Coldiretti Calabria: Agricoltori custodiscono metà del paesaggio regionale

Il 47% del paesaggio regionale è custodito dagli agricoltori calabresi. È quanto ha rilevato Coldiretti Calabria, in occasione della Giornata del Paesaggio, sottolineando l’importanza di una figura come quella dell’agricoltore, che  garantisce una costante opera di manutenzione e tutela del territorio messa, però, sempre più a rischio dal fatto che nell’ultimo mezzo secolo è scomparsa una superficie agricola di 178.522 ettari: 11,7% della superficie complessiva della Calabria.

Con la Giornata del Paesaggio, che si è celebrata il 14 marzo, l’Associazione vuole sensibilizzare i cittadini sulle tematiche legate «alla tutela dello stesso, fortemente segnato dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali,  alla montagna, dai pascoli ai terrazzamenti. Una risorsa economica, ambientale e turistica– evidenzia Coldiretti – sulla quale pesano però gli effetti della cementificazione e dell’abbandono che hanno progressivamente indebolito la presenza degli agricoltori sul territorio».

«Agli effetti dell’erosione del suolo agricolo – ha rilevato ancora Coldiretti – si aggiungono le follie dell’Unione Europea come la direttiva sul Ripristino natura, una legge senza logica che – denuncia la Coldiretti – andrà a diminuire ulteriormente la produzione agroalimentare, mettendo in contrapposizione la natura e l’agricoltore, che in realtà è il vero custode di questo patrimonio ambientale».

Per Coldiretti, infatti «occorre accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo che giace da anni in Parlamento e che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio».

«Gli agricoltori  – ha ricordato l’Associazione – rappresentano, peraltro, anche un argine alla perdita di biodiversità, con varietà in pericolo anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta».

«Lo dimostrano i Sigilli di Campagna Amica – ha concluso l’Associazione – una grande opera di valorizzazione della biodiversità contadina che ha consentito nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica attive in tutte la Regione, realtà che hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori». (rcz)

Via libera da Regione a rimodulazione del progetto strategico di alta formazione

Sono ulteriori 21 milioni la somma che la Giunta regionale, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, ha stanziato nella rimodulazione del progetto strategico regionale di alta formazione, raggiungendo così l’importo complessivo di 31.625.162,00, destinati agli alloggi universitari. Un’azione fatta per valorizzazione e sviluppare il sistema universitario, l’alta formazione artistica, musicale e coreutica e della ricerca.

Deliberati, poi, sempre su proposta del presidente Occhiuto, due regolamenti regionali.

Uno si riferisce all’organizzazione e al funzionamento dell’Organismo regionale per i controlli di legalità (O.re.co.l.) in attuazione dell’art. 11, comma 8, della legge regionale n. 42/22. Tra le funzioni di O.re.co.l. anche quello di verificare il corretto funzionamento delle strutture amministrative della Giunta regionale, degli enti strumentali e delle società controllate, di vigilare sulla trasparenza e regolarità degli appalti e sulla fase esecutiva dei contratti.

L’altro è il regolamento attraverso il quale si dà concreto avvio al servizio delle guardie ecologiche volontarie, figure introdotte nella legge regionale n. 15/2023 sulle “Aree protette e sistema regionale della biodiversità”. Le guardie ecologiche volontarie nascono dalla necessità di avviare e rendere operativi i servizi di vigilanza ambientale per favorire la formazione di una conoscenza civica di rispetto e di interesse per il patrimonio naturalistico ambientale calabrese.

Su proposta della vicepresidente, Giusi Princi, la Giunta ha anche approvato il Piano strategico di comunicazione per la Programmazione Calabria Fesr Fse+2021-2027. Con questo Piano, la Regione intende adottare un indirizzo comune al fine di promuovere unitariamente le opportunità offerte da Fesr e Fse+, in stretta collaborazione con gli altri fondi della programmazione unitari. Inoltre, si vuole garantire un approccio integrato della comunicazione mediante il coinvolgimento diretto e collaborativo con tutti i soggetti coinvolti (Dipartimenti regionali, enti locali, ecc.) al fine di promuovere un’informazione ampia e trasparente sulle opportunità offerte dalla programmazione 2021-2027.

Deliberato, tra l’altro, sempre su indicazione della vicepresidente Princi, lo schema di protocollo d’intesa di individuazione delle città di Catanzaro, Reggio Calabria e area urbana Cosenza-Rende quali organismi intermedi nell’ambito delle strategie territoriali urbane, con relativa istituzione del tavolo di negoziazione tra regione e città dell’agenda urbana calabrese.

Inoltre, a seguito di una serie di osservazioni che i Gruppi appartamento hanno avanzato rispetto a delle criticità rilevate durante lo svolgimento delle loro attività, la Giunta, su proposta dell’assessore alle politiche sociali, Emma Staine, ha approvato la modifica dello schema di convenzione, tra la Regione Calabria e i Gruppi appartamento, per l’erogazione di servizi socio-assistenziali, riparametrando la quota dedicata al personale uniformandola per tutti i gruppi appartamento.

Infine, su proposta dell’assessore all’agricoltura, Gianluca Gallo, è stata decisa la costituzione del Comitato di sorveglianza del Consorzio di bonifica Sibari-Crati ed è stato nominato il commissario liquidatore. (rcz)

Agricoltori calabresi ricevuti dal Governo. La soddisfazione di Denis Nesci (FdI)

Il Governo ascolta gli agricoltori calabresi giunti a Roma in delegazione. Soddisfatto l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Denis Nesci.

La delegazione ha incontrato il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura Patrizio La Pietra, il quale, ha confermato il pieno sostegno alle battaglie del comparto agricolo.

«La disponibilità del sottosegretario a sostenere le istanze degli agricoltori – dichiara Nesci – conferma la volontà del Governo di difendere un comparto strategico del sistema economico italiano. Un impegno assunto in sede Europea, con il documento presentato in Consiglio “Agrifish” dal ministro Lollobrigida e che ha intercettato la condivisione di altri 14 Paesi membri. Richieste chiare avanzate alla Commissione europea per rivedere la Pac e soprattutto per adottare provvedimenti che possano dare respiro e speranze alle aspettative degli agricoltori».

Le proposte del documento programmatico sono state oggetto di analisi e approfondimento della riunione con i rappresentanti di Gda “Associazione tutela agricoltori”, e diversi punti di contatto sono stati trovati sulla volontà di rivedere tutti trattati su agroalimentare con Paesi extra Ue, sull’utilizzo “sostenibile” dei mezzi elettrici, sulla lotta alla concorrenza sleale con maggiori controlli, sulla tutela della filiera per evitare la speculazione sui prezzi, sul “no” della messa a riposo del 4% dei terreni, sulla ridiscussione degli ecoschemi, e soprattutto sulla moratoria a livello europeo sui debiti dell’intero comparto. (rrm)

Dalla Regione ok per interventi contro il rischio idrogeologico

La Giunta regionale, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, ha approvato l’atto di indirizzo per la programmazione e la realizzazione di interventi finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico e da erosione costiera e al ripristino della funzionalità delle opere esistenti.

Ma non solo. Nel corso della riunione, su proposta congiunta di Occhiuto e della vicepresidente Giusi Princi, è stato approvato il disegno di legge “disposizioni per il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni”, attraverso cui viene abrogata la legge regionale n. 15 del 2013. Si tratta di una legge strutturale e significativa dato che in Calabria la povertà educativa territoriale legata all’infanzia è uno dei gap da colmare: solo il 3% di bambini e di bambine usufruisce di asili nido o servizi educativi per l’infanzia.

L’obiettivo del disegno di legge, che consta di 28 articoli e che dovrà essere approvato in Consiglio regionale, è di definire il sistema integrato per conseguire la continuità del percorso educativo dallo zero ai sei anni, attraverso il potenziamento dei servizi di nido, micro nido, sezioni primavera, servizi integrativi per l’infanzia. Il fine è anche quello di consolidare e ampliare l’offerta del numero dei posti per il progressivo raggiungimento della copertura del 33% della popolazione nella fascia di età zero tre anni, così da ridurre il gap esistente con le altre regioni, attraverso la ridefinizione dei requisiti strutturali ed organizzativi.

È previsto, altresì, il miglioramento della qualità del sistema attraverso la formazione permanente di tutto il personale in servizio. Inoltre, il nuovo disegno di legge – che è stato condiviso con il tavolo di lavoro appositamente istituito presso il Dipartimento istruzione, formazione e pari opportunità, nonché con l’Anci e gli ambiti territoriali sociali, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e d’integrazione – si propone di realizzare una governance di sistema tra Regioni, Comuni ed Ufficio scolastico regionale, con azioni di raccordo e collaborazione interistituzionale, in continuità del percorso già avviato con i Protocolli d’intesa sottoscritti tra Regione, Usr e Anci.

L’esecutivo, su indicazione dell’assessore regionale al lavoro e formazione professionale, Giovanni Calabrese, ha inoltre deliberato lo schema di Accordo per la realizzazione dell’intervento 1.1 riguardante il Piano di potenziamento dei Centri per l’impiego. L’Accordo è da sottoscrivere tra l’Unità di missione per l’attuazione degli interventi Pnrr presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Mlps), la direzione generale delle politiche attive del lavoro del Mlps e la Regione Calabria.

Il Piano, finanziato con fondi del Pnrr per 10.593.900,48 di euro, più altri 55.485.315,98 di fondi ministeriali, è finalizzato al potenziamento dei Centri per l’Impiego per consentire un’efficace erogazione dei servizi per l’impiego e attività di formazione tramite il rafforzamento delle competenze del personale e tramite il potenziamento infrastrutturale.

La Giunta ha poi approvato una serie di delibere dell’assessore all’agricoltura, Gianluca Gallo, tra cui lo strumento di programmazione ponte con il nuovo programma regionale per le attività di sviluppo nel settore della forestazione e per la gestione delle foreste regionali per l’anno 2024. Lo stanziamento finanziario ammonta a 156 milioni di euro, di cui 100 milioni di risorse statali e 56 milioni di risorse regionali.

Deliberato anche il programma forestale 2024/2044 elaborato dalla Uoa politica della montagna, foreste, forestazione e difesa del suolo.

Infine, sempre su indicazione di Gallo, la Giunta ha provveduto alla nomina di cinque componenti del Comitato tecnico-scientifico dell’elaioteca regionale “Casa degli oli extravergini d’oliva di Calabria”, individuati tra coloro che hanno partecipato alla manifestazione d’interesse della Regione Calabria. (rcz)

Lunedì una delegazione calabrese di Coldiretti in piazza a Bruxelles per gli agricoltori

Lunedì 26 febbraio ci sarà anche una delegazione calabrese di Coldiretti alla manifestazione di Bruxelles, per ottenere risposte esaustive rispetto ai bisogni  degli agricoltori italiani ed europei.

Una manifestazione organizzata in concomitanza con il Consiglio dei Ministri agricoli della Ue e con la presentazione della proposta della Commissione per la semplificazione delle regole comunitarie.

«Nelle proposte avanzate dalla Commissione –  ha spiegato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – in merito al pacchetto semplificazione per l’agricoltura che la Commissione Ue ha inviato alla presidenza belga dell’Ue – ci sono alcune semplificazioni da noi proposte, ma manca completezza e certezza dei dettagli. Si sono, finalmente, accorti di alcuni aspetti su cui intervenire, come ad esempio la condizionalità ambientale e la razionalizzazione dei controlli. Così come è fondamentale legare alla nuova Politica Agricola Comunitaria (Pac) il rafforzamento della  direttiva Ue del Parlamento Europeo e del Consiglio in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare».

«Ed ancora – ha spiegato Aceto – occorre intervenire sul principio di reciprocità negli scambi per fare in modo che tutti i prodotti che entrano in Europa rispettino le stesse norme ambientali, sanitarie sul lavoro applicate all’interno dei confini comunitari.  Sono positive anche le ipotesi di intervento per i piccoli agricoltori».

«Però – ha precisato – al momento sono solo dichiarazioni: i tempi delle aziende non combaciano con i tempi della burocrazia europea. Noi vogliamo risposte concrete e interventi immediati».

Il presidente Aceto, poi, ha ricordato che si sono tenute 21 assemblee «in ogni angolo del territorio calabrese, dove abbiamo incontrato e parlato con migliaia di soci e le assemblee continueranno» e che gli incontri sono stati utili «per discutere dei più importanti argomenti riguardanti il settore agricolo, dalla crisi dei prezzi, all’aumento dei costi, alla burocrazia, all’indebitamento delle aziende,  fino ad arrivare al problema della fauna selvatica, in particolare i cinghiali che oltre a rovinare i raccolti, stanno distruggendo la biodiversità calabrese, fonte di reddito e di vita del nostro territorio».

«Gli agricoltori calabresi, custodiscono il 40% del suolo – ha ricordato ancora – con una costante opera di manutenzione che assicura la produzione alimentare e la tutela dei cittadini dal dissesto idrogeologico».

Per questo in piazza ci saranno soprattutto i giovani perché «non è più tempo di annunci – ha concluso Aceto – serve cambiare le regole che penalizzano l’agricoltura». (rcz)

AGRICOLTORI, LA RIVOLTA SOSTENIBILE
I TRATTORI SIMBOLO DI UNA CRISI SERIA

di ROSARIO PREVITERA – Una protesta diffusa può essere sostenibile dal punto di vista economico e ambientale e può essere sostenuta dalla collettività quando se ne capiscano bene le motivazioni e le origini.

La protesta degli agricoltori europei dell’inizio del 2024 verrà ricordata come la “rivolta dei trattori” e probabilmente si rammenterà molto più di quella dei gilet gialli francesi o degli eco-terroristi imbrattatori. E non solo per i disagi dovuti ai blocchi stradali ma anche a causa della conseguente probabile scarsità o mancanza di prodotti alimentari sugli scaffali. Il settore primario infatti è quello da cui dipende la nostra sopravvivenza: senza agricoltura sparisce il cibo.

Purtroppo lo si dimentica facilmente, visto che la popolazione vive prevalentemente in città e il suo rapporto con la ruralità è solo un ricordo, a volte romantico, se non una vera e propria disconoscenza del  “mondo dei contadini”. Invece il mondo contadino è quello da cui tutti proveniamo e dal quale è impossibile prescindere. Ed ecco che ci viene in soccorso  la vecchia storiella dell’albero degli yogurt dal quale i bambini spesso credono di potersi approvvigionare.

La protesta “dei trattori” in atto, partita a gennaio 2024 dalla Germania, ancora in corso in Spagna e appena conclusasi in Francia, scaturisce apparentemente dalle imposizioni volute dall’Ue che obbligano gli agricoltori a sottostare a regole definite “impossibili” anche se utili all’ambiente, alla transizione ecologica, alla decarbonizzazione, alla tutela della biodiversità, alla salvaguardia dei suoli ovvero alla lotta al cambiamento climatico e alla desertificazione. Tutti  argomenti presenti nella programmazione europea e negli orientamenti del “Green Deal”, del “Farm to fork”, del “Fit for 55”, di “Agenda 2030” e che in fondo costituiscono contemporaneamente sia gli effetti della buona agricoltura sostenibile sia la base per il futuro e la sopravvivenza dell’agricoltura stessa.

Regole che in parte sono state “ritirate” dall’Ue in seguito alla protesta, come quelle inerenti la riduzione e il futuro divieto di utilizzo di agrofarmaci, oppure le norme relative alla parificazione delle stalle alle industrie in termini di emissioni inquinanti,  le norme collegate alla regolamento sul Ripristino della natura che prevede di lasciare incolto il 4% delle superfici: problema di fatto poco consistente in quanto inerente ad aree di per se poco o per nulla coltivabili in aziende con più di 10 ettari (400 mq di incolto su ogni ettaro ovvero ogni 10.000 mq) e che può forse intaccare solo gli interessi delle grandissime società agricole operanti come holding su migliaia di ettari.

La rivolta dei trattori in realtà scaturisce da problematiche diverse, concrete e ataviche in quanto connesse al reddito agrario ovvero all’economia della filiera agricola. E quando parliamo di filiera agricola dobbiamo necessariamente considerare anche la componente finale ovvero quella del consumo: già negli anni ’70 Wendell Berry sosteneva che “mangiare è un atto agricolo”. Problematiche che hanno condotto all’esasperazione gli imprenditori agricoli non garantiti da un prezzo minimo e che hanno costretto a chiudere migliaia di medie e piccole aziende negli ultimi anni: più di 3.000 aziende nel 2022 in Italia mentre  nel decennio 2010-2020 le imprese agricole sono diminuite del 30% in Italia e del  25% in Europa. Certamente hanno influito la pandemia e i suoi effetti ma le cause della crisi agricola in nuce sono sempre uguali e tendono ad accentuarsi.

Di fatto, oggi come ieri, gli agricoltori lamentano l’aumento dei prezzi al consumo dei beni agricoli mai proporzionali all’aumento dei loro guadagni, visto che sono soggetti ad iniqui prezzi imposti: aumentano i costi di produzione (energia, concimi e materie prime, trasporti, manodopera, tasse, ecc.) mentre i loro beni agricoli vengono acquistati dai grandi player e dalla grande distribuzione a prezzi che non consentono nemmeno di ripagare le spese effettive sostenute dall’impresa agricola.

A ciò si aggiungano i cosiddetti costi burocratici nazionali e quelli connessi al rispetto delle stringenti normative Ue e nazionali alle quali non sono invece soggetti i prodotti agricoli provenienti dall’estero: questi giungono in Italia via mare e via terra a prezzi certamente molto più bassi e concorrenziali (si pensi ad esempio che un operaio agricolo egiziano guadagna  in un giorno intero e senza tutele quanto guadagna in un’ora un operaio italiano) ma con qualità e garanzia di sicurezza sanitaria assolutamente discutibili.

Inoltre molto spesso la concorrenza è costituita da prodotti esteri spacciati fraudolentemente come italiani o europei, quindi soggetti a trattamenti con pesticidi o conservanti vietati in Europa oppure oltre i limiti consentiti dalla legislazione vigente europea. Tutto ciò a discapito delle nostre produzioni e degli agricoltori. Ecco la concorrenza definibile “sleale”, purtroppo consentita da vari accordi commerciali o di libero scambio e da partenariati tra l’Italia o l’Europa e molti altri Paesi extraeuropei di ogni continente. 

Basti pensare, solo per fare qualche esempio storico di prodotti che giungono silenziosamente sottocosto, ai cereali ucraini, russi o canadesi, all’uva egiziana, ai meloni e agli ortaggi tunisini, all’olio marocchino, alle arance sudafricane, alla mandorla californiana, ai limone argentino, al pomodoro cinese e così via. Le quantità di ortofrutta importate (oltre 2 milioni di tonnellate) superano ampiamente l’export (1,7 milioni di tonnellate) portando nel 2022 il saldo commerciale ad un valore in negativo: 115 milioni di euro pari all’81,9% considerando che il saldo commerciale era di 635 milioni nel 2021. E visto che la crisi economica ormai è globale, il consumatore sceglie sempre di più prodotti a basso prezzo, nonostante appaia sempre più consolidata la sua consapevolezza sul termine “qualità” e nonostante sia in crescita il trend della scelta di prodotti controllati-certificati, made in Italy, a “km zero”, biologici ecc. 

A tutto ciò si aggiunga che il global warming, la siccità, gli eventi climatici estremi, l’aumento di nuove malattie, di parassiti vegetali, di specie cosiddette aliene (sia perché importati sia per le mutate e ospitali condizioni climatiche che modificano gli ecosistemi), stanno determinando gravissimi danni economici all’agricoltura e alla coltivazione in quanto tale a partire dalla perdita di produzione fino ai costi spropositati necessari per la difesa vegetale in genere. 

I dati Istat del 2022 evidenziano un incremento medio dei prezzi dei prodotti agricoli su base annua del 17,7%, quasi il triplo rispetto alla crescita registrata nel 2021 (+6,6%). Al contempo i costi di produzione a carico delle imprese agricole salgono del 25,3% ed il valore aggiunto agricolo, destinato all’agricoltore, scende dell’1,8 % e quindi anche la produzione va in crisi con una contrazione dell’1,5% ed un contrazione dell’occupazione agricola del 2,1%. È il caso di dire che siamo di fronte alla “tempesta perfetta” ovvero ad una congiuntura di fattori che rischia di bloccare l’attività agricola con tutto ciò che di drammatico ne deriverebbe.

Forse è uno dei tanti effetti, diretti e indiretti, visibili e invisibili, del riscaldamento globale aggravato dagli effetti a cascata e non prevedibili dei numerosi conflitti in atto. Siamo di fronte a un grande e composito domino ormai attivato e di cui non si riesce a vederne la fine in quanto mutevole. E l’agricoltura così come la nostra vita quotidiana ne sono parte e vittime inconsapevoli. Il tutto nel silenzio delle associazioni di categoria agricole dalle quali gli agricoltori non si sentono rappresentati e i cui “accordi di filiera” rimangono solo carta stampata.

La “Unfair Trading Practices (UTPs) Directive (EU) No 2019/633” ha introdotto una serie di misure per tutelare i fornitori di derrate alimentari rispetto alle clausole contrattuali inique imposte dai loro clienti industriali e dalla distribuzione organizzata ma il legislatore europeo non ha tuttavia chiarito il divieto delle vendite sottocosto. Una direttiva efficace in Francia ma non in Germania o in Italia a causa di numerose deroghe che consentono vendite sottocosto e promozioni fuori controllo, anche con la complicità delle sigle sindacali di settore e delle organizzazioni di produttori e rispettive confederazioni.

Cosa rispondere e come aiutare gli agricoltori in rivolta, protagonisti di tale “neo protestantesimo agricolo”? Certamente si deve puntare una volta per tutte nel regolare la filiera distributiva ponendo dei limiti, normativi o di contrattazione collettiva, alla moltiplicazione del valore aggiunto (oggi  da 10 a 20 volte) di ogni prodotto che dal produttore primario giunge al venditore finale ovvero al consumatore; valore aggiunto che dovrebbe potersi spostare proprio verso l’inizio della catena produttiva. Sarà importante abbattere il costo (cuneo) fiscale del lavoro e trovare formule di assunzione più snelle come i voucher nel rispetto della dignità lavorativa e del minimo salariale.

Occorre abbattere le accise e rendere ancora più agevolato il carburante agricolo così come sarà fondamentale semplificare e agevolare l’uso di energie rinnovabili in agricoltura e soprattutto ridurre quei costi energetici in generale che impediscono il mantenimento e lo sviluppo di quei comparti che dipendono dalla catena del freddo. E infine occorrerà rivedere i famigerati accordi di libero scambio e perché no ipotizzare nuove forme di dazio, così come contestualmente occorrerà intensificare i controlli sulla tracciabilità di filiera e l’etichettatura obbligatoria per annientare la concorrenza sleale dell’import. Probabilmente si dovrà in parte ritornare a sistemi che ricordano la vecchia Pac e che vanno oltre gli eco-schemi o la eco-condizionalità, ma che sostengono e integrano il reddito agricolo: ciò in relazione ad una rinnovata visione dell’agricoltore che deve essere premiato e incentivato quale custode della terra nonché ad una consapevole percezione della sua attività ovvero l’agricoltura, da intendere nei limiti della sostenibilità di base generale,  quale fattore economico e sociale effettivo per la conservazione. E non intendo solo la conservazione del paesaggio, del territorio, della biodiversità  come è stato fino ad ora ma parlo di conservazione e tutela della sicurezza sanitaria e della sicurezza alimentare, ovvero quella garanzia di cibo e nutrizione per tutti, che è sempre più a rischio. E sembra paradossale che l’Italia, un tempo giardino d’Europa oltre che patria della Dieta mediterranea, possa oggi correre gli stessi rischi di insufficienza alimentare caratteristici di quei Paesi in via di sviluppo o a sviluppo zero, che un tempo definivamo “terzo mondo”, da cui prenderanno le mosse biblici esodi di migranti climatici. 

In termini di investimenti ovvero di cofinanziamento per gli investimenti in agricoltura da parte degli imprenditori tramite i PSR regionali, oltre ad incrementare la quota a fondo perduto a più dell’80% risulterà importante finalmente rivoluzionare l’accesso al credito, il quale per le regioni del Sud continua ad essere un vero e proprio miraggio. A livello strutturale e infrastrutturale sarà importante proseguire nelle azioni contro lo spopolamento delle aree rurali e montane e occorrerà investire con i fondi di coesione disponibili  e con il Pnrr sull’incremento dei servizi per il miglioramento della qualità della vita e per il ripopolamento delle aree marginali: nei prossimi decenni gli esodi interni riguarderanno gli abitanti delle aree urbane che si sposteranno a quote più alte per vivere meglio e fuggire dal caldo sempre più intenso delle città, il quale insieme all’inquinamento costituisce e costituirà una delle principali cause di mortalità in Europa. E sempre di tipo infrastrutturale dovranno essere gli interventi sui bacini idrici e le azioni contro la siccità incalzante: una grande e urgente pianificazione e costruzione della rete degli invasi idrici collinari e montani deve essere affiancata necessariamente dalla desalinizzazione e utilizzo delle acque marine sia a scopo potabile che irriguo. Oggi la tecnologia specifica insieme a quella connessa per l’uso della necessaria energia “green” di vario tipo è in continua e rapidissima evoluzione.  

Anche se le necessità sono cresciute rispetto agli anni scorsi, il bilancio europeo per il 2024 prevede una spesa totale per l’agricoltura di poco superiore ai 53 miliardi di euro pari a quanto previsto l’anno precedente ma senza tenere conto dell’inflazione crescente e delle grandi crisi socio-economiche in atto. Si prevede una spesa di 336,4 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 da suddividere tra le varie nazioni e regioni e su diversi fondi specifici. E’ una cifra appena sufficiente per le esigenze dei territori ma soprattutto è una risorsa che va qualitativamente distribuita e strategicamente reimpostata nelle finalità. Siamo di fronte a nuove emergenze e a nuovi scenari,  quelli agricoli, spesso sottovalutati, che influenzeranno come e più di quelli energetici i prossimi contesti geopolitici. Auspichiamo che il rombo dei trattori sia sufficiente e utile a ricordarcelo. (rp)

[Rosario Previtera è agronomo, manager della transizione ecologica,  docente di Geopedologia e presidente di Conflavoro Pmi Agricoltura]

A Cittanova si parla del futuro della pera Eden Gold

I risultati di ricerca e sostenibilità, opportunità di investimento e impatto sul mercato della pera Eden Gold verranno presentati martedì 20 febbraio dalle ore 17, nella sala convegni dell’Uliveto Principessa, a Cittanova.

La pera Eden Gold è una varietà che nasce grazie a un’idea del costitutore Ben Dor e diffusa in Italia in esclusiva dal vivaista Uzi Cairo.

Ad aprire i lavori Consolato Caccamo, business angel in agritech e agri innovation che tratterà proprio di “Nuove colture tra sostenibilità ed innovazione”, a seguire la relazione di Uzi Cairo, vivaista, esclusivista pera Eden Gold per l‘Italia che esporrà “Le opportunità del mercato della pera Eden Gold”, le conclusioni saranno lasciate alla relazione di Giacomo Giovinazzo, direttore generale dipartimento agricoltura Regione Calabria che porrà l’accento su “La Calabria tra ricerca e nuove opportunità in campo agro-alimentare”.

Gli interventi dei relatori avranno come fil rouge, i risultati della ricerca e da questi la sostenibilità e l’innovazione di nuove colture.

«Il frutto nasce da un incrocio interspecifico – dicono gli esperti che saranno presenti al convegno del prossimo martedì – fra pero europeo (Pyrus communis) e pero asiatico (Pyrus pyrifolia) e gli sono sufficienti 200 ore di freddo per permettere un’apertura contemporanea delle gemme a fiore. Si stima – continuano – una capacità produttiva di 35-40 tonnellate per ettaro con una grande adattabilità a tutti gli areali di coltivazione e ottima capacità vegetativa in tutti i diversi tipi di terreno».

Nei tre anni di sperimentazione italiana sono stati avviati i primi impianti anche in Calabria, con particolare collocazione geografica nella provincia di Reggio e a differenti altitudini proprio per poter avvalorare le caratteristiche di partenza e testare la produttività prevista. (rrc)

Rao (Noi Moderati): Agricoltori vittime di burocrazia e mala gestione delle risorse

Gaetano Rao, componente del Direttivo Provinciale Noi Moderati di Reggio Calabria, ha evidenziato come «il vero problema dell’agricoltura, in particolare di quella calabrese che conosco molto bene, sia da ricercare altrove».

«Dove sono – ha aggiunto l’ex assessore Provinciale all’agricoltura – le ricadute positive dell’impiego dei fondi comunitari, che da trent’anni oramai vengono annunciati come la soluzione di tutti i mali?  Dove sono le ricadute positive dei tanti decantati PSR la cui attuazione nel corso degli anni, anche in Calabria, ha comportato l’utilizzo di risorse ingentissime?  Come sostengo da tempo, penso che vada rivisto il meccanismo di governance delle risorse destinate a favore del comparto agricolo».

«Se oggi la situazione è questa, bisogna fare un profondo esame di coscienza.  Le amministrazioni regionali e i vari enti hanno fallito la loro importante missione di sostegno al mondo dell’agricoltura – ha aggiunto –. Una mediocrità nel pianificare e programmare la crescita e lo sviluppo che non ha aiutato a dare stabilità a tutto il settore».

«Le Regioni hanno fallito – ha proseguito Rao – perché tengono in piedi una burocrazia asfissiante accompagnata da una gestione incompetente, che rappresenta una concreta zavorra per gli attori del comparto.  L’impressione è che ci sia una distanza incolmabile tra le esigenze degli agricoltori e chi ha il compito di gestire, dal punto di vista politico ed amministrativo,  il sostegno alla categoria.  Quando occorre interagire con gli enti pubblici, tutto il sistema rallenta quasi drammaticamente, con ritardi ingiustificabili e che non possono essere  compatibili con i tempi dell’impresa e dell’attività economica».

«Senza riforme incisive – ha ribadito – non sarà lo sgravio sul prezzo del gasolio o altre conquiste su singoli provvedimenti che muterà i destini dell’agricoltura e degli agricoltori.  Il problema dei prezzi e della competitività non è mai stato affrontato in modo serio dalle istituzioni ed è, nelle situazioni di crisi, uno degli elementi che incide maggiormente. Così come nulla continua a farsi per facilitare l’accesso al credito da parte delle imprese».

«Spero vivamente – ha concluso il dirigente provinciale di Noi Moderati – che la comprensibile rabbia e le giuste ragioni del mondo agricolo possano concretamente fare mutare prospettiva e travolgere l’ipocrisia che pure in questo momento i “professionisti del nulla” impegnati in politica non fanno mancare. Si parla di solidarietà a 360° ma nessuno parla di responsabilità di questa situazione, come se nessuno avesse amministrato o gestito nulla negli ultimi anni. È la solita fiera della propaganda e dell’incompetenza, che giustamente gli agricoltori non sono più disposti a sopportare». (rrc)

Fenapi agricoltura Calabria protagonista a Roma per evento sulle Pmi

“Le Pmi e la sfida del Made in Italy. Opportunità, strumenti, azioni”, in programma per oggi presso Palazzo Wedekind a Roma, «segnerà un punto di svolta nell’agenda della nostra organizzazione imprenditoriale nei rapporti con le istituzioni, motivo per cui parteciperemo attivamente all’evento». Lo afferma Giovanni Magliocchi, coordinatore di Fenapi agricoltura Calabria che sarà protagonista nella Capitale per l’evento sulle Pmi.

Le proposte delineate durante l’ultima assemblea congressuale della Federazione nazionale piccole e medie imprese (Fenapi) si concretizzano in una serie di iniziative diffuse su tutto il territorio nazionale. “L’obiettivo primario di tali eventi è quello di promuovere non solo la cultura imprenditoriale, ma anche di diffondere un’immagine dinamica e digitale dell’attività imprenditoriale stessa. In particolare, si punta a sottolineare l’importanza della creazione di una rete collaborativa tra le imprese.

È ampiamente riconosciuto che l’adeguata gestione delle risorse digitali e la presenza strategica online offrono alle piccole e medie imprese (Pmi) l’opportunità di espandere la propria visibilità non solo a livello locale, ma anche nazionale e internazionale. Questo approccio consente alle Pmi di accrescere la propria presenza sul mercato, sfruttando al meglio le potenzialità offerte dalle tecnologie moderne e dalle piattaforme digitali. Di conseguenza, l’iniziativa della Fenapi non solo mira a sensibilizzare sulle nuove frontiere dell’imprenditoria digitale, ma anche a fornire strumenti pratici e conoscenze utili per supportare le imprese nella costruzione di una presenza digitale efficace e competitiva. Attraverso questa serie di eventi, si intende creare un contesto favorevole allo sviluppo imprenditoriale, incentrato sull’innovazione, la collaborazione e la condivisione delle migliori pratiche. In tal modo, si auspica di generare un impatto positivo sul tessuto economico nazionale, promuovendo la crescita e la prosperità delle imprese italiane nel contesto globale.

«Come Fenapi agricoltura, viene naturale estendere questa strategia anche al comparto agroalimentare italiano, dove l’innovazione e la collaborazione sono anch’esse fondamentali. Nel settore agroalimentare, la digitalizzazione e la promozione della cultura imprenditoriale sono cruciali per migliorare l’efficienza della produzione, ottimizzare la distribuzione e raggiungere una maggiore trasparenza nella filiera. Inoltre, la creazione di reti collaborative può favorire lo scambio di conoscenze e best practice tra produttori, trasformatori e distributori, consentendo loro di rispondere in modo più rapido ed efficace alle esigenze del mercato e alle aspettative dei consumatori», afferma Magliocchi.

«Riprendendo le parole del nostro presidente nazionale Carmelo Satta sono molteplici le azioni che svolge quotidianamente Fenapi – dice ancora Magliocchi – per tutelare e difendere le Pmi che ricoprono un ruolo fondamentale nell’economia italiana. Da sempre abbiamo focalizzato l’attenzione e la nostra azione sindacale verso le 211mila Pmi italiane che da sole rappresentano il 41% del Più nazionale e, che spesso sono dimenticate dai vari decisori politici».

«L’incontro organizzato dalla Fenapi – dice ancora il coordinatore regionale calabrese – rappresenta il primo passo verso un confronto diretto con le autorità politiche e gli enti gestori di strumenti finanziari, tra cui Ismea, Simest, Microcredito e gli istituti bancari. L’obiettivo primario di questo incontro non è solo quello di offrire una panoramica esauriente sulle normative che regolano il “Made in Italy”, ma soprattutto di individuare, attraverso un dialogo aperto e costruttivo, possibili strategie e azioni condivise. Si mira a promuovere una comprensione approfondita delle sfide e delle opportunità che caratterizzano il settore, al fine di realizzare un’operatività reale ed efficace nel contesto internazionale. Questo evento si profila come un’occasione unica per le imprese associate di acquisire una visione globale delle dinamiche normative e delle prospettive operative che definiscono il “Made in Italy”. La collaborazione tra il mondo imprenditoriale e le istituzioni pubbliche rappresenta un passo fondamentale verso lo sviluppo di strategie e politiche industriali capaci di sostenere e potenziare il ruolo delle Pmi italiane nel mercato globale. La nostra presenza – aggiunge Magliocchi – vuole sottolineare come questo incontro rivesta un’importanza particolare anche per il settore agroalimentare italiano. Difatti, il “Made in Italy” nel comparto agroalimentare rappresenta non solo un patrimonio culturale e gastronomico, ma anche un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. La sinergia tra le Pmi del settore e le istituzioni è fondamentale per preservare e valorizzare le tradizioni enogastronomiche italiane, promuovendo al contempo standard qualitativi elevati e pratiche sostenibili».

All’evento è prevista la partecipazione del Ministro delle imprese e del made in italy, sen. Adolfo Urso. (rrm)

L’OPINIONE / GREGORIO CORIGLIANO: Il funerale dell’agricoltura, troppo tardi

di GREGORIO CORIGLIANO – Hanno ragione da vendere a celebrare il funerale dell’agricoltura nella Piana come ha scritto Michele Albanese. Sono però fedeli non praticanti perché hanno atteso troppo tempo col “morto” in casa, gli agricoltori pianigiani. E difficilmente potranno ricevere l’assoluzione, anche se basta non perdere la speranza.

L’agricoltura è morta da troppo tempo. Io che avevo due ettari di terreno coltivati a clementine, sono stato costretto a vendere tutto. Non era più possibile continuare la coltivazione, i costi di mantenimento di una proprietà agricola non erano e non sono più sostenibili. Nessuno, o poche persone, ha idea di cosa comporti a lavorazione di una piantagione di mandarini o comunque di agrumi. A parte le tasse sulla proprietà, sul reddito dominicale, che non sono affatto secondarie, perché arrivano puntuali come la morte, si comincia, per esempio, con l’energia elettrica. Come si irriga oggi un terreno? O c’è l’acqua del consorzio di bonifica che arriva tramite canalette che tu devi manutenere, oppure ti costruisci l‘impianto di irrigazione autonoma a pioggia, per esempio. E questo costa un fracco di soldi, sempre meno rispetto all’energia elettrica che devi pagare per fare andare l’impianto.

Bisogna irrigare, è vero, soprattutto d’estate, a primavera e in autunno non guasta, ma serve tanta e tale di quella acqua che il contatore dell’Enel non smette mai di girare. Ti piace anche perché non hai da chiamare e seguire un operaio, alzi un interruttore e l’acqua va. Un mese, due mesi, un anno. Poi si guasta il motore, devi chiamare l’elettricista, poi si blocca l’irrigatore o si intasa, e giù spese aggiuntive. E come crescono i frutti? Se non dai da mangiare alla terra, questa non risponde alle tue sollecitazioni. E quindi, devi comprare il concime. Vai al negozio, ma non te lo danno con un “passo domani” o un semplice pagherò. Soldi sull’unghia, come all’Enel, che è pronta a mandarti sempre e comunque un “tagliatore” di corrente, se non fai il versamento. Vai a comprare il concime e poi? Devi caricarlo in macchina, dando per scontato che tu ce l’abbia. Lo devi portare sul terreno, devi chiamare l’operaio per buttarlo alle radici delle piante. Poi gli devi portare la colazione perché ci vogliono un paio di giorni. Altri soldi.

E gli anticrittogamici? Servono? Certo che servono. C’è sempre la peronospera o il ragno rosso, malattie sempre in agguato. Altro giro, altri pagatori. Vai al negozio, compri gli antiparassitari. Già ma quali? Che ne sai tu che hai voluto la bicicletta del giornalismo ed ora devi pedalare? Se non hai un compagno di scuola che ha studiato la materia e ti dà un consiglio gratis ( poi ti devi sdebitare comunque con un panettone!) devi chiamare l’esperto. Lo devi andare a prendere perché non sa dove è ubicato il terreno, fa la visita ed emette la sentenza. Il tuo terreno ha bisogno di questo e quest’altro, le piante sono malate, devi curarle. E giù soldi. Nel frattempo hai da curare la redazione o fare la conduzione del telegiornale, torni indietro e vai avanti. Poi vai avanti e torni indietro, e nel frattempo chi guarda l’operaio? Perchè non bisogna dimenticare mai ciò che ti diceva il tuo papà: «l’occhio del padrone ingrassa il cavallo».

Se non lo fai, ti costa il triplo, perché impiega più tempo per guadagnare giornate (e paghe) di lavoro. E poi? Non è finita. Il giardino di agrumi va allevato come un bambino. Ad un certo punto ti accorgi che è malato e devi chiamare il medico delle piante e poi gli sono cresciute le unghie. E cosa fai? Prima il dottore in agraria e poi il potatore, che non è una cosa facile. Operai specializzati che sembrano farti un favore a venire, perché sono sempre una squadra di sette otto persone munite di forbici e guanti, alle quali alle undici devi portare un colazione, con birra e panino. La “trusciata” col pranzo se la portano loro, una volta arrivavano in bici, oggi in fiammanti utilitarie.

E’ finita? Aspetti il frutto? Ah, quest’anno non è andata bene, quest’altro sì. E vai a trovare il compratore che, una volta era lui a cercarti, adesso lo devi pregare. Pe cosa? Per trenta centesimi, anche meno, al chilo di quei mandarini che trovi al supermercato a due euro? E non devi pagare anche la guardiania del terreno e del frutto? Il riscossore si presenta puntuale appena capisce che hai (s)venduto le clementine. Tutto questo col buon tempo. Se poi ti capita la malannata del cattivo tempo? Non ne parliamo. Incarichi un collaboratore, anche se meglio di te non c’è nessuno. E poi fanno il funerale dell’agricoltura! Troppo tardi. Bisognava pensarci prima. Adesso servono i forconi, altro che SanRemo! (gc)