SANITÀ, PROPOSTA ANCORA UNA PROROGA
PER IL COMMISSARIAMENTO DI OCCHIUTO

L’ipotesi di una ulteriore proroga del commissariamento della sanità in Calabria, affidato al Presidente Roberto Occhiuto proposta con un emendamento dal sen. Claudio Lotito potrebbe diventare un autogol, per restare in ambito di calcio (visto che Lotito è il patron della Lazio). Per una serie di ragioni: da un lato – apparentemente – si potrebbe interpretare come un consenso al lavoro fin qui svolto (e quindi è necessaria una proroga), dall’altro può significare che la politica si arrende all’ineluttabilità di una sanità “commissariata” sine die in Calabria. E se così fosse, non sarebbe una buona notizia per i calabresi che hanno diritto – dopo anni di illusioni e imperdonabili trascuranze – a una sanità degna di quasto nome. Pur avendo fior di professionisti nel campo medico-ospedaliero e di specialisti sparsi tra università e centri privati, la salute dei calabresi non gode di “buona salute” perché una volta mancano gli strumenti (o sono obsoleti e non sono mai entrati in funzione), un’altra volta mancano i farmaci, le attrezzature, i dispositivi, etc. Così non può continuare, anche se – per la verità – l’impegno del Presidente è lodevole quanto gravoso.

Nei giorni scorsi, la consigliera regionale Amalia Bruni (ricercatrice ed ex direttrice dell’Istituto di Neurogenetica di Lamezia Terme) ha ricordato le sue tante sollecitazioni (già durante la campagna elettorale di due anni fa) perché del debito sanitario calabrese se ne facesse carico l’Esecutivo («serve un patto forte con il Governo. Il commissariamento ha prodotto danni. Sul debito prodotto dai commissari non possono rispondere i calabresi, se ne deve occupare il Governo», e lo ha ribadito:  «Bisognava quantizzare il debito e d’accordo col governo nazionale stabilire la parte da pagare che spettava ai calabresi, mentre il resto accumulato in quetsi anni di gestione commissariale sarabbe stato a carico dello Stato».

Adesso, i consiglieri dem di Palazzo Campanella stigmatizzano ancor di più la situazione in una nota abbastanza “feroce”: « Mentre il ministro Schillaci osannava in Cittadella il nuovo corso della sanità calabrese capace di poter conquistare a breve l’uscita dal commissariamento, il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia Claudio Lotito depositava un emendamento con l’approvazione del quale si arriverebbe alla proroga di un altro anno del decreto Calabria. E seppure anche Lotito ha sottolineato presunti progressi fatti nella gestione della sanità calabrese, di fatto si prosegue con una legge emergenziale ad hoc che significa esattamente il contrario dell’uscita dal commissariamento e la necessità per la Calabria di essere ancora sotto la supervisione del governo centrale. In buona sostanza Roberto Occhiuto, che pure ha ottenuto i poteri di Commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario, che erano mancati ai suoi predecessori, ha fin qui fallito. Per la maggioranza di centrodestra, evidentemente, permane ancora l’incapacità della Regione Calabria e del commissario Occhiuto di legiferare in materia».

Secondo i consiglieri del gruppo regionale dem, «Le notizie apprese a mezzo stampa evidenziano come il senatore Lotito, incaricato dalla Calabria e dal collega di partito Occhiuto, arriva in soccorso con un emendamento che per l’intero 2024 prevede la proroga delle leggi speciali ed emergenziali per la Calabria. E seppure potrebbe esserci anche qualche risvolto positivo da questa proroga, è chiaro che nessun progresso è stato fatto fin qui e che ci troviamo davanti alla situazione di sempre: bocciatura per la sanità calabrese, perché la proroga del decreto riconsegna ad Occhiuto poteri speciali allungando i tempi del commissariamento perché fin qui, è evidente, il governatore non è stato in grado di rispettare il cronoprogramma per fare uscire la Calabria dalla gestione commissariale«.

Detto in altri termini – spiegano ancora i consiglieri dem – «è Occhiuto che non ha fatto “i compiti a casa” e per tramite di Lotito fa chiedere al governo un altro anno di decreto Calabria.  Nell’emendamento si legge che la situazione dei Lea non è gestibile dalla Calabria, che l’erogazione dei servizi minimi è in alto mare e che, soprattutto, le Aziende sanitarie ed Aziende ospedaliere possono continuare ad essere governate da commissari senza dover attingere dalle graduatorie per direttori generali. Se non è una bocciatura politica e generale della gestione della sanità calabrese questa, davvero non sapremmo come altro interpretare l’emendamento Lotito. E vi è pure di più: l’ammissione di un gravissimo errore per quanto riguarda l’impignorabilità per Asp e Aziende ospedaliere sommerse dai debiti. Pesantemente ripresi anche dall’Unione europea – conclude la nota del gruppo del Pd – governo centrale e regionale altro non hanno potuto fare che correggere ed eliminare l’impignorabilità “fraudolenta” fin qui mantenuta in vita per le  Asp. A conti fatti l’emendamento Lotito, utilizzando termini calcistici a lui cari, è un “gol a porta vuota” per l’allungamento sine die del commissariamento della sanità calabrese».

Dal canto suo, il Presidente Occhiuto sbandiera come un grande successo il maxi bando di concorso per la selezione di 263 medici da destinare all’area dell’emergenza di urgenza intra ed extra ospedaliera in tutte le aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria: per la prima volta in Calabria – a quanto pare – ci sono più domande che posti a disposizione (i concorsi prima andavano quasi deserti). In effetti, sono pervenute 443 domande, a dimostrazione della forte attrattività del bando e della capacità del territorio – dice Occhiuto – e della sanità calabrese di richiamare l’attenzione di tanti giovani medici, abituati oggi a percorsi lavorativi troppo incerti, e pertanto alla ricerca di contratti stabili.

Secondo il Presidnete Occhiuto, il successo del concorso – uno die più grandi del Paese – è anche merito della chiarezza del percorso del bando», le cui prove indizieranno tra una ventina di giorni.  Sono disponibili 53 posti per anestesisti (90 le domande pervenute), 1 posto in neuro radiologia (12 domande pervenute), 9 in cardiologia (77 domande pervenute), 39 in ortopedia (24 domande), 16 in neurologia pe ril trattamento degli ictus (41), 145 per medicina d’urgenza (189). (rrm)

L’OPINIONE / Annamaria Artese: Dai vertiti del PD silenzio su commissariamento di Rende

di ANNAMARIA ARTESE – Mai come in questo momento storico nella politica calabra la parola donna è sinonimo di coraggio delle proprie idee.

Basti pensare che rispetto all’accanimento giudiziario che ha travolto la città di Rende, solo due donne hanno espresso un pensiero che si discosta dal coro: l’onorevole Simona Loizzo ed Enza Bruno Bossio. Una nota politica che ai ben pensanti sembrerà trasversalmente stonata, ma che, di fatto, restituisce l’idea di quanto coraggio serva oggi per difendere valori e principi che non possono essere arbitrariamente disattesi.

L’onorevole Loizzo, in occasione di un evento a Villa Rendano, senza mezzi termini ha dichiarato quanto aver commissariato Rende, proprio nel momento di massima crescita e sviluppo, sia stata azione incomprensibile e assurda. Sull’opposto fronte politico Enza Bruno Bossio in questi mesi, ha ribadito il suo garantismo di sostanza distinguendosi da chi all’interno del suo gruppo politico per l’ennesima volta non ha preso posizione dinanzi a tali storture.

Mi sarei aspettata un interrogazione parlamentare da parte del nostro segretario regionale, nonché deputato, ma il suo silenzio mi ha confermato quanto il coraggio sia qualità assai rara. Solo un silenzio assordante, una inerzia che poco si confà alla storia di un partito che mai come in questo particolare momento storico avrebbe tanto da dire e soprattutto in una terra come la nostra che sempre più velocemente retrocede pericolosamente.

Una rinnovata classe dirigente, aderente ai comuni principi di correttezza e coerenza è ciò che continuo ad auspicare si realizzi ed è ciò che mi ha spinto ad accettare di divenire segretario del circolo rendese del PD: una richiesta giuntami da più parti in un momento molto difficile e che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rappresentare una soluzione unitaria ai frastagliamenti in seno al partito.

Oggi, mi ritrovo, mio malgrado, a svolgere il mio lavoro di segretario in completa solitudine, se non addirittura ostracizzata dai soliti personalismi e dalle divisioni che avremmo già da tempo dovuto superare.

La solidarietà in questo contesto non è mai scontata, così come non è scontato prendere posizioni chiare, anche a costo di rischiare, quando si è sicuri non solo delle proprie posizioni, ma, soprattutto, del ruolo che si investe e di chi si rappresenta.
Lavorare al bene comune della nostra città e non solo: su questo siamo chiamati a misurarci. Tutti, nessuno escluso. È una questione morale prima che politica.

Oggi, più che mai, so di rappresentare chi mi ha votato, chi ha visto in me quel cambiamento necessario e non più rimandabile.
Continuerò a dar voce a quella parte di PD dialogante e capace di costruire un futuro che sia espressione di più voci nel segno del rinnovamento e della unità capace di far voltare finalmente pagina al nostro partito, cancellando per sempre i vecchi schemi e meccanismi logoranti.

Magari è proprio dalla prospettiva di genere che bisognerà ripartire per rivendicare una democrazia effettiva non di facciata e soprattutto coraggiosa. (aa)

[Anna Maria Artese è segretario del Circolo Pd di Rende]

Profiti (Azienda Zero): Dieci anni di Commissariamento sono innaturali

«Dieci anni di commissariamento sono qualcosa di innaturale, avrebbero annichilito qualunque sistema sanitario, a maggior ragione un sistema tra i non più robusti d’Italia». È quanto ha dichiarato Giuseppe Profiti, commissario di Azienda Zero nel corso di un’iniziativa organizzata dall’Aned di Catanzaro.

«Il commissariamento – ha spiegato il commissario di Azienda Zero – nasce per il rientro dal disavanzo, un disavanzo che ormai da due anni non c’è più. La Calabria ha fatto i conti con il passato, ha ripianato i suoi disavanzi, adesso ha un avanzo nel 2021: si tratta ora di decidere come impiegarlo per restituire servizi sanitari ai calabresi che ne sono stati privati in questi anni».

«Gli addetti ai lavori hanno il sospetto che in realtà questo gigantesco debito non sia come è stato narrato ma possa essere ben diverso. Non so fino a che punto sia un sospetto e valutazioni tecniche o un desiderio, certo questo significherebbe liberare tante risorse per il sistema. Anche in questo caso aspettiamo ancora qualche mese», ha detto Profiti in merito al debito.

Sul tema della carenza di personale, il commissario ha riferito che ci sarà un «pacchetto che costituirà la manovra di autunno».

«Diciamo che per la prima decade di ottobre – ha spiegato ancora – si possa dare al presidente la possibilità di presentare un pacchetto organico di misure che inserisca i cubani all’interno di una manovra un po’ più complessiva, fatta di interventi strutturali, quindi destinati a risolvere i problemi anche nel medio lungo periodo – come i concorsi, concorsi a tempo indeterminato e stabilizzazioni – e una serie di misure estemporanee che ci devono consentire di far fronte a situazioni contingenti in Calabria come nel resto d’Italia legate all’improvvisa carenza di medici di cui ci siano accorti nel post covid, in Calabria come in tutte le altre regioni». (rcz)

 

 

Cannizzaro (FI) al sottosegretario Costa: Velocizzare stop al commissariamento

Il deputato reggino Francesco Cannizzaro, ha ribadito al sottosegretario della Salute, Andrea Costa, la necessità dello stop al commissariamento della sanità calabrese e il riconoscimento dell’Irccs al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.

Qui per due giorni di incontri istituzionali, affiancato da Cannizzaro, promotore della visita, Costa ha voluto conoscere nel dettaglio la situazione dell’Asp e del Grande Ospedale Metropolitano, incontrando medici, personale sanitario e dirigenti. A questo fine si è tenuta una riunione generale insieme ai vertici aziendali, durante cui ciascuno per le proprie competenze settoriali ha illustrato lo stato dell’arte. Spazio soprattutto alle parole di chi amministra, quindi Jole Fantozzi, Commissario dell’Azienda Ospedaliera, ed a Gianluigi Scaffidi, Commissario dell’Asp. 

Tutti d’accordo sulle enormi limitazioni e contraddizioni dettate dal Commissariamento, in netto contrasto con i piani di sviluppo aziendale e con le emergenze imposte dalla pandemia. In primis la carenza di personale, in deficit di almeno 700 unità. 

 

Il Sottosegretario ha voluto, principalmente, ascoltare e quindi prendersi carico delle istanze pervenute dagli esperti del Gom e dal deputato reggino Cannizzaro, il quale più volte ha portato all’attenzione del Parlamento la questione sanità calabrese. Non soltanto per difetti, ma anche per pregi. Esempi virtuosi si trovano in diversi reparti dell’Ospedale reggino, per alcuni dei quali appunto è stato da tempo avviato l’iter per l’ottenimento dello status di Irccs., che segnerebbe un cambiamento fondamentale sia dal punto di vista economico sia logistico per i “Riuniti” di Reggio e più in generale per la Calabria. Una regione ogni anno chiamata a sborsare circa 350 milioni di euro per la migrazione sanitaria dei suoi pazienti, stanchi a loro volta di vedere spesso negati basilari diritti alla salute.

Andrea Costa nel prendere appunti su tutte le richieste inoltrate dai vertici sanitari reggini, ha assicurato che lo Stato è vicino a tutti territori, soprattutto quelli non al passo coi tempi.

Ripartire dalle eccellenze e dai punti di forza che anche qui trovo è stato il leitmotiv del Sottosegretario, nel corso del sopralluogo.

Obiettivo: ridare dignità alle strutture, ai pazienti ed agli operatori calabresi, restituendo la gestione del settore a chi ne è territorialmente competente, quindi la Regione. Basta uomini imposti dall’alto che nulla hanno a che fare con la Calabria o con la Salute.

Dopo la lunga riunione presso l’ufficio del Commissario straordinario Jole Fantozzi, un pit-stop al Centro vaccinale ospitato dal vicino Consiglio regionale, dove ad accoglierlo c’era il presidente Giovanni Arruzzolo. Il Sottosegretario si è detto «felice di vedere molti giovani ad operare per il prossimo con il sorriso sulle labbra», soffermandosi a chiacchierare con alcuni di loro prima di andar via proseguendo con gli incontri istituzionali in agenda. (rrc)

L’OPINIONE/ Rubens Curia: L’importanza per la Calabria della Sentenza 168 / 2021 della Corte Costituzionale

Di RUBENS CURIA – Leggendo la puntuale sentenza del giudice Antonini, si avverte la preoccupazione di voler impedire il cronicizzarsi di una condizione di crisi che porta a stabilizzare: la sospensione degli ordinari meccanismi di responsabilità politica e del relativo potere di controllo degli elettori locali;  l’incremento della pressione fiscale( che noi calabresi ormai da molti anni conosciamo); il venir meno delle garanzie dei Lea; il principio di eguaglianza dei cittadini.

Inoltre, “il giudice delle leggi” ci ricorda che, dal 2014, un “funzionario dello Stato” gestisce il “Piano di rientro dal debito”, e che è un unicum nel panorama nazionale che in una Regione vi sia “un più che decennale commissariamento della sanità”.

Qualora ciò non fosse sufficiente, l’Avvocatura dello Stato ha delineato nella fase dibattimentale, richiamata nella sentenza, l’allarmante quadro della sanità calabrese con particolare riguardo a; Rete Ospedaliera; Rete Perinatale; Rete Oncologica; Assistenza Territoriale; Stato dei pagamenti delle Aziende Sanitarie; Gestione del personale; Contabilità Analitica; Programma Operativo per la gestione della emergenza Covid 19.

Il magistrato chiosa l’analisi impietosa dell’Avvocatura commentando: «Nonostante il lungo Commissariamento».

Ancora, nella sentenza si afferma che: «Non appare ragionevole, ed insieme è lesivo delle evocate competenze regionali costringere l’autonomia regionale fino a tutto il 2023 al solo proseguimento della soggezione al potere sostitutivo statale, escludendo quindi l’ipotesi che questa( la Regione) possa recuperare il ruolo che le è proprio».

Insomma, anche la Corte Costituzionale decreta il fallimento dello strumento del Commissariamento statale e l’abnorme procrastinarsi dello stesso.

Interpretando, inoltre, la sentenza appare evidente che, con il potere assoluto del Commissario ad Acta viene conculcato il principio normativo della “leale collaborazione” che deve esserci tra Commissario e Regione, infatti la sentenza invita la Regione ad elaborare un “Nuovo Piano di rientro”che dovrà essere approvato dallo Stato.

Pertanto, non più una Regione che esegue, ma che disegna, da protagonista, una nuova organizzazione della sanità; questa è, a mio parere, un’importante occasione per noi calabresi( Istituzioni, Attori Sociali, Sindacati e Operatori del settore) per scrivere, finalmente, una riforma organizzativa ed etica della sanità, perdere questa opportunità sarebbe un grave errore. (rc)

Il presidente f.f. Spirlì: Stop a commissariamento della Sanità in Calabria

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha ribadito che «la Calabria non ha alcuna intenzione di restare sotto la botta di un inutile commissariamento che ha devastato la sanità in questi undici anni e che ha gonfiato in maniera mostruosa il debito sanitario».

«Sulla base di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, credo che oggi non ci siano più giustificazione per farlo sussistere». ha aggiunto Spirlì, nel corso della visita, in Calabria, del sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, accolto in Cittadella regionale alla presenza del commissario ad acta, Guido Longo, e del direttore generale del Dipartimento Tutela della Salute, Giacomo Brancati.

Di seguito, il presidente Spirlì ha accompagnato il sottosegretario Costa durante i sopralluoghi nell’hub vaccinale di Catanzaro Lido e nell’ospedale universitario Mater Domini di Germaneto.

«Ringrazio il sottosegretario Costa che oggi – ha aggiunto Spirlì – ha potuto verificare di persona quanto la debole sanità regionale abbia saputo rispondere alle urgenze e alla necessità dei calabresi. I cittadini innocenti non devono pagare le colpe dei corsari della sanità, che hanno devastato questa regione, e degli scafisti sanitari che continuano a rapire pazienti calabresi per portarli in altre regioni, a danno della nostra sanità. Sono soddisfatto di quello che oggi abbiamo potuto presentare al Governo, che si sta rendendo conto di quanta fatica possano fare i nostri sanitari e chi amministra questo settore nella nostra regione».

«Lo stop al commissariamento – ha dichiarato ancora il presidente – deve essere definitivo e avvenire rapidamente. Ritengo che, in tempi brevi, il Mef, prima di tutti gli altri ministeri, debba alzare bandiera bianca. Ha sbagliato in tutto, soprattutto nella mancanza di controlli. Se la Calabria ha commesso errori, sicuramente il Mef è il loro padre, perché non ha controllato o non ha saputo controllare. Oggi insistere con il commissariamento significherebbe essere consapevolmente colpevoli. Quelle stanze e quegli inutili tavoli che si sono succeduti in questi anni devono riconsegnare ai calabresi la gestione della sanità. Sarebbe molto grave un comportamento contrario».

La mia presenza oggi – ha affermato Costa – vuole testimoniare la vicinanza dello Stato ai territori e alle Regioni che, in questi mesi difficili, hanno affrontato una situazione drammatica, talvolta senza mezzi adeguati. La mia presenza è anche per ringraziare tutto il nostro personale del servizio sanitario nazionale, che ha gestito in prima linea la pandemia e continua col piano di vaccinazione a darci un sostegno indispensabile».

«Credo che la pandemia – ha aggiunto – ci abbia insegnato come, di fronte alle grandi sfide, ci sia bisogno di un lavoro di squadra in cui ognuno può e deve dare un contributo straordinario. Sono rimasto colpito positivamente dal centro vaccinale che abbiamo visitato, dove ho riscontrato una grande organizzazione. Questo è l’elemento che mi porto a Roma, nella consapevolezza che, fortunatamente, i cittadini stanno comprendendo quanto sia importante la vaccinazione».

«I numeri della Calabria sulla vaccinazione – ha concluso il sottosegretario – sono positivi, in linea con i dati nazionali. Ringraziamo per questo in primis la Regione e tutti coloro che hanno collaborato in questo percorso condiviso: personale sanitario, volontari, associazioni. Ognuno è stato messo nelle condizioni di essere protagonista». (rcz)

Siclari scrive ai parlamentari calabresi: lavoriamo uniti per difendere diritto alla salute dei calabresi

Il senatore di Forza Italia, Marco Siclari, ha scritto una lettera indirizzata a tutti i parlamentari eletti in Calabria, rappresentanti di tutti i partiti, per «invitarli a condividere un percorso istituzionale, fuori ed al di là degli schieramenti politici, per affrontare e risolvere l’emergenza sanitaria in Calabria che ha raggiunto livelli di massima allerta».

«Di fronte ad una politica nazionale – ha spiegato il senatore Siclari – che non ha saputo o voluto risolvere i problemi della sanità calabrese, occorre uno scatto di orgoglio e di dignità che deve partire proprio dai massimi rappresentanti elettivi del territorio. In particolare, mi sono rivolto ai 19 Parlamentari del Movimento Cinquestelle che sommano il 61,29% della rappresentanza complessiva della regione. Si è veramente toccato il fondo, per quanto riguarda i diritti dei calabresi».

«Non possiamo seguire strade diverse – ha aggiunto – per ragioni di schieramento o di partito, in particolar modo, di fronte al diritto fondamentale alla salute, oggi, “cancellato” in Calabria per diverse ragioni. L’emergenza sanitaria in Calabria dura da decenni ormai, è certificata dal commissariamento, dal piano di rientro ed oggi è aggravata dalla pandemia Covid, un’emergenza nell’emergenza».

Il senatore forzista, dunque, ha proposto lo sto al commissariamento della Sanità in Calabria «da giugno 2021 indipendentemente da chi vince le prossime elezioni regionali» e la nomina condivisa di un nuovo commissario, «che abbia esperienza dimostrata sul campo delle emergenze nazionali e che guidi la sanità calabrese nel periodo Covid-19 e fino all’uscita dal commissariamento (giugno 2021)».

«L’obiettivo primario – ha spiegato Siclari – è il diritto alla salute e dare risposte ai calabresi, piccoli e grandi. Oggi, più di prima, tutti i politici devono, portare al petto, un’unica spilla che è quella della ‘speranza dei calabresi’, e lavorare per i loro diritti. Hanno condiviso il mio invito tutti i parlamentari di centrodestra, i senatori Giuseppe Mangialavori e Fulvia Michela Caligiuri ed i deputati Roberto Occhiuto, Maria Tripodi, Wanda Ferro, Domenico Furgiele, Francesco Cannizzaro e Sergio Torromino».

«Spero – ha auspicato Siclari – che anche i Parlamentari calabresi, che sostengono la maggioranza di governo, condividano il percorso proposto e, stando anche alle dichiarazioni pubbliche di alcuni esponenti del Movimento Cinquestelle, nutro molte speranze che sulla sanità in Calabria si posa fare fronte comune».

«Mi attendo – ha proseguito il senatore – una telefonata dai parlamentari calabresi rappresentanti dei partiti di maggioranza per organizzare un incontro, e verificare  se ci sono le condizioni per discutere insieme del diritto alla salute che manca da oltre un decennio ai calabresi, bambini e adulti che siano».

«Sarà una grande dimostrazione di amore e di senso di appartenenza – ha sottolineato Siclari – verso il nostro territorio e di attenzione verso l’appello più volte fatto dal Colle che chiede il dialogo tra le diverse componenti politiche».

«Se riusciremo a confrontarci su questo importante tema – ha concluso – la Calabria riuscirà a dimostrare, per la prima volta nella storia, a tutto il Paese, che siamo i primi a compattarci di fronte alla necessità di un’intera popolazione e dei più bisognosi».

La lettera

Cari Colleghi,

ritengo opportuno e doveroso scrivere, a ciascuno di Voi, in questo momento drammatico che sta attraversando la nostra regione e tutti i cittadini calabresi. Vi invito a condividere un percorso istituzionale, fuori ed al di là degli schieramenti politici: la nostra terra è stata penalizzata per decenni dalla stessa classe politica calabrese che, nella maggioranza dei casi, ha peccato per scarso peso politico nazionale o peggio per una visione personale, egoistica e clientelare che ha sacrificato il”merito”ed il”bene comune”delle famiglie, degli anziani e dei adolescenti nostri conterranei; ma, oggi, è evidente a tutti che è stata abbandonata, anche da uno Stato, incapace di “considerare i calabresi figli della stessa Nazione”. Uno Stato che non ha voluto, attraverso i propri uomini, dare fiducia ai nostri territori e programmare il rilancio e lo sviluppo della Calabria e, purtroppo, dobbiamo ammetterlo con dolore, spesse volte, anche privo della reale volontà politica di far uscire dal pregiudizio negativo verso la Calabria e i calabresi.

Oggi siamo chiamati ad uno scatto di orgoglio e di dignità, per primi noi che siamo i massimi rappresentanti elettivi dei cittadini calabresi che ci hanno votato per una giusta voglia di rinnovamento, preferendo, rispetto ad una “vecchia” e consolidata classe politica i giovani ed alla prima esperienza, rispetto ai partiti storici e tradizioni le forze nuove. In particolare

mi rivolgo a ciascun collega del Movimento Cinquestelle che siete la stragrande maggioranza ben 19 Parlamentari, 7 Senatori e 12 Deputati e il 61,29% della rappresentanza complessiva della regione.

Seguo, come ciascuno di Voi, da vicino le sorti della regione più bisognosa in Europa, e approfondisco in modo attento le dinamiche sanitarie legate alla difficile pandemia in quanto medico specializzato in questa materia, me ne occupo politicamente da Capogruppo in Commissione Salute in Senato per il mio partito eletto, oltretutto, in un collegio dove l’assistenza sanitaria, come risaputo, peggiora di anno in anno nonostante i notevoli e preziosi sforzi da parte dei colleghi medici e operatori e tecnici sanitari.

So bene che la Costituzione ci vuole rappresentanti di tutta la Nazione, una ed indivisibile e che dobbiamo esercitare il nostro mandato senza alcun vincolo territoriale, politico, partitico, ma oggi non possiamo neanche più finta di niente. Si è veramente toccato il fondo per quanto riguarda i diritti dei calabresi. Non possiamo seguire strade diverse, per ragioni di schieramento o di partito, in particolar modo, di fronte al diritto fondamentale alla salute, oggi, “cancellato”in Calabria per diverse ragioni. L’emergenza sanitaria in Calabria dura da decenni ormai, è certificata dal commissariamento, dal piano di rientro ed oggi è aggravata dalla pandemia COVID, un’emergenza nell’emergenza.

Il mio invito è quello di percorrere, nell’interesse della Calabria e dei Calabresi e solo al fine di poter guardare in faccia ciascuno dei nostri corregionali e dei nostri elettori, avendo la coscienza serena di aver fatto di tutto per garantire cure ed assistenza di livello decoroso ed idoneo a tutelare il bene primario della salute.

Vi chiedo, quindi, di condividere un percorso istituzionale e parlamentare che contempli:1) lo Stop al commissariamento della sanità in Calabria da giugno 2021, indipendentemente da chi vince le prossime elezioni regionali o si trovi a governare l’Italia.

2) la nomina condivisa di un nuovo commissario, che ha esperienza dimostrata sul campo delle emergenze nazionali, per guidare la sanità calabrese, insieme alla triade commissariale, da oggi fino a giugno 2021, periodo dell’emergenza sanitaria Covid-19.

3) l’obiettivo primario di dare risposte ai calabresi per il diritto alla salute.

Premetto che non sarò il candidato a governatore in Calabria, e questo mio invito, accorato e disperato, nasce dalla considerazione che questo sforzo “politico e istituzionale” che dobbiamo ai nostri concittadini meno fortunati, alla memoria dei sacrifici di generazioni e generazioni che hanno lavorato ogni giorno rafforzando la nostra Nazione ed il nostro territorio, a chi oggi si sente solo ed abbandonato dallo Stato, a chi oggi non sogna più, a chi oggi non crede più in se stesso, a chi ama profondamente la propria famiglia ed oggi teme di non riuscire più a trasmettere serenità, a quei genitori che oggi guardano i loro piccoli con timore per un futuro incerto.

Oggi, più di prima, tutti i politici devono, portare al petto, un’unica spilla che è quella della “speranza dei calabresi”e lavorare per i loro diritti.

Lo Stato, nei prossimi due anni, deve fare straordinari sacrifici economici e finanziari per dare respiro al nostro Paese e a tutti gli italiani, consapevole che è l’unico modo per trasmettere alle famiglie la forza necessaria per rialzarsi e tornare a guardare con occhi di speranza il futuro dei nostri figli.

Grazie per avermi prestato attenzione. (rrm)