L’eurodeputato Nesci (Fdi): Euro digitale progetto ambizioso, ma non precluda libertà di usare contante

L’eurodeputato di Fdi,-Ecr, Denis Nesci, ha evidenziato come «il progetto dell’euro digitale potrà rappresentare un nuovo fondamento dell’economia digitale europea che, come indicato anche dalla Bce, ha intenti assolutamente condivisibili, quali il rafforzamento del ruolo dell’euro, e una rapida modalità per i pagamenti per imprese e consumatori».

«Tuttavia – ha aggiunto – persistono delle questioni che riguardano innanzitutto la diffusione, l’accessibilità e la possibilità di eseguire pagamenti offline in qualsiasi condizione, che potrebbero far emergere dei rischi per la stabilitaÌ finanziaria. Cioè, occorre capire se il servizio sarà a pagamento o meno: nel primo caso, la moneta digitale potrebbe diventare un perfetto sostituto dei depositi bancari limitando il ruolo delle banche, e in questo caso, occorre fare un’ulteriore riflessione anche sul Regolamento sui pagamenti istantanei che proprio in questi mesi negozieremo per evitare di creare duplicati o sovrapposizioni non necessarie».

«Nel caso venisse concesso in maniera totalmente gratuita – ha detto ancora –, il rischio potrebbe verificarsi in fasi di elevata instabilità finanziaria, dove ci troveremo di fronte a una “corsa all’euro digitale” dai depositi bancari».

«Pertanto – conclude la nota – sono d’accordo a portare avanti il progetto sull’euro digitale, purché sia chiaro, facile da utilizzare, sicuro, e che permetta di effettuare pagamenti online anche a chi oggi è escluso dal sistema finanziario e che quindi risulti un valore aggiunto per i consumatori». (rrm)

L’eurodeputato Nesci (Fdi) alla presidente Lagarde: Rialzo tassi d’interesse scelta penalizzante

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Denis Nesci, ha evidenziato come «il rialzo dei tassi di interesse della Bce attuato nel mese di febbraio, e quello da lei preannunciato per il mese di marzo, genera preoccupazione per i Paesi membri».

«La lieve ripresa dell’economia europea – ha detto Nesci intervenendo alla Plenaria – nell’ incerto scenario economico che stiamo attraversando – ha continuato Nesci – rischia di essere arrestata dalle soluzioni che la Bce sta attuando. Pertanto, questa strada, con l’inevitabile rialzo del costo del denaro, potrebbe frenare l’economia e ridurrà la liquidità sui mercati e sugli investimenti per la crescita. Il contesto socio economico, già fortemente stressato dalla guerra in Ucraina e dal caro energia, deve essere considerato alla luce del nuovo aumento dei tassi di interesse che la Bce ha deciso di attuare per marzo».

«Dunque la strategia messa in campo dalla Bce – ha concluso – potrebbe condizionare negativamente le prospettive economiche per i prossimi mesi, per consumatori, famiglie ed imprese, e potrebbe penalizzare l’intero sistema economico». (rrm)

Pnrr, Nesci (Fdi): Commissione Ue tenga conto delle esigenze degli Stati membri

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Denis Nesci, ha chiesto che la Commissione Europea tenga conto delle esigenze degli Stati membri per quanto riguarda il Pnrr.

Nesci, infatti, è intervenuto in commissione congiunta Econ / Empl a Strasburgo durante l’audizione dei tre Commissari europei Valdis Dombrovskis, Paolo Gentiloni e Nicolas Schmit al Parlamento europeo.

«La Commissione europea ha ribadito che il Pnrr – ha spiegato – si può modificare soltanto per quanto riguarda parametri molto stringenti, e che rinvii sulle scadenze temporali ‘non sono possibili dal punto di vista tecnico, politico e legale’, ma questo approccio non tiene conto dell’esigenza di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, di ridiscutere determinate linee d’intervento del Pnrr».

«Infatti, i costi delle materie prime sono spropositamente aumentati rispetto alla stesura del Piano – ha concluso – e, dunque, dal punto di vista delle scadenze temporali, oltre alla necessità di rivedere gli obiettivi intermedi, sarebbe doveroso ragionare sulla possibilità di prolungare i progetti previsti, oltre il 2026». (rrm)

L’europarlamentare Nesci: Su Decennio digitale l’Ue può e deve fare di più

Per l’europarlamentare Fdi-Ecr, Denis Nesci, cz «su Decennio digitale l’Ue può e deve fare di più».

«La relazione – ha spiegato l’esponente di Fratelli d’Italia – pur tenendo in considerazione la necessità di una costruzione solida di programmi per l’implementazione di infrastrutture digitali, per il rafforzamento della digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, presenta dei punti critici in termini di trasparenza ed efficienza, esponendo il programma stesso a rischio di sprechi, errori e frodi».

«Sono convinto infatti – ha concluso Nesci – che al fine di raggiungere gli obiettivi del ‘Digital decade’, il quadro di interventi previsto avrebbe dovuto fornire indicazioni più incisive per ridurre la burocrazia e istituire procedimenti consolidati di buone prassi amministrative per il monitoraggio e la cooperazione». (rmm)

Sofo (FDI): Ue intimi Governo a procedere per messa in sicurezza della Statale 106

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Vincenzo Sofo, ha reso noto di aver scritto «al commissario europeo ai trasporti Adina Valean per chiedere una presa di posizione netta della Ue, intimando il Governo italiano a procedere con la messa in sicurezza il potenziamento e l’inserimento dell’intero tratto stradale SS 106 all’interno del progetto di realizzazione della rete TEN-T, specificando in modo puntuale i canali di finanziamento europei da utilizzare».

Tale iniziativa, è stata intrapresa in quanto «solo negli ultimi giorni, in Calabria – ha spiegato Sofo – tre persone, tra le quali un bambino, hanno perso la vita in diversi incidenti lungo la Strada Statale 106 jonica, tristemente nota come “strada della morte” a causa dei continui incidenti mortali che la caratterizzano e che hanno provocato in questi anni centinaia di vittime, come da tempo denuncia il comitato “Basta Vittime sulla SS 106″».

«Si tratta – ha spiegato ancora – di una strada che, attraversando Puglia, Basilicata e Calabria costituisce non soltanto un’arteria di comunicazione fondamentale per questi territori bensì un’infrastruttura la cui messa in sicurezza e il cui potenziamento costituiscono un presupposto imprescindibile per lo sviluppo del Meridione e dunque delle potenzialità dell’Italia nello scenario mediterraneo».

«Nonostante ciò, però – ha concluso – fino a oggi gli investimenti del Governo italiano in questa infrastruttura sono stati irrisori e neppure nel Pnrr sono stati previsti interventi per porre rimedio a questa situazione di pericolo per la sicurezza dei cittadini e di deficit infrastrutturale». (rrm)

NON SPESI E PERDUTI I FONDI UE DI LAMEZIA
PER COLLEGARE AEROPORTO E CATANZARO

La Commissione Europea dice di no al collegamento multimodale fra l’Aeroporto di Lamezia Terme e Catanzaro Lido. Una bocciatura che ‘brucia’ per la Calabria, che vede sfumare una importantissima opera che, tramite i fondi Por e dal costo di 135 milioni di euro, avrebbe «migliorato la mobilità regionale, nonché per garantire la qualità, l’interconnessione e la funzionalità del sistema dei trasporti in Calabria».

A rendere noto questo triste esito, da parte della Commissione Europea, l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Laura Ferrara, a seguito della risposta scritta a una sua interrogazione, in cui chiedeva «alla Commissione europea se fosse a conoscenza di un cronoprogramma dettagliato sui tempi necessari al completamento dell’opera, e l’ammontare della spesa relativa al progetto, già certificato».

«La risposta giunta qualche giorno fa evidenzia ancora una volta l’assoluta incapacità di spesa e di programmazione da parte della Regione Calabria» ha detto la Ferrara, che nei mesi scorsi aveva ribadito che «la Calabria non può permettersi di perdere anche il progetto multimodale fra l’Aeroporto di Lamezia Terme e Catanzaro Lido», sottolineando la necessità di portare a compimento tale opera, in quanto, altrimenti, sarebbe «un’opportunità sottratta alla nostra terra, a causa, ancora una volta, di una classe politica regionale assolutamente incapace» conclude la parlamentare europea».

Nella sua risposta la Commissaria alla Coesione, Elisa Ferreira, ha scritto: «il progetto di collegamento multimodale Aeroporto – Stazione di Lamezia Terme Centrale – Germaneto – Catanzaro Lido è stato ritirato dal programma operativo regionale Calabria 2014-2020 del Fondo europeo di sviluppo regionale – Fondo sociale europeo. Fino ad allora non era stata certificata alcuna spesa alla Commissione».

«Il ritiro dell’importantissimo progetto da parte della Regione Calabria è avvenuto in occasione della riprogrammazione delle risorse non spese nel quadro dell’Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus Plus. Risorse di cui, purtroppo, la nostra Regione abbonda considerati i ritardi su tantissimi progetti e fra questi proprio il collegamento multimodale Lamezia Terme – Catanzaro Lido, fermo all’anno zero. I calabresi dovranno rinunciare ancora per molto ad un intervento strategico volto ad una migliore funzionalità del principale scalo aeroportuale calabrese. Un progetto a cavallo di due programmazioni e cioè la 7/13 e la 14/20 e che quindi si sarebbe dovuto completare già da tempo. Il ritiro di questo progetto non può assolutamente passare in sordina e né essere banalizzato come fatto dall’autorità di gestione che ha comunicato che “gli investimenti per il progetto saranno coperti dai fondi nazionali (Fondo Sociale di Coesione 2014-2020 e 2021-2027)”. Tradotto bisognerà attendere, semmai il progetto verrà concretamente avviato, almeno un’altra decina di anni».

«In questa risposta, così come in quelle precedenti – ha detto Ferrara – in cui si certifica il fallimento di altri progetti, si manifesta tutta l’incapacità delle amministrazioni regionali succedutesi negli anni. Giunte e maggioranze che zoppicano nella realizzazione delle opere utili allo sviluppo del territorio inserite nelle programmazioni comunitarie, ma efficientissime e rapidissime nella contrattualizzazione e nelle assunzioni di natura politica, ancora oggi, nonostante l’Assemblea regionale sia formalmente sciolta. Non bastano più i moti d’indignazione, di fronte ai quali i nostri amministratori regionali rimangono, evidentemente, inermi continuando a ripetere sempre gli stessi errori».

«Chi oggi guida la nostra Regione – ha concluso – deve prendersi le responsabilità di questo fallimento, e chi si propone di amministrarla domani, deve garantire e promuovere un necessario cambiamento rispetto al passato».

A ‘provare’ a rimediare, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo che, dopo aver «stigmatizzato i forti ritardi con cui procede l’intervento di elettrificazione della tratta ferroviaria Lamezia Terme-Catanzaro» a nome della Regione, ha chiesto di rivedere il cronoprogramma. Stessa richiesta è stata fatta dall’Agenzia per la Coesione.

 

Un appello, quello dell’eurodeputata, che fa riflettere, sopratutto se, quando quest’opera fu presentata nel 2018, l’allora presidente della Regione, Mario Oliverio, aveva dichiarato che Lamezia Terme «e i suoi cittadini non meritano di pagare altri ritardi», e che la città è considerata «il punto centrale, il nodo della nostra visione di sviluppo regionale». Dichiarazioni, quelle di Oliverio, che oggi sanno di grottesco, sopratutto se, allo stato attuale e paradossalmente, Lamezia Terme, oggi – e il suo aeroporto – è molto più considerata rispetto ad altre città considerate strategiche, come Crotone e Reggio Calabria che, invece, sono lasciate in balia di sè stesse, così come sono nella stessa situazione i piccoli borghi o qualsiasi altra città e gli stessi capoluoghi di Provincia. Non c’è chi merita o non merita, c’è che la Calabria non merita i ritardi di cui è ripetutamente vittima, perché è questo uno dei tanti problemi che affliggono la nostra terra. I ritardi. Ritardi su infrastrutture, su sanità, su qualsiasi cosa, perdendo treni importantissimi che sarebbero una boccata d’ossigeno per una terra che ha bisogno di rinascere.

L’esperienza di questa ennesima bocciatura, da parte della Commissione Europea, dovrebbe essere un monito e un input, per la futura Giunta regionale, che è necessario non solo un cambio di passo, ma anche di visione, per il futuro di una terra che ha tanto da offrire e su cui si può e si deve investire. (rrm)