Il sindaco Caruso ha incontrato il commissario Asp De Salazar per il rilancio della sanità cosentina

Importanti convergenze per il rilancio della sanità ospedaliera cosentina si sono registrate nel corso dell’incontro tra il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, e il commissario Asp, Vitaliano De Salazar. Presente anche l’assessore alla Salute, Maria Teresa De Marco.

«Il rilancio delle prestazioni ospedaliere nel cosentino, non può che passare dalla realizzazione del nuovo ospedale regionale Hub di Cosenza – ha affermato il sindaco Franz Caruso –. Una consapevolezza che condividiamo con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che sin dal mio insediamento ha chiesto che il Comune facesse quanto di propria competenza in questa direzione. Ebbene, lo abbiamo fatto individuando l’area in cui ubicarlo, che è quella di VaglioLise».

«Un sito – ha spiegato – che è congeniale allo studio di fattibilità che a suo tempo fece fare l’Ente regionale, risultando ottimale sia dal punto di vista logistico che da quello ambientale. Attendiamo ora che il Presidente Roberto Occhiuto convochi la Conferenza dei servizi al fine di avviarne l’iter procedurale necessario alla sua realizzazione che, se non si perde tempo, potrebbe vedere la luce entro i prossimi tre anni. I finanziamenti, infatti, ci sono e sono consistenti, consentendoci di costruire la struttura ospedaliera moderna e all’avanguardia, con un’intera area dedicata all’alta formazione ed alla ricerca scientifica».

«Nel frattempo dobbiamo superare le emergenze e le difficoltà attuali, che sono complesse e tante – ha concluso il primo cittadino di Cosenza – ma sono certo che il dott. De Salazar saprà indicarne le soluzioni migliori per garantire il diritto alla salute dei cittadini/utenti. Ho già avuto modo di fare un plauso pubblico ai primi passi che ha mosso in questa direzione, spostando il reparto di urologia, diretto dal dott. Di Dio, in spazi più consoni ed adeguati, aumentandone i posti letto. Sono certo che continuerà in questa direzione e che porterà a soluzione uno dei problemi più gravi della sanità ospedaliera, rappresentato dal dramma che vive il pronto soccorso».

«Il Pronto Soccorso – ha affermato Vitaliano De Salazar – versa in condizioni gravissime, di cui mi sono reso immediatamente conto e su cui occorrerà lavorare molto. Possiamo incidere sulla situazione attuale se operiamo insieme, in stretta collaborazione, rafforzando la rete territoriale in un’ottica di politiche socio-sanitarie capaci di decongestionare il pronto soccorso dove spesso l’utenza si reca non per curare una malattia ma per trovare risposte ad un disagio. E questo non è possibile».

«Ritornare in Calabria ed accettare la sfida che mi ha lanciato il presidente Occhiuto – ha sostenuto il commissario De Salazar – mi ha entusiasmato, pur consapevole degli enormi problemi che vive questa terra, che, però, è la mia terra.  Sono qui con la volontà di rimanerci a lungo. C’è indubbiamente molto da fare, ma soprattutto si può fare molto. Sono, infatti, assai fiducioso perché dopo una prima valutazione delle condizioni generali dell’Annunziata, assai critiche e problematiche, ho riscontrato le condizioni per una seria ripartenza».

Il sindaco Franz Caruso ed il commissario Vitaliano De Salazar hanno, quindi, convenuto sull’importanza che riveste l’attivazione dei nuovi corsi di medicina all’Unical per migliorare e rafforzare il sistema sanitario regionale che dovrà garantire ai cittadini calabresi gli stessi diritti dei cittadini di altre regioni italiane.

Pari sinergia d’intenti si è registrata sulla necessità di intrattenere un maggiore rapporto di condivisione e confronto tra le diverse Istituzioni pubbliche con l’obiettivo di individuare insieme la strada della rinascita della sanità cosentina. In questa ottica il commissario De Salazar ed il sindaco Franz Caruso hanno già ipotizzato un nuovo incontro presso la direzione generale dell’Azienda Ospedaliera. (rcs)

I sindaci del Pollino scrivono al Commissario Asp CS per ripristinare Dipartimento di Pediatria allo Spoke

I sindaci del Pollino hanno scritto al commissario dell’Asp di Cosenza, Antonio Graziano, per chiedere provvedimenti immediati ed improrogabili per il ripristino delle funzionalità del dipartimento di pediatria dell’Ospedale Spoke di Castrovillari.

Nella lettera, i primi cittadini del Pollino hanno chiesto, dunque, «…un intervento ad horas, idoneo a garantire le condizioni di funzionamento della pediatria presso l’ospedale spoke di Castrovillari. È appena il caso di segnalare chi sono gli utenti di un reparto di pediatria, oltre al collegamento stretto con il reparto di ginecologia inteso come punto nascita. I nostri figli meritano priorità delle scelte».

«La mancanza, poi, di personale, soprattutto infermieristico ed OSS, determinerà nell’immediatosi sottolinea nella letteral’impossibilità di garantire i servizi con inevitabile chiusura della pediatria. Ecco le ragioni dell’istanza che necessita di un autorevole intervento di integrazione del personale nel suddetto reparto al fine di scongiurare chiusure e prevenire manifestazioni di protesta delle nostre comunità».

«Determinazioni necessarie – conclude la letteraper realizzare risposte attese ed avviare nuovamente un serio e solidale lavoro che corregga azioni rimaste a metà o non sufficientemente affrontate per una soluzione definitiva». (rcs)

Manna (Anci Calabria): Asp CS rinnovi i contratti ai medici dell’Usca

Il sindaco di Rende e presidente di Anci Calabria, Marcello Manna, ha chiesto all’Asp di Cosenza di rinnovare i contratti ai medici dell’Usca.

«L’azienda, infatti – ha spiegato Manna – avrebbe manifestato ai 72 medici in servizio l’intenzione di non procedere al rinnovo dei contratti che scadono proprio oggi 30 giugno, oltre a interrompere i contratti Co.co.co degli infermieri precari che compongono le stesse Unità speciali di continuità assistenziale».

«Se questa indiscrezione risultasse vera – ha proseguito – sarebbe di una gravità inaudita. Da sindaco posso testimoniare l’eccellente lavoro che questi medici e infermieri hanno svolto nei giorni difficili della pandemia.
Oggi purtroppo i numeri dei contagi che crescono giorno dopo giorno non ci consentono di dire che siamo usciti dall’emergenza».

«Ed è per questo che – ha detto – se questa volontà si dovesse concretizzare quali sarebbero le risorse che l’Asp potrà mettere a garantire la continuità dei servizi di assistenza all’intera comunità?».

«Da sindaco e da presidente dell’Anci – ha concluso – sento il dovere di appellarmi a chi di dovere affinché si possa rinnovare i contratti del personale Usca. La sanità non ha più bisogno di tagli senza una giusta motivazione». (rcs)

Guccione (PD): Dopo 15 anni bandita nuova gara su servizio di ristorazione all’Asp di Cosenza

Carlo Guccione, responsabile PD Salute nel Mezzogiorno, ha reso noto che «ci sono voluti “solo” 15 anni per bandire una nuova gara di appalto sul servizio di ristorazione dei presidi ospedalieri e delle strutture sanitarie dell’Asp di Cosenza.  E a giorni dovrebbe concludersi l’iter di aggiudicazione della gara».

«L’ultima, anzi l’unica – ha spiegato – risale al lontano 2007 quando venne fatta una gara dall’ex Azienda sanitaria n.3 di Rossano sul servizio di ristorazione espletato per i presidi ospedalieri del territorio jonico cosentino e poi esteso ad altre strutture fino a un affidamento temporaneo del servizio per i presidi ospedalieri di Cetraro e Paola. Notate bene: Temporaneo! Ma, nel frattempo, è andato avanti un sistema di proroghe di fatto illegittime e poco trasparente».

«Come ha sottolineato – ha proseguito – la Corte dei Conti in riferimento all’Asp di Cosenza la proroga “è un istituto di carattere eccezionale e ad utilizzo estremamente circoscritto, non potendo rappresentare il rimedio ordinario per sopperire a ritardi e disfunzioni organizzative”.  Ma così non è stato. Tutto questo è emerso a seguito di una mia richiesta agli atti: spulciando le carte consegnatemi dall’Asp di Cosenza ho ricostruito l’intera vicenda. La Società nel 2007 si aggiudicò il servizio con il prezzo di euro 11,80 più Iva per la giornata alimentare (colazione 1,80 + Iva; pranzo 5,90 + Iva; cena 4,72 + Iva)».

«Il contratto – ha detto ancora – avrebbe dovuto avere una durata triennale. Nel 2010 il servizio viene esternalizzato per l’erogazione pasti ai degenti dei presidi di Acri e Lungro, poi nel 2012 si estende anche ai degenti di Castrovillari, nelle more dell’indizione di una nuova procedura di gara, tenuto conto dell’aumento Istat. Nel 2016 l’allora commissario straordinario dell’Asp di Cosenza firma la delibera numero 1876 del 30 ottobre 2015 avente ad oggetto: Affidamento temporaneo del servizio di ristorazione ospedaliero per gli ospedali di Cetraro e Paola (euro 13,397 per giornata alimentare ed euro 4,110 per il cestino da distribuire alle Unità operative di Dialisi e oncologia)».

«Il servizio di ristorazione – ha detto ancora – affidato per la durata di tre anni in realtà è stato prorogato senza interruzioni a un prezzo, tra l’altro superiore rispetto alle gare che sono state poi aggiudicate per altri ospedali calabresi. L’Asp di Cosenza fino ad oggi ha pagato circa tre euro in più al giorno rispetto, ad esempio, all’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria: se si tiene conto che giornalmente vengono somministrati migliaia di pasti per i degenti delle varie strutture sanitarie e ospedaliere dell’Asp di Cosenza è evidente che si sono dovuti sopportare e si continuano a sopportare costi aggiuntivi per milioni di euro».

«Finalmente – ha detto – con delibera numero 412 del 5 maggio 2020, l’Asp di Cosenza ha indetto la gara d’appalto per “l’affidamento del servizio di preparazione e somministrazione di pasti veicolati ai degenti presso i presidi ospedalieri dell’Asp di Cosenza”. Una gara di appalto, viene detto nella delibera, attualmente garantita in regime di proroga forzosa. E con costi, potremmo aggiungere, molto più elevati. La nuova gara di appalto vale circa 15 milioni di euro e l’attuale commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina, ha deliberato di avviare sul portale Consip le procedure per la prestazione di servizi di ristorazione per la durata di tre anni».

«Il 12 maggio 2021 – ha concluso – il commissario straordinario dell’Asp ha sostituito un componente e nominato la nuova commissione di gara. Fino ad oggi diversi componenti della commissione aggiudicatrice si sono “stranamente” dimessi e sono stati sostituiti. L’ultima dimissione risale a marzo 2022.  Ora finalmente siamo arrivati alla conclusione e speriamo di poter chiudere una brutta pagina della sanità cosentina che è costata cara sia in termini economici che di qualità del servizio di ristorazione». (rcz)

Il Sul Calabria sulla vicenda dell’Asp di Cosenza

Il Sindacato Unitario Lavoratori Calabria ha espresso sbigottimento per la «scandalosa vicenda» che ha «visto finire, per l’ennesima volta, sulle pagine dei giornali l’Azienda Ospedaliera di Cosenza.

«Com’è oramai noto – ha detto il segretario generale regionale, Aldo Libri – il Commissario Straordinario dell’A.O. di Cosenza, prof.ssa Isabella Mastrobuono, in forza di una delibera pubblicata nei giorni scorsi, ha attribuito consistenti premialità economiche al Direttore Sanitario ed al Direttore Amministrativo dell’Azienda stessa. Precisamente, in virtù del raggiungimento degli obiettivi  assegnati, il primo percepirà un compenso extra di circa 20 mila euro, mentre il secondo di oltre 11 mila euro».  

«Si tratta – ha spiegato – dell’ennesimo.schiaffo inferto alla sanità regionale da parte di Commissari che non hanno ancora risolto le problematiche dei pazienti e degli operatori sanitari, problematiche piu volte denunciate da questo sindacato. In una regione vessata dal piano di rientro, con la compressione del diritto sostanziale alla salute a danno dei cittadini, tali premialità suonano come una beffa, quasi un’irrisione nei confronti di chi ogni giorno lotta per vedersi garantiti i diritti all’esecuzione di un esame o di una visita specialistica».

«Si tratta, inoltre – ha detto ancora – di provvedimenti gravemente lesivi della dignità dei lavoratori che operano in un contesto difficilissimo, come ad esempio i sanitari del Pronto Soccorso, da anni numericamente inferiori rispetto agli standard previsti dalle linee guida e continuamente sottoposti a condizioni di lavoro pregiudizievoli. Infatti, nonostante lo sport preferito dei vertici aziendali sia oramai diventato quello di affermare che all’Annunziata tutto va bene, la triste realtà è ben diversa come testimoniano le quotidiane denunce sui mezzi di comunicazione da parte di pazienti e familiari che hanno la sventura di incorrere nelle inadeguatezza del sistema. D’altronde è noto come i NAS, all’esito dei molteplici sopralluoghi effettuati, con particolare riferimento proprio al Pronto Soccorso, abbiano stigmatizzato.con forza sia le carenze organizzative, sia le carenze strutturali e, perfino, la scarsità dei presidi sanitari».

«Carenze organizzative – ha concluso – che d’altronde perdurano senza soluzione alcuna ai giorni nostri. Ciò nonostante il Commissario Straordinario impegna risorse per 30 mila euro da conferire ai dirigenti in virtù dei risultati ottenuti. Chiediamo che tali risorse vengano destinate ai lavoratori che effettuano turni massacranti e sono esposti a rischi incalcolabili senza ricevere mai alcuna gratificazione». (rcz)

Il sindaco Papasso chiede al commissario La Regina personale per Hospice e Consultorio Familiare

Il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianni Papasso, ha inviato una lettera al commissario Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina – e per conoscenza al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, con la richiesta di assegnazione di personale sia alla struttura dell’Hospice “San Giuseppe Moscati”, sia al Consultorio Familiare.

Il primo cittadino, nel suo scritto ha evidenziato che« l’Hospice di Cassano è una struttura di eccellenza, riferimento fondamentale per tante persone che necessitano, in una fase così delicata della loro vita, delle massime attenzioni e del più profondo rispetto. Purtroppo rischia la chiusura perché nello stesso operano solo due medici a tempo pieno, di cui uno andrà presto in pensione, e un terzo svolge le sue funzioni part-time, a sole 20 ore settimanali».

«La chiusura dell’Hospice di Cassano – ha rimarcato Gianni Papasso – è da scongiurare, perché significherebbe perdere un presidio non solo sanitario di assoluta importanza, ma anche di civiltà e di dignità per tante persone che già soffrono per la loro condizione. Stessa sorte, ha aggiunto, potrebbe toccare anche al Consultorio Familiare. Infatti, ha argomentato il sindaco di Cassano, dal 30 giugno prossimo, andrà in pensione l’infermiera professionale Francesca Tina Occhiuzzi, in forza alla struttura socio-sanitaria».

«Già dallo scorso ottobre – ha riferito ai destinatari della missiva – nel Consultorio manca la figura dell’ostetrica, in quanto, dopo il pensionamento della Signora Rosa Di Sanzo, nessuna analoga figura professionale è subentrata al suo posto. Dal 30 giugno, quindi, nella struttura di riferimento opereranno soltanto l’Assistente Sociale e la Ginecologa che, però, non potrà erogare alcuna prestazione sanitaria senza l’ausilio dell’ostetrica e/o dell’infermiera professionale, mentre, solo una volta alla settimana, ci sarà la presenza della psicologa».

«Il Comune di Cassano All’lonio conta circa 17.000 abitanti e, purtroppo – ha sottolineato il sindaco Papasso – presenta gravi emergenze sociali».

Dopo avere ribadito che il Consultorio familiare rappresenta una porta aperta a chiunque abbia un problema, un punto di riferimento per chi ha bisogno di una visita gratuita o anche solo di un consiglio; che la presenza del Consultorio familiare e la possibilità per tante donne e tanti giovani ragazzi cassanesi di poter usufruire di un servizio così importante nella loro città e senza costi sono di fondamentale importanza.; che per lo svolgimento dei molteplici compiti previsti dalle normative vigenti, nel consultorio familiare è necessaria, quindi, la presenza di diverse figure professionali dell’area sanitaria, sociale ed educativa, il sindaco di Cassano ha avanzato la richiesta, in modo particolare, al Commissario La Regina, di provvedere, pertanto, entro la fine del prossimo mese di giugno all’assegnazione al Consultorio di via Ponte Nuovo, delle figure professionali necessarie, in primis l’ostetrica e l’infermiera, per evitare l’interruzione di un servizio pubblico di fondamentale importanza per il territorio.

Il sindaco Gianni Papasso, ha chiesto, infine al destinatario della missiva, di rivolgere la massima attenzione all’Hospice di Cassano e di fare tutto quanto possibile per evitarne la chiusura. (rcs)

Presentati i dati del Progetto Gioco d’azzardo Patologico, La Regina: Occorre nuovo approccio culturale alla salute

Sono stati presentati, a Cosenza, i risultati del progetto Gioco d’azzardo patologico, da cui è emerso, come evidenziato da Vincenzo La Regina, commissario Asp Cosenza, che «occorre avere un nuovo approccio culturale alla salute. Non basta più utilizzare le risorse ma formare professionisti capaci con requisiti tecnici importanti. Rimettendo in moto un paradigma diverso: da soli non si va da nessuna parte, ecco perché insisto sui concetti di prossimità, di prevenzione, di unità e di aiuto concreto».

Alla conferenza, organizzata dal Ser.D di Cosenza, presenti anche il dirigente medico Roberto Calabria, che ha ritenuto rimarcare il lavoro di uomini e donne costantemente impegnati sul campo. Il centro servizi per le dipendenze ha reso noti i dati dello scorso anno. Con numeri, citati dallo psicologo ed educatore professionale Andrea Lo Polito e dal coordinatore Ats Renato Caforio, che lasciano l’amaro in bocca. Presso i Ser.D provinciali sono stati presi in carico 123 utenti affetti da Gioco d’Azzardo Patologico, accertati mediante somministrazione di test per confermare l’ipotesi diagnostica emersa dai criteri del DSM 5. Proficua è stata la collaborazione con le Comunità Terapeutiche coinvolte nel Progetto: Il Delfino, l’Ulivo, Regina Pacis e il Mandorlo.

Qual è il profilo socio anagrafico dei giocatori? Sesso: Maschi 95%, femmine 5%; classi d’età: la classe più rappresentativa è 40-44 anni con il 34%, segue 50-54 anni con il 33%, 20-24 anni il 22% ed in fine 60-64 anni con 11%; livello di istruzione: il titolo di studio con maggiore percentuale è la laurea con il 55% seguito dal diploma con il 36% e per finire licenza elementare con il 9%; professione: gli operai risultano il 46%, gli impiegati il 27%, i pensionati e gli imprenditori sono il 9% del campione; stato civile: l’82% dei soggetti risulta essere coniugato, seguono con il 9% sia i divorziati che i conviventi; occupazione: occupato stabilmente il 78%, studenti 11% e i disoccupati 11%. Dai dati elaborati rimane notevole la differenza numerica tra uomini e donne che hanno chiesto aiuto al Servizio, con un sommerso femminile di non poco conto.
Dai dati analizzati emerge, inoltre, la gravità dei comportamenti tipici della dipendenza da gioco. Infatti, partendo dalla frequenza, dal grado di compulsività, dai tipi di giochi, dalla spesa mensile e dai debiti per il gioco e finendo col grado di compromissione della socializzazione, con le fonti di gratificazione e col tempo dedicato al gioco quotidianamente, questi dati vengono utilizzati per la valutazione della cronicizzazione.
I giochi più diffusi risultano essere le slot-machine (alla quale giocano sia uomini che donne), seguite dalle lotterie istantanee (anche qua il dato è uguale per ambedue i generi) e dalle scommesse sportive (dato espressamente maschile).
Non si evidenzia una distinzione di classi sociali e scolarità, le fasce sono tutte coinvolte. Importante è il dato riguardante le fasce d’età: eccetto qualche giovane adulto 18 – 24 enne, la fascia più accreditata rimane quella dai 40 ai 65. Questa ultima fascia si avvale di un periodo di latenza, dove il gioco è presente ma non predominante, le possibilità economiche sono più alte e l’autonomia finanziaria non è immediatamente sottoposta al controllo familiare. Tutti questi fattori rendono agevole lo scivolamento del gioco da ludico a problematico ed infine a patologico. Da precisare, infine, che tutte le attività poste in essere dal progetto Gap non si sono interrotte con la fine del progetto stesso ma sono proseguite per continuità terapeutica. (rcs)

COSENZA – Si presentano i dati del progetto “La salute non è un gioco”

Domani mattina, a Cosenza, alle 9.30, al Ser.D, la conferenza stampa di presentazione dei dati del progetto Gioco d’azzardo patologico dell’Asp di Cosenza.

Intervengono il commissario dell’Asp, Vincenzo La Regina, il dirigente medico Roberto Calabria, lo psicologo ed educatore professionale Andrea Lo Polito e il coordinatore Ats Renato Caforio.

«Nel 2020 i Ser.D hanno assistito complessivamente 125.428 soggetti tossicodipendenti dei quali 15.671 nuovi utenti con un rapporto di genere maschi femmine pari a 6,1. Nel 2020 è stata registrata almeno una patologia psichiatrica in 7.445 su un totale di 125.428 utenti, di cui il 64% è affetto da disturbi della personalità e del comportamento. Il 15% da sindromi somatoformi e nevrotiche, il 14% da schizofrenia e altre psicosi, il 3.1% da depressione e lo 0.9% da mania e disturbi bipolari», si legge dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche antidroga
Dalla relazione annuale al Parlamento anno 2021 (dati 2020) e dal sistema informativo SIND, le persone segnale nel 2017 all’Autorità Giudiziaria sono stati 35.190 per violazione del D.P.R. n.309/90, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Il 71% dei soggetti segnalati sono in stato di arresto, il 28% in libertà e 1% è irreperibile. La quasi totalità dei soggetti è stata segnalata per violazione dell’art. 73 ( traffico illecito di sostanze) e il 6% per associazione finalizzata al traffico art. 74, Le denunce hanno riguardato prevalentemente soggetti di genere maschile il 93% di cui il 60 % italiani, mentre il 4% ha riguardato minorenni. L’età dei denunciati per il 40% è compresa tra i 20 e 29 anni, il 26% tra i 30 e 39 e più di un quarto oltre i 40 anni.
Ed in Calabria?
Numero utenti già in carico nella Regione Calabria 650 di cui 108 nuovi ingressi. Gli assistiti in media hanno 42 anni mentre le femmine sono più giovani con una età media di 40 anni, mentre i nuovi utenti sono in media più giovani di circa 9 anni di quelli già in carico. Analizzando l’utenza totale per classi d’età si osserva che il 69% degli utenti ha tra i 30 e i 54 anni il 16% meno di 30 anni mentre il 15% più di 54 anni. Nel 2020 il 62% circa degli utenti trattati sono assuntori di eroina come sostanza primaria, il 22% cocaina e il 12% cannabinoidi, mentre per l’uso secondario le sostanze più frequentemente assunte sono state la cocaina per il 17% mentre cannabinoidi 16% e alcol per 8.6%.
Persone in trattamento al 31/12/2020 presso i servizi per le dipendenze del privato sociale in Calabria, n. 350 di cui 316 in residenziale e 34 in semiresidenziale. Classi d’età 15-19 (3); 20-24 (13); 25-20 (29); 31-40 (188); > 40 (252) non specificato n. 15.Un terzo della popolazione fra i 15 ed i 64 anni, almeno una volta nella vita, ha sperimentato l’uso di sostanze psicoattive (illegali), e dato allarmante almeno 1 su dieci lo ha fatto nel corso del 2017. Nell’ultimo anno: La cannabis risulta essere da sempre la sostanza più diffusa (il 10% della popolazione ne ha fatto uso nell’ultimo anno), minore risulta essere la percentuale degli assuntori di cocaina (1,2%) , oppiacei (0.6%). Come si può notare il trend dei consumi indica la cannabis come la sostanza con maggiore crescita esponenziale. Il dato più allarmante è che il 34% degli studenti ha provato almeno una volta una sostanza psicoattiva illegale nel corso della vita, mentre il 26% lo ha fatto nel 2017. I ragazzi utilizzatori sono il doppio delle ragazze, ad accezione della cannabis in cui il rapporto percentuale quasi si annulla. Il 4% degli studenti è un consumatore abituale di cannabis, seguito da eroina e cocaina. L’1,6% degli studenti ha utilizzato sostanze psicotrope senza sapere cosa assumesse. (rcs)

Sanità, Katya Gentile (FI) incontra il commissario La Regina per pianificazione della rete ospedaliera degli Spoke

Il consigliere regionale di Forza ItaliaKatya Gentile, ha incontrato il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina, per discutere di programmazione e  pianificazione complessiva della rete ospedaliera degli  spoke.  

«Tante sono le criticità sulle quali sta intervenendo il  Commissario dell’Asp – ha spiegato Gentile – di concerto con il Commissario ad  acta, Roberto Occhiuto, e con il Dipartimento tutela della salute. L’Asp sta investendo sullo sviluppo della telemedicina e della teleradiologia che, in un territorio orograficamente complicato  come quello provinciale, può rappresentare uno strumento di  offerta sanitaria più immediato, efficace e vicino ai cittadini. Diverse sono le procedure già avviate, in fase di  espletamento o conclusiva, volte alla risoluzione di  problematiche cogenti che mettono in affanno gli ospedali  dell’intera provincia, primo fra tutti il reclutamento di  personale».

«In particolare – ha proseguito Katya Gentile – in questa  stessa ottica rientrano la nomina del primario della  Ginecologia di Cetraro che, come garantito dal Commissario, avverrà nei prossimi giorni, la disponibilità all’imminente  riattivazione del reparto di Ginecologia, nelle more della  riapertura del punto nascita dello stesso ospedale, e l’espletamento di un concorso per la nomina del Direttore  sanitario dello spoke Paola-Cetraro». 

«Tutto ciò rappresenta – ha detto ancora – un segnale di particolare attenzione  verso territori per troppo tempo trascurati e la volontà di  valorizzare i servizi e l’offerta sanitaria che ci consentiranno di evitare un’emigrazione sanitaria, anche per interventi di routine, verso la Basilicata». 

«Dal proficuo incontro – ha concluso l’onorevole Gentile, sono emersi l’impegno e la concretezza messi in campo dal  Commissario La Regina, al quale ho inteso assicurare di  persona ogni forma di collaborazione istituzionale che possa contribuire al buon andamento di questo percorso evolutivo, non più rinviabile». (rcs)

Terme Luigiane, l’intervento di Carlo Guccione che esorta l’Asp di Cosenza a tutelare le attese dei curanti

di FRANCO BARTUCCI – Finalmente, dopo diverse sollecitazioni, il consigliere regionale del Partito Democratico, Carlo Guccione, interviene con una propria nota sulla vicenda delle Terme Luigiane, chiarendo che, in qualità di assessore della Regione Calabria, si occupò di approvare la legge regionale n. 11 del 2015 in virtù di quanto veniva stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 1/2010, in quanto «la nostra Regione era l’unica in Italia a non averla adottata. La legge fu approvata – ha precisato con la sua nota – per un atto di trasparenza e legalità finalizzato a porre fine a situazioni illegittime».

“Di questo – ha continuato – se n’ è discusso in questi anni molto, e molto se ne discuterà ancora, ma ciò che importa in questo momento è trovare un percorso mirato ad evitare che i  250 lavoratori siano le uniche vittime di uno scontro per alcuni casi poco chiaro. Occorre attivare tutte le procedure utili e necessarie a garantire un’apertura, che consenta di poter iniziare a lavorare per poi attivare delle procedure propedeutiche agli ammortizzatori sociali per lo stato di disoccupazione dei lavoratori».

Il consigliere Carlo Guccione, nel suo intervento apprezzato e atteso, ha posto poi un problema rimasto finora silente sulla vicenda delle Terme Luigiane, e cioè il ruolo e le funzioni dell’Asp cosentina, che grazie al Dca n. 46 del 17 marzo 2021, emanato dal Dipartimento Salute della Regione Calabria, è destinataria per il servizio sanitario regionale termale per l’anno 2021 di una somma pari a 3.221.318,07 Euro. Di questi, l’Asp  ne ha riservato 964.675,04 euro per l’acquisto di prestazioni termali in convenzione da privato con le terme Sibaritide di Cassano allo Ionio; mentre 2.326.643,3 euro restano a disposizione per il budget delle Terme Luigiane di Acquappesa e Guardia Piemontese, da destinare a quelle prestazioni presso gli stabilimenti termali regolarmente accreditati che spettano di diritto ai curanti che vi accedono.

«Con queste risorse – sostiene il consigliere regionale Carlo Guccione – si potrebbe finanziare un’apertura transitoria fino all’esaurimento del budget disponibile coinvolgendo Prefettura, sindacati, Comuni ed Asp per garantire, da una parte l’erogazione dei servizi termali e dall’altra la possibilità di intraprendere un percorso che consentirebbe ai lavoratori di accedere alle misure di sostegno al reddito eventualmente anche con l’intervento del ministero competente».

Ma l’Asp di Cosenza, la cui dirigenza è certamente a conoscenza di questa vicenda ampiamente trattata giornalmente sulle due uniche testate giornalistiche, come si è mossa nel frattempo per utilizzare al meglio tali fondi di cui  alla dichiarazione del consigliere regionale Guccione? Che fine farà il diritto e la tutela alla salute per tutti quei curanti che annualmente si sono presentati alle strutture delle Terme Luigiane per avere le dovute prestazioni curative  necessarie al loro stato di salute? Questi fondi, se non utilizzati a cosa saranno destinati? Il venir meno a questi obblighi sarebbe un danno gravissimo, che peserebbe sulle persone curanti e  questo non è giusto, aprendo a possibili interventi degli organi giudiziari a chiarimento delle rispettive responsabilità. 

A questo punto è obbligatorio, a noma della legge sulla trasparenza e diritto d’informazione ai cittadini, conoscere le intenzioni della dirigenza dell’Asp cosentina in materia, trattandosi che il mese di luglio è giunto al termine e che si potrebbe trovare un accordo con la Sateca per un periodo di apertura di 4 mesi, da settembre a dicembre, in modo da consentire ai curanti di adempiere alle loro esigenze curative. Sempre che i due Comuni e la stessa Regione adempiano ai loro doveri ridando subito con urgenza l’acqua termale deviata nel torrente “Bagni”, per sfuggire a quelle forme di abuso di ufficio che incombono sulla vicenda, ritornando nel frattempo all’accordo sottoscritto dalle parti presso la Prefettura di Cosenza l’8 febbraio 2019.

«Sul futuro del sistema termale calabrese e sulle mancate promesse di lungo periodo venute meno – ha sottolineato ancora il consigliere Carlo Guccione – avremo modo di discuterne a fondo, e di adottare le necessarie iniziative nel corso del prossimo consiglio regionale. Una cosa, però, già ora è certa ed è bene dirlo: che ci sono molte risorse in questi anni non utilizzate, e c’è una legge come la n.38 del 3 settembre 2012  sulla “valorizzazione e promozione del termalismo in Calabria”, che individua, per la prima volta, i centri termali calabresi di: Lamezia Terme (Terme Caronte), Galatro (Terme di Galatro), Antonimina (Terme di Antonimina), Bivongi (I bagni di Guida), Spezzano Albanese (Terme di Spezzano), Guardia Piemontese e Acquappesa (Terme Luigiane), Cassano all’Ionio (Terme Sibaritide), Cerchiara (Terme Grotta delle ninfe) e Cotronei (Terme di Ponte coniglio), che hanno la qualifica di Comuni termali e che potrebbe essere utilmente adoperata per rilanciare il sistema termale calabrese e le Terme Luigiane in particolare». (fb)