I GIOVANI NON COME PRIORITÀ SECONDARIA
BENSÌ RISORSA PREZIOSA PER LA CALABRIA

di GIULIA MELISSARI – Se in Francia un trentaquattrenne come Gabriel Attal può essere nominato Primo ministro, in Italia sembra che i giovani facciano ancora molta fatica a emergere. Senza addentrarmi in un discorso troppo ampio, vorrei focalizzarmi sul nostro “piccolo” orticello: la Calabria.

Ripercorriamo brevemente gli ultimi tre anni. Durante un incontro al Palazzo della Regione con i candidati a Presidente, tutti incredibilmente presenti, è stato presentato un manifesto giovanile con proposte precise. Quel manifesto, lavoro frutto di incontri proficui tra giovani appartenenti a organizzazioni del terzo settore, millennial e generazione Z, è stato sottoscritto dai candidati presenti, tra cui il successivamente eletto Presidente Roberto Occhiuto.

Successivamente, c’è stato un incontro con la Vicepresidente Giusi Princi, con tanto di articolo sul giornale, la quale ha promesso di seguire questo percorso, per costruire insieme un osservatorio giovanile e strutturare al meglio le proposte. Purtroppo, tutto è svanito dopo quel momento.

La politica regionale potrebbe sostenere che ci sono questioni più urgenti da affrontare. Tuttavia, sorge spontanea la domanda se sia davvero necessario concentrare tutte le forze su un unico problema alla volta e, nel frattempo, ci interroghiamo sul presente e il futuro di una regione sempre più abbandonata.

Non sono sufficienti gli articoli occasionali che esaltano storie di «manager d’azienda che lasciano tutto per aprire un’impresa in Calabria». Queste storie vengono presentate come un sacrificio incredibile o un atto di coraggio straordinario, quasi come se ciò fosse una missione umanitaria, ma la realtà è ben diversa.

Ed allora, forse, la priorità di un politico dovrebbe essere quella di ascoltare i giovani, andando oltre gli incontri occasionali nelle scuole o nei convegni per dare fiducia e concretizzare idee provenienti da un impegno senza pregiudizi politici, per il bene comune e per intravedere o, quanto meno, desiderare di accendere una luce in fondo a questo lungo tunnel.

Mi chiedo se, alla fine dell’anno, i nostri politici abbiano ascoltato il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha dedicato ampio spazio ai giovani e alla partecipazione. Il Presidente ha parlato di speranze, di cogliere il nuovo, di rassegnazione e indifferenza, sottolineando che partecipare alla vita della comunità è un diritto alla libertà.

Questa parte del discorso ha rafforzato in me uno spirito di resistenza, o meglio, citando il Prof. Vito Teti, di Restanza, un movimento, non una retorica. La rivoluzione è dentro di noi, ed è giunto il momento non solo di chiedere di essere ascoltati, ma di pretenderlo.

L’insegnamento di Don Italo Calabrò ai giovani, il non delegare, è motivo di azione che deve partire dal basso, una rivoluzione democratica di libertà. Se da un lato i giovani devono agire e non delegare, la politica, invece, dovrebbe farlo, delegando ai giovani idee, creatività e voglia di fare. Le nuove generazioni sono viste solo come «coloro che stanno sempre connessi sui social», ma è il momento di rivedere queste considerazioni, perché, paradossalmente, sono spesso i politici a essere più presenti sui social.

Noi siamo ancora qui, ma questa volta non aspettiamo, abbiamo la voglia di continuare a generare un cambiamento. Come in una partita di pallacanestro, l’azione d’attacco dura 24 secondi e sta per scadere l’opportunità di fare canestro. Vogliamo costruire insieme un tiro da tre punti allo scadere o fare suonare la sirena come sempre, perdendo la partita?

In conclusione, mi rivolgo alla politica – tutta – regionale con un appello sincero. I giovani calabresi sono in attesa, che vengano ascoltate le loro proposte con responsabilità e considerazione. Infatti le idee che emergono da un impegno senza pregiudizi politici rappresentano una risorsa preziosa per il bene comune e il futuro della nostra regione.

Sicché invitiamo le Istituzioni a non sottovalutare la voce della gioventù e a tradurre in condotte responsabili le proposte che sono state rappresentate. Creare un dialogo continuo e costruttivo con i giovani, delegando responsabilità e dando fiducia alle loro idee e alla loro creatività, è un passo fondamentale per costruire una Calabria più inclusiva e prospera.

L’appello è a non considerare le questioni giovanili come una priorità secondaria, ma piuttosto come una componente essenziale per il progresso e lo sviluppo della regione. In un periodo in cui la partecipazione attiva dei giovani è cruciale per il cambiamento positivo.

Poiché i giovani calabresi, quelli che sono rimasti in questo territorio, sono convinti che la politica regionale deve abbracciare questa prospettiva, perciò l’invito è di creare un ambiente in cui le proposte dei giovani siano non solo ascoltate, ma anche implementate concretamente per il bene di tutti.

La Calabria ha il potenziale per diventare un luogo in cui le generazioni future contribuiscano attivamente al proprio destino, e questo potrà accadere solo attraverso un dialogo aperto e una collaborazione identitaria tra giovani e Istituzioni. (gm)

[Giulia Melissari è del Gruppo Giovani del Centro Agape di Reggio Calabria]

L’OPINIONE/ Marcello Manna: La Calabria e il futuro

di MARCELLO MANNA – È un tempo in cui è necessario, oltre che opportuno, chiedersi quale progetto per il futuro della nostra regione. Ci sono le risorse del Recovery fund, nello stesso tempo sono previste le elezioni del nuovo governo regionale, ci sono emergenze che da tempo attendono risposta. Una classe politica degna di questo nome deve affrontare con estrema determinazione e in poco tempo questi temi.

Servono programmi realizzabili, progetti esecutivi che consentono di aprire immediatamente i cantieri. Serve una idea di valorizzazione dei nostri territori, che sono particolarmente ricchi di attrattive turistiche e enogastronomiche, e di tanto altro.
Abbiamo numerosi impianti di acque termali; piccoli ma indispensabili porti turistici; siti che consentono anche il turismo religioso; siti archeologici e per ultimo, ma non per ultimo, eccellenze enogastronomiche, tanto da far dire alla ambasciatrice del Libano in Italia, di recente in visita in Calabria, di quanto sia attrattiva la nostra regione e dell’interesse che suscita ad importanti investitori economici.

L’elenco potrebbe continuare, ma qui è necessario capire se e come intervenire per il rilancio della nostra regione. Le emergenze sono tante. Quella occupazionale e sociale in primis. L’emergenza abitativa (da quanto tempo non si propone una politica che si occupa della richiesta abitativa della nostra regione.)

Bisogna programmare la autosufficienza degli impianti sul tema dei rifiuti. Il ritardo su questa materia è enorme. Predisporre quanto necessario per intercettare i finanziamenti per gli impianti idrici e depurativi. Su questo tema, siamo tra le ultime regioni d’Europa. Tanti temi che meriterebbero un nuovo modo di affrontare la programmazione regionale.

Un cantiere delle idee da predisporre velocemente per individuare gli obiettivi primari, e scongiurare il distacco della regione dallo intero paese. Il ruolo centrale che abbiamo geograficamente nel mediterraneo possa diventare centrale anche per scambi commerciali economici e culturali di tutti i paesi che si affacciano sul mediterraneo. Abbiamo bisogno di tutto questo. Di progetti ambiziosi ma possibili.

Un ruolo concreto dovrà svolgerlo l’Anci regionale. Sono gli amministratori e i sindaci calabresi che possono concorrere verso una idea progettuale concreta, determinata e pragmatica. I sindaci e gli amministratori locali ai quali va riconosciuto la conoscenza capillare del territorio e dei problemi. Quelli che sono in prima linea ogni giorno a fronteggiare le grandi criticità del nostro territorio e del nostro tempo, privi per lo più di adeguati mezzi.

L’Anci, ritengo, non dovrà più solo intervenire quando c’è da risolvere una emergenza o una criticità. L’Anci dovrà essere un organismo consultivo e propositivo per il governo regionale. Pensare di costituire degli ambiti territoriali omogenei che possano presentare una offerta turistica, enogastronomica e naturalistica che ponga le basi per uno sviluppo anche della politica del lavoro e dalla occupazione. I nostri territori e le nostre città, legate da una idea di sviluppo di ambito territoriale, che deve esser fatto proprio dalla politica regionale e nazionale. Le politiche sociali devono vedere le amministrazioni comunali in prima linea nei progetti di riforma ripensando allo assetto regionale complessivo.

Mai più imbarazzanti silenzi in campo urbanistico, di sviluppo del territorio o ancora peggio sulla sanità. L’ambizione di avere un ente regionale che funziona le cui riposte non tardano ad arrivare, superando i gravi e inescusabili silenzi che hanno accompagnato da sempre e accompagnano la macchina amministrativa.

Il ruolo dell’Anci che interrompe, per il ruolo ambizioso che deve avere ,il distacco della nostra regione dall’Italia.
La Calabria non deve diventare una isola staccata per crisi finanziaria economica, lavorativa dal resto dell’Italia. Non è questa l’isola che vogliamo. Il cambiamento non passa guardando gli altri. Siamo noi, chi parteciperà alle elezioni e verrà eletto, quelli che dovranno far percepire che una delle più belle regioni del nostro paese è anche una delle più efficienti, solidali e moderne. (mn)

Sindaco di Rende

CATANZARO: OGGI L’INCONTRO SUI GIOVANI E SUL FUTURO

17 luglio – Si svolge oggi, a Catanzaro, alle 18.30, presso il Venice Beach Club, il dibattito sul tema “Perchè i giovani non sono protagonisti del futuro?” con Andrea Reale, rappresentante degli studenti dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.
Intervengono al dibattito Roberto Guerriero, Consigliere Comunale e Provinciale, Tullio Barni, professore ordinario dell’Università Magna Graecia e delegato per l’orientamento, e Bernard Dika, presidente del Parlamento degli Studenti della Regione Toscana e Alfiere della Repubblica.
«L’evento – ha spiegato Andrea Reale – vuole alzare il dibattito su questo tema. Partiremo dalle mobilitazioni massicce del ’68 fino ad arrivare ai giorni nostri. L’Europa divisa meno di un secolo fa, ed oggi arricchita da una generazione Erasmus, che rappresenta il simbolo di una cultura unita ed europea».
Al termine degli interventi – ha continuato il rappresentante degli studenti – ascolteremo tutte le riflessioni del pubblico che offriranno, sicuramente, spunti importanti». (rcz)