È nato il nuovo sindacato dei giornalisti, Figec: segretario il reggino Carlo Parisi

di PINO NANO – Questa mattina in Senato, a Palazzo Giustiniani in Sala Zuccari, è stato tenuto a battesimo il nuovo sindacato dei giornalisti italiani. Ma non solo giornalisti, di tutti gli operatori dell’informazione, della comunicazione, dei media, dell’editoria, dell’arte e della cultura.

Si chiamerà Figec, che sta per Federazione Italiana Giornalismo, Editoria e Comunicazione. 

Segretario Nazionale della nuova Federazione Sindacale sarà Carlo Parisi, giornalista professionista, in passato Segretario Nazionale Aggiunto della FNSI, ma anche segretario regionale del sindacato dei giornalisti della Calabria. 

Lorenzo del Boca, storico inviato speciale della Stampa, ex Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Italiani, saggista storico e scrittore di vecchia data, sarà invece il Presidente della Federazione.

È stato lo stesso Carlo Parisi ad aprire la cerimonia ufficiale di questa mattina in Senato, spiegando quali sono i presupposti fondamentali su cui nasce di fatto FIGEC.

“Sarà il nostro un sindacato “per…” e non “contro…”, un sindacato nel quale la diversità rappresenti un’occasione di riflessione e di crescita, non un problema da eliminare annientando chi non si adegua al pensiero unico. Un Sindacato – ripete più volte Carlo Parisi- assolutamente nuovo e moderno, che nasce con la precisa volontà di essere il sindacato di tutti quanti lavorano oggi nel mondo dell’informazione, dei media, della comunicazione, della cultura e che di fatto non hanno mai avuto una propria rappresentanza sindacale a tutela dei loro interessi”.

Chi si aspettava da Carlo Parisi un discorso di “attacco” alla FNSI ci sarà rimasto anche molto male, ma il vecchio leader sindacale ha preferito i toni equilibrati dell’analisi del momento politico e sociale, che è grave, in cui si muove anche muove la comunicazione in Italia, per riflettere sulla necessità e sulla urgenza di “mettere in piedi un sindacato assolutamente nuovo, a cominciare dall’organizzazione, saldamente ancorato alla realtà e al territorio, al passo con i tempi, propositivo, che sia controparte e non nemico delle aziende”. 

Quello di cui il nuovo Segretario Nazionale della Figec si augura fortemente è che la Figec “possa diventare un sindacato che raccolga le istanze generali di questo settore così articolato come lo è quello della comunicazione, e che sia soprattutto un movimento di tutela vicino anche all’ultimo dei nostri lavoratori”.

Il passaggio più forte che Carlo Parisi ha affidato ai giornalisti presenti alla conferenza stampa di questa mattina è stato invece questo:” Non vogliamo diventare un circolo esclusivo impegnato a difendere i privilegi di pochi, derogando così al proprio ruolo per non urtare gli interessi dei grandi gruppi economici e di potere. Vogliamo invece imparare ad ascoltare sempre di più le tantissime istanze che provengono dal nostro mondo”. E per rafforzare la sua riflessione Carlo Parisi ha usato tre termini diversi, quello della solitudine, dell’accoglienza, e della speranza. Perchè per uscire dalla solitudine in cui i giornalisti oggi vivono relegati rispetto alla propria organizzazione sindacale- spiega Carlo Parisi-c’è bisogno di un nuovo senso dell’accoglienza e soprattutto di tanta speranza.

Più chiaro di così si muore.

È stata Raffaella Salamina alla fine della cerimonia a leggere la lista ufficiale dei primi 63 Soci Fondatori della Figec. In calce al Manifesto Costitutivo della nuova Federazione si leggono infatti i nomi dei 63 promotori della nuova Federazione, manifesto sottoscritto all’unanimità, che dopo avere approvato lo Statuto provvisorio rimarrà in vigore – precisa Carlo Parisi- fino alla celebrazione del Congresso costituente.

La novità storica di questo progetto la si coglie subito nel corso della presentazione del nuovo sindacato. 

Carlo Parisi, infatti, dopo aver aperto ufficialmente i lavori di questa prima sessione ufficiale di Figec ringrazia pubblicamente il segretario nazionale della CISAL, la Confederazione Italiana dei Sindacati Autonomi dei Lavoratori, Franco Cavallaro, per avere la Cisal accettato di confederare la FIGEC tra le sue fila e farne una delle sue componenti più innovative e forse anche più agguerrite.

Franco Cavallaro spiega che per la CISAL è una sorta di impegno morale: “Noi come Cisal, con oltre 1 milione e 400mila iscritti, dunque la più importante organizzazione sindacale autonoma d’Italia, non potevamo più ignorare o sottovalutare le istanze che ci vengono dal mondo complesso del giornalismo italiano e della comunicazione più in generale per via di un sindacato unico, la FNSI, che probabilmente ha esaurito il suo ruolo originario. La nostra non venga letta come una guerra aperta a nessuno, ma venga invece interpretata come una proposta di grande civismo e di grande deontologia sociale. Naturalmente andremo avanti per la nostra strada, convinti fino in fondo della bontà di questo progetto”. 

Il messaggio è abbastanza chiaro e forte.

Ma la vera novità di tutto questo è che il mondo dell’editoria, della comunicazione e della cultura – in tutte le sue reciproche estensioni – finalmente potrà ritrovarsi nella stessa famiglia CISAL. Una novità epocale certamente per i giornalisti, che, per la prima volta, avranno l’opportunità di scegliere da che parte stare. E da chi farsi difendere. 

“Nel nome di una libertà che non può e non deve rimanere solo sulla carta – sottolinea il senza mezzi termini il nuovo Presidente della Figec Lorenzo Del Boca, storico Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani e soprattutto indimenticabile inviato speciale de La Stampa di Torino.

Lorenzo Del Boca nel suo intervento, infarcito alla sua maniera di numero nomi e dettagli legati alla dinamica del mercato editoriale di questi anni e di questi mesi, mette l’accento sul temi del “del rispetto assoluta che il sindacato deve avere per ciascun lavoratore, nella consapevolezza che ognuno di noi viene da percorsi differenti, perché ha lavorato e lavora in comparti differenti”. 

Eccolo l’uovo di Colombo.

“In un mondo, quello dell’informazione, che continua a frammentarsi come un caleidoscopio e in cui i giornalisti non sono più soli- ripete con grande passione Lorenzo Del Boca- al loro fianco, da tempo, ci sono fotoreporter, cineoperatori e grafici. Ora è necessario aggiungere e riconoscere tutte le nuove figure legate al mondo del web, persino gli studenti che decidono di iscriversi e di frequentare una scuola di giornalismo”. 

Traduciamo meglio.

Noi vogliamo essere – dicono all’unisono Carlo Parisi e Lorenzo Del Boca il sindacato dei giornalisti, dei praticanti, ma anche dei web master, dei web designer, dei blogger, deo social media manager, dei montatori, degli opinionisti, dei saggisti, degli scrittori, dei divulgatori scientifici, degli artisti nel senso più lato della parola. Figure diverse, ma tutte parimenti meritevoli di avere un posto in cui riconoscersi. E di avere accanto un sindacato moderno. Che includa, non escluda”.

In una parola, un sindacato nuovo, “che non ha nulla a che vedere con esperienze passate come quella della Federazione Nazionale della Stampa Italiana”.

Animato, appassionato e articolato il dibattito che ne è seguito. 

A portare il saluto del Governo in carica per l’ordinaria amministrazione di questi ultimi mesi è stato il sottosegretario prof. Giuseppe Rocco Moles, il quale ha rimarcato che «Il Governo Draghi farà di tutto perché al mondo dell’editoria arrivino i 90 milioni previsti dal Fondo Straordinario approvato dal Governo in Finanziaria per quest’anno. Naturalmente non posso invece assumere nessun impegno – ripete Moles con la sua tradizionale schiettezza di sempre- sui 140 milioni immaginati e previsti per il prossimo anno. Sarà semmai il nuovo esecutivo a deciderlo e a stabilirlo».

«Nel momento in cui i canoni classici dell’informazione – dice portando il suo saluto al convegno il senatore della Lega, Francesco Urrar – sono stati un po’ compromessi dall’avvento delle nuove tecnologie, che purtroppo troppo spesso nascondono una sovversione dei più elementari principi, la nascita di una nuova realtà sindacale che tuteli il lavoro e la professionalità degli operatori dell’informazione è un momento straordinario di crescita per l’intero settore». 

«Grazie alla Cisal – commenta il senatore Dario Damiani – per questi momenti di riflessione, di crescita e di condivisione. Un momento quello di oggi, dedicato al mondo del giornalismo e dell’informazione, che rappresenta la sintesi di una necessità venuta dagli stessi lavoratori. Quei giornalisti oggi diversificati in più ruoli che operano in un mondo che sta vivendo tutta una serie di trasformazioni che devono essere colte anche dalla politica. Ci siamo occupati di questa categoria in questa legislatura con degli interventi mirati, sono sicuro che, anche grazie agli spunti che questa nuova realtà saprà dare, la politica potrà fare ancora molto per l’intero comparto nel corso della nuova legislatura».

Presente all’incontro anche la senatrice Silvia Vono che Carlo Parisi ringrazia in maniera speciale per averla già avuta come ospite e interlocutrice importante ad un dibattito sulla Liberà di Stampa a Reggio Calabria. «Oggi è un giorno importante non solo per voi, ma anche per noi, perché un sindacato che nasce è il segno di una vitalità culturale e intellettuale importante per tutti. Spero di poter continuare a partecipare ai vostri prossimi incontri, perché come avvocato mi rendo anche conto che ci sono problemi ancora da risolvere in difesa di chi fa il vostro lavoro e io sono pronta ad aiutarvi».

A rendere invece una testimonianza diretta, personale, e quanto mai piena di «senso dell’orgoglio e dell’appartenenza» al mondo della comunicazione tutta sono stati subito dopo i giornalisti Giulio Francese (Ex presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia e attuale consigliere nazionale del Cnog), Stefano Biolchini (Domenica Il Sole 24 Ore. Responsabile 24Ore Cultura on-line. Già delegato Casagit e cdr Il Sole 24 Ore), Mimmo Falco (Presidente Corecom Campania, vicepresidente OdG Campania, già vicepresidente OdG, già componente Giunta Fnsi, già dirigente Regione Campania), Pierluigi Roesler Franz (Già cronista giudiziario per Il Messaggero, L’Europeo e L’Espresso, ha lavorato per 9 anni presso la redazione romana del Corriere della Sera e per 25 anni a quella de La Stampa scrivendo oltre 6 mila articoli riguardanti i diritti dei cittadini, la Corte Costituzionale, la Cassazione, il Consiglio di Stato, il Tar del Lazio, la Corte dei Conti, il Tribunale e la Corte d’Appello di Roma.Per 11 anni, fino al 2004, è stato presidente dell’Associazione Stampa Romana), Andrea Bulgarelli (Responsabile Comunicazione e Stampa del Sistema Camera di commercio Venezia Giulia; direttore Venezia Giulia Economica; condirettore Unioncamere Economia & Imprese; Fiduciario Inpgi Fvg), Luca Romagnoli (Consulente di comunicazione e relazioni pubbliche, responsabile ufficio stampa Cosmari e Comune di Tolentino. Già consigliere, tesoriere e vice presidente dell’ordine delle Marche, attualmente Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti), Pippo Mazzarino (già cronista parlamentare e cdr della Gazzetta del Mezzogiorno; già presidente dei revisori Fnsi e Unci; oggi revisore dei conti Ordine della Puglia), Orazio Raffa (Vice Presidente vicario Ungp, Unione nazionale giornalisti pensionati, componente  Comitato Amministratore Gestione Separata INPGI; Delegato nazionale Casagit), ed Enzo Colimoro (ADM News, già presidente Associazione Stampa Campania, già CN Fnsi, già  Commissione contratto Fnsi, già Fiduciario Inpgi Campania).

Adesioni, messaggi di saluto e di augurio sono arrivati a Carlo Parisi da ogni parte d’Italia, giornalisti e non che hanno inteso in questo modo confermare al vecchio leader sindacale la loro ammirazione per il lavoro fin’ora svolto al servizio dei colleghi.

https://youtu.be/eIyBRC6dHoQ

Editoria 4.0. Il convegno Uspi al Senato: alla stampa servono qualità e formazione

di PINO NANO – Sala Zuccari del Senato, atmosfera delle grandi occasioni questa mattina, ma il vero motivo di tanta solennità è dato dal fatto che, dopo due anni di silenzio e di lockdown, anche Palazzo Madama riapre finalmente le sue porte e le sue sale di rappresentanza al pubblico. Come dire? Pandemia, capitolo finalmente chiuso. Anche se forse non ancora del tutto.

Carlo Parisi

Il dibattito è complesso, vi partecipano esperti di grande livello accademico, e il tema è quanto di più attuale si possa immaginare. Riguarda il futuro del nostro mestiere. Ormai si parla di “Editoria 4.0”, per indicare gli orizzonti che verranno e con cui il giornalismo italiano e internazionale dovrà fare i conti.
La domanda centrale la pone il moderatore della cerimonia di oggi, Carlo Parisi, nella sua veste di direttore responsabile di “Giornalistitalia”, ed è questa: «Qual è lo stato di salute del nostro mondo? Quale sarà il futuro dei giornalisti che verranno dopo di noi? Cosa serve al giornalismo moderno per crescere più di quanto la nostra generazione non abbia saputo fare?».

Urania Papatheu

Il primo dubbio all’assemblea di Sala Zuccari lo solleva la senatrice Urania Papatheu di Forza Italia: «Non potevo non esserci anche se in Sicilia siamo in campagna elettorale, ma siamo stanchi di questa informazione che spesso e volentieri rovina la reputazione di un cittadino per bene. Ormai siamo tutti suggestionati dai messaggi di Facebook o di Tik tok, e questo impone un processo di riorganizzazione dei processi di formazione. Considerate la mia una testimonianza politica in questa direzione».
Dopo tre ore di intenso confronto, la battuta conclusiva più aderente alle varie opinioni espresse si è sembrata questa: «Resettare tutto, e ripartire daccapo».

 

Francesco Saverio Vetere

Il che non vuol dire «cancellare il nostro passato» spiega bene il segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere, quanto invece prepararsi al cambiamento che è in atto nel mondo, e rivisitare le nostre abitudini e il nostro modo di concepire il fare informazione e giornalismo».
È il gatto che si morde la coda. Ma il segretario generale dell’Uspi lo spiega ancora meglio in questo modo: «Resettare vuol dire occuparsi della formazione, vuol dire prepararsi al futuro, e vuol dire soprattutto formare una nuova classe dirigente che gestisca al meglio il sistema-Informazione».
“Formazione”, dunque, sembra quasi una parola magica, ma serve a spiegare che il vero problema del futuro non è la velocità della rete, o peggio ancora la superficialità e l’approssimazione di certi siti web che rischiano, però, di influenzare negativamente il mondo circostante, ma è la qualità dei contenuti che la rete dovrebbe far propri.

Carlo Verna

Ma non ci sono regole sufficienti oggi perché tutto questo sia “sotto controllo”, e lo dice con grande chiarezza e coraggio il massimo rappresentante dei giornalisti italiani, Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, che candidamente confessa: «Per questa rivoluzione di cui tutti parliamo e che tutti riconosciamo come fondamentale serve anche una rappresentanza degna di questo ruolo, soprattutto capace di guardare al futuro con maggiore certezza di quanto non sia accaduto fino ad ora».
Una categoria e un mondo, quello giornalistico, senza certezze. L’atmosfera in Sala Zuccari sembra quasi rarefatta per il silenzio che avvolge questa sala così solenne, ma non è sufficiente a non riconoscere che «un giornalista non conta più niente se non adeguatamente attrezzato e preparato».

Ferruccio Sepe

Va a braccio Ferruccio Sepe, Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria: «Innovazione non vuol dire assenza di regole, e qui invece il vero problema è che tutto è politica, e lo dico –confessa l’alto burocrate di Stato – nel senso meno felice del termine. La filiera editoriale o si salva tutta insieme o non si salva più nessuno». Nessuno in sala ne parla, ma gli ultimi 54 licenziamenti decisi da Repubblica sono il segno della crisi di sistema che vive il nostro mondo. Confusione, dunque, tanta confusione generale.
«Ecco perché prima di parlare, studia!». È austera, e quasi accademica, la lezione che tiene in sala Mario Morcellini, direttore dell’Alta Scuola di Comunicazione e Media digitali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, che non teme affatto quello che lui stesso chiama “Il dispotismo digitale”, quello che lui invece più teme è il livello della preparazione dei giornalisti futuri.

Mario Morcellini

E forse, per il vecchio preside della Facolta di Scienze dell’Educazione alla Sapienza di Roma, neanche le Università bastano più da sole, «Perché anche le Università devono imparare a guardare in avanti e non al proprio passato».
Ma come se ne esce?
Il vecchio saggio della comunicazione italiana, «l’uomo che ha formato al giornalismo e alla comunicazione – sottolinea Carlo Parisi – intere generazioni», lo ripete più volte in sala sorridendo, ma con forte determinazione: «La formazione dei futuri giornalisti impone nuove risorse, e soprattutto nuove regole deontologiche». È un grave errore pensare che il vero problema del mondo della comunicazione siano oggi le fake news.

Il vero problema è la mancanza di regole che assicurino il rispetto deontologico di ogni essere umano. Inconcepibile che uno qualsiasi, solo perché titolare di un sito web, possa una mattina decidere di sommergere di violenza verbale chiunque gli pare, e peggio ancora senza doverne rendere conto a nessuno».
Nuove risorse, dunque.
E chi se non il Governo? Carlo Parisi lancia sul tavolo del dibattito la provocazione che serve al sen. Giuseppe Moles, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, per parlare di cifre e di numeri: «Dal momento in cui ho assunto l’incarico di sottosegretario all’Informazione ed Editoria – afferma Moles – ho lavorato con un fine, quello di sostenere e di rilanciare il settore, perché l’informazione, quella di qualità, è fondamentale per la salute della nostra democrazia.

Giuseppe Moles

Con il Sostegni Bis abbiamo dato seguito al “famoso” primo binario, quello del sostegno immediato, con una serie di misure ad hoc per la filiera editoriale, per un totale di circa 160 milioni, un grande risultato che evidenzia tra l’altro l’importanza che tutto il governo riserva al comparto».
Forse non è sufficiente, non crede senatore? Immediata la risposta di Moles: «Ho voluto portare il bonus edicole fino a 1.000 euro come forma di ringraziamento per la funzione che queste hanno svolto durante il primo lockdown, rimanendo aperte insieme a pochi altri esercizi e fungendo da presidio di legalità. Sono anche e soprattutto un bene immateriale. Assicurando la distribuzione democratica dell’informazione su base plurale e universale, le edicole svolgono innegabilmente una funzione di interesse pubblico. Il tax credit per le edicole, inserito per affrontare la crisi causata dalla pandemia, ha funzionato come “sostegno” temporaneo ma non può e non deve diventare strutturale».
Ma Giuseppe Moles ricorda anche di aver messo a disposizione circa 13 milioni di euro per tutti gli istituti scolastici che potranno ricevere un rimborso, fino al 90%, dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti a quotidiani e periodici.

Francesco Cavallaro, Urania Papateu, Giuseppe Moles, Ferruccio Sepe e Carlo Verna

Anche per lui il tema delle Fake News rimane, comunque, centrale: «Vorrei chiudere – evidenzia – con un riferimento ed anche un appello per quella che considero una priorità, la lotta alle fake news, un macro-tema, anch’esso vastissimo, sul quale tutti insieme abbiamo il dovere di confrontarci e di intervenire perché questa è la madre di tutte le battaglie. La disinformazione ha effetti devastanti sui cittadini, sull’intera società, come abbiamo sperimentato durante la pandemia.

Giuseppe Moles, Carlo Parisi e Francesco Saverio Vetere

Ritengo che il coinvolgimento, da parte della Istituzione che rappresento, del mondo reale, sia l’humus necessario per accorciare le distanze tra norma pensata a palazzo e le esigenze e i problemi reali vissuti da chi lavora sul campo: un feedback costante sul modello dei vasi comunicanti che possa apportare linfa di idee e soluzioni in tempi rapidi».
Soddisfatto dello schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva UE sul copyright, adottato ad agosto dal Consiglio dei ministri, Moles ha sottolineato che è stato, così, affermato un principio sacrosanto: «le imprese editoriali devono ricevere un equo compenso per gli articoli giornalistici caricati sul web. Il giusto compenso agli editori e agli autori è, infatti, la cellula viva del pluralismo».
Ricordando che domani a Palazzo Chigi avrà luogo la quarta riunione del tavolo tecnico per trovare una soluzione alla crisi dell’Inpgi, il sottosegretario all’informazione e all’editoria ha, però, messo in chiaro che «tutto ciò ci deve consentire di iniziare una riflessione totale su come rendere l’intero comparto editoriale italiano pronto alle nuove sfide».
Moles ha, quindi, evidenziato che «gli interventi spot effettuati finora, soprattutto sull’onda della crisi pandemica, possono essere un primo passo per una riflessione generale, che inevitabilmente parte dal problema delle fake news, della disinformazione. È da qui che si disperde una serie di metastasi che infettano tanto il settore editoriale in quanto sistema di imprese, quanto aspetti di presidio democratico del Paese, quali il diritto/dovere ad una corretta informazione. Oggi purtroppo, ed è questo l’aspetto che mi preoccupa di più, essere un giornalista, un professionista che svolge correttamente il proprio ruolo, non conta assolutamente più nulla, anzi. Dalla disinformazione dipende tutto, ormai non c’è più differenza tra il grande giornalista con la notizia certificata rispetto a un’altra scritta e commentata da chissà chi».
A giudizio di Moles, poi, «la disinformazione non è soltanto falsa notizia, ma è anonimato sul web, linciaggio mediatico, in alcuni casi istigazioni, finanche al suicidio». Per questo è necessaria una  «campagna istituzionale contro le fake news e per l’utilizzo corretto del mondo digitale».
Ha ragione il vecchio professore Mario Morcellini: «Educare alla comunicazione, non pensare soltanto all’architettura del sistema, ma ai contenuti, questa sarà la nuova provocazione culturale degli anni futuri. Non è vero che la politica da sola può far tutto. Nulla di più banale». Ma c’è ancora tempo per una ulteriore riflessione.

Francesco Cavallaro

Prende la parola Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, la domanda che pone all’assemblea fa ripiombare il silenzio in sala, perché Cavallaro chiama pesantemente in causa la Fnsi: «Ma come è possibile parlare ancora in questo Paese di un Sindacato Unico? Non esiste in nessun’altra parte del mondo. Dove sta il pluralismo della categoria? Su cosa poggia la forza reale di questo sindacato unico? 17500 iscritti? Nulla rispetto ai numeri che ogni sindacato che si rispetti ha a casa propria».
Quindi, evidenziando la fondamentale importanza del Corso di alta formazione del settore editoriale promosso dall’Uspi con l’Università Unitelma Sapienza di Roma, Cavallaro ha sottolineato il «valore aggiunto della formazione nell’informazione sempre più colpita da altre forme di comunicazione che hanno impoverito la qualità della notizia».
«Formazione – ha spiegato il segretario generale della Cisal –, ma anche collaborazione, condivisione e sviluppo sostenibile del comparto editoriale che garantisca contrattualmente e professionalmente gli operatori della comunicazione e della informazione.
«Con questo obiettivo – ha spiegato Cavallaro – nei mesi scorsi abbiamo sottoscritto con l’Uspi un nuovo contratto di lavoro nato dall’esigenza di garantire sostenibilità e sviluppo ad un settore messo a dura prova dalla crisi economica e sanitaria, nella quale aziende e lavoratori devono essere messi nelle condizioni di assicurare un servizio essenziale per i cittadini, qual è appunto il diritto di essere informati da operatori dell’informazione e della comunicazione adeguatamente tutelati contrattualmente e professionalmente, mettendo nelle mani delle aziende gli strumenti migliori per la regolarizzazione di posizioni lavorative in impasse, ma anche sostenendo sensibilmente le esigenze dei giornalisti, sempre più spesso senza reddito».

Davide Burchiellaro

Piena di passione la lezione che tiene, invece, il giornalista Davide Burchiellaro inventore di Officine Millennial che racconta la sua esperienza esaltante alla guida della società e lo fa in questo modo: «È questo l’emblema del giornalismo. Officina vuole così alimentare massa critica su conoscenze documentate e solide. Riportare l’attenzione sui problemi e sviscerarli, progettare soluzioni e visioni. Officina vuole uscire dai localismi geografici e mentali e riconsegnare ai cittadini un giornalismo al servizio della comunità. È difficile scoprire la verità. È difficile conoscere la verità. La verità non è mai stata così importante. Officina proverà a scardinare così false credenze ché i cittadini hanno bisogno di sapere come stanno le cose».

Catia Acquesta

Dopo di lui la testimonianza lucidissima e quanto mai efficace di Catia Acquesta, direttore responsabile delle testate giornalistiche di Roma Servizi per la Mobilità: «Questa è la teoria, poi il lavoro che ogni giorno ognuno di noi vive in redazione si scontra con tutte le mille contraddizioni di cui oggi si è parlato». E a proposito di linguaggi, Acquesta ha sottolineato l’importanza di formare i giornalisti anche su temi particolarmente delicati come il femminicidio: «Abbiamo un dovere: informare i cittadini nella maniera più giusta!».
Morale della favola?
«Attenti tutti a non farci stressare dai social network perché il giornalismo è un’altra cosa e come tale è una professione – lo dice in chiusura assai bene Carlo Verna – una professione che va difesa fino in fondo». Verna ringrazia, quindi, pubblicamente il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per il modo come «il Presidente ha sempre difeso la libertà di stampa e il pluralismo del giornalismo vero».
In sala i direttori di decine di testate on line, che dell’innovazione hanno fatto la loro vita.
[courtesy giornalistitalia.it]

 

Relatori, editori e giornalisti nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani

POLISTENA – Una fondazione a ricordo del sen. Girolamo Tripodi

21 ottobre – Una fondazione a ricordo del sen. Girolamo Tripodi: così oggi pomeriggio Polistena ricorda il “suo” indimenticabile sindaco, con un convegno alle 16.30 che vedrà le testimonianze di giornalisti, amici e compagni di lotta. “Mommo” Tripodi ha lasciato un segno indelebile non solo a Polistena e nella Piana, ma in tutta la Calabria per il suo impegno costante a favore della popolazione meridionale. È stato un grande politico, con una visione realistica del Mezzogiorno, dei suoi malanni e delle cure necessarie. Ha saputo interpretare con grande senso civico l’impegno politico sia a livello locale che nell’aula del Senato, conquistandosi il rispetto e la stima anche degli avversari politici. La Calabria non deve e non può dimenticarlo e la nascita della fondazione rappresenta il primo passo verso iniziative che facciano conoscere ai giovani e a quanti non l’hanno mai incontrato, il senso della sua lotta politica sempre a difesa dei più deboli, dei contadini e delle popolazioni dimenticate dallo Stato centrale. La Calabria gli è debitrice e la sua figura dovrebbe essere presa a modello dalle nuove generazioni che aspirano a fare politica.
Quello di oggi, perciò, non sarà un convegno meramente celebrativo, tra mestizia e ricordi, ma un punto di partenza per ricostruire e rilanciare l’avvenire politico della regione. Modera l’incontro Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) e intervengono il giornalista e regista Paolo Bolano, già caporedattore Tg2 Rai, il giornalista e scrittore Marcello Villari, già inviato del TG5, Francesco Cosentino, già sindaco di Vibo Valentia, l’ing. Alberto Ziparo, docente dell’Università di Firenze, il sen. Luigi Marino. Porteranno la loro testimonianza Marcello Borgese, don Pino Demasi, Giovanni Mileto, Patrizia Napoli, Silvana Nasso, Antonio Rodiò e Giuseppe Sorace. Le conclusioni sono affidate a Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI. Saranno anche proiettati stralci dell’intervista a Girolamo Tripodi realizzata nel 2005 da Maurizio Marzolla. Introduce con i saluti il sindaco di Polistena, Michelangelo Tripodi, figlio del compianto senatore.  (rrc)

I GIORNALISTI CALABRESI IN PRIMA LINEA PER LA LEGALITÀ

5 settembre – Seconda tappa del giro di ricognizione sul ruolo e lo stato di salute dell’informazione in Calabria: questa volta, a Reggio, la delegazione dei giornalisti calabresi guidata da Carlo Parisi, segretario nazionale aggiunto della Federazione della Stampa e segretario del Sindacato giornalisti della Calabria, ha incontrato il procuratore Giovanni Bombardieri. Un incontro cordiale e, per molti aspetti, appassionato, denso di proposte, intese e speranze, che, al Cedir di Reggio Calabria, ha concluso il confronto avviato tra i rappresentanti degli istituti di categoria dei giornalisti con i titolari delle Direzioni Distrettuali Antimafia calabresi. La Procura diretta da Bombardieri ha, infatti, competenza sulla provincia di Reggio Calabria, mentre quella di Catanzaro, retta da Nicola Gratteri, protagonista della “prima tappa”, ha anche quella sulle province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia.
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»  È ricordando l’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ha accolto Carlo Parisi, il delegato Fnsi alla legalità, Michele Albanese, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri.
Bombardieri, reggino come Gratteri (uno è di Riace, l’altro di Gerace) si è insediato appena il 22 maggio scorso, ma – aveva anticipato Gratteri – «è uomo onesto che ha il senso dell’organizzazione dell’ufficio e, soprattutto, l’intelligenza necessaria per distinguere subito chi è sincero e chi recita una parte»”. Dote importante in una provincia come quella di Reggio Calabria nella quale è presente, e in maniera pesante, «la cosiddetta zona grigia, non molto meno pericolosa della ‘ndrangheta cruda e violenta».
Considerazione che ha subito chiamato in causa un argomento delicato, quello delle minacce e intimidazioni a danno dei giornalisti: «Occorre un impegno serrato e costante – hanno chiesto al procuratore i rappresentanti di Sindacato e Ordine dei giornalisti – per far luce sugli episodi che vedono vittime gli operatori dell’informazione e assicurare alla giustizia gli autori di tali vergognose azioni».
Appello che Bombardieri ha accolto senza alcun indugio, sottolinenando la propria “fermezza nel perseguire i colpevoli degli atti di violenza e intimidazione ai giornalisti: è inaudito che i professionisti dell’informazione, in Calabria come altrove, debbano temere per la propria incolumità semplicemente perché garantiscono alla comunità civile un diritto sacrosanto”.
Sul tappeto, quindi, l’importanza di “garantire il sistema informazione, tutelando le aziende serie e regolari”.
«Una lotta possibile e vincente – hanno incalzato Parisi, Soluri e Albanese, dialogando con il titolare della Procura reggina – se portata avanti con l’impegno e il controllo di tutte le forze in campo. A cominciare dal contrasto all’abusivismo: se l’informazione non è fatta da giornalisti e da giornali qualificati, seri e scrupolosi, il rischio è altissimo. Per i lavoratori, certo, ma anche per la collettività, troppo spesso costretta a fare i conti con notizie false messe in giro, magari sui social, da falsi giornalisti o da chi li scimmiotta». Già. Quelle «“fake news” che continuano ad avvelenare la buona informazione – hanno ribadito i rappresentanti di Sindacato e Ordine dei giornalisti – lasciando passare falsità e messaggi sbagliati: occorre fare fronte comune per tutelare verità, professionalità e lavoro nel rispetto, ancora una volta, della legalità».
A cominciare dalle modalità di accesso alle conferenze stampa che «dev’essere consentito solo ai giornalisti, – hanno ribadito Parisi, Soluri e Albanese – e, a tal fine, è indispensabile una selezione nell’accredito per far sì che partecipino giornalisti veri e qualificati o comunque giornalisti freelance che lavorino per testate regolari. Non quanti si improvvisano  giornalisti scrivendo su un blog o, peggio, sui social network, e che non fanno altro che creare confusione e concorrenza sleale a danno di quelle aziende che, invece, rispettano professionalità, dignità e lavoro. In una parola, la legge».
«Allo stesso modo – è stato l’ultimo punto all’ordine del giorno in un incontro che alla formalità ha preferito l’operatività – non bisogna inviare comunicati stampa a chiunque, specie sui social».
In sintonia con il procuratore Bombardieri, dunque, sia il Sindacato che l’Ordine dei giornalisti hanno assicurato “la massima disponibilità a fornire tutti gli elementi caratterizzanti delle testate regolarmente registrate e qualificate e, soprattutto, rispettose del lavoro e della dignità professionale dei giornalisti”. Perché è anche su questo piano che si gioca la battaglia per la legalità: attraverso la difesa e la tutela del lavoro. (rrc)

Reggio: Il curioso giornalista salverà l’informazione?

24 luglio – I dibattiti sull’informazione, abitualmente, rischiano di diventare discorsi per addetti ai lavori, giornalisti, comunicatori, editori; al contrario, l’incontro su “Stampa, giornali e giornalisti” al Circolo del tennis “Rocco Polimeni” di Reggio Calabria è diventato un vivace confronto su come è cambiato il mestiere di giornalista ma soprattutto su cosa vogliono oggi i fruitori della comunicazione, ovvero lettori, telespettatori, naviganti della rete. Lo spunto al dibattito lo ha dato il bel libro “Il curioso giornalista (Media&Books, 2018) di Mario Nanni, ex capo redattore centrale della maggiore agenzia di stampa italiana, l’ANSA, e cronista parlamentare con oltre quarant’anni di frequentazione dei Palazzi. Il libro di Nanni – utilissimo agli aspiranti professionisti che devono superare l’esame di stato per diventare giornalisti – in realtà è una miniera di informazioni utili sia a chi i giornali li fa che a chi li legge. Il “racconto” di una professione che ha perso un bel po’ di smalto negli ultimi vent’anni e subisce le insidie di una crisi apparentemente irreversibile: si vendono sempre meno giornali, perché è cambiato il modo di informarsi da parte dei cittadini, ma non è calato l’interesse verso l’informazione, anzi, nel corso dell’incontro, si è notato che la domanda di notizie cresce parallelamente alla vertiginosa crescita dell’offerta informativa che Internet propone.
A confrontarsi sul presente, il passato e il futuro di un “mestiere”, che comunque sia rappresenta ancora un traguardo dal fascino immutato per molti giovani, con l’autore del libro Mario Manni sono stati il segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Carlo Parisi e il portavoce del Presidente del Consiglio regionale, Giampaolo Latella, moderati da Santo Strati, direttore di Calabria.Live, con l’intervento della voce storica Rai Tonino Raffa. Quattro giornalisti che, tra arguzia e aneddoti della professione, hanno stuzzicato l’interesse del pubblico (e non solo degli addetti ai lavori, presenti in buon numero) che ha mostrato come l’attenzione dei lettori sia sempre crescente sul modo di fare informazione.
Carlo Parisi ha preso spunto dalle pagine del libro di Nanni per evidenziare la decrescita del giornalismo di qualità: l’informazione richiede la massima curiosità del giornalista (senza la quale farebbe male il suo mestiere) ma per produrre giornalismo di qualità serve cultura e formazione, i due elementi base per comunicare adeguatamente. Giampaolo Latella ha sottolineato come le nuove tecnologie abbiano rivoluzionato il modo di fare informazione, concordando con Parisi e Nanni sulle necessità di rivedere il processo formativo dei nuovi giornalisti: i social – ha detto Latella – non sono, come spesso erroneamente si pensa, una minaccia per l’informazione, bensì uno strumento che, se ben utilizzato, può rivitalizzare una professione in crisi. Tonino Raffa ha posto l’accento anche sulla nuova precarietà del lavoro di giornalista, ricordando il modo avventuroso di una volta di giungere al “tesserino” professionale: s’imparava stando dietro ai cronisti, si cercavano le notizie, si consumavano le suole delle scarpe; oggi ci sono le “scuole di giornalismo” ma non formano adeguatamente i giovani per l’accesso alla professione. E Nanni ha rimarcato come le tante facoltà di scienze della comunicazione sono responsabili di non preparare come dovrebbero “comunicatori” di domani: forse – ha detto provocatoriamente – bisognerebbe chiuderle per un po’ come suggeriva Pasolini nei confronti della televisione. Il giornalista Strati ha stuzzicato gli oratori con diverse “provocazioni” sul tema, chiedendo alla fine se non siano cambiati anche i lettori: la risposta, pressochè univoca, ha delineato l’effettivo cambiamento. Il vicepresidente del Circolo “Polimeni”, Ninni Romeo, che ha fatto da padrone di casa nell’incantevole cornice di Pentimele – nel ruolo di lettore abituale di giornali e “consumatore” di tv e internet ha confermato come il libro di Nanni non sia solo per chi scrive, ma anche e soprattutto per chi legge, rivelando chiari e scuri della professione: se mia figlia – ha detto – trent’anni fa avesse letto questo libro avrebbe voluto fare sicuramente la giornalista.


Carlo Parisi, infine, ha voluto sottolineare come la qualità della professione passi attraverso le regole basilari di un lavoro adeguatamente retribuito: i giornalisti italiani sono molto liberi, ma la loro precarietà si deve a editori senza scrupoli e al mancato rispetto dei contratti di categoria. Il futuro dell’informazione passa anche da qui.
II lavoro di giornalista che resta – dice Nanni – un mestiere bellissimo anche se – citando il libro di Franco Calabrò – a volte diventa un “Mestieraccio” ha bisogno di regole, ma soprattutto di studio e formazione. Non esistono cattivi giornalisti, ci sono giornalisti impreparati: l’accuratezza è la regola numero uno, metteteci la cultura e la naturale curiosità e avremo la cosiddetta informazione di qualità. Quella che i lettori, soprattutto i giovani, mostreranno di apprezzare sempre di più. (rrc)