Astenuti o assenti? Il voto disgiunto e di genere.
Servono modifiche urgenti alla legge elettorale

di SANTO STRATI – Non si è ancora insediato il nuovo Consiglio regionale (manca persino la proclamazione ufficiale degli eletti), ma ci permettiamo di ricordare ai nuovi inquilini di Palazzo Campanella che tra le tante urgenze di questa consiliatura, non va trascurata l’esigenza di “correggere” la normativa elettorale in vigore. Cosa sarebbe successo se, anche in Calabria – come nelle altre regioni – ci fosse stata la possibilità del voto disgiunto? Spieghiamo subito cosa significa: equivale alla facoltà di scegliere il presidente di una coalizione e assegnare il voto ad un’altra lista, non necessariamente della stessa coalizione. Quanti voti in più avrebbero raccolto, singolarmente parlando, i quattro candidati? Non è un dettaglio da poco, basta guardare quanto è avvenuto in Emilia-Romagna. La Calabria, per una di quelle incredibili quanto singolari caratterizzazioni difformi dalla legge elettorale nazionale, ha una legge che esclude questa possibilità. Per non parlare poi del voto di genere: la passata consiliatura – vergognosamente, permetteci di dirlo chiaramente – non ha approvato il progetto di legge avanzato da Flora Sculco (rieletta nel nuovo Consiglio) che prevedeva la parità di genere nel voto. Una legge di poche righe che meritava attenzione e buon senso e invece è stata affossata malamente, proprio prima che finisse la consiliatura. Due aspetti della legge elettorale che vanno presi in considerazione da subito, per non ritrovarci tra cinque anni, da capo a dodici, come si dice. Ovvero, senza voto disgiunto e senza un’adeguata componente femminile in Consiglio. Altra considerazione importante riguarda la soglia di sbarramento dell’8%: il risultato è che il voto di poco meno di 120mila calabresi (a Francesco Aiello e Carlo Tansi9 non trova riscontro nell’agone politico (e parliamo di un percentuale totale del 14,5%). Anche questa, siamo sicuri, è una norma che non merita una revisione in una, auspicabilmente prossima, nuova legge elettorale?

Per introdurre il voto di genere basta un esercizio di ordinaria amministrazione, recuperando il disegno di legge lasciato morire nei mesi scorsi e predisporre una norma che prenda in considerazione entrambe le opportunità. Così, alla prossima consultazione elettorale, al massimo si potrà recriminare “soltanto” sulla scarsa partecipazione dei calabresi al voto: l’affluenza del 26 gennaio 2020 è praticamente identica a quella del 23 novembre 2014, 44 e spicci per cento, quindi bisognerà interrogarsi a lungo perché non si riesce a spazzare via questo disincanto, perché il rifiuto della politica (che coinvolge tutto e tutti, soprattutto le persone perbene e ce ne sono tante) avanza anziché regredire, con lo svecchiamento della popolazione, accrescendo delusioni e amarezza. I giovani devono (e secondo noi vogliono) avvicinarsi alla politica e desiderano essere partecipi. Il fenomeno delle sardine esprime soprattutto il desiderio delle nuove generazioni di tentare di cambiare le cose, in particolar modo in politica, quindi rivela la voglia di essere coinvolti e diventare attori e protagonisti di una qualsiasi svolta.

Il cosiddetto cambiamento che, in realtà, è solo apparente, non c’è, né si profila all’orizzonte. Eppure la Calabria è stata sempre un importante laboratorio politico. Tra i suoi figli annovera grandi protagonisti della politica di alcuni decenni fa (basti ricordare Mancini, Misasi, Gullo, solo per fare qualche nome) che hanno lasciato, in positivo o negativo, un’impronta chiara e indelebile che, peraltro, riconosceva un ruolo a questa terra e ne coltivava le aspettative. Oggi, i giovani e le donne in modo particolare, sono i più delusi di questo modo di far politica e non vanno a votare. Come si fa a far capire loro che, invece, occorre andare alle urne ed esprimere una qualsiasi scelta (anche scheda bianca) quanto meno per dare numericamente un significato di partecipazione. Dare il segno di istanze che non possono venire più disattese.

Il cav. Callipo, che ha annunciato un’opposizione “costruttiva” in Consiglio regionale, ha raccontato durante la campagna elettorale che la sua scelta di scendere in campo è stata determinata da una sincera domanda di un giovane sul perché non ritenesse di doversi impegnare per questa terra. Una bellissima immagine, anche letteraria che potrebbe esser pure frutto di un’abile strategia di marketing politico (ma non lo è, per fortuna) che dà il senso di come, in realtà, i nostri ragazzi, laureati o laureandi o delle scuole superiori, attratti da sardine o altre suggestioni di movimenti, sentono la necessità di “battere cassa”: presentare con umiltà, ma con ammirevole orgoglio, un’istanza di attenzione da parte di chi si propone di rappresentare il popolo e lavorare per il bene comune. Diversamente, l’astensione risulta la risposta più ovvia da offrire all’attuale classe politica.

E anche sull’astensionismo ci sarà molto da discutere e non ci sembra che la mancata partecipazione di circa 350mila calabresi iscritti all’Aire (l’anagrafe degli italiani all’estero) cambi la sostanza della scarsa partecipazione. Mentre per il voto nazionale è prevista la votazione all’estero, per le regionali questa opzione non è attiva: cosa aspetta il Parlamento italiano a parificare le condizioni per tutti gli elettori? I 350 mila “assenti” avrebbero votato? Nessuno può dirlo, ma sicuramente una sostanziosa partecipazione (i nostri emigrati sono più sensibili sul piano politico?) ci sarebbe potuta essere.

Del resto, aggiungere un 18% virtuale di “assenti” e non astenuti al conteggio dei votanti (44% circa) non modifica il risultato finale. Hanno votato circa 800 mila calabresi, pochi, comunque la si guardi, pensando proprio alla voglia di riscatto che parte dal Sud e, in modo specifico, dalla Calabria. Perché vanno così pochi a votare? Secondo l’antropologo Vito Teti è un problema di “disperanza” (vedi articolo di Calabria.Live): «È un sentimento misto di dolore e amore, di indignazione e speranza, che dovrà portarci a resistere, a immaginare il futuro, a renderci partecipi nella vita civile di ogni giorno, a prenderci cura, anche singolarmente, di luoghi, piccoli paesi, persone, ultimi, fragili, anziani. anche tallonando chi fa politica, anche criticandone aspramente l’operato, in maniera libera, ognuno di noi può fare qualcosa, può dare esempio di buone pratiche, può compiere gesti di fiducia e di speranza per cambiare le cose, per liberare la Calabria da una sorta di maledizione alla quale noi stessi non dobbiamo credere. Apatia, indifferenza, qualunquismo, populismo, paternalismo – dice Teti – non fanno bene alla Calabria. La nostra terra ha bisogno di garbo, di delicatezza, di parole dolci, ma anche di essere protetta da chi la devasta. Quello che sarà la Calabria è quello che noi sapremo, vorremo, riusciremo ad essere. Non mi pare che si sia in pochi e ci sono giovani, ragazze, professionisti, cittadini silenziosi, associazioni, gruppi dal basso che indicano altre strade possibili. la politica non si traduce e non finisce con una tornata elettorale».

Ieri, la neo-presidente Jole Santelli è tornata a Montecitorio, dove formalizzerà in questi giorni le sue dimissioni. Non avrà tempo di rimpiangere gli scranni della Camera, la sua agenda è già fittissima e ancora non si è nemmeno insediata. Un applauso l’ha accolta all’ingresso in aula: che sia di buon auspicio, sarebbe magnifico se la nuova consiliatura, la prima a marca femminile, imprimesse quella svolta cui non far mancare gli applausi. E ci facesse scoprire che, trasversalmente, maggioranza e opposizione possono (e devono) anche dialogare per un comune obiettivo, quello di far tornare un po’ di speranza di futuro ai calabresi. (s)

ELEZIONI / Sapia «Ineleggibile Morrone» (FdI), che replica «Non è vero»

Puntuali gli attacchi post elezioni sugli eletti. Apre le danze il deputato grillino Francesco Sapia secondo il quale il neo eletto Luca Morrone (FdI) non era eleggibile, «perché  – ha dichiarato – da quanto ho appreso risulta ancora formalmente titolare di impresa sanitaria convenzionata con la Regione Calabria. Chiedo al presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, di intervenire su questa vicenda, che non c’entra affatto con la ‘ndrangheta ma ha da fare con il rispetto delle norme vigenti. Il collega parlamentare del Movimento 5 Stelle insista, insieme a me, per l’applicazione delle regole, che mai possono essere travalicate in forza del consenso elettorale. Ancora una volta – conclude Sapia – denuncio all’opinione pubblica e alle istituzioni una vicenda di peso che tocca la Regione Calabria. Non vorrei essere, come al solito, tra le poche voci politiche che vanno in direzione ostinata e contraria».

Il neo consigliere Morrone ha subito replicato smentendo qualunque motivo di ineleggibilità: «“Ho appreso di una dichiarazione dell’onorevole Sapia assolutamente priva di fondamento – ha detto Morrone –. Attualmente non risulto titolare di nessuna azienda convenzionata con la Regione Calabria. Infatti ho rassegnato le dimissioni dalla società Villa Sorriso, di cui ero rappresentante legale, ampiamente prima dei termini previsti per legge. Invito Sapia a verificare i registri della camera di Commercio che certificano con esattezza tempi e modalità delle mie dimissioni così da evitare di scomodare rappresentanti di Commissioni Antimafia». (rp)

ELEZIONI / Lo sfogo di Parentela e Aiello contro i “disertori” del M5S

L’on. Paolo Parentela, coordinatore del M5S delle elezioni regionali ha commentato la «cocente sconfitta» attribuendo precise responsabilità ai parlamentari grillini “disertori”.

L’alleanza civica del Movimento 5 Stelle – ha detto Parentela – si è fermata al di sotto dello sbarramento dell’8% e perciò non siamo riusciti ad eleggere consiglieri regionali. Da questa cocente sconfitta dobbiamo partire per riorganizzare il nostro progetto politico e ricostruire unità e fiducia in Calabria, l’ultima regione d’Europa per reddito e servizi. La maggioranza dei calabresi ha fatto una scelta precisa, premiando il centrodestra dei soliti noti e dei vecchi metodi. Sono state dimenticate in fretta, nel caos di una campagna elettorale brevissima quanto priva di confronto politico, le nostre battaglie per la legalità in Calabria, per il contrasto dell’emigrazione, la trasparenza, la dignità dei cittadini, i diritti e beni primari».

«Nonostante tutto, avevamo ascoltato i territori – continua il deputato – e proposto idee virtuose per superare le emergenze create dai governai regionali precedenti. Ancora, avevamo presentato in anteprima una squadra di assessori competenti su settori chiave della Regione, m questo non è bastato a scuotere le coscienze. Sicuramente avremmo potuto fare meglio, ma non abbiamo mostrato compattezza, non siamo riusciti – prosegue il deputato – a trasmettere i risultati finora ottenuti e abbiamo subito una logorante guerra interna che sui media ha avuto la meglio sul nostro lungo impegno in ambiti essenziali: sanità, lavoro, tutela dell’ambiente, amministrazione pubblica. Con i colleghi rimasti in trincea ci prendiamo le nostre responsabilità, che devono assumersi anche quei parlamentari calabresi del Movimento che hanno disertato la campagna elettorale, a volte con motivazioni individualistiche, pretestuose e fuori contesto».

«Oltre all’inquietante dato dell’astensionismo, c’è un aspetto – rimarca il parlamentare M5S – che dovrebbe far riflettere tutte le forze politiche: quasi 120mila votanti calabresi non potranno essere rappresentati in consiglio regionale a causa di una soglia di sbarramento troppo alta. Non ci perderemo d’animo e punteremo a crescere anche grazie alla nuova organizzazione dei facilitatori regionali, per strutturarci meglio sul territorio e valorizzare le risorse umane meritevoli. Il mio più grande ringraziamento va – conclude Parentela – a Francesco Aiello, che malgrado gli attacchi strumentali e le polemiche interne ha portato avanti una sfida pesantissima per il bene della comunità, mettendoci la faccia e non arretrando di un passo».

Il prof. Aiello, dal canto suo, ha accettato con serenità la sconfitta, e pensa già al futuro. «Ho fatto una bellissima esperienza – ha detto Aiello – e ho potuto conoscere meglio una Calabria di cui si parla sempre troppo poco, ricca dal punto di vista umano e delle risorse territoriali. Ho lottato al massimo, con poco tempo a disposizione e subendo purtroppo anche singolari livori interni, raggiungendo comunque una percentuale di consenso significativamente più alta di quella che in molti stimavano a fine Novembre 2019».

«Abbiamo perso – aggiunge Aiello – e ci assumiamo le nostre responsabilità, senza tergiversare. Ora, però, è più importante il futuro. Il nostro impegno non va perduto né dimenticato. Dobbiamo continuare a costruire con pazienza, fiducia e ottimismo, consapevoli che le innovazioni in politica hanno tempi lunghi, che non siamo entrati in Consiglio regionale e che comunque il progetto civico fa leva su una flotta di parlamentari del Movimento 5 Stelle, con i quali, insieme agli attivisti e alla parte sana della società civile che rappresento e che vorrà sostenerci, possiamo orientare verso il bene comune l’operato di giunta e consiglio regionale, oltre che riportare la questione calabrese ai tavoli romani ed europei».

«Abbiamo – prosegue Aiello – tanti giovani in gamba dalla nostra parte, tante menti creative libere da vincoli con le nomenclature dei partiti e ampi margini di crescita, oltre che diverse elezioni comunali a breve scadenza. Faccio gli auguri alla governatrice Jole Santelli e a Filippo Callipo e li ringrazio per i contributi che hanno portato in questa campagna elettorale. Ringrazio soprattutto il deputato Paolo Parentela, gli altri suoi colleghi che mi hanno aiutato e tutti gli attivisti e cittadini che hanno sposato il nostro progetto civico, che continueremo a portare avanti, soprattutto sulle urgenze della sanità, del lavoro, della legalità, dei beni comuni, delle imprese e dello sviluppo». (rp)

Vito Teti: l’astensionismo tra indignazione e amarezza, nasce la “disperanza”

Lo scrittore Vito Teti, apprezzato antropologo calabrese, ha scritto nella sua pagina FB una breve considerazione sul forte astensionismo registrato alle elezioni regionali. Calabria.Live ospita convintamente e con molto orgoglio questo scritto che farà pensare e riflettere molti calabresi.

di VITO TETI

Dal mio balcone. 27 gennaio, ore 08.10.
Buon giorno, Emilia Romagna.
Buona notte, Calabria. Buon sonno.
Le tue nuvole e le tue nebbie sono quelle di sempre.
I tuoi figli continuano a dormire.
Cinquantasei calabresi su cento non sono andati a votare e buona parte di chi è andato, malvolentieri, al lo ha fatto senza “memoria” e senza speranza.
Avranno molto tempo per lamentarsi e inveire contro i politici corrotti, le mafie, quelli del Nord. La colpa sarà sempre degli altri. Buon sonno, tanto – lo sappiamo – sono “tutti uguali” e sono “tutti ladri” e da domani continueremo a dire che non andremo più a votare, ignari che non lo facciamo da decenni e che da decenni ci consegniamo, puntualmente, a quelli di cui pensiamo e diciamo tutto il male possibile. Le nuvole, le nebbie, la luce, il sole, le bellezze, le lamentele, le invettive, le retoriche, il rinvio sempre a domani – i politicanti e i corrotti che si occuperanno di …soltanto di loro stessi – non ce li toglierà nessuno.
Noi siamo sempre pronti ad assolverci e ad inveire, anche ad inventarci nuove narrazioni sulle magnifiche sorti progressive e sui miracoli che avverranno nei tuoi paesi vuoti e nelle tue marine desolate e sconfortate, da dove i giovani continueranno a fuggire.

Naturalmente, senza ironia, complimenti e buon lavoro a tutti quelli che sono stati eletti e a tutti quelli che hanno votato in libertà e con convinzione. Bisogna rispettare il voto di tutti.
Buona fortuna, Calabria. Coraggio.
Le nuvole e le nebbie, le luci e le ombre, sono sempre con noi. (vt)

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Il suo post è stata largamente commentato: questa la sua risposta:

«Desidero ringraziare quante e quanti hanno commentato questo mio post, hanno fatto considerazioni, apprezzamenti, critiche. ammetto: mi hanno commosso amarezza e dolore, delusione e sana indignazione perché mi sembrano espressione di un grande, immenso, amore per la Calabria e di un fastidio per quanti non se ne occupano, la maltrattano, non ne hanno cura. vorrei dialogare con tutti. spero che tanta civile passione e tanto interesse per il destino della nostra terra possano trovare voce, udienza, ascolto ogni giorno, da domani.

La Calabria, scrive l’amico Michele Santoro ha bisogno di una carezza per la sua fragilità. sono d’accordo. da anni non faccio che scrivere – anche cercare di tradurre, con generosità, in buone pratiche – di cura, riguardo, amore per i luoghi e le persone. non faccio che occuparmi di aree interne, montagne, paesi abbandonati, margini, periferie, confini pensandoli come centri e centrali per nuove comunità possibili, nuove, da inventare.

«La mia triste analisi di ieri, il mio amaro buona notte, – scrive teti – era un doveroso e libero esame dello “stato delle cose” – perché ognuno ha una visione da esprimere e delle idealità da affermare – ma era una amorevole carezza per la sveglia e non per il sonno. La Calabria ha bisogno di cura, ma anche di parole di verità, a volte dure, come si fa con le persone che amiamo. non deve cercare facili consolazioni, non ha bisogno di slogan, ha necessità di analisi complesse, di progettualità, di lavoro dignitoso, di scuole, biblioteche, buona sanità, messa in sicurezza del suo territorio. ha bisogno che la sua bellezza e il suo ambiente diventino ricchezza e risorse per i suoi abitanti. ha la necessità di sentirsi una comunità aperta e non sottomessa a chi pretende di scegliere per tutti, mentre lo fa per il proprio interesse. 

«La Calabria ha bisogno di programmi, idealità forti, convinzione, persuasione. l’errore peggiore che potremmo commettere è quello di confondere le scelte delle persone libere e perbene, di quelle che comunque votano o non votano in libertà, con i vizi, i limiti, gli errori, le responsabilità di chi ha governato, dei suoi gruppi dirigenti, delle sue élite che rapinano, devastano, praticano il trasformismo. sbaglieremmo, secondo me, a rinunciare, a cedere, a fuggire, a lasciare campo libero a chi vuole creare un deserto o luoghi chiusi e impenetrabili. Capisco la disperazione, ma credo che bisogna accompagnarla con una lucida, non retorica, speranza. non a caso, ho parlato con altri autori di “disperanza”. È un sentimento misto di dolore e amore, di indignazione e speranza, che dovrà portarci a resistere, a immaginare il futuro, a renderci partecipi nella vita civile di ogni giorno, a prenderci cura, anche singolarmente, di luoghi, piccoli paesi, persone, ultimi, fragili, anziani. anche tallonando chi fa politica, anche criticandone aspramente l’operato, in maniera libera, ognuno di noi può fare qualcosa, può dare esempio di buone pratiche, può compiere gesti di fiducia e di speranza per cambiare le cose, per liberare la Calabria da una sorta di maledizione alla quale noi stessi non dobbiamo credere. apatia, indifferenza, qualunquismo, populismo, paternalismo non fanno bene alla calabria. la nostra terra ha bisogno di garbo, di delicatezza, di parole dolci, ma anche di essere protetta da chi la devasta. quello che sarà la Calabria è quello che noi sapremo, vorremo, riusciremo ad essere. non mi pare che si sia in pochi e ci sono giovani, ragazze, professionisti, cittadini silenziosi, associazioni, gruppi dal basso che indicano altre strade possibili. la politica non si traduce e non finisce con una tornata elettorale.

«La polis, il paese, i centri storici, le spiagge, le montagne, le relazioni di affetto e di amore, le persone hanno bisogno di altre persone come voi, hanno bisogno della vostra amarezza, del vostro sguardo lucido e severo, delle vostre sollecitazioni, delle vostre carezze ruvide, del vostro interrogarvi se restare o andare via, del disagio che manifestate, del vostro restare e del vostro partire, del vostro tornare, della vostra indignazione e della vostra cura.

«Buon giorno calabria, buon giorno a tutti i calabresi che si addolorano, si disperano, si indignano, si impegnano, si sacrificano, si entusiasmano per la terra che amano e da cui non sanno, non potranno, sia che vanno via, sia che restano, staccarsi. perché, nonostante tutto, l’amore rimane». (rrm)

La Santelli (55,3%) travolgente, Callipo al 30,1%
Tansi e Aiello restano fuori e la Lega non vola

di SANTO STRATI – L’ormai consolidata tradizione dell’alternanza nel governo regionale è stata rispettata anche stavolta, ma non va considerata una iattura, semmai il sintomo cronico di una manifesta insofferenza verso chi ha governato prima. Se si guardano le ultime passate legislature si rileva che gli elettori non hanno mai premiato con la riconferma il governo precedente. Qualcosa vorrà pur dire, ma non spiega il perdurare di un’astensionismo da record che, di fatto, non aiuta a “rivoluzionare” la politica regionale. Sia che fosse la rivoluzione dolce immaginata da Pippo Callipo e dall’inguaribile sognatore che è Antonino De Masi, industriale simbolo della lotta alla ‘ndrangheta e al malaffare, sia che trovasse spazio una qualche idea autoritaria (che, grazie a Dio, non ha fatto nemmeno capolino). Resta, allora, da capire perché accettando supinamente il gattopardesco “cambiare tutto perché nulla cambi”, i calabresi abbiano mostrato la loro parte peggiore. Quella di un pessimismo che, pur trovando tante motivazioni nella gravissima situazione di questa terra, non può essere accettato e meno che meno giustificato. Callipo ha dovuto constatare di persona la mancata adesione nel suo progetto:  «Il dato dell’astensionismo – ha detto, più deluso che amareggiato – deve indurre a una riflessione profonda perché rappresenta una sconfitta di tutti, un pessimo segnale per la democrazia. Non siamo riusciti a smuovere i troppi calabresi delusi da decenni di cattiva politica, ma abbiamo riacceso la speranza in 245mila» (quelli che che lo hanno votato).

Dunque, la valanga di voti del centro-destra che ha travolto i progetti di Callipo, appoggiato dal partito più votato in Calabria, conferma che il fuoco amico si pratica ancora tra i dem, tra invidie, gelosie e divisività, ma soprattutto che ai calabresi non piace votare: il 44% di affluenza (pressoché identica a quella del 2014) getta nello sconforto chiunque abbia immaginato un qualche gesto di coraggio e di determinazione. Invece, la rassegnazione di chi non è andato a votare è rimasta tale e quale a prima e l’indignazione è cresciuta solo in chi è andato a votare, più d’uno con l’idea di dover dare almeno un’indicazione. E qualche notabile, con vagonate di voti alle spalle, rimasto fuori da Palazzo Campanella conferma che alla fine non è stato un voto “adagiato”, ma anche se in piccola parte, un po’ ragionato.

«Non cambia niente», hanno dichiarato alla televisione del Reggino, ReggioTv, tanti calabresi che non nascondevano la quieta rassegnazione di chi non ci crede più. Un atteggiamento colto anche nelle altre province, nonostante alcuni evidenti segnali, soprattutto tra i giovani, di voler partecipare e dare voce alla propria rabbia.

Al di là di queste considerazioni, occorre invece osservare che la trazione leghista del centro-destra calabrese che Salvini dava per scontata non c’è stata: i calabresi hanno, intelligentemente, bocciato le mire colonialistiche della Lega, relegandola appena sotto alla lista di Forza Italia come preferenze, e hanno indicato chiaramente che scegliendo di essere governati da una coalizione di destra preferiscono una politica di centro-moderato e non inquinato da idee sovraniste e dal vago sapore razzistico. Difatti, se si guardano i dati della coalizione di centro destra, l’area moderata raccoglie più del 34% delle preferenze, isolando al 12,25 la Lega e al 10,84% Fratelli d’Italia. Si consideri che la Lega non era presente nelle passate elezioni del 2014 ma aveva ottenuto nel 2018 il 5,61% diventato il 22,61% alle Europee dello scorso anno:. Lo sconfitto di queste elezioni è, dunque, Salvini che immaginava di poter conquistare la Calabria, ma gli è andata male (come è successo a tutti i mancati conquistatori nella secolare storia della Calabria), però è in buona compagnia.

Il partito democratico, risultato il più votato in regione (15,19%), non ha saputo capitalizzare l’ottima reputazione di Callipo facendo clamorosi errori per evidente mancanza di informazioni locali. Quando venerdì scorso all’affollata assemblea di simpatizzanti dem e di Callipo Zingaretti si è lanciato ad elogiare il sindaco Falcomatà (di fatto poco amato dai suoi cittadini) un gelo è precipitato nella grande sala Calipari. Poteva evitarsela, ma probabilmente nessuno lo ha informato che la sola idea di ricandidare Falcomatà a Reggio fa drizzare i capelli a più di un dem aduso alle bizzarrie di un partito che continua a non trovare pace.

Per non parlare dei 5 Stelle che presto diventeranno categoria protetta perché in via di estinzione: Morra e Maio non volevano presentare liste, avevano già fiutato l’aria e presentivano che era meglio non partecipare anziché prendere una colossale batosta difficilmente spiegabile. Il misterioso quanto mostruoso meccanismo di votazione popolare, che Casaleggio e company hanno battezzato Rousseau senz’alcun rispetto per il titolare di un cognome così illustre, ha deciso che invece bisognava partecipare alle elezioni. Sia in Emilia (e qui la batosta è stata ancora più pesante, col rischio serio di poter danneggiare il candidato dem a favore della Lega) che in Calabria: ma siccome ai 5 Stelle – si sa – piace farsi male da soli, anziché appoggiare il candidato del socio di governo hanno illuso il pur valente prof. Aiello che s’è trovato il fuoco amico di Morra e altri parlamentari che non hanno digerito la sua candidatura. Certo col 6,26% raccattato in Calabria (dove alle politiche del 2018 aveva raccolto il 43,39% – il quarantatre! – e il misero 4,7% dell’Emilia, è legittimo chiedersi se il governo in carica rappresenti davvero il Paese. Ma questo è un altro discorso.

Resta l’amarezza di chi, credendoci – candidati, simpatizzanti, calabresi per bene – ha provato in tutti i modi a far ricredere gli aficionados dell’astensione. Risultato in fotocopia col 2014: su 1.895.990 aventi diritto al voto si sono recati alle urne 840.563. Sono i numeri che fanno la differenza: ma in quel milione e passa che ha disertato le urne quanti troveremo, a breve, a lamentarsi perché, magari, la maggioranza non fa le cose che servono alla Calabria o l’opposizione non si oppone come dovrebbe? Lasciamoli piagnucolare da soli e ricominciamo da capo. È la politica, bellezza!

Intanto, benvenuta presidente Santelli che ha dichiarato di avere la Calabria nel cuore e di volere una regione a colori, possibilmente rock: le diamo un’ampia apertura di credito e dimostri che il fato che lei dice l’ha portata questa sfida, una volta tanto, l’ha vista giusta. (s)

ELEZIONI CALABRIA 2020 / I RISULTATI DEFINITIVI COMPLESSIVO REGIONE

Ecco i risultati definitivi complessivo Calabria:

Elettori: 1.895.990 | Votanti: 840.563 (44,33%) 

Schede nulle: 20.565 Schede bianche: 6.536 Schede contestate: 107

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PRESIDENTE REGIONE CALABRIA

JOLE SANTELLI: 449,705 voti (55,29%) – eletta Presidente

PIPPO CALLIPO: 245.154 voti (30,14%) – di diritto nel Consiglio regionale

FRANCESCO AIELLO: 59.796 voti (7,35%) – non entra in Consiglio regionale*

CARLO TANSI: 58.700 voti (7,22%) – non entra in Consiglio regionale*

*quorum minimo richiesto 8%

I VOTI DI LISTA

COALIZIONE DI CENTRO-DESTRA: 19 seggi

FORZA ITALIA BERLUSCONI PER SANTELLI: 96.067 voti (12,34%) – 5 seggi

LEGA SALVINI CALABRIA: 95.400 voti (12,25%) – 4 seggi

GIORGIA MELONI FRATELLI D’ITALIA: 84.507 voti (10,85%() – 4 seggi

JOLE SANTELLI PRESIDENTE: 65.816 voti (8,45%) – 2 seggi

CALABRIA LIBERTAS UNIONE DI CENTRO: 53.250 voti (6,84%) – 2 seggi

CASA DELLE LIBERTÀ: 48.395 voti (6,36%) – 2 seggi

 

COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA: 10 seggi

Pippo Callipo risultati definitivi lista

PARTITO DEMOCRATICO: 118.249 voti (15,19%) – 5 seggi

IO RESTO IN CALABRIA PIPPO CALLIPO PRESIDENTE: 61.699 voti (7,92%) – 3 seggi

DEMOCRATICI PROGRESSISTI CALABRIA: 47.650 voti (6,12%) – 2 seggi

 

COALIZIONE MOVIMENTO 5 STELLE – LISTA CIVICA AIELLO

Francesco Aiello risultati definitivi lista

MOVIMENTO 5 STELLE: 48.784 voti (6,27%)

LIBERI DI CAMBIARE CALABRIA CIVICA AIELLO PRESIDENTE: 8.544 voti (1,1%)

 

COALIZIONE LISTE CIVICHE CARLO TANSI PRESIDENTE

Carlo Tansi risultati lista

TESORO DI CALABRIA CARLO TANSI PRESIDENTE: 40.299 voti (5,18%)

CALABRIA LIBERA CON CARLO TANSI: 5.329 voti (0,68%)

CALABRIA PULITA CON CARLO TANSI: 3.230 voti (0,41%)

(dati ufficiali Ministero dell’Interno)

Svegliati Calabria mia, andiamo tutti a votare!
Una regione “normale” per il futuro dei giovani

di SANTO STRATI – Di tutti i primati negativi che assomma la Calabria ce n’è uno che ci piacerebbe venisse smontato in questa giornata elettorale: l’astensionismo (56% alle passate elezioni del 2014) è il segnale più evidente della disaffezione, della delusione, del rifiuto della politica dei calabresi. Se questa domenica di fine gennaio saranno numerosi i “pentiti” del non-voto, vorrà dire che la Calabria si è svegliata dal suo torpore e che i calabresi davvero cominciano a pensare di poter vivere in una regione “normale”. Una regione dove i bambini hanno a disposizione le pari opportunità e non solo un decimo (o anche peggio) degli aiuti previsti dal governo centrale per le ricche regioni del Nord, una terra dove gli investimenti non sono cattedrali nel deserto issate per avvantaggiare i soliti affaristi che prendono i soldi e scappano. Un luogo da amare e, soprattutto, da far amare. Un angolo di paradiso che ritrovi la sua giusta reputazione e si faccia conoscere e apprezzare in tutto il mondo, non più per i fatti di ‘ndrangheta, ma per la qualità della vita, la innata cordialità e il senso di accoglienza delle sua gente, la capacità dei suoi giovani, la competenza di uomini e donne di cultura, scienziati, ricercatori, formatori, docenti, educatori, che il mondo, al contrario della Calabria, ammira e valorizza tantissimo. Una California d’Europa dove alla mitezza del clima si associano un patrimonio archeologico e culturale inestimabile oltre che unico, una straordinaria ricchezza di paesaggi, mari, montagne, boschi, e un’eccellente offerta eno-gastronomica. In poche parole una regione “normale” dove la ricchezza la fa la sua gente e dove la parola divario possa diventare un brutto ricordo da cancellare.

Svegliamoci, noi calabresi che abbiamo lasciato la nostra terra, pur mantenendola sempre nel cuore, e svegliatevi voi calabresi che vivete e volete vivere, avete il diritto di vivere, in Calabria. Non andare a votare è una resa che contrasta col sentimento più comune di questa terra: non arrendersi mai. Mettiamo da parte lo scoramento, l’insofferenza e – se serve turiamoci il naso, come suggeriva Montanelli – ma andiamo tutti a votare. Non importa a chi verrà dato il voto, ognuno è libero di esprimere nel segreto dell’urna, le proprie preferenze, ma non possiamo accettare che il primo partito di una regione che grida al grande misfatto del Nord, che urla la sua disperazione, che chiede attenzione, poi non vada a votare. Anche se la propria parte politica non dovesse vincere, il recarsi alle urne indicherà che è vera la voglia di riscatto e che non c’è alcuna intenzione di cedere al colonialismo nordico che dimentica che le sue fortune le deve in gran parte ai milioni di meridionali che andavano a lavorare nelle fabbriche di Torino e di Milano.

Non serve la rassegnazione, ma una buona dose di indignazione che deve muovere i calabresi a far capire chiaramente ai futuri ospiti di Palazzo Campanella e di Germaneto che è finita o deve proprio finire l’era del familismo, del favoritismo, della disattenzione, degli annunci e delle mancate realizzazioni. Un’era che ha caratterizzano quanto meno gli ultimi venti anni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se dovessimo elencare i misfatti e le cose non fatte vi costringeremmo a leggere centinaia di pagine, ma sono cose risapute e messe in evidenza da tempo dai media, con un solo limite: i politici non leggono i giornali, non ascoltano radio e tv, non guardano le testate on line, solo loro ignorano le tantissime assurdità dell’amministrazione, sia essa locale, regionale, nazionale, che pur vengono spiattellate ogni giorno sulla stampa, sui social, in tv. Siamo afflitti da tasse, gabelle, leggi astruse e decreti attuativi che non vengono mai varati così da rendere inutili i provvedimenti approvati, eppure si continua lo stesso, con le abituali scelte che non guardano al bene comune ma quasi sempre ad interessi privati o di parte.

Il voto del 26 gennaio serve a questo, non solo a eleggere un presidente e 30 consiglieri regionali, ma ad esprimere (si spera) una tendenza di rinnovamento che ormai è inarrestabile e il nuovo Governo regionale, di qualunque colore esso sarà, deve tenerne conto. Necessitano competenza, capacità e voglia di fare: i calabresi devono compattarsi a pretendere che “paese normale” sia anche la Calabria, invocando provvedimenti che hanno un’urgenza spaventosa, a cominciare dalla sanità. Non servono ricette magiche, ma – ripetiamo – competenza e voglia fare, di realizzare, mettendosi al servizio dei cittadini. Un sogno?

Beh, sì, lo ammettiamo, è ancora un sogno, ma 50 anni di regioni hanno portato ricchezze e disastri: splendore e opulenza nelle aree settentrionali, desolazione e miseria al Sud. Non è solo lo scippo al Sud (60 miliardi) di cui il direttore del Quotidiano del Sud Roberto Napoletano si è fatto intrepido accusatore scoprendo e denunciando gli altarini di un regionalismo differenziato ante-litteram a solo vantaggio del Nord. Ma la sua non può essere una voce isolata: occorre riaprire la questione meridionale facendo leva sulla ricchezza straordinaria (e inutilizzata) di cui il Mezzogiorno dispone: il Mediterraneo. Il mare nostrum può essere la molla del riscatto e della crescita sociale, non solo per le popolazioni del Mezzogiorno, ma per tutte quelle che si affacciano sulle sue rive. Non più questione meridionale, dunque, ma questione mediterranea, dove pure i problemi dell’Africa trovino finalmente una qualche soluzione che consenta una vita “normale” anche lì. I migranti fuggono dalla guerra, ma anche dalla miseria e dall’assoluta mancanza di prospettive. Ma un governo che si dimentica del Mezzogiorno avrà mai tempo e voglia di occuparsi del Mediterraneo e delle sue genti?

Solo per fare un esempio, abbiamo, in Calabria, il porto di Gioia Tauro che è al centro del Mediterraneo, l’unico a permettere l’attracco di navi porta-container di stazza gigantesca. È dovuto intervenire il privato a risollevarne le sorti, quando ancora per fare il collegamento unisca il porto alla rete ferroviaria (e favorisca la cosiddetta intermodalità), giusto un paio di km di strada ferrata, stanno da anni a litigare sulle competenze per chi deve approvare il progetto. E questa è sola una delle tantissime urgenze che il nuovo governo regionale dovrà risolvere. Vedremo e vigileremo, senza riguardo per alcuno, su cosa farà il nuovo governo regionale e il nuovo Presidente (uomo o donna che sia): chi ha accettato la sfida elettorale sappia che avrà vita dura e i calabresi non staranno a guardare. Non è un auspicio, ma una sensazione suffragata da tante voci assonanti, di giovani, donne, disoccupati, laureati incontrati in questi ultimi sei mesi in lungo e in largo in Calabria. C’è una nuova coscienza “politica”, consentiteci le virgolette, c’è voglia di cambiamento e la pretesa di essere ascoltati e non blanditi con promesse e annunci ad effetto.

La politica regionale, di cui è giustificabile il rigetto di tanti che in passato hanno rinunciato al voto, ha mostrato l’incapacità di intercettare le reali esigenze dei cittadini, ha rivelato l’insipienza di chi governa e l’ignavia di assumersi la minima responsabilità. Una politica che ha mostrato, peraltro, il suo lato peggiore in questa insulsa campagna elettorale i cui esiti, fino all’ultimo, non sono per niente scontati. Non sappiamo quanti voti faranno perdere alle rispettive parti l’affrettato addio di Di Maio (insensato e folle a tre giorni alle elezioni in Emilia e in Calabria), le spavalderie gratuite di Salvini e l’infelice battuta sessista di Berlusconi nei confronti dell’imbarazzatissima Santelli («Non me l’ha mai data», una goliardata che un capo politico non dovrebbe permettersi nemmeno al chiuso dei suoi salotti eleganti). Il tempo scorre in fretta, la gente dimentica rapidamente e guarda i suoi ragazzi che preparano il trolley. Loro, molto spesso con una legittima fitta al cuore, non dicono arriverderci, ma più facilmente «addio» alla casa che li ha visti nascere, ai genitori, agli affetti. Quella stessa parola che i calabresi dovrebbero gridare alla politica da strapazzo di chi immagina di venire a conquistare la Calabria. Per questo occorre che andiamo tutti a votare. (s)

ELEZIONI / L’intervista all’antropologo Vito Teti di Giuseppe Smorto su Repubblica

Seconda puntata, oggi, su Repubblica dell’inchiesta di Giuseppe Smorto, già vicedirettore del quotidiano diretto da Carlo Verdelli. Smorto, giornalista reggino, da anni lontano (ma non col cuore) dalla sua Calabria analizza il senso dei tanti cambi di casacca e lo smarrimento dei giovani dell’Unical, dove «camminano le speranze di 24.467 studenti, fuori corso compresi».

Smorto ha condotto, la scorsa settimana un incontro tra Università con la presenza del rettore Nicola Leone e altri docenti e i quattro candidati: la Santelli non ha partecipato per motivi di salute, ma gli altri tre candidati hanno preso diligentemente appunti: «Così non reggiamo – scrive Smorto ripetendo su Repubblica la la richiesta precisa del Rettore –. Più di uno studente su 4 è sotto la soglia minima di reddito, servono borse di studio. Chiediamo risposte alla politica, chiediamo servizi. E qui arriviamo al punto: la Calabria ha bisogno di una vita normale, il rettore di ottenere almeno gli stessi finanziamenti di una qualunque università lombarda, avendo studenti molto più poveri che non pagano le tasse. E non è di destra né di sinistra chiedere il diritto all’istruzione, una mobilità che permetta lo scambio delle persone e delle conoscenze, una Sanità che funzioni, un patto sull’ambiente».

Nella stessa pagina figura l’intervista di Smorto all’antropologo e scrittore Vito Teti, uno dei figli migliori della Calabria che è rimasto nella sua terra, pur vedendo i due figli partire: «Ho uno slogan, ho una richiesta per i candidati alla Regione – dice Teti a Smorto –: arrestare il declino. La Calabria ha bisogno di un piano ventennale di riscatto e sviluppo, la politica pensa solo al giorno dopo. E infatti guarda all’Emilia». Smorto gli domanda cosa chiede al prossimo/a presidente della Regione: «Un rilancio dell’occupazione anche attraverso il recupero dei centri storici, la messa in sicurezza delle scuole. Spazio a cultura e turismo senza iniziative effimere, meno sagre e piccoli eventi. Forme di aiuto a quelli che restano e a quelli che vogliono tornare. Ma torneranno?».  (rrm)

Nella sfida ormai a due Santelli-Callipo prevale l’incognita del voto degli astensionisti “pentiti”

di SANTO STRATI – Nonostante l’invidiabile ottimismo di Carlo Tansi e Francesco Aiello (gli altri due candidati alla presidenza della Regione Calabria), risulta ormai chiaro che la sfida elettorale si consumerà tra i due “big” Jole Santelli e Pippo Callipo. Non si possono pubblicare, per legge, i sondaggi, ma, a naso, la vittoria del centro-destra, data per scontata, non è certissima. Pesa un’incognita che Salvini («Saremo il primo partito» – ha dichiarato parlando della Calabria) e tutto il centro-destra stanno sottovalutando e che potrebbe sovvertire i pronostici: il voto dei cosiddetti astensionisti “pentiti”, ovvero una parte di quegli elettori che alle passate consultazioni si è rifiutata di andare a votare (sono stati quasi il 56%), che potrebbe cambiare idea e recarsi alle urne.

Il ragionamento è abbastanza semplice: alle passate elezioni del 2014 ha vinto il partito degli astensionisti. Si è recato alle urne solo il 44,08% dei 1.897.729 calabresi aventi diritto al voto: il loro peso è stato moritficante, ma allo stesso tempo ha denunciato la sfiducia, l’avvilimento, la delusione nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti. Se una parte di questi astensionisti “non per vocazione” si pentisse e decidesse di recarsi questa volta alle urne non lo farebbe a favore di chi ha già un forte serbatoio di voti, ma presumibilmente darebbe fiducia a un progetto nuovo. In questo senso, le speranze di Tansi, Aiello e Callipo sono condivise: hanno puntato a convincere gli elettori a recarsi alle urne, hanno provato a coinvolgere (con il risultato che vedremo domenica notte) l’elettorato “dormiente” contro le truppe decisamente in armi dell’area di centro-destra. Il tempo è stato canaglia e non ha consentito di fare un’adeguata campagna sul territorio: non bastano i social e gli annunci televisivi o sui media, i calabresi vogliono ascoltare, capire, confrontarsi. Nessuno venga a dire che è stata una campagna “normale”, semmai una lotta contro il tempo, con miracoli di spostamenti in una terra dove mobilità è una parola difficile a pronunciare senza allargare le braccia, una campagna basata più sugli insulti quotidiani che sulla presentazione di programmi basati su numeri e cifre inoppugnabili. Ci saremmo aspettati una sorta di business plan, ovvero un piano economico con indicazione delle risorse e il loro utilizzo, invece, ancora una volta, nel solco della migliore tradizione politica, solo tante belle promesse e tanti annunci roboanti.

Del resto anche la somma aritmetica delle liste, sei quelle della Santelli, tre quelle di Callipo, danno la misura del potenziale distacco tra le due forze opposte. I calabresi per bene, indipendentemente dal loro credo politico, vorrebbero che il futuro presidente, al di là dell’appartenenza o dello schieramento, cominciasse a realizzare in maniera concreta una non più rinviabile progettualità esecutiva per la Regione. Il bilancio degli ultimi vent’anni, dove abbiamo visto alternarsi destra e sinistra, è purtroppo disastroso e questa terra sta pagando ancora oggi le conseguenze di una politica distratta e poco attenta alle reali esigenze di donne, giovani, disoccupati e soprattutto inoccupati che hanno visto svanire qualsiasi presagio di rinnovamento. Perché, ricordiamocelo bene, in Calabria non è solo la cifra della disoccupazione a fare paura, ben più allarmante e grave è quella dell’inoccupazione, ovvero di giovani e donne che sono passati dall’adolescenza alla maturità, fino ad arrivare oltre i quarant’anni, a non aver mai avuto uno straccio di lavoro, un’occupazione degna del suo nome, in grado di offrire prospettive di crescita e sviluppo. Non avere offerto opportunità è la colpa più grave delle amministrazioni che si sono susseguite negli anni, che non hanno mai creato prospettive di occupazione stabile. Alla Calabria non servono industrie nel senso tradizionale del termine: ha bisogno di convogliare su un piano strettamente industriale le risorse naturali di cui dispone e che dovrebbero/potrebbero creare una gigantesca massa di lavoro non solo per i laureati delle nostre eccellenti università, ma per qualsiasi figura professionale, dalla più bassa alla più tecnologica.

Turismo, cultura, ambiente, agricoltura: sono quattro percorsi che avrebbero dovuto fare della Calabria la California non solo d’Italia, ma dell’intera Europa. Turismo significa un progetto di canalizzazione di interessi verso i siti archeologici di cui la Calabria è ricchissima, verso i luoghi di culto (il turismo cosiddetto religioso muove milioni di persone), con il superamento di stagionalità ingessate che non sfruttano la mitezza del clima. Cultura significa invogliare alla conoscenza della nostra storia millenaria, coinvolgendo a livello mondiale, interessi di istituzioni, università, centri culturali, per far crescere e maturare le nuove generazione sulla scia dello studio e dell’esercizio al ragionamento che l’istruzione e la formazione possono dare. Gli itinerari paesaggistici della Calabria sono invidiati da tutti, ma mezzo mondo (o forse il 90%) non sa nemmeno dov’è questa regione o l’ha sentita nominare soltanto per fatti di sangue: occorre davvero un assessorato alla reputazione con gente con le palle (scusate l’espressione) in grado di fare della Calabria l’attrattore numero uno nel panorama mondiale del turismo. Il turismo è la vera industria su cui occorre puntare, ma non si trascuri la grande opportunità che il comparto agro-alimentare può offrire se si guarda a crescita e sviluppo. Ci sono aziende di respiro internazionale che hanno conquistato mercati impensabili: quante aziende potrebbero, con un’accorta regia di incentivazione “illuminata”, concorrere a creare nuova occupazione, ad incrementare l’export, a valorizzare i meravigliosi e apprezzatissimi prodotti tipici della nostra terra? Succede poi che si scopre che le clementine di Corigliano Calabro che al supermercato paghiamo più di due euro al chilo, fruttano pochi centesimi ai coltivatori calabresi. Rispondessero i big (Berlusconi, Zingaretti) che in questi ultimi giorni di campagna elettorale vengono in Calabria, ma le risposte sicuramente non verranno.

Ce n’è di materiale su cui lavorare per il futuro Presidente (uomo o donna che sia): basterebbe che venissero premiate le competenze e valorizzate le capacità della filiera burocratica-amministrativa per vedere che agli annunci, senza ritardi insopportabili, possano seguire le azioni. Progetti e programmi sono utili, ma poi occorre passare alla realizzazione. Facile a dirsi, ma andatelo a spiegare a quanti hanno rinunciato a investire in Calabria per l’inadeguatezza del sistema che premia gli affaristi e disincentiva chi ha una buona idea di sviluppo e necessita del sostegno della Regione. Che – ricordiamolo quando andremo a votare – continua a restituire all’Europa i fondi a lei destinati, ma che non sa utilizzare. (s)

ELEZIONI / Aiello contro Callipo: «La Calabria richiede energie fresche»

Il candidato del M5S alla Presidenza della Regione Francesco Aiello respinge gli inviti del suo avversario alle regionali: «Callipo continua – dice Aiello – a rivolgere appelli agli elettori che sostengono Francesco Aiello e ai candidati della coalizione civica del Movimento 5 Stelle. Pippo, il tuo tempo è passato! Rassegnati! Hai fallito alle elezioni regionali nel 2010, poi hai appoggiato la destra e ora la sinistra. La Calabria ha bisogno di energie giovani, dinamiche e di un programma da qui ai prossimi 15 anni».

Il prof. Aiello, in una nota – fa notare che «Nei prossimi 7 anni arriveranno in Calabria più di 3 miliardi di euro di fondi europei che bisogna programmare e gestire in maniera eccellente. L’obiettivo non è solo spenderli, bensì investirli per creare occupazione e benessere diffuso! Non lasciamo che a gestire queste risorse siano gli stessi che hanno completamente fallito e che ora propongono soluzioni inefficaci. Abbiamo un progetto strategico, sappiamo come negoziare a Roma e a Bruxelles per far valere le ragioni della Calabria e dei calabresi che chiedono diritti e trasparenza». (rp)