CASABONA (KR) – Coldiretti Calabria: strada comunale ‘Acqua-Lavinia’ impercorribile, fare subito qualcosa

Coldiretti Calabria ha denunciato lo stato di pericolosità della strada comunale “Acqua-Lavinia” del Comune di Casabona, impedendo agli agricoltori di raggiungere le proprie aziende, rendendo impossibili le lavorazioni e la raccolta delle produzioni.

A denunciare la situazione, Fabio Borrello, presidente Interprovinciale Coldiretti Kr-Cz-Vv, spiegando che si tratta di una situazione «che, se rimane, si traduce in una perdita per le imprese agricole e per la stessa occupazione» e chiedendo «un intervento tempestivo, da parte della Commissione Prefettizia del Comune di Casabona, affinché proceda velocemente per garantire il diritto alla mobilità sul territorio e ripristini le condizioni quo ante».

«Restiamo disponibili – ha aggiunto – per qualsiasi forma di confronto e collaborazione con le istituzioni, consci che sapranno rispondere in maniera positiva. Lavorare non può diventare un’impresa epica.La nostra preoccupazione è anche per i prossimi mesi, quando con i lavori agricoli da effettuare cominceranno a circolare su strada più mezzi».

La rete infrastrutturale – ha concluso il presidente Borrello – è indispensabile per contenere le spese, sostenere i nostri agricoltori, le loro imprese e, con essi, l’economia locale». (rkr)

Coldiretti Calabria illustra le opportunità fiscali di fine anno per le imprese agricole

Attilio Salerno, responsabile del Servizio Fiscale-tributario di Coldiretti Calabria, ha illustrato le opportunità fiscali di fine anno per le imprese agricole calabresi.

Tali opportunità, consistono, in sintesi, nell’ottenere risparmi fiscali, soprattutto in questo periodo, per gli imprenditori agricoli è importante. Il mese di dicembre rappresenta un momento fondamentale, in quanto sono chiamati a valutare le diverse opportunità che la normativa mette loro a disposizione.

«L’imprenditore agricolo – ha spiegato – che svolge attività ai sensi dell’art 2135 del Codice Civile può optare per gli appositi regimi fiscali previsti per il settore. Nel caso delle imposte dirette, il reddito agrario (criterio catastale) configura il  regime naturale per ditte individuali e società semplici, mentre può essere un regime opzionale per le società agricole. Per le imposte indirette e più precisamente per ciò che concerne il regime Iva, le aziende agricole, ai sensi dell’art- 34 del Dpr n. 633/72,   possono usufruire del regime Iva speciale, oltre che di quello ordinario e di di esonero».

«L’ applicazione del regime Iva  speciale agricolo – ha chiarto – prevede la detrazione a forfait in base a determinate aliquote, denominate “percentuali di compensazione’’. Date, pertanto, le diverse opzioni normative messe a disposizione, invitiamo gli agricoltori, a recarsi negli uffici della Coldiretti presenti in ogni provincia affinché, con il supporto dei fiscalisti, possano valutare la convenienza dell’applicazione del regime Iva speciale, ovvero l’opzione al regime ordinario  verificando se sussista o meno la cosiddetta rendita Iva. La rendita Iva è la differenza positiva tra l’imposta detratta in base alle percentuali di compensazione e quella effettivamente assolta sugli acquisti».

«Da non sottovalutare – ha detto ancora Salerno – nel cambio del regime Iva è il fattore temporale, in quanto bisogna considerare sia il passato che il futuro dell’azienda agricola. Difatti, da un lato bisogna considerare quanto riguarda acquisti e vendite previsionali nonché il vincolo triennale di permanenza al nuovo regime, dall’altro lato invece il passato è fondamentale, in quanto è necessario effettuare la rettifica Iva’, ovvero la detrazione dell’Iva operata in passato per determinati beni con utilità pluriennale. Il regime Iva speciale risulta conveniente tanto più sono alte le aliquote di compensazione, in quanto sarà maggiore il recupero dell’imposta, invece il regime Iva ordinario è conveniente quando le aliquote di compensazione sono basse  e l’azienda agricola effettua investimenti».

«In riferimento agli investimenti – ha aggiunto – si ricorda che anche le aziende agricole possono approfittare dell’opportunità di affacciarsi al futuro tecnologico, usufruendo del cosiddetto credito di imposta 4.0, fino ad un massimo del 40%, per investimenti in beni strumentali e delle misure attuate dai piani di sviluppo rurale. Un aspetto fondamentale del credito di imposta 4.0 è la sua cumulabilità con altre agevolazioni, che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’Irap, non porti al superamento del costo sostenuto».

«A tal proposito – ha concluso Salerno – per rimanere agganciati alla realtà calabrese, è utile ricordare la misura 04 – Intervento 4.1.1. Investimenti nelle aziende agricole -Annualità 2020 del Psr, che prevede un contributo a fondo perduto per beni che possono usufruire anche del credito di imposta 4.0, in quanto le due agevolazioni sono cumulabili». (rrm)

L’allarme di Coldiretti Calabria: Nella Sibaritide crisi profonda per le clementine Igp

Piogge alluvionali e prezzi stracciati alla produzione hanno messo in crisi la Sibaritide per le clementine Igp. È l’allarme lanciato da Coldiretti Calabria, che ha evidenziato come la campagna agrumicola 2020/2021, iniziata ad ottobre, ha prezzi alla produzione bassissimi, con un outlook negativo per le clementine IGP Calabria che realizzano in campagna un prezzo che non copre nemmeno i costi di produzione e poi le forti piogge di questi giorni che hanno determinato danni consistenti.

«Per coprire i costi di produzione e raccolta  ha dichiarato – Franco Aceto, Presidente di Coldiretti Calabria – ci vogliono almeno 35/40 cent. a kg! È un conto economico per gli agricoltori che è drammatico, denuncia».

«La crisi causata dal Covid – hanno spiegato i tecnici di Coldiretti – i limiti alla movimentazione delle merci e delle persone, la chiusura dei ristoranti, le temperature più alte della media stagionale che hanno accorciato i tempi di maturazione e poi con le piogge alluvionali degli ultimi giorni, che hanno determinato la cascola del frutto in una percentuale fra il 30 e il 40% la situazione e il reddito degli agricoltori è fortemente compromesso».

«Il territorio della Sibaritide – ha aggiunto Aceto – che impernia la sua economia proprio sulle clementine è soggetto ad un crac senza precedenti. I prezzi non sono assolutamente remunerativi. Si profila un’annata da dimenticare, un trend drammatico che per le imprese agricole ha effetti pesanti oltre che sul piano economico anche occupazionale, nonché dal punto di vista ambientale. Quest’anno, a tutto questo micidiale mix, si è aggiunta la crisi di mercato dovuta al Covid e, al solito, l’atteggiamento della Gdo che non riconosce agli agricoltori prezzi remunerativi. La Coldiretti continuerà un impegno su diversi fronti! Innanzitutto verso cittadini-consumatori e soprattutto degli operatori economici, di aderire con atti concreti alla campagna di mobilitazione #MangiaItaliano, privilegiando negli approvvigionamenti arance e clementine made in Calabria al 100%, come per tutti gli altri prodotti agroalimentari del territorio».

«E poi, ancora – ha detto ancora Aceto – un patto etico di filiera tra il mondo della produzione e della distribuzione per garantire almeno i costi di produzione e di raccolta. Abbiamo, altresì, chiesto al Dipartimento Agricoltura l’esigenza di predisporre un Piano Agrumi regionale e di attivare misure specifiche per contrastare la crisi quali ritiro di prodotto, insieme al Mipaaf, da destinare alla distribuzione gratuita e agli indigenti. L’ipotesi dei ritiri potrebbe configurarsi oltre che per il prodotto fresco anche per il succo che renderebbe più gestibile la particolare emergenza».

«Infatti – ha detto ancora – dovrebbe essere imminente la pubblicazione di un bando per ritiri di generici “succhi di frutta” che, se opportunamente utilizzato, potrebbe, seppur parzialmente, ristorare il settore. Una situazione che stiamo seguendo da vicino in continuo contatto anche  con le Organizzazioni dei Produttori». (rrm)

Giornata Mondiale degli Ulivi, Coldiretti Calabria: olivicoltura un tesoro di biodiversità in Calabria

In Calabria ci sono 25 milioni di piante, oltre il 10% dei 250 milioni in Italia. Lo riferisce Coldiretti Calabria in occasione della Giornata Mondiale degli Ulivi, proclamata dall’Unesco che si celebra il 26 novembre.

«L’olivicoltura,  nella nostra regione – ha evidenziato Coldiretti – si sviluppa sul 24% della superficie agricola utilizzata, con oltre 84mila aziende ad indirizzo olivicolo, una superficie investita in olivo di oltre 189mila ettari, oltre 100 varietà di olive, un tesoro di biodiversità, con quasi il 50% biologico, tre Dop e una Igp, un forte impiego di manodopera, nella intera filiera. La filiera coinvolge, inoltre, in Calabria 692 frantoi il 15% del totale italiano».

« Già questi numeri – ha aggiunto Coldiretti – sottolineano il ruolo economico, ambientale, culturale e salutistico della produzione dell’olio di oliva, colonna della dieta mediterranea. Ad incidere negativamente sulle imprese olivicole è  la chiusura di ristoranti e agriturismi dove le vendite si sono praticamente dimezzate. È un patrimonio minacciato dai cambiamenti climatici, delle oscillazioni produttive che quest’anno ha detto addio a quasi una bottiglia di olio extravergine Made in Calabria  su tre».

«La raccolta 2020 nella nostra regione – ha proseguito Coldiretti – registra, in base ai dati previsionali Ismea Unaprol un -40% rispetto al 2019, che fa diventare la Calabria la terza regione italiana produttrice di olio. A pesare, quindi, è anche la chiusura dei ristoranti che, in Italia e nel mondo, rappresentano un importante mercato di sbocco soprattutto per le produzioni di qualità Made in Italy anche se con la svolta salutista degli italiani a tavola spinta dall’emergenza Covid sono cresciuti in Italia del 9,5% i consumi familiari di extravergine di oliva, anche per effetto del maggior tempo trascorso in casa a cucinare».

«Bisogna dire – ha aggiunto Coldiretti – che sul fronte del mercato, la minor produzione 2020 e la domanda delle famiglie sta spingendo in alto i listini con aumenti che riguardano anche gli oli Dop/Igp. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà come di consueto dalla situazione internazionale con la produzione mondiale stimata in linea a quella dello scorso anno ed i prezzi in Spagna, Grecia e Tunisi che mostrano tendenze al rialzo. La Spagna è di gran lunga il principale produttore mondiale seguito dall’Italia mentre sul podio al terzo posto si trova la Grecia».

«L’82% degli italiani – ha detto ancora Coldiretti – con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane, o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei nostri mercati di Campagna Amica dove  è possibile assaggiare l’olio evo prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive». (rrm)

Svolta per il settore agrituristico calabrese: annullata tassa di concessione regionale e disciplinato subentro nell’attività

È soddisfatta Coldiretti Calabria, per il grande risultato che si è raggiunto nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale della Calabria, con la modifica della legge regionale che disciplina l’esercizio dell’attività agrituristica.

La norma, così come è stata modificata, disciplina, ora, il subentro e le sue modalità, anche in caso di attività svolta in forma societaria, consentendo comunque al subentrante l’iscrizione nell’elenco degli operatori agrituristici, pur non in possesso dell’attestazione al corso formativo, a patto di impegnarsi a conseguirla entro 6 mesi dalla domanda.

Un importante traguardo reso possibile grazie all’assessore all’agricoltura Gianluca Gallo, ai consiglieri proponenti e alla disponibilità del presidente del Consiglio Regionale, Domenico Tallini, che ha dato risposta a quelle famiglie di agricoltori che rischiavano di non poter proseguire nella loro attività» ha dichiarato Coldiretti, spiegando che «la previgente normativa, infatti, non prevedeva  la possibilità di effettuare il subentro nella titolarità dell’azienda agricola da parte di coloro che hanno diritto di continuarla».

«Questa soluzione è dirimente – ha aggiunto Coldiretti – per esempio, in tutte quelle ipotesi di prematura scomparsa del titolare dell’attività, che altrimenti non avrebbe permesso la continuità aziendale. Per di più, è stato inserito all’interno dell’art. 2 della L. n. 14 del 2009, un comma ad hoc, che chiarisce definitivamente l’impossibilità di applicare agli agriturismi del territorio regionale, la tassa di concessione regionale sull’autorizzazione igienico-sanitaria per l’apertura e la vidimazione delle attività ricomprese nelle tabelle allegate al DLgs n. 230 del 1991».

«Con questa modifica – ha proseguito Coldiretti Calabria – termina definitivamente una “querelle” durata alcuni anni, che si è trascinata in alcuni casi sino alle aule giudiziarie e che vedeva la Calabria unica Regione d’Italia a dare applicazione all’illegittima interpretazione estensiva di tassare anche gli agriturismi. Una battaglia che ha visto impegnato in prima fila il presidente Interprovinciale della Coldiretti di Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, l’avv. Fabio Borrello, nell’ottica di superare l’errata interpretazione tramite argomentazioni giuridiche inconfutabili».

«Questi interventi normativi, contribuiscono – ha concluso Coldiretti – a salvaguardare e sostenere le realtà imprenditoriali agricole, la valorizzazione il patrimonio rurale in zone agricole svantaggiate, nonché di contenere il tasso di spopolamento rurale e di garantire i livelli occupazionali». (rrm)

Coldiretti Calabria: Bonus ‘Salva Made in Italy’ occasione per ristorazione calabrese

Secondo Coldiretti Calabria, il bonus Salva Made in Italy, che mette sul piatto 600 milioni di euro per la filiera della ristorazione, potrebbe essere una buona occasione per la ristorazione calabrese pesantemente colpita, soprattutto in questo periodo di zona rossa.

«Un risultato ottenuto – ha sottolineato Coldiretti –  nell’ambito della nostra campagna di mobilitazione #mangiaitaliano per sostenere l’intero sistema agroalimentare nazionale che oggi con 3,6 milioni di lavoratori è diventato la prima realtà economica del Paese con la responsabilità di garantire un adeguato approvvigionamento alimentare all’intera popolazione di fronte alla pandemia»  e nell’invitare i cittadini «a privilegiare l’acquisto di prodotti alimentari Made in Italy per aiutare l’occupazione e l’ economia del proprio territorio».

«Al Fondo per la filiera della ristorazione per il 2020 – ha spiegato Coldiretti – sono stati stanziati 600 milioni finalizzati alla erogazione di un contributo a fondo perduto per l’acquisto, effettuato dopo il 14 agosto 2020, di prodotti di filiere agricole e alimentari, inclusi quelli vitivinicoli, anche Dop e Igp,  valorizzando la materia prima di territorio anche attraverso l’acquisto di prodotti in vendita diretta dalle aziende agricole. Il beneficiario è tenuto ad acquistare almeno tre differenti tipologie di prodotti agricoli e alimentari, e il prodotto principale non può superare il 50% spesa totale sostenuta mentre il contributo non può mai essere superiore  all’ammontare complessivo degli acquisti che non può essere inferiore ai 1.000  euro ne superiore a 10.000 euro (esclusa Iva)».

«Del bonus – ha detto ancora Coldiretti – potranno beneficiare non solo i ristoranti, le mense e chi svolge attività di catering su base continuativa (ossia coloro che forniscono pasti presso ospedali, scuole, industrie), ma anche gli agriturismi, le attività di catering e banqueting per eventi e gli alberghi che somministrano cibo. Considerando che l’oggetto del bonus riguarda il prodotto agricolo Italiano che produciamo, tale bonus incentiva la vendita diretta del nostri prodotti agricoli e pertanto è un’occasione da non perdere.   Nella lista dei prodotti sono compresi diversi prodotti agroalimentari calabresi».

«Latte 100% italiano, salumi vari da suino Dop e  Igp – ha concluso Coldiretti – da animali  nati  allevati  e macellati in Italia, salumi non  da carne suina  da animali nati, allevati e macellati in Italia, formaggi Dop o da latte 100% italiano, olio extra vergine di oliva 100% da olive italiane e/o Dop, carne bianca da animali nati allevati e macellati in Italia, carne bovina, suina, ovicaprina, cunicola  da animali  nati allevati e macellati in Italia, zuppe di cerali con verdure filiera e materia prima italiana, minestrone con verdure filiera e materia prima italiana, pasta secca con grano 100% italiano, riso da risotto con riso 100% italiano, preparati per  risotti  da materia prima italiana, passata, polpa e pelati di pomodoro 100% italiano, sughi pronti da materia prima italiana, verdure fresche o conservate in scatola o in  vetro  filiera  e materia prima italiana, verdure conservate in scatola filiera e materia prima  italiana formato per mense, legumi in scatola (fagioli, lenticchie) filiera e materia prima italiana, macedonia di frutta o frutta  sciroppata o frutta fresca da filiera e materia prima italiana, succo di frutta , crackers, pane e prodotti da forno da grano 100% italiano, vini Dop e Igp». (rrm)

Coldiretti Calabria chiede a Governo e Giunta regionale ‘due misure a presa rapida’ per le imprese agricole

Proroga immediata della moratoria dei debiti bancari che scade 31 gennaio 2021, almeno sino al 31 gennaio 2022 e l’ attivazione di un fondo di garanzia per permettere la ristrutturazione finanziaria delle imprese agricole con un ammortamento trentennale e un preammortamento di cinque anni.

Sono queste le due misure «a presa rapida – ha spiegato il presidente Aceto – e non tardive briciole di aiuti che sono lontanissime dal soddisfare i fabbisogni dell’economia già ampiamente compromessa» richieste da Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria, la prima al Governo Conte, mentre la seconda alla Giunta regionale, guidata dal presidente f.f. Nino Spirlì.

«A nulla – ha commentato Aceto – sono valsi i sacrifici che le imprese e i cittadini calabresi che con responsabilità e senso del dovere hanno fatto in questi mesi per evitare il diffondersi del contagio da Covid-19. Con una decisione, le cui reali motivazioni non riusciamo a comprendere, la Calabria è stata inserita in “zona rossa”, potremmo dire nel girone dell’inferno».

«Le imprese e i cittadini – ha aggiunto – in modo mirato e intelligente hanno svolto un ruolo essenziale di sorveglianza attiva, dimostrato dall’evidenza che la Calabria è tra le Regioni con minor percentuale di positività sul numero di tamponi effettuati. Evidentemente questo non è stato fatto da altri che avevano il compito di monitorare e intervenire, non mettendo le toppe, bensì con interventi strutturali e duraturi soprattutto in ambito sanitario. La nostra concretezza di imprenditori, però, è concentrata su quello che bisogna fare subito! Adesso vogliamo guardare al presente e al futuro senza pregiudizi e sterili polemiche e proteste, arriverà – annota – anche il tempo di capire cosa non è andato e quindi diremo la nostra attribuendo le responsabilità sia alla gestione commissariale della sanità che alle decisioni o meglio le incertezze decisionali della politica».

« Gli effetti di questa ulteriore chiusura delle attività di ristorazione – ha proseguito il presidente Aceto – si faranno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, e le aziende come le innumerevoli testimonianze che ogni giorno raccogliamo, sono davvero in grande difficoltà con perdite economiche notevoli, svantaggio competitivo e difficoltà a programmare l’attività».

Da qui, la richiesta di azioni immediate al Governo e alla Regione Calabria da parte di Coldiretti che, tuttavia, lancia una sfida: «un impegno straordinario per fare uscire entro le due settimane previste la nostra regione dalla zona rossa. Questo va fatto al di la delle divisioni politiche, con ragionevolezza e determinazione, per salvaguardare le basi economiche della Calabria. Staremo a vedere! Una cosa è certa: l’agricoltura non si ferma e  le imprese agroalimentari continueranno a fare la loro parte». (rrm)

Coldiretti Calabria: con l’emergenza in corso a forte rischio il settore florovivaistico calabrese

Coldiretti Calabria, attraverso la testimonianza di due imprenditori del settore florovivaistico calabrese della Coldiretti, ha voluto denunciare la sofferenza e il rischio di chiusura che il comparto sta affrontando.

Si tratta di Francesco Iantorno, responsabile amministrativo dell’azienda Florovivaistica Cavalieri &Papajanni srl di Bisignano (CS), 35 ettari in serre/vetro, e Andrea Santacroce, presidente della coop. Florencia di Pizzo Calabro (VV), 36 ettari di cui 20 coperti in serra. Due delle maggiori aziende calabresi strutturate, molto spinte, con produzioni biologiche, che esportano e hanno (meglio dire avevano) un florido mercato nazionale.

«Il settore florovivaistico calabrese – hanno dichiarato Iantorno e Santacroce – è in grande sofferenza e a rischio chiusura; è stato fortemente penalizzato dal lockdown per Covid-19, avvenuto proprio nei mesi primaverili in cui le aziende realizzano la parte più consistente del fatturato, ma nel quale hanno anche  spese notevoli per il riscaldamento delle serre. A distanza di mesi, la perdita secca subita dalle aziende calabresi del comparto è rilevante, sicuramente sopra il 40% e questo a costi invariati».

«Il comparto in Calabria – hanno spiegato – conta su numeri significativi, una forte innovazione, una capacità di penetrazione dei mercati e assicura lavoro a qualche migliaio di lavoratori tra stagionali e fissi, oltre l’indotto. Le aziende nella nostra regione sono oltre 160, tra grandi, medie e piccole e generano un valore alla produzione che nel 2019 si era attestato a circa 73milioni di €uro».

«Nel 2020 il calo – ha confermato Iantorno – è stato fino ad adesso e per quanto ci riguarda di oltre il 20%. Nei tre mesi primaverili – spiega – abbiamo letteralmente buttato fiori per un valore di 1,8milioni di €uro con un’inevitabile contrazione delle giornate lavorative. Ricordo, che diamo lavoro a 200 famiglie».

Andrea Santacroce descrive una situazione ancora più pesante, con una perdita del 50% che ha comportato un taglio per ora sulla  manodopera del 40% sui 120 lavoratori che l’azienda assume.

«Se le cose proseguiranno così – ha spiegato – siamo destinati a chiudere, anche perché siamo nell’incertezza più assoluta e in questo lavoro c’è bisogno di programmare».

«La regione Calabria – ha ricordato Coldiretti – per venire incontro alle aziende florovivaistiche causa emergenza COVID, ha strutturato la Misura 21 del Psr Calabria 2014-2020  che ha concesso premi forfettari alle aziende in crisi di alcuni comparti tra i quali quello florovivaisitico. Hanno avanzato domanda complessivamente 141 aziende (13 non ammesse)».

«Si tratta – ha confermato Iantorno – di 7mila €uro, una cifra insignificante che utilizzeremo per offrire il caffè ai clienti».

Simile è il commento di Santacroce che parla di pannicelli caldi e privi di significato. «E allora cosa bisogna fare? Le indicazioni sono precise: far slittare, ancora per qualche anno, il pagamento dei mutui  bancari e ripianare le passività perché questo genera liquidità. I mutui che abbiamo – aggiungono – servono per coprire le perdite e quindi senza un sostegno immediato non ce la possiamo fare».

«Se non si interviene con un sostegno immediato – ha dichiarato Santacroce – la situazione si aggraverà anche sul fronte dei livelli occupazionali».

A questo proposito, chiedono anche un credito d’imposta sulle perdite. «I nostri competitor olandesi – ha aggiunto Iantorno – sono stati aiutati moltissimo dallo Stato mentre, per quanto ci riguarda, abbiamo avuto dall’Agenzia dell’Entrate 40mila €uro».

«A forte rischio c’è il futuro di un settore chiave e in decisa espansione del Made in Calabria agroalimentare, commenta Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria –. Il florovivaismo è stato particolarmente colpito dal lockdown, è stato l’unico settore a subire il blocco della commercializzazione e risente ancora delle forti limitazioni per feste e cerimonie. Dovrebbe essere destinatario di maggiore attenzione e aiuti specifici. Per quanto ci riguarda continuerò a battermi per un provvedimento regionale sulla ristrutturazione finanziaria delle imprese con un ammortamento trentennale».

«Questa – ha concluso – è la madre di tutte le nostre battaglie». (rrm)

Coldiretti Calabria: arriva il vino novello, ma la produzione in Calabria è diminuita

Nonostante le circa 12mila bottiglie di vino novello che quest’anno sarà prodotto in Calabria, Coldiretti Calabria ha specificato che, purtroppo, sono in diminuzione rispetto all’anno scorso, che aveva registrato una produzione di 18 mila bottiglie.

«Sono ottenute – ha spiegato Coldiretti – dalla vendemmia 2020 che sancisce il primato mondiale italiano e la vittoria nella sfida delle vigne con la Francia, anche se le misure anti pandemia con bar e ristoranti chiusi alle 18 freneranno i brindisi che, però, saranno fatti a casa dai cittadini-consumatori, che accompagneranno il novello con i prodotti dell’autunno, in particolare funghi e castagne, ma che si abbina bene anche a salumi e formaggi».

«Il permesso di stapparlo – ha reso noto Coldiretti – è scattato a livello nazionale da oggi 30 ottobre, in pieno coprifuoco anti coronavirus. Questo è l’introduzione in attesa dei prestigiosi vini calabresi che si stanno affermando sempre di più sul mercato, e che quest’anno registrano un’altra buona annata in qualità».

«Il novello – ha spiegato Coldiretti – è il vino che sancisce da sempre l’avvio delle visite nelle cantine e delle iniziative di promozione del mondo delle vigne e delle bottiglie Made in Italy ma, che quest’anno, rischia di essere pesantemente penalizzato dall’emergenza coronavirus con l’ultimo Dpcm che vieta sagre e fiere, rassegne e incontri e limita l’attività della ristorazione».

«Il déblocage tricolore – ha sottolineato la Coldiretti – arriva in anticipo di tre settimane rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese che si potrà invece assaggiare solo a partire dal 19 novembre 2020. Leggero e con bouquet aromatico, il “vino da bere giovane” deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione fondato sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni per un vino delicato che di solito si attesta sugli 11 gradi ma che può raggiungere anche i 12. La nostra produzione si basa da sempre su uve di qualità Doc e Igt, registrando negli anni un’espansione per poi ritagliarsi, negli ultimi anni, una stabile nicchia di consumo. Questi vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del novello vengono oggi spesso utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, ideali per gli aperitivi, ma che non presentano problemi di durata».

«Il novello – ha spiegato ancora Coldiretti – con la tecnica della macerazione carbonica che è più costosa di circa il 20 % rispetto a quelle tradizionali, è un vino dallo stile “spremuto e bevuto” con una limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo nell’arco di 6 mesi».

«La tradizione – ha concluso Coldiretti – vuole che l’apertura del novello si festeggi a San Martino, l’11 novembre, giorno in cui da sempre i contadini chiudono la stagione dei raccolti e fanno il bilancio di un anno di lavoro». (rrm)

Coldiretti Calabria: arrivano le prime castagne, in aumento raccolto e qualità

La stagione delle castagne, in Calabria, è lanciata in avanti, grazie anche al clima delle scorse settimane che ha favorito la maturazione.

Una buona soddisfazione ai raccoglitori, che archiviano al passato il ricordo degli “anni bui” del cinipide galligeno, il fitofago che aveva decimato, per anni, la produzione dei frutti resi da quello che Giovanni Pascoli definì “italico albero del pane”. La situazione, quindi, si presenta omogenea e di buona qualità con piante resistenti quasi come in fase pre-cinipide, in tutte le aree della regione, ad eccezione di piccole zone che hanno sofferto siccità e maltempo”.

A renderlo noto sono Maria Antonietta Mascaro castanicoltrice nel Reventino e delegata Regionale di Donne Impresa e Francesco Mancuso, delegato giovani impresa Cosenza dell’azienda Pascuzzo Rosa nella zona del Savuto. Se la produzione nazionale è in crescita e di qualità, superiore ai 35 milioni di chilogrammi, anche la Calabria registra un trend in aumento tra il 20/25% rispetto allo scorso anno che si può dire sia stata l’annata della ripartenza dopo la terribile situazione castanicola calabrese flagellata, a partire dal 2009, dal temibile cinipide galligeno che ne aveva quasi azzerato l’intera produzione regionale, con il rischio di compromettere i maestosi paesaggi collinari e montani oltre che la stessa tenuta idrogeologica dei territori.

«Oggi, lentamente, grazie anche all’azione e l’impegno di valenti agronomi dell’Arsac – ha sottolineato Franco Aceto presidente di Coldiretti Calabria – la situazione è senza dubbio migliorata con una capillare difesa biologica realizzata attraverso la diffusione dell’insetto Torymus sinensis, che è un antagonista naturale del cinipide. Di pari passo alla lotta biologica gli agricoltori, attraverso specifici eventi che abbiamo organizzato, hanno svolto interventi colturali necessari per ridare respiro ad una castanicoltura in crisi, focalizzando l’attenzione sulla tecnica della potatura del castagno e sui principi fisiologici che la governano».

«Ora – ha aggiunto Coldiretti – il problema riguarda gli effetti del coronavirus sul mercato. La chiusura di fiere e sagre colpisce pesantemente un consumo molto emozionale, legato allo stare insieme e alla convivialità all’aria aperta, anche se si registra un aumento dei consumi da parte delle famiglie. La castagna, prevalentemente, è un prodotto da evento e si rischia una guerra dei prezzi, anche alla luce della grande quantità di prodotto presente sul mercato europeo. Il rischio è quello di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere spesso spacciate per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori. Da qui la richiesta di Coldiretti di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte, incredibilmente, tricolori».

«Ancora peggiore – ha proseguito Coldiretti – è la situazione dei trasformati, per i quali non vi è l’obbligo di etichettatura di origine e per le farine di castagne che, non avendo un codice doganale specifico, non è neppure dato a sapersi quante ne vengano importate. Comunque la Coldiretti consiglia i consumatori a prestare attenzione alla qualità e suggerisce di ricorrere a un più genuino fai da te casalingo per garantirsi un prodotto fresco, sicuro e a costi accessibili. Meglio allora frequentare i mercati degli agricoltori di Campagna Amica o acquistare direttamente dai nostri produttori per fare acquisti di qualità e apprezzare e riscoprire la biodiversità delle varietà delle castagne calabresi». (rrm)