la firma, l’incontro è stato caratterizzato dagli interventi dei docenti Aba Simona Caramia, coordinatrice del Progetto “Ceilings” e del Dipartimento Arti Visive, Maria Saveria Ruga, coordinatrice della Scuola di Fashion Design, e Sonia Golemme, oltre a quello di Guerino Nisticò, operatore turistico e animatore culturale badolatese che negli anni ha collaborato alla realizzazione delle iniziative promosse dall’Accademia nel borgo del basso Ionio catanzarese. La cerimonia si è conclusa, infine, con la donazione di un quadro dell’artista badolatese Roberto Giglio all’Accademia.

«Ancora una volta voglio sottolineare il mio orgoglio nel rappresentare l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro – ha detto Piccari nel suo intervento –. Questa iniziativa suggella un percorso virtuoso di “contaminazione del territorio”, come amiamo dire, che negli ultimi anni ha prodotto risultati importanti sia dal punto di vista artistico, che da quello della formazione offerta agli studenti e soprattutto della valorizzazione del territorio e del patrimonio artistico-culturale di Badolato».

«Il nostro obiettivo – ha spiegato – era quello di offrire strumenti per attivare azioni di contrasto allo spopolamento del borgo: abbiamo contribuito con incontri, seminari, occasioni di confronto con i residenti di Badolato, interventi artistici finalizzati a realizzare un museo diffuso per il paese, riqualificazione di strutture perché possano essere incluse in percorsi di valorizzazione futuri. Ma oggi non si chiude un ciclo, anzi questo è un punto di ripartenza per nuovi momenti di confronto e condivisione con il territorio, per nuove occasioni di valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e artistico che vogliamo portare avanti con sempre maggior attenzione: grazie a questo protocollo, quindi, definiamo un nuovo perimetro di collaborazione che, credo, potrà diventare una best practice da portare in altri Comuni calabresi».

«Le iniziative sin qui prodotte dalla sinergia tra Comune di Badolato e Accademia hanno dato ottimi risultati – ha aggiunto il sindaco Parretta –, siamo convinti questo protocollo stimolerà ulteriori azioni concrete per la tutela e la valorizzazione del nostro borgo che a tutt’oggi nasconde meraviglie ancora da scoprire».

«Penso, ad esempio, al patrimonio immobiliare del paese o alle molteplici opere d’arte custodite nei magazzini e nelle cantine nelle numerosissime chiese di Badolato che meritano di essere scoperte, conosciute e, quindi – ha proseguito – trasformate in un attrattore culturale e storico di prestigio. Vogliamo fare un salto di qualità affinché Badolato possa accogliere iniziative e attività durante tutto l’anno. Badolato si presta a questo tipo di collaborazione per ridare vita al borgo e contrastare lo spopolamento». (rcz)

CATANZARO – All’Aba attivato il Master in Gaming: Strategie di di valorizzazione delle aree archeologiche e delle collezioni

All’Accademia di Belle Arti di Catanzaro è stato attivato il master di I livello in Gaming: Strategie di valorizzazione delle aree archeologiche e delle collezioni museali.

«La nostra Accademia – ha spiegato il direttore Virgilio Piccari – è fortemente orientata a tutto quello che è innovazione e tecnologia, ma soprattutto a quello che il mercato del lavoro richiede. Lo dimostriamo ancora una volta in occasione dell’attivazione di questo Master di I livello che dal punto di vista formativo ci rende particolarmente soddisfatti e orgogliosi. Finalmente sviluppiamo il primo Master, un percorso di alta specializzazione in un settore che riteniamo nevralgico per il nostro territorio».

«In questo percorso formativo – ha proseguito – riusciremo a coniugare linguaggi provenienti dal classico modo di raccontare i beni culturali con tutte le innovazioni tecnologiche che portano l’esperienza museale ad un nuovo e più interattivo livello di fruizione. Ciò si intreccia con la Calabria e l’offerta archeologica e museale straordinaria di cui dispone: in questi mesi siamo riusciti a creare un’autentica rete con alcune delle più importanti strutture museali calabresi, adesso aggiungiamo un ulteriore opportunità formativa che si innesta alla perfezione con questa rete e le occasioni di professionalizzazione e inserimento lavorativo che da essa discendono».

«Durante questo Master affronteremo vari aspetti della gamification per i beni culturali – ha aggiunto Maurizio Lucchini, coordinatore della Scuola di Computer Games – che derivano da un percorso nato ormai cinque anni fa in questa Accademia con la laurea in Computer Games. Vedremo come utilizzare la programmazione, il game design e le tecnologie ad esse connesse per la valorizzazione dei musei e dei parchi archeologici, combinandone gli aspetti pratici con quelli teorici e umanistici».

«Questo percorso si rivolge anche – ha concluso – a chi non ha competenze tecniche specifiche permettendogli di acquisirle ed essere quindi in grado di coordinare un progetto finalizzato alla realizzazione di iniziative di valorizzazione dei beni culturali attraverso le più moderne tecnologie».

Tutte le informazioni relative al Master saranno rese disponibili nei prossimi giorni sul sito internet dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro (www.abacatanzaro.it). (rcz)

LAMEZIA TERME (CZ) – Il vescovo Parisi celebra Sant’Antonio

«Quando penso a S. Antonio da Padova, all’impatto della sua predicazione, alla capacità aggregativa che questo Santo ha ancora sulle persone, penso a questo sguardo limpido, autentico, dell’uomo sulla vita umana. Uno sguardo che, anziché escludere Dio, immette in questo circuito Dio come Colui che ispira tutte le potenzialità. A partire dalla carità, dall’amore capace di generare relazioni nuove». Così il vescovo di Lamezia Terme monsignor Serafino Parisi che, al Santuario di S. Antonio di Padova, ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica nel giorno della festa del Protettore della città, alla presenza delle rappresentanze delle forze dell’ordine, delle associazioni d’arma e di alcune realtà del volontariato della comunità lametina.

Sul tema della sapienza si è incentrata l’omelia del pastore della chiesa lametina, sottolineando come «il libro della Sapienza, nella tradizione biblica, sconvolge le logiche con cui fino a quel momento veniva visto il rapporto tra il Creatore e la creatura, tra Dio e l’uomo. L’uomo non è più guardato da Dio dall’alto verso il basso, ma l’uomo inizia ad alzare lo sguardo, si mette in ricerca perché Dio può essere compreso. La sapienza è la forza della ragione che non vuole restare chiusa in sé stessa o appagata da parole pronunciate dall’alto e incontestabili, ma scopre che la vita dell’uomo è una continua ricerca di senso».

«Noi celebriamo S. Antonio come maestro di sapienza – ha proseguito monsignor Parisi – E la sapienza, mettendo l’uomo in ricerca e ponendolo di fronte a Dio quasi in un atteggiamento di “sfida leale”, fa scoprire all’ uomo di essere uomo. La sapienza fa riconoscere all’uomo il proprio limite, la propria fragilità, il dramma della propria esistenza. E proprio quando l’uomo arriva alla consapevolezza di non poter comprendere tutto pur volendo comprendere molto di più, di non poter fare tutto pur volendo fare molto di più, allora scopre che non oltre il proprio limite ma dentro il limite della sua vita sta la sua potenza. Pensiamo all’umanità segnata dalla sofferenza, dal dolore, da quel male che a volte definiamo “banale” e incomprensibile. Può una vita umana essere giudicata “indegna” di essere vissuta perché, a causa della sofferenza, diventa bisognosa di tutto e di tutti? É proprio in questa condizione che tu sperimenti e fai sperimentare all’altro la bellezza di una vita condivisa. Il limite dà all’uomo la possibilità di comprendere le sue potenzialità, non se si mette al posto di Dio, non se nega Dio, ma se di Dio riesce a cogliere i doni che fa all’uomo. E una volta che l’uomo scopre la sapienza, come ci ha ricordato la prima lettura, apprezza tutto quello che ha e comincia ad assumere quell’atteggiamento fondamentale nel rapporto con Dio e verso gli altri che è la gratitudine».

«Chiedo a S. Antonio per la nostra comunità cittadina, per la nostra comunità diocesana, per il nostro territorio, di poter fare esperienza sapienziale del senso vero della vita – ha concluso Parisi – Partendo dalle cose che abbiamo, impariamo a ringraziare, a collaborare, a diventare protagonisti del futuro. E, per essere protagonisti del futuro, occorre essere persone pienamente appagate. Sperimentando il nostro limite, possiamo scoprire il Signore e fare in modo che la relazione con l’altro possa essere costruttiva di pace, di umanità vera, essere e vivere da persone che sanno riconoscersi per quello che sono: nella loro dignità, nella loro forza, in tutte le loro potenzialità». (rcz)

COSENZA – Al BoCS Museum la mostra “Conversioni”

Il 1° giugno, al BoCS Museum di Cosenza, s’inaugura la mostra personale Conversioni di Caterina Arcuri e a cura di Simona Caramia e Giuseppe Negro, docenti Aba.

L’evento è l’ultimo appuntamento con le mostre derivate dall’accordo tra Accademia di Belle Arti di Catanzaro e Comune di Cosenza e inquadrate all’interno della quinta edizione del progetto Ceilings.

La mostra di Arcuri, che all’Accademia di Catanzaro tiene il corso di Pittura, sarà l’atto conclusivo di un percorso durato più di sei mesi nel corso dei quali le opere e gli artisti scelti dall’Aba di Catanzaro hanno dialogato in continuo con la collezione permanente del Bocs Museum, lo spazio espositivo ospitato all’interno del Complesso monumentale San Domenico. 

L’inaugurazione della mostra si terrà, alla presenza dell’artista, dei curatori e della direttrice del Bocs Museum, Marilena Cerzoso, il 1° giugno alle ore 11 (piazza Tommaso Campanella, 22 – Cosenza) e sarà visitabile gratuitamente secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19; sabato, dalle 9 alle 13. 

All’allestimento di “Conversioni” hanno contribuito gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro: Giovambattista Barberio, Lorenzo Colelli, Marica Corrado, Giada Pugliese.

A conclusione della mostra, il Bocs Museum sarà totalmente riallestito con in esposizione le opere della collezione permanente e corredato da banner esplicativi del percorso di fruizione e didascalie con QR code.

Gli spazi espositivi sono parte integrante del concept del lavoro e della mostra di Caterina Arcuri: «Un convento domenicano è luogo che conversioni ne ha viste di ogni genere – spiega –. Una caserma, che ospitava il Distretto Militare e il Comando Operativo Territoriale dell’intero Nord Calabria, trasformata in luogo d’arte e giardino, può essere emblema di una felice conversione del mondo alla Pace. Un mondo in cui regnasse la Pace, sarebbe pieno di luoghi come questo, nei quali gli artisti mostrerebbero a tutti come mantenersi giovani: rimanendo bambini».

«Ma fuori da queste mura le cose rimangono complicate – conclude – e ognuno di noi rappresenta un universo complicato. “Conversioni”, allora, è un breve viaggio durante il quale viene chiesto di acquisire consapevolezza del dualismo o dei dualismi che ci dilaniano: idealista/realista, spirituale/corporeo, maschio/femmina.  Al termine del percorso forse saremo in grado di scegliere una strada da percorrere che, però, come le mie opere vogliono suggerire, corrisponde sempre a quella più scomoda ed ardua». (rcs)

COSENZA – Inaugurata al BoCS Museum la mostra “Andrea mostra Ciponte”

Fino al 21 maggio al BoCS Museum di Cosenza, è possibile visitare la mostra Andrea mostra Ciponte di Andrea Grosso Ciponte.

Si tratta della quarta mostra organizzata in sinergia tra l’Accademia catanzarese e l’area espositiva cosentina diretta da Marilena Cerzoso: «In virtù di questa collaborazione – ha spiegato la direttrice – questo spazio sta diventando sempre più dinamico. Credo che sia interessante da vedere questa personale di Grosso Ciponte e credo che sia altrettanto interessante il fatto che questa dialoghi con le opere della collezione permanente del Bocs Museum: è un modo di rendere sempre più nuovo e dinamico questo spazio che è nato proprio con questa idea».

Come le precedenti, anche questa esposizione è curata dai docenti dell’Aba Catanzaro Giuseppe Negro e Simona Caramia, che hanno pensato alla mostra come a uno spaccato dello sguardo dell’artista, tra ironia e melanconia. Dodici pitture che sono dodici fermo-immagini, in cui sfondo e figura sono ugualmente importanti, enfatizzati da una luce profonda e drammatica, vero oggetto di indagine di Grosso Ciponte. 

L’esposizione, che volutamente gioca sul cognome dell’artista e sulla tipologia dell’esposizione, è una raccolta di dodici autoritratti su tela che s’inserisce tra le attività del progetto “Ceilings” dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

«Il titolo della mostra – ha spiegato il pittore, fumettista, videomaker, illustratore, graphic novelist e docente dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro – nasce da un’idea di Simona Caramia e riprende un po’ lo spirito giocoso con cui di solito mi approccio all’autoritratto. In questa mostra ho voluto portare la mia figura utilizzandola quale pretesto per indagare il linguaggio pittorico. Citando Andrea Pazienza, sono partito dall’idea che “il corpo è per l’artista un modello sempre a disposizione”. L’intenzione, quindi, non è parlare di me, ma analizzare la figura e la sua presenza nello spazio».

Così, sulle tele, attraverso pose a volte innaturali in cui il suo io ritratto si piega per seguire forme geometriche o rientrare nello spazio definito dalla tela stessa, Grosso Ciponte porta anche la sua esperienza nella fotografia: dalla luce alla sfocatura dello sfondo, ogni ritratto porta con sé diversi linguaggi artistici.

Interessante è anche il processo creativo che porta alla realizzazione delle tele: Grosso Ciponte, infatti, attingendo a piene mani dalle sue competenze tecniche e informatiche, fa ricorso alla modellazione 3D e all’Intelligenza Artificiale per dare vita, nella fase di studio che porta alla definizione di massima dell’opera pittorica, a modelli di base da sfruttare quali guide e “appunti” creativi attraverso i quali fissa i concetti narrativi e definisce visivamente le pose da ritrarre: «L’Intelligenza Artificiale è un ulteriore strumento artistico», ha spiegato Grosso Ciponte.

«Nel processo creativo che seguo, il ricorso ad AI o modellazione 3D – ha aggiunto – è anche un modo per tenere “fresca” l’idea. Li utilizzo cercando di avvicinarmi quanto più possibile al risultato che ho in mente. È un processo simile a quello che seguito per anni utilizzando la fotografia». (rcs)

 

 

COSENZA – Al BoCS Museum la mostra “Nulla è tangibile”

Venerdì 10 marzo, al BoCS Museum di Cosenza, s’inaugura la mostra Nulla è tangibile di Zeroottouno e a cura di Simona Caramia e Samuele Negro, docenti Aba.

L’esposizione, visitabile fino al 14 aprile, è frutto della collaborazione tra l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e il BoCS Museum di Cosenza e si configura come un altro degli appuntamenti promossi dall’Accademia per celebrare i suoi primi 50 anni di attività, rientra nel novero delle iniziative legate al progetto Ceilings.

Zeroottouno è lo pseudonimo scelto da Giuseppe Guerrisi (Cinquefrondi, 1984) e Davide Negro (Catanzaro, 1985) per dare vita, nel 2012, al duo artistico che fin dagli esordi ha inteso esplorare le relazioni tra uomo e ambiente, guardando alla natura come protagonista della propria indagine. Gli elementi naturali, quindi, sono parte integrante delle loro opere, fino a diventare forza creatrice e dirompente. Così, l’attenzione degli artisti si è concentrata nel tempo sulle questioni ambientali e culturali, indagando sulle potenziali connessioni che sussistono tra esse e puntando a sensibilizzare lo spettatore coinvolgendolo visivamente e interattivamente.

«Natura e memoria sono le parole chiave per comprendere il lavoro più maturo di Zeroottouno – ha spiegato Simona Caramia –. I due artisti, a partire dalla ricerca iniziale degli elementi naturali, hanno continuato a sviluppare e indagare la relazione con l’uomo, con il suo passato e il suo passaggio, con i luoghi antropizzati e con il racconto dei ricordi, attraverso l’uso di linguaggi differenti, dalla scultura alle installazioni sonore e luminose». 

Hanno collaborato all’allestimento Giovanni D’Andrea, Michela Spadafora, Miriam Piccari, Matteo Marino, Luca Granato e Samuele Negro. La comunicazione grafica di “Ceilings” è curata da Denise Melfi, anche lei docente Aba Catanzaro.

Come per le altre mostre promosse dall’Aba Catanzaro al Bocs Museum, con una sezione dal titolo “Dalla Natura alla Memoria” gli spazi del museo vedranno un’integrazione tra l’esposizione temporanea di Zeroottouno e la permanente del Bocs. Proprio di quest’ultima, poi, l’Accademia, attraverso il lavoro di alcuni suoi studenti come Michela Teresa Intrieri, ne sta realizzando un archivio digitale, un lavoro che s’inserisce nel solco della collaborazione strutturale dell’Aba per la cura, la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale regionale.

Inoltre, la mostra di Zeroottouno al Bocs Museum segna un ulteriore passo in avanti nella collaborazione sulla promozione dell’arte tra l’Accademia catanzarese, quella di Reggio Calabria e il museo cosentino: sulla scorta dell’annunciata intenzione delle due Accademie di procedere verso l’istituzione di un Politecnico delle Arti regionale, la mostra ne anticipa una parte delle potenzialità evidenziando le molteplici competenze e professionalità di cui Aba Catanzaro e Reggio Calabria dispongono.

Guerrisi, infatti, insegna Scultura all’Accademia del capoluogo, mentre Negro insegna di Fotografia a quella reggina. Il Bocs Museum, poi, è diretto da Marilena Cerzoso che è anche presidente dell’Aba di Reggio Calabria: si completa così una triangolazione attraverso cui si concretizza una rete capace di dare forma, spazio e quindi risalto all’arte contemporanea prodotta in Calabria e alla formazione artistica. (rcs)

 

COSENZA – Al BoCS Museum inaugurata la mostra “Werke Über Werke” di Bruno La Vergata

Fino al 16 gennaio 2023, al BoCS Museum di Cosenza è possibile visitare la mostra Werke Über Werke di Bruno La Vergata e curata da Simona Caramia e Giuseppe Negro.

Si tratta di una mostra con cui trovano nuova vita in 65 opere più di 150 manifesti realizzati dal graphic designer e artista cosentino negli ultimi 20 anni di attività e che si inserisce nell’ambito delle iniziative nate dalla collaborazione tra l’accademia e il BoCS Museum, diretto da Marilena Cerzoso.

Le opere sono il risultato della sovrapposizione digitale di almeno due manifesti realizzati negli anni scorsi da La Vergata. Il risultato è un caleidoscopio di colori che si fondo assieme ai testi e alle forme, dando vita a nuovi manifesti in cui a volte è quasi impossibile distinguere gli originali, in altre la sovrapposizione è netta e ben evidente. Una scelta tutt’altro che casuale, quella dell’artista, che nella realizzazione delle opere ha inteso tenere conto soprattutto del criterio estetico nella sovrapposizione. 

Nella realizzazione delle opere, inoltre, La Vergata si è dato delle regole: non tagliare le immagini originali, non ridurle e mantenere omogeneo lo standard di sovrapposizione, «lasciando che gli oggetti delle immagini capitassero dove dovevano capitare. Il bello di questo meccanismo è che il risultato è stato capace di sorprendere me stesso per primo perché le associazioni sono “impertinenti”, nel senso stretto: le immagini che si sovrappongono non sono, cioè, pertinenti l’una all’altra. A guidarmi è stato soprattutto il senso estetico del risultato, l’efficacia formale e non le accoppiate significative in termini concettuali», ha spiegato.

Ma non si tratta di un lavoro di graphic design, quanto piuttosto di un lavoro sul design che nasce da una domanda che si è posto l’artista: «Cosa possiamo fare usando come base l’ordine e la chiarezza del design? Si scatena il caos! Questa cosa è interessante, secondo me», ha aggiunto. 

Colori, forme, ricerca del caos hanno dunque ispirato un allestimento che non poteva essere tradizionale: «Abbiamo lavorato su un criterio prettamente sinestetico – ha spiegato Simona Caramia -. Le cromie hanno avuto un ruolo fondamentale e ci hanno spinto a ricercare un ambiente immersivo, “all-over”, potremmo dire, in cui la forza dell’insieme restituisce un ambiente, appunto, sinestetico». 

«Rispetto all’allestimento della mostra di Bergantini (la precedente realizzata dall’Aba Catanzaro al BoCS Museum, ndr) – ha aggiunto Giuseppe Negro – ci troviamo in un ambiente completamente diverso, perché Bruno La Vergata ha trasformato quello che ha costruito nel suo percorso da grafico quasi in delle pitture. Un po’ come nel processo seguito da Rotella nello strappare i manifesti, qui abbiamo una sovrapposizione che fanno nascere cromie e forme più simili a quelle proprie di una pittura».

Aba Catanzaro e BoCS Museum di Cosenza trovano in Bruno La Vergata un punto di contatto perfetto. L’artista cosentino, formatosi negli anni del liceo proprio nella città bruzia prima di proseguire gli studi e lavorare tra Firenze e Milano, è tornato in Calabria per lavorare all’Unical e ora è docente dell’accademia catanzarese. Un cerchio che si chiude con la sua personale nel cuore di Cosenza: «Nei manifesti di Bruno La Vergata c’è tanta Cosenza – ha detto Marilena Cerzoso -. Le sue opere, però, vanno bel al di là di questo aspetto: la mostra è estremamente interessante e racconta di un artista di grandi sensibilità e ingegno». 

Come avvenuto in occasione della mostra di Simone Bergantini, anche in questo caso Accademia di Belle Arti di Catanzaro e BoCS Museum hanno scelto di mettere in relazione le opere che fanno parte della collezione permanente del museo con quelle dell’artista in esposizione. In questa occasione, però, la scelta è stata quella di mantenere in esposizione solo un’opera del BoCS, quella firmata da Laura Cionci, giovane artista romana recentemente scomparsa, alla memoria della quale, attraverso questo gesto, Aba Catanzaro e BoCS Museum hanno inteso corrispondere un sentito tributo.

La mostra sarà visitabile secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19; sabato, dalle 9 alle 13. (rcs)