Abbruzzese (Coldiretti Calabria): Con mense biologiche si colma un vuoto di troppi anni

Per Coldiretti Calabria è una «decisa e concreta scelta, che colma un vuoto di troppi anni, quella della Regione Calabria che ha messo a disposizione  cinque milioni di euro per promuovere con le mense scolastiche biologiche la sana alimentazione e i prodotti tipici locali a Km zero».

Una iniziativa promossa dall’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo e dalla vicepresidente della Regione, Giusi Princi e che ha raccolto il plauso di Coldiretti, che ha parlato di «un investimento importante sul piano sociale ma soprattutto una rivoluzione alimentare e culturale che – ha dichiarato Vincenzo Abbruzzese, vice-presidente Coldiretti Cosenza e componente il direttivo Nazionale di Coldiretti Bio – vede finalmente luce dopo tanti anni di immobilismo».

«Come Coldiretti – ha aggiunto – abbiamo sempre e costantemente puntato a questo risultato anche perché, vi è una diffusa presenza e un numero crescente di imprese agricole che vendono direttamente il proprio prodotto senza intermediazioni e che sono in grado di offrire alimenti freschi coltivati e prodotti localmente. La possibilità, poi, di imparare a conoscere i prodotti del proprio territorio a partire dalle mense scolastiche ha anche un importante valore educativo e culturale che la Coldiretti è impegnata promuovere con il progetto di educazione alla campagna amica nelle scuole, per recuperare, soprattutto nelle giovani generazioni, i principi della tradizione, della sana alimentazione, della stagionalità dei prodotti e della realtà territoriale, valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’ agricoltura con i cibi consumati ogni giorno».

«Le attività di formazione ed il cibo proposto in mensa – ha proseguito – sono strumenti fondamentali per fornire le basi di una alimentazione sana e consapevole – spiega Abbruzzese. Attuare questi percorsi a scuola significa riconoscere che la promozione della salute non è delegabile al solo sistema sanitario e significa anche dare finalmente importanza  all’educazione alimentare».

«L’agricoltura biologica rappresenta un metodo produttivo di importanza strategica per la transizione ecologica dei nostri territori  – ha aggiunto il dirigente di Coldiretti Bio – nel ricordare che i primati del biologico calabrese contribuiscono a rendere l’ agricoltura italiana tra  la più green d’Europa. Adesso è necessario che i Comuni, le istituzioni scolastiche interagiscano con la piattaforma del Ministero perchépiù alte saranno le adesioni da parte delle scuole e tanto più saranno le risorse economiche che potremo avere a disposizione e, a tal proposito, la Coldiretti Calabria offre piena disponibilità». (rcz)

Coldiretti Calabria: Gli anziani sono una risorsa, il 50% salva i bilanci familiari

Chi pensa che gli anziani siano un peso sbaglia di grosso, per Coldiretti Calabria. In quasi il 50% delle famiglie «sono i nonni – ha evidenziato l’Associazione –  a salvare il bilancio domestico messo a rischio dall’inflazione che colpisce il carrello della spesa con l’esplosione dei costi dell’energia a causa della guerra in Ucraina, con una tendenza che si è accentuata anche rispetto ai difficili anni della pandemia».

«Lo fanno, sia con la pensione, ma anche dedicandosi all’agricoltura, coltivando orti , aiutando le famiglie nella conduzione aziendale o anche titolari di aziende agricole – ha proseguito Coldiretti –. Basti pensare che nella nostra regione,  coloro che hanno da 75 anni  in poi conducono in agricoltura oltre 21.000 (di cui donne circa 8500) aziende su un totale di 95538, secondo l’ultima rilevazione Istat».

«Ma anche artigianato, fino al commercio, e così si può beneficiare dell’esperienza accumulata da chi è ora in pensione – si legge ancora –. E c’è un grado di soddisfazione perché la presenza di un pensionato in casa, quasi i due terzi (63%) dichiarano che i nonni sono un fattore determinante per contribuire proprio al reddito familiare, mentre il 22% guarda a loro come un valido aiuto per accudire i propri figli, magari per portarli a scuola e seguirli anche una vola tornati a casa. Una possibilità che dà fiducia ma consente anche di risparmiare su doposcuola e baby sitter. Anche se è necessario aumentare i servizi e l’assistenza sul territorio anche nelle aree più svantaggiate e isolate».

«Come nella migliore cultura e tradizione agricola – ha spiegato la Coldiretti – la presenza degli anziani fra le mura di casa è quindi quasi sempre considerata un valor aggiunto all’interno di un welfare familiare che deve fare i conti sia con la gestione delle risorse economiche disponibili sia con quella del tempo e dei figli in situazioni dove molto spesso entrambi i genitori lavorano e sono fuori casa la maggior parte della giornata».

«La presenza dei nonni – ha sottolineato la Coldiretti – è sempre più importante anche rispetto alla funzione fondamentale di conservare le tradizioni alimentari e guidare i più giovani verso abitudini più salutari nelle scuole e nelle case. Uno stile nutrizionale – ricorda Coldiretti – basato sui prodotti della dieta mediterranea come pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari che ha consentito – continua Coldiretti – una speranza di vita tra le più alte a livello mondiale pari a 79,7 anni per gli uomini e 84,4 per le donne, anche se con la pandemia si è verificata una brusca inversione di tendenza».

«Insomma – ha dichiarato Elvira Leuzzi, presidente dell’Associazione pensionati della Calabria – un invecchiamento attivo e pertanto, come è stato rilevato nell’assemblea nazionale dei senior Coldiretti, la presenza degli anziani all’interno della famiglia si sta dimostrando fondamentale per affrontare le difficoltà economiche e sociali di molti cittadini  e la solidarietà tra generazioni sulla quale si fonda l’impresa familiare è un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale». (rcz)

Coldiretti Calabria: Il caro spesa ai calabresi costa oltre 200 mln di euro nel 2022

Nel 2022 il caro spesa costa ai calabresi oltre 200 milioni. È quanto è emerso dall’analisi della Coldiretti che ha stilato la classifica degli aumenti sulla base dati Istat relativi all’inflazione a dicembre, che a livello generale fanno segnare nel 2022 l’aumento più ampio dal 1985, trainati dal rincaro dei beni energetici legato alla guerra in Ucraina che fanno penare l’intera filiera, dai campi alle tavole.

«I rialzi dell’inflazione sul carrello dei calabresi che nel 2022 hanno speso 60 milioni in più per mettere in tavola pane e pasta, alimenti costanti nei pasti; anche la verdura è costata 30 milioni in più, mentre per la carne si è avuto un esborso aggiuntivo di 45 milioni rispetto allo scorso anno. La  provincia di Cosenza – ha spiegato Coldiretti – ha registrato un alto incremento del costo del cibo e la Calabria è fra le prime regioni per l’aumento del pr ezzo dei prodotti agroalimentari e della ristorazione».

 «Complessivamente, le famiglie italiane hanno speso nel 2022 ben 13 miliardi in più – ha continuato Coldiretti – quelle calabresi 200 milioni per prodotti alimentari e bevande analcoliche a causa di un aumento medio dell’inflazione del 9,1%, con la classifica degli aumenti che è guidata da pane, pasta e cereali davanti a verdure e carni. Al quarto posto ci sono latte formaggi e uova con 18 milioni di esborso aggiuntivo, che precedono il pesce, e la frutta (+12 milioni). Seguono olio, burro e grassi  e le bevande analcoliche (dal caffè alle acque minerali fino ai succhi). Chiudono la classifica degli aumenti a zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolci e sale, condimenti e alimenti per bambini».  

«Ma i cittadini-consumatori per difendersi dagli aumenti – ha proseguito l’Associazione – ormai hanno preso l’abitudine di fare una lista ponderata degli acquisti da effettuare per mettere sotto controllo le spese d’impulso, secondo l’analisi Coldiretti/Censis. Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne – denuncia la Coldiretti – dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione e ben oltre 1/3 del totale si trova comunque costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea».

«Sotto pressione – ha sottolineato la Coldiretti – è l’intera filiera agroalimentare a partire dall’agricoltura dove si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio fino al +500% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Ma aumenti riguardano anche l’alimentare con il vetro che costa oltre il 50% in più rispetto allo scorso anno, il 15% il tetrapack, il 35% le etichette, il 45% il cartone, il 60% i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica».

«Occorrono risposte immediate – ha sottolineato Coldiretti – quali il rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare, riducano la dipendenza dall’estero e garantiscono un giusto prezzo degli alimenti per produttori e consumatori raddoppiando  da 5 a 10 miliardi le risorse destinate all’agroalimentare nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e poi nell’ambito  del Pnrr i progetti di filiera presentati dalle imprese per investimenti dalla pasta alla carne, dal latte all’olio, dalla frutta alla verdura che già vede al livello nazionale 50 proposte e migliaia di agricoltori, allevatori, imprese di trasformazione, università e centri di ricerca coinvolti.  Questo serve a combattere la speculazione sui prezzi con una più equa distribuzione del valore lungo la filiera per tutelare i consumatori ed il reddito degli agricoltori anche dalle pratiche sleali». (rcz)

Coldiretti Calabria: Servono interventi mirati per ridurre minaccia dei cinghiali

Coldiretti Calabria ha ribadito l’urgenza di «interventi mirati e su larga scala per ridurre la minaccia dei cinghiali».

1Dopo le immagini dei cinghiali alla Cittadella Regionale – si legge in una nota – a dir la verità già riscontrate e segnalate da Coldiretti Calabria sin dal 2019, viene facile affermare: anche le Istituzioni sono assediate! Se qualcuno ancora nutriva e nutre dubbi sulla presenza invasiva dei cinghiali adesso l’avviso è stato recapitato a domicilio.  Insomma è evidente che la presenza diventa sempre più domestica».

«In riferimento al rapporto Ispra sulla proliferazione dei cinghiali in Italia – si legge – dalle campagne alle città con in media 300mila abbattimenti all’anno nel periodo 2015-21, in aumento del 45%, la stragrande maggioranza dei calabresi (80%) ritengono che i cinghiali siano troppo numerosi e li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l’equilibrio ambientale.  Il risultato – sottolinea la Coldiretti – è che oltre sei italiani su 10 (62%) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali e ne consegue un evidente depauperamento del patrimonio».

«I branchi come riscontriamo ogni giorno – ha sottolineato Coldiretti – si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con evidenti rischi per la salute. La situazione è diventata insostenibile in città e nelle campagne con danni economici incalcolabili alle produzioni agricole che non sono solo quelli per i quali si chiede il risarcimento ma viene compromesso anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale senza dimenticare i rischi per gli allevamenti e il Made in Italy a tavola con la diffusione della peste africana».

 «L’invasione da parte dei selvatici – viene rilevato – ha causato un incidente ogni 41 ore con 13 vittime e 261 feriti gravi secondo l’analisi di Coldiretti su dati Asaps. Negli ultimi dieci anni il numero di incidenti gravi con morti e feriti causati da animali è praticamente raddoppiato (+81%) sulle strade provinciali secondo la stima Coldiretti su dati Aci Istat».

«Ormai è palese: i cittadini considerano l’eccessiva presenza degli animali selvatici una vera e propria emergenza che incide sulla sicurezza delle persone oltre che sull’economia e sul lavoro, specie nelle zone più svantaggiate», ha concludo Coldiretti. (rcz)

Domenica a Catanzaro la Giornata regionale del Ringraziamento di Coldiretti

Domenica 15 gennaio, a Catanzaro, alla Parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino, è in programma la 72esima Giornata Regionale del Ringraziamento di Coldiretti Calabria.

 Il tema conduttore è “Coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto” (Amos 9,14) con il sottotitolo custodia del creato, legalità e agromafie. Presiederà la solenne concelebrazione mons. Claudio Maniago, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro –Squillace;  concelebrano l’assistente Ecclesiastico di Coldiretti Calabria don Pietro Pulitanò e il parroco della chiesa don Ivan Rauti.

Parteciperanno agricoltori e dirigenti della Coldiretti provenienti da tutta la Calabria e rappresentanti delle Istituzioni nazionali, regionali e locali.  All’offertorio, saranno presentati all’altare i frutti della Terra e del Lavoro dell’uomo e al termine, nel piazzale della chiesa,  saranno benedetti i trattori. “Possiamo già dal tema del messaggio capire – ha dichiarato Franco Aceto, Presidente di Coldiretti Calabria – che la commissione dei vescovi per la pastorale sociale del lavoro ci invita a riflettere sul grande ruolo dell’agricoltura tra la corruzione e la cura, dove si possono intravedere i valori della dignità, della creatività, della cooperazione e della fraternità».

«Il riferimento alle agromafie – ha proseguito – termine che è stato coniato nel 2014, con la nascita dell’osservatorio in Coldiretti, fa intravedere la presenza di un’economia sommersa, dove si infiltrano relazioni corrotte, vi è riciclaggio di denaro illecito, e soprattutto ancora più dannoso l’inquinamento dei terreni agricoli».

«Legalità e trasparenza – ha concluso Aceto – sono determinanti anche per la nostra salute per la cura della terra e per la qualità della vita sociale”.  Il messaggio invita ad avere quella cultura della legalità, a renderla sempre più forte contro i non pochi ostacoli, che si frappongono nella filiera del cibo tra i quali il tentativo di autorizzare il cibo sintetico».

«Il versetto biblico del profeta Amos “coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto” – ha detto don Pietro Pulitanò – sottolinea come la terra genera anche bellezza, oltre a produrre i frutti a suo tempo, per tutti coloro che ne assicurano la cura. Possiamo intravedere qui come le imprese agricole, quindi i coltivatori sono anche custodi di questo bene prezioso che è la terra».

La giornata del ringraziamento è tappa significativa da sempre per Coldiretti, non solo per le aziende agricole che producono, ma anche per tutto quel mondo che ruota attorno al cibo, chi lo prepara, chi lo commercia, chi lo compra e chi lo consuma». (rcz)

Coldiretti Calabria ha consegnato ai Vescovi Nostro e Bonanno la statuina del Presepe 2022

È stata donata,  a mons.Attilio Nostro  vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea e a mons. Leonardo Bonanno, vescovo emerito e attuale  amministratore apostolico di San Marco Argentano-Scalea, la statuina del Presepe 2022, la Florovivaista, da parte delle Delegazioni della Coldiretti Calabria e Confartigianato, guidate dall’assistente ecclesiastico don Fabio De Santis.

È stata scelta una figura simbolo delle imprese impegnate nella cura e nella tutela della biodiversità, della bellezza del creato e dei luoghi; un messaggio, in linea con la “Laudato Sì” di Papa Francesco sulla a necessità di prendersi cura della natura, delle persone e del futuro delle nuove generazioni. La statuina è anche simbolo dell’artigianato artistico. Questi momenti sono stati l’occasione per riflettere insieme sul modo di occuparsi della comunità e dell’ambiente, presentando agricoltori e artigiani come protagonisti di un modello di economia integrale e di sostenibilità sociale.

La florovivaista è stata individuata come simbolo della sostenibilità espressa da agricoltura e artigianato che sono ben radicati nei territori di appartenenza dove intrattengono rapporti e relazioni di scambio cruciali per il benessere delle comunità locali. L’iniziativa portata avanti in tutte le diocesi è promossa sotto l’egida del Manifesto di Assisi da Fondazione Symbola, Confartigianato e Coldiretti e vuole portare un importante contributo alla diffusione della forza, straordinariamente attuale, di questa narrazione gentile. Il Presepe è infatti la rappresentazione della nascita di Gesù e il racconto della vita di tutti i giorni e della multiforme dimensione del Creato attraverso i suoi personaggi. (rcz)

Coldiretti: Per cenone di fine anno destinati circa 96 euro in media a famiglia

La fine dell’anno è vicina e, Coldiretti, ha rilevato che saranno destinati al cenone 96 euro in media a famiglia. Un dato che, sostanzialmente, è in linea con quello dell’anno scorso.

Nell’indagine è emerso che quasi nove italiani su dieci (88%) consumeranno il cenone di fine anno nelle case, proprie o di parenti e amici, mentre gli altri si divideranno soprattutto tra ristoranti dove sono previste oltre 4 milioni di persone e agriturismi con oltre trecentomila presenze secondo le stime di Terranostra e Campagna Amica.

Le tavolate si allungano ad una media di 7 persone e lo spumante – sottolinea la Coldiretti nella nota – si conferma come il prodotto immancabile per più di otto italiani su dieci (84%), ma è sorprendentemente seguito a ruota dalle lenticchie presenti nell’82% dei menu, forse anche perché sono chiamate a portar fortuna secondo antiche credenze. Tra le più note quelle del Castelluccio di Norcia Igp, ma anche quelle inserite nell’elenco delle specialità tradizionali nazionali come le lenticchie di S. Stefano di Sessanio (Abruzzo), di Valle agricola (Campania), di Onano, Rascino e Ventotene (Lazio), Molisane (Molise), di Altamura (Puglia), di Villalba, Leonforte, Ustica e Pantelleria (Sicilia) o umbre quali ad esempio quelle di Colfiorito. Non solo lenticchie tra i piatti portafortuna a fine anno ci sono – continua la Coldiretti – anche i chicchi di uva presenti nel 60% delle tavole. Ne vanno mangiati dodici, uno per ogni mese dell’anno. E di buon auspicio sono anche i melograni simbolo di riparo e protezione dai problemi che il nuovo anno potrebbe portare.

L’interesse per le lenticchie è accompagnato dalla riscossa di cotechino e zampone presenti sul 67% delle tavole. Si stima che siano serviti – sottolinea la Coldiretti – circa 6 milioni di chili di cotechini e zamponi, con una netta preferenza per i primi. Durante le festività di fine anno – precisa la Coldiretti – vengono fatti sparire dalle tavole circa il 90% del totale della produzione nazionale che è in gran parte certificata come Cotechino e Zampone di Modena Igp, riconoscibili dal caratteristico logo a cerchi concentrici gialli e blu con stelline dell’Unione Europea, ma si rileva anche una apprezzabile richiesta per cotechini e zamponi artigianali, magari acquistati direttamente dagli allevatori, in azienda, nei mercati o nelle botteghe di Campagna Amica, dove la componente di carne italiana è pari al cento per cento.

Sulle tavole per le feste è forte anche la presenza del pesce nazionale a partire da alici, vongole, sogliole, triglie e seppie con – continua Coldiretti – il 63% degli italiani che assaggerà il salmone arrivato dall’estero, appena il 10% si permetterà le ostriche e il 7% il caviale spesso di produzione nazionale che viene anche esportata. Appena il 34% consumerà frutta esotica mentre nel 90% delle case vince la frutta locale e di stagione

La tendenza generale è dunque quella di privilegiare un menu tricolore spesso a chilometri zero con le tradizioni del territorio secondo Coldiretti/Ixe’. Il 92% dei cittadini – conclude la Coldiretti nella nota – porterà in tavola per la festa soprattutto prodotti italiani, tra un 53% che lo farà soprattutto perché sono più buoni e il 39% che considera una priorità sostenere l’economia e il lavoro del proprio Paese in un momento difficile. (rcz)

Coldiretti Calabria: Nella manovra del Governo 2 miliardi per l’agricoltura

Si tratta di una manovra finanziaria «nel complesso positiva», quella del Governo, che stanzia 2 miliardi per l’agricoltura.

Positiva «poiché il Governo è riuscito a dedicare la giusta attenzione al settore agroalimentare, attraverso importanti novità e la conferma di misure strategiche per il sostegno delle attività imprenditoriali agricole», ha spiegato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria, sottolineando tuttavia che «avremmo tutti voluto certamente qualcosa di più ma occorre tenere conto dei limiti e della situazione economica del Paese».

Punto forte della manovra “agricola” è il fondo per la sovranità alimentare finalizzato a rafforzare il sistema agricolo e agroalimentare nazionale anche con interventi per valorizzare il cibo italiano di qualità, ridurre i costi di produzione per le imprese agricole, sostenere le filiere e garantire la sicurezza delle scorte e degli approvvigionamenti alimentari in caso di crisi di mercato. Per queste finalità sono stati stanziati 100 milioni nel triennio. Un budget di 225 milioni è messo a disposizione di progetti di innovazione, dalla robotica alle piattaforme e infrastrutture 4.0 mentre viene istituito un fondo di 500 milioni per il 2023 per sostenere gli acquisti di prodotti alimentari di prima necessità destinato ai soggetti con Isee non superiore a 15mila euro.

Contro il caro energia viene riconosciuto per il primo trimestre 2023 il credito di imposta in favore delle imprese agricole, della pesca e per i conterzisti, pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del carburante per la trazione dei mezzi utilizzati, credito di imposta riconosciuto anche per la spesa sostenuta per l’acquisto del gasolio e della benzina utilizzati per il riscaldamento delle serre e dei fabbricati produttivi adibiti all’allevamento degli animali. Per aiutare i giovani e il ricambio generazionale in agricoltura previsto per il 2023 l’esonero contributivo, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, in favore dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali, con età inferiore a quarant’anni che si insediano per la prima volta in agricoltura tra il primo gennaio 2023 e il 31 dicembre 2023.

Prorogata anche per il 2023 l’esenzione dalla determinazione della base imponibile ai fini Irpef dei redditi dominicali ed agrari relativi ai terreni dichiarati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Sul fronte energetico vengono prorogati e potenziati i crediti d’imposta per le imprese “non energivore” con contatori di potenza superiore ai 4,5 kW (35% energia utilizzata nel primo trimestre 2023) e per le imprese per l’acquisto di gas (45% del gas consumato nel primo trimestre del 2023) e ridotta l’Iva sul gas metano usi civili e industriali (5%) per il primo trimestre 2023.

Vengono poi annullati gli oneri generali per il sistema elettrico e ridotti quelli di sistema gas. Ok anche alla riduzione dei costi relativi alla tassazione sui mezzi di trasporto agricoli. Alle imprese della pesca è riconosciuta una indennità giornaliera onnicomprensiva, pari a trenta euro per l’anno 2023, per ciascun dipendente, compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca, in caso di sospensione dal lavoro derivante sia da misure di arresto temporaneo obbligatorio che di arresto temporaneo non obbligatorio, nel limite di 30 milioni di euro per l’anno 2023.

Infine è importante il rinvio al 1 gennaio 2024 dell’entrata in vigore dell’imposta sui manufatti in plastica monouso, la cosiddetta plastic tax e dell’imposta sul consumo delle bevande analcoliche, la “sugar tax”, l’istituzione del Fondo per il contrasto al consumo di suolo, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo anche per la trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, la proroga della rideterminazione dei valori delle partecipazioni in società non quotate e di acquisto dei terreni posseduti al 1° gennaio 2023 mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva. (rrm)

In copertina, da sinistra, Borrello, Prandini, Aceto e Lavorata

LA CALABRIA DICE NO AL CIBO SINTETICO
E ABBRACCIA LA CAMPAGNA DI COLDIRETTI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – In Calabria cresce il fronte del “no” contro il cibo sintetico. Una battaglia lanciata da Coldiretti e che, nelle ultime settimane, sta raccogliendo sempre più adesioni da parte delle istituzioni, dei cittadini e delle Associazioni.

Una battaglia «sacrosanta a favore della qualità e della sicurezza dei prodotti» e contro un «cibo Frankestein», come l’ha definito Coldiretti, che mette a «rischio il futuro dei nostri allevamenti e dell’intera filiera del cibo Made in Italy», come ha ribadito il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto.

La petizione, infatti, vuole promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia, dalla carne prodotta in laboratorio al latte “senza mucche” fino al pesce senza mari, laghi e fiumi. Prodotti che potrebbero presto inondare il mercato europeo sulla spinta delle multinazionali e dei colossi dell’hi tech – ha scritto Coldiretti in una nota –. Già ad inizio 2023 potrebbero essere, infatti, introdotte a livello Ue le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono Efsa e Commissione Ue, mentre entro il primo semestre 2023 negli Usa potrebbero entrare in commercio i primi prodotti sintetici. Una pericolosa deriva degli alimenti creati in laboratorio iniziata con la finta carne della società americana Beyond Meat e sostenuta da importanti campagne di marketing che tendono a nascondere i colossali interessi commerciali e speculativi in ballo per esaltare invece il mito della maggior sostenibilità rispetto alle tradizionali attività di allevamento e pesca».

A firmare la petizione, l’arcivescovo di Catanzaro, mons. Claudio Maniago, sottolineando che «senza agricoltura non c’è né turismo né tutela dell’ambiente».

Dello stesso parere anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha sottoscritto la petizione «per promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia. Una sacrosanta battaglia, al fianco dei nostri agricoltori, a favore del cibo naturale e del made in Italy».

Anche il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha messo la sua firma nella petizione.

«Il cibo sintetico – ha detto il primo cittadino – rappresenta una minaccia concreta per la salute e per l’economia di un territorio già fragile come Catanzaro e la Calabria, costretto a subire l’avanzata delle multinazionali anche in questo settore. Al contrario, la nostra filiera agroalimentare può garantire prodotti di qualità che si innestano perfettamente nel tessuto sociale e culturale della terra che abitiamo e che dobbiamo rispettare. Crediamo fortemente nell’idea che l’imprenditoria agricola e la biodiversità siano beni preziosi che, come amministrazione comunale, dobbiamo difendere e promuovere».

«Sosteniamo il made in Italy ed il made in Calabria difendendo il nostro immenso patrimonio agroalimentare, la nostra invidiabile biodiversità, il nostro territorio unico», ha detto il consigliere comunale di Catanzaro, Vincenzo Capellupo, anche lui firmatario della petizione.

«Si tratta di un enorme patrimonio che, negli ultimi anni – ha aggiunto – tanti giovani italiani e calabresi hanno deciso di valorizzare con investimenti, innovazione e passione. Questa è la strada giusta da percorrere insieme ad i consumatori che devono continuare a scegliere nelle loro case e nelle attività commerciali prodotti con queste caratteristiche. Grazie a Coldiretti per la capacità di tenere sempre alta l’attenzione su queste tematiche con azioni ed iniziative concrete».

Anche l’Amministrazione comunale di Cropani ha aderito alla petizione, con una delibera approvata dalla Giunta comunale e portata dagli uffici di Coldiretti dall’assessore Maria Borrelli.

«Un’ulteriore testimonianza – ha dichiarato il direttore interprovinciale Pietro Bozzo – della grande condivisione su questa nostra battaglia da parte delle Istituzioni locali ma anche del mondo accademico e della scuola, cittadini, rappresentanti delle Istituzioni nazionali e regionali, rappresentanti del mondo delle imprese e della Chiesa e altre categorie».

«La consegna della delibera “brevi manu” da parte dell’assessora Maria Borrelli – ha continuato – assume un significato importante; lei stessa insieme alla famiglia sono testimonial autorevoli e diretti poiché  conducono un’azienda agricola con annesso spaccio aziendale di carni genuine da loro prodotte e commercializzate oltre a gestire in un’ottica multifunzionale, una fattoria didattica che ospita tanti ragazzi e ragazze delle scuole ai quali fanno toccare con mano i valori e le esperienze agricole».

Tra gli ultimi firmatari, il Comune di Tropea, guidato dal sindaco Giovanni Macrì. La Giunta, infatti, con apposita delibera ha aderito alla petizione lanciata dalla Coldiretti e finalizzata a combattere il dilagare del cibo artificiale.

«Combattere la diffusione del cibo sintetico significa non solo tutelare l’ambiente, ma anche salvaguardare il patrimonio di conoscenze e saperi alla base delle produzioni agroalimentari d’eccellenza, vere e proprie icone del Made in Italy e del Made in Calabria – ha detto Macrì –. Significa difendere le specificità territoriali e tradizionali legate alla biodiversità, la salute e l’agricoltura. Su questo percorso e su questo impegno che è di responsabilità nei confronti dello sviluppo delle nostre comunità, l’Amministrazione Comunale a partire dal 2023, per rafforzare la percezione esperienziale ed emozionale di Tropea come destinazione anche del turismo enogastronomico, metterà in campo iniziative finalizzate a promuovere innanzitutto nella ristorazione locale il valore della filiera corta, il recupero in chiave moderna dei piatti della memoria e l’esaltazione della biodiversità agroalimentare della nostra terra, attraverso l’innovazione e la sperimentazione di cui si stanno già facendo interpreti, con successo, i giovani chef stellati calabresi».

«Il cibo sintetico – sono le motivazioni condivise dalla Giunta – è prodotto in bioreattori; non salvaguarda l’ambiente perché comporta un maggiore consumo di acqua ed energia rispetto agli allevamenti tradizionali e soprattutto è meno efficiente di quelli oggi più performanti. Limita la libertà dei consumatori e omologa le scelte sul cibo; favorisce gli interessi di pochi operatori, monopolizzando l’offerta di cibo nel mondo; spezza lo straordinario legame che unisce cibo e natura; non tutela la salute non essendoci garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e l’esperienza maturata è ancora troppo limitata per giungere a conclusioni differenti; non aiuta a perseguire gli obiettivi di giustizia sociale, in quanto prodotto sulla base di brevetti e tecnologie con alti costi di ingresso e sviluppo, nelle mani di pochi grandi investitori multinazionali».

Il cibo sintetico «può avere impatti socio-economici molto pericolosi, in quanto frutto di una fascinazione ecologica che non ha finora consentito riflessioni ben più approfondite; atteso che il raffronto con i sistemi più avanzati e sostenibili per la produzione del cibo, propri dell’agroalimentare italiano, consente di valutare correttamente gli esiti pregiudizievoli per l’ambiente del cibo sintetico fabbricato a mezzo di bioreattori».

«Per tutte queste ragioni non possiamo che essere a sostegno della campagna nazionale di Coldiretti – ha concluso Macrì – nella consapevolezza che non frenare l’avanzare di queste alternative al cibo naturale, equivale a distruggere progressivamente lo stesso appeal identitario distintivo delle nostre destinazioni turistiche». (ams)

 

Coldiretti Calabria: In Calabria calo dell’occupazione in agricoltura del 2,2%

In Calabria c’è stato un crollo del 2,2% su un totale di 5.273.218,  le ore lavorate in agricoltura. È quanto è emerso dall’analisi di Coldiretti Calabria, sulla base dei dati Istat relativi al mercato del lavoro nel terzo quadrimestre del 2022.

Un calo della produzione, dunque, «dovuta anche al caldo eccessivo e siccità estrema, che ha costretto la pianta a sacrificare parte della sua produzione» a cui si aggiungono le difficoltà che il settore deve affrontare gli effetti del mix esplosivo tra aumento dei costi e cambiamenti climatici che hanno tagliato i raccolti.

I dati Istat relativi al mercato del lavoro indicato che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che invece evidenzia un aumento delle ore lavorate nel complessivo sistema economico (+2,7%).

«A rischio – ha commentato Coldiretti – ci sono le forniture alimentari anche per la difficoltà di reperire manodopera nelle campagne. Una situazione che va affrontata nella manovra di bilancio con le formule più adeguate che garantiscano maggiore semplificazione per le imprese e le necessarie tutele per i lavoratori agricoli attraverso il confronto con le Istituzioni e i sindacati».

«È necessario ripartire e quindi  – ha concluso la Coldiretti – occorre anche emanare immediatamente il decreto flussi 2023 per l’ingresso regolare di almeno centomila lavoratori migranti stagionali necessari al settore agricolo già dai primi mesi del nuovo anno per garantire la manodopera nei campi, combattere il caporalato, potenziare la produzione di cibo dell’Italia e difendere la sovranità alimentare nazionale». (rcz)